La prima adozione a distanza il 27 novembre 1999. Anche tu, adotta un bambino a distanza!

dalla Costa d'Avorio ci scrive suor Rosangela


Ciao Fabrizio,

Il parroco del mio paese mi ha chiesto un aggiornamento sulla situazione in Costa d’Avorio.

Ecco il testo che credo anche voi gradiate. In unione di preghiere ciao suor Rosangela




Carissimo don Dionisio e godigesi tutti,

quando la paura, l’angoscia ci prende, tutti ci si aggrappa con il ricordo al nostro mondo affettivo, a quanti fanno parte radicalmente del nostro ceppo esistenziale e hanno con noi in comune qualcosa d’indefinito ma di reale e “nostrano”. Come ai tempi di Gesù, gli abitanti di uno stesso paese o gruppo qui in Africa, si chiamano “fratelli” “sorelle”. Ed anche voi cari godigesi siete per me fratelli e sorelle, specie ora in questo momento in cui qui niente è sicuro, tutto è incerto e “buio”.
In questi giorni penso spessissimo a voi e chi me lo fa ricordare, è la statuetta della Vergine della Crocetta che è posta all’inizio del corridoio della nostra abitazione. E’ lei che mi porta a voi ed è a lei che affido la mia vita, quella della mia comunità religiosa e parrocchiale e di tutti gli abitanti di questa nazione, che è diventata mio paese d’adozione dopo ventuno anni di residenza: la Costa d’Avorio.

Ivoriani e non ivoriani, avevamo in verità creduto che l’elezione presidenziale ci avrebbe fatto uscire dalla situazione stagnante di non guerra, non pace che vivevamo da un decennio. Questa speranza è stata di breve durata. Il sogno che accarezzavamo d’una Costa d’Avorio pacifica e più prospera che mai, s’è spezzato lasciandoci l’amaro in bocca.

Sono sorte difficoltà di ogni genere, la situazione socio – politica non ha cessato pericolosamente di degenerare. Dei quartieri interi e dei villaggi, si sono svuotati dai loro abitanti. Famiglie intere hanno ripreso il cammino dell’esodo, abbandonando le loro case, nella più grande precarietà, o trovando per caso un rifugio, in certi luoghi di culto o zone di fortuna, trasformate all’ultimo momento, sotto la presa dell’angoscia e della disperazione. Non si contano più i casi di distruzione dei beni materiali, quando non sono l’oggetto sistematico di saccheggiamento o della cupidigia e della bramosia ignobile.

Dietro a questo spettacolo desolante ed eccessivamente avvilente pietoso, c’è la vita, la vita umana disprezzata, beffeggiata, banalizzata, distrutta senza vergogna e senza discernimento. Sì, si uccide, si uccide e si uccide con balle, armi bianche, armi da fuoco, con ogni mezzo!
Non c’è più rispetto della vita. In queste ore oscure e difficili sembra che dai cuori e dagli spiriti il carattere sacro della vita sia scomparso e non si fa niente per proteggerla. Ci si lascia andare a ogni forma di violenza, di aggressione, di uccisione. La violenza è alimentata da sospetti, dicerie, voci senza grande fondamento, discorsi e scritti pieni di rabbia e di odio. Si è pronti all’autodifesa trasformandoci in facili giustizieri.
Questo è il quadro attuale della Costa d’Avorio! Penoso e pietoso!

Noi a San Pedro ora siamo sotto la guardia repubblicana (pro Ouattara). Il porto è stato preso facilmente perché non c’è stata alcuna resistenza, avendo la gendarmeria, la polizia lasciato uniformi e posti di lavoro e responsabilità prima che il nuovo esercito arrivasse. Questi sono arrivati mercoledì notte. Durante tutta la notte, spari e colpi da fuoco hanno terrorizzato gli abitanti. Per quattro giorni la città sembrava morta. Si aggiravano per le strade solo le camionette dei soldati occupanti e si udivano spari e colpi di qua e di là.
Tutte le auto di una certa consistenza sono state confiscate sia ai privati sia alle ditte e fabbriche. Alcuni grandi magazzini di viveri sono stati saccheggiati: niente è rimasto. I militari passano di casa in casa dei sospetti per cercare uomini e armi. Regna la paura, il terrore. Molte famiglie si sono rifugiate nell’ambito delle parrocchie cattoliche, soprattutto i beté, etnia del capo dello Stato Gbabo (presidente che i paesi internazionali riconoscono come perdente e che invitano fermamente a dimettersi).

Noi suore, benché abitiamo sull’asse della via principale, non siamo state molestate. Solo un soldato è venuto per chiedere se c’erano gendarmi nascosti o armi. Alla nostra risposta negativa se n’è andato dicendo che credeva alla “vecchia” sorella (che sarei io), che non può raccontare bugie.
Possiamo dirci fortunate e privilegiate. Abbiamo notato un vero rispetto per le religiose! Giovedì, si sono piazzati poco lontano dal cancello d’entrata e la loro presenza ha impedito ad altri di entrare, magari anche a qualche sospettato che cerca rifugio nei luoghi di culto.

Oggi lunedì 4 aprile la vita sta riprendendo timidamente. Poiché i viveri cominciano a scarseggiare, il sindaco ha invitato a uscire e ai mezzi di trasporto di essere a disposizione.
Si procede con timore. Siamo in piena guerra. Niente è ancora deciso, perché nella capitale, Abidjan, ci sono ancora i due presidenti con i loro eserciti. Si attende uno scontro decisivo, Nel frattempo anche Abidjan si svuota. Ignoti armati, continuano a saccheggiare e distruggere nei quartieri più centrali.
La televisione statale ora è in mano ad uno, ora all’altro presidente, secondo chi avanza di più.
Gli appelli delle varie nazioni per una soluzione condivisa sono inutili e inascoltati.
Brancoliamo nel buio. Si vive giorno dopo giorno. Cominciano a mancare i medicinali in seguito all’embargo dell’UE: anche il diritto alla salute è stato tolto.

L’appello che tutti i responsabili religiosi e che io stessa vi lancio è: pregate, pregate per noi e per i responsabili affinché non siano solo degli irresponsabili, accecati dall’odio, dall’orgoglio e dalla sete di potere ad ogni costo.
Pregate il Signore affinché guarisca i cuori e ci educhi al perdono vicendevole, al rispetto della vita e alla compassione per l’altro indipendentemente di quale etnia o partito sia.

Alla Vergine della Crocetta la mia supplica e al Cristo Crocefisso, che troneggia nella nostra bella e amata chiesa parrocchiale.

Con solidarietà e riconoscenza
Suor Rosangela Pellizzari
Ancella di Gesù Bambino


San Pedro, 4 aprile 2011




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