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N. 42 (40) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/3

Khartum, 6 aprile 1859
Stimatissimo D. Francesco!

Non voglio tacerle come fino dai primi dello scorso dicembre, e durante tutto il viaggio fino a Khartum fui talmente malmenato dalle febbri e rovinato nello stomaco, che non mi resta che un funesto pronostico sull'esito della mia salute. Ora mi trovo indebolito all'estremo, pieno di dolori, soggetto ad affanni penosissimi, e pieno di tutti i sintomi che annunziano vicino il termine della vita. Sia benedetto in eterno il Signore. Ieri ebbi un salasso: il sangue era guasto come la lisciva, tuttavia devo confessare che n'ebbi qualche sollievo: dunque non si deve perdere la speranza.
Il Signore disponga com'è di suo maggior beneplacito: noi siamo nelle sue mani; e stiamo troppo bene appoggiati: dunque avvenga quello che Dio vuole. Mille grazie, o amabile D. Fran.co, delle sollecitudini avute per mio padre. Anche qui disponga Iddio come vuole. Oh! quanto fummo consolati al nostro arrivo a Khartum nel sentire le belle notizie dell'Istituto maschile!
Ma basta, perché non ho più fiato. La riverisco di cuore; baci per me la mano all'amatissimo nostro Padre, il Sig.r Superiore. Mi riverisca D. Tomba ed il collegio Fondamentale, e mi raccomandi alle loro preghiere e mi creda sempre

Tutto suo grat. e aff.
D. Daniele

N. 43 (41) - A DON PIETRO GRANA
ACR, A, c. 15/42

Mio cariss.mo s stimat.o D. Pietro!
Wady-Halfa nella Nubia, 30/7 = 59

Al mio ritorno dalla tribù dei Kich a Fandah Eliab presso i Nuer mi giunse alle mani la cariss.ma sua 15 sett.e p.p., dalla quale intesi con mia grande soddisfazione il contento e la pace che gode nella novella sua sede, il frutto copioso che spera di trarre dalla numerosa sua greggia, il desiderio di ricevere da me notizie del Centro dell'Africa, e parecchie altre cose. Godo moltissimo della felice attual sua posizione, e mi sorride una piena fiducia che le sue fatiche ed industrie usate a benefizio delle sue pecorelle, verranno dal cielo coronate con prospero successo.
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Io avea deciso di soddisfare alla sua brama coll'estenderle una relazione sulle tribù dei negri da noi visitate, sui loro costumi, guerre, commercio, religione etc. etc. ché vasta materia io aveva, essendoci, benché rovinati dalle febbri, molto occupati a far molte osservazioni, allo scopo di scegliere il luogo più opportuno per la realizzazione del Piano di Missione del nostro amat.o Superiore D. Mazza. Ma che vuole mai? Il cumulo di ardentissime febbri e dissenterie che m'hanno più volte fatto assaporare i cocenti dolori che soffronsi da coloro che son vicini alla morte, m'hanno conquiso talmente le forze, che meno qualche intervallo in cui scrissi qualche letterina a mio padre, io non scrissi a nessuno, né risposi a' moltissimi di quelli che mi favorirono de' loro scritti.
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Saprà che per la morte de' Missionari di Khartum, D. Giovanni decise che tutti e tre ci trasferissimo colà per assistere a quella principale stazione, che poggiava sulle spalle del nostro Procuratore D. Alessandro, assai malfermo in salute, mentre ad un tempo effettuata una accurata esplorazione sul Sobat, contavamo di apparecchiare il necessario per lo stabilimento della Missione ideata, avendo già trovato il luogo adattato nella bellicosa tribù degli Acien.
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In questo viaggio, in cui mi posi agli 8 di gennaio p.p. affranto dalle febbri, e che durò per 87 giorni continui in un'incomoda barca, io fui il bersaglio delle mie carissime indivisibili amiche, le signore febbri; e giunto in Khartum ai 4 aprile, benché io facessi alla meglio una regolar cura, venni assalito da altre febbri, e da una violenta dissenteria, sì ch'io fui consigliato, mio malgrado, da tutti, ad abbandonare l'Africa Centrale almeno per qualche tempo, fermo nella fiducia, che qualora avessi potuto fare il viaggio, almeno fino al di là del Tropico del Cancro in alto Egitto, avrei potuto riacquistare in parte la perduta sanità; e ciò molto più restituendomi alla patria.
463
In Khartum, dopo essere morto il robustissimo nostro fabbro ferraio Isidoro, colpito da improvvisa febbre cerebrale, spirava fra le braccia del Signore l'amato nostro compagno D. Angelo Melotto, il quale era assai in forze e da molti mesi non sentiva il minimo incomodo. Per la qual cosa partito ch'io fui da Khartum, rimasero due soli de' sei che partimmo da Verona, D. Giovanni forte e robusto che deve la sua sanità dopo Dio, al perenne flusso emorroidale che lo tiene continuamente in purga, e D. Dalbosco assai debole, il quale benché non abbia che febbriciattole, pure per essere troppo frequenti, lo rendono spesso incapace di agire.
Che dobbiamo fare adunque, o mio carissimo? Nient'altro che rassegnarsi lietamente alla volontà del Signore, benedire in eterno le sue adorabili disposizioni, ritornare per ora alla patria, ed aspettare nuovi movimenti dello spirito di Dio, pronto sempre a sacrificare ogni cosa e vincere tutto, per seguire ed adempiere la volontà del Signore.
Io quindi partii da Khartum sopra una barca della Missione a' 17 p.p. Giugno, e montato in Ondurman il cammello, attraversai il deserto di Baiuda in 14 giorni; e noleggiata in Abudom una barca, in sette giorni toccai terra a Dongola, ove fermatomi alcuni giorni per aspettare il complemento della carovana, sopra il dromedario trapassai il deserto che fiancheggia le grandi cateratte del Nilo, e giunsi in 13 giorni in Wady-Halfa, donde accordata un'altra barca, spero in 4 giorni, toccando Corosco, di giungere al tropico, all'ultima cateratta d'Assuan.
Avendo il gran Pascià d'Egitto interdetto il passaggio per gran deserto di Nubia, che noi tragittammo nell'anno 1857, per essere troppo malagevole e pericoloso, io dovetti compiere un viaggio più lungo. Il tragitto de' due deserti, fu per me faticosissimo atteso lo stato malfermo di mia salute, quantunque a differenza del grande Atmur, in questi trovassi acqua ogni due giorni. Ebbi undici volte la febbre sul cammello, ed una volta la dissenteria, sì ch'io fui costretto ad arrestare la carovana: se non che, quantunque sbattuto dalla fatica, dal disagio, dall'eccessivo calor tropicale, e dalle privazioni, che porta seco il passaggio del deserto, spero d'essere uscito fuor di pericolo, avendo scorso il più difficile del viaggio.
Sopra una dahhabia sul Nilo, tragittato tutto l'Egitto fino al Cairo, monterò in Alessandria il vapore francese, e per la via di Malta costeggiando l'Italia, o pel Piemonte o per le Legazioni spero entro alla metà di settembre di essere alla patria. Senza dubbio voglio venire a passare qualche giorno nella novella sua sede, e goderci a discorrere......
Frattanto la riverisco di tutto cuore. I miei saluti alla sua famiglia, preghi il Sig.re per me, e mi creda con tutto l'affetto

Suo affez.mo D. Daniele D.

N. 44 (42) - A DON PIETRO GRANA
ACR, A, c. 15/43

Limone, 26 ottobre 1859
Molto Rev.do Arcip.te, e mio cariss.mo D. Pietro!

Fin dal giorno 18 corr.te io spedii da Brescia col Mazzoldi un baule affrancato, e lo diressi a Lei, pregandola a spedirmelo a Limone quanto prima. Venendo ora a Toscolano un battello, la prego a spedirmelo. Siamo pieni di stupore, meraviglia, contento nel vedere bene avviate le nostre speranze. Dio protegga (lo spero) la religione. Siamo intesi ancora che io mantengo la mia parola.
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Oggi vado a Verona: in pochi giorni ritorno a Limone; e poi voglio passare un giorno o due col carissimo e di troppa memoria il mio D. Pierino nella sua sede. Addio frattanto: io manterrò la mia parola nel portargli qualche piccola memoria dell'Africa Centrale. Un saluto alla sua famiglia, a D. Badinello etc. e credami sempre con tutta l'espressione del mio cuore sempre sincero ed uguale ed italiano

Aff.mo amico
D. Daniele


N. 45 (43) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 6, ff. 403-404

Verona, 30 Ottobre 1859
Eminenza Reverendissima!

470
Appena giunto a Verona espressi al Rev.do mio Superiore D. Nicola Mazza il desiderio che nutre V. Em.a Rev.ma d'aver disteso in iscritto quel po' che venne osservato e fatto da noi, durante la nostra dimora nella Missione dell'Africa Centrale. Il Superiore per secondare il desiderio dei benefattori della Missione, avendo fatto di pubblica ragione le relazioni de' suoi Missionari testè ricevute dall'Africa, è lieto di spedirle prima di tutti a V. Em.a Rev.ma, nella viva fiducia che Voi le accoglierete con quell'indulgenza e benignità che tanto adorna l'animo Vostro, tutto fuoco ed amore per le Sante Missioni.
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In questo fascicolo, che è il terzo di quelli che furono già spediti a V. Em.za Rev.ma, leggerete quello che fu con reiterata esperienza constatato sulla faccia del suolo africano, mentre che da noi si studiava l'indole, i costumi, e le idee religiose dei Negri, affine di applicarne i mezzi più efficaci per condurre alla fede e alla pratica del Vangelo quelle genti*, riservandoci a ragguagliarvi di molte altre cose da noi registrate; ma che richiedono maggior tempo e disamina per constatarle.
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Ah! voglia il Signore, e la Vergine Immacolata Regina della Nigrizia, rivolgere benigno lo sguardo su quelle tribù, che siedono ancora nelle tenebre e nelle ombre di morte, e che formano il centro dei nostri sospiri.
473
Il dizionario nella lingua dei Gien, o Denka, la rispettiva grammatica, ed un voluminoso Catechismo, sono già compiuti, ed alla meglio perfezionati, per opera specialmente del Missionario Gio. Beltrame; e col finire dell'anno giungeranno a Verona. L'altro mio compagno D. Alessandro Dal Bosco s'occupa nella direzione de' piccoli negri di Khartum, e nell'Economia di tutta la Missione dell'Africa Centrale. Ambedue, in un col Rev.mo Provicario Kirchner godono discreta salute.
Accogliete, o Em.mo, e Rev.mo Principe, gli umili ossequi del mio Superiore D. Mazza, nell'atto che riverente m'inchino al bacio della sacra porpora

Di V. Em.za Rev.ma
umil.mo devot.mo obblig.mo servo
D. Daniele Comboni M.A.


N. 46 (44) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. STEFANO, VERONA
ASSV

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