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N. 47 (45) A DON NICOLA MAZZA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Reverend.mo Sig.r Superiore!
Genova, 28 nov.e 1860

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Mi dispiace di non aver potuto riverirla la mattina della mia partenza. Ancora la sera del lunedì giungemmo a Milano, ove pernottammo ed alloggiammo nel Seminario delle Missioni Estere. Il Superiore Marinoni le manda i suoi cordiali saluti. Ier sera giunsi a Genova; ed ancora stamane, ad onta del grande concorso dei viaggiatori per Napoli, che colà si recano pel re, potei fare un ottimo contratto con la Società Marsigliese pel servizio marittimo, ed ottenere un ribasso di un terzo pel tragitto dei mori, per cui stasera alle 10 partiremo per Napoli, ove giungeremo venerdì.
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Avrei potuto guadagnar di più, attendendo la corsa della Società Anglo-Sarda; ma mi preme affrettare il cammino per arrivare con calma a coincidere colla corsa a vapore per l'Egitto. I giovani stan bene, meno Tommaso, che sente più del solito il suo malore alla spina dorsale: è anche per questo che io affretto il viaggio. Mi raccomando a Lei, Sig.r Superiore, che preghi Iddio che io non abbia a commettere sbagli nell'impresa affidatami, dalla quale ne ridonda certo a Dio una gloria grande. A Monza senza che io facessi cenno, un P. Barnabita mi diede N¼. 2 Napoleoni d'oro.
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Offra i miei saluti a D. Bricolo, e a tutti i Sacerdoti, giovani, e africane dell'Ist.o, mentre baciandole ossequioso le mani, nei SS. Cuori di Gesù e di Maria, mi dichiaro
di Lei
ubb.mo figlio
D. Daniele Comboni


N. 48 (46) - A DON NICOLA MAZZA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Amat.mo Sig.r Sup.e!
Napoli,1 dic.e 1860

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Ier sera alle 5 pom.e giunsi felicemente in Napoli. I quattro giovani hanno assai sofferto nel mare: io nulla. Il P. Lodovico ci accolse assai cortesemente; ei ci aspettava con ansietà. Ei nulla sa della mia destinazione e nemmeno il saprà. Mi disse che è impossibile aver mori dalla parte d'Egitto per la eccessiva vigilanza della Polizia turca e inglese. Io però non mi spavento. L'opera del P. Olivieri è giunta al suo termine. Tutti i Consolati d'Egitto l'hanno preso di mira. Mi ci vuole la massima prudenza per non correre la medesima sorte di lui.
E' necessaria la dimora di quattro o cinque giorni in Napoli per iscandagliare dal P. Lodovico la storia del P. Verri, e come incontrò l'indignazione di tutte le rappresentanze d'Egitto, per poter io evitar quello che mi può nuocere, e abbracciar quello che mi può giovare. Bisogna certo che mi munisca di una potente protezione di qualche potenza Europea.
Prima di partire da Napoli Le scriverò quello che avrò preparato in relazione al buon andamento dell'affare affidatomi. Il P. Lodovico, e tutti i mori di Napoli le bacian le mani. Preghi lo Spirito Santo

Pel suo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni m.a.

N. 49 (47) - A DON NICOLA MAZZA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 21 dicembre 1860

Molto Rev.do ed amat.mo Sig.r Superiore!

Spero che Le saran pervenute due mie lettere da Napoli, nell'ultima delle quali io Le esponeva i motivi che mi indussero a andare a Palermo. Io giunsi a Napoli a tempo opportuno per potere di là recarmi tosto in Egitto. Ma essendo venuto a piena cognizione della difficoltà, o piuttosto dell'impossibilità di poter tragittare giovani moretti per l'Egitto senza alte e forti raccomandazioni, risolsi di aspettare alla ventura corsa di vapori per l'Egitto, e munirmi intanto di elevate raccomandazioni, per assicurare il buon esito dell'impresa.
I due Consolati d'Egitto, che più degli altri osteggiano il passaggio dei Mori, sono l'inglese ed il sardo; quindi io pensai di avere amplissime raccomandazione per ambedue questi empi tribunali d'inquisizione; e andato a Palermo, (ove era la Corte di S. M. Sarda) ed a Roma, (ove l'Ambasciatore inglese è buon cattolico), potei ottenere una lettera commendatizia per il Console Sardo d'Egitto d'ordine del re; più due lettere pel Console inglese d'Egitto, l'una dell'Ambasciatore inglese a Roma, l'altra di Lord Pope Hennesy, che è un alto personaggio inglese, il quale, essendo presto di ritorno in Inghilterra, mi diede l'indirizzo per ricorrere all'uopo, ed avere protezioni ancora più elevate.
Il Conte Fabrizi, ministro di Vittorio Emanuele, a cui, io, come suddito sardo, implorai protezione presso il mio Console sardo d'Egitto, mi consigliò a presentarmi in persona al re, lusingandomi che Vittorio Emanuele, come fautore delle Missioni, oltre alla raccomandazione, m'avrebbe anche assistito in larghe elemosine: ma io con modi cortesi rifiutai.
Come suddito sardo non è alcun male implorare una protezione, come si è fatto dalla Missione dell'Africa Centrale, che domandò ed ottenne da un nemico della Fede, com'è il Pascià d'Egitto, protezioni per Assuan. Ma cambia d'aspetto l'impacciarsi con un re persecutore della Chiesa per avere denaro. Se io avessi accettato danaro da Vittorio Emanuele avrei certo compromesso me, l'Istituto, la Missione; perché leggendosi sui giornali austriaci che un Missionario dell'Ist.o Mazza ha ricevuto una somma da un re nemico della Chiesa, e del Governo austriaco, avrebbesi giudicato sulla opinione politico-religiosa non solamente di me, ma dell'Istituto; quindi sovra di noi si rivolgerebbe lo sguardo e dalla Propaganda, e da Roma, e dal Governo austriaco, e dalla Società di Maria di Vienna; ed io avrei compromesso e l'Ist.to, e il buon esito della Missione: per conseguenza rifiutai ogni abboccamento col re, contentandomi di una valida raccomandazione, la quale non è punto sconveniente che io implori ed ottenga; sperando che, come senza Vittorio Emanuele son partito da Verona, così senza di lui io vi ritornerò coi moretti
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A Don Nicola Mazza - 21.12.1860
Prima però di prevalermi delle raccomandazioni sì sarde che inglesi, aprirò bene gli occhi in Egitto, e segretamente ed accura-tamente indagherò se sarà opportuno. Ad ottenere le rac-comandazioni inglesi a Roma, mi giovò assai Monsignor Nardi, il vero amico della nostra Missione e del nostro Ist.o. A venire a Roma fui mosso altresì da spirito economico, mentre l'Ambasciata francese a Napoli mi negò il passaggio gratis sui vapori francesi, senza un ordine espresso della Propaganda.
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Per conseguenza rivoltomi al Cardinal Barnabò Prefetto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, Sua Eminenza si degnò di rilasciarmi N¼. 3 carte, in una delle quali mi dichiara Missionario Apostolico; e nelle altre due si rivolge all'Ambasciata francese ed Austriaca; e dichiarando che io sono Missionario Apostolico, implora il passaggio gratis e sui vapori francesi per l'andata fino ad Alessandria, e sul Lloyd austriaco pel ritorno da Alessandria fino a Trieste. In tal guisa io sono contento, perché l'aver io aspettato la prossima corsa di vapori per l'Egitto fruttò che io mi sono munito di valide raccomandazioni pel buon esito dell'impresa, e feci un risparmio di oltre cento talleri, per avermi munito delle carte della Propaganda.
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Oggi io fui ammesso all'udienza di Sua Santità Pio IX. Fu brevissima: parmi che il Papa sia diventato vecchio. Io gli domandai la benedizione per Lei, Sig.r Superiore, per l'Istituto maschile e femminile, per l'Africa, per mio Padre, e per me: "S, figliuolo mio, mi disse con un cuor generoso che abbraccia l'universo, io do la benedizione a tutti, tutti. Io partii consolatissimo nell'aver vagheggiato il Vicario di Gesù Cristo; pareami un essere più che umano. A Roma tutto è tranquillo. A Napoli v'è gran confusione: dal clero e da gran parte del popolo si simpatizza il Re Borbone. Tutto il contrario in Sicilia. Qui a Roma si ama e il Papa e il Governo Pontificio.
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Nel passare da Napoli a Roma io provai le medesime impressioni che proverebbe chi da Babilonia passasse a Gerusalemme: il medesimo provò D. Luciano di Lonigo che fu sempre con me.
L'opera del P. Olivieri, come mi disse il Superiore dell'Ist.o dei Negri in Napoli, è totalmente incagliata. La Polizia dei Consolati egiziani sta con cent'occhi ad osservare se vi son Mori che passano. Quindi io debbo fuggire la menoma apparenza di comunicazione con Lui. Ho esaminato alla meglio l'andamento del Collegio di Napoli, e lo veggo eminentemente bene avviato nella pietà, nella morale condotta; discretamente poi nel progresso degli studi. Vi son di coloro che studiano filosofia.
Il Padre Lodovico ideò un disegno in sostanza simile al suo. Si vede che è il Signore che fa rivolgere lo sguardo all'Africa. Egli ha un arsenale di arti e mestieri nell'Ist.o. Vi sono spezierie, botteghe di falegnami, fabbri ferrai, calzolai, sarti etc., maestri e istruttori in ognuna di queste arti; v'è un ampio giardino, ove è esercizio di agricoltura. Insomma parmi bene avviato.
Ora ha N¼. 6 laici provati da spedire in Africa. Ha fondato altri Istituti, cioè uno per le negre africane da educarsi per rimandare in Africa, uno di Missionari per l'Italia, uno per l'Istruzione dei Poveri, un altro pel ricovero degli impotenti, un altro per la Riforma, secondo quello del Beato Leonardo da Porto Maurizio; il tutto a sue spese, che mantiene elemosinando, come Ella pur fa, Sig.r Superiore. Egli era adorato dal Re Francesco Secondo; ed è stimato anche dal Governo sardo, il quale mandò il P. Lodovico a Roma per richiamare alla Sua Sede di Napoli il Cardinale Arcivescovo.
Sia Garibaldi, che Vittorio Emanuele hanno mostrato gran simpatia per le Opere del P. Lodovico, e segnatamente pel Collegio dei Mori; ma il P. Lodovico deplora la sorte di Francesco II, e innalza fervide preci al Signore perché ritorni sul trono di Napoli, perché il giovane re, mi dice, era il vero padre dei mori.
Qui a Roma m'interessai per aver libri affine di poter apprendere la lingua abissinese, la quale potrà facilmente occorrere nel nostro Ist.o Africano; ma non trovai che poca cosa in Propaganda. Ora si sta stampando una grammatica, ed appena sarà terminata il Cardinale mi promise che me la spedirà a Verona. In Oriente procurerò di avere tutto quel che mi verrà fatto in lingua abissinese.
Non avendo potuto, per le ragioni sovraesposte, partire per l'Egitto col passato vapore, spedii una lettera al Prefetto Apostolico di Aden, raccomandandogli i moretti. Sarebbe mio desiderio, che, siccome molti possono essere gli ostacoli che l'inferno potrebbe suscitare contro la santa impresa che abbiam fra le mani, Ella, Sig.r Superiore ordinasse che dall'Ist.o maschile e femminile si facesse a Maria Vergine Imm.ta, o a S. Francesco Saverio un'Ave Maria e Gloria Patri ad hoc: ma faccia, o Sig.r Superiore, quel che le piace.
Domani io parto da Roma per Malta ed Alessandria d'Egitto, ove, se la burrasca invernale non sarà eccessivamente forte, spero di arrivarvi per il giorno 27 corrente. Ella intanto preghi il Signore e Maria che mi tengano le mani sulla testa perché non faccia spropositi. Ella poi mi dichiari in termini tecnici e mi dica chiaramente ogni fallo od errore ch'io avessi a commettere; e i suoi ordini e consigli saranno la norma del mio agire. Riceva la Benedizione del Papa, i saluti del Cardinal Barnabò, di Mons.r Nardi, del P. Pagani Generale dell'Ist.o della Carità e del P. Luigi Pueker; più i sensi più ossequiosi e cordiali di rispetto ed amore

Del Suo indeg.mo ed affez.mo figlio
D. Daniele Comboni

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NB. La prego di offerire la mia servitù a D. Pietro Albertini, a Monsig.r Canossa, a D. Cesare, alle Maestre, ai Preti, e more; e dica alla Maestra Lucrezia che ho fatto un fervido Memento pel Suo S. Gaetano, il giorno che celebrai messa sulla sua tomba in Napoli.
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NB. Ebbi or ora un altro abboccamento con Monsig.r Nardi, il quale mi dice che il suddetto Lord Pope Hennesy è membro del Parlamento inglese a Londra, e m'impone di riverirla distintamente. La raccomandazione è fatta da Russel. Ritornato poi ora a casa, trovo una lettera inglese del medesimo Lord Pope Hennesy, il quale gentilmente mi scrive, che qualora sorgesse qualche difficoltà in Egitto, io telegrafi a lui medesimo nella Camera dei Comuni a Londra; ed egli farà presso i ministri del Parlamento e la Regina Vittoria tutto ciò che io bramerò per l'Opera a cui sono consacrato. Sua Em.za il Cardinal Barnabò mi consigliava a condurre i mori in Europa dall'Egitto a due a due.
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Altra persona elevata di Roma, mia conoscente, che dimorò vent'anni in Oriente in qualità di Sup.a dell'Ist.o di S. Giuseppe in Gerusalemme, e conscia dei raggiri degli inglesi in Oriente, mi consigliava a condurli in Europa per la via del deserto di Suez e Costantinopoli. Io progettava di venire pel Capo della Buona Speranza, qualora incontrassi difficoltà in Egitto. Ma questi mezzi spero che li eviterò, appoggiato alle raccomandazioni di Lord Russel, e Pope. Ella preghi il Signore; io userò tutte le cautele che son necessarie. Parmi di essere conscio di tutto quel che concerne questo affare rilevante: quindi ogni cosa andrà bene. Implorando la sua benedizione, mi professo

Suo D. Daniele
Parto subito da Roma


N. 50 (48) - FIRMA DELLA MESSA CELEBRATA
IN S. STEFANO, VERONA
ASSV


N. 51 (50) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. GIOV. BATTISTA IN SACCO, VERONA
AMV

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