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N. 74 (72) - A DON NICOLA MAZZA
ACR, A, c. 15/58

Roma, 4 gennaio 1862
Amatiss.mo Sig.r Superiore!

Sua Eminenza ill.ma e R.ma il Cardinale Sforza, Arcivescovo di Napoli, dimorante ora in Roma per le circostanze politiche, uomo di alto sapere, intraprendente, e di gran cuore, alla descrizione che io gli feci del nostro Ist.o che raccoglie gl'ingegni distinti dalla plebe, e mediante opportuna istituzione li conduce ad essere un giorno utili alla religione e alla civiltà, mi pregò a calde istanze di fargli tenere le regole del nostro Ist.o ed il piano che Ella, Sig.r Sup.e, ebbe nel fondarlo. Mostrò il più grande interesse, e pare che abbia concepito il disegno di fondarne uno a Napoli per raccogliere gl'ingegni distinti abbandonati della vasta sua diocesi, e della popolosissima sua città.
A Don Nicola Mazza - 4.1.1862
Secondo le mie viste, che or mi brillano alla mente, tale concetto dell'Arcivescovo e Cardinale di Napoli recherà grande giovamento a tutto il regno di Napoli, ed anche al nostro Ist.o delle Missioni. Si degni la Provvidenza di moltiplicare i soggetti del nostro Ist.o, che ne abbiamo bisogno. L'interesse con cui S. Em.za mi raccomanda di procurargli le regole è grande. Perciò alla mia venuta a Verona, spero che avrà fatto raccogliere i vari scritti che si diedero alle stampe, come Mazelta etc. Il suo opuscolo, con cui invitava le signore veronesi ad associarsi al riscatto delle morette, non basta. Spero che tal desiderio sarà soddisfatto. Meglio ancora se si facesse un altro opuscolo, ove sia indicato e descritto lo scheletro ed il piano di tutti i nostri Ist.ti.
Accetti gli ossequi del Card. Barnabò, del Card.le Arcivescovo di Napoli, di M.r Nardi, della Madre Generale dell'Ist.o di S. Giuseppe, del P. Alfieri, che mi usa tante gentilezze, del Principe Giovanelli, che domani partirà per Napoli. Io sto aspettando sue lettere, ed i suoi desideri. Rimarrò a Roma fino alla metà del corrente, per giungere a Verona prima del 23, ordinazione di M.r Canossa, al quale prego di offerire la mia servitù. I miei saluti a D. Bricolo, ed a tutti dell'Ist.o Maschile e femminile, ed a D. Cesare, per parte di Monsig.r Profili Rettore del Seminario Romano che lo conobbe con Tognetto Bertoldi, mentre le annuncio che il Papa sta benissimo, e nell'ultimo dell'anno lo vidi al Gesù ad assistere al Te Deum, e ad una grande dimostrazione nella piazza, in cui da immensa turba di popolo, spontaneamente si gridò: Viva Pio IX Pontefice e Re; poi lo vidi assistere al Pontificale il primo dell'anno nella cappella Sistina alla presenza di 36 Cardinali, e 108 Vescovi, ove Mons.r Nardi, portava come un accolito la Croce.
Non ho ancora ottenuta l'udienza, perché fino all'Epifania vi son le ferie. Dopo l'Epifania assisterò all'accademia di Propaganda, ove si reciteranno elaborati in 40 e più lingue.
Invocando la sua benedizione passo a segnarmi nei SS. Cuori di G. e di M.

Indeg.mo figlio
D. Daniele C.
Mons.r Besi è a Verona.


N. 75 (73) - ISCRIZIONE DEL COMBONI
ACR

Roma, 6/1/1862
In calce a una stampa rappresentante i Re Magi davanti a Gesù Bambino, il Comboni pone la seguente iscrizione:
Hanc immaginem
accepit in Collegio Urbano de Propaganda Fide,
die 6 Jann.ri 1862
D.us D.l Comboni M.us Ap.us


N. 76 (74) - AL CONTE GUIDO DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Caro ed adorato mio Guido!
Verona, 9/2 = 62

663
Sono passati 26 giorni dacché io ebbi la felicità di vedere la cara vostra famiglia; ed ora parmi cent'anni che non mi giungono all'orecchio notizie di voi. Io ti posso assicurare che non passa ora del giorno che non mi corra alla mente la cara vostra memoria; e debbo confessar con rossore, che chi ebbe tanta forza di abbandonare per sempre genitori amorosi d'un unico figlio per volare nel seno di africane genti in remote contrade e in regioni incurvate sotto l'impero di Satana e sedenti nelle tenebre e nelle ombre di morte, nel 15 p.p. partì da Roma col cuore compreso dal più profondo dolore, per essersi diviso da te e dall'onorata famiglia Carpegna, che mi sarà eternamente impressa nel mio animo, e scritta a caratteri indelebili nel più intimo del mio spirito.
Per tacere di molte altre cose, mi esagita ancora oggi il pensiero delle osservazioni fatte a tuo carico dal Prefetto di Roma due giorni innanzi alla mia partenza, e sospiro il prezioso momento, in cui tu me ne porga qualche ragguaglio. Sì, o mio diletto; voi tutti siete scritti nel mio cuore; voi tutti siete teneramente amati da me, che deo deplorare di non esser degno di voi. Il vostro nome è pronunciato con venerazione ed affetto da' miei più intimi amici, il vostro caro nome è ripetuto dalle labbra innocenti di alcuni fra i miei giovani neri, e soprattutto da' miei fratelli Sacerdoti del mio Istituto che lo pronunciano con amore, con gratitudine, con rispetto. Te e l'ingenuo Pippo io riguardo coll'effusione del cuore e con orgoglio come cari fratelli.
So che nol dovrei, attesa l'umile ed oscura mia condizione in confronto della nobiltà del vostro lignaggio; ma vi riconosco però tanto nobili di animo da sapere accordarmi un generoso perdono. Il Conte di Carpegna io riguardo come mio padre; e quell'anima sublime e generosa, che è il fiore delle polacche eroine, che notai piena di nobili sentimenti, e ricca di magnanimi pensieri, quell'anima angelica che vi ha partorito col cuore, e vi porta nel seno coll'affetto più che materno, quell'anima io riguardo come mia madre.
Io aveva una madre amorosa, ma l'ho perduta nel 1858, mentre vagava per gl'infocati deserti dell'Africa Centrale; ora che conosco quanto sia stato prezioso il tesoro perduto, oserei eleggermi qual madre colei che ha generato voi pure, non già nel corpo, ma in un modo più nobile ed elevato collo spirito, sì che io pure con voi possa riguardarla qual madre col cuore. Il Maestro poi, il mio caro D. Luigi, io riconosco pure come fratello e l'amo assai, perché so ch'egli è stato, è, e sarà il vero amico di Casa Carpegna, e ferma la sua dimora tra voi, solo per esservi utile in ogni modo, perché vi ama d'un affetto sincero. Scusatemi di queste espressioni che non son dignitose nella bocca e nel cuore di un Missionario Apostolico; ma sono le più languide espressioni di un cuore che v'ama con ardore infuocato.
Io mi sollevo lo spirito quando ravviso sul mio album e vagheggio nei vostri ritratti gli amici più cari del mio cuore; e quando poi nel Sacrifizio dell'altare ogni mattina m'è dato nel Memento di effondere una preghiera per voi, oh! allora io provo una gioia ineffabile, e mi sembra che in quei beati momenti il mio spirito sia pienamente riscaldato dalla più fervida devozione, perché veggo in Dio il centro di comunicazione fra me e voi, che lontani col corpo, mi siete uniti nella religione, nella fede, e nel cuore. Ora, che io vi ho ben conosciuto e che voi ben mi conoscete, non ardirò io di sperare, e voi oserete lasciar trascorrere un mese senza dirigermi vostre lettere, parlarmi di voi ad uno ad uno, e mantenere fra noi epistolar comunicazione? Ah! spero che non lascerete gemere un'anima che sospira per voi, e che non passa momento senza ricordarsi di voi.
668
Offerite i miei doveri a M.r Besi, M.r Nardi, al valentissimo Professore di clinica oculistica il Sig.r Massoni, a Giovanelli, a Macchi, e a tutti quelli che frequentano la vostra casa e che sapete ch'io conosco, e che non li nomino per esser molti.
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Partito da Roma mi fermai a Pisa, indi a Torino, ove fui due volte al Parlamento, cioè una alla Camera dei Deputati, l'altra in quella dei Senatori, e ciò dietro concession di Ricasoli. A Verona poi trovai una graziosa lettera di Pélagie, che mi dava notizie dei vostri cari che furono a noi compagni di viaggio dall'Egitto fino a Trieste. Pélagie è una di quelle anime polacche che nutre in petto nobili sentimenti, e che col suo criterio sa congiungere, come ancor più ampiamente farebbe maman, religione e patria, fede e civiltà. Lascia che io vi trascriva un brano sulla Polonia, che è degno di un'anima polacca: ÒNon dimenticate anche la Polonia nelle vostre preghiere. Se avete visto Guido, avrebbe dovuto dire ciò di cui è stato testimonio a Varsavia lÕ8 aprile e attualmente quando vi è stato; i giornali non dicono neanche la metà: ciò grida vendetta e tutta lÕEuropa nonostante ciò chiude gli occhi e si tura le orecchie! Dio può darsi avrà pietà di questo infelice paese diviso fra tre potenti e crudeli nemici che uccidono i suoi figli o li gettano in prigione per punirli di desiderare la libertà. Dove sono dunque i campioni della giustizia! Questo sangue non sarà versato invano; Dio avrà pietà di coloro che soffrono, perché essi sperano in Lui.Ò
670
Oh! quanto è la mia venerazione per queste anime polacche! Ma basta, mio caro Guido. Al mio Superiore ho contato tante cose di voi, e della bell'anima di Maman, il cui cuor generoso ha meritato di esser liberata dalle tenebre dello scetticismo greco, e di entrare nell'unione cattolica. Egli offre i sensi della sua gratitudine e i suoi saluti. Mi ha mostrato il desiderio di possedere il bel crocifisso regalatomi dalla cara famiglia Carpegna; ma ne ebbe da me un solenne rifiuto; questo sarà un prezioso talismano che mi renderà forte nei travagli e negli estremi cimenti, ed un monumento dell'affetto per voi.
Ma basta, io dico: tu sarai annoiato e ristucco di leggere. Compendio in una sola parola quello che vorrei scrivervi. Io vi amo, ricordatevi di me. Offri i più affettuosi saluti a Papà, a Maman, a Pippo, a D. Luigi, mentre mi dichiaro nei Sacri Cuori di G. e di M.

Il tuo affett.mo fratello
D. Daniele Comb. M. Ap.co
N. 77 (75) - AL CONTE GUIDO DI CARPEGNA
AFC, Pesaro


Verona, 23 febbraio 1862

Mio adorabile e stimatissimo Guido!

Se io debbo palesarti sinceramente il mio animo, debbo pronunciare un'ardita verità. Fra le disparate mie corrispondenze che in Europa e fuori io mantengo, la più cara è quella che spero di stabilire con te, è quella della benedetta casa Carpegna: puoi immaginare quindi quanto mi sia stata gradita la tua benedetta 10 corr.te. Basta su tale argomento.
Siccome tu sei poeta, e dalle produzioni che mi leggesti sulle sponde della Grecia inspiratrice dell'antico Orfeo preveggo che la patria avrà a suo tempo un degno cultore dell'itala letteratura, voglio spedirti un elaborato poetico di un mio amico, alunno del mio Ist.o, il Sacerdote D. Vincenzo Ramazzini, intitolato la Creazione, che il mio Ist.o dedica oggi a M.r Canossa, all'occasione ch'entra a Vescovo di Verona. Questo elaborato è composto di soli sette sonetti, de' quali bramo il tuo giudizio. All'opportunità ti spedirò la stampa; e spero nella prossima estate per mezzo del Vescovo. Oh! se potessi vedere poste alla luce la tue produzioni, quanto sarei contento; ma fiat: col tempo, e dietro lo sviluppo delle circostanze si farà tutto.
Oso ancora dimandarti una grazia. Uno fra i più distinti naturalisti d'Europa, e gran letterato mio amico, il D.r Martinati Pietro Paolo è raccoglitore di autografi di uomini illustri nelle scienze e nelle lettere; e bramerebbe possedere un autografo di Passaglia. Non saresti capace di trovarmene uno? O una lettera, o uno scritto teologico, od altro, credo che a te, nobile romano, quondam suo discepolo al Collegio Romano e alla Sapienza, non riuscirebbe difficile. Fallo con comodo, e non ti lasciar fuggire l'occasione, se ti si presenta.
Nella prima lettera dammi il tuo giudizio sulla Creazione etc.
Ora veniamo a noi. Ho udito e ponderato quanto mi esprimi nella preziosa tua lettera. Fra le benedizioni della tua casa godo sentire che la Causa Falconieri procede a gran passi in vostro favore. Sia benedetto Iddio che non rade volte anche quaggiù vuol esser largo delle terrene felicità verso coloro che lo temono. Sono lieto come se la fortuna toccasse a me. Fui ineffabilmente consolato per avere udito che i commenti a tuo carico fatti a Mons.re andarono vuoti. Io nutro stima di te, del tuo senno, della tua moderazione, della tua prudenza, della tua calma, in guisa che non giungerai mai a comprometterti. Sii generoso e grande nel soffocare certe esuberanze altrui, che non sono conformi al tuo nobile e calcolato sentire.
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Alle volte mi nasce nel fondo dello spirito qualche dubbio, riflettendo a quella serotina digressione sulla condizione della Polonia alla presenza dell'Ambasciatore moscovita; ma calcolando altre cose in favore del tuo senno, mi persuado che non ti mostrerai giammai spensierato, anzi calmo calcolatore di tutto. Ricambia i saluti all'esimio operatore oculista, il chirurgo Mazzoni, e digli che ricordo con compiacenza quella festa in cui ho assistito a quelle magnifiche operazioni. Godo sentire che quel cieco vede benissimo. Gran cosa però! quel misero avventurato entrò nell'ospitale privo della benefica facoltà della vista, e n'uscirà estatico ammiratore de' sublimi portenti dell'universo! Digli (al Professore) che gli spedirò la mia fotografia in memoria della gentilezza d'avermi ammesso a quelle belle operazioni; me, che posso appena saper recitare il Breviario.
675
Come sta Maman? Parlami di lei, dimmi sempre nelle tue lettere qualche cosa speciale di lei. Godo che stien bene S. E. Monsieur papà, il mio caro Pippo, il degno suo Precettore ed amico mio D. Luigi. Ricordati che, quantunque io sappia di non poter nulla presso il Cielo, pure sempre io prego il Signore per voi, per la vostra felicità, per la vostra armonia, per la vostr'anima, pe' vostri corpi; è la preghiera più spontanea e sincera che possa mai uscirmi dal cuore.
676
Oggi S. Ecc. l'Illus.mo e R.mo M.r Canossa, progenie illustre della celebre Principessa Matilde, entra trionfalmente a Vescovo di Verona. Il mio Superiore D. Nicola Mazza ti contraccambia i saluti, e ti ringrazia della tua gentilezza: ei ti ricorda, perché spesso io gli parlo di te, e sa ch'io ti fui compagno nella piccola traversata da Alessandria a Trieste. Tutti i moretti offrono i loro ossequi al gentilissimo Abu-Dagn. Il povero Luigi è molto ammalato per aver avuto uno sviluppo troppo precoce. Dodicenne com'è è grande come son io. Appena sarà rimesso lo farò ritrattare e te ne spedirò alcune copie. Aspetto impaziente la tua fotografia e quella di Maman: io pure farò lo stesso. Delle signore polacche che conosciamo non ho avuto più notizie. E' poco che m'hanno scritto, e son troppo fortunato se potrò avere loro notizie tre o quattro volte all'anno. Qui regna impazienza, dubbio, timore; Dio stenda la mano sovra gli infelici!
677
Ad uno ad uno saluta, riverisci tutti quelli che io ho conosciuto in tua casa; Mazzoni, M.r Besi, Nardi, Bernini etc. i miei saluti speciali a Giovanelli e alle princip.e sposa e madre. Innanzi a tutti però bacia la mano per me alla venerata cara Maman angelo tutelare di tua casa, a Papà, al mio ingenuo e diletto Pippo, all'amico caro D. Luigi, dal quale aspetto qualche riga ed al quale più tardi scriverò io pure: e t'assicura della stima e dell'affetto sempiterno del

Tuo indeg.mo fedel.mo ed affz.mo
D. Daniele
M'accorgo che sono troppo lungo e insipido.
Peroni veronese con cui fosti da Torino a Genova m'impose di offerirti i suoi rispetti.


N. 78 (76) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, f. 298v

Verona, 8 marzo 1862

Eminentissimo Principe!

Appena giunto a Verona, ho esposto al mio Superiore D. Nicola Mazza il bel pensiero di V. Em.za Ill.ma e Rev.ma di assegnare al mio Ist.o una porzione della vasta Missione dell'Africa Centrale, indipendente dai PP. Francescani, dopo che noi avremo presentato alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide i mezzi materiali e formali che possiede l'Ist.o per sostenere il sublime incarico. Non dico l'effetto che abbia prodotto la determinazione di V. Em.za R.ma nell'animo del mio venerando vecchio. Solo le manifesto che quel giorno che l'Em.za V. Ill.ma segnerà il decreto sospirato, regalerà dieci anni di vita di più alla preziosa esistenza dell'Uomo di Dio. Noi perciò, appena giunti a Verona i nostri due Missionari don Gio. Beltrame e D. Ales.o Dalbosco, determineremo i punti della Missione che intendiamo di coltivare, ed i mezzi rispettivi; esporremo il tutto a V. Em.za R.ma, ci getteremo nelle vostre braccia amorose, disposti ad operare tutto quello, che ci verrà ingiunto dalla Santa Chiesa per l'organo diretto di V. Em.za Ill.ma e R.ma che ne è il vero canale.
Avrà veduto l'Em.za V. R.ma il paramento sacro, che l'Austria diede in dono al nostro amatissimo Santo Padre, del valore, secondo l'Armonia, di Scudi 36000. Desso fu fatto dalle giovanette povere del nostro Ist.o femminile; e i ricami in oro furono quasi tutti eseguiti dalle morette africane, che sono destinate a coltivare la Vigna del Signore, che ci verrà assegnata dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide.
Oso pregarla dell'alto favore di ottenere un'udienza presso la Santità di Pio IX ai due Padri di S. Camillo de Lellis, uno dei quali fu allievo del mio Ist.o; e ciò a mezzo di Mons.r Segretario.
Accetti i distinti ossequi del mio Superiore, e di chi le bacia la Sacra porpora, e si dichiara con tutto il rispetto

Dell'Em.za V. indeg.mo ser.
D. Daniele Comboni
N. 79 (77) - AL CONTE LUIGI DI CARPEGNA
APCV, 287/88

Verona, 8 marzo 1862
Eccellenza ill.ma, e mio caro amico!

680
Siccome voi siete tutto bontà e gentilezza per me, spero che accorderete pei RR. PP. Girelli e Tomelleri (quest'ultimo allievo del mio Ist.o) quel favore che avete fatto a me nel gennaio del corrente anno, cioè di sollecitare presso M.r Pacca un'udienza particolare presso S. Santità per affari del loro ordine. Appena sono in libertà sarò felice di spedirvi una lunga lettera in risposta alla pregiata e carissima che mi giunse da voi quattro giorni fa. I miei distinti saluti alla Contessa, a Guido, a Pippo, a D. Luigi ed all'Eccellenza Vostra Ill.ma dal

Vostro affz.mo e indeg.
D. Daniele Com. M.A.

N. 80 (78) - AL CAVALIER GAETANO SASSI
APCV, 287/89

Verona, 8 marzo 1862
Ill.mo Cavaliere!

681
Non dubito che Ella avrà ricevuto un gran plico di Pastorali di M.r Canossa, che da pochi giorni io le spediva per la via di Toscana.
Mi prevalgo della sua bontà mostratami a Roma per interessarla a favore dei due RR. PP. Ministri degli Infermi, Girelli e Tomelleri, i quali vengono a Roma per affari della loro Congregazione. Essi forse avran bisogno di Lei in molte cose, di cui non hanno pratica quelli che non ebbero il bene di nascere e vivere nella Santa città. Ella senza dubbio potrà additar loro il mezzo per introdurli per varie Congregazioni, colle quali potrebbero avere affari, per facilitare l'udienza presso il Sommo Pontefice, e per vedere le cose più importanti di Roma. Conosco il suo buon cuore, e quello di suo figlio: io raccomando questi Padri alla sua bontà.
682
Il Vescovo sta benissimo; parliamo spesso del Cav.r Sassi, al qua-le Sua Eccellenza ed io offriamo i più distinti ossequi. Mi saluti affettuosamente il figlio, e mi creda qual mi professo con tutta stima

Suo um.o servo ed a.
D. Daniele Comboni
Miss.o Ap.o dell'Africa Centrale
N. 81 (79) - A DON NICOLA OLIVIERI
APCV, 287/90

Verona, 8 marzo 1862
Reverend.mo Padre!

Corre molto tempo dacché non ho alcuna notizia di D. Biagio. So che è partito dal Cairo. Il P. Lodovico mi scrisse da Napoli che le tre ultime morette venute in Roma sono già al Collegio della capitale partenopea. Di ciò godo moltissimo. Mio amatissimo D. Nicola, possibile che non possiamo realizzare una spedizione sulle coste dell'Africa Orientale pel riscatto di 500 anime? Sono impaziente di vederla in Verona con D. Biagio per favellare in proposito.
I Padri Girelli e Tomelleri dell'ordine di S. Camillo de Lellis di Verona per affari santissimi della loro Congregazione hanno bisogno di conferire col Cardinale Vicario, S. Em. Patrizi. Credo almeno che il Santo porporato abbia ingerenza colla Sacra Congregazione de' Vescovi Regolari. Perciò Ella, che è l'occhio destro di S. Eminenza, sarebbe da me pregata ad introdurre i detti buoni padri, uno dei quali è allievo del mio Ist.o, presso il Cardinale Vicario, il quale essendo tutto bontà pegli Ordini religiosi, potrà giovare al bene della Congregazione di S. Camillo, che da tanti anni opera sì gran bene nelle province venete.
Nel mentre che io la prego d'introdurre alla presenza di Sua Eminenza questi due buoni padri, la prego di salutarmi D. Biagio e la celebre vecchia eroina, e di pregare Maria SS.ma per chi si dichiara nei SS. Cuori di G. e M.

Di Lei ind. se. e am.
D. Daniele Comboni m. a.
Riceva cordiali saluti da D. Nicola Mazza.


N. 82 (80) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
APCV, 287/91

Verona, 8 marzo 1862
Reverendissima Madre!

Spero che abbia ricevuto la mia lettera da Venezia e il mio ritratto fotografico e che abbia la consolazione di vedere spesso il Conte Thomas nella sua casa. Spero pure che lei si sia quasi completamente ristabilita e che nel prossimo autunno possa intraprendere il viaggio a Gerusalemme per ritornare a Roma ancora come Madre Generale. Spero anche di ricevere ancora sue lettere. Che Dio me lo conceda.
686
Le chiedo, Madre mia, un favore che lei può farmi: ecco, due Padri della Congregazione di S. Camillo de Lellis, i Padri Girelli e Tomelleri (quest'ultino è allievo del mio Istituto), che avrebbero bisogno di essere presentati alla Congregazione dei Vescovi Regolari. Lei può presentarli a qualche Vescovo suo amico, affinché li aiuti nei loro affari. Essi vogliono riunire le diverse Case di Venezia, ora dipendenti direttamente da Roma, in una Provincia, cioè, fare una Provincia con diverse Case. Mi faccia il favore di indirizzarli a dei Vescovi di sua conoscenza. Lei è pratica di queste cose, avendo fondate tante case, specialmente a Roma.
Mi scusi, Madre mia; mi saluti Sr. Sofia; passi i miei rispetti a Mons. Serra Vescovo di Perth e preghi per il


suo ind.no servitore
D. Daniel Comb.


N. 83 (81) - AL CARD. ANTONIO CAGIANI
APCV, 287/92

Verona, 8 marzo 1862
Eminentissimo Principe!

687
L'esimia bontà colla quale l'Em.za Vostra R.va m'accolse nel passato gennaio a Roma e si adoperò tanto a bene delle Suore Clarisse Sacramentine di Verona mi dà l'animo di raccomandare alle sollecitudini dell'Em.za V. R.ma i due latori della presente i PP. Camilliani Girelli e Tomelleri, che sono inviati a Roma per affari della loro Congregazione. Essi hanno per iscopo di ottenere dalla Sacra Congregazione dei Vescovi Regolari la facoltà che le diverse case Religiose che sono nel Lombardo-Veneto, le quali indipendentemente l'una dall'altra dipendono da Roma, vengano costituite in Provincia, e sieno fra loro legate sotto gli ordini di un Capo Provinciale dipendente dal Generale dei RR. PP. Ministri degli Infermi di Roma. A tale oggetto hanno bisogno di guida e di raccomandazioni e di aiuti.
688
I Padri dell'ordine di S. Camillo de Lellis di Verona e delle nostre province, come pure tutte le corporazioni Religiose del Veneto, sono l'esempio di tutti, ed osservano col più stretto rigore le loro regole. Debbo dire per amore della verità, che se in Roma rifulge in alcune anime religiose la più splendida luce di perfezione, generalmente parlando, nelle nostre province del Veneto si osservano dalle persone religiose d'ambo i sessi le regole con maggior perfezione che in Roma e nelle altre province d'Italia che quasi tutte le ho visitate: e perciò l'opera che l'Em.za V. R.ma presterà coi consigli e colla sua protezione, verrà eminentemente ricompensata dalla soddisfazione che risulta dal sapere che l'Em.za V. R.ma si adopera a pro di uno stuolo di anime giuste e sante che hanno riempito i nostri paesi di beneficenze specialmente nel condurre e assistere i numerosi ospedali di alcune città Lombardo-Venete. Io raccomando perciò questi buoni Padri Camilliani alle paterne cure di V. Em.za, fermo nella fiducia che dietro i suoi consigli e la sua guida riusciranno nei loro nobili intenti.
La Madre Superiora delle Sacramentine Clarisse di Verona, che visitai ieri le offre i più distinti ossequi. Le chieggo perdono se osai interessare a favore di questi miei amici l'Em.za V. R.ma, che è sì illuminata in questi affari; e mentre le bacio umilmente la Sacra Porpora, passo a dichiararmi nei Sacri Cuori di G. e di M.

Dell'Em.za V. R.ma
umil.mo dev.mo ed indeg.mo servo
D. Daniele Comboni
Miss.o Ap.co nell'Africa Centrale

N. 84 (82) - A DON LUIGI FRATINI
PCV, 287/93

Verona, 8 marzo 1862
Mio caro D. Luigi!

Voi direte che sono tardo nel non iscrivervi mai. Sì, avete ragione; ma saprò supplire a tempo alla mia negligenza, e voi alla vostra. Oggetto di questa letterina è, che quando il potete, come faceste con me, abbiate a condurre i latori della presente i RR. PP. Camilliani, il P. Girelli e Tomelleri miei amici a vedere qualche bella meraviglia di Roma. Li raccomando alla vostra gentilezza: ricordatevi di me; salutatemi e riveritemi tutti i membri della Casa Carpegna, ed abbiatemi pel

Vostro sinc.o amico
D. Daniele Comboni m.a.
I miei rispetti a Mons.r Besi.
Il magnifico paramento da Chiesa regalato dall'Austria a Pio IX e valutato per N¼ 36000 scudi è stato fatto dalle ragazze del mio Ist.o; vi han lavorato anche le morette. Se lo andrete a vedere, avrete campo d'ammirare un magnifico lavoro, tutto ad ago.
N. 85 (83) - A PADRE GERMANO TOMELLERI
APCV, 287/93 bis

14.4.1862

Breve biglietto.


N. 86 (84) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Collegio Africano - Verona

Verona, 17 aprile 1862
Em.mo Principe!

691
Il Canonico M.r Polidoro, ora Arciprete della Cattedrale di Verona, già Confessore di S. Maestà I.R.A. l'Imperatrice Marianna d'Austria, chiamato fra noi il S. Liguori di Verona, trovasi ora oppresso nella sua età di settantaquattro anni da grave e lento morbo cronico che lo deve in pochi mesi trascinare al sepolcro. Essendo devotamente attaccato alla S. Sede, ed al Sommo Pontefice, desiderando ardentemente una speciale benedizione del Supremo Pastore della Chiesa, si rivolse a me, che gli facea visita, per trovare il canale sicuro per avere questa grata soddisfazione. A tale scopo, oso importunare la somma bontà di V. Em.za Ill.ma e Rev.ma, affinché nell'occasione che al giovedì corre a' piedi di S. Santità, si degni di domandargli una benedizione per Mons.r Polidoro, che gli renderà giocondi i dolori della sua avanzata età, e della estrema sua malattia. Se a tutto questo V. Em.za aggiungesse una benedizione pel povero Ist.o Mazza, gli sarebbe più cara di tutti gli encomi che riceve dalla stampa periodica, sovente organo della menzogna.
In attesa d'una sola riga di conforto pel santo vecchio nostro amico, che annunci la benedizione che gli invia il S.to Padre, le bacio la Sacra Porpora, e mi dichiaro con tutta la venerazione e l'ossequio

Di V. Em.za Ill.ma e Rev.ma
umil.o ed indeg.mo ser.e e figlio
D. Daniele Comboni


N. 87 (85) - ALLA CONTESSA LUDMILLA DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Nobil.ma Sig.ra Contessa!
Verona, 1 giugno 1862
692

Colla mano ancor tremante e convulsiva, perché sono appena disceso dal pergamo, m'affretto di vergarle queste due linee per manifestarle l'alta mia sorpresa, la gioia vivissima, del mio cuore, e la mia più sentita riconoscenza per avere testè ricevuto la preziosissima sua lettera del 20 p.p. scrittami dall'ameno soggiorno della Vigna. Per verità non ho mai nutrita la desiata speranza ch'ella avesse a trovare il tempo e la volontà di scrivermi dopo che m'aveva già espresso che, ad eccezione della pia sorella e di qualche altro stretto congiunto, ella non è solita a scrivere a nessuno. Perciò il vedermi dinanzi nella cara e preziosa sua lettera un monumento della dolce memoria ch'ella e tutta la cara e venerata famiglia Carpegna, che è l'oggetto di tanti sospiri e dolci emozioni del mio cuore, l'assicuro che è tale avvenimento di vera gioia per me, che non finirò mai, né sarò mai capace di mostrarle abbastanza la mia più viva gratitudine.
Sento che sta per compiersi nella diletta famiglia un avvenimento doloroso, che è il distacco per qualche tempo del caro ed ingenuo mio Pippo, distacco che io sento nel più vivo dell'anima, perché finché si rimaneva in Roma, poteva sperare di vederlo più spesso, mentre invece nel Belgio non ho per ora occasione di andare. Tuttavia mi lusingo che finalmente una gita per me nel Belgio, è come una passeggiata della Sig.ra Contessa dalla Vigna alla Sapienza che farà domani, come mi scrive: perciò se si rimane colà qualche anno, il cuore amante, che sa vincere ogni ostacolo, saprà trovare opportunità per volare ad abbracciarlo anche nel Belgio.
Intanto la prego di stampare sul quel caro sembiante due baci affettuosi per me, annunziandogli ad un tempo, che informatomi della direzione, gli scriverò per combinare immediata epistolar comunicazione fra me e lui, desideroso di essere informato su tutto quel che lo riguarda, e di comunicargli l'affetto grande che mi arde in cuore per lui. Veggo che Ella e la sua famiglia serbano cara memoria di me. Se avessi da dirle che passa un'ora senza che io non ricordi affettuosamente tutti i membri della sua casa, direi una solenne menzogna: sempre sempre ed sans cesse io li porto nel mio cuore, li ricordo tutti, e talvolta senza avvedermene parlo di loro con chi mi circonda, e trovo un vero conforto ed una soave consolazione nella nostra distanza nel ricordarli a Dio nel S. Sacrifizio della Messa, cosa che non ho mai tralasciato ogni mattina che ascendo l'altare.
Sì, il Dio della pace e della misericordia non tarderà a spargere sovra la nobile famiglia il balsamo della gioia e della concordia, dissiperà tutte le nuvole, che il nemico dell'umana felicità distende sovra delizie d'una famiglia che è degna degli speciali riguardi di Dio e della società. Intanto sollevi lo spirito alla tranquillità, alla speranza, alle disposizioni di quel Dio che guarda i quattro membri della cara famiglia con ispecial predilezione ed affetto. Sì, nessuna preghiera parte dal mio cuore così spontanea, fervida, e piena di consolazione, quanto nei felici momenti in cui ogni giorno sollevo lo sguardo al Signore per trovarvi il centro di comunicazione fra me e la sempre amata famiglia Carpegna, che possiede tutto il mio cuore.
Sento che ai 12 del corr.te in circa Ella partirà col Conte e con Guido per la Carpegna. Oh! esulta il mio cuore, perché s'avvicina a Verona, e questo fatto mi fa sperare che forse tal vicinanza mi porgerà il destro di fare una gita autunnale colà, perché grande è il desiderio che mi arde nel petto di veder tutti, di parlare a lungo, di bearmi della loro cara presenza. Chi sa che Iddio non mi abbia riserbata questa consolazione! Sono lieto di sentire una parola di tutti in particolare i cinque cari membri della famiglia. Quel benedetto Guiduccio, di alcuni mi tocca soltanto di volo; ma gli scriverò che io brama sentir notizie di ciascuno in particolare, e a lungo. Mi dispiace che dopo la mia partenza da Roma (che fu il più doloroso distacco forse di tutta la mia vita per separarmi da cari oggetti, e per certe concomitanze ch'io travedeva) ella sia stata ammalata.
695
Spero che i bagni di Rimini la ristabiliranno perfettamente: procuri di sradicarsi totalmente quel piccolo avanzo di tosse, che non saprei se fosse una lieve irritazione alla mucosa, o indizio di qualche piccola affezione all'apparato respiratorio; e procuri di curare ed avere speciali riguardi alla sua salute, che è tanto preziosa per la famiglia e per altri. E che fa il mio caro C.te Luigi? Gli dica ch'io l'ho sempre alla memoria, ch'io penso a Lui, e che lo stimo assai, ché ne ho forti ragioni, e l'amo di sincerissimo affetto. Se nel maggio non fossi stato enormemente occupato io gli avrei scritto; ma ho desiderio ardente di scrivergli fra breve. Intanto gli offra i miei saluti, mentre io prego per Lui. Del resto i miei giovani e giovanette more stan bene, meno Luigi, che era il prediletto di Guido, il quale, per essere cresciuto troppo rapidamente, ha contratta una tubercolosi che lo manderà alla tomba. Ho presentato stamane i suoi saluti al mio Superiore, che la ringrazia di cuore, e ricambia gli ossequi. Egli, che è un santo, prega per Lei e per la famiglia Carpegna.
696
Le nostre 400 ragazze, benché fra le più formidabili distrette dei tempi difficili, fanno bene; ed altresì i 200 giovani del mio Collegio fan bene, i quali daran fra poco alla città un'accademia. Il Superiore poi settuagenario, che non vive che di poche erbe prese una volta al giorno, senza alcun fondo, appoggiato alla Provvidenza, conduce e provvede a questa enorme quantità d'individui, sempre allegro e tranquillo, e sempre caro al Signore. Io per ora non ho alcuna destinazione: per cui mi balena allo sguardo la speranza di presto vederci. E' il sospiro del mio cuore. Mi riverisca il Prof.e Mazzoni, del quale serbo dolce memoria, e non mi maraviglio del buon effetto delle sue operazioni, dopo che ho ammirata la sua scienza e franchezza che lo fanno un grande operatore.
Del resto io non so trovar parole per mostrarle la mia gratitudine nel vedermi ricordato da Lei. Io certo le scriverò ancora; ma non oso dirle che qualche volta mi scriva. Lungi dal credere troppo lunga la sua lettera, debbo dirle che sono tanto felice di vedermi dinanzi i suoi caratteri, che li riguardo come un prezioso tesoro, e quanto più li veggo tirati giù come Dio vuole, mi sono tanto più cari, perché più spontanei e cordiali. Ah! la prego di stare allegra e tranquilla. La consolazione di vedere un marito premuroso per lei, e due cari figli da lei partoriti coll'amore che sono sì buoni, e che l'amano assai più che una madre, come Ella ancora è madre senza pari per loro, è questa una consolazione per lei che dee dissipare ogni nebbia di afflizione. E' questo il sospiro del mio cuore.
Nel maggio testè caduto ho fatto N¼. 33 prediche formali tutte sulla B. V. Maria, e mentre ne esaltai le grandezze, all'elemosina raccomandai ogni sera al numerosissimo mio uditorio tre Ave Maria secondo la mia intenzione; e questa mia intenzione era la felicità spirituale e temporale della famiglia Carpegna. Ah! Maria verserà il torrente delle sue benedizioni e il fiume della sua pace nel cuore della venerata C.a Ludmilla, del C. Luigi, e in tutta la cara famiglia. Si ricordi sempre di me. Accetti i sensi di vera stima ed affetto che le offre di tutto cuore

Il Suo affz.mo D. Daniele C. M.A.


N. 88 (86) - ALLA CONTESSA LUDMILLA DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Nobilissima Sig.ra Contessa!
Verona, 4 luglio 1862

Quanto le son grato per la preziosa sua lettera del 1. corr.te! Come Ella soddisfa a' miei desideri nel parlarmi di lei di tutti i membri della cara famiglia Carpegna, ch'io amo più che me stesso! Sì, o venerata Sig.ra Contessa; ogni volta ch'Ella mi scrive, ed anche quando il mio caro Guido mi scrive, le confesso che è per me un avvenimento, che tutto mi consola e mi fa dileguare ogni pena ed ogni affanno. La ringrazio di tutto cuore, e non saprei abbastanza esprimerle quanta sia l'affezione che io porto a Lei ed a tutti i membri della famiglia. L'assicuro che tutte le cause di afflizione che attualmente opprimono il suo animo, e che ella benignamente mi esprime, rispondono direttamente nell'intimo del mio cuore; e vorrei che non solamente queste afflizioni fossero divise (ché tutte le avversità di Lei e della casa Carpegna sono anche mie); ma sarei felice se potessi addossarle tutte a me, e sentirle io solo.
S'immagini con quale affetto io sia felice ogni giorno di pregare, specialmente nella S. Messa, per Lei e per tutti loro. A dirle il vero, conoscendo un po' le cose di Roma io sono convinto che Ella abbia fatto assai bene a mettere nel Collegio di Bruxelles il caro mio Pippo, e che Ella ha agito da vera madre cristiana nell'aver saputo sacrificarsi nel distaccare da sé quel caro figliuolo per amor del suo bene avvenire. Brava, mia sig.ra Contessina; quanto io ne godo nel vedere in lei questi tratti generosi che mi fanno crescere la stima e l'affezione che io nutro per lei. Quindi è che voglio congratularmene col Sig.r Conte, al quale scriverò domani. Sono convinto di questo; perciò Ella stia di buon animo, che Ella ha fatto una cosa grande, e cosa assai grande attesi gli ostacoli che ha dovuto superare: e a suo tempo sarà beata di vedere i frutti di questo magnanimo sacrifizio.
700
La prego a scrivermi l'indirizzo per stabilire carteggio con Pippo, perché bramo di lasciargli quelle norme e quei ricordi perché cresca alla virtù, ed al decoro della sua famiglia, e ad onore della società. Fra parentesi le dico (e la prego di serbare il silenzio, perché ciò per ora sarà utile, ed a suo tempo ne vedrà gli effetti) che io tengo corrispondenza col Conte Luigi, ed avemmo lo scambio di qualche lettera. Le dirò che finora son contentissimo. Preghiamo adunque con fervore i SS.i Cuori di Gesù e di Maria. (Le ripeto di serbare il silenzio. Non dovrei parlare. Ma ho tanta stima e rispetto per Lei, che non temo a Lei di rompere il segreto). Mi dispiace assai della pericolosa malattia della sua sorella dimorante in Polonia.
701
Stamane ho celebrato messa al Sacro Cuore per Lei, e farò pregare per la povera inferma dal mio Superiore e da anime pie. Ma qualunque ne sia il successo stiamo attaccati, o mia rispettabile Contessa, alla Croce di Cristo. Preghiamo prima che Dio benedica alla sua anima, e poi al suo corpo, disposti sempre ad accettare dalle mani di Dio il sacrifizio. Godo che mi parli della sorella Annetta, di Pélagie, del fratello, e di tutti quelli che hanno stretta parentela e amistà con lei e coll'adorata famiglia Carpegna; perché tutti questi io amo per ragione di concomitanza coll'augusto nome di Carpegna. Prego la sua gentilezza di salutarmi il fratello, Pélagie, e tutti e quattro quei loro buoni bimbi; Pélagie mi scrisse una volta dopo il mio ritorno da Roma, ed io le scrissi una volta nelle passate feste pasquali. Dopo non ebbi più notizie delle buone Polacche.
La prego di salutarmeli tutti. Ho rimproverato con una lettera i miei due compagni Missionari, che io ho pregato di venire a trovare la famiglia appena giunti a Roma, e poi scrivermi. Quei bricconi invece hanno aspettato venti giorni, e poi non mi hanno scritto nulla, se non che hanno veduto per poco tempo la famiglia senza nominarmi nessuno. Anche per questo sono stato in gran pena. Ma debbo esser grato a Lei, Signora Contessa, che mi ha portata una grande consolazione col darmi ragguaglio di Lei, e degli altri. Guido, quel bricconcello son tre mesi che non mi scrive. Egli è veramente un po' crudele con un amico che l'ama; ma passato lo scompiglio dell'avvenimento della partenza di Pippo, voglio ben muovergli i miei lamenti. Ma parliamoci un po' intimamente.
Benché io non abbia saputo che il 10 per 100 di quelle turbolenze che affliggono l'adorata famiglia Carpegna, tuttavia l'amore che è sempre irrequieto, e che si slancia ovunque un raggio di bene delle persone amate lo trasporta; l'affetto, io dico, me ne ha rivelato il 90 per 100. Io calcolo tutto. Potrei ripeterle ad litteram tutto ciò che mi balenò allo sguardo e alla mente e di Lei e del Conte e di Guido, e di Pippo e di D. Luigi. Trovo nella famiglia dei torbidi non indifferenti. Dio vuole dar da bere il fiele anche a chi potrebbe essere pienamente felice.
Adoriamo le disposizioni di Dio; ma per parte nostra dobbiamo allontanare tutto ciò che può intorbidire la nostra pace. Ah sì! la venerata Contessa Ludmilla fu quella che bevve il calice più amaro! Lo immagino; e m'immagino pure l'eroismo della sua virtù, i sacrifizi che ha dovuto sostenere. Ma coraggio, o mia cara Contessa. Quelle angustie, quegli affanni, quelle pene non le ha sofferte invano. Quelle angustie sono ora calcolate da chi dovea calcolarle. E' impossibile che tanti sacrifizi e tante pene da lei sostenute, non debbano essere coronate da un'era di pace, da un torrente di consolazione che l'aspetta. Coraggio adunque per ora; sia tranquilla; stia sempre allegra. Quei due cari figliuoli che ella ama con amor di madre senza pari, devono pur confortarla, e fondatamente, in ogni evento sinistro.
Il Conte, devo dirlo con certezza, conosce la virtù di Lei, e sa che ella ha sofferto. Ma basta; perché ora non vorrei andare troppo innanzi. Stia tranquilla, allegra, e pensi qualche volta anche a Verona, ove si parla in qualche luogo di Lei, di Guido e di Loro, come a Roma. Qualche mio amico mi domanda spesso di Carpegna. Si ricordi di me, Sig.ra Contessa, che io sempre mi ricordo di Lei, e porto il suo venerato nome e la sua immagine scolpita nel cuore; preghi per me, e Dio sia il centro di comunicazione fra me e Lei, e la cara sua famiglia. La prego di scrivermi ancora durante il suo soggiorno a Pesaro, e mi faccia sapere ancora quanto tempo Ella col Conte e con Guido resteranno alla Carpegna, perché mi possa regolare. O se sapesse quanto è il mio desiderio di vederli! E se nell'autunno rimangono costà, è molto probabile che io venga a fare loro una visita di qualche giorno.
Mi scriva, Contessa, ché, le sue lettere sono come vero balsamo ristoratore al mio spirito; e la prego di ricordare a Guido, e cui scriverò dopo che avrò scritto al Conte, che non sia tanto avaro di lettere, ché le sue lettere mi son troppo care. Se scrive a Pippo e all'ottimo D. Luigi, me li saluti tutti. M'immagino che D. Luigi andrà all'Esposizione di Londra: al suo ritorno, gli zufoli all'orecchio, e gli suggerisca, come Lei, che passi per Verona, perché lo vedrò volentieri, ed un lungo colloquio con Lui potrebbe essere assai utile per quello che roule dans mon esprit.
705
Frattanto, io la riverisco, o Contessa. Faccia bene i bagni, e procuri che le sieno utili per conservare e ristabilire la preziosa sua salute. Si diverta, stia allegra, e di buon animo, mi saluti Pippo, e mi scriva e mi parli di Lei e delle cose sue, che son come mie, di Guido e del Conte, che io amo, e che ogni giorno vagheggio tutti e quattro nel mio grande album, che mai apro, ad eccezione di tre o quattro volte al giorno per vedere tutta distesa l'immagine della venerata famiglia Carpegna.
Accetti i sensi della stima ed amore rispettoso, con cui mi segno di tutto cuore

Di Lei affez.mo ser.
D. Daniele Comboni M.A.
Riceva gli ossequi del mio Superiore che in questo punto m'impone di offerirle.


N. 89 (N. 87) - ALLA CONTESSA LUDMILLA DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Nobilissima Sig.ra Contessa!
Verona, 1 agosto 1862

706
Mentre ella dimora in Pesaro, voglio scriverle ancora una volta, sapendo quanto è buona e gentile nel leggere volentieri i miei caratteri. Ho ricevuto l'ultima sua preziosissima 19 p.p., la quale da un lato m'inondò l'anima d'un immenso piacere, e d'altro lato mi lasciò il cuore afflitto.
Le dirò che ho ricevuto una bellissima lettera da Bruxelles, nella quale il mio caro Pippo mi dà un diffuso ragguaglio del suo stato attuale. Quanto è mai bello il cuore di quel figlio! Ei mi dice che è validamente impegnato nel voler far bene, e riuscire nel suo intento per dar consolazione ai suoi genitori. Egli è così affezionato alla sua famiglia, che ogni altra cosa l'annoia; sicché vive quasi sempre ritirato, intento a' suoi studi per corrispondere con felice riuscita alle tante premure de' suoi amati genitori. Egli mi prega di tener consolato con qualche lettera papà e maman. E siccome papà era contrario, ei vuole con buon progresso dargli tanta consolazione e più, quanto fu il dolore nel dargli il consenso. Iddio lo benedica quel buon figlio, e benedica all'ottimo D. Luigi che ha di lui vera cura di Padre! Ho avuto assai piacere nel ricevere lettera da D. Luigi per la prima volta. Per quel che veggo resterà a Bruxelles tutto quest'anno. Mi pare di veder Pippo tanto bene invogliato nello studio, tanto bramoso di far bene, ché questo figlio, la cui momentanea separazione è costata tante lagrime, darà tanta consolazione al cuore dei suoi buoni genitori, che farà onore alla nobile famiglia. D'altro lato mi par tanto buono quel figlio, ché non contrarrà alcuna macchia di tutto quel che può esser di male in un Collegio militare, tanto più che quello di Bruxelles gode buona fama.
Si consoli perciò il di lei cuore, o mia buona contessa, che il suo sacrificio partorirà la felicità ed il bene di quell'anima. Devo poi confessare la buona parte che in ciò ha il Conte. Egli non voleva a tutti i costi dare il suo consenso, e lo ha dato. Ei si lamenta, strilla, e va mormorando querele, e lo lascia a Bruxelles. In qualche maniera si adatta alla volontà degli altri. Non intendendola bene, altri avrebbe tenuto fermo il posto, ed avrebbe negato l'assenso. Ma il Conte ha ceduto; ed in ciò ha mostrato di essere uomo che fa dei sacrifizi. Poverino! sento tutto lo sforzo che avrà fatto; e spero che sarà ora tranquillato. Mi pare che se altri motivi non vi fossero, la irreprensibile condotta del figlio, e il suo indefesso amore ed applicazione allo studio, e il suo desiderio di corrispondere ai sacrifizi dei genitori, dovrebbe bastare a consolare un padre.
Ho fiducia che i bagni Le avran fatto bene, e che l'autunno finirà di ristabilirla in salute. Ella sarà consolata dalla presenza del mio caro Guido, che colla sua fervida fantasia lancerà dalle rive dell'Adriatico uno sguardo su quel mar tempestoso di Albania, ove l'anno scorso abbiamo sostenuta fiera burrasca, che ci obbligò di poggiare e ricoverare a Corfù. Io sospiro di poter venire a passare alcuni giorni alla Carpegna: ma non sono ancora certo.
I suoi stimoli gentili mi ci fanno volare: sono impaziente di vederli tutti e tre: ad ogni modo farò il possibile perché il Superiore mi permetta. O per fas o per nefas voglio venire alla Carpegna; e se tutto mi andasse fallito, penso di rubare i quindici giorni che ci sono concessi di patria, e volare a' monti di Urbino e Maceratiani. La mia patria, in Lombardia, sul lago di Garda, mi ha già avuto nello scorso autunno, ove diedi le sante Missioni. Mio papà, unica cosa che mi prema alla patria, lo ebbi già in Collegio 20 giorni nel p.p. luglio. Dunque spero di poter combinare una rapida corsa a S. Arcangelo, e per la via di S. Marina ascendere l'erta de' suoi monti.
Io sto benissimo, e sono occupatissimo: oltre alle corrispondenze delle Missioni, alla predicazione, alla scuola araba quotidiana, ho diversi uffici di filantropia. La scorsa settimana, mediante una lettera scritta all'Imperator d'Austria, Dio mi diede grazia di liberar due prigionieri condannati, che erano innocenti. Preghi per me Contessa: ella ha posto fisso nelle mie preghiere, nel mio cuore. In mezzo alle mie occupazioni il più gran conforto che abbia avuto, fu il ricevere sue lettere, e quelle del Conte, di Guido, di Pippo, e di D. Luigi. Ricevo lettere da quattro parti del mondo ogni giorno quasi, so di aver molti che mi amano, specialmente in Verona: ma il mio cuore è sempre fisso alla buona famiglia Carpegna; e non so perché. Abbia memoria del

Suo affez.mo D. Daniele C.
Riceva gli ossequi del mio Superiore che prega per Lei.


N. 90 (88) - AL PRESIDENTE DELLA SOCIETA' DI COLONIA
PER IL SOCCORSO DEI FANCIULLI NERI
"Jahresbericht des Vereines zur UnterstŸtzung
der armen Negerinnen 12 (1062), pp. 46-48

Verona, 1 agosto 1862
Reverendo Signore,

709
La Divina Provvidenza, la quale non abbandona mai coloro che confidano in lei, dispose che io venissi a sapere dell'esistenza a Colonia sul Reno di una pia Società la quale si propone come fine di promuovere e sostenere l'opera missionaria del riscatto, educazione e istruzione dei poveri fanciulli neri. Il P. Lodovico da Casoria a Napoli, come pure il Presidente della Società di Maria a Vienna, Sig. Dr. Fr. von Hurter, furono quelli che attirarono così la mia attenzione.
Dopo ch'io fui di ritorno dall'Africa Centrale, mi venne affidato la direzione del reparto dell'Istituto Mazza, in cui si educano e istruiscono i fanciulli neri.
710
Il Rev. Sig. Don Nicola Mazza 50 anni or sono (vedi più diffusamente nel nostro resoconto annuale) ha fondato un Istituto d'educazione per fanciulli poveri di eminente talento e di provata moralità, per formarne abili sacerdoti pel servizio della Chiesa o uomini capaci per l'umana società.
A questo Istituto venne ad aggiungersi una seconda creazione di D. Mazza, una casa che doveva servire di rifugio a quelle giovanette, che, senza protezione nell'umana società, correrebbero rischio di perdere la loro innocenza, per formarle sotto ogni rispetto brave donne per la vita borghese. In questi due Istituti al presente si trovano raccolti, separatamente, circa 600 allievi. I due Istituti non posseggono capitali e Don Mazza si sente ogni giorno abbandonato all'arbitrio della Provvidenza divina. Nel 1849 a quegli Istituti ne aggiunse un terzo per gli scopi della missione dell'Africa Centrale. Egli prese sopra di sé il mantenimento, l'educazione e l'istruzione di un certo numero di fanciulli neri riscattati, onde servirsene poi più tardi (secondo il piano del P. Lodovico da Casoria), per la conversione dei propri compaesani in Africa.
Attualmente abbiamo solo 12 fanciulli neri che ho riscattato io stesso l'anno scorso sulla costa di Zanzibar (costa orientale dell'Africa) e ad Aden; poi abbiamo 13 ragazze nere che furono portate dall'Egitto. Questo Istituto africano ora è affidato alla mia direzione e alla mia amministrazione. A stento so come vivere di giorno in giorno, tanto più che per gli infelici anni di guerra, le fonti della beneficenza scorrono dovunque scarse. Per questi motivi ardisco pregare con la più grande insistenza la Presidenza della Società coloniese, di farmi avere nuovi aiuti. So con quanta abbondanza soccorrono ogni anno il Padre Lodovico e il P. Olivieri, che sono ambedue miei amici e coi quali sono convissuto a Napoli, a Roma, in Egitto e devo rivolgermi alla loro pia Società, perché mi trovo in una deplorevole strettezza.
Tuttavia prima di reputarmi degno di soccorso, abbiano la bontà di raccogliere informazioni sul mio conto presso il Presidente della Società di Maria a Vienna, Sig. Dr. von Hurter, presso Sua Em. il Card. Barnabò, Prefetto della S. Congregazione di Propaganda, o presso il P. Lodovico al quale condussi già parecchie volte fanciulli neri, oppure presso il Reverendo Nicola Olivieri e presso il Rev. Provicario Matteo Kirchner, col quale io, come missionario apostolico, ho fatto il viaggio nell'interno dell'Africa.
Dio esaudisca le mie preghiere, ecc.

Don Daniele Comboni
Missionario Apostolico
Direttore del Collegio Mazza per i Neri.
Traduzione dal tedesco


N. 91 (89) - AL CONTE LUIGI DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Mio carissimo Conte!
Limone, 10/10 = 62

Non voglio lasciare la mia patria Limone, senza indirizzarvi una linea che vi rinnovi i miei speciali ringraziamenti, e vi faccia sapere il grande affetto che io vi porto, e serbo per la vostra cara famiglia. O caro mio Conte: dal momento che ho lasciato Carpegna, non so passare un istante senza pensare a voi, e senza vedere in voi, in Guido, e nella Contessa una sorgente della mia felicità. Io non ho accenti per dimostrarvi quanto mi sia stata preziosa la vostra confidenza nel mettermi a cognizione di quello che si agita nella vostra famiglia. Ma lasciamo ora questo, che sarà argomento della nostra futura corrispondenza.
Sono lieto di farvi i miei più sinceri auguri pel dì 18 corrente, anniversario delle vostre faustissime nozze con la Contessa Ludmilla. Oh! mio caro amico; Dio sia con voi in ogni istante, e vi guidi incessantemente per le vie della felicità, dell'ordine, della Religione. Sono l'argomento quotidiano dei miei sospiri.
714
Transeat su tutto per ora; e lasciate, o mio caro Conte ch'io vi parli di me. Vostro nonno, Eccellenza Ill.ma, come voi m'avete assicurato fece delle grandi bugiarate. Voi stesso, Eccellenza pure Ill.ma, mi avete confessato che avete pur fatto qualche bugiarata. Ma, se sapeste! ne ho fatta una anch'io di tal genere, che mai feci nei miei lunghi e difficili viaggi, e che mi schiatta il cuore se non la manifesto a voi. Nella strada, che intercede fra Rimini e Monte Cerignone, ho perduto una borsa dorata orientale, contenente N¼. 5 pezzi da 20 fr., e N¼. 9 da 10 fr. Che volete? La gioia di essere tra voi e con voi m'ha fatto trascurare di scriver subito a S. Marino per cercarli: e la mia coscienza turbata dalla turpitudine di questa solenne buggiarata non mi diede il coraggio di dirvelo a voce. Solo gli ultimi giorni, quando mi vidi nella necessità di partire, ebbi appena il coraggio di dirlo a Ludmilla, che fu per me un angelo tutelare, perché la bell'anima mi fece un imprestito di 30 Scudi. Ah! caro Conte, tutti facciamo spropositi. Sappiate anche voi la corbelleria che io ho fatto. Ora sono contento. Lasciate che vi dica s'io v'amo. Voi ricordatevi di me, che mi è caro di vivere nella vostra memoria, e di protestarmi con tutto l'affetto

Vostro sincero amico
D. Daniele


N. 92 (N. 90) - AL PRESIDENTE
DELLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 12 (1862), p. 48-49

Verona, 22 ottobre 1862
Reverendo Signore,

715
Con questa Le notifico che per sua bontà il 21 ottobre, mediante la casa Fratelli Smania, ho ricevuto 370 fr. oro. Le sono infinitamente grato per l'amore fattivo in favore di questi miei moretti. Benedico la Provvidenza che nelle sue imperscrutabili disposizioni non abbandona mai coloro che confidano solo in lei. I nostri fanciulli neri pregano ogni giorno per tutti i soci della sua pia Società.
Quest'anno nell'Africa Centrale sono morti 16 missionari, che io ho imbarcato l'anno scorso a Trieste. Educando in Europa e al Cairo fanciulli neri per gli scopi della missione, noi speriamo di risarcire le dure perdite di missionari.
Rinnovo il più cordiale ringraziamento e prego Dio di ecc.

Don Daniele Comboni
Missionario Apostolico
P.S. In questo momento devo tenere gli Esercizi spirituali; appena sarò libero, La informerò diffusamente circa i risultati e progressi degli allievi affidati alla mia direzione.

Traduzione dal tedesco


N. 93 (91) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. GIOV. BATTISTA IN SACCO, VERONA
AMV

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