1 8 6 5

N. 129 (124) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/7

Carissimo Sig.r Rettore!
Lyon, 5/1 = 65

963
Aveva fatto una lettera dettagliata pel Superiore, e già ne faceva una più lunga per Lei, quando in questo punto mi giunge la sua del 1 corr.te, e gli dico la verità che non ho più forza e coraggio di scrivere. Sospendo quindi la spedizione della lettera al Superiore, che certo non si degnerebbe di leggere; e sospendo di scrivere al mio caro Rettore, perché mi manca veramente la forza morale, e invece lascio aperte le due lettere dirette a Canossa e a Pompei: le legga tutte e due, e anche a chi dei nostri cari dell'Ist.o ha affetto per me, poi le chiuda e le mandi alla loro destinazione. (Col Farinato faremo i conti alla mia venuta. E' inutile che vada da Tregnaghi, che non darà nulla, perché sarebbe un debito che io non riconoscerei.) Da Parigi scriverò più dettagliate notizie. Confido in Dio e nella B. V. Io chiesto denari pel superiore?
964
Io ricevuto da Giovanelli denaro, e non dato al Superiore? Egli, caro Rettore, sa che una fonte mi somministra denaro pei mori, e sa che in coscienza io devo erogarli: al Superiore non manderebbero nulla, né mai mi fu detto di darli al superiore; ho chiesto io, viaggiato e trovato io per lo scopo; ed io devo pensarci a fare quello che devo. Il Superiore non ha alcun diritto fuor che quello di comandarmi a non impicciarmi pei mori e more; ed io in tal caso avrei il dovere di obbedire se me lo avesse comandato. Ma al denaro nessun diritto: io solo devo erogarlo a norma delle avute istruzioni. Avrei mille altri argomenti; ma non mi sento proprio la forza morale di scrivere.
965
Benché il buon vecchio si mostra non padre ma tiranno ora per me, tuttavia la causa del mio abbattimento è proprio perché quel buon vecchio soffre per me, e soffre per nulla, e senza ragione. Sento ora più che mai la grazia di essere cattolico, e la fede è la sola che mi consola a soffrire per amore di Cristo: altrimenti un petto non riscaldato da Cristo dovrebbe soccombere. Risponderò dettaglia-tamente alla sua cara lettera, più tardi. Veramente sono abbattuto. Sarebbe tempo che il Superiore la finisse; altrimenti questo. Sono momenti che ho bisogno di incoraggiamento, più che di sconforto. Il Sup.re avrebbe dovuto dirmi qualche cosa a Verona: si vede che si aspetta la mia assenza per influenzarlo. Ma e da vicino e da lontano io sono lo stesso, e sento le cose nella medesima forza da tutti i quattro angoli del globo. Il Superiore non potrà mai rimproverarmi cose, che meritino di essere allontanato dall'Ist.o.
Caro rettore, mi scriva a Parigi posta restante, ove più tranquillo, le scriverò, e preghi per me. Avrà ricevuto da mio Padre le 10 copie, 1 delle quali a D. Vertua. Un affettuoso saluto al Superiore, ai nostri cari Fondamentalisti e preti dei 4 anni e Chierici e giovani, e maestre, fra cui spec. la Cavattoni. Accetti i sensi della più viva gratitudine ed affetto dal
Suo D. Daniele


N. 130 (125) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/8
Carissimo Rettore!
Parigi, 15 gennaio 1865

Finora non ho concluso niente per l'Africa. Sono cose ardue, in cui vi vogliono ample vedute e mezzi e coraggio, ed assistenza speciale di Dio. Il Card. Barnabò m'impose di osservare tutti gli Stabilimenti Africani della Francia, insomma tutto ciò che di sacro e profano v'è riguardo all'Africa, e soprattutto a Lione, ov'è il Semin.o delle Missioni Africane. Io venni accolto cortesemente dal Superiore M.r Planque, uomo di eminenti qualità ed assai stimato in tutta la Francia. Chi il crederebbe? Dio dispose che capitando nelle mani di lui, cadessi nelle mani di un santo, ma acerrino nemico. Egli per fini santissimi gettò a terra il mio Piano, e quel che è più corse dai membri del Consiglio Centrale dell'Opera della Propagazione della Fede e dal Cardinale De Bonald, e li prevenne in contrario. Non sapendo rendermi conto della causa di un tale procedere di un santo e bravo uomo, ebbi con lui molte conferenze; e mi assicurò che è un Piano aereo, nocevole alle Missioni africane, piano che non sarà mai accettato, né sussidiato, piano a cui egli sarà sempre contrario.
Ho consultato parecchi membri del Consiglio, parecchi Missionari vecchi, qualche Vescovo, e il Card. Arciv.o di Lione, tutti sapevano del mio Piano. Finalmente ho spiegato tutto questo enigma che è chiaro assai. Il Seminario delle Missioni Africane di Lione fu fondato da Mons.r Vescovo Bresillac già Vic.o Ap.lico di Com-botur alle Indie, ed affidato a M.r Planque, il quale è Vicario Ap.co dei Dahomei nell'Africa occidentale. Il Piano di Planque e del def.to Monsignore (che a metà strada morì con tutti i Missionari) ha per og-getto di penetrare nel Centro d'Africa dalla parte occidentale. Il mio Piano combatte il sistema d'entrare di colpo nel centro, come si pra-tica nelle altre Missioni, e stabilisce invece il principio: rigenerazione dell'Africa coll'Africa.
969
Quindi è che il Sig.r Planque dice che il mio piano va tarir le vocazioni, perché in esso è detto che l'Europeo muore nell'Africa: Egli ha quindi detto al Consiglio di Lione che non si muore nell'Africa, come è chiaro della Missione Gallas. Egli quindi combatte la sostanza del piano. Nega del pari che il moro sia suscettibile di diventare catechista, maestro, artista, e molto meno Sacerdote; ed egli ha fondato un Collegio di mori a Cadice per farli preti e artisti. Quanto poi al Comitato, lo dice imbarazzante e complicato etc. Su ciò suppongo che abbia ragione, benché io persisto nel volerlo fondare, semplice sì, ma voglio fondarlo. Il Sig.r élanque m'assicurò che avrebbe scritto in proposito alla Propaganda. Insomma a Lione in quest'uomo (che il Cardinale Barnabò vorrebbe che io unissi a tutti gli altri), è il capitale nemico. Quindi è che concepii il disegno di cavarmi a Lione e piantare il mio campo di battaglia a Parigi.
970
Scrissi frattanto a Mons.r Massaia a Parigi, e mi rispose subito. Intanto io potei avvicinare il Conte d'Ercules, fondatore della pia Opera della Propagazione della Fede (e lo avvicinai dietro ample raccomandazioni di alcune mie Dame, colle quali avrò eterna amicizia, perché la donna cattolica è tutto), un veglio venerando e santo; mi guadagnai l'amicizia, e gli esposi in iscritto in francese un sunto del piano. Questi m'invitò a pranzo; ove con mia somma sorpresa era invitato il presidente del Consiglio Centrale. Fu mia cura di parlare assai dell'Africa, di ciò che ho veduto io e di ciò che hanno osservato gli altri. Questi mi trovarono assai istruito nelle cose africane. Mi fu caro il sentirmi interrogare su tutti gli obbietti mossi dal Signor Planque, e più volte; ed io, senza mostrare di essere informato delle opinioni di Planque deferite al Consiglio, con somma pacatezza e moderazione, come se fosse una questione per accidens discussa a tavola, risposi ad ogni loro domanda.
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Credo di avere fatto la più buona impressione sull'animo di quei buoni vecchi; molto più che ho ripetuto più volte, ed essi s'accorsero che io ne sono convinto, che nulla voglio intraprendere senza il placet della Chiesa, e che ciò che non piace alla Chiesa non piace a me pure; e che se il Papa non vi sorride, ie vais déchirer mon plan. Il C.te d'Ercules allora diede al Presidente il mio Piano stampato dicendogli: Le Plan de M.r Comboni est un grand Plan qui me plat beaucoup, il a été dans le Centre de l'Afrique, il a vu mourir ses camarades, il connat beaucoup l'esprit africain. Io allora soggiunsi che ho piacere che sia conosciuto dal Presidente, perché a suo tempo avrà istruzioni in proposito da Roma; e me la cavai da Lione, stabilendo corrispondenza col C.te d'Ercules, all'insue de M.r Planque. Questa circostanza e questo incontro felice a suo tempo mi gioverà molto. Intanto dietro l'invito di M.r Massaia venni a Parigi, ove sono da quattro giorni. Oggi passiamo a Versailles, ove staremo una settimana, e poi ritorneremo a Parigi. Spero che questo vescovo veterano dell'Africa mi sarà molto utile: voglio andare molto adagio, pensare, consultare, perché l'affare non è da ridere. Sono alloggiato dai Cappuccini insieme a M.r Massaia Cappuccino, che mi vuole sempre con lui, ed ha un cuore largo come l'est di tutto il Nilo, di cui egli è il più zelante Apostolo.
Cosa vuole che le dica di Parigi? Siamo in un altro mondo, caro Rettore; in avvenire empirò qualche pagina di Parigi. La città dei piaceri mondani, la città delle opere eminentemente cattoliche, seducente pei seguaci del mondo e di Dio. Io in quattro giorni mi trovo in una beatitudine, perché ho trovato tante persone care qui a Parigi, fra cui M.r Spaccapietra Arciv.o di Smirne, e Mons.r Sohier Vic. Ap. della Cocincina settentr.le etc. il Baron Gros Ambasciatore in Cina etc. etc. Le suore del Sacro Cuore di Gesù m'hanno accolto con entusiasmo. La sorella della Marchesa Canossa Durazzo ricevette dalle mie mani l'involtino ricevuto dal March. Ottavio; essa conferì colle 100 e più suore tutte nobili del S. Cuore, ed hanno preso l'Africa come punto delle più fervide loro preghiere.
Ho detto messa, e la Fondatrice ordinerà alle Case di tutta l'Europa da Lei dipendenti di raccomandare ogni giorno del mio Piano l'esecuzione. Lo stesso l'Ist. di Maria riparatrice. Consacrerò quando avrò tempo qualche pagina sulle 190 Istituzioni femminili di Francia, non conosciute in Italia, che si danno alle opere di pietà e di carità. V'è fra le altre il Buon Soccorso, che è un'istituzione diffusa in tutta la Francia, di cui le monache a una a una sono sparse per le famiglie per dirigere le ménage et soigner la vieillesse. Ve n'è una anche dal Conte d'Ercules a Lione: sta a tavola colla famiglia etc. e fanno voti e sono vestite come le monache dell'Ospitale. Ma basta perché m'accorgo di andare in Emmaus. Avrei troppe cose da dire, e basta.
Nulla dico delle cose mie rispetto al Superiore: solo dico che in tutte le cose ci vuole filosofia, e filosofia evangelica. Dichiaro in faccia al cielo e alla terra che nulla è vero di quello, di cui sono accusato. Io non ho mai ricevuto nulla da Giovanelli che non l'abbia dato al superiore. Dopo il 1862 in cui fu l'ultima volta che a mio mezzo mandò al superiore del denaro, io non ho mai ricevuto da Giovanelli un centesimo nemmeno, né per me, né pel Superiore. Io non ho mai domandato denaro a nome del Superiore, mai e poi mai. Ho domandato a persone lontane del denaro pei Mori, quando era Vicerettore, e che non sapeva come vestirli e curarli; e ricevetti qualche somma, consegnata a me pei mori; ed io religiosamente l'ho erogata pei mori, perché chiesta da me, senza mai nominare D. Mazza; e non ho consegnato il denaro a lui, perché veniva in tal guisa erogato per le more. In coscienza ho fatto così, e farò sempre così, fino a che io accetterò denaro. Ho usato ogni delicatezza e scrupolosità in questo. Se il Superiore è imbevuto altrimenti, sia fatta la volontà di Dio, io pregherò i SS. Cuori di G. e di M. per lui: non posso fare altro. Gli voglio assai bene; ma sono un po' annoiato del suo procedere, che potrebbe fare del danno alla mia Opera.
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L'assicuro, caro Rettore, che sono scandalizzato di certi santi. Ma Dio è buono. I Sacri Cuori di G. e di M. sono il mio grande conforto ed il perno della mia filosofia.
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Sono peccatore e pieno di demeriti: ma vi è il perdono e l'assistenza di Dio. Il procedere del Superiore è tale, che potrebbe benissimo far andare fuori di strada chi non è ben fermo. Se avessi ammazzato un prete, non è questo il mezzo di convertire e ridurre sul buon sentiero un traviato. Io lo amerò sempre, e sarò grato in eterno; perché se ora sono in condizione da fare del bene, lo devo a quel caro vecchio. Ma bisogna che vomiti tutto per stare cogli occhi aperti perché non ne venga male a me, alle mie opere, a Lui, ed ai nostri Istituti. Il nostro buon vecchio ha viste magnanime e gigantesche adattate al vero progresso; e per disgrazia non ha modo, non ha prudenza; e potrebbe avere dei dispiaceri, come sono lì lì per averne io, se seguita di questo passo. Io per ora non gli scrivo; e vivo come se nulla vi fosse. Ma non credo di essere poi tanto cretino da non vedere le conseguenze. Basta. Io prego pei nostri cari Ist.i; e a Verona si preghi per me: che il Centro de' nostri rapporti è Dio.
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Mi saluti tanto e poi tanto il Superiore, il Vescovo, D. Beltrame, D. Tomba, D. Brighenti, D. Fochesato, il mio portinaio (da cui esigerò severo del mio castello, e se avrà fatto il suo dovere, lo chiamerò a parte dei 12 uccelli che farò provvedere da Fransele), il mezzo pretino, e tutti i preti nostri carissimi e chierici, e giovani etc. etc. Preghino tutti il Sig.re per il povero parigino. E si ricordi di scrivere più lungo e tutto, perché le notizie della regina dell'Adige diventano più che mai importanti sulle sponde della Senna. Quando poi va in Canterane mi saluti le mie due protestanti e Hans.
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A proposito della francese, scrissi al Vescovo di Ginevra che faccia indagini sulla sorella della De La Pièrre. Mi rispose gentilmente che farà tutto il possibile. Ciò in segreto. Spero in questo viaggio di tirare nel seno della Chiesa Cattolica anche la sorella. Ma finora ho cominciato: non parlerò che a lei, caro Rettore; e solo lo sapranno gli altri quando sarà affare finito. Il vescovo di Ginevra Mons.r Mermillod è mio amico, e a Roma ebbe notizie dell'affare di Dresda. Mi scrive che cet Apostolat caché attire toutes mes sympathies etc.

Aff. Suo D. Daniele

In tutto questo viaggio non ricevetti che una sola lettera sua a Lione.
N. 131 (126) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/9

Cariss.mo Rettore!
Parigi, 22/1 = 65

Mentre trasmetto a Scarabello un importante documento sugli studi scientifici, di cui è l'illustre antesignano, lascio due righe per lei, per dirle che io sto benissimo, e che a Parigi trovo assai miglior terreno che a Lione. Mi scriva.
Un solo aneddoto per ora, e basta. Andai da Aug. Nicolas per discorrere con lui sul mio Piano e pregarlo a darmi qualche lume, come pratico delle grandi Istituzioni. "Io, gli dissi, prima di abboccarmi coi membri del Consiglio di Parigi, desidero che Voi mi abbiate a consigliare e ad esaminare quegli articoli che mi potrebbero danneggiare e potrebbero al Consiglio dispiacere; e poi andrò a presentarmi."
Mi accolse assai bene, e gentilmente si presta per me: fui già due volte da Lui, e molto mi assiste. Indovini mo'?... Oggi ad un pranzo in cui fui invitato, ove erano 8 Vescovi, fra cui Massaia, l'Arciv.o di Smirne, due della Cina, e uno dell'Australia etc.; intesi che Nicolas è uno degli 8 membri del Consiglio di Parigi. Stasera afferma lo stesso il Provinciale dei Cappuccini. Io faccio e fo finta di non essermi accorto e continuo ad andare da Lui.
Ogni mattina dico Messa col calice del P. Ventura. Non posso descrivere la mia felicità nel trovarmi ora a Parigi per trattare le cose dell'Africa: qui sono al contatto continuo dei più grandi uomini cattolici che conoscono o furono nelle Missioni; il Governo pure, a cui fui presentato da M.r Massaia, mi accoglie bene. In complesso la mia posizione a Parigi è interessante, e tutti mi guardano con entusiasmo, e m'accorgo che la Miss.e dell'Africa Centrale è la più interessante del mondo. Per cui cerco di non far triste figura. Grandi e ricchi mi ossequiano.
Se sapessero che sono membro dell'Istituto il più povero del mondo (non si crede alla povertà estrema del nostro Ist.o), che a Verona vivo di polentina, che nacqui al Teseul, e che ora che scrivo da Parigi sono padrone di soli 37 franchi e 45 cent.mi, più una banconota da un fiorino, e guai a me se la Provvidenza non mi soccorre, se sapessero, dico, tutto questo, non si avrebbe tanto entusiasmo per me, fino ad essere visitato da Vescovi, da Ambasciatori, e da contrammiragli. Mi saluti il Sup.re; i nostri cari fr. Preti Chierici, giovani, Hans, protestanti, e mi scriva lungo.

D. D. Comboni
N. 132 (127) - AL CONTE GUIDO DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Mio dolcissimo Guido!
Parigi, 25/1 = 65
Rue de la Santé 13

983
Benché il mio cuore è angustiato per l'incertezza in cui mi trovo dello stato di salute di Maria, pure trovo un soave conforto a scrivere anche a te, mio caro Guido, ora che da tanto tempo non ti scrivo e non ti veggo. Io vivo lieto di vederti alla mia venuta in Roma, che sarà verso Pasqua, di un umore ben diverso da quello che ti ho veduto l'ultima volta; cioè spero che un placido sereno brillerà sulla tua fronte pei benefici effetti che le vittorie della causa Falconieri certo produrrà sulla domestica economia, e sulla pace della famiglia. Nessuno più del tuo amico africano desidera, mio caro Guiduccio, la tua felicità.
984
Assestato il sostanziale delle cose di famiglia, tu devi pensare a metterti al fianco una vezzosa fanciulla che compia la tua e la felicità della famiglia. Ora il tuo fedele africano ti consiglia e ti prega di scegliere una giovane demoiselle che abbia tutte le buone qualità del mondo, le quali si compendiano in quattro B, come si dice nella Venezia, cioè, devi pigliare una madamigella buona, bella, brava, bezzi. Le tre prime prerogative non hanno bisogno di spiegazione: la 4. prerogativa fattela spiegare dal caro e veneratissimo nostro C.te Beppi Principe Giovanelli, perché è parola Veneziana. Questi quattro titoli suscitano, aumentano, perfezionano l'amore, che è il sostanziale della felicità matrimoniale. Ricordati che quando ci hai posto sopra gli occhi, di farmelo sapere, perché senza averla veduta, comincio io pure ad amarla come se fosse mia moglie, perché ella diventa tua moglie. Io intanto pregherò il Signore, che ti diriga in ogni passo, e ti faccia fare una buona scelta: questo deve mettere il colmo alla tua felicità, e portare una benefica influenza sulla famiglia Carpegna.
985
Dio vi ha tutti provati con molto rigore per lo passato, quasi facendovi pagare il-khatia abœk; è tempo che vi dia della grandi consolazioni: alla tempesta succede la calma, alla notte il giorno; sono tali i disegni di Dio. Lo sospiro di cuore.
986
Ti dirò, mio caro Guiduccio, che sono lieto di aver fatta la conoscenza di zia Annetta. Io sono edificato di quella donna: è una santa e brava donna, e ve ne sono poche come lei: ed io avrò per lei una stima e venerazione speciale per sempre. Devo però confessarti che mi va più al cuore Pélagie, ed assai più ancora Maman. In queste due donne singolari vi trovo di più la mia poesia, e infine mi piacciono di più, per Bacco sarà forse anche la naturale riverenza all'età, che m'impedirebbe di avere la confidenza colla zia Annetta: ma infine più di Lei mi garbano le altre due.
Sono 17 giorni che sono a Parigi, o meglio a Parigi e Versailles. Qui consulto e studio le grandi Istituzioni, per equilibrare l'opera che ho ideato per l'Africa. Come vedi l'opera è ardua e grandiosa; ma se Dio vi mette le mani va eseguita; se Dio non vi mette le mani, né Napoleone 3¼. né i più potenti monarchi, né i più sapienti filosofi della terra potranno mai far nulla. Dunque che Dio faccia; e poi io l'ultimo dei figliuoli degli uomini riuscirò. Fra me e te siamo ricchi, fra me e S. Francesco Saverio siamo santi, fra me e Napoleone III. siamo potenti, fra me e messer Domine-Dio, siamo tutto.
Dunque allegri! Ti dirò che a Lione, ove mi fermai 20 giorni, ho trovato grandi ostacoli in un personaggio influentissimo, bravissimo, potentissimo, de comuni Confessorum Pontificum, il quale può benissimo faire écouler l'Oeuvre. Io m'affrettai di improvvisare dinanzi a lui un altro aspetto al mio viaggio in Francia, e riparai a Parigi, ove trovo miglior terreno per impostare l'opera. Tuttavia è un affare grandioso e difficile. Ma non pavento; mi pare di essere già padrone dell'Africa.
Il Piano già stampato a Torino, ne mandai a Mamman alcune copie, da consegnarsi anche al Pr. Giovanelli, e a Mons.r Nardi. A quest'ora l'avrai letto, e qualche volta avrai esclamato, che D. Daniele è pazzo da catene. Senti Guido mio! Io ho una fiducia straordinaria in Dio, e pongo in pratica il sapientissimo audaces fortuna iuvat, che in linguaggio cristiano è la Provvidenza. Ti prego di riverirmi il Principe Beppi e Maria Giovanelli, D. Mario e la Principessa moglie, e i tuoi amici che io conosco. Prega per me e amami come verso di te fa

il tuo aff. D. Daniele
Ti prego di salutarmi tanto e baciare la mano a papà, e dirgli che io vi voglio molto bene. Scriverò a lui pure una leggenda.


N. 133 (128) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/10

Amatissimo mio Rettore!
Parigi, 5/2 = 65

989
Ho già ricevuta la sua cariss.ma 20 p.p., dalla quale comprendo che i sentimenti del Superiore verso di me sono sempre i medesimi. Veggo che quello che soffro e che ho sofferto sino ad ora per questo non è che il preludio di più fiera tempesta, di più terribile afflizione. Il mettermi a combattere a fronte aperta con un santo Vecchio, non sarebbe che moltiplicare i rancori e provocare maggiori mali, perché io quantità negativa a petto di un D. Mazza la perderò sempre. D'altro lato se bene esamino la mia coscienza, benché pieno di difetti e d'infermità, sento che non vi è alcuna causa che meriti di allontanarmi dall'Ist. Comprendo che l'essere io stato implicato in ministeri gravi e delicati, benché in età non avanzata, l'avere io viaggiato molto, l'essere di sovente vissuto in piena mia libertà in esteri paesi col solo testimonio di Dio, potrà somministrare a chi mi vuol male argomenti o sospetti di aver meritato dal Superiore sì grave punizione, senza che io possa produrre argomenti in mia difesa. Veggo insomma la mia posizione al cospetto del nostro buon vecchio.
990
Ebbene, quel Dio che è testimonio delle mie azioni, dei miei sentimenti, del mio cuore, questo caro ed amabile Gesù penserà o a difendermi, o a darmi la forza di sopportare il peso della mia afflizione.
991
Abbraccio dunque il suo consiglio, e quello del nostro caro e venerato amico D. Calza, il modello dei grandi e dei veri amici, e mi taccio; mi getto nelle braccia della Provvidenza, che mi dirigerà sempre per le adorabili sue vie: mi offro a Gesù Crocifisso e alla Regina dei Martiri; e in questi due Cuori Sacratissimi metto la mia speranza e il mio conforto.
992
Che il buon Vecchio parli che io non appartengo più all'Ist.o e sotto la costa, e in piazza, e in Canterane, e dal Vescovo, e dal Papa; che Caio Tizio e Sempronio pensi e dica quel che vogliono di me, nulla importa. Gesù e Maria, che hanno sofferto pei giusti e più pei peccatori, avranno pietà e cura di me: e se il buon vecchio mi ha abbandonato, no che non sarò abbandonato da Gesù e Maria: avrò sempre la più viva riconoscenza verso il Superiore e l'Istituto, ed anche verso quelli che mi perseguitano, e pregherò sempre il Signore per tutti.
993
Già è buon segnale quando Iddio percuote in questo mondo; quanto più si soffre di qua, tanto meno si soffrirà di là. Le tempeste sono necessarie per rendere il cuore più forte alle battaglie.
994
Forse il Signore nelle mie cose d'Africa brama che soffra, per meglio lottare contro le difficoltà che si presentano all'esecuzione dei miei disegni: e se nulla di ciò volesse da me il Signore, l'afflizione e l'umiliazione saranno sempre da me colla grazia di Dio abbracciate, perché le prenderò come sconto delle mie colpe, e perché Gesù soffrì, Maria soffrì, S. Paolo soffrì, S. Fran.co Saverio soffrì, e i peccatori convertiti hanno sofferto. Venga tutto quello che Dio vuole, sarà sempre benedetto da me il Signore, ed esclamerò sempre con S. Agostino: hic ure, hic seca,..... etc. (mi capisce, non mi ricordo)...
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Nulla le dirò de' miei affari. La Propagazione della Fede, la S. Infanzia, l'Opera delle Scuole d'Oriente, di mano in mano che si verrà all'atto pratico di unÕopera nell'Africa, a misura delle loro forze verranno in soccorso di ciascuna opera che si intraprenderà nelle varie Missioni. La Propaganda mai prende iniziativa di un'opera, perché ella declina sempre da ogni responsabilità. Il mio viaggio in Francia è utilissimo, perché ecciterà grande interesse a favore dell'Africa, e a suo tempo produrrà frutto.
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Fra le altre cose ho pensato di sollecitare il Papa a fare un'Allocuzione al Concistoro dei Cardinali, per eccitare tutti i Cattolici del mondo a favore dell'Africa: io già scrissi al Cardinale: spero di persuadere Monsignor Massaia, e i Padri dello Spirito Santo, che hanno la Senegambia, Sierra Leone, le Guinee, il Senegal, e Zanzibar a fare lo stesso. L'arduo colpo di dare una spinta pel piano generale che sto iniziando, è di persuadere i varii Capi di tutte le Missioni Africane a stabilire un rappresentante a Roma, per comunicarsi reciprocamente le istruzioni di una pratica esperienza. A poco a poco spingerò la formazione di un Comitato; e poi, se a Dio piacerà, benché sia cosa contraria al Cardinal Barnabò, tenterò col Papa di far sorgere una Congregazione speciale per l'Africa, presieduta da un Cardinale, e dipendente dal Prefetto Generale, che ora è Barnabò, come è ora costituita la Congregazione pei Riti Orientali.
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Mi pare necessario e utilissimo per concentrare un maggiore interesse a Roma a favore dell'Africa. L'Africa si può definire, come scrissi da Parigi a Roma, la razza nera invasa o minacciata di invasione dall'Islamismo, condizione deplorabilissima, in cui nessuna altra parte del mondo si trova. Parmi dunque utile e direi quasi necessario di dirigere a poco a poco i miei sforzi a questo: vi vorranno molti anni. Intanto io darò mano a cominciare e a promuovere il poco, spingendo soprattutto il centro di azione sulla metà orientale dell'Africa. Pel Centro per ora nulla si presta la parte occidentale dall'Equatore a Gibilterra, perché i delitti delle Nazioni Cattoliche del secolo scorso avendo estratto con ogni sorta di violenza da quella parte oltre 14.000.000 di schiavi per lavorare nelle miniere americane, hanno messo tale odio contro i bianchi, che se non solo i bianchi, ma i neri della Senegambia, Sierra Leone, Dahomei, e Guinee entrano a 50 leghe nell'interno, sono tosto uccisi. Le Colonie Portoghesi dell'ovest e dell'est dell'Africa sono prive di operai evangelici, per l'antagonismo che vi è fra Roma e il Portogallo per l'elezione dei Vescovi; e il Nunzio Ap.lico di Lisbona incaricato di questo rappattumamento, a nulla è riuscito, e forse non riuscirà mai, perché la Società è ormai invasa dalla framassoneria.
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I miei sforzi adunque si concentreranno a promuovere operazioni in oriente; al che spero che prenderà gran parte l'Ist.o, se Dio vorrà.
Il giorno di S. Gio. Grisostomo, protettore dell'Opera delle Scuole d'Oriente fummo ad una gran Festa a Notre Dame des Victoires. Mons.r Massaia era il Celebrante, io l'Assistente, l'Arciv.o di Smirne il Predicatore. La Chiesa, ove fu fondata l'Arciconfraternita del Cuor di Maria, era zeppa di gente per lo più dell'alta Società. Dopo la predica dell'Arcivescovo, si levò Mons.r Soubiranne Direttore dell'Opera, e additando l'Ap.lo dei Gallas, e il missionario dell'Africa Centrale fece una commovente allocuzione di 3/4 d'ora, che l'uditorio rimase colpito soprattutto ai disastri dell'Africa Centrale. Alla sera avemmo visite da tutte parti, e fummo convinti del grande interesse che si à per l'Africa. Quel giorno dissi messa pel M.se Ottavio di Canossa.
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Ho fatto una grande amicizia con Aug. Nicolas, e coi 9 suoi figli e sua moglie. E' un cattolicone, che ha un sentimento per la religione e per la Chiesa, che giammai vidi l'eguale. Mi regalò l'ultima sua opera scritta contro Renan, e vuole che vada spesso a trovarlo. Esaminò il mio Piano; e mi manifestò la sua opinione, che per ottenere ottimi risultati bisognerebbe fonderlo in una Congregazione fondata a questo scopo. "La Chiesa, diceami giovedì tutto commosso, la Chiesa ha sempre avuto chi dévouement complet s'immole et se sacrifice con per diffondere le sua fede: voi avete fatto questo Piano che rivela votre dévouement à l'Eglise, e voi riuscirete a guadagnarle molti figli tra gli africani. Ma quand'anche tutti i vostri sforzi riuscissero vani, il solo proporre un tal Piano vi rende benemerito alla Chiesa ed alla civiltà."
1000
Questo mi consola assai, benché il mio cuore punto non sarebbe soddisfatto se a nulla riuscissi. Certo la opinione di questo insigne cattolico ed apologista mi incoraggia assai a proseguire nell'opera intrapresa. Nicolas mi mostrò la fotografia del Parroco di S. Ap.li D. Caprara, e mi disse: "Io stimo molto questo degno Sacerdote: benché sia vera la nostra corrispondenza, ed egli mi scriva in italiano, ed io a lui in francese, tuttavia scorgo che deve avere un'anima molto bella, e deve essere tout dévoué à son ministère." Le dico che l'amicizia di Nicolas mi è assai cara e mi va al cuore; ed i suoi figli hanno il medesimo cuore di lui: l'abatino già da 5 anni è domenicano; è buona conquista di Lacordaire, mi dice Nicolas.
Versailles, 5/2/ = 65
1001
Tanto i Cappuccini di Parigi come di Versailles mi vogliono assai bene. Io sono sempre il compagno indivisibile di Mons.r Massaia: sono 25 giorni che sono con lui, e veggo e comprendo che è un santo uomo. Il suo Ap.lato ai Gallas è uno dei più interessanti della Chiesa. Fu otto volte in prigione, due volte condannato a morte, due volte esiliato: insomma è per me un portento di zelo e saggezza. L'ho persuaso a venire a Verona, e verrà a trovare il Superiore e noi nell'Ist.o. Egli darà al Sup.re e a D. Beltrame molti lumi per la missione dell'Africa: son certo che il nostro buon vecchio, D. Beltrame e tutti dell'Ist.o si godranno. Egli ha grande stima del nostro Ist.o; Egli lo appoggerà assai alla Propaganda, e dopo aver parlato col Superiore potrà, ove lo giudicherà il Superiore, far saltar fuori il piano del Superiore. Sono d'accordo con lui, che essendosi già accomiatato da Roma, io lo farò chiamare dal Cardinale.
1002
La prego a promuovere in Verona l'Opera delle Scuole d'Oriente. Il Direttore ha preso a cuore l'Africa, e si è incaricato di promuoverne negli annali un grande interesse. Egli scrive al suo corrispondente di Milano ordinandogli di inviargliene dei fascicoli. Li legga; e vedrà che è opera eminentemente cattolica. Io vorrei che facesse un centinaio di Associati fra Verona e la Diocesi. Io poi penserò a diffonderla per tutto il Veneto. E' opera, che col tempo prenderà le medesime proporzioni dell'Opera di Lione e Parigi. Io sono incorporato in quest'Opera. Il Direttore, che m'è come un fratello, mi disse: "d'ora innanzi l'Africa sarà la meta dei miei sforzi". Mi capirà, che a suo tempo nell'Oeuvre des Ecoles d'Orient l'Africa avrà un grande appoggio materiale.
1003
Sono lieto di aver fatto anche l'amicizia di Teodoro Ratisbonne, l'autore della vita di S. Bernardo. Egli mi viene a trovar spesso. Alle fine del mese arriverà da Gerusalemme anche Alfonso, ed io sarò beato di riabbracciarlo, dopo 14 mesi dacché nol veggo. Lo vidi l'anno scorso a Francoforte. Taccio delle molte consolazioni che Dio mi dà a Parigi. Sono assai legato col P. Generale dello Sp. Santo, e con M.r Etienne generale dei Lazzaristi. Fui con M.r Massaia due volte dall'Arcivescovo di Parigi: ma è un gallicano per la pelle.
Mi ha fatto molto piacere di ricevere una letterina dalla buona De La Pièrre. Veggo che questa conserva buoni sentimenti, ed è piena di gratitudine. Non così la tedesca, che dopo la mia partenza da Verona non mi ha mai scritto, e nemmeno mi ha mandato a salutare.
1004
Il bene bisogna sempre farlo per sola gloria di Dio e pel bene delle anime: e del resto aspettarsi delle bastonate dai beneficati. Ma non importa. Non mi ha ancora il Vescovo di Ginevra mandata relazione della sorella di De La Pièrre. Mi scrisse però che si è preso l'affare a cuore.
1005
Mi riverisca M.r Vescovo, e gli dica che il Vescovo di Bayeux ha fatto un colpo; ma ora sta fuori di pericolo, e guarisce. Il Canonico Dò mi aiuterà a cavare documenti del suo venerando Antenato.
1006
Sento con sommo dolore la disavventura toccata al nostro caro D. Beltrame. Quanto mi dispiace a non essere a Verona per sollevargli un istante il dolore. Ricordo con tenerezza e riconoscenza il pietoso ufficio di consolatore che esercitò per me nell'Africa Centrale quando mi giunse la notizia della morte di mia madre. D. Giovanni in quei giorni fu la mia consolazione: me lo saluti di cuore, e gli dica che celebrerò pel suo padre una messa e due a N. Dame des Vic-toires. Mi saluti anche il caro D. Girolamo, a cui voglio tanto bene.
1007
Circa il Farinato, io credo che col dir che faremo i conti io non l'ho infamato. Gli dica che abbia pazienza: quando verrò a Verona egli non perderà nulla. Egli estrarrà la sua polizza, io la mia; e accomodatici, sarà rimborsato di tutto. Mi dispiace questo dissapore, specialmente per la sua moglie, che è tanto buona per noi, e che fu tanto buona per me.
1008
Sento con dolore che gli affari dell'Ist.o vanno male, e caso, io gli verrei in soccorso: ma come fare, mentre non ho più un soldo in tasca? La Provvidenza ci penserà! confidiamo in Dio.

aff.mo D. Daniel
[In margine] Distaccarmi dall'Ist.o non mi sento. I quattro di S. Giorgio non si sono fatti onore. Penserà il Signore: fiat.



N. 134 (129) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 707-710v

Parigi, 25 febbraio 1865
Eminentissimo Principe!

1010
La venerata lettera, che l'E.V. degnavasi inviarmi a Lione, contiene tre punti. 1¼. Il mio Piano per la Rigenerazione della Nigrizia presenta molte difficoltà nella sua esecuzione. 2¼. E' d'uopo che i Superiori delle varie Missioni delle Coste africane si uniscano e facciano il Piano per il Centro dell'Africa. 3¼. Non apparisce la necessità o l'utilità di un nuovo Comitato.
Premesso il principio che io accolgo con sincera venerazione e con tutta sommissione il giudizio dell'E.V.R., approfitto dell'esimia sua bontà, che inspira coraggio e vera confidenza, e mi permetto di esternarle qualche piccola osservazione.
1011
E innanzi tratto, io sono convinto che il Piano presenta molte difficoltà. Il problema, che io oso discutere, è per se stesso sommamente difficile: diciotto secoli non l'hanno ancora sciolto. Però questo grande problema essendo della più alta importanza, e degno di tutto il dévouement del Sacerdote cattolico, è appunto per le sue difficoltà che io mi sento eccitato a raddoppiare gli sforzi per meditarvi sopra, e muovere i più grandi uomini ad occuparsene, e destarne il più grande interesse, e provocare le più calde preghiere dei buoni per ottenere da Dio la grazia di veder qualche luce, e riuscire a preparare la via a qualche scioglimento. La lagrimevole miseria dei poveri negri pesa immensamente sul mio cuore, e non v'è sacrifizio che io non mi senta disposto ad abbracciare per il loro bene. Se l'Em. V. non approverà un Piano, io ne farò un altro: se non accoglierà questo, ne apparecchierò un terzo, e così di seguito fino alla morte.
1012
Il cuore dell'Em. V. che più di tutti al mondo è infiammato pel bene delle Missioni e specialmente per l'Africa (e parlano eloquentemente le missioni africane fondate dall'E.V. nell'ultimo decennio), sarà tanto buono da compatire a questa mia insistenza. Forse una volta o l'altra riuscirò ad abbandonare la vasta regione delle idee per discendere al positivo di una pratica esperienza. Non ispero giammai di vedere un Piano per la Conversione dell'Africa Centrale che non offra grandi difficoltà. Se ogni Progetto di grandi Opere, come dimostra la Storia, è sempre accompagnato da qualche utopia, spererò io di vedere un progetto sull'Africa, problema difficilissimo, privo di utopie? Mi pare che per un'Opera di tanto impegno non sia inopportuno di tentare qualche cosa, anche attraverso a grandi difficoltà.
1013
Al Card. Alessandro Barnabò - 25.2.1865
A riuscire a questo arduo scopo, io proponeva fra le altre cose, la cooperazione più o meno attiva dei Vicariati e Prefetture ap.liche già esistenti sulle coste dell'Africa, ove pure sussiste la razza etiope, perché, oltre a mille altri vantaggi, si potrebbero trovare dei punti confinanti all'Interno che si prestassero opportuni a stabilirvi nuove Missioni, ove si potrebbero concentrare più energiche forze per formarvi solide Cristianità. Comprendo come per ottenere questa cooperazione sì efficace, l'Em. V. nella sua saggezza opina che, trattandosi di Neri, opera alla quale devono concorrere tutte le Missioni delle Coste dell'Africa affidate a diverse Corporazioni religiose, ed assistite da Sacerdoti di diverse nazioni, è bene che i Superiori si accordino fra loro e ne formino il Piano.
1014
Se i Superiori delle Missioni Africane potessero accordarsi e unirsi fra loro spontaneamente, e facessero un Piano, niente di meglio vi sarebbe al mondo. Ma io temo che questi Superiori, che sono abbastanza imbarazzati per le proprie Missioni, allo sviluppo delle quali sono concentrati i generosi loro pensieri, non si uniranno mai spontaneamente, senza essere invitati dall'Em. V. R.ma e dalla Propaganda. Se una persona particolare li ecciterà a fare un Piano e ad accordarsi fra loro a vantaggio di un'Opera assai ardua per le missioni dell'Interno, sulle quali non hanno giurisdizione, questi Superiori a tutta ragione si rifiuteranno. L'Em. V. soltanto può in-spirare questo accordo e questa unione o confederazione, condizione assolutamente necessaria per realizzare qualche cosa di positivo per la Nigrizia Centrale; a questa condizione io credo che presterebbero la valida loro cooperazione.
1015
Secondo il mio debole giudizio io sono convinto che sia più opportuno, che chi sudò per alcuni anni nell'Africa Centrale, ed ha più sicure cognizioni della vera condizione di quei remoti paesi, debba presentare un Piano per la Rigenerazione della Nigrizia. In tal caso la Propaganda pria di nulla decidere, parmi che non sia sconveniente che inviti ad esaminare il Piano per la rigenerazione dei popoli negri dell'Interno i varii Superiori delle Missioni delle coste africane, i quali certo comunicando i loro lumi e le loro osservazioni, frutto di una lunga esperienza della razza negra, potranno dare gran luce ad un problema sì arduo, e forse agevolare il metodo più sicuro per una utile realizzazione. Sono certo che l'Em. V. è tanto benigna da sopportare che io le apra questa mia opinione.
1016
Del resto, mentre le esterno il mio sentimento che la salute della Nigrizia dipende dallo sviluppo della Fede sulle coste dell'Africa, e dall'unità di sistema applicato su tutti i punti atti per organizzare le opere preparatorie per le Missioni dell'Interno, oso ricordare che l'E.V.R. mi facea sperare a Roma di mandare per tale scopo una Circolare ai Capi delle Missioni Africane (e in tal caso meglio sarebbe di inviar la Circolare soltanto alle Missioni del Continente africano, e non già a quelle delle Isole, come sarebbe Seychelles, Madagascar, Mayotte, e Fernando Po); e ciò dopo essersi l'Em. V. assicurata dei mezzi pecuniarii e materiali. A me sembra che a questo punto l'Em. V. potrebbe fare l'ideata Circolare per tale scopo. Io sono sicuro dei mezzi materiali per la fondazione di parecchi Ist.i nelle Missioni, che attualmente si potrebbero prestare alla grand'Opera, perché è grande ed ammirabile l'interesse che sta sviluppandosi per tutta l'Africa, e che impegna in peculiar modo l'Opera della Propagazione della Fede di Lione e Parigi. Di ciò io ho prove irrefragabili. Di più, ho tutta la speranza che concorra la S. Infanzia, che già soccorre parecchie Missioni dell'Africa. L'Opera delle Scuole d'Oriente mi ha assicurato il suo speciale concorso.
1017
La Società di Colonia, opera approvata dalla Chiesa per l'educazione dei neri, con lettera 6 corr.te, senz'essere da me richiesta, appena conosciute le mie idee da altri, mi ha offerta spontaneamente tutta la sua cooperazione. La Società di Maria di Vienna, che batte sempre il punto di soccorrere gli Austriaci, e le opere cattoliche austriaco-africane, si presterebbe assai bene, e promovendo maggior movimento nell'Impero Austriaco e nel Veneto, diverrebbe assai utile al piano. Ad assicurare l'Em. V. di tutto questo, io non oso, e non mi pare conveniente che io provochi queste Pie Opere, per darle documenti speciali. A Lei è dato di chiarirsene, ove interessi il loro concorso. Soltanto io posso presentare all'Em. V. il documento della Società di Colonia.
1018
Frattanto io sono convinto che non si potrà mai organizzare per la conversione del Centro dell'Africa nessuna Opera stabile e duratura, senza prendere di mira tutta in generale la stirpe dei negri e formare una specie di confederazione fra le varie Missioni delle Coste africane per prestarsi scambievole aiuto, e stabilire un'unit di sistema applicabile su diversi punti, che inspiri l'opera delle missioni dell'Interno; unità che la sola Propaganda può inspirare e promuovere. La deplorabile condizione morale dell'Africa in generale parmi che si possa così definire: "La razza negra incurvata sotto il giogo del feticismo, la quale in parte è invasa, ed in parte è minacciata d'invasione dall'Islamismo." La Propaganda conosce per esperienza la difficoltà di vincere un negro già divenuto vittima della legge infame dell'Alcorano. Di più aggiungo che la propaganda musulmana estende ogni giorno il suo impero nel centro d'Africa, e quanto perde nell'Europa, altrettanto guadagna fra i Neri: perciò quanto più si ritarda la propagazione della vera fede nell'Africa Centrale, tanto maggiori ed insuperabili si faranno le difficoltà in avvenire di piantarvi il Cattolicesimo.
1019
Dunque ai riflessi di questa speciale e critica situazione dell'Africa, la più infelice, e certo la più abbandonata parte del mondo, e la più difficile ad evangelizzarsi per le particolari circostanze che militano contro la sua conversione, mi pare che sia necessario di fare sopra di essa le più serie e speciali considerazioni, e di richiamare l'attenzione del mondo cattolico: mi pare che per l'Africa debbasi fare un'Opera speciale.
1020
Ora un nuovo Comitato composto di membri zelanti ed attivi, che, rispettando l'integrità della giurisdizione di ciascuna Missione, e l'intera ed esclusiva influenza delle Pie Opere già esistenti che soccorrono le missioni nelle parti degli infedeli, concentra la sua attività nel preparare delle Opere per coadiuvare in mille guise lo sviluppo della Fede nella vasta estensione dell'Africa centrale, che ne promuova gl'interessi e lo spirito nell'Europa, e che tende a creare nuovi mezzi e nuove forze pel medesimo scopo sotto una sola inspirazione, mi sembra non solo opportuno, ma utilissimo.
Forse, la Sacra Congregazione potrebbe avere un mezzo più sicuro per ottenere migliori risultati che un Comitato extra urbem: un inetto pretocolo, come io sono, sarebbe temerario, se osasse pretendere di avanzare un suggerimento ad una autorità sì elevata ed illuminata, che è regolata da soprannaturale sapienza e carità. Io non posso citare che il Comitato che osai proporre, il quale, oltre a promuovere fra i cattolici l'interesse a favore dell'Africa, a procurare aiuti suppletori per le missioni della medesima, a formare buoni missionari ed artisti nell'Europa per quelle parti, spiegherebbe una grande energia sui punti più opportuni, e soprattutto nella parte orientale nei paesi dell'Interno che giacciono fra la Nubia e Zanguebar, che per l'elevazione considerabile del suolo dal livello del mare contengono dei punti importantissimi di un clima temperato, in cui si possono coltivare buoni germi e formare apostoli pel Centro.
1021
Certo è che, per giuste ragioni, veggo la necessità di modificare le attribuzioni del Comitato da me proposto, e soprattutto
1¼. dell'Articolo 3¼., il quale deve limitarsi a provvedere i mezzi pecuniari e materiali per le Opere preparatorie d'Europa, come sarebbe la fondazione di piccoli Seminari e piccole case artistiche, per impinguare le missioni e gl'Istituti d'Africa di missionari e buoni artisti; lasciando alle Pie Opere per la propagazione della Fede (le quali perciò avrebbero maggiore sviluppo nel mondo cattolico) il soccorrere le missioni che si fonderebbero nell'Africa, e gl'Istituti che si fonderebbero nelle missioni già esistenti (avendo dati sicuri che l'Opera della Propagazione della Fede e le altre opere accorderebbero aiuti speciali ad hoc).
2¼. dell'Articolo 5¼. che non è necessario.
3¼. dell'articolo 7¼. che è inutile; giacché sta ora trattandosi qui a Parigi di istituire una Società per redigere una Revue des Missions etrangéres, per supplire alla scarsità delle notizie degli Annali della Prop.ne della Fede (Società che a quest'ora è riguardata con occhio più benigno dal Consiglio centrale di Lione e Parigi, con cui si sta trattando).
1022
Del resto io ringrazio l'Em. V. R.ma, che mi ha suggerito saggiamente di venire in Francia, ove gli studi che ho fatto e le osservazioni che sto facendo sulle varie opere africane ed istituzioni cattoliche, mi fanno veder più chiaro quello che si potrà fare, per riuscire a qualche cosa di positivo pel bene della Nigrizia.
1023
Mi perdoni l'Em. V. se ardisco anch'io di farle la preghiera, che le innalzava giorni fa Mons.r Massaia, circa l'idea di muovere il S. Padre a fare un'Allocuzione in Concistoro a favore dell'Africa. Quale ammirando spettacolo non ci ha testé colpito! Il gran Sacerdote della Nuova Alleanza minacciato da ogni parte ed oppresso dai suoi fieri nemici, nel momento il più solenne in cui sembra annientato e conquiso dal furore delle potenze d'abisso, calmo ed imperterrito, quasi ridendosi delle minacce dei figliuoli di Satana, anzi, direi qua-si, compassionandoli, alza la sua voce apostolica che è udita da tutto il mondo, e colla sua famosa Enciclica conferma i suoi fratelli nella fede, istruisce i suoi figli nella purità della sana dottrina, e condanna gli errori della moderna società degli empi, che con sacrilego attentato s'adoperano di straziare l'inconsutile veste di quella maestosa Regina, che vincitrice della nazioni e dei Re vede passarsi davanti i secoli stupefatti, la cui voce risuona dall'orto all'occaso, il cui manto ricopre i popoli, come il padiglione dei cieli ricopre il mondo!....
1024
Quale impressione produrrebbesi nel cuore di tutti i fedeli, se la stessa voce dell'immortale Pontefice, che ha affrancati ed istruiti i suoi figli, intuonasse una parola di compassione e di pace a favore di tanti milioni di altri suoi miseri figli che giacciono sepolti nelle ombre di morte, e pronunciasse una commovente allocuzione a favore dell'Africa? Ah! certo si ecciterebbe un grande interesse pei poveri negri, risplenderebbero nuovi lumi, si ecciterebbero nuove idee, si imprenderebbero nuove operazioni, e al tempo stesso il mondo cattolico stupefatto avrebbe un altro argomento per persuadersi, che al timone della gran nave di Pietro sbattuta dai soffi maligni degli spiriti infernali, e tra i marosi agitata del burrascoso oceano delle passioni degli uomini, veglia il più esperto nocchiero, che tutta al porto di salvezza cerca di condurre la preziosa eredità della Chiesa di Cristo, le nazioni tutte del mondo: dabo tibi gentes ereditatem.
Pieno di rispetto, e sottomesso interamente alle sue idee,
bacio la sacra Porpora, e mi dichiaro

Dell'Em. V. R.
um.o ed indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni
1025
Il S. Padre, che ha parlato in favore della Polonia e per altri fini di minore importanza, certo accoglierebbe la preghiera dell'Em. V. R.ma, che perora pei suoi figli dell'Africa.



N. 135 (130) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/11

Carissimo Rettore!
Parigi, 7/3 = 65

1026
Per ora un solo saluto. Le accludo una lettera in lingua Galla, scritta da Mons.r Massaia ai quattro giovani mori, in cui manda la sua benedizione come Padre dei Galla. Faccia che la legga tanto quel di Zevio, come dell'Ospitale, e dei due di Venezia, e che in Galla scrivano una letterina a Mons.re.
Ho già cominciato ad applicare le Messe di cui con mio piacere mi ha incaricato. Finora diceva messa pel Papa. Tenga conto di tutto, che a Verona ci aggiusteremo.
1027
Ho molte cose a scrivere, ma non ho tempo. Io sto benissimo. Ho lavorato molto, predicato qui in Parigi, e veggo un tempestoso ma bell'avvenire per l'Africa.
Mi raccomandi alle preghiere dei nostri Sac.ti e Chierici e giovani dell'Ist.o. La ringrazio di molte notizie che mi ha dato nell'ultima sua. Mi scriva a lungo.
Dia ordine al mio portinaio di comperarmi in Piazza Navona due ombrelle di tela a tre svanziche l'una. Il giorno 15 febbraio ritornando dalle Tuilleries, ove fui presente all'apertura delle Camere, e udii l'imperatore pronunciare il suo discorso, perdetti la mia ombrella di seta! Mai più ombrelle di seta!! Preghi S. Giuseppe pel

Suo aff.
D. Daniele Com.

N. 136 (131) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/12

Cariss.mo Sig.r Rettore!
Parigi, 22/3 = 65

1028
Il Signore mi ha proprio fatto una piccola visita. Ebbi un fortissimo grippe, e non mi è ancora passato, e sulla faccia è sbroccato l'effetto della febbre terribile che la settimana scorsa ebbi e mi perseguitò: fiat! Quando a Dio piacerà passerà tutto. Ho la consolazione di essere qui con un santo uomo, che mi ama come suo figlio e mi circonda di mille premure, e mi fa fino da infermiere. Più che studio e che pratico con questo sant'uomo, più mi comparisce ammirabile. Se fino da principio avessi scritto ciò ch'ei mi dice (giacché tutti i nostri discorsi versano sull'Africa e su tutto ciò che coll'Africa ha relazione), io avrei un bel tesoretto, e cose interessanti e edificanti potrei scrivere. Egli fu parecchie volte imprigionato, moltissime volte stretto in catene, otto volte esiliato, ed altrettante volte condannato a morte.
1029
Abba Selàma in Abissinia a nome dell'imperatore predicò la crociata contro di Lui, come primo vescovo ch'entrò in Abissinia ed ai Gallas, e nel 1863 comparve incatenato davanti all'Imperatore Teodoro, che disposto a condannarlo a morte, dopo averlo inutilmente cercato a morte per 8 anni, invece dopo una lunga conferenza l'imperatore tremò, e lo ricolmò di onore. In quelle circostanze fu per due mesi incatenato sempre a cielo scoperto notte e giorno, e sovente passò la notte sotto la pioggia e nel fango. Egli Vescovo, mirabile dictu, stette per 15 anni scalzo, senza mai portare né scarpe né calze né sandali, né nulla.
1030
A me, che conosco l'Africa, in cui non vi sono strade, e solo spine e triboli, ciò fa grande impressione. Egli, uomo semplice come l'acqua, ma assai colto, menò la vita più santa, di cui so molti particolari. Conservo i suoi rozzi sandali che portò per i primi tre anni in Abissinia, quando fu colà per consacrar Vescovo Mons.r de Jacobis: glieli ho rubati, ed ora li posseggo come una reliquia. Egli è assai bene impressionato delle mie idee: non osa dare un giudizio sul piano in generale; ma dice che è il piano da lui presentato a Roma dal 1850. Ad ogni modo è un uomo Mons.r Massaia, che mi può fare del bene. Perciò avendomi pregato di aiutarlo nella stampa del suo catechismo Gallas e grammatica che la Stamperia imperiale di Francia stampa, senza che Mons.re spenda un baiocco, io rimango a Parigi con lui qualche po' di tempo.
1031
Quanto agli affari miei colla Prop.ne della fede ed altre Società, ho già tutto conosciuto e trattato. Il pensiero del denaro è di minore importanza. Di mano in mano che si pianteranno Ist.i vi saranno i necessari soccorsi pecuniari per l'Africa. Il difficile è combinare coi regolari, e per le fondazioni d'Europa, e soprattutto de' soggetti. Ciò mi occuperà assai in avvenire. Certo che sono riuscito a mettere grande interesse in Francia a favore dell'Africa: un primo avviamento è già fatto: lasci ora che il Papa ne parli in Concistoro, quando crederà opportuno, e vedrà quale effetto produrrà la parola del Vicario di Cristo. Sono certo che in qualche anno vi sarà maggior movimento per l'Africa. Ho offerto la mia impresa ai piedi di Maria a Notre Dame des Victoires, che ha 20,000,000 d'Associati. Colà farò una predica in una delle Feste di riunione degli associati sull'Africa. Il Sacro Cuore di Maria farà quello che noi non sappiamo che guastare.
1032
A Don Francesco Bricolo - 22.3.1865
Io la prego di andare a S. Peretto, parlare col Vicario, o con D. Francesco Zamboni, e scrivere il numero preciso degli Associati della Confraternita di Verona: credo che siano 200,000: e poi mi mandi il numero a Parigi. Il Direttore di Notre Dame mi ha incaricato di questo: io del pari ho scritto un articolo su quegli Annali, che sortono due volte al mese sopra D. Zecchini promotore dell'opera a Verona.
1033
Ebbi alcune conferenze con Montelambert, col quale mi trovai presso il Bar. du Havelt: mi piace assai più il mio caro Nicolas, col quale ho stretto una grande amicizia. Ho una lettera del Vic.o del Card. Wisemann che mi assicurava che il Card. avrebbe promosso in Inghilterra l'Opera dell'Africa. Ma il Cardinale è morto: requiescat in pace.
1034
Ho scritto al Superiore il giorno 10 marzo della sua nascita: gli ho anche trascritto l'estratto di una lettera, che Mons.r Massaia scrisse al Card. Barnabò sopra di me. Quando mi scrive, mi scriva a lungo e su molte cose. Io sono sempre allegro, e già consacrato a Dio, disposto a tutto quello che Dio vorrà da me. Certo che l'opera dell'Africa incontrerà ostacoli d'ogni genere. Io aiutato dalla grazia, cercherò sempre di operare dietro l'inspirazione di Dio, per eseguire in tutto la sua divina volontà, e cooperare, se Dio lo vuole ai disegni della sua misericordia pei poveri Neri.
1035
Mi raccomandi alle preghiere dei buoni. Mi riverisca il Sig.r Superiore, tutti i preti. Mi scriva ancora come vanno gli affari de' Bettanini colle Hermann, e mi saluti D. Tilino. Mi saluti Hans, e gli dica che suo zio si ricorda sempre di lui. Gli mando un ritratto di Mons.r Massaia sott.o da lui medesimo: vorrei mandarne uno simile al Superiore, facendogli fare dal Vescovo analoga iscrizione, come p.e.: viribus unitis lavoriamo per l'Africa etc., ma temo che me la respinga sdegnosamente. Ad ogni modo mi scriva il suo consiglio; e se il Sup.re ricevesse questa, a Lui, mio caro Rettore, ne manderei un'altra subito. Haec inter nos.
1036
Mi saluti Tregnaghi, a cui scriverò fra pochi giorni, D. Brighenti, D. Fochesato, D. Tomba e tutti preti, Chierici, giovani, Farinato e moglie, mio portinaio, mie protestanti etc. etc. Quante cose interessanti potrei scrivergli su Parigi, e sua posizione in faccia alla Chiesa!! ma nè ho tempo, nè forza etc. Mi dia notizie di mio figlioccio Vittorio, e me lo saluti.

Suo aff.mo D. Daniele


N. 137 (132) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/13

Parigi, 5 aprile 1865
Mio carissimo Rettore!

1037
Aspettava con ansietà una cara sua lettera: ma le mie speranze furono deluse: sia benedetto sempre il Signore: sono certo che questo silenzio non è prodotto da nessun motivo che indichi diminuzione di affezione per me. Sono certo di vivere nella sua memoria, come Egli, il nostro santo vecchio Superiore, e tutti i membri dell'Ist.o (non escluso il mio portinaio) vivono e regnano nel mio cuore. Avrei molto a scriverle di cose interessantissime: ma avendo un affare rilevante per me, lascio tutto; e mi fermo sopra questo.
1038
Fra parentesi, avrà ricevuto una nota delle Opere stampate dal celebre abate Migne. Come trattati sacri ed ecclesiastici, la stamperia Migne è la prima del mondo. Avendo io coll'Ab. Migne stabilito un contratto per il Capitolo della Cattedrale di Torino, nel visitare gl'immensi suoi Ateliers, che contano 12,000,000 di franchi solamente di placche di caratteri, mi venne voglia di provvedere l'Ist.o nostro di tutte le opere Ecclesiastiche. Pensai e studiai il modo di venire a capo di questo disegno: conferii coll'Ab. Migne; e parmi che senza dolore di testa noi potremmo avere una bella e utilissima Biblioteca mediante altrettante applicazioni di Messe: l'Ab. Migne accetterebbe queste applicazioni, fossero anche 50,000, e darebbe tutta la sua biblioteca: si tratta che con 2 mila intenzioni egli dà tutta la Patrologia, che sono tutti i Padri greci, latini, etc.
1039
Ora il Sup.re ha 30 applicazioni ogni giorno, le quali, per mancanza di elemosine, vanno sempre pel Papa. Non potrebbe egli combinare con il Vecchio? Non gli dica che ebbe questa relazione da me, perché essendo io in fondo al zerlo davanti al Vecchio, potrebbe dare un bel no assoluto: ma si porti in modo come se l'avesse avuta questa notizia da altre fonti: pensi, parli, e mi scriva.
1040
Ora verrò alla cosa, sopra cui mi voglio trattenere in questa lettera: le sembrerà strano, come fu questa cosa per me. Adoro in questo i disegni della Provvidenza, e benedico quel Gesù che ha sofferto innocente, mentre io alla fine sono un povero peccatore. Sua Eminenza il Cardinale Barnabò scrivendo al mio caro Mons.r Massaia Vescovo di Cassia, dichiarò che Comboni non appartiene più all'Ist.to del Canonico Mazza di Verona. Monsignore rimase stupito; ed io pure; mentre non credeva che le cose fossero giunte a tal punto da arrivare fino a Roma, colla quale io ho ora a trattare affari delicatissimi ed importanti, con pericolo di farmi risentire delle poco gradevoli conseguenze. Mio caro Rettore, la cosa è così: il buon vecchio, per ragioni e fini certo buoni, che io sempre rispetterò, ha fatto sapere a Roma vel per sé, vel per alios, che io non sono più dell'Ist.o Mazza.
1041
Sempre disposto a riconoscere e confessare la mia indegnità di appartenere all'Ist.o Mazza, sono molto sorpreso di questo avvenimento. Secondo ciò che egli, mio caro rettore, mi disse (giacché il venerando nostro vecchio non mi ha parlato mai di questo né a voce, né in iscritto), la prima volta che io fui informato che il Superiore era disgustato con me, fu nel testé passato estate, quando io era a Torino. In questa mia assenza, passarono fra il Rettore ed il Superiore molti colloqui, io, dietro il saggio suo consiglio, scrissi al buon vecchio, in guisa, che al mio ritorno a Verona ai primi di settembre, abboccatomi col Superiore, si serbò un perfetto silenzio, né apparve questa accanita contrarietà contro di me.
1042
A Don Francesco Bricolo - 5.4.1865
Ai primi di settembre andai a Roma: vi stetti due mesi: in questo frattempo si rinnovò l'acrimonia, il povero vecchio si disgustò, passarono colloqui fra il Rettore e il Superiore, io rinnovai degli atti di dovere e di umiliazione, e si assopì tutto, e sembrava tutto finito: ritornato quindi a Verona, pria di venire in Francia, m'abboccai più volte col Superiore, mi trattenni con lui da solo a solo; non mi manifestò alcuna contrarietà, anzi m'incoraggiò nell'impresa africana, e mi promise di pregare e far pregare per questo. Parto da Verona e vengo in Francia; ed ecco s'accende di nuovo il fuoco della discordia; e senza darmi alcun avviso, senza darmi tempo a difendermi, mentre io sono lontano, mentre ho con Roma affari importanti, senza legale discussione e processo, si scrive a Roma che io non appartengo più all'Ist,o Mazza. Non so quale maniera sia questa di procedere. Fulminare una decisiva sentenza senza far nulla sapere al condannato! Sia benedetto mille volte il Signore.
1043
Ho osservato che a me si fa la guerra quando sono lontano, e sono nell'impossibilit di difendermi. Quando sono vicino, tutto sorride pace intorno a me. La cosa essendo portata a Roma, io fo molte osservazioni, mio caro Rettore; ecco pressappoco alcun che di ciò che s'aggira per la mia mente: 1¼. Nei momenti i più solenni, quando io ho bisogno di molta fiducia dalla parte di Roma, con cui sto trattando affari rilevantissimi, si scrive a Roma in tal modo che io non appartengo all'Ist.o, a rischio di gettar per sempre a terra i miei affari, e far tutto abortire, e compromettere per sempre la mia persona, e il mio avvenire!!!
1044
2¼. A Roma, in Francia, a Vienna, nel Veneto, a Bressanone, in Prussia, in Torino, in Inghilterra, e ove ho intime relazioni, ed ove è pervenuto il Piano d'Africa, in cui è stampato che io sono dell'Ist.o Mazza, mi si crede a tutta ragione appartenente all'Ist.o Mazza: veggendo ora il Card. Barnabò, e il Papa (che lesse da capo a fondo il mio Piano), e tutti, che si dichiara a Roma da altri, e non da me che io non sono dell'Ist.o, mentre col mio silenzio si dee supporre che io vi appartengo, tutti questi distinti personaggi, dai quali, pendono le cose che pell'Africa io tratto, hanno il diritto di pensare che io sono un mentitore, un impostore, un doppione.....
1045
Difatti il mio caro Mons.r Massaia rimase di sasso, quando lesse la lettera del Cardinale; e ciascuno ha il diritto di diffidare di me. 3¼. Questo fatto quali conseguenze porterà ai disegni che nella pochezza mia sto facendo e trattando pel bene dell'Africa, e quali danni a me, al mio avvenire? Io mi riconosco affatto inetto a trattare gli interessi della gloria di Dio: ma avea gran coraggio, perché l'ombra di un venerabile Ist.o proteggeva la mia debolezza. 4¼. A Roma dovrò giustificarmi: la coscienza, gli interessi della gloria di Dio secondo i miei calcoli pei poveri negri, aggiunga l'amor proprio perché sono miserabile e vigliacco, mi obbligano a questo: qual laude ridonderà all'ist.o, se per giustificarmi, sarò obbligato a scoprire alla Propaganda, e forse al Papa, e a coloro a cui si riferirà la cosa, le magagne dell'Ist.o, che tutti noi conosciamo, e certe cose meno ammirabili del caro nostro Superiore?
1046
Ciò però non mi dà gran pena, perché spero che Dio mi darà la grazia di trionfare di me stesso, e di essere tanto forte da non toccar mai l'Ist.o; ma lo porterò sempre al cielo, come ho fatto sempre, soprattutto a Roma. 5¼. Un cuore, non freddo come è il mio, legato all'Ist.o ed al Sup.re coi vincoli del più fervido affetto e gratitudine, quale scossa tremenda soffrirà nel distaccarsi?.... Sottometto a Lei, mio caro Rettore, queste prime cinque riflessioni, di cui peserà le conseguenze. Più tardi ne sottometterò delle altre.
1047
Immerso in tali pensieri, le confesso candidamente che fo delle serie meditazioni. Tuttavia devo confessare altresì, che giammai il mio cuore si sentì legato a Gesù e Maria come adesso: in questa terribile incertezza dell'esito dei miei disegni, e del mio avvenire, trovo un'immensa felicità dell'essere cattolico e prete, e tocco con mano che Dio è infinitamente buono, e che mai abbandona coloro che sperano in lui: non so se sia imbecillità, o forza ricevuta da Dio. Non sento la mia triste posizione, e mi trovo sicuro e contento nel cuore. O quanto sono buoni Gesù e Maria!
1048
Mi fa breccia però il fatto, che tra il Superiore ed i membri dell'Ist.o fondamentale non ravviso un legame che unisca e leghi i doveri ed i diritti di detti membri col Superiore, mentre mi appare dinanzi lo spettacolo di un membro dell'Ist.o fondamentale, legato alla casa da 23 anni, senza essere stato mai sentito, senza essere giudicato come prescrive il regolamento, contro l'opinione del Rettore immediato, e di quasi tutti i membri, mentre è lontano e non può difendersi, senza dargli nessun avviso e dire la minima delle ragioni, nei momenti i più delicati ed importanti dai quali dipende l'esito di tutto ciò che può fare per la gloria di Dio, nel mentre che con un recente opuscolo è manifesto che è dell'Ist.o Mazza, posto in tali circostanze, si dichiara escluso dall'Ist.o,, e si porta fino a Roma la notizia!!! Ciò che oggi tocca a me, domani toccherà a Lei, ed agli altri, mio caro Rettore! Facciamoci tutti coraggio; che se prima il mio legame con loro era per essere tutti figli d'un medesimo Padre, il legame che ci unisce in avvenire consisterà nell'essere figli di uno stesso destino.
1049
A Don Francesco Bricolo - 5.4.1865
Confesso che non ne capisco nulla: la tranquillità della mia coscienza, e Dio che compie sull'uomo i disegni della sua misericordia, mi danno una forza da benedire la Provvidenza di tutto cuore per questo avvenimento. Benché la mia mente non possa nulla penetrare nel buio dell'avvenire, tuttavia mi vi cimento con serena fronte e sicurezza, senza far calcolo delle illazioni che il mondo potrà dedurne; ringrazio con tutta l'anima i Sacri Cuori di Gesù e di Maria che mi hanno sollevato all'onore e fortuna di essere ammesso a bere un amaro calice, fermo nella speranza che gioverà alla mia salute; benedico mille volte coloro che avessero contribuito a farmi portare questa tribolazione, e sempre pregherò per loro; venero e rispetto quel santo vecchio, che mi ha fatto tanto bene per lo spazio di 23 anni, e lo amerò fino alla morte, benché per parte sua mi ha gettato in perdizione senza piet, e lo sarei, se Dio misericordioso non m'avesse aiutato: pater meus.... dereliq.... Dominus autem assumsit me; mi getto pien di fiducia nelle braccia della Provvidenza, disposto a tutto, e sempre impavido e fiducioso per qualunque cosa succederà, fermo però sempre nel disegno di non dichiararmi staccato dall'Ist.o finché non mi apparisca più chiaro, e non sia più sicuro che tale è la volontà di Dio.
1050
Esamini bene questo affare, mio caro Rettore, e mi conservi sempre la sua preziosa affezione. Sento nel cuore vivo dolore, nel pensare che l'amato nostro Superiore forse avrà sofferto, e soffrirà molto per me. Egli è per questo, che ho giudicato opportuno di scrivergli in una lettera il mio atto di sommissione, che io prego di esaminare se è bene questo; e in caso che trovi ciò ben fatto, sigilli la lettera e la porti al Superiore; insomma faccia tutto quello che Dio gl'inspira per consolare il buon vecchio, al quale io ho forse cagionato tanto dolore. Del resto in ogni cosa fiat! fiat!
1051
Sono molto compreso da dolore per avere fino ad ora taciuto un affare per me sì rilevante al nostro amato Vescovo di Verona. Veramente sono ingrato verso tanta bontà che mi ha mostrata: non dovrei celargli un affare di tal sorta: il dovere e la gratitudine m'impongono di metterlo al fatto di tutto. Ma cosa vuole? Ho creduto di fare un dispiacere al Superiore lo scoprire la cosa al nostro amato Pastore. Tuttavia voglio ancora aspettare il giudizio e consiglio del mio rettore amatissimo. Né a Roma, né a Mons.r Canossa io voglio per ora scrivere. In caso che a questo mi debba determinare, il primo atto di protesta sarà che io voglio che la misericordia sia lasciata da un canto, e voglio che la sola giustizia guidi questo affare. Sia sempre benedetto il Signore.
1052
Mille ossequi al nostro amato Superiore, a Mons.r Vescovo: mille doveri e saluti a D. Tomba, a D. Beltrame, a D. Fochesato, a D. Brighenti, Lonardoni etc. a tutti i Preti, Chierici, Giovani, Maestre, Protestanti et Hans. Mi saluti Tregnaghi, M. P[...] etc. Mi raccomandi alle preghiere di tutti, e specialmente delle Urbani, che mi saluterà. Soprattutto gli raccomando due importantissimi affari: uno che devo trattare entro la quindena Pasquale; l'altro dopo l'ottava di Pasqua ad Amiens, ove mi recherò con Mons.r Massaia, che mi aiuta colla sua autorità, e col suo ascendente presso quel venerando Vescovo, a cui il Cardinale Barnabò scrisse, che l'opera degli Schiavi deve unirsi a Comboni per ottenere più facilmente l'intento, che ambedue si sono proposti.
1053
Presenti tutto il mio cuore al santo Vecchio, che m'ha rigettato dal suo seno, ma che io amerò sempre fino alla morte; e gli dica che faccia quel che vuole: ma io lo chiamerò e lo riguarderò sempre come Padre fino alla morte. Tenga a dovere il mio portinaio; e gli dica che il principe fa dei calcoli grandi sopra di lui, perché corre pericolo di consegnargli per sempre il castello. Mi saluti D. Dalbosco, e mandi l'inclusa a D. Luciano e a D. Beltrame. Ho sofferto un gran grippe, che mi ha fatto stare sossopra tutto il marzo; ora sto meglio. Sia benedetto il Signore ed i Sacri Cuori di G. e di M., nel cui nome mi dichiaro pour à iamais

Suo aff.mo D. Daniele


N. 138 (133) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/14

Parigi, 9 aprile 1865
Mio caro Rettore!

1054
Jeri ho ricevuto la sua preziosa lettera 30/3. Occupatissimo, questa volta tardai ad andare alla Posta. Se il nostro buon Vecchio ha tanto rimproverato il Rettore, perché si è fino cavata la pelle per l'Ist.o, e il vecchio lo ha giudicato uno che riceve ed usa delle elemosine illegalmente, cosa sarà di me, che in lontani paesi per lo passato, mediante particolari miei servizi, ho chiesto assistenze pe' mori?? Non spero che poco: fiat: il Signore farà il meglio per me e per l'Ist.o, che libererà da un peso inutile.
1055
Il mio venerato Mons.r Massaia manda al Superiore l'inclusa fotografia: pensi che non casualmente fummo fotografati insieme, ma quasi per indicare l'intima unione che regna nei nostri cuori di operazioni africane fra l'Ist.o e i Vicari Ap.lici. Per ora taciamo; non è tempo opportuno: ma quando Mons.re verrà a Verona, il Superiore e questo grande Ap.lo d'Africa si comprenderanno fino al fondo delle midolla. Auguri le S. feste felici per Mons.r Massaia e me al Superiore; così pure a Mons.r Vescovo, a tutti dell'Ist.o, e alla Nob. famiglia Pompei, e a tutti che io conosco. Mi saluti Tregnagni, D. Donato, la M.a Elena, D. Cesare, e preghi che preghino per me. Anche i miei saluti a Garbini... Auguri felici le sante Pasquali feste a D. Aldegheri, Angeleri, e Bianchi e Ronconi: e mandi i miei saluti ed auguri a Balconi, a cui manderà il biglietto da visita.
Stavolta mi ha dato molte interessanti notizie. Tre giorni fa le ho scritto una lunga lettera: spero l'avrà ricevuta. Consegni la fotografia coll'annessa iscrizione al Superiore.
1056
Preghi, mio caro Rettore, per me. Le porterò delle operette sull'educazione: siccome io non ho pratica, domanderò istruzione e consiglio a Mons.r Dupanloup Vescovo d'Orleans, con cui sono in ottima relazione, per scegliere le migliori. Fui due volte lungi da Parigi: una a Orléans, l'altra in Bretagna. Si accerti dell'affezione, gratitudine e dévouement del

Suo aff. D. Daniel
[Nel retrobusta della lettera si legge la seguente postilla:]
Al P. Lodovico da Casoria - 15.4.1865

Desidero che i mori facciano una risposta alla lettera galla di Mons.r Massaia od almeno che lei, Rettore, mi scriva qualche cosa. Sembra che non si calcoli un Vescovo che si degna di scrivere il primo.


N. 139 (134) - AL P. LODOVICO DA CASORIA
AFBR

Colonia, 15 aprile 1865
Rev.mo ed amabil.o Padre!

1057
Le farà meraviglia, che ricevendo una lettera da Colonia, sia io che le scrivo. Eppure la cosa è così. Io dovea già scriverle da Parigi, ove fui per tre mesi, e vi ritornerò ancora la prossima settimana per tentare di fare qualche cosa per l'Africa negra: ma ho ritardato perché l'affare è lungo e non ancora completo. Ora che la nostra Società benefattrice m'incarica di scriverle qualche cosa a suo nome, congiungo insieme e ciò che dessa vuole, e ciò che io devo e desidero scriverle.
1058
A nome di questa Società, che ama e soccorre soprattutto la santa opera del P. Lodovico per la Conversione dell'Africa (la quale è certo finora la speranza più sicura della Chiesa, ed è altresì la mia speranza per la rigenerazione dell'Africa), le manifesto adunque che il Signore chiamò a sé la bell'anima di M.r Kratz membro di questo Comitato, il quale si adoperava con grande zelo per lo sviluppo della Società. Requiescat in pace. Il Sig.r Vosen, ove io sono alloggiato, le ricorda la promessa che Ella ha fatto di celebrare la Messa pei defunti dell'Opera, ed è felice di annunziarle il gradimento di questa Società per tale di lei pia determinazione. Il Comitato sostituì al defunto membro M.r Closset speziale, che Ella ha conosciuto a Napoli l'anno scorso quando venne a visitare i moretti, uomo di mente e di cuore, che contribuirà assai al bene dell'opera.
1059
Il Comitato sente dolore per la morte di quel bravo fratello moro, e vede con dispiacere che a Napoli, benché il giardino d'Italia, non sia troppo opportuno il clima (quantunque il meglio dell'Europa); perciò sentì con sommo piacere la sua determinazione di aprire due case in Egitto. Tutti i membri col Sig.r Noecker Presidente mandano a Lei i loro saluti, pregano per lei, e faranno ogni sforzo per dare un grande sviluppo alla Società, per essere più larghi delle loro elemosine. E' questa una delle mie speranze quanto ai mezzi materiali per l'Africa: a misura che si farà progresso in Africa, cresceranno le elemosine; e non mi farei meraviglia, che in capo a 20 anni questa Società divenisse più florida di quella di Vienna, e dell'Opera delle Scuole d'Oriente in Parigi. Preghiamo il Signore per tale scopo.
1060
A Parigi io dimoro presso i Padri Cappuccini Rue de la Santé N¼. 13 in compagnia di Mons.r Massaia Vescovo di Cassia e Vicario Ap.lico dei Gallas, il quale essendo persuasissimo della sostanza del mio Piano per ciò solo che riguarda la parte Orientale, mi aiuta colla sua autorità e colla sua esperienza a cominciarne la realizzazione. Il mio Piano fu stampato a Torino, da dove io le inviai una copia. In Francia avendo veduto tutte le opere di tal genere, e avendo studiato lo spirito di quelli che devono concorrere, trovo che mi sarà difficilissima la realizzazione.
1061
Il Card.le Barnabò mi scrisse a Parigi di regolarmi in modo, che prima di ogni altra cosa, i Superiori delle Missioni delle Coste d'Africa, confidate a diversi Ordini religiosi, ed assistite da Sacerdoti di diverse nazioni, si uniscano insieme, sia per vedere se vogliono concorrere all'opera, sia per l'autorizzazione per la formazione degli ideati piccoli Istituti. Di più mi fece intendere essere necessario di consultare la pia opera della Propagazione della Fede di Lione e Parigi per vedere se intende contribuire per questo fine speciale. L'una e l'altra cosa trovo difficile a realizzarsi. In tutte queste Società francesi v'è veramente lo spirito di Dio, ma altresì lo spirito di nazione. Se i cuori della maggior parte dei Superiori fossero come quello del P. Lodovico, e regnasse ciò che si dice l'amore e la carità di Cristo in grado eminente, si potrebbe in breve associarsi una falange invincibile, salva la giurisdizione e i diritti di ciascun Vicario Apostolico, che in pochi anni si vedrebbero dei frutti per la razza etiope: ma Dio ancora non vuole; sia fatta la sua volontà.
1062
Se il Piano proposto non avrà effetto, ne farò un altro, indi un terzo, un quarto, e ciò fino alla morte. Certo che io non avendo troppo esperienza, troverò difficoltà che un altro potrebbe facilmente superare. Io la prego, mio caro Padre di studiare il mio Piano, di semplificarlo; io vorrei eccitare tutto il mondo a prestare la mano all'Africa, e raccogliere tutti gli elementi che sarebbero opportuni allo scopo non solo fra il clero regolare, ma secolare ancora. Mi pare che se si potesse piantare una gran falange nelle vaste tribù dei Gallas, ove il clima è migliore che a Napoli, in poco tempo si potrebbe assaltare l'Africa interna dalla parte Orientale.
1063
Al P. Lodovico da Casoria - 15.4.1865
Ella frattanto prosegua (è volontà di Dio) nell'incominciato Piano: vedrà che in poco tempo la Società di Vienna verrà in suo soccorso, e potrà spingersi sul Nilo e fra i negri. Spero che giunto a Roma con Mons.r Massaia, verremo insieme a Napoli per parlare di tante cose. Questo santo Pontefice e martire francescano fu più volte esiliato, condannato a morte, stretto in catene, e condotto davanti all'Imp.re Teodoro etc. Egli (cosa mirabile a dirsi!) egli stette 13 anni nell'Africa a piè scalzi in paesi ove non vi sono strade, ma spine e triboli, egli vescovo marciò sempre a piedi, digiunò sempre a magro etc.
1064
Ho raccolto dalla sua bocca più cose, senza che egli si accorga, e che ho scritto nel mio giornale, e che a suo tempo compariranno alla luce: egli, a quanto mi pare, ha fatto delle cose prodigiose, in una parola, mirabili. Perseguitato da Abba Selama, tentò di penetrare ai Gallas (ove solo nel 1863 udì la definizione dell'Immacolata Concezione), e fu a Chartum in qualità di viaggiatore secolare. Solo il P. Pedemonte, da cui si confessava in Chartum sapeva il segreto. Mons.r Massaia mi pregò di scrivere a Lei per rintracciare se vi è a Napoli il P. Pedemonte della C. di G., e di farlo sapere a me a Parigi. Dunque, caro Padre, a Parigi, ove sarò fra pochi giorni di ritorno, aspetto una sua lettera.
1065
A Monsignore ho narrato molte cose di Lei, e soprattutto delle sue sante istituzioni per l'Africa; è per questo che gli venne desiderio, e sarà necessario che venga questo S. Vescovo in Napoli, perché ha molte cose da comunicare a Lei. Io ne so molte, e le faranno molto piacere; e in altra lettera parlerò specialmente di queste cose. La Propaganda scrisse al Vescovo d'Amiens che non è contrario che il Sacerdote spagnolo inviato fondi l'Opera degli Schiavi. Io dopo l'ottava andrò con Monsignore ad Amiens per combinarci, come Barnabò scrisse a quel Vescovo. Anche di là il P. Lodovico ed io avremo molte risorse per l'Africa. L'opera ha delle difficoltà sul principio, per causa di Lione: ma combineremo, che prenda piede in Spagna, ove non esiste alcuna opera. Ma anche su ciò un'altra volta.
Il mio Direttore mi scrisse dei tre moretti che verranno a Napoli! Sono due anni che io pregai il mio Superiore per condurli quando erano sani, e che potevano essere utilissimi: il mio santo vecchio si risolve solo agli estremi. Fiat!
1066
Del resto preghi il Signore per me e che Dio benedica i miei sforzi. Senza una specie di confederazione di tutte le missioni fra i Negri, per comunicarsi reciprocamente le idee, le istruzioni, frutto di una pratica esperienza, mai, a mio parere, si potrà stabilire il cattolicesimo in tutto il Centro dell'Africa. A molte ragioni, che io ho, aggiungo lo strazio ed i progressi che fa da tutte le parti la propaganda musulmana. Se la carità di Cristo riesce ad unire tutti i cuori, si accresce la costanza, coraggio, la conoscenza dei luoghi e delle persone, e si fa di più. A Napoli sorride la più bella speranza per l'Africa. Le dirò ancora che Barnabò si mostrava assai propenso per le mie idee a Roma: nei suoi scritti lo vedo più duro. Ammiro la prudenza e costanza della Propaganda di Barnabò.
Mi saluti tutti i moretti, il nostro caro D. Francesco, i cari fratelli pieni dello spirito di Dio; e mandi la sua benedizione al

Suo ind.o servitore
D. Daniele Comboni


N. 140 (135) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/15

Londra, 23 aprile 1865
Mio cariss.mo Rettore!

1067
Nell'ultima mia lettera io la pregava a raccomandarmi al Signore e a Maria per due cose importanti; la prima che dovea compiersi entro la quindena Pasquale; la 2.a dopo l'ottava, che è un trattato col Vescovo d'Amiens dietro ordine del Card. Barnabò. Ora sappia, mio caro Rettore, che le sue preghiere per la 1. cosa furono esaudite. La domenica delle Palme per la via di Reims e del Reno fui nella Prussia, ove i membri del Comitato Centrale e parecchi buoni personaggi mi hanno fatto passare 10 giorni di delizie: viaggi in piroscafi sul Reno, che certo è il più bel fiume del mondo, allegra compagnia, buone bottiglie, eccellente birra, e un cuore cordialissimo etc. Ho stabilito a favore dell'Africa il qui esposto in foglio.
1068
Che le pare? E' piccola cosa; ma solido e buon presagio per l'iniziamento del mio Piano. E' il frutto di 100,000 franchi, sopra cui non piove, non fiocca, non tempesta, e che non diventano porosi per gabelle di governi mangioni. Ebbene, se il richiedesse la maggior gloria di Dio e il maggior bene dei negri, consideratis considerandis, io sarei disposto di cedere in perpetuo gli annui cinquemila franchi al nostro buon vecchio e Padre, il Sig.r Superiore, come tenue tributo dell'affetto e devozione verso colui che mi ha fatto tanto bene; tributo lievissimo e non ultimo, che è sempre nulla però in paragone di ciò che bramerebbe il mio cuore. Cinquemila franchi all'anno sicuri in mano nel nostro caro D. Beltrame, fruttano più che 50,000 nelle unghie del zelantissimo e venerando Knoblecher: non sarebbe uno schiaffo. Comunichi questa cosa al Vecchio, e mi faccia sapere in buona confidenza se proprio è scritto nei decreti della Provvidenza, che da un vecchio che io tanto amo, abbia ad avere tutte repulse.
1069
In ogni caso sia sempre fatta la divina volontà. Nel consideratis considerandis v'entrerebbe anche il pio desiderio che la fondazione dell'Ist.o venisse iniziata entro quest'anno, e meglio entro l'autunno.
1070
Dalla Prussia per la via di Aquisgrana, Liegi, Lovanio, Malines, Bruxelles, Anversa, Gand, ed Ostenda passai in Inghilterra a Douvres, e sono già a Londra. Ho stabilito di modificare le attribuzioni del Comitato, e rischiarare meglio il mio Piano, perché nell'edizione torinese m'accorgo che il piano non è espresso chiaramente. Perciò farò un'edizione francese a Parigi. Ma prima voglio sentire il consiglio di Mons.r Massaia e molt'altri. Non posso descrivere gli ostacoli che io incontrai nella Francia. La mia gita in Germania m'ha scossi i nervi; ed ora mi sento tanto forte, che oggimai non cedo più.
1071
A Don Francesco Bricolo - 23.4.1865
Se il Papa, la Propaganda e tutti i Vescovi del mondo mi fossero contrari, abbasserei la testa per un anno, e poi presenterei un nuovo piano: ma desistere dal pensare all'Africa, mai, mai. Non mi scoraggiano né il cum quibus, né il santo amor proprio delle Congregazioni, a cui sono affidate le 21 missioni dell'Africa. Soprattutto a suo tempo batterò fuori certo il denaro: querite primum etc. e il nostro vecchio colla eloquenza del suo esempio ripete l'haec omnia adiicentur vobis. G. C. dice nel Vangelo: petite et accipietis.
1072
Le qualità di un buon battitore e mendicante sono tre: prudenza, pazienza, impudenza. La prima mi manca: ma perbacco lo supplisco a meraviglia colle altre due, e soprattutto colla 3. Speriamo.
1073
Venerdì da Londra sarò di ritorno a Parigi, per partire sabato con Monsignore alla volta d'Amiens, ove in una settimana spero di stabilir tutto, e poi sarò fisso a Parigi fino a nuova deliberazione. Nulla finora so di definitivo riguardo alle mie relazioni col Superiore. Spero che egli e il Vecchio m'abbiano scritto in argomento alle ultime mie lettere. A Parigi dunque venerdì sera leggerò la mia sentenza, o di vita o di morte.
1074
Se sarà sentenza di vita, e saran terminate le scene passate, sarà il complemento della mia felicità anche su questa terra: se sarà sentenza di morte, fiat: ma, Wiva l'Arca di Noè, non morrò, non cadrò; se Dio mi sosterrà nella tremenda scossa: ho i nervi troppo duri; ho sette anime, come le donne, e poi l'animino. Dirò sempre col cuore: sia benedetto il Signore: sicut placuit D.no ita factum est. La Provvidenza dirigerà i miei passi nell'arduo sentiero, sul quale m'ha collocato.
1075
His positis, mi dispiace di non trovarmi all'accademia di Dante: fiat! Ringrazi le Urbani delle preghiere fatte per me, e tutti quelli che hanno pregato per me: spero che continueranno.
1076
All'occasione dell'accademia mi riverisca Mons.r Vescovo, a cui dirà che al mio ritorno da Amiens andrò a Bayeux, come scrissi a Sa Grandeur de Bayeux: i miei ossequi al March.se Ottavio, al C.te Pompei Miniscalchi, Martinatti, De Betta, Parisi, Tregnaghi, Tiolo, D. Vertua e vecchio Farina, Faccioli, Burri, Parroco di S. Stefano, D. Guella, assai D. Toffaloni e fratello, Morelli, D.r Recchia, Festa, Cavazzocca, etc. e tutti i miei Professori, Salvaterra e amici. Al Superiore in primis cento cose, a D. Beltrame, ai preti, cièrizi, putei, putelle, protestanti, e Hans. Nei SS. Cuori di G. e di M. mi dichiaro

Suo aff. D. Daniele
Segue la Dichiarazione della Società Prussiana.


N. 141 (136) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/16

Parigi, 4 maggio 1865
Mio cariss.mo Rettore!

1077
Lessi la sua lettera 30 aprile al mio caro Mons.r Massaia, il quale restò edificato della sua costanza nel batter fermo al posto, benché costi tanto sacrificio. Il P. Guiscardini ha dato un saggio e santo consiglio. "Tu mi farai il piacere (sono parole di Monsignor Massaia a me) di scrivere a questo buon Rettore D. Bricolo che devo lodare la sua condotta ed il suo attaccamento ad un Vecchio santo che ha tanti meriti dinanzi a Dio ed agli uomini, a cui bisogna passare qualche debolezza cagionata dall'età: digli che è troppo chiaro che egli (il Rettore) opera per la sola gloria di Dio e bene dell'Ist.o, e perciò qualunque sieno le tempeste e le tribolazioni che lo assalgono, che batta forte al suo posto, e segua la vita di abnegazione e sacrificio".
1078
E' questa la maniera di fare un vero bene all'Ist., e di consolare un vecchio che ha sudato tutta la vita pel bene de' suoi simili etc. tante cose mi disse Mons.re da comunicargli a presso a poco su questo taglio, e terminò coll'ordinarmi di salutarlo da parte sua di tutto cuore. Dica anche a D. Brighenti che batta duro: D. Brighenti nell'esercizio del suo Economato non ha condotto che una vita di sacrificio: io ammiro il nostro caro D. Donato, e lo amo come fratello: sul suo capo pesano tutte le contumelie e maledizioni dei creditori: la filosofia che egli mostra è una grande virtù: insomma io sono d'avviso che D. Donato ha acquistato tanti meriti e più quanto i missionari dell'Africa: forti al posto.
1079
Io da mia parte, fino a che veggo che tale è la volontà di Dio sto fermo al mio posto, e non abbandono l'Ist.o se non sono violentemente cacciato. Sono certo che il buon vecchio, conosciuto meglio che adesso le cose, si pentirebbe d'aver commessa una specie di ingiustizia: lo sa anche il Papa che D. Mazza non mi riguarda più dell'Ist.o, ma non importa. Se il vecchio mi bastona, io mi chiamo felice ed onorato delle sue bastonate; ma sempre nell'Ist.o: se mi rimprovera, mi umilio: se va spargendo sotto la costa, o scrive a Roma che non son più dell'Ist.o, fiat: Dio è con me: se perdo il credito presso degli uomini (del quale abbisogno assai nelle attuali circostanze) fiat: sono disposto a tutto, perché veggo chiaro che così vuole Iddio: se il superiore mi caccerà dalla porta ordinaria reale, io rientrerò nell'Ist.o dalla parte della Chiesa: se mi caccerà dal portone che risponde all'antica bottega della vecchia, ed io entrerò dalla parte della Belloria; se dall'orto del fondamento mi caccerà; e io entrerò dalla parte del farinato, e così via via.
1080
Me lo riverisca tanto il buon vecchio, e gli dica, che ad onta che fece scrivere o scrisse a Roma al Card. Barnabò, io sono e sarò del suo Istituto, perché amo e l'Istituto ed il vecchio.
1081
Io in mezzo a questo, alla diffidenza che verso di me ha il vecchio, io sono il più felice del mondo. E' incredibile il gaudio che io provo qui a Parigi: io sono colla crème di Parigi, non colla boue. Quasi ogni sera con Mons.r Massaia siamo a presiedere opere cattoliche: tre quattro volte la settimana siamo a pranzo o dal Nunzio Ap.lico, o dall'Arciv.o di Parigi, e da M.r Dr. il Ministro degli Affari esteri Drouin de Louis, o dalla duchessa di Valenza, o da qualche Lord Inglese, che passa la primavera a Parigi (Parigi è ora un vero paradiso terrestre) etc. Non è per la suntuosità del pranzo: Dio me ne guardi: ma è perché in tal maniera sono introdotto in intima relazione con distinti personaggi, la cui influenza può essere vantaggiosa all'Africa: si tratta che a queste riunioni, il discorso che campeggia di più è sempre l'Africa, ed io sono il più che parla di tutti.
1082
A Don Francesco Bricolo - 4.5.1865
Sia benedetto il Sig.re. A Parigi si crede che l'Ist.o Mazza sia il primo e più bell'Ist.o del mondo: lo sarebbe se non vi fossero gran piaghe economiche, e tutto poggiante sull'arbitrio di uno solo.
1083
Nel leggere la sua 30 corr.te sono sorpreso nel non vedere citata alcuna risposta a due mie lettere scrittele da Parigi la settimana di Passione. In una v'era la fotografia di Mons.r Massaia, che il santo Vescovo spediva al Superiore coll'iscrizione scritta di proprio pugno così: "Torcular vineae africanae calcabo solus?.. O Pater Mazza!!! Viribus unitis quidem.
C Fr. G. Massaia Vescovo di Cass. V. Ap. Gall. etc.
1084
Nella seconda lettera le esponeva il modo di acquistare senza dolor di capo tutti i Padri greci e latini per l'Ist.o, tutti gli esemplari, tutti i libri sacri della famosa stamperia dell'Ab. Migne, etc. Più scriveva al Superiore una lettera, come deve un figlio a un padre: questa era aperta, affinché prima di consegnarla al vecchio la leggesse. In essa, come in quella che scriveva a Lei, Sig.r Rettore, esponeva la mia sorpresa nel leggere in una lettera del Card.le Barnabò scritta a Mons.r Massaia queste parole: "Comboni non appartiene più all'Ist.o Mazza: il progetto presentatomi per la conversione dei negri è veramente sua produzione e creazione, e non del Can.o Mazza."
1085
Dio sa quali consolazioni e conforto mi ha dato nel sopportare questo colpo, che poteva esser fatale al mio avvenire: ma pare che Maria Vergine m'abbia assistito, e che non si scemi affatto la fiducia che Roma avea di me. Fiat. Ora la prego quanto so e posso, caro Rettore, a scrivermi a posta corrente su questo affare, se ha ricevute le mie lettere etc. Ho un argomento che le ha ricevute, ma non son certo: mi dica pure in confidenza che non hanno portato alcun effetto: io sono appoggiato alla Provvidenza, e tutto spero da Dio: se nulla ha ricevuto, io scrivo di nuovo e a Lei e al Superiore. A posta corrente aspetto risposta su questo punto.
1086
Del resto io ringrazio il mio caro Rettore del favore e protezione che mi accorda, e di cui vado glorioso. Le do la mia parola d'onore che non si pentirà mai, e che a suo tempo Dio le mostrerà la sua divina ricompensa per aver difesa la verità. Ciò mi lega immensamente a Lei e all'Ist.o; e ora mi tocca soffrire; ma Dio accorderà la calma. Coraggio a vicenda! il sapere che non sono solo nella lotta, è un grande conforto. Certo Dio è con noi, e benedirà a suo tempo quelli che ci perseguitano. Già le cose ogni giorno si fanno più chiare; i misteri si svelano: preghiamo. Riceva i sensi della mia più viva gratitudine. Ringrazio D. Beltrame della lettera che mi scrisse sul P. Giusto. Monsignore piangendo ha baciato e ribaciata quella letterina che manderà subito al Card. Barnabò: è scritta da un vero missionario; e fu di gran consolazione al santo prelato. Offra i miei saluti a tutti i preti, Chierici; Canterane, alla Cavattoni e a D. Cesare etc. nei SS. Cuori di G. e di M. mi saluti D. Beltrame

D. Dan. Comboni
N. 142 (137) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 711-716v

Parigi, 9 maggio 1865
E.mo Principe!

1087
Mi permetto di comunicare all'Em.za V. R.ma alcune cose, che certo le faranno piacere. Nella scorsa quindena Pasquale fui nella Prussia Renana, affine di vedere qual parte attiva può prendere la Germania cattolica a favore dell'Africa negra. Spero di non illudermi: in questa colta parte d'Europa vi è un tenue principio, che sviluppandosi col tempo, dietro una costante industria, produrrà copiosi frutti a vantaggio della razza etiope. In Colonia, che è la Roma della Germania, esiste una piccola Società, di cui da tre anni io sono membro corrispondente, informata da una spirito veramente cattolico, la quale, atteso l'interesse da cui è animata, ha tutta la disposizione di svilupparsi mirabilmente.
1088
Al Card. Alessandro Barnabò - 9.5.1865
Il Comitato di questa Società protetta dall'E.mo Card. Geissel di f.m., è deciso di erogare il suo denaro nel modo che sarà più vantaggioso per la rigenerazione dei negri; e fra poco, dopo che si sarà messo d'accordo col futuro Arcivescovo, farà all'E. V. regolar comunicazione, e si avvierà nel miglior modo possibile, dietro il di Lei consiglio ed arbitrio. Dalla Dichiarazione che qui Le unisco, e dal 12¼. fascicolo de' suoi Annali che Le trasmetterò personalmente, l'Em. V. vedrà un buon principio di appoggio, benché piccolo, alle mie povere idee per la rigenerazione della Nigrizia.
1089
Ma la cosa più importante, che mi pare di aver fatto in Prussia, è l'inspirazione della fondazione di un piccolo Seminario per le Missioni Africane in Colonia, destinato ad aprire la via alle vocazioni per l'Africa degli Ecclesiastici della Germania (meno dell'Austria per la quale ho altri progetti, o a Verona, o a Venezia). La prima idea la confidai al presidente della Società che è un piccolo D. Bosco di Torino, uomo di grande iniziativa, fondatore di un altro Ist.o: a questi esposi il mio desiderio di aprire quattro posti nel Seminario Arciv.le o nel suo Ist.o, per quattro ecclesiastici, che si sentissero inclinati alle missioni d'Africa.
1090
La cosa fu da lui e da alcuni altri bene accettata, e con l'intima persuasione ed allo scopo di potere in tal guisa riuscire a gettare le fondamenta del Seminario ideato. Veramente è troppo presto per affermare di ripromettersi il successo bramato: ma io confido assai, conoscendo l'anatomia dello spirito germanico quando è eminentemente cattolico; spero che in pochi anni la Propaganda potrà affidare al Seminario di Colonia una Missione nell'Africa Centrale. E' ancor troppo presto citarle la tattica ed i punti d'Europa, ove io intendo di promuovere la fondazione di altri piccoli Seminari per le missioni africane. D'uopo è sviluppare tutte le forze morali del Cattolicesimo e dirigerle al vero vantaggio dell'Africa; dal che trovo nocevole in sul principio ogni strepito: fare e tacere, e parlare sol quando è utile e necessario, ecco la massima che io debbo seguire.
1091
L'Em.za V. R. si degnava scrivermi nel passato gennaio, che il Piano da me presentato offre molte difficoltà. Dalle difficoltà che io trovo nel promuovere un accordo fra i Superiori delle diverse Missioni africane, sono convinto della verità della sua osservazione, e che Ella in un solo colpo d'occhio vede più in là di quello che la mia corta vista potrebbe raggiungere meditando tutta la vita. Nel modo infatti, con cui esposi il mio Piano, vò ad urtare tante suscettibilità, che m'impediscono di andare innanzi. Pria di ottenere dei buoni risultati, è certo necessario il reciproco accordo fra i Superiori delle Missioni africane, ed invocare il concorso speciale della pia Opera di Lione e Parigi. All'oggetto di scemare a poco a poco le difficoltà, e preparare la via al sospirato accordo, ho pensato di modificare l'Organizzazione del Piano come in poche linee, ed alla meglio, mi permetto di esporle.
1092
Ferma la necessità di attenersi al sistema tracciato dal mio Piano di circondare l'Africa di piccoli Istituti di mori e morette, affidati agli Ordini religiosi o congregazioni Ecclesiastiche, sotto la giurisdizione dei Vicari o Prefetti Ap.lici, destinati a formare un clero indigeno ed operai d'ogni maniera d'ambo i sessi parimenti indigeni, che grado grado dovranno avanzarsi nelle regioni della Nigrizia Centrale per istabilirvi la Fede; stabilito il principio che ciascun Superiore abbia a formare ed educare i negri e le morette a suo modo secondo lo spirito della propria Istituzione, senza che nessuno abbia a mescolarsi in questo affare; mi sembra sommamente utile la creazione di un scelto Comitato o a Roma o a Parigi, composto d'individui di mente, di cuore, e di grande azione, cavati soprattutto dagli Ordini e Corpo-razioni, a cui sono affidate le diverse Missioni dell'Africa.
1093
Questo Comitato così composto, che avrebbe per iscopo in ispecial modo di spiegare e mettere in azione a favore dell'Africa tutti i mezzi d'ogni genere del Cattolicesimo, che attualmente mancano per la rigenerazione dei poveri negri, e di eccitare e sviluppare gli elementi già esistenti pel medesimo scopo, inizierebbe un ravvicinamento ed una comunicazione, e forse una confederazione fra i diver-si Superiori della Missioni africane, raccoglierebbe le idee ed i risul-tati di una pratica esperienza, e farebbe brillare nuovi lumi per tentare di ottenere un esito migliore in tutte le missioni dell'infelice penisola. Il riflesso di ciò che sapientemente ha fatto la Chiesa per dirigere e concentrare una speciale attività sugli affari orientali, opera certo di minore rilievo che non sia la rigenerazione di tutta la razza negra dell'Africa, mi fa credere che non Le riuscirebbe strana la proposta di un semplice Comitato per la rigenerazione dell'Africa Centrale.
1094
Il Comitato punto non si occuperebbe dei mezzi pecuniari e materiali per il mantenimento degli Ist.i in questione, e per sussidiare le opere dell'Africa in attività. Quando queste fossero attivate coll'autorità e coll'approvazione della Propaganda, appartiene alle pie Società esistenti, e specialmente all'Opera di Lione e Parigi il sussidiarle, o dietro la domanda della Propaganda, oppure dei Superiori delle Missioni, sotto la cui giurisdizione gli Ist.i e le Opere saranno collocate.
1095
Il Comitato avrebbe cura di provvedere, a misura delle proprie risorse ed industrie, ai mezzi materiali per le Opere preparatorie d'Europa per le missioni africane, come sarebbe le fondazione di piccoli Seminari e stabilimenti artistici. La Provvidenza accordò agli ordini religiosi l'alto incarico di esercitare l'Apostolato nell'Africa, e di cogliervi le più auguste palme. Per ottenere maggiori risultati è assai utile aprire la via dell'ap.lto dell'Africa a tutte le vocazioni del clero secolare, sì efficaci nelle Missioni, come parlano eloquentemente i risultati dei diversi Seminari della Missioni estere, e specialmente quel di Parigi.
1096
A tale opera sublime si presterebbe il Comitato che io intenderei, per mezzo di santi uomini di grande azione, di cui abbonda la Chiesa, e fonderebbe dei piccoli Seminari per le Missioni Africane. Né punto mi spaventa l'idea della creazione di sette piccoli Seminari in sette punti importantissimi d'Europa, quando si stabilisce per base il sistema evangelico della povertà, come han praticato Cottolengo e D. Bosco in Torino; essendo tale sistema assai economico, e prestandosi più opportuno a formare apostoli che deono passare nell'Africa per riposarsi sopra una stuoia, e ricoverarsi sotto povere capanne di giunchi. Confido che grado grado, colla grazia di Dio e con indeffettibile costanza, raggiungeremo col tempo questo scopo.
1097
Al Card. Alessandro Barnabò - 9.5.1865
Siccome in sul principio un accordo fra tutti i Superiori delle Missioni Africane è assai difficile, a meno che la Propaganda stessa non lo promuova, perciò il Comitato, ogni qualvolta vede pronto il personale per un Istituto, dopo essersi assicurato che le pie Opere accordano il necessario sussidio ad hoc, si rivolgerà a trattare con quel Superiore della Missione africana, ove intende di stabilire gli ospizi per l'educazione dei moretti e morette, e per la residenza dei Missionari. Questo sistema di rivolgersi ai Vicari o Prefetti Ap.lici toties quoties per ottenere la facoltà di piantare gl'Istituti, parmi che sia più semplice e più pratico, di quello che sia l'accordo di tutti i Superiori delle Missioni Africane; ciò che per ora non è necessario per alcuni punti delle Coste dell'Africa, da cui è impossibile di penetrare nell'interno, come sono le Missioni della Senegambia, di Sierra Leone, del Dahomey, e delle Guinee, perché, come è noto all'Em. V., il fatto di 14 milioni di schiavi, che nei due secoli scorsi furono strappati dalle coste occidentali dell'Africa per essere trasportati nell'America a lavorare nelle miniere, irritò talmente le popolazioni dell'interno, che non solo un Europeo che entrasse, ma altresì un negro che penetrasse dalle coste nell'interno, verrebbe all'istante trucidato.
1098
La Provvidenza aprirà forse più tardi la via anche da queste parti occidentali. Egli è perciò che i primi sforzi del Comitato si dirigeranno sull'Africa Orientale e sul nord est, e specialmente sul grande altipiano etiopico, ove il clima è felicissimo, e le popolazioni sono più suscettibili a ricevere il cattolicesimo ed una cultura europea.
1099
L'Em. V. R.ma chiederà se è possibile la formazione di un tal Comitato! Rispondo che, se la sostanza del progetto è cosa giusta, ragionevole, e bene ideata, il Comitato è realizzabile, perché in tal caso sono certo che l'Em. V. R.ma vi stende le ali della sua protezione. Io do la più alta importanza al Comitato, che nel modo esposto vorrei vedere formarsi, come quell'elemento che è destinato a suscitare gli animi, accendere lo zelo, e promuovere nel mondo cattolico il massimo interesse a favore della razza negra, la più abbandonata della terra. Se la Provvidenza disponesse che il Comitato in questione fosse benedetto da Roma, oh! quanti vantaggi ridonderebbero all'Africa, secondo che mi par di vedere!
1100
A poco a poco si ravvicinerebbero gli animi dei Superiori, vi sarebbe una comunicazione d'idee, di lumi, di conati, e così viribus unitis si riuscirebbe più facilmente e rapidamente all'intento. Di più tutte le opere già esistenti, che hanno per iscopo il vantaggio dei negri, opere tutte di Dio, che separate le une dalle altre producono scarsi ed incompleti frutti, ed invece unite insieme e dirette all'unico scopo di piantare stabilmente la fede nell'Africa interna, prenderebbero maggior vigore, si svilupperebbero più facilmente e diverrebbero efficacissime ad ottenere lo scopo bramato.
1101
Taccio dell'Opera del P. Lodovico da Casoria di Napoli, ove sussistono solidissimi materiali per l'Africa, e della piccola Opera del mio amato Sup.re D. Nicola Mazza. Oso ricordare all'E. V. R. la proposta che io Le feci lo scorso ottobre, di assegnare a questi due Ist.i le due Missioni del Nilo Orientale ed Occidentale, avente la prima per confine al Nord l'Egitto, e al sud il fiume Sobat; e la seconda al Nord l'Egitto e il deserto Libico, e al Sud il Fiume Ghazàl. A tale oggetto ho pregato il zelantissimo Canonico Mitterrutzner di Bressanone a concertarsi colla Società di Maria di Vienna per il sussidio ad ambedue le Opere. L'Opera dell'Ist.o Mazza, come austriaca, verrebbe certo sussidiata: su ciò ebbi risposta positiva: il Canonico non ebbe ancora risposta pell'Opera di Napoli, da cui l'Africa avrà certo immensi vantaggi.
1102
Taccio della piccola Società di Colonia, che a misura del progresso delle Opere delle missioni africane ingrandirebbe mirabilmente. Quando il tedesco legge, e vede che si lavora e si agisce, è generoso. I primi otto anni la Società di Colonia non metteva nei suoi annali che la compra di schiavi, il loro collocamento in Conventi d'Europa, la morte delle morette, la loro professione religiosa, perciò ebbe tenue sviluppo. Maggiore invece fu il suo incremento negli ultimi anni, quando si parlò negli annali della missione africana e della conversione dei negri.
1103
Taccio ancora dell'Opera degli schiavi che intende di fondare l'Ab. Capella della Diocesi d'Amiens. Chiamato in questi giorni da me a Parigi, dietro anche avviso di Mons.r Massaia abbiamo conchiuso che pria di concertarsi colla Pia Opera di Lione faccia un giro in Ispagna, ove, sotto la protezione di qualche Arcivescovo, egli spagnolo deve esaminare se può fondarvi l'opera con molto vantaggio e speranza di riuscita. L'Opera di Lione non ritrae quasi nulla dalla Spagna. Sotto questo aspetto è meno difficile che gli riesca di accordarsi coll'Opera di Lione. In questo accordo io ho deciso di non comparire in verun modo in faccia a Lione, perché mi sarebbe di danno.
Al Card. Alessandro Barnabò - 9.5.1865
Nel modo invece con cui convenimmo insieme coll'Ab. Cappella, ho la più ferma fiducia che l'opera degli schiavi si eseguirà. Il Vescovo di Amiens la intende benissimo.
1104
Dico una parola solo dell'Opera del def.o P. Olivieri, la quale tornerebbe d'immenso vantaggio e produrrebbe grandi frutti, ove si rivolgesse a coadiuvare le missioni d'Africa e le opere per la rigenerazione della Nigrizia. Se detta opera invece di spendere gran somma di denaro a comprare nell'Africa i moretti e trasportarli in Europa, attraverso a mille difficoltà da parte del governo egiziano e dei consolati europei, si limitasse a riscattare i giovani negri, e poi li affidasse agli Ist.i dell'Africa, che hanno per iscopo l'educazione della gioventù negra, per formare degli operai per la conversione della Nigrizia, sono certo che sarebbe maggiore il suo sviluppo, e tornerebbe più vantaggiosa alla Chiesa. Siccome poi detta opera è incorporata ed unita all'Ordine dei Trinitari, come consta da un Decreto della S. Cong.ne dei Vescovi e Regolari 21 marzo 1855, perciò la Provvidenza potrebbe chiamare in qualche modo all'Ap.lto dell'Africa alcuni Religiosi di questo Santo Ordine, il cui scopo primitivo per divina misericordia è già da qualche secolo cessato.
1105
Ecco uno scorcio di quello che io vorrei sottomettere al giudizio dell'Em. V. R.ma, e che mi sembra vantaggioso per fare qualche cosa di più pel bene dei negri. Mi pare che il piano così concepito, sia più semplice del primo. Se il saggio giudizio dell'Em. V. R.ma non crede opportuno di ammettere il sostanziale di questa modificazione del Piano, benedirò il Signore, e raddoppierò i miei sforzi per meditare e ideare un Piano più semplice ed eseguibile. Certo il problema che io tento di chiarire è sommamente difficile: ma quando penso che fino ad oggi la Chiesa ebbe dall'Africa assai languide consolazioni, e che la razza dei neri è la più infelice del mondo, e che più che andremo innanzi col tempo, si renderà sempre più malagevole la rigenerazione della Nigrizia, nessuna pena mi scuote, nessuna fatica mi scoraggia, nessuna difficoltà mi arresta, perfino la morte mi sarebbe cara ove potesse essere di qualche utilità ai neri. Dio inspiri l'Em. V. R.ma a decretare ciò che è più vantaggioso all'impresa.
1106
Mons.r Massaia, col quale convivo da oltre quattro mesi, mi manifestò che l'Em. V. gli fece sapere che io non appartengo più all'Ist.o Mazza. Veramente io rimasi sorpreso, mentre io non ebbi alcuna comunicazione su ciò né prima della lettera di V.E., né dopo. Scrissi più volte al mio santo vecchio fondatore, e ricevetti più lettere dal direttore del mio Ist.o, e mai mi si citò che io non appartengo più all'Ist. Mazza. Ci vorrebbe una grande impudenza in me per istampare nel mio Piano che io sono dell'Ist.o Mazza, ove non lo fossi. Reduce da Roma a Verona, il mio vecchio Superiore mi accolse come il figlio più amato, e mi incoraggiò ad occuparmi dell'Africa.
1107
Durante la mia dimora in Francia, il mio Direttore solo mi scrisse che il buon Vecchio ha detto queste parole: "D. Comboni coi suoi progetti intralcia i miei:" ciò che non è in relazione coll'accoglienza che mi fece in Verona. Prima di venire a Roma passerò da Verona per aggiustare questo affare che ancor non conosco. Dal mio vecchio D. Mazza ho ricevuto una seconda vita: sarei afflittissimo se, dopo ventitrè anni che sono con lui, fosse contristato con me. Il Vescovo di Verona che conosce l'Ist.o, il santo vecchio fondatore, ed il più indegno fra i membri che gli appartengono, esaminate le cose, se sarà necessario, e se vi sarà materia sufficiente, Le comunicherà le venerate sue disposizioni, alle quali io di tutto cuore m'assoggetto.
Assicuro l'Em. V. R.ma che il mio viaggio in Francia produrrà del bene, e mi ha dato molti lumi che non aveva. A voce le proverò che l'Em. V. inspirandomi l'idea di venire in Francia, mi ha dato un saggio ed utile consiglio.
1108
Le relazioni fra Mons.r Massaia col governo francese da circa un mese vanno a meraviglia: si tratta che è quasi decisa un'ambasciata all'Imp. d'Abissinia in senso cattolico conforme ai desideri di Monsignore. Se il fatto succede veggo un felice avvenire per l'Africa Centrale dalla parte orientale. Ciò in segreto.
Mi perdoni l'Em. V. se scrivo troppo lungo: non sono mai capace di esporre le mie idee in poche parole. Spero che mi sarò abbastanza spiegato.
Nella speranza che Dio benedica a poco a poco i miei sforzi per l'Africa Centrale, fidato nei Sacri Cuori di G. e di M. e nell'Ap.lo S. Paolo, che destinato a convertire le genti, non ha finita ancora la sua missione, ma la continuerà a favore delle genti africane, Le bacio la Sacra Porpora, e mi dichiaro con tutta la venerazione

D. V. R.ma
um.o e d.mo figlio
D. Daniele Comboni

Segue la Dichiarazione della Società di Colonia.



N. 143 (38) - AL PADRE LODOVICO DA CASORIA
AFBR

Parigi,15 maggio 1865
R.mo P. Lodovico!

1110
Al P. Lodovico da Casoria - 15.5.1865
La sua lettera 28 aprile p.p. mi ha riempito di gioia, perché veggo in essa una caritatevole disposizione del suo animo di sorreggermi nella malagevole impresa col concorso de' suoi venerati consigli e colla sua autorevole cooperazione. Sono certo che ella ha compreso il fondo dei miei sentimenti. Giovane senza esperienza, io non credeva di trovare ostacoli in una specie di unione e confederazione tra i diversi Superiori delle Missioni Africane. Ora sono convinto del-l'immensa difficoltà: giammai però m'arresterò dal meditare e fare fino alla morte qualche cosa per l'Africa. Dietro il sapientissimo di Lei consiglio e quello del santo Vescovo Mgr. Massaia, col quale convivo da quattro mesi cominceremo a poco a poco, fino a che più tardi si otterrà l'accordo bramato, che deve essere sorgente di una nuova era per l'Africa.
1111
Ella ha già iniziata la fondazione di due stabilimenti in Egitto: vada avanti, e stia certo che i mezzi pecuniari non mancheranno; ed io, colla grazia di Dio, spero di contribuire molto, se Dio mi dà vita, a farle piovere denaro. Si ricordi che le Sue Opere di Napoli, soprattutto dei moretti, morette, e artisti, sono il più solido fondamento per la Missione della razza negra dell'Africa.
1112
Io nella mia mente ho stabilito il mio Piano così: "Fermo il principio di circondare l'Africa di piccoli Istituti di Mori e Morette sotto la giurisdizione dei Vicari o Prefetti ap.lici, destinati a formare operai evangelici d'ogni genere che devono avanzarsi gradatamente, ciascuno dalla sua parte, nelle regioni interne della Nigrizia per istabilirvi la Fede; fermo il principio che ciascun Capo d'Istituti, Superiore della Missione, abbia a formarsi ed educare i propri Ist.ti a suo modo, secondo lo spirito della propria Istituzione, senza che nessuno entri in questi affari; parmi che sia utile un piccolo Comitato (Dio volesse che fosse composto specialmente d'individui cavati dagli Ordini o Congregazioni a cui sono affidate le missioni diverse dell'Africa!), composto d'uomini di grande iniziativa, avente per iscopo di mettere in azione a favore dell'Africa tutti i mezzi del Cattolicesimo, che attualmente mancano per la rigenerazione dei negri, e di sviluppare gli elementi già esistenti pel medesimo scopo. Questo Comitato stabilito o a Roma o a Parigi, se non sarà possibile per ora, cercherò di associarmi due o tre sacerdoti e ci metteremo a lavorare e a poco a poco sopra un punto. Noi faremo il Comitato.
1113
Trovato il personale per fare un piccolo Ist.o, e assicurati i mezzi per mantenerlo dalle Società esistenti, ci rivolgeremo a quel Superiore, sotto la cui giurisdizione è il luogo, ove intendiamo fondare l'Ist.o per ottenerne l'autorizzazione. Questo sistema di rivolgerci ai Superiori delle Missioni africane toties quoties, è più semplice, che l'utopia di voler concordare tutti i Superiori delle Missioni Africane, come è desiderio di Roma. Se Ella sorreggerà la mia debolezza, spero che farò qualche cosa anch'io. Dopo che il Santo Padre mi ha incoraggiato a lavorare per l'Africa, io non volgerò mai lo sguardo addietro, ma penserò e tenterò di fare fino alla morte.
1114
Io bramerei sapere se la Società di Maria di Vienna accorda i suoi sussidi per le sue Opere in Egitto. Fino da novembre andai a Bressanone, ed incaricai Mgr. Mitterrutzner, che è l'occhio dritto di Vienna, a interessare il Comitato per dare almeno la metà delle sue pingui elemosine a Lei. Non ebbi alcuna risposta su questo argomento. Caso che finora il Comitato di Vienna non si fosse spiegato su ciò, io interesserei un altro personaggio per ottenere l'intento. Io ai primi del prossimo giugno andrei a Roma: ma se non fosse secondo il mio desiderio il Comitato deciso, andrei a Verona e forse a Vienna, ed avrei abbastanza ragioni per muovere il Comitato a fare più calcolo delle sue Opere. Bramerei che su ciò mi scrivesse entro il mese qui a Parigi.
1115
La Società di Colonia, che mi ha lasciato una Dichiarazione, che mostra quanto calcolo abbia fatto delle mie povere intenzioni sull'Africa, è piccola per ora: ma ha l'aria di divenire colossale più che quella di Vienna. Tutto dipende da noi, P. R.mo, e da quello che potremo fare in Africa. Se noi faremo molto, e daremo delle buone notizie, non avremo bisogno di nessuno. La Società, dietro il grande impegno che ha ora per l'Africa, farà un appello a tutta la Germania cattolica (meno l'Austriaca); e vedrà in pochi anni questa Società divenir colossale. Feci molti giri intorno a Colonia con tutti i cinque membri del Comitato: il Clero è animatissimo. Preghiamo che Dio accordi un Arcivescovo alla prima sede della Germania comme il faut, e vedrà qual vantaggio ne ridonderà all'Africa.
1116
La Pia opera della Propagazione della fede di Lione e Parigi è opera di Dio, benché vi sia un grande elemento umano; quello cioè di opporsi a tutte le Opere del medesimo genere. Tuttavia, trattando coi vari membri a Lione e qui a Parigi, ho appreso la maniera di cavar denaro, quando le missioni o gli Ist.i sono già fondati di consenso di Roma. Se l'Austria non concorrerà, vedrà che metteremo in Campo l'Opera di Lione e Parigi. Su ciò devo dirle a voce molte cose.
1117
Al P. Lodovico da Casoria - 15.5.1865
La Società della S. Infanzia per quest'anno non può accordar nulla, perché le petizioni della Cina si sono moltiplicate. L'assicuro che l'anno venturo avrà sussidi per Alessandria e Cairo. O a voce od in iscritto le indicherò la tattica di carteggiare con questa Società, da cui si avrà qualche vantaggio.
1118
L'Opera delle Scuole d'Oriente mi ha promesso il più valido appoggio per l'Africa. Ho dato una piccola, ma interessante descri-zione delle Opere della Palma, e fui pregato di scrivere tutto ciò che concerne la missione dell'Africa. Io ho promesso di far venir da Napoli tutti i documenti stampati. Da quel fascicolo scritto a Capponi, che io diedi, non hanno potuto ricavar molto questi francesi. Se Ella apparecchiasse una succosa descrizione delle Opere della Palma, e vi aggiungesse una breve relazione dei due Ist.i d'Alessandria e Cairo, l'assicuro che anche quest'anno accorderebbero una piccola somma, che d'anno in anno andrebbe aumentando. Io sono in ottima relazione coll'esimio direttor M.r l'Abbé Soubiranne, uomo di gran talento ed azione: e animatissimo per l'Africa. Ad ogni modo l'assicuro che i suoi Ist.i potranno contare fra breve un appoggio sur l'Oeuvre des Ecles d'Orient.
1119
Quando io era a Roma, un Parroco della Diocesi d'Amiens, spagnolo di nazione, venne in Roma mandato dal suo Vescovo, per fondare l'opera degli schiavi. Il Card.le scrisse al Vescovo che il detto spagnolo si concerti con me. Ho dinanzi agli occhi la lettera della Propaganda. Al mio ritorno da Colonia costui venne a Parigi da noi. Con Mons.r Massaia concertammo tutti e tre, che vada a fondare la sua opera in Spagna, ove l'Opera di Lione e Parigi non fa nulla, appunto pel francesismo a cui è informata. Spero che in tre anni avremo dei grandi sussidi, perché ho fatto un trattato confidenziale, che tutte le elemosine le eroghi pel mio piano. Per questa ragione la maggior parte di dette elemosine le farò passare per i suoi Ist.i d'Africa, e per le Missioni che le Opere della Palma imprenderanno.
1120
Tutte queste cose sono future: ma il tempo rapido sen vola, caro Padre, spero che tutto questo si realizzer. Siccome io sono convinto che l'Africa debba convertirsi sotto gli auspici di S. Francesco d'Assisi, perciò in questo santo mese di Maria, ho incominciato il mio noviziato del Terz'ordine a Parigi; e spero di fare la mia professione ai piedi del P. Lodovico. Preghi, Padre mio, la grand'anima del Serafico comune Padre, affinché mi ottenga da Dio una scintilla di quella carità e umiltà, che possedeva in terra, perché sono agghiacciato e molto orgoglioso.
1121
Io da Roma passerò a Napoli, spero con Mgr. Massaia: vedrà un vero apostolo di G. C. S'immagini che, per tacere di tante altre virtù che ho ammirate in quattro mesi che dimoro con lui, fu egli Vescovo per 15 anni scalzo affatto, in Africa, sopra sentieri spinosi etc. Io possiedo i suoi sandali con cui passò quattro anni in Abissinia e consacrò Mgr. de Jacobis napoletano.
Mi saluti l'amabile D. Francesco, Giuseppe Habaes, i fratelli, e tutti i mori e more; e mi raccomandi alle orazioni delle Stimmatine.
Le bacio ossequioso le mani, e mi dichiaro con tutto l'affetto
Suo indeg.mo ser.re
D. Daniel Comboni
1122
Le porterò a Napoli l'annuario di Colonia del 1864. Vedrà un compendio della nostra Società di Colonia. La prego di far tenere l'inclusa al P. Pedemonte. Mons.r Massaia le manda una fotog.fia di Mons.r De Jacobis Nap. Vescovo e Vic. d'Abissinia, da lui consacrato vescovo, e morto in odore di santità, e illustre per alcuni miracoli.


N. 144 (139) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 744-745

Parigi, 19 maggio 1865
E.mo Principe!

1123
L'Ill.mo e R.mo Mgr. Vicario Ap.lico dei Galla ebbe la bontà di comunicarmi quello che nel venerato di Lei foglio l'Em. V. si degnò di significargli, che, cioè, io non appartengo più all'Ist.o Mazza. Io ne sono grandemente sorpreso. Le mie comunicazioni col mio Ist.o di Verona, tali e quali mi giunsero, le ho esposte sempre tutte a Mgr. Massaia; e ciò da quattro e più mesi dacché ho il bene di convivere con lui, e di aprirgli candidamente il mio cuore colla confidenza di un figlio verso suo Padre.
1124
Il R.mo D. Francesco Bricolo Rettore degli Ist.i maschili fondati da D. Mazza, e per conseguenza mio Direttore immediato, mi scrive assai spesso. Mi manifestò, è vero, parecchie differenze dell'interno del mio Ist.o, che esistono fra i membri, di cui io sono uno (miserie tutte cagionate dalla estrema povertà dell'Ist.o, che, salva l'integrità di una regolar disciplina, manca assolutamente dei mezzi materiali di prima necessità); ma mai mi fece sapere che io non appartengo più all'Ist.o Mazza.
1125
Il medesimo mio amato Superiore D. Mazza, che mi accolse con tutta la sua paterna bontà al mio ritorno da Roma, non mi ha mai comunicato nulla, né mi ha mai manifestato che io non appartengo più al suo Ist.o, ad onta di due lettere che, dopo la prima lettera dell'Em. V. a Mgr. Massaia, io gli scrissi, nelle quali io lo sollecitava a palesarmi in termini tecnici se é vero che io non appartengo più al suo Ist.o, come sembra che sia stato riferito a Roma. Non so spiegare questo procedere del mio caro Superiore; né so persuadermi che il venerando Vecchio, senza nulla comunicarmi, o esprimere alcun motivo, mi voglia lontano da quell'Ist.o, nel quale sono entrato all'età di 10 anni, e al quale appartengo da 23 anni, durante i quali, dietro l'ordine o il consenso del medesimo Superiore ho esercitato in mille guise il mio sacerdotal ministero, in modo da non demeritare, spero, della bontà de' miei Superiori, come ponno attestare i tre ultimi Vescovi di Verona, e specialmente il venerato mio Vescovo attuale Mgr. Canossa.
1126
Come mai ora, che ho bisogno del suo appoggio morale che abbia a proteggere la mia debolezza, nell'opera che io tento di promuovere a vantaggio dei poveri negri, può il mio vecchio Padre (che tale mi fu veramente per 23 anni) può egli abbandonarmi a me stesso? Eminenza, non capisco nulla!
1127
Il perché, sempre adorando i disegni della Provvidenza, che tutto dispone alla maggior gloria di Dio e al bene dell'anime, disposto sempre a soffrire qualunque umiliazione e amarezza, ove lo voglia il Signore, ho stabilito, dietro anche il consiglio di Monsignore, di recarmi entro due settimane a Verona, per vedere io stesso come è la cosa; e poi, siccome pare che anche Monsignore voglia affidarmi per Roma qualche importante e delicato affare, che non è prudente decifrare in iscritto, sarò lieto di comunicarle in persona la storia genuina di questa disaggradevole commedia, di cui lo stesso Mgr. Massaia, che mi sembra assai più interessato di me, è altamente sorpreso, e che né Egli né io sappiamo spiegare.
1128
Al card. Alessandro Barnabò - 19.5.1865
Per ciò che riguarda lo scopo del mio viaggio in Francia, nulla ho da aggiungere a quello che Le ho esposto nell'ultima mia dopo il mio ritorno dalla Prussia. Io confido nel Cuore SS.mo di Maria, della quale veneriamo il bel mese in cui siamo, che attraverso a tutte queste difficoltà e ad altre più gravi, colla grazia di Dio, sotto lo scudo della protezione di V. Em. R.ma, riuscirò fra breve ad iniziare qualche cosa di utile per la misera Nigrizia, conforme a ciò che Le scrissi nell'ultima mia lettera.
Pregando il Signore che la conservi lungamente al bene delle sante Missioni, e soprattutto dell'Africa, le bacio la sacra porpora, e mi dichiaro con tutta venerazione

Dell'Em. V. R.ma
umil.mo ed indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni

N. 145 (140) - AL SIG. ANTOINE D'ABBADIE
BNP, Nouv. Acq. Fr. 23852, f. 440

Parigi, 31/5/1865
Breve avviso.


N. 146 (141) - A DON NICOLA MAZZA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Parigi, fine maggio 1865
Sig.r Superiore!

1129
Domani parto da Parigi verso l'Atlantico a Bayeux per compiere la Commissione del nostro caro Vescovo Mgr. Canossa, per raccogliere Documenti sul celebre Vescovo Canossa: poi ritornerò a Parigi: indi a Verona.
1130
Domenica scorsa ebbi il piacere di essere ammesso all'udienza privata lunga 35 minuti di Sua Maestà l'Imperatrice dei Francesi in compagnia di Monsig.r Massaia. Io ho parlato a lungo sull'Africa. Il santo Vescovo, vero confessore della fede, volea parlare di più cose spettanti all'attuale politica di Napoleone III¼. in faccia alla Chiesa; ma l'imperatrice era troppo impressionata dell'Africa. Io ebbi l'avvertenza di dirigere la sua attenzione e prepararla a ricevere la parola di un apostolo: ma non mi venne mai a parlare direttamente.
Tuttavia il santo vescovo le fece capire che la prosperità dell'impero e l'avvenire del figlio Principe imperiale, dipende dal felice accordo della Francia col Papa; e che la vita di suo figlio è in pericolo, ove trionfi la framassoneria. Mons.r Massaia è un vero Ap.lo.
L'imperatrice fu gentilissima con noi, e ricevette da Mons.re un regalo di un oggetto religioso dell'Abissinia. In cinque mesi che coabitai con questo Vescovo, fui testimonio delle più sublimi virtù.

D. Comboni


N. 147 (142) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/17

Parigi, 1 giugno 1865
Mio Caro Rettore!

1131
Io ho già cominciato ad applicare le 60 messe di cui mi accennava nella sua carissima 8 maggio; e spero che l'accademia sarà riuscita a meraviglia.
Dall'ultima sua lettera veggo che le cose nell'Ist.o sono più che mai serie, e che regna una discordia fra superiori e inferiori, colpa il falso sistema in cui si è messo il nostro amato Vecchio di lasciarsi raggirare da gente doppia, e non schietta ed aperta.
1132
Benediciamo il Signore, che tutto dispone pel nostro migliore. Benché Dio m'abbia dato un temperamento ilare, e tale che io godo e son sempre contento, e forse pochi vi sono al mondo più felici di me, tuttavia queste cose mi fanno molta impressione e mi fanno male al cuore. Siccome a Roma si crede ancora che io non appartengo più all'Ist.o, e forse che io sono stato espulso dall'Ist.o, come consta da una lettera del Cardinale Barnabò al Nunzio Ap.lico di Parigi Mons.r Chigi, e io non ebbi alcuna diretta comunicazione dal Superiore, come reclamava con una lettera anche dopo il mio ritorno dalla Prussia, così ho pensato di lasciare Parigi e venire a Verona a vedere come è la cosa.
1133
Può immaginare, mio caro Rettore, di quanto danno mi sarebbe in faccia alla Propaganda, se si dicesse: "D. Comboni fu cacciato dal-l'Ist.o Mazza" ed io non so nulla di positivo se non che il Superiore ha detto al mio rettore che io sotto qualche pretesto mi levi dall'Ist.o, e dopo tutto ciò, nulla. Sia sempre benedetto il Signore; ma come vede, mio caro Rettore, io sono trattato con poca carità e gentilezza, quando di dietro alle spalle, senza nulla comunicarmi, si scrive a Roma così. Fiat semper voluntas Dei in omnibus. Non ho che il soa-ve conforto di una coscienza che non si sente colpevole di questo.
1134
A Don Francesco Bricolo - 1.6.1865
Entro la settimana ventura io partirò da Parigi, e fra 10 o 12 giorni spero di essere a Verona. I miei affari coll'Opera della Propagazione della Fede vanno assai bene. Io mi legai, con un'amicizia la più intima e ne sono corrisposto più di quanto si possa immaginare, perché è un'anima grande, mi legai a Nicolas l'illustre Scrittore, che è uno dei membri più attivi dell'Opera; a lui esposi i miei pensieri: indi a poco a poco ho introdotto presso Nicolas Mons.r Massaia, che è fuori di sé pel piacere di aver conosciuta un'anima sì grande e sì pia. In breve queste due grandi anime mi hanno presentato al Consiglio di Parigi in piena seduta straordinaria; e il presidente, dopo lunga discussione sulle mie idee, mi ha assicurato, che l'opera della Propagazione della Fede, a misura che io troverò il personale etc. soccorrerà con particolare predilezione l'Africa. Sono poi legato in amicizia coi seguenti membri della Propagazione della Fede, che sono tutti grand'uomini:
1¼. M.r Boudin Presidente dell'Opera delle Conferenze di S. Vincenzo de Paoli di tutto il mondo
2¼. M.r Cochin grande scrittore cattolico e senatore del Regno
3¼. M.r le Recteur du Seminaire du S. Sulpizio (il primo Seminario di Francia)
4¼. M.r Theyr senatore
5¼. M.r Doulqualy etc. etc. Insomma pel materiale o pel denaro pel mio piano non avrò alcun dolor di testa, perché qualunque fondazione io farò, in poco tempo radunerò il denaro necessario.
1135
L'Opera delle scuole d'Oriente e della S. Infanzia faranno parimenti un assegno annuo a ciascun Istituto, di cui promuoverò la fondazione. Parlo di tutte le opere che si realizzeranno in Africa. Io devo pensare alle opere di Europa, come alla fondazione di piccoli Seminari etc. ed al personale; e per questo grandi pensieri avrò, ma confido in Dio di riuscirvi. Vedrà fra due anni sorgere un Seminario per le missioni africane in luogo già da me destinato; ho posto l'occhio sopra uomini di azione e fiat. Certo sarò ritardato di molto in causa dei miei affari col Superiore e coll'Ist.o, nei quali il più debole, come io sono, avrà sempre a perdere e a soffrire; ma confido in Dio che mi darà forza di superar tutto. A voce tante cose. A rivederci a Verona: mi fermerò due giorni a Torino. Mi saluti: Preti, D. Beltrame, il mio portinaio, D. Bolm, D. Lonardoni etc. D. Fochesato etc. Hans, e mi metta nel suo cuore come egli è in quello di D. Daniele.
1136
Mi raccomandi alle orazioni dei buoni, e delle Sig.re Urbani. Mi saluti le mie protestanti. Avrei piacere che mi scrivesse a Torino. A Verona desidero vedere sciolti, specificati, e messi in chiara luce i miei affari col Superiore. Ove io sarò mancante e colpevole sono pronto a soffrire ciò che merito, come pure son pronto a soffrire quel che non merito, perché davanti a Dio sono gran peccatore. Per delicatezza non ho mai scritto e fatto alcun cenno al Vescovo, perché so che in generale il Superiore questo non ama: ma in caso è d'uopo che il Vescovo sia il giudice: il vescovo ascolterà certo, e darà il valore che meritano alle mie parole. Vedremo, perché sta certo per iscoppiare qualche fenomeno. Il Signore sia col povero
D. Comboni
riceva i più distinti saluti di Mons.r Massaia.
1137
Domenica passata io con Mons.r Massaia fummo ammessi ad una lunga udienza privata presso l'Imperatrice Eugenia. Io ho parlato a lungo: il santo vescovo disse all'Imperatrice una cosa con coraggio ap.lico che gli dirò a voce. L'Imperatrice fu amabile con tutti e due.


N. 148 (143) - A DON NICOLA MAZZA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Parigi, 1 giugno 1865
Amatiss.mo mio Superiore!

1138
La Propaganda ha assegnato al P. Lodovico da Casoria di Napoli la Stazione di Scellal in Africa: sembra che i Francescani intendano di continuare la missione dell'Africa Centrale col sistema tracciato dal mio Piano. Siccome la Società di Vienna non passa soccorsi al P. Lodovico, non so se i Francescani cederanno, senz'altra condizione, una parte della Missione ad altri. Tuttavia io ho in mano le chiavi per superare ogni ostacolo, e fare che ancora entro l'autunno venga al nostro Istituto affidata una Missione da dirigersi nell'Africa Centrale come Ella vuole, senza dipendere che dalla Propaganda. Il P. Lodovico di Napoli mi scrisse, che le sue Opere dell'Africa intende che formino parte del mio Piano, e mi domanda di assisterlo con soccorsi pecuniari: con tutto il fondamento gli ho promesso la mia cooperazione.
1139
La Società della Santa Infanzia, l'Opera delle Scuole d'Oriente mi hanno promesso assistenza in ogni fondazione d'Africa. Dietro una lettera del Cardinal Barnabò al Vescovo d'Amiens, nella quale gli ordinava di concertarsi con me per la fondazione dell'Opera degli schiavi, ho combinato col consiglio di Mons.r Massaia, che si facciano i primi tentativi in Spagna. A tal uopo il Vescovo d'Amiens metterà a disposizione il santo Sacerdote Capella, che prenderà l'iniziativa fra breve sotto gli auspici dell'Arcivescovo di Tarragona. Spero che in due anni sarà fondata l'opera. Quasi tutto il denaro di quest'opera è destinato pel Piano ideato per la rigenerazione dell'Africa.
1140
Mons.r Massaia mi ha presentato al Consiglio di Parigi radunato in seduta straordinaria ai 24 p.p. Dietro l'appoggio dell'illustre Apologista Nicolas, membro del Consiglio, il Presidente ha promesso di assicurare Roma dello speciale concorso dell'Opera della Propagazione della Fede di Lione e Parigi a vantaggio di tutte le fondazioni d'Africa. Mi pare che il Signore abbia benedetto i miei passi.
1141
D. Bricolo le avrà comunicato il mio disegno di mettere a di Lei disposizione, ove fosse opportuno, un assegno del frutto di centomila franchi in perpetuo, a me lasciati dalla Società prussiana. Non ebbi da Lei alcuna risposta.
1142
A Don Nicola Mazza - 1.6.1865
Mitterrutzner mi scrisse che la Società di Vienna (che ora è un po' scoraggiata), è certamente bene disposta pel nostro Ist.o e per Lei. Dunque, Ella, Sig.r Superiore, può star sicuro di avere una Missione a sua disposizione, entro l'autunno. Basta che lo voglia e possa disporre di un piccolo personale.
1143
Ciò posto, dietro il consiglio di Mons.r Massaia, che ha egli pure affari importantissimi da affidarmi presso il Santo Padre, come Le scriverà, conto di venir subito a Verona, e poi col suo permesso andare a Roma, ove concerterò col Card.le Barnabò qualche cosa a bene dell'Africa, in base a quello che dietro il suo consiglio ho fatto. Quanto sarei felice se Ella piantasse una casa in Egitto, o dove vuole in Africa entro l'autunno!
1144
Non avendomi Ella risposto all'ultima che le scrissi, spero che sarà tutto terminato, e che io sarò considerato come suo Figlio. Difatti io non posso vivere lungi dalla dipendenza del mio buon padre, che tanto amo: sarebbe un gran dolore per me, se adesso, che sono giunto ad una età da essere utile all'Istituto, e rendergli quel bene che mi ha fatto per lo spazio di tanti anni, dovessi abbandonare l'Ist.o. No, non posso vivere lontano dal cuore di mio Padre, e lontano dalla sua autorità. Se mi cacciasse fuori dalla porta dell'Ist.o, io entrerei dentro dalla finestra. Insomma, a rivederci, mio caro Vecchio, fra pochi giorni: mi bastoni, mi strapazzi, mi castighi; ma non mi cacci via: io voglio essere fino alla morte nel suo cuore e

suo fedel.mo figlio D. Daniele Com.
1145
La prego di salutarmi D. Cesare, la maestra Elena, e Tregnaghi.


N. 149 (144) - AL SIG. ANTOINE D'ABBADIE
BNP, Nouv. Acq. Fr. 23852, f. 452

Parigi, 8/6 =65
Breve raccomandazione in favore del Prof. Conrad Urbansky.

N. 150 (145) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 753v

Verona, 23 giugno 1865
Eminentissimo Principe!

1146
Fra pochi giorni avrò il bene di trovarmi in Roma per conchiudere qualche affare rilevantissimo coll'Em. V., come conseguenza del mio Piano. Benché io sia partito da Roma e da Verona senza alcuna raccomandazione di sorta, pure pien di fiducia di compiere la volontà di Dio, ho potuto organizzare qualche cosa a bene dell'Africa. Ho pronta un'eletta falange di rispettabili Missionari del mio caro Istituto, tutti distinti professori del Seminario, o zelanti operai evangelici, versatissimi nel santo ministero, istruiti nelle lingue orientali, tutti ardenti di zelo, pronti a volare alla conquista dei nostri diletti negri, quando l'Em.V., dietro domanda del mio Superiore, si degnerà di accordare loro un terreno da coltivare nell'Africa in base al mio Piano. Alla testa sarebbe destinato dal Superiore il zelantissimo D. Beltrame, il quale venerato nell'Egitto e nell'Africa, conoscitore dei costumi e del paese, ha già esercitato colà per dieci anni il ministero evangelico. Ho pronti i mezzi necessari non solo da iniziare ma da perpetuare l'opera. Io sempre appartenni ed appartengo all'Istituto Mazza, come Le scriverà il medesimo, il quale mai mi ha fatto cenno che io sia distaccato dall'Istituto.
1147
Questo non è che piccola cosa di quelle molte importanti e utili che le devo comunicare. Mi raccomando alla protezione dell'Eminenza V. R.ma, affinché possa continuare l'opera che ho nell'animo a favore dell'Africa, e che entro quest'anno avrà un florido principio.
Mentre supplico ogni giorno il divin Redentore che conservi per lunghi anni la preziosa vita dell'Em. V. al maggior bene dell'Africa, le bacio la S. Porpora, e mi dichiaro con tutto il rispetto

Dell'Em. V. R.ma
um.o ed indeg.mo figlio
D. D. Comboni


N. 151 (146) - A MARIE DELUIL MARTINY
AVBB

Napoli, 5 luglio 1865
Mia cara Sorella in G. C.!

1148
La sua cara lettera del 13 giugno, viva espressione dell'amore tenero che ha per il Divin Cuore di Gesù, l'ho letta durante il mio viaggio da Bourg a Ginevra e non posso rispondere che ora perché, arrivato a Verona, dovetti recarmi a Vienna in Austria e poi a Roma, ove arrivai alla vigilia di S. Pietro, e dopo a Napoli. In quello spazio di tempo avevo troppe occupazioni che m'impedirono di scriverle. Innanzi tutto le sono sensibilmente obbligato per la bontà che ha avuto di rimettermi in diversi pacchetti un grande ed un piccolo Cadron, la Notizia, dei fogli, dei biglietti zelatori e alcune medaglie della Guardia d'Onore del Sacro Cuore di Gesù e soprattutto per avermi concesso il diploma di Direttore particolare dell'Opera.
1149
A Marie Deluil Martiny - 5.7.1865
Le devo esprimere la gioia che mi ha procurato di trovare in lei una degna Suora, che mi ha associato all'alto onore di poter promuovere la gloria del Sacro Cuore nei paesi dell'Africa centrale, e anche la gioia di corrispondere con lei per lettera al fine di trattare gli interessi della gloria del Divin Cuore che è il centro di comunicazione tra noi, che deve bruciare d'amore per la salvezza delle anime. La Provvidenza sembra avermi scelto per l'apostolato molto difficile e pericoloso dei neri. Io cercherò di corrispondere all'alta missione con tutti gli sforzi possibili, pronto a sacrificare la vita per la salvezza dell'Africa. Ma quale fortuna, mia buona Suora, mi procura con l'aiuto dell'Opera della Guardia d'Onore del Sacro Cuore! Con inesprimibile gioia ammiro la pia zelatrice della cara Guardia d'Onore del Sacro Cuore di Gesù, della quale il glorioso apostolato è la forza potente che mi incoraggia nella grande impresa per la quale il grande Dio d'Israele, benché indegno, mi ha incaricato.
1150
L'Opera che sto per fondare, e che spero di iniziare già quest'anno con l'erezione di due grandi Vicariati Apostolici nell'Africa centrale, che la S. Sede aprirà in seguito al mio Piano per la Rigenerazione dell'Africa, che consacrerò ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, si riallaccia intimamente alla bell'Opera della Guardia d'Onore del Sacro Cuore di Gesù, della quale lei è la fervente zelatrice. Vede, cara Suora, l'unione intima che deve passare tra me e lei. E' per questo che la terrò informata di tutti i progressi della grande Opera, che deve essere anche sua, come mia è la sua. Raccomandi quest'Opera agli associati per moltiplicare le preghiere in favore della conversione dell'Africa, come io promuoverò l'Opera della Guardia d'Onore del Sacro Cuore, non solamente in Africa, ma in tutto il mondo. Il Sacro Cuore di Gesù sia con noi e noi siamo fedeli e felici di consacrare la nostra vita per gli interessi della Sua gloria.
1151
Quando avrò stampato il mio Piano per la Rigenerazione dell'Africa in francese glielo manderò subito: desidero che lo conosca per moltiplicare le preghiere. Sua Em.za il Card. De Angelis, Arcivescovo di Fermo relegato a Torino, colui che nel 1846 aveva al Conclave il più grande numero di voti per essere Papa, dopo Pio IX, m'ha detto: "Se avete posto la vostra Opera sotto la protezione del Sacro Cuore, non temete; voi ci riuscirete". L'amore ardente del S. Cuore di Gesù brucerà il paganesimo e il feticismo della razza africana e si edificherà il Regno di Gesù Cristo. Tuttavia, desiderando introdurre nei paesi slavi l'Opera della Guardia d'Onore del S. Cuore, la prego di inviarmi a Roma un diploma di direttore particolare dell'Opera per il M. R.do P. Vincenzo Basile della Compagnia di Gesù, celebre missionario, da 25 anni nei paesi slavi, perché possa introdurre la devozione e l'Opera in questi vasti paesi.
1152
Per il medesimo scopo la prego di un altro diploma per il M. R.do P. Giovanni Beltrame, Superiore della vasta missione del Nilo orientale, che sarà un Vicariato che, in seguito al mio Piano, la S. Sede vuole erigere in questo mese. Le chiedo poi un altro diploma per il Superiore della Missione del Nilo occidentale dell'Ordine dei Riformati di S. Francesco d'Assisi, Vicariato che sarà pure eretto in questo mese, in seguito il mio Piano. Da Roma le darò notizie precise dopo il mio Rapporto su queste due Missioni con la S. Congregazione di Propaganda Fide.
1153
Mille saluti alle sante Suore della Visitazione di Bourg en Bresse, alla sig.na Eugenia Cabuchet e alla sua buona amica. Mi scriva a Roma e mi ponga nel Sacro Cuore di Gesù, pregandoLo di sostenermi nella mia grande impresa.
Le assicuro che sarò sempre

il suo umile amico e fratello
Daniele Comboni
Missionario Apostolico

Traduzione dal francese.
N. 152 (147) - PROGETTO SULLA MISSIONE DELL'AFRICA CENTRALE
AFBR

Napoli, luglio 1865
Progetto di D. Comboni
Missione dell'Africa Centrale

1154
Circa la porzione della Missione dell'Africa Centrale che si è tentato di evangelizzare dai Missionari Austriaci, dall'Istituto Mazza, e dall'Ordine Francescano, si è convenuto fra il P. Ludovico da Casoria e D. Daniele Comboni di fare la seguente spartizione, che si sottopone umilmente al R.mo P. Generale.
Vicariato Ap.lico del Nilo Orientale da affidarsi all'Istituto Mazza coi confini seguenti:
Al Nord il Tropico del Cancro
All'Est i Vicariati dell'Abissinia e dei Gallas,
ed il Mar Rosso
Al Sud l'Equatore
All'Ovest il Nilo ed il Fiume Bianco.

Vicariato Ap.lico del Nilo Occidentale da affidarsi all'Istituto della Palma
Al Nord il Vicariato dell'Egitto
All'Est il Nilo ed il Fiume Bianco
Al Sud l'Equatore
All'Ovest le Regioni incognite esistenti fra il
25¼ grado di longitudine secondo il Meridiano di Parigi.
Benché la Stazione di Chartum appartenga al Nilo Orientale, si è convenuto che sia divisa fra i due predetti Vicariati.
Lettere varie
La Stazione di Scellal appartiene all'Istituto della Palma, perché così fu già disposto dalla S. Congregazione di Propaganda Fide.

(D. D. Comboni)


N. 153 (1144) - PROMEMORIA
AP SC Afr. C., v. 7, f. 900
Roma, luglio ? 1865


N. 154 (1145) - SUPPLICA A PIO IX
ACR, A, c. 20/42 n. 1
Roma, luglio 1865
Comboni chiede una benedizione per la famiglia di Augusto Nicolas.
N. 155 (148) - AL PADRE LODOVICO DA CASORIA
AFBR

Roma,8/8 = 65
Via del Mascherone N¼. 55
Amatissimo e R.do mio P. Lodovico!

1155
Due dolori affliggono profondamente il mio cuore. L'uno è la morte del mio caro Superiore D. Nicola Mazza avvenuta ai due del corrente agosto. La desolazione che regna in Verona, e soprattutto nei miei Ist.ti è grande benché tutti sieno animati dal medesimo spirito di far tutto per la gloria di Dio. Il santo vecchio sarebbe stato beato, se avesse potuto confabulare con lei: sia fatta la divina volontà: è dura cosa: ma fiat.
1156
L'altro dolore è la mala riuscita dei nostri accordi, già stabiliti a Napoli e a Roma sulla divisione africana. Io sono troppo addolorato per iscrivere l'impressione che mi fa il vedere che l'effetto di tutto non è conforme ai nostri accordi. Io benedirò sempre il Signore in tutto; e nel nome del Signore, pria di fare dei passi presso Roma e Vienna, le domando la grazia di scrivermi chiaramente ciò che ha determinato di fare. Esamini bene l'accordo che abbiamo fatto, le speranze che mi ha lasciato pria di partire da Roma, e mi dica quello che è stabilito, perché ora non veggo chiaro. La prevengo che senza un'assicurazione che al mio Ist.o verrà affidata una missione nell'Africa, non si farà nulla, e i miei compagni Missionari non lasceranno Verona.
1157
Pesi la perdita di tante anime che ne avverrà da un colpevole ritardo, perché i miei missionari sono apparecchiati per lavorare nella desolata vigna africana. Per mia parte benedirò sempre la Provvidenza, perché so in coscienza di aver tentato ogni via per migliorare la condizione della missione, e tenterò fino alla morte. Ella conosce le mie idee; mi faccia una spiegazione chiara di scrivermi ciò che si è stabilito, perché capisco poco qui a Roma.
1158
Io non partirò da Roma prima di aver tutto inteso, e fatto quei passi che giudico opportuni pel bene della nostra Africa. Io del resto a Verona l'aspetto per effettuare il concertato viaggio in Austria.
Parimenti io son sempre disposto a soddisfare al di Lei desiderio di accompagnarla in Egitto, a Scellal, a Chartum e dove vuole, come siamo intesi. Desidererei che ella scrivesse al C. Barnabò questo suo desiderio, perché allora mi sarebbe più facile ottenerne la permissione a Verona. Se fosse in vita il mio Superiore, la cosa sarebbe stata sicura; ma ora nol so. Del resto io credo, che sarà bene per noi, che andiamo insieme in Africa, e insieme ritorniamo in Europa.
1159
Non iscrivo altro perché il mio cuore è troppo afflitto per le due ragioni suesposte. Preghi per me, caro padre, e mi consoli con una lunga e dettagliata lettera. Mi saluti tutti della Palma, mentre nei SS. Cuori di G. e di M. le domando la santa sua benedizione, e mi dichiaro con tutta la venerazione
Suo fedel. ed affz. figlio
D. Daniele
Al Comitato di Colonia scrissi di mandare a Napoli denaro, perché alla partenza dei Missionari che van per Messina, non vi sieno pensieri.


N. 156 (149) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/18
Roma, 17/8 = 65
Mio caro D. Francesco!

1160
La sua cara lettera senza data scrittami dal Tirolo, mi giunge in questo punto, dopo aver percorso la Germania e la Francia, e ciò perché non fu francata con 13 soldi, ma con solo 10. Se fosse stata francata mi sarebbe arrivata in quattro giorni, come mi arrivano quelle di Mitterrutzner; e invece, oltre alla multa di franchi 4 (ciò che per me non importa) mi venne assai tardi. Transeat.
1161
A Don Francesco Bricolo - 17.8.1865
Nessuno più di me ha sentito con tanto dolore la momentanea sua lontananza dall'Ist.o, ed i gravi dispiaceri che ha sofferto e anche al presente mi pare un sogno, e non saprei adattarmi a vedere il nostro caro Ist.o, (da cui voleano sfrattare anche me) senza il mio caro Rettore D. Bricolo. Col Vescovo ho combinato un progetto proposto da me, in seguito al quale si sarebbero aggiustate le ossa nell'Ist.o assai bene durante l'autunno. Il Vescovo l'approvò con sommo piacere, e così dovea cadere a terra la poco gradita idea, comunicatami dal Vescovo, di prendere in dozzina 15 ragazzi, ed occuparsi così colui che con tanto onore e con soddisfazione universale reggeva un grande Istituto. Questo progetto, attesa la morte del buon vecchio, ha bisogno di qualche modificazione, che faremo ed eseguiremo al mio prossimo ritorno a Verona. Io poi ho delle altre idee, caso che andasse a monte ciò che si è progettato: ma le comunicherò a voce. Io adoro sempre le disposizioni della Provvidenza, la quale dal male sa trar sempre il bene. Dio sarà con noi.
1162
Quando arrivai da Parigi a Verona, io restai di sasso nel sentire che un uomo di tanta importanza, come era il rettore dell'Istituto, la cui illimitata abnegazione consacrata da enormi e difficilmente apprezzabili sacrifici e che si era letteralmente identificata con lÕIstituto stesso, si fosse allontanato. Non posso ancor digerire questa pillola. Io mi trovai agghiacciato, non sapendo a chi disfogare il mio cuore. Solo D. Francesco aveva un cuore, ove io poteva depositare i miei pensieri, sicuro d'essere compreso. Andai dal vecchio, e gli dissi che io non gli chiedeva nemmeno il perché mi volesse lontano dall'istituto: solo domandavagli che nel caso, che così fosse il suo volere, si compiacesse di metterlo in iscritto così: "Dichiaro io D. Nicola Mazza, che il Sacerdote D. D. Comboni, da ventitre anni attaccato al mio Ist.o, non vi appartiene più."
1163
Il vecchio dopo alcuni secondi mi saltò al collo, mi baciò, dicendomi: "Tu sei mio figlio." Allora esponendogli come io era per andare a Roma, come egli sapeva da una lettera scrittagli da Mons.r Massaia il quale, unitamente al Nunzio Ap.lico di Parigi Mgr. Chigi Arciv.vo di Mira, m'aveva incaricato di affari rilevantissimi presso il Papa, e il Card. Antonelli, dopo aver parlato con D. Beltrame, mi diede una lettera pel Card. Barnabò, in cui dimandava per l'Istituto un Vicariato nell'Africa Centrale. Così fu e venni a Roma, figlio dell'Ist.o, come il Superiore dichiarò al Cardinale.
1164
Del resto non so come, o mio caro D. Francesco, gli vennero sospetti della mia lealtà, e bene ha fatto a cacciarli come una tentazione. Quand'anche mi fossero mancati impulsi, la sola gratitudine mi avrebbe confermato nell'antica mia affezione pel mio Rettore. Quando andrà a Verona domandi al Vescovo, agli amici nostri ed anche ai nemici, per vedere se io sono facile ad essere raggirato.
1165
La mia amicizia verso le persone amate, è forte, eterna, né può essere raffreddata dai più grandi sacrifizi. Fosse anche il sacrifizio del buon esito del mio Piano, io giammai declinerei dal perdere una scintilla dell'affezione che le professo, ne saprei smentire le mie idee anche davanti ai tribunali di Nerone. Se io fui tardo nello scrivere, è cosa studiata e ben decisa, sempre allo scopo di ridonare all'Ist.o una gemma perduta. A voce cose più decifrate, perché ora non ho tempo, ed è inutile il metterle in carta.
1166
Io serbo per l'Ist.o la medesima affezione ed il medesimo dévouement. Parlo a chi è testimonio della mia costanza: io avrei mille vie per essere felice, e correre una gran carriera, benché indegno; ma l'affezione e la gratitudine per l'Ist.o mi fa calpestar tutto. Io perciò per l'Ist.o farò tutto quello che sarà possibile alla mia debolezza, fermo nella speranza che potrò fare del bene. A Verona arriverò agli ultimi del mese, per aspettare il P. Lodovico da Casoria di Napoli, che accompagno a Vienna per la via di Bressanone.
Sono dolentissimo nel timore che molti buoni giovani dell'Istituto verranno espulsi. Forse però la disposizione del nuovo Superior generale e del Fondamento renderanno più perfette certe regole, che prima pendevano dal giudizio di un solo vecchio. Preghiamo il Sig.re che rassetti bene le cose.
1167
La seconda fiata che fui dal S. Padre, gli ho chiesto una benedizione speciale per lei. Je vienne de recevoir à present une lettre dal mio caro e venerato amico parigino, il celebre apologista francese Augusto Nicolas, che è consigliere dell'opera della Propagazion della Fede. Gli ho reso dei graditi servizi, fra i quali m'incaricò di presentare a Pio IX l'ultima sua Opera. Si tratta che feci una supplica al S. Padre, ove nominando tutti i suoi figli, gli chiedeva l'Apostolica benedizione. Poi andando dal Santo Padre colla solita mia audacia lo obbligai a scrivere di proprio pugno e col proprio nome alcune righe, che il Papa seppe bene applicare al grand'uomo. Fra le molte cose che l'illustre scrittore mi scrive vi è questo:
1168
"E' un monumento domestico che deve essere incorniciato e conservato nel santuario della famiglia, come palladio di grazia celeste tanto più caro se si unisce all'angelica memoria del nostro Augusto (l'opera e la vita di suo figlio Augusto) che ne è stata l'occasione e che sembra consacrarla. Mi lasci aggiungere che questo ricordo della sua benevola amicizia alla quale noi lo dobbiamo, vi resterà sempre unito e che ne risalterà tra Lei e noi uno di quei nodi che il tempo e lo spazio, che probabilmente ci separeranno, non potranno che rinsaldare, perché è formato al seno stesso di Dio, per mano del Suo augusto Vicario e che stabilisce tra i laboriosi meriti del suo Apostolato e le nostre prove, una società di grazie alla quale noi siamo troppo interessati per esservi mai infedeli.... La ringrazio infinitamente dei preziosi dettagli della bontà del Santo Padre, riguardo alla mia opera e anche dei termini così lusinghieri con cui Lei ha composto la supplica che precede la Benedizione. Essi aumentano, per così dire, il valore di questa, perché donano una maggiore considerazione e le imprimono un timbro personale. E' vero che sono lontano dal giustificarli, ma è pure Lei, mio caro e venerabile amico, che ha la responsabilità e io li accetto come un effetto e un riflesso della sua inestimabile benevolenza... Io le sarò molto riconoscente per tutte le notizie che Lei potrà darci dell'Africa; noi ne abbiamo quasi diritto, perché la sua buona amicizia l'ha inserito nella mia famiglia...
A. Nicolas
1169
A Don Francesco Bricolo - 17.8.1865
Questo grand'uomo è uno dei membri più attivi dell'opera della Propagazione della fede. Io riceverò nel mio Piano in lui un gran bene, perché egli lo ha giudicato pratico e bello. Mi scrive quattro pagine bellissime, di cui le parole soprascritte non sono che un piccolo échantillon.
1170
Ho un mondo di cose a dirle a voce, e belle: ma Dio domanda da me delle pene per darmi immense consolazioni. Preghi i SS. Cuori per me. Mi saluti il mio caro D. Anatalone, del quale mi fu cara la lettera, a cui non rispondo perché sono assai indebolito: dovetti due volte andare a Napoli. Ho fatto in quest'anno due bagni a Nantes nell'Oceano Atlantico, quattro nella Senna a Parigi, uno a Colonia sul Reno, due a Ginevra sul lago di detto nome, due a Napoli, quattro ad Ischia, due a Porto d'Anzio, uno a Tivoli, e più di mezza dozzina a Roma. Vado finché ne farò un paio anche a Venezia. Ciò è positivo; e noto questa circostanza per farlo ridere alle spalle del girovagone che gli scrive. A Trento mi ricordi a S.A. il caro M.r Riccabona.
1171
Sono 20 giorni che studio il Portoghese; e la mia maestra è S. Altezza Reale Donna Maria Assunta di Braganza figlia dell'antico Re di Portogallo, che ha la bontà e la pazienza di ricevermi quattro ed anche sei ore al giorno. Gran bene ne risulterà all'Africa da questa cara e preziosa conoscenza. Questa santa giovane di 32 anni è l'enfant gatée del Papa, di Antonelli, e del Card. Patrizi, di una rara pietà, e di un cuore immenso; e il suo ciambellano ebbe a dirmi che io sono il più caro amico di questa virtuosa Principessa: essa sarà nell'Europa come un apostolo per far bene al mio piano. Questa cara amicizia mi dà molta consolazione, ed ho un grande esempio in lei di distacco dal mondo.
(D. Daniele)


N. 157 (150) - AL PADRE LODOVICO DA CASORIA
AFBR

Roma, 17/8 = 65
Via del Mascherone N¼. 55
Mio R.do ed amat.mo P. Lodovico!

1172
Son più di dieci giorni che io le inviai una lettera, della quale sono ansioso di avere una risposta, che inutilmente ho finora aspettata. Le invio ancora questa seconda, pregando la bontà del P. Lodovico a rispondermi subito.
Le cose sopra cui versava la prima lettera riguardano ciò che fu oggetto delle nostre conferenze a Napoli e a Roma.
Io venni a Roma per trattare della divisione dell'Africa Centrale. Fra me, lei, e il P. Generale pareva che fossimo pienamente d'accordo. Ora, se non mi sbaglio, parmi che non mi sia stato spiegato chiaro cosa si è deciso. Al P. Lodovico io volgo una preghiera perchè mi scriva che cosa è stato deciso, e cosa io mi debba fare. A lei ho comunicato con tutta ingenuità e fiducia e le mie idee, e l'incarico che mi diede il defunto mio Superiore, e ciò che io intendo di fare per l'Africa: le dissi come a Verona stanno pronti molti missionari per salvar anime nell'Africa tutti istruiti e zelanti e ardenti per sacrificarsi pei nostri cari moretti. Quid agere debeo? A questo prego rispondermi, perchè io molto confido nei lumi e nella carità del P. Lodovico; come pure prego di rispondermi alle cose menzionate nella mia lettera passata.
1173
Del resto ho comunicato a Vienna l'accordo che noi abbiam fatto di andare ambedue a visitare quei buoni Signori del Comitato, e siamo certi di una buona accoglienza: appena ella mi risponderà io andrò a Verona per aspettarla colà col nostro bravo Fr. Bonaventura, ove sono lieto di dirle che è aspettato con sommo piacere, come una benedizione di Dio.
1174
Al Padre Lodovico da Casoria - 20.8.1865
A Colonia ho comunicato fino dalla sua partenza da Roma, quello di cui noi eravamo d'accordo, e la vera e real posizione dell'affare come era in allora, riservando sempre l'esito decisivo quando le competenti autorità avrebbero stabilito. Colà aspettano con impazienza la soluzione delle cose, come io e Lei, P. Lodovico, abbiamo convenuto.
Che Iddio ci faccia conoscere sempre più la sua volontà, che desidero fare in ogni cosa col sacrifizio della mia. Preghi per me, padre, S. Francesco, che mi dia un po' del suo spirito; e chiedendole la sua benedizione, e pregandola a salutarmi P. Bonav.ra nuovo Ap.lo d'Africa, Fr. Bonav.ra, D. Francesco, e tutti i moretti, mi dichiaro con tutta venerazione
Suo affez. figlio
D. Daniele


N. 158 (151) - AL PADRE LODOVICO DA CASORIA
AFBR, "cart. Africa - Moretti"

Roma, 20 agosto 1865
Mio venerato e carissimo Padre!

1175
La sua pregiata lettera 13 corr.te non rispose categoricamente alle due mie precedenti che io le scriveva, e non mi apportò quella consolazione, onde sono compreso sempre dalla sua corrispondenza epistolare. Ella infatti mi dice, che se la mia Congregazione vuole assumere una Missione nell'Africa, il Capo di essa tratti direttamente colla Propaganda, o almeno dia a me degli uffizi per ci.
1176
Pare che il mio buon P. Lodovico dubiti che il mio Istituto voglia assumere una Missione nell'Africa, dopo tanto sangue sparso e 16 anni di prova. Inoltre le ripeto in iscritto ciò che le dissi più volte a voce, che cioè:
¼. Il mio Superiore mi diede uffizi per questo scopo, cioè, mi diede una lettera pel Card. Barnabò, con cui chiedeva la Missione del Nilo orientale, incaricandomi di trattar questo affare con chi si deve.
2¼. Il Card. Barnabò, in base a questa lettera, mi mandò a trattare col R.mo P. Generale, il quale con una lettera mi accompagnò a Napoli da Lei, e convenimmo sulla divisione, e venimmo a Roma, ove ambedue alla presenza del Generale e dell'E.mo Barnabò, fummo consolati nel vedere un accordo perfetto, senza parlare dei sublimi tratti della bontà del P. Lodovico, onde mi mostrava questa unione ed accordo intimi più che mai.
3¼. La Propaganda, a cui spetta formare e sancire le Missioni, per un tratto di rispetto all'Ordine Serafico, saggiamente manifestò il suo pensiero che la Missione dell'Africa Centrale fosse divisa con pieno accordo fra l'Ist.o Mazza e l'ordine francescano. Io dunque, come incaricato dall'Ist.o Mazza, ed Ella, come incaricato dall'Ordine Serafico, dobbiamo accordarci; e l'accordo è che ambedue andiamo in Egitto ed a Scellal; e fatta la divisione si umilii il trattato nelle mani del R.mo P. Generale, il quale farà quelle pratiche che crederà colla Prop.da, fino a che escano i due decreti Ap.lici per l'erezione delle due Missioni.
1177
Dopo tutto questo, come mai il mio caro P. Lodovico vuol mandare di nuovo me, o il capo del mio Ist.o a trattare colla Propaganda? Io fui dal P. R.mo Generale dopo la sua partenza per Napoli, affine di prendere gli ordini e l'accordo, per poi partire per Verona. Il R.mo mi rispose: "siccome io ho dichiarato mio plenipotenziario il P. Lodovico, così rivolgetevi a Lui" ed a ragione, perchè la critica posizione delle sue grandi opere di Napoli minacciata dai tempi luttuosi, potrebbe creare o sul tempo della partenza per l'Africa, o su altri accessori, qualche modificazione su quello che è stabilito.
1178
Io scrivo a Lei, pregandola che mi metta in iscritto questo che è stato stabilito, perchè possa saper comprovare in faccia al mio Istituto l'accordo che si è fatto, e così aspettar lei a Verona; ed ella mi manda a trattare di nuovo colla Propaganda, nel mentre che i bisogni della missione africana sono tanto urgenti, e reclamano una pronta cooperazione delle forze tutte che esistono.
1179
Siccome io devo operare positivamente, dubitando anche di me, che forse non avrò compreso il risultato delle nostre trattative, andai dal Cardinale Barnabò e gli diedi a leggere la sua lettera. L'E.mo la lesse tutta da capo a fondo, e disse: "il nostro buon P. Lodovico mostra di non avere inteso quello che si è fatto, perché la sua lettera, dice altrimenti di quello che si è combinato, specialmente all'indirizzare il vostro Ist.o dalla Propaganda: perciò rispondeteci subito, e diteci:
1¼. che io ho parlato alla presenza di lui e di voi, che cioè ambedue le parti vadano sulla faccia del luogo, o in Egitto, e facciano queste divisioni e poi le presentino a me, che io farò le pratiche necessarie con Vienna e Verona pria di emanare i decreti.
2¼. Che io ho parlato col P. Generale, e ci siamo perfettamente accordati in questo.
3¼. Che io ho veduto che il Padre Generale, il P. Lodovico e voi, siete perfettamente d'accordo.
4¼. Che bisogna che le due parti se la intendano insieme, e che vadano sulla faccia del luogo, e per conseguenza voi e il P. Lodovico insieme formiate il progetto di divisione."
1180
S. Em.za mi ordinò di scriverle così: ometto di ricordarle la storia della Missione da P. Ryllo fino alla cessione della Missione dall'Ordine Serafico, nel 1861, che ambedue sappiamo a mente, e che abbiamo più volte intesa dalle labbra dell'E.mo.
Dunque ora aspetto da Lei una lettera che mi dica qualche cosa per combinarci sulla partenza, perchè il settembre si avvicina. Ai 25 io parto per Verona. E' necessario, padre mio, che ella venga a Verona: la sua presenza ci consolerà tutti nell'amara perdita che abbiam fatto del nostro fondatore: è necessario che venga a Vienna, e che quei signori aulici veggano le due parti, e lei specialmente, la cui presenza rettificherà parecchie idee. Perciò mi scriva: in seguito alla sua lettera le stenderò l'itinerario da Roma a Verona che preparerò in questa settimana perchè ora mi manca l'orario.
1181
Dal P. Generale saprà di una visita che ella deve fare ad un alto personaggio, che ha domandato di Lei, e desidera parlarle, come mi manifestò un suo confidente. Poi venga a Verona, ed insieme andremo a Vienna e in Africa.
Io confido assai nella assistenza del P. Lodovico per una parte dell'esecuzione del suo piano; Dio accetterà il nostro completo sacrifizio pel bene dei negri. Mi saluti il nostro caro D. Francesco, il qua-le, benchè questa volta non iscrisse così bene, o meglio, così a mio grado come le altre, pure gli voglio e gli vorrò sempre bene, perchè ama veramente l'Africa. Dia la sua paterna benedizione a questo

Suo affez.mo e povero figlio
D. Daniele Comboni


N. 159 (152) - A PIO IX
"Jahresbericht..." 13 (1865), pp. 6-7
Roma, 30 agosto 1865
Richiesta della Benedizione Apostolica per i membri della Società di Colonia.



N. 160 (153) - AL CAN. GIOVANNI C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/62

Verona,18/9 = 65
Mio caro Professore e amico!

1182
A Pio IX - 30.8.1865; al Can. Mitterrutzner - 18.9.1865
Spedisco a Voi il pacchetto di Mgr. Gassner, e l'incluso rescritto consegnatimi all'Anima. Da Riva ho fatto spedire quella cassetta di ritratti etc. diretti al R.do Gio. Stippler Cappellano aulico a Brixen, pei quali ho sofferto dei dispiaceri a Nunziatella e a Pontelago Scuro fino a non permettermi di passare in Austria sicché, lasciato finalmente in libertà dovetti ritornare a Bologna, ed entrare da Milano e Limone negli Stati Austriaci. Ma quanto è piacere soffrire persecuzioni, per essere papisti, è un piacere che ricompensa ogni dispiacere.
Ho meco la vita Mezzofanti.
1183
Ho trovato uno scoraggiamento inaudito nell'Ist.o per causa del Vescovo; e si era deciso di abbandonare l'idea della Missione, ed ancora si persiste. Ma non così la pensa Comboni. Fra pochi giorni scriverò: ma voglio indurre assolutamente il Sup. D. Tomba, e tutti ad accettare il piano, tale quale lo volle D. Mazza, che mi mandò a Roma per assumere la Missione del Nilo Orientale. Dio opportunamente dispose che non si desse una formale definizione a Roma, pria che le due parti, l'Ist.o nostro, e il P. Lodovico si recassero sulla faccia del luogo. Perciò è ferma in me l'idea prima, e presto vi scriverò che andrò col P. Lodovico a Vienna per Bressanone, e che insieme andremo in Africa, e pianteremo i progettati Ist.i.
1184
Ho un'immensa fiducia nei SS. Cuori di G. e di Maria, e pregateli caldamente, ed apparecchiate il moro a venire con me in Cairo. Sono affogato di occupazioni, e adesso non iscrivo di più.
1185
Fissate nella mente che Comboni non può vivere che per l'Africa, e per ciò che ha relazione all'Africa: mi raccomando alla vostra protezione, fratellanza ed amicizia. Bisogna che le opere di Dio incontrino difficoltà. Così portano i disegni adorabili della Provvidenza. Quanto piacere è soffrire per l'Africa: ma il Piano sarà effettuato, malgrado tutti gli ostacoli. Confido in voi. Non siamo soli nella grand'opera: v'è Dio, la Vergine, e molti potenti mortali che il vogliono. Si Deus nobiscum, quis contra nos?
Mille cose al Vescovo, al padrone del moro, ed al mio caro amico Mitt.er.

Tuiss. D. Daniele


N. 161 (154) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/38

Verona, 20 ottobre 1865
Ill.mo e R.mo Monsignore,

1186
A Venezia ho ricevuto la preziosa sua commendatizia per Camerini. Siccome era aperta, ed era bellissima, io mi sono fatto lecito di copiarla per me, perché in ogni caso è sempre un monumento di stima e dell'affezione che il Vescovo di Verona nutre per l'Ist.o e pel santo fondatore. Io poi Le sono grato come se il Comm.re Camerini mi avesse ad assegnare una gran somma, perché la commendatizia non può essere più forte e più incalzante. Io non ho parole sufficienti per ringraziarla, Monsignor mio, e spero che non si pentirà mai di accordarmi la sua validissima protezione; che mi è necessaria.
1187
D. Bosco, il santo di Torino, mi telegrafò a Venezia da Lonigo. Fui colà una giornata presso la C.ssa Soranzo con lui. Io l'ho indotto a fermarsi a Verona mezza giornata per presentarlo a Lei, sicuro che ne avrebbe provata somma consolazione. Mantiene gratuitamente N¼. 1200 persone: ogni anno dà alla Chiesa oltre 60 Sacerdoti, e parecchi Missionari; ha confidenza con Dio, e fa miracoli, ed ha spesso la cognizione degli altrui più reconditi pensieri. Ma che vuole? Veggendo che andava a ritardare un giorno, sollecitato anche da un telegrafo che gli pervenne diretto a me, si partì ieri per Torino.
1188
Fra due giorni viene a Verona il P. Lodovico da Casoria, il nuovo S. Vincenzo de Paoli di Napoli, il fondatore di quel famoso Ist.o che accoglierà 24,000 e più lazzaroni etc. etc. Egli è deputato insieme con me da Roma a segnare i confini di divisione del gran Vicariato dell'Africa Centrale. Egli viene per unirsi a me, e partiremo insieme per Vienna e poi per l'Africa.
1189
Io Le offro la mia servitù per Vienna, e farò il possibile per indurre il santo uomo a venire al Grezzan per ossequiarla unitamente alla nobile famiglia.
Al Can. Giovanni Mitterrutzner - 20.10.1865
La prego di mandarmi la sua santa benedizione: offra i miei ossequi al March. Ottavio ed a tutti della famiglia. Mi permetto di spedirle il Piano ora stampato a Venezia, e vedrà che Dio comincia a benedire i miei poveri sforzi.
Le bacio il santo anello, e mi dichiaro con tutta la venerazione e gratitudine

di V. Ecc. R.ma
u.mo obb.mo e oss.mo figlio
D. D. Comboni


N. 162 (155) - AL CAN. GIOVANNI C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/63

Verona, 26 ottobre 1865
Mio caro amico,

1190
Domani colla 1. io, P. Lodovico da Casoria, Giuseppe Habasci prete frate, e due mori frati partiamo da Verona per esser a Bressanone alla sera. Siamo diretti per Vienna, e subito dopo a' 5 partiremo da Trieste per l'Africa. Sono cose precipiti: ma il P. Lodovico ha troppa fretta. Devo conferire con voi su molte cose. I Francescani come hanno osteggiato me altresì osteggiano l'Ist.o; ma il Papa e Barnabò vogliono assolutamente affidare a D. Mazza la Missione, e tali sono anche le istruzioni che il P. Lodovico ha ricevuto.
A voce molte cose. A S. Altezza mille ossequi.

Tuissimus in J. C.
D. D. Comboni


N. 163 (156) - AL CAN. GIOVANNI C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/64

Alessandria d'Egitto, 20/11 = 65
Mio cariss.mo amico,

1191
L'essere noi occupati nel trovare il necessario per fare la nostra piccola spedizione a Scellal, ci ha fatto procrastinare a scrivere.
Con tutta l'emozione del nostro cuore noi non abbiamo parole per ringraziar voi sopra tutti, e codesto celsissimo Vescovo a farci la generosa offerta di N¼. 20 franchi, che noi abbiamo ricevuto baciandoli, come faceva il nostro caro D. Nicola. La Società di Colonia mi spediva contemporaneamente N¼. 200 talleri di Prussia. N¼. 50 fiorini offriva a me l'Arciv.o di Salzburg, a cui ho presentato il mio Piano, e qualche altra minuta e piccola elemosina. Vedete l'ammirabile Provvidenza di Dio: con questo noi siamo già in Cairo, perché nove persone sono già là, ed io domani vi arrivo con tutta la roba e provvigioni.
1192
Il Comitato non ci ha dato un centesimo, assicurandoci mille volte che non possiede la cassa nemmeno un fiorino, e che quel poco che vi è, è per Chartum. Noi l'abbiamo nobilmente ringraziato, e pieni di fiducia in Dio faremo tutti i nostri affari. I Francescani, ad eccezione del P. Mazzeck, non hanno nemmeno voluto vedere il P. Lodovico. Alla Messa proibì il guardiano che la servissero i mori, e in parecchie volte che il P. Lodovico e P. Bonaventura dissero messa nella Chiesa del Convento, non gli hanno mai parlato, né offerto un caffè. Sicchè fummo all'albergo dell'Angheresc Corona tutti cinque.
1193
Io, come amico del Cav. Noy, ottenni il passaggio gratuito per tutti cinque fino a Trieste sulle strade ferrate. A Trieste ho fatto un contratto col Lloyd Austriaco; e per N¼. 220 duecentoventi fiorini fummo noi cinque e Michele Ladò trasportati nei 2.di posti fino ad Alessandria. Ebbimo la più terribile burrasca, e nell'Arcipelago greco un uragano che ammazzò 48 grossi buoi e qualche individuo. P. Lodovico soffrì i dolori di morte: ci siamo confessati e stretti: 64 ore durò la burrasca; fummo ridotti in un angolo dell'Isola di Candia, e siam vivi per miracolo: io mi era già rassegnato alla morte. Ma Dio ci volle salvi fino ad Alessandria. Qui prendemmo ad imprestito N¼. 100 Nap.ni d'oro, coi quali intendiamo di andare ad Assuan, provveder la stazione per 6 mesi, ed io e P. Lodovico tornare in Cairo.
1194
Qui troviamo animi che sono sfiduciati dell'Africa; ma colla pazienza, costanza, e rassegnazione si vincerà tutto. Benché abbia il P. Lodovico certe idee contrarie alle mie, tuttavia lavoreremo insieme con efficacia pel bene dell'Africa. Al sant'uomo manca lo slancio di D. Mazza, e l'esperienza dell'Africa; ma è un santo, benché come tutti i santi cocciuto; vorrebbe veder tutto francescano, non vede bene se non dai frati: gli pare un giovane senza spirito, a cagion d'esempio, il moro Ludwich di Bressanone, perché fuma, e beve fuori di pasto birra: ma sono tutte cosette piccole. Il sostanziale è che è un santo, che ama l'Africa, e farà gran cose per l'Africa: non lo ubbidisco nel desiderio che avrebbe che io vestissi l'abito bigio da frate; ma mi è, e mi sarà sempre caro.
Quando sarò tranquillo sulla barca in Alto Egitto, scriverò lettere da cristiani: perdonate se ora scrivo male: ma vi do tutto il cuore.
Offerite i miei più profondi ossequi a S. Al. Mons. Vescovo, e ringraziatelo di cuore della sua bontà per me. Nel Memento della Messa prego sempre per lui e per la Sua Diocesi, perché Dio susciti come pel passato soggetti bressanonesi per l'Africa. Mille cose a tutti i miei conoscenti di Brixen. A voi poi un mondo di affettuose rimembranze: salutatemi il moro, che spero sarà per me. Pregate i SS. Cuori di G. e di M. pel
Tutto vostro nel S.
D. Daniele


N. 164 (157) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Cairo, 27/11 = 65
Mio amat.mo Sig.r Superiore,

1195
A Don Gioacchino Tomba - 27.11.1865
Dopo aver lasciato Trieste fummo colpiti da fiera burrasca fino a Corfù. Nell'Arcipelago Greco un terribile uragano ci portò dopo 44 ore di girovagare senza bussola, sull'Isola del Gozzo. Insomma il P. Lodovico giurò di non più andare in mare. Ci siamo assolti più volte reciprocamente. 48 buoi furono vittime dell'uragano, che stritolò le porte di ferro, e la poppa. Siamo al mondo per miracolo. Grazie a Dio in sette giorni sbarcammo ad Alessandria.
1196
Ho collocato Michele sotto le Monache di S. Giuseppe dell'Ospedale di Cairo, ove è trattato come un figlio. Il Guardiano di Cairo mi cedette per due mesi un posto, a cui Terra Santa ha diritto: l'ho fatto esaminare dai medici; e trovarono vuoto il polmone alla spalla sinistra, parmi sarà difficile la guarigione, e stabilissi di affidarlo alle Monache di S. Giuseppe: io sono grande amico della Generalessa.
1197
La sorella di Caré Emilia, che era postulante alle Clarisse, è morta vittima del colera lo scorso estate. Caré è a Suez con tutta la famiglia. Sciaui è a Zagazig ove piantò un negozio di cotone.
1198
Io col P. Lodovico partiremo giovedì prossimo per Scellal. Ho fatto un contratto di andare e ritornare col medesimo vascello. In Alessandria abbiamo combinato col Vescovo di andare prima a Scellal, e poi combinare al Cairo il collocamento delle nostre more. Io sono di opinione di nulla far sapere a nessuno, e nemmeno a Roma che l'Ist.o non può assumersi la Missione. Dio ci aiuterà per pagare i debiti in breve. Poi andremo innanzi.
1199
Mi riverisca Mgr Vescovo, Canossa, D. Cesare, D. Giovanni Beltrame e Poggiani, e tutti. Dal Nilo scriverò a lungo su molte cose. Frattanto prego il Signore che l'assista per continuare l'Opera sublime del nostro santo fondatore. Dio dee benedire la sua grande Opera. Era un gran Vecchio. P. Lodovico è poca cosa (benché un santo uomo) a confronto del Superiore. Mi saluti anche le due protestanti Kessler e De La Pièrre. P. Geremia è in Cairo ammalato, divenuto mezzo imbecille.
Mi mandi la benedizione

Suo Aff.mo figlio
D. Daniele
La prego a mandarmi a salutare Pompei e tutta la nob. famiglia.


N. 165 (158) - A MONS. GUGLIELMO MASSAIA
AMEP, Arch. Dipl. Aff. div., c. 22

Cairo, 30/11 = 65
Ill.mo e R.mo Monsignore,

1200
Due sole parole per annunziarle quello che io fo. Sono colpevole verso di Lei per non avere scritto da molto tempo, ed Ella mi dirà ingrato. Ha ragione di far questo giudizio: ma fu tale il lavoro e i passi fatti per l'Ist.o dopo la morte del santo mio Superiore, che lo stesso mio padre, di cui son figlio unico, non sa dove io sia, e meno s'immagina che io sia in Egitto.
1201
Dal Nilo, ove starò 20 giorni fino ad Assuan, scriverò a lungo. Le basti ora sapere che io viaggio col P. Lodovico da Casoria di Napoli, e lo accompagno fino a Scellal con altri 7 individui. Nello stesso tempo ci concertiamo sui confini da stabilirsi fra l'Ist.o Mazza e l'Ist.o della Palma di Napoli e poi veniamo a Roma. Io poi mi fermerò un mese in Cairo per combinare un Ist.o di more sotto la protezione francese. Perciò ho scritto a M.r Faugère di farmi una valida raccomandazione presso il Console Generale francese in Egitto: prego la sua bontà a pregare M.r Faugère a farmi questa raccomandazione.
Ho stampato la sua lettera che mi lasciò a Parigi: ha fatto un'immensa impressione in Germania, in Egitto, e molti Vescovi e Vicari hanno pianto: è la lettera di un apostolo. Ho dato ordine di mandargliela.
1202
Fathalla Mardrus la saluta. Io gli ho detto che Mons.r Massaia non parte da Parigi, senza aver fatto quel che ha in animo per lui. Quanto questo buon cattolico ha servito ora anche per me. Faccia di ottenergli quello che disse.
Mi perdoni la fretta: ma parlo a chi è vecchio di spedizioni. Dalle placide rive del Nilo le scriverò a lungo e meglio.
Ho stampato anche una magnifica lettera che mi scrisse Nicolas. La prego di riverirmelo in un colla famiglia.
1203
Cosa devo dire al P. Domenico Provinciale? Sono colpevole: ma riparerò. A Verona si sta facendo per lui un Reliquiario di tutti i Santi delle Litanie etc. Mi riverisca l'Ecc. Provinciale e tutti i padri. Mille cose al B.ne di Havelt e Baronessa, a M.r e M.me d'Abbadie, alla Duchessa di Valenza, e a tutti i conoscenti. Spero di presto vederla.
Il Piano - 1865
Qui in Cairo ed Alessandria si parla con entusiasmo di Lei. Al Cairo venne un Galla che si diceva suo prete. Gli mostrai 15 ritratti di 15 vescovi, e subito vide il suo ritratto; e gridando disse: ecco Abuna Massaia.
Basta. Si ricordi che al mondo e dopo il mio def.to Superiore, non ho mai trovato un padre per me come Mons.r Massaia. Dico dopo D. Mazza, per non parlare di lui. Mi confermi la sua protezione ed affezione, che stimo tanto, e che mi è preziosa e utile.
Le bacio le mani.

Suo aff.mo figlio
D. Daniele


N. 166 (159) - I L P I A N O
BNVER, (Misc. B. 1238.1)

2¼ Edizione stampata a Venezia (1865), con piccole varianti rispetto al N. 114.
N. 167 (160) - APPUNTI SUL MASSAIA
ACR, A, c. 18/15


N. 168 (161) - APPUNTI SULLA MISSIONE DEI GALLAS
BNP, Nouv. Acq., Fonde d'Abbadie, N. 23851, ff. 1-25


N. 169 (162) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN "NOTRE DAME DES VICTOIRE" A PARIGI
ANDP, Registro Messe


N. 170 (163) - AL CAV. CESARE NOY
AUTOGRAFO SU FOTO COL MASSAIA
AFCR
N. 171 (1146) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. CATERINA AD ALESSANDRIA D'EGITTO
ASCA, registro Messe


N. 172 (1195) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN "NOTRE DAME DES VICTOIRES" A PARIGI
ANDP, Registro Messe



N. 173 (1196) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
INDIRIZZO SU UNA COPIA DEL "PIANO"
ACL


N. 174 (1197) - A DON GIOACCHINO TOMBA
INDIRIZZO SU UNA COPIA DEL "PIANO"
AMV

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