1 8 6 9

N. 296 (277) - A CLAUDE GIRARD
AGB

W.J.M.
Limone, 16/1= 69
Mio carissimo amico,
La morte del nostro caro Don Dalbosco mi ha causato un grande dolore. Mi dispiace molto di non aver potuto assolutamente fermarmi un giorno a Grenoble, come avevo stabilito. Solamente mi sono fermato a Chambery a casa del nostro caro amico signor Bouchat, al quale ho detto ciò che dovevo fare; egli è il mio interprete allorché lei vedrà Mons. di Canossa: Oh, egli è assai zelante per l'Opera! A Lione ho parlato con le nostre Dame; esse hanno spedito una cassa o due per me; io la prego di inviarle subito a Marsiglia al signor Laurent, 35 Boulevard National. Oh, come sono preziose le cose che mi hanno destinato per le mie nere e la mia cappella, ma è a lei che devo tutta la mia riconoscenza. Lei mi conosce nel profondo del cuore. Le invierò qualche dettaglio sulla vita di Don Dalbosco che era un santo. Il giorno 25 sarò a Marsiglia. Le scriverò molto dall'Egitto, ma non dica mai che sono io....
A Claude Girard - 16.1.1869; a mons. di Canossa - 25.1.1869
Il signor Bouchat le spiegherà tutto. Si ricordi che il mio cuore, la mia amicizia, la mia dedizione sono sempre uguali; lei mi conosce a fondo come io conosco lei. Il suo cuore è incomparabile. Arrivederci, mio caro. Porga i miei ossequi e la mia riconoscenza al Superiore e ai Padri de La Salette. Mi mandi a Marsiglia anche le candele di La Salette e molte cose.
Omaggi alla signora Girard e ai suoi cari figli e mi creda per sempre
Suo caro amico
D. Daniele Comboni
Traduzione dal francese.


N. 297 (278) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/65

Wivat + Jesus
Vienna, 25/1 = 69
Eccellenza R.ma,
Benché affari magri, tuttavia non inutilmente venni in Austria.
La Società di cui è preside il Card. Arciv.o, e quella presieduta da Mgr. Kutzkar non poterono darmi nulla, perché la prima è esclusivamente pel Nord America; la 2.a magrissima ha solo Chartum.
Tuttavia Sua Em.za mi regalò Franchi 100
e la Società di Mgr. Kutchkar " 50
Il C.te di Chambord " 60
Mgr. Bragato " 100
e la Società dell'Imm.ta Concezione " 1000
In oro Fr. 1710
1851
Il Duca di Modena mi diede una bella lettera autografa pel Pascià dal quale domanda una Casa per noi in Cairo; e ricevuto assai bene dai reverendi della Corte di Praga stesi una formale petizione alle LL. MM. Ferdinando e Marianna, e c'è la prospettiva di una prossima bella somma, come e Negrelli e Bragato appoggiano, i quali m'hanno significato essere la nostra Opera delle più importanti del Cattolicesimo. Solo 4 ore stetti a Praga per non perder tempo. Riceva gli ossequi peculiarissimi al nostro caro Duca di Modena (anche pel M.se Ottavio), dal Card. Arciv.o, Mgr. Nunzio Ap.lico, Mgr. Kutchkar, Mgr. Mislin, Negrelli, Bragato etc. etc., e benedica il suo indegnissimo, ma aff.mo figlio

D. Daniele Comboni
1852

Domani sera lascio Vienna, 4 ore a Venezia, poi Verona.
P.S. Avremo la grazia di condur Tezza in Egitto? Oh! faccia di tutto per carità. Carcereri e Franceschini ed io saremmo beati. Ma bisognerebbe farlo in modo da non urtare il Card. Barnabò. Il duplice carattere di Capo dell'Opera, di Visitatore Ap.lico dei Camilliani veneti, e i rescritti del S. Padre son tre motivi che dovrebbero persuadere il Cardinale. Oh! il Guardi e l'Artini sono molto scaduti dalla mia opinione! Dio li benedica sempre, e fiat voluntas D.ni.


N. 298 (279) - AL PRESIDENTE
DELLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE - LIONE
APFL, Cart. 1869, Pacchetto Egypte, Lett. n. 1

W.J.M.J.
Marsiglia, 19/2 = 69
Signor Presidente,

1853
la morte del R.do Don Dalbosco, Superiore del mio Seminario di Verona, la malattia molto grave di 87 giorni di mio padre del quale sono figlio unico, sono state le cause per le quali il mio caro Vescovo Mons. di Canossa, mi ha trattenuto a Verona, mio malgrado; e grazie a Dio, sono partito da Verona il 15 e domani alle 4 pomeridiane partirò sul Sad per Alessandria con sei membri della mia Missione.
Qui ho ricevuto dal sig. Moutte N¼ 1500 [franchi], che lei ha avuto la bontà di farmi avere. Non ho parole per mostrare la mia riconoscenza per la massima delicatezza e la straordinaria carità che ha avuto al mio passaggio da Lione di consegnarmi, la sera della mia partenza, la somma di 1500 franchi. E' una ragione in più per il mio zelo di corrispondere alla sua bontà con una dedizione più completa alla conversione dei neri, poiché niente può meglio rendere piacevole la sua dedizione per la Propagazione della Fede, che un buon risultato degli sforzi dei Missionari.
Al Card. Alessandro Barnabò - 20.2.1869
Mi manca il tempo di scriverle più a lungo, signor Presidente. La prego di presentare i miei ossequi affettuosi al sig. Abate Des Georges, al quale scriverò dal Cairo; al sig. Redattore del Giornale, al sig. Maynis ecc e sia l'interprete della mia riconoscenza verso tutti i membri della Propagazione della Fede.
Gradisca, signor Prosidente, l'assicurazione della mia più alta stima

Suo devotissimo
D. Daniele Comboni

Traduzione dal francese


N. 299 (280) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Egitto, v. 21, p. 28r

Marsiglia, 20 febbraio 1869
E.mo Principe,

Due sole righe per annunziarle che oggi parto da Marsiglia pel Cairo con un Sacerdote membro del nostro piccolo Seminario di Verona, e con altri 4 individui (due brave Istitutrici negre, un catechista e artefice, ed una Maestra di lavoro).
Da Cairo le farò un rapporto veridico sullo stato delle mie due piccole Case, vidimato dal venerato nostro padre, Mgr. Ciurcia.
Mi rivolgo alla carità di V. Em.za R.ma per supplicarla a destinarmi alcuni oggetti dell'Opera Apostolica nella prossima distribuzione di marzo.
Nella fiducia di essere esaudito, le bacio la Sacra porpora, e mi dichiaro di

V. Em. u.o d.mo figlio
D. Daniele Comboni
N. 300 (281) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/66

Marsiglia, 20 febb. 1869
Eccellenza R.ma,

1857
Oggi alle 4 pom. parto per Alessandria d'Egitto sul gigantesco vapore Sad con tutti. A Marsiglia ho trovato il posto gratis per 5, pei quali avea dato il nome a Parigi: telegrafai al Ministro, e ieri un dispaccio m'annunciava esservi il posto per le altre due Stampais, e Valerio. Ho combinato di affidare la Stampais (s'intende combinai colla Madre Generale) a Suor Eufrasia, Visitatrice dell'Oriente, ed ora in Cairo; sembra che farà il suo noviziato a Gerusalemme dopo alcuni mesi di prova al Cairo. Nulla feci colla madre Generale, la quale dal suo lato l'ha elettrizzata alla vita religiosa ed Ap.lica. Il terreno è buono.
Noi preghiamo sempre sempre per V. E. R.ma che fu ed è vero padre per noi, e vero amico e protettore dei poveri negri.
Presenti i miei ossequi al M.se Ottavio e famiglia, a Mgr. Perbellini Crosatti etc.
Le bacio il sacro anello pieno di un'eterna riconoscenza. Ho buonissime notizie dal Cairo.

Suo ubb. figlio
D. Daniele Com.


N. 301 (282) - ORARIO PER L'ISTITUTO MASCHILE
ACR, A, c. 13/6
Cairo, 5 marzo 1869


N. 302 (283) - REGOLAMENTO PER I MISSIONARI
ACR, A, c. 25/5

Cairo, 15 marzo 1869

REGOLAMENTO
pei Missionari degli Istituti dei Neri in Egitto

1858
Dietro gli esempi di Gesù Cristo, degli Apostoli, e delle principali associazioni cattoliche, che hanno il compito sublime dell'evangelica rigenerazione dei popoli infedeli, anche i Missionari degli Istituti dei Neri in Egitto, chiamati a cooperare per quanto possono alla rigenerazione della infelice Nigrizia dietro le norme del "Piano per la rigenerazione dell'Africa" riservandosi di formulare un Regolamento stabile e perpetuo, cui assoggettare all'approvazione della S. C. di Propaganda, dietro i risultati della prova e di una sufficiente esperienza locale, in via di esperimento si sono prefisse e seguono da più di un anno le norme seguenti come regole direttive della loro vita apostolica nei detti Istituti.
Regolamento - 15.3.1869
1. I nostri Missionari, sieno Sacerdoti o Laici, vivono insieme da fratelli nella medesima vocazione, sotto la direzione e dipendenza di colui che viene stabilito come Superiore locale dell'Istituto, al qua-le sono destinati dall'Autorità competente, senza gare o pretensioni, pronti a tutto quello che viene loro ordinato di fare, disposti a compatirsi e aiutarsi vicendevolmente, e rispettosi sempre verso gli altri Missionari del luogo, con cui studiano di essere sempre in perfetta armonia, anche nell'esercizio del Ministero.
2. Benché non obbligati da voto, professano al Superiore una religiosa e filiale obbedienza in tutto per amore di Dio, del buon ordine e dei veri progressi dell'opera, a cui si sono consacrati. E la loro dipendenza da lui riguarda l'esercizio medesimo del ministero, il disimpegno dei vari uffici dell'Istituto, il modo e la forma dell'educazione da darsi ai neri, l'uscire di casa e l'assumere incombenze da estranei, nel che tutto ognuno opera d'accordo con lui, col suo consenso e licenza.
3. Egli poi da parte sua si considera come padre e fratello in mezzo ad essi: si presta facile a secondare per quanto può il loro zelo e giusti loro desideri, e a provvedere ai loro bisogni: distribuisce le varie mansioni con riguardo all'abilità, inclinazione e forza di ognuno, e in caso di malattia provvede il meglio possibile perché l'infermo ricuperi prontamente la salute, e procura quei mezzi, che possono aiutare a conservarla - ed evita di dare ordinazioni troppo severe, senza grave ed urgente necessità.
4. Il Superiore è responsabile dell'Istituto e degli individui del medesimo; a lui direttamente compete la direzione e l'amministrazione del medesimo, e la sorveglianza sopra ciascuno, non meno che la rappresentanza presso tutte le autorità locali, e tutti gli altri uffici inerenti alla natura del Capo dell'Istituto: ma negli affari di maggior rilievo dimanda l'opinione dei più sperimentati e prudenti de' suoi confratelli, massime quando vi fosse luogo a temerne delle pericolose conseguenze.
5. Nessuno manda relazioni o lettere per essere stampate, neppure alle Società benefattrici dei nostri Istituti, senza esserne incaricato, od averne la previa approvazione del Superiore.
6. Tutti vivono in vita comune, contenti sì pel vitto come pel vestito, mobili, libri ed altro, di ciò che può provvedere l'Istituto a misura delle sue risorse. Ai soli Sacerdoti è permesso di usare pelle loro necessità particolari di ciò che ricevessero dalle loro famiglie o dai propri proventi; ma si vietano la diretta amministrazione dei beni particolari, che posseggono in patria; e cedono a vantaggio dell'Istituto le limosine per applicazioni di Messe o funzioni ecclesiastiche ecc. ecc.
1865
7. Negli Istituti la principale occupazione dei Missionari è quella di coadiuvare il Superiore nella direzione del medesimo in quello in cui sarà richiesta da lui l'opera di ciascuno; e ciò intendesi specialmente a riguardo dell'educazione dei Neri nelle scienze ed arti principali, nel Catechismo, cura d'infermi ecc. secondo le norme speciali di ogni Istituto. Ai Sacerdoti poi, secondo le disposizioni particolari dell'Autorità competente, viene affidata la direzione spirituale anche degli Istituti femminili, il ministero della predicazione ed istruzione religiosa in entrambi gli Istituti, e dove ne fosse richiesto il concorso a giudizio del Superiore.
1866
8. Non si preterisce poi mai dai Sacerdoti lo studio tanto necessario per ben adempiere agli obblighi dell'Apostolato tra gli infedeli e massime al fianco d'inveterate superstizioni e talvolta di ministri pagati di sette e religioni perverse. Perciò il Superiore provvede perché possibilmente ogni dì, meno i festivi, abbiano in comune un'ora di studio e di esercizio della lingua del paese: ed ogni lunedì, mercoledì, e venerdì i Sacerdoti per turno propongono alla comune loro discussione un caso di Morale, uno di Dommatica, o Canonica, o Liturgia, ed un terzo di controversia, avendo per quest'ultimo di mira specialmente gli errori dominanti nel luogo dove esiste l'Istituto. Il proponente espone un giorno prima in luogo determinato i suoi casi, affinché nel giorno ed ora stabilita alla discussione tutti sieno apparecchiati a rispondere. A questo esercizio vengono ammessi anche i Sacerdoti o Missionari del luogo, benché di altro rito, a giudizio del Superiore: la proposizione dei casi è fatta in lingua latina.
1867
9. La pietà è poi il pane quotidiano dei nostri Missionari, riconoscendosi troppo necessaria per mantenere il fervore della vocazione in questi paesi, dove è purtroppo facile dimenticarsi di Dio e dei propri doveri religiosi. Quindi tutti ogni dì o celebrano o ascoltano la Messa, recitano il Rosario, fanno la lettura alla mensa, gli esami di coscienza, la lettura Spirituale, la visita in Chiesa, e un'ora di meditazione, oltre le comuni e private orazioni vocali, secondo l'Orario quotidiano stabilito in ciascuno degli Istituti.
1868
Ogni settimana poi si partecipa da tutti ai SS.mi Sacramenti; ogni mese si fa un giorno di Ritiro, ed ogni anno un corso di Spirituali Esercizi. Tutti i giorni festivi si fa nella mattina la spiegazione del Vangelo, o su qualche punto di Morale pratica, e la sera si spiega il Catechisno e si dà la Benedizione colla S. Pisside. Ogni primo venerdì del mese si pratica l'esercizio della Guardia d'Onore del S. Cuor di Gesù; si celebrano i mesi di marzo e di maggio e le novene o tridui delle Feste principali e di quelle dell'Istituto con predica ed esercizi particolari di divozione.
10. Siccome lo scopo dei nostri Istituti è quello di affrettare la conversione della povera Nigrizia, così i nostri Missionari non meno dei neri e delle nere pregano ogni dì pubblicamente per questo fine, ed ogni mercoledì si fa da tutti un'ora pubblica di adorazione al SS.mo Sacramento e si applica una Messa pro Conversione Nigritiae.
11. Nelle relazioni cogli esterni ognuno ha in mira l'unico fine per cui abbandonò patria, parenti e tutto, ed è quello di guadagnar anime a Cristo. Quindi benché gli Istituti nostri e la nostra particolare missione determinino l'azione dei nostri Missionari ai poveri neri, pure massime i Sacerdoti, colgono le propizie occasioni per fare a tutti indistintamente il maggior bene che possono, rammentandosi di essere stati consacrati ministri di Colui che patì e morì per tutti. Trattandosi tuttavia di conversioni di adulti, ognuno procede d'intelligenza col Superiore, il quale secondo i casi si rivolgerà al Vicario Apostolico e all'Autorità competente. Ai fanciulli morienti non Cattolici, il Battesimo non sarà conferito se non nel caso di morte evidente e sempre colle debite cautele. Questi Battesimi si registrano a parte, coll'indicazione della morte del bambolo quando sussegua.
Regolamento - 15.3.1869
12. Riguardo agli Istituti nostri femminili, nessuno dei Missionari vi si reca a visitarli, o ad esercitarvi qualsiasi opera di carità o del ministero, senza esserne incaricato dal Superiore, od averne di volta in volta il suo permesso: eccettuati i casi di bisogno improvviso in assenza del Superiore. Ciò s'intende detto anche pelle famiglie particolari: e si considera grave la mancanza su questo punto.
13. Nei nostri Istituti si osserva la debita clausura, consacrata dall'uso costante di tutte le associazioni ecclesiastiche e religiose, e regolata nelle Missioni dalle circostanze e dalla prudenza del Superiore. Le donne però sono unicamente introdotte nella sala comune di ricevimento, meno le eccezioni che giudica opportune il Superiore in occasione di visite straordinarie o di pie benefattrici.
14. Gli Istituti femminili, quanto alle Suore direttrici, esse si regolano secondo le proprie Regole e Costituzioni, ed i Contratti particolari di loro fondazione.
15. Finalmente i neri e le nere degli Istituti maschili e femminili sotto la direzione dei Missionari e delle Suore ricevono l'educazione all'apostolato della loro patria, secondo appositi e particolari Regolamenti ed Orari, che meglio si svilupperanno collo svilupparsi dell'opera.
Il Superiore
D. Comboni
N. 303 (284) - INDIRIZZO A PIO IX
"L'Unità Cattolica" 79 (1869), p. 551

Cairo, 19 marzo 1869

Beatissimo Padre,

1875
Non tutti italiani di patria, ma tutti cattolici di cuore, e nell'affetto a Voi Padre santo, emuli ardenti fra molti generosi, il Superiore coi Missionari e Missionarie, allievi e catecumeni dei due Istituti dei neri in Cairo, da Voi più volte paternamente benedetti, chiudendo felicemente sotto la protezione del glorioso Patriarca S. Giuseppe gli annuali Esercizi, si uniscono per applaudire con tutta l'anima all'Indirizzo di amore e di fede che la vera gioventù cattolica Italiana promosse, ed il mondo cattolico sta per offrirvi l'11 aprile p.v.
1876
Se un caldo sospiro filiale può consolare un gemito delle vostre tante amarezze, noi ci affrettiamo esultanti a deporvelo in seno, accertandovi, che tutto dì dalle sponde del Nilo, dai piè delle Piramidi, dalle spiagge riarse del vasto deserto, a Voi teniamo rivolto, quasi ossequienti figliuoli, l'udito come a Maestro infallibile, lo sguardo come ad esemplare perfetto, il cuore come a padre amoroso, e ogni sentimento dell'anima come all'adorato Pontefice del popol di Cristo, ingiustamente perseguitato, iniquamente calunniato, sacrilegamente offeso, grande nei trionfi, sommo nelle sventure, prodigo cogli ingrati, clemente coi nemici, giusto generoso e pio con tutti, meraviglia degli stessi infedeli.
1877
Mestissimi sempre in sapervi afflitto, salutiamo con gioia quel giorno di purissimo gaudio che Iddio vi appresta nella ricorrenza del cinquantesimo anniversario del Vostro Santo Sacerdozio, e facciamo voti ferventi che per anni molti ve ne sia prolungato il contento.
In quel dì sacro per noi alla festa titolare del Buon Pastore, fra i recinti della Santa Cappella ospizio venerato della Sacra Famiglia rifugiatasi dalla persecuzione di Erode in Egitto, pregheremo per Voi specialmente, o Pastor dei Pastori, perché nell'Ecumenico imminente Concilio esaudisca il Cielo il pietoso vostro desiderio di veder riunite tutte le agnelle di Cristo in un solo ovile sotto un solo Pastore.
Uniamo pertanto a questi sensi di profondissimo ossequio l'obolo della nostra povertà in Lire 25, e ci promettiamo che Voi vorrete benedire all'affetto che brameremmo poter moltiplicarlo a misura dei grandi bisogni dell'augusta Vostra indigenza.


D. Daniele Comboni
Missionario Apostolico
Superiore degl'Istituti dei negri
N. 304 (285) - A CLAUDE GIRARD
AGB

W.J.M.J.
Cairo, 19/3 = 69
Mio caro amico,

non vedendo il Giornale della Terra Santa e leggendo la lettera che ha inviato al sig. Laurent a Marsiglia, mi domando se sono uscito dalla sua grazia e dalla sua amicizia e a ciò mi persuade maggiormente il cattivo progetto che ha fatto di deviare da me il caritatevole invio che mi ha destinato la signorina Duphies per regalarlo al nostro caro amico, il P. Callisto, senza riflettere che io ho trenta morette senza vestiti e che il P. Callisto non ha nessuno. Mio caro amico, io rido di questo perché conosco a fondo il suo cuore; lei è suscettibile di arrabbiarsi per un istante, ma quando si tocca la carità della quale è colmo il suo cuore, lei ne è vittima e la rabbia è finita. Mi invii, dunque, la prego, subito la cassa della signorina Duphies, perché le mie morette sono semi-nude e ne prepari un'altra per quando verrà in Africa il P. Callisto. Ho già celebrato le messe secondo le intenzioni delle donatrici di Lione che si erano raccomandate.
Nella cassa vi sono:
2 paramenti nuovi, uno rosso, l'altro bianco, ecc.
1 idem bianco
1 grande camice
2 tovaglie per l'altare
38 camicie per le morette.
A tutto ciò la prego di aggiungere molte cose e dei candelieri ecc; sono in una estrema povertà; mi mandi molte cose, ma subito, all'istante poiché ne ho tanta necessità.
A Claude Girard - 19.3.1869
Sono spiacente di saperla ammalato. Bisogna avere degli aiuti, un Comitato, perché è troppo un giornale intero per le sue forze. La prego di scrivermi perché è arrabbiato con me. Bisogna che mi dica tutti i motivi, poiché desidero risponderle e giustificarmi. Il mio caro amico Girard non può restare nelle sue idee. Noi lavoriamo tutti per la gloria di Dio e non bisogna perdersi in un bicchiere d'acqua.
Mi mandi il giornale e per quelli che le ho proposto, mi mandi il conto che glielo pagherò.
Le scriverò ancora per augurare una Buona Pasqua a lei, alla signora Girard, ai suoi bambini, al Superiore dei Missionari di La Salette e a tutti i Padri.
Il Vescovo di Grenoble mi aveva invitato ad andare a trovarlo al mio ritorno, ma io non son potuto andare perché un dispaccio mi aveva chiamato a Verona. Il sig. Bouchat deve averle detto tutto. Porga i miei ossequi anche al sig. Bouchat. Ciò che ho detto al sig. Bouchat e ciò che ho fatto, è quello che un amico deve fare; il suo cuore di apostolo deve concedermi tutta la ragione.
Mi scriva tutto: noi vogliamo andare in Paradiso come dei veri missionari e non trattarsi così.
Invio al P. Callisto la risposta di Sua Eminenza il Card. Barnabò al Vescovo di Verona a proposito dei Trinitari. Legga tutto e poi invii tutto al P. Callisto a Roma.
Arrivederci, mio caro amico. M'invii la cassa della signorina Duphies e una cassa sua, perché ne ho estremo bisogno. Ho sollecitato anche la signorina Duphies. Arrivederci.
Suo eterno amico
Don Daniele Comboni
La prego di inviarmi anche un messale.

Traduzione dal francese.


N. 305 (1202) - FIRMA SUL REGISTRO DEI BATTESIMI - CAIRO
ACR, A, c. 24/3

Cairo, 27/3/1869


N. 306 (286) - ALL'ABBADESSA MARIA MICHELA MUELLER
AMN, Salisburgo

W.J.M.J.
Cairo, 4 aprile 1869
Mia Reverenda Madre,

1881
Le scrivo, mia Reverenda Madre, col cuore pieno di dolore, per rispondere alla sua cara lettera del 16 febbraio.
Le sue preoccupazioni erano giuste; la nostra cara fanciulla Petronilla Zenab è in cielo! Essa è andata a ricevere il premio delle sue belle virtù, che Lei le aveva istillato, e che essa aveva conservato ben impresse nel suo animo. Essa morì confortata dai SS. Sacramenti, assistita notte e giorno dalle mie monache, le Suore di S. Giuseppe (dell'Apparizione) e da due dei miei sacerdoti missionari.
1882
Dal momento della sua partenza da Marsiglia, le ho fatto prodigare tutte le cure possibile, perché lo meritava, e molto più perché vedevo in essa uno strumento speciale nelle mani di Dio per l'apostolato della Nigrizia.
Essa possedeva una pietà ammirabile, che Lei stessa le aveva impresso nel cuore, un discernimento molto retto, conoscenze veramente apprezzabili in varie materie, e una educazione così distinta, che mi sentii spinto a pubblicare su di lei una lunga nota sugli Annali per il soccorso dei poveri fanciulli neri, editi a Colonia, nei quali aveva fatto già pubblicare una breve storia della sua liberazione dalla schiavitù e avevo anche espressamente detto che essa aveva ricevuto tanto amore e premura da parte della buona suora Venefrida della quale molto spesso mi parlava.
In breve, Lei ha educato una giovane che ora si trova senza dub-bio presso Dio, e l'ha formata per il ministero apostolico. Durante tutto il tempo che trascorse nel mio Istituto del Cairo, si comportò sempre come se fosse una vera religiosa. Aveva già imparato abbastanza bene l'arabo ed aveva istruito e preparato due negre al Santo Battesimo. C'infondeva grandi speranze che potesse riuscire a diventare una autentica missionaria per l'Africa Centrale.
Alla Badessa Maria Michela Mueller - 4.4.1869
Nel mese di luglio dello scorso anno, lasciai il Cairo per recarmi in Francia e in Germania. Sono stato fino a Monaco e ad Altštting e, giunto a Traunstein, già avevo l'intenzione di recarmi a Salisburgo per fare visita sia a Lei come anche a S. E. il Principe Arcivescovo e a sua Maestà l'Imperatrice Carolina, quando il mio compagno di viaggio, Don Aless. Dal Bosco si ammalò; e morì poi a Verona. Egli era il Superiore del mio Seminario per la Missione Africana a Verona.
Io andai a Parigi, e prima che partissi per l'Egitto, mi era già pervenuta la notizia della morte della nostra cara Petronilla. Essa era stata qui la consolazione della mia Superiora, ed ora sarà nostra protettrice in cielo, ove si trova assieme alla Vergine Santissima e a S. Giuseppe, che essa intensamente amava e venerava. Il suo corpo riposa nella tomba delle mie negre a dodici passi dalla Grotta o Santuario del Santo Rifugio, ove la Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, abitò durante i 7 anni del loro esilio in Egitto, in seguito alla persecuzione di Erode.
La prego di rivolgere al Signore ferventi preghiere per l'Opera della conversione della Nigrizia. Qui in Egitto al Cairo a soli pochi passi dalla Santa Grotta, ho fondato due Stabilimenti per neri. Quest'anno abbiamo avuto delle conversioni veramente singolari. A quasi tutte le negre convertite dal paganesimo o dall'Islam abbiamo fatto indossare, al momento del loro Battesimo, l'abito bianco che Petronilla rivestì, quando a Salisburgo fu battezzata dalle mani dello stesso Reverendissimo signor Principe Arcivescovo, e questo stesso abito viene custodito qui con cura dalla mia Superiora.
Oh! Preghi per le mie Suore e per i miei Missionari! Il Sabato Santo abbiamo avuto un Battesimo particolarmente consolante, e in questa settimana toccava quello delle due turche convertite, che al presente si trovano nel mio Istituto per l'istruzione.
Preghi anche per la nuova Casa, che ho intenzione di fondare nel corso di quest'anno, se riuscirò a superare le molte difficoltà.
1888
In Francia, in Belgio, in Germania, in Italia, ho più di 200 case religiose che pregano il buon Dio, che io riesca a portare la luce della santa fede nell'interno dell'Africa, ove già più volte fui vicino alla morte, e ove più di 30 Missionari, tra i quali molti tedeschi, di fatto sono morti.
Finora il buon Dio nella sua infinita misericordia mi ha sempre aiutato. Spero, anzi ne sono sicuro, che Egli mi farà riuscire a fondare una Casa per la conversione della Nigrizia; poiché Lei sa senz'altro, o mia buona Madre, che i trattati di Gesù Cristo sono molto più sicuri che i trattati dei sovrani di questa terra. Di conseguenza il trattato del Vangelo: "Chiedete e vi sarà dato, bussate vi sarà aperto", è molto più sicuro del trattato di Vienna dell'anno 1815, di quello di Parigi del 1856, come di un altro di... del 1866 e della Convenzione di Parigi del 15 settembre del 1864 etc. etc. etc.
1889
Infatti quando Lei prega per me, si unisce alle molte case religiose di tutto il mondo, e la preghiera di tante anime deve trovare ascolto presso il Cuore Sacratissimo di Gesù "nel dare a chi chiede, e nell'aprire a chi bussa".
1890
L'Opera della conversione dell'Africa è tra le più importanti del nostro tempo. E' molto difficile, ma Dio aiuterà. Oh! Preghi e faccia pregare, e Iddio la ricambierà al centuplo.
Siccome Lei, per il fatto che ha educato Petronilla, ha preso parte in modo così considerevole a quest'opera di conversione, mi permetto di inviarLe una copia dell'ultimo fascicolo della "Società di Colonia", che riporta la mia spedizione al Cairo, nella quale è nominata anche Petronilla; poi segue qualcosa a riguardo del nostro primo Stabilimento al Cairo...
Certamente La interesserà molto. Dopo che l'avrà letto, La prego di farlo pervenire nelle mani di Sua Maestà la pia Imperatrice Carolina. Alcuni mesi fa l'ho spedito pure al Rev.mo Signor Principe Arcivescovo di Salisburgo. Sono sicuro che Lei troverà in queste brevi notizie motivo ed incitamento alla preghiera. Nel primo fascicolo della società, che apparirà a Colonia in questo mese vi dovrà essere un'ampia relazione su Petronilla.
1891
La prego ancora di esprimere la mia più profonda venerazione a Sua Altezza il Rev.mo signor Principe Arcivescovo di Salisburgo, che ho l'onore di conoscere già da lungo tempo. Ero in procinto di scrivere a lui, per farLe pervenire in tale maniera la notizia della morte di Petronilla; ma dato che nel frattempo ebbi la fortuna di ricevere la sua cara lettera, mi decisi di inviare a Lei stessa il mio scritto.
Noi dobbiamo avere anche per l'Africa Centrale i Benedettini, i quali un tempo convertirono l'Europa; e ho già la promessa del Rev.mo Padre Casaretto (ex Superiore dei Missionari Benedettini) in Roma che, appena avrò sufficientemente organizzato l'opera in due stazioni, avrò da lui l'aiuto di un piccolo stuolo della schiera dei Figli del Patriarca S. Benedetto.
Ora, mia reverenda Madre, si degni di gradire ancora l'espressione della mia profonda venerazione.
D. Daniele Comboni
Miss. Ap.
Traduzione dal tedesco.


N. 307 (287) - ALLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 17 (1870), pp. 71-73
Cairo, 8 Aprile 1869
Notizie varie dalle lettere del Comboni.


N. 308 (288) - A ANTOINE D'ABBADIE
BNP, (Fonde D'Abbadie), Nouv. Acq.
14 aprile 1869
E' un indirizzo di lettera.


N. 309 (289) - A VIRGINIE D'ABBADIE
BNP, Nouv. Acq. 23852
Cairo, 16/4 69
Mia carissima e venerata signora,

Alla Soc. di Colonia - 8.4.18699; a A.e V. dÕAbbadie - 14,16.4.1869
ogni volta che ho la fortuna di scrivere al nostro carissimo e venerato sig. D'Abbadie, il mio cuore palpita. Egli è il "Pater Patriae", l'eroe dell'Africa, il padre, l'amico, l'apostolo dell'Etiopia. E lei? Lei è la signora D'Abbadie, e ciò basta per aver diritto al nostro rispetto e al nostro affetto.
L'occasione che mi ha indotto a scriverle ora è la circostanza d'aver qui al Cairo i Principi abissini che sono venuti per ottenere dal Patriarca copto un Vescovo per l'Abissinia. Essi l'hanno ottenuto ed è stato consacrato qualche giorno fa. E' l'Abuna Atanasio. Questi Principi (Principi d'Abissinia - così sono chiamati qui al Cairo e sono alloggiati nel palazzo del Pascià) io li ho visti presso il Pascià nei giorni del Grand Bairam, dove io con il Patriarca copto e i capi di tutte le religioni siamo andati a rendere omaggio a Sua Altezza, così come nei giorni del matrimonio della figlia del Vicerè. Ora essendo stato in rapporto con il Patriarca, ho conosciuto colui che ha scritto al sig. Antonio e al sig. Michele. E' un uomo di talento e che conosce tutta la famiglia del sig. D'Abbadie, sua madre, i suoi fratelli, ecc. e che è stato a Parigi e alla campagna del sig. D'Abbadie.
1893
Mi ha pregato di mettere la data alla sua lettera, cioè dell'altro ieri. Egli rimane coi suoi Principi al Cairo per un mese ancora, poi partono per il Tigré. Dunque, se il sig. Antonio vuole scrivere o rispondere, non ha che indirizzarmi i dispacci al Cairo e io m'incarico di rimetterglieli.
1894
Di Mons. Massaia si è saputo per due volte che egli era stato assassinato dai musulmani nel regno di Scioa e poi questa notizia è stata smentita. Questi Principi parlano assai male dell'imperatore Teodoro e dicono che era cattivo. Essi mi dicono che va tutto bene nell'Abissinia, che il Re attuale Kassa, scelto all'unanimità è dedidiamazmcc di 34 anni e discendente dei più antichi re dell'Abissinia, di cui il popolo è fiero. Essi mi dicono ancora che in Abissinia non comanderanno mai gli inglesi e che dopo la morte di Teodoro si sono ritirati dietro l'inviato del popolo abissino. Essi mi hanno dimostrato anche la venerazione e il ricordo che conserva l'Abissinia dei signori Antonio e Michele D'Abbadie.
Quanto a me, signora, mi trovo al Cairo e capo di due Istituti che mi costano 30.000 franchi all'anno.
1895
Ho molta speranza; abbiamo fatto delle conquiste non indifferenti alla Chiesa. Mi dispiace di aver lasciato all'improvviso Parigi prima di vederla e di venire a trovare il signore a Bebieh, come era mia intenzione. La prego di darmi sue notizie al Cairo, di esternare tutto il mio affetto al sig. D'Abbadie e di accettare i sentimenti più devoti e affettuosi del
Suo amico
D. Daniele Comboni

Traduzione dal francese.


N. 310 (290) - A MONS. LUIGI CIURCIA
AVAE, c. 23

W.J.M.J.
Cairo Vecchio, 10 maggio 1869
Ecccellenza R.ma,

1896
Avendo io finora ospitato nel mio Istituto femminile di Cairo Vecchio la M. R. Madre Caterina Rosa Valerio già Terziaria Professa claustrale di S. Francesco in Verona, che, espulsa dal proprio Convento in forza della legge di soppressione civile del Regno d'Italia, io condussi per ordine di S. E. R.ma Monsig. Vescovo di Verona in Egitto col finire del febbraio scorso allo scopo di entrare nell'Istituto delle R.R. M.M. Clarisse, ove fino dall'anno scorso era accettata.
E non essendosi per varie circostanze, note a V. E. potuto effet-tuare il suo lodevole intento: e per essersi ella convinta della santità ed importanza dell'Opera della conversione della Nigrizia, sentendosi già dispostissima a tutta consacrarsi a quest'Opera, ove può e mantenere lo spirito della propria vocazione e nello stesso tempo concorrere colle sue forze alla salute delle anime le più abbandonate del mondo: ed avendo io in questo frattempo potuto convincermi che essa va fornita di doti distinte da rendersi utile a questa sant'Opera dei Negri.
Esigendo il mio Piano di essere sviluppato per lo stabilimento di ulteriori Istituti filiali, che sempre più si avvicinino alla Nigrizia centrale.
A Mons. Massimiliano Tarnoczy - 7.6.1869
Constatandomi che l'Istituto delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione possa fornirmi nuovi soggetti atti a questo scopo: mi rivolgo a V. E. R.ma per supplicarla a concedermi il permesso di associare la detta M. R. Madre Caterina Valerio alla nostra Opera, disegnando di valermene per ora col beneplacito di V. E. R. per affidarle la direzione di una scuola femminile in Cairo Vecchio, che in deficienza di altri Istituti, sarei disposto di aprire, come filiale del mio primario Istituto femminile, a beneficio di questa popolazione.
Fidente della grazia, le anticipo i miei ringraziamenti; e implorando per noi tutti la sua paterna benedizione, passo al bacio del sacro anello, e a dichiararmi nei SS. Cuori di G. e di M.
di V. E. R.ma
umiliss.o, dev.mo, obblig.mo figlio
D. Daniele Comboni M.o A.o


N. 311 (291) - A MONS. MASSIMILIANO TARNOCZY
AKS, 2 A 5010

W.J.M.J.
Gran Cairo, 7 giugno 1869
Altezza R.ma,

La M. R. Madre Maria Michèle Abbadessa delle religiose Benedettine del Monastero di Nonnberg a Salisburgo mi ha fatto l'onore di manifestarmi con sua lettera 21 maggio p.p. i desideri dell'Altezza V. R.ma, che io accettassi nel mio Ist.o femminile del Cairo una moretta Giuseppina educata nel Convento delle Orsoline in Salisburgo, affinché ritornata in Africa possa consacrarsi nel bene de' suoi connazionali. Benché io abbia rifiutato più di 40 di queste povere morette educate nei vari Conventi d'Italia, Francia, e Germania, perché ho sufficienti soggetti per formare a suo tempo diverse case nell'Africa centrale, tuttavia un semplice desiderio di V. Altezza R.ma essendo per D. Comboni un assoluto comando, Le dichiaro che reputo ad onore e piacere di ricevere nel mio Ist.o di Cairo la detta moretta Giuseppina. Sono certo poi che essendo essa stata educata nei Conventi della Germania, e specialmente nella sua specchiatissima Arcidiocesi Primaziale, sarà sì bene fondata nello spirito della pietà e della fede da essere col solo suo buon esempio elemento di apostolato alle sue consorelle infedeli, come fu la piissima e brava Petronilla educata presso le Benedettine di Nonnberg.
1899
Quanto all'epoca di spedire detta moretta al Cairo l'Altezza V. R.ma disponga quando crede anche subito. La via più opportuna è quella di Trieste, ove sta il Procuratore delle Missioni Cattoliche, l'Ill.mo Cav. Napoli, che presterà tutti gli aiuti necessari per l'imbarco per Alessandria.
Che se trova conveniente di aspettare fino a che combino la spedizione di due Suore nel prossimo agosto, e forse prima, che piglieranno la via di Trieste, allora io mi farò un dovere di renderne avvertita V. Altezza R.ma sull'epoca precisa della partenza.
1900
Dichiarandomi sempre pronto a compiere i desideri di V. A. R.ma, la supplico di pregare e far pregare per l'esito felicissimo dell'Opera della Rigenerazione dell'Africa centrale, e dei tre primi Istituti che ho testé fondati in Egitto, e che coll'aiuto del cielo fanno molte conversioni. L'impresa è fra le più difficili del mondo: ma io sono disposto mille volte a morire per riuscirvi; e vi riuscirò coll'aiuto di quella mano divina, quae nondum abbreviata est mercé il novello piano che ho proposto alla S. Sede, e che venne lodato da innumerevoli Vescovi, e da tutti i Capi delle Missioni Africane.
1901
La compianta Petronilla ha contribuito a fare diverse conversioni di morette infedeli; era profondamente educata nella pietà e timore di Dio; e mi ha dato una bella idea della sua riuscita del rispettabile Monastero, che l'accolse e l'educò.
Mentre la supplico ad accordarmi la sua pastorale benedizione, le bacio le sacre mani, e mi dichiaro con tutto il rispetto, la riconoscenza e la venerazione
di V. Altezza R.ma um.o e dev.mo servit.re.
D. Daniele Comboni
Miss.o Ap.co dell'Africa Centrale
Superiore degli Istituti dei negri in Egitto.


N. 312 (292) - ALL'ABBADESSA MARIA MICHELA MUELLER
AMN, Salisburgo
Cairo, 9 giugno 1869
Mia Reverendissima Madre,

1902
Ho ricevuto il suo gradito scritto del 21 maggio e ad esso già le rispondo dopo pochi giorni.
Proprio ora ho scritto a Sua Altezza il Rev.ma Arcivescovo di Salisburgo, per dirgli che accetto nel mio Istituto la nera in questione, poiché non posso negare nulla a un Principe della Chiesa così degno di venerazione
La nostra cara Petronilla partì per il cielo il 31 gennaio 1869 alle 6 di sera. Per essa abbiamo celebrato 58 (dico cinquantotto) Sante Messe di suffragio, 50 delle quali sono state celebrate dai miei cari compagni Stanislao Carcereri e P. Franceschini, che assieme alla Superiora delle Suore di S. Giuseppe e alle mie negre l'assistettero nell'ora della morte.
Petronilla è andata sicuramente in cielo! Le assicuro che noi siamo profondamente afflitti per la sua morte. Essa ha ancora contribuito alla conversione di tante negre. Il suo bianco velo battesimale ci servì subito al nostro arrivo in Egitto per il rivestimento del Tabernacolo, ed il suo bianco vestito battesimale ci è servito già due volte per ornare le nuove convertite nel giorno del loro santo Battesimo, come anche in quello della loro prima S. Comunione.
A Mons. Luigi di Canossa - 9.6.1869
Essa aveva una devozione straordinariamente grande per il Santissimo Sacramento e per il Sacratissimo Cuore di Gesù, per la Santissima Vergine e per S. Stanislao.
Essa inoltre conservò sempre una infinita riconoscenza per il suo monastero, e fu proprio essa che assistette Padre Olivieri nel momento della sua morte, quando spirò sulla nuda terra. Essa fu sempre profondamente commossa per quell'atto di amore e di pietà del suo Padre Olivieri.
Le invio tre annate della Società di Colonia. Vorrei pregarla di far pervenire l'ultima di queste annate, cioè la quindicesima, a S. M. l'Imperatrice Carolina, dopo che lei e il Rev.mo Signor Arcivescovo l'avranno letta. La prego di leggere anche le altre, per es. a pagina 7 e seg. della 14.ma annata. Vi si parla anche di Salisburgo e vi si nomina anche P. Olivieri etc.
D. Daniele Comboni Miss. Ap.
Oh! preghi vivamente per me. Pensi che il 10 giugno ho aperto il mio terzo Istituto.

Traduzione dal tedesco

N. 313 (293) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/67

Sia lod.o Gesù e Maria. In eterno così sia.
Cairo Vecchio. Istit. dei neri, 9 giugno 1869

Eccellenza Illustrissima e Rev.ma!

Permetta, Monsignore, che all'avvicinarsi del faustissimo giorno Onomastico di V. E. Ill.ma e Rev.ma, i suoi figli dell'Africa si presentino anch'essi in quest'anno per disfogare un affetto di amore e riconoscenza filiale, con augurarglielo apportatore di tutti quei beni e celestiali conforti, di cui Ella potesse mai abbisognare. Nella fiducia che anche la nostra voce, sortendo dalle fauci riarse dell'ardente Sahhàra, possa farsi udire al piè del trono di Dio, e nella certezza che l'Altissimo, appo cui non v'ha accettazion di persone, non meno benigno riguarderà ai nostri volti abbronzati in questa terra dei neri, noi li solleviamo fidenti per dimandare sopra del nostro amorosissimo Padre ogni felicità e ogni divina benedizione. Già sotto gli auspici paterni di V. E. Ill.ma e R.ma, la povera Nigrizia conta due Istituti che si occupano del vero suo bene: ed essa sta per averne un terzo fra pochi giorni.
1906
Da alcuno potè dirsi che noi viviamo in un ozio noioso, ma sotto la sua protezione noi abbiamo di già potuto inviare al cielo quattro infelici, che sarebbero altrimenti periti: altri vi si stanno preparando in una vita di meriti, che sarebbe stata altrimenti vita di colpa: ed altri sospirano nei giorni della istruzione e della prova la grazia del Battesimo, che prima avversavano come la più grande sventura. Se Iddio, come noi lo preghiamo, donerà a V. E. prospera salute, vigoria, attività e zelo, com'ebbe in questi due anni, chi sa quanto maggior bene potrà ricavarne la nostra troppo infelice Nigrizia? Noi adunque desideriamo e preghiamo a V. E. Ill.ma e R.ma tutto questo, e quel molto di più che Iddio sa poter concorrere al suo vero conforto e al maggior vantaggio di questa nostra Missione dei neri.
1907
Ci compatirà se il voto nostro risente di un po' di egoismo; ma come sente il cuore, così parla la lingua, e noi sappiamo che felicitandoLa pel bene di questa povera Africa, Le facciamo cosa gradita, giacché l'interessamento, con cui ha preso a patrocinarne la Rigenerazione, mostra ch'essa non tiene già l'ultimo posto nel paterno suo cuore. Ah! che Iddio ci esaudisca, mentre noi sospiriamo di felicitarLa un altro dì più allegramente da qualche punto dell'Equatore, dove, se Iddio vorrà, ci troveremo condotti, dopo avere nei nostri ozii noiosi percorso tutta la infelice Nigrizia nel nome, colla grazia e al fianco di Gesù "benefaciendo et sanando omnes". Del resto, Monsignore, noi non intendiamo punto di escludere dalla presente nostra felicitazione Onomastica tutti gli altri obietti, anzi ricusiamo di specificarne alcuno, perché vogliamo comprenderli tutti interni ed esterni, presenti e futuri, temporali ed eterni; ed invochiamo dal cielo tutte le grazie e divina benedizioni alle sante intenzioni ed imprese, in che V. E. si trova occupata alla maggior gloria di Dio.
Si degni V. E. Ill.ma e R.ma di gradire questi umili e doverosi nostri sentimenti insieme all'affetto con cui li accompagnamo, e rinnovandoci la sua preziosa paterna benedizione, ci voglia credere qua-li con tutta riverenza e profondo rispetto e col bacio del Sacro Anello abbiamo l'onore di raffermarci

Di Vostra eccellenza Ill.ma e R.ma
Umilissimi Ubb.mi Oss.mi Obblig.mi Servi e figli
D. Daniele Comboni
Stanislao Carcereri d. M.I.I. Miss. Ap.lico
Bartolomeo Rolleri Mis.o Ap.lico
Giuseppe Franceschini d. M.I.I. Mis. Ap.lico
Fr. Giacomo Rossi Cat.
I due catecumeni illetterati
A Mons. Luigi Ciurcia - 10.6.1869
N.B. Ho alloggiato nel nostro Istituto due santi Vescovi dell'India, uno Cappuccino, l'altro Gesuita. Rimasero soddisfatissimi dell'andamento dei nostri Istituti. Il Vescovo Cappuccino, che è di Cesena spontaneamente mi disse che vuol parlare a Barnabò perché mi faccia assistere colla Propagazione della Fede. L'altro Gesuita, che è prussiano, parlerà all'Arcivescovo di Colonia ed alla Società. Li ho accompagnati alle piramidi, e partirono, dicendo al P. Pietro: "Abbiamo veduto abbastanza, ci penseremo noi a parlare in favore" Io ho contato loro miserie: ma li ho trattati bene. Il Cappuccino è un modello di umiltà: il Gesuita è un distinto uomo.

La lettera è di altra mano: il poscritto è di Comboni che data la lettera alla fine 10/6 69.


N. 314 (294) - A MONS. LUIGI CIURCIA
AVAE, c. 23

W.J.M.J.
Cairo Vecchio, 10 giugno 1869
Eccellenza R.ma,

Chieggo perdono all'estrema bontà di V. E. R. per aver tanto ritardato a scriverle, come io doveva.
Ho ricevuto addì 29 la venerata sua lettera contenente la cambiale di 1000 franchi, che era il complemento dell'assegno accordatomi di 5000 franchi dalla Prop.ne della Fede pel 1868, mercé la caritatevolissima intercessione di V. E. R.ma; e gliene rendo mille grazie.
Ho ricevuto parimenti la veneratissima sua missiva con cui Ella si degna di autorizzarmi in via di esperimento ad aprire la nota scuola. Già prima ancora il veneratissimo P. Pietro e noi avevamo fatte premurose ricerche per trovare una piccola casa opportuna: ma fra alcune che ci si presentarono, abbiam dato la preferenza alla casa di Terra Santa annessa alla residenza Parrocchiale, perché sta più presso e sotto gli occhi del P. Pietro. Siccome questa avea bisogno di considerevoli riparazioni, così ci siam messi con tutto l'impegno all'opera; e già i lavori sono presso al suo termine, sì che entro la settimana ventura M. Caterina potrà installarsi con alcune morette, e aprire la scuola.
1911
Col prossimo vapore francese, se a Dio piacerà, partirà per Marsiglia la Suora Maria Defiche, che la madre Assistente dell'Ospitale intendeva di mettere come Superiora del nostro Ist.o di Cairo Vecchio. Con tutta la pazienza, calma, e silenzio, abbiam potuto indurre la Madre Assistente a liberarci da questo cataplasma, che non si prestava opportuno per la nostra Opera. Siccome la Madre Assistente non ha certo piacere che io parli a V. E. di un tal soggetto, così io le dico ciò in confidenza, perché nulla deve essere ignoto al nostro veneratissimo Padre e pastore, riserbandomi poi a dettagliarle tutti i motivi che mi indussero a procurare l'allontanamento di questa Suora, primo dei quali è la mancanza in lei dello spirito religioso.
Io ringrazio infinitamente l'E. V. della somma bontà ed indulgenza e carità che usa per noi. Noi cercheremo con tutto l'impegno di corrispondervi. Appena tutto sarà terminato il lavoro per la nuova casa, le scriverò su tutto, e su quello che converremo col P. Pietro sulla casa, e sull'avviamento della scuola.
Le offro i filiali ossequi di noi tutti, che stiamo benissimo. Invochiamo la santa sua benedizione e specialmente sull'infimo e devotis.o suo figlio

D. Daniele Comboni


N. 315 (295) - AL PADRE LUIGI ARTINI
AGCR, n. 1700/13

W.J.M.J.
Cairo, 10/6 69
Reverend.mo e mio venerato Padre,

1912
All'approssimarsi del suo giorno Onomastico mi è d'uopo secondare l'impulso del mio cuore che mi spinge ad offrirle i miei voti più sinceri, e gli auguri di vera e perenne felicità ch'io son lieto di porgerle. Se le potenze infernali scatenatesi contro la Sposa di Cristo hanno portato un colpo tremendo al suo cuore coll'iniqua legge 7 luglio 1866, il Signore le preparerà nuove e più soprabbondanti consolazioni nel vedere a suo tempo sorgere più fiorito e brillante l'edificio religioso che le costò tante cure e tanti sudori: e non ultima sarà la consolazione di vedere fra non molto (ciò che è l'oggetto de miei caldi sospiri) sorgere nella classica terra d'Egitto una casa di S. Camillo, che sarà il punto d'appoggio d'una generosa Missione che i figli di S. Camillo pianteranno per salvare dall'ugne del dragone d'abisso qualche milione di anime nella Nigrizia interiore. I nostri due cari Stanislao e Franceschini veri figli di S. Camillo non sospirano che questa meta. Il Signore conservando nel loro cuore tutto lo spirito del gran Santo lor fondatore, ha di più comunicato loro quello del mio caro S. Francesco Saverio. Essi sono chiamati da Dio ad essere Camilliani missionari della Nigrizia.
L'impresa quanto è più difficile e vasta altrettanto è degna delle loro anime, dei loro cuori, e dell'eroica vocazione camilliana. Quindi confido, mio caro Padre, che Ella e il sagacissimo e venerato P. Guardi, mossi da Dio e da S. Camillo, seconderanno quest'Opera col preparare a poco a poco nuovi elementi e soggetti per venire in soccorso dell'Africa, e mandando frequenti benedizioni a questi due fratelli del mio cuore. Se l'apparire di qualche nube a Roma alla Propaganda ha sconcertato l'animo di qualcheduno, non ha però scosso per nulla lo spirito di questi due cari suoi figli e miei fratelli, i quali conoscendo per esperienza che i trattati di Cristo son più sicuri che tutti i trattati dei sovrani del mondo, e di quello del 1815, e 1856, e anche della Convenzione del 15 sett.e 1864 etc. etc., si sono rivolti a fermare il trattato del petite et accipietis, pulsate et aperietur vobis colle dovute clausole della fede, confidenza, gloria di Dio etc. Ora noi preghiamo e pregheremo sempre per questo scopo; e noi siamo certi e sicuri di ottenere l'effetto, perché Cristo è un galantuomo.
A Mons. Luigi Ciurcia - 20.6.1869
Offra i miei ossequi al P. Bresciani, Perretti, Tomelleri e tutti tutti e F. Bonzanini (che io prego a pregare pel nostro scopo, e baciandole affettuosamente la mano mi dichiaro
Suo um.o e devotiss.o
D. Daniele Comboni


N. 316 (296) - A MONS. LUIGI CIURCIA
AVAE, c. 23

W.J.M.J.
Cairo Vecchio, 20/6 69
Eccellenza R.ma,

Non ho parole che bastino ad esprimere la sincera e profonda gratitudine mia e de' miei compagni verso l'E. V. R.ma nel comunicarmi la lettera della S. C. di Propaganda, e nell'inviarmi la venerata sua lettera 13 corr.te, che è un nuovo monumento dell'incomparabile sua carità verso di noi.
Secondando il suo prudente pensiero di prender tempo e maturare bene coi miei compagni la risposta che io devo dare a tutti i punti, di cui l'E. V. si degna chiedermi succose ed esatte informazioni, mi limito per ora a dichiarare:
1¼. che entro lo spazio di 20 giorni sortiremo tutti dalla Casa Bahhri in cui ora ci troviamo, e, colla piena approvazione del veneratissimo nostro P. Pietro, l'Ist.o maschile abiterà in una piccola casa distante alcune centinaia di passi da quella dell'Ist.o femminile presieduto dalle Suore di S. Giuseppe.
1915
2¼. Che io non ho mai fatto alcun passo coll'inclito Ordine di S. Camillo. Sebbene è qualche tempo che l'andamento delle cose in Roma sembra che mi porti a conchiudere che sarà opportuno forse di farne qualcheduno più tardi; ma solo quando l'E. V. R.ma giudicherà conveniente, e se approverà quello che dopo matura riflessione noi saremo per esporle, sempre pel maggiore vantaggio dell'apostolato della Nigrizia.
1916
3¼. Che il Vescovo di Verona, per quanto io mi sappia, non ha mai fatto alcun passo col sudd.o Ordine. Solamente io so che, in base al suo verbale accordo colla medesima Santità di Pio IX, al Pontificio Rescritto 5 luglio 1867, noto a V. E., che permetteva ai Padri Carcereri, Tezza, e Franceschini di dedicarsi alla nostra Opera, ed alla sua qualità di Visitatore Ap.lico della Provincia Lombardo-Veneta dei Ministri degli Infermi, Egli ebbe a trattare col R.mo P. Guardi, perché avesse ad avere il suo pieno effetto il Rescritto Pontificio a favore del degnissimo P. Tezza.
1917
Del resto, ho tutta la confidenza in quel Dio, che ebbe eguale sapienza e nel creare l'Universo e nel fabbricare la Croce, che fortificati dal potentissimo e generoso appoggio di V. E. R.ma noi riusciremo a vincere tutti quegli ostacoli, da cui la Provvidenza nell'infinito suo amore ha permesso che noi siamo imbarazzati, e che sotto le ali del suo valido patrocinio, incoraggiati dalla croce di G. C. vedremo un giorno la nostra Opera su ferme e solide fondamenta stabilita.
1918
Ricorrendo la onomastica sua Festa di S. Luigi Gonzaga, noi saremo lieti domani d'invocare in modo peculiare dal Dator d'ogni bene tutte le benedizioni spirituali e temporali sul capo venerando di V. E. R.ma; ed offriremo il Divin Sacrificio, e le Suore e morette faranno la S. Comunione pel nostro veneratissimo ed amatissimo Padre, alla cui coraggiosa carità, dopo Dio, i nostri piccoli Istituti devono la loro esistenza e conservazione.
Mentre sono interprete dei sentimenti anche de' miei amati compagni, io la supplico ad accordarci la pastoral sua benedizione; e baciandole rispettoso il sacro anello, ho l'onore di dichiararmi nei SS. Cuori di G. e M.
Di V. Ecc. R.ma
umilissimo, d.mo, indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni M.o A.o
P.S. La nostra buona Madre francescana Caterina Valerio si unisce a noi nell'augurarle felicissima la Festa del suo Onomastico, e così pure il nostro caro P. Pietro. Mi permetto di accluderle ancora due lettere, l'una della Superiora, l'altra delle morette; ed ancora una pel degnissimo P. Guardiano d'Ales.a


N. 317 (297) - A MONS. MASSIMILIANO TARNOCZY
AKS, 2 A 5010

W.J.M.J.
Cairo, 2 luglio 1869
Altezza R.ma

Siccome la spedizione, che ebbi l'onore di citarle nell'ultima mia, andrà a protrarsi verso il fine dell'anno, così trovo opportuno di annunciare a V. A. R. di spedire la moretta delle Monache Orsoline quando crede meglio, ed anche subito. Solo prego V. A. R. a farmi sapere una settimana prima quando partirà da Trieste, affinché io possa spedire due mie Suore in Alessandria a riceverla.
A mons. Tarnoczy - 2.7.1869; alla Bad. M. Mueller, - 3.7.1869
Scrivo alla Superiora delle Benedettine, Maria Michèle, per darle le istruzioni necessarie pel viaggio della buona moretta.
Imploro dalla sua bontà la grazia di pregare e far pregare per l'Opera della Conversione della Nigrizia interiore. In soli 18 mesi Dio m'ha dato la grazia di fondare tre piccoli Istituti, che fanno già delle buone conversioni: spero che sia veramente opera di Dio
Le bacio il sacro anello, e passo all'onore di segnarmi nei SS. Cuori di Gesù e di Maria, chiedendo la sua santa benedizione
di V. A. R.ma um.o ubb.o d.mo servo
D. Daniele Comboni
Miss.o Ap.co Sup.re degli Ist.i dei negri


N. 318 (298) - ALL'ABBADESSA MARIA MICHELA MUELLER
AMN, Salisburgo

Cairo, 3/7 = 69
Mia R.da Madre,

ho appena scritto a S. A. R.ma per spedire subito la moretta in Egitto, poiché la spedizione, di cui le avevo scritto, non avrà luogo che più tardi. Bisogna scrivere al nostro zelante agente delle Missioni a Trieste Sig. Luigi Napoli, comandante del S. Gregorio il Grande, affinché raccomandi la moretta al capitano del Lloyd e a qualche pia signora o a qualche Suora, fino ad Alessandria dove verranno a riceverla le Suore dell'Egitto per condurla al mio Istituto al Cairo. Occorre che io lo sappia una settimana prima della partenza della moretta da Trieste. I piroscafi del Lloyd austriaco partono tutte le domeniche da Trieste per Alessandria. Poi ci sono i dettagli necessari.
1923
Le sono molto riconoscente per le preghiere e per l'obolo che mi ha promesso. Lei potrà rendere un grande servizio alla mia Missione che è fra le più importanti del Cattolicesimo, se lei invocherà per me qualche aiuto presso qualche insigne benefattore, come Sua Maestà l'Imperatrice Carolina, il Convento delle Orsolime dove si trova Giuseppina, ecc.
Lei sa che ho qui in Egitto tre Istituti molto importanti:
1¼ l'Istituto del Sacro Cuore di Gesù (missionari)
2¼ l'Istituto del Sacro Cuore di Maria (Suore di S. Giuseppe)
3¼ l'Istituto della Sacra Famiglia che ho da poco fondato, ove c'è una scuola frequentata da molti scismatici, musulmani e infedeli e dove le maestre nere insegnano la Religione cattolica.
1924
Al tutto, come al Seminario di Verona per le Missioni dell'Africa e dei neri, deve provvedere questo povero Don Comboni che è sovente molto in difficoltà. Dunque, io mi raccomando alla sua intercessione. Nella barba del Padre Eterno vi sono molti Napoleoni d'oro. Gesù Cristo ha sempre mantenuto la sua Parola; Egli ha detto: "Chiedete e otterrete". Ebbene, noi preghiamo instancabilmente perché siano efficaci la sua intercessione e le sue pratiche.
Porga i miei saluti e tutte le sue Figlie religiose e io mi raccomando alle loro incessanti preghiere. Si ricordi che il nostro legame sacro è piantato nel Cuore di Gesù ed è consacrato dalla vita e dal sacrificio della nostra cara Petronilla, alla quale lei ha donato la vita spirituale che io ho conservato con cura, fino a quando l'ho presentata davanti al trono di Dio.
Gradisca tutto dal
Suo d.mo Don Daniele Comboni
Sarebbe bene che S. A. R.ma raccomandasse anche la moretta a Mons. Vescovo di Trieste che è molto buono.

Traduzione dal francese.


N. 319 (299) - A DON GIOVANNI FOCHESATO
AMV, Cart. "Missione Africana"

W.J.M.J.
Cairo, 9 luglio 1869
Mio caro D. Giovanni,

1925
Colgo una propizia occasione per inviare i miei saluti a lei e a tutti i membri dell'Istituto di S. Carlo e Canterane. Dopo che ho lasciato Verona ho scritto due volte nell'Istituto; ma nessuno mi diede alcuna notizia: mi è mancato molto nella perdita di D. Dalbosco che mi dava frequenti ragguagli degli antichi miei cari. Dica a D. Poggiani che presto mi ricorderò di lui e di Hans; e la pregherei ancora di ricordare a D. Tomba o a D. Beltrame della promessa, che mi hanno fatto di spedirmi la copia dei viaggi che abbiamo fatto nel Fiume Bianco. Promissio boni viri, est obbl..... Si ricordi di offerire i miei cordiali ossequi alla generosa e buona famiglia Morelli, ed assicuri quel galantuomo, che mai l'ho dimenticato un giorno.
Quanto a me e all'opera mia, le dirò che ho molto sofferto, goduto, e lavorato, e che il Signore va benedicendo sotto i miei occhi. Ciò che mi dà un'immensa consolazione è il terzo Istituto che ho testé fondato per ordine di S. E. R.ma Mgr. Arciv.o d'Irenopoli Delegato Ap.lico dell'Egitto, Istituto che fa un gran bene in mezzo ai 25,000 abitanti, ond'è popolato il Cairo vecchio. Questa scuola femminile diretta dalla M.e Caterina Valerio, aiutata da 4 maestre more, tra cui v'è Domitilla, è frequentata da giovani di tutte le religioni, anche da musulmane, che imparano il catechismo e la morale cristiana.
A Don Giovanni Fochesato - 9.7.1869
Oltre all'esercizio che fanno le maestre more, questa scuola ha fatto grande impressione in Cairo per essere more le maestre: è un mezzo per rialzare nella riputazione la razza negra calpestata da tutti. Taccio delle frequenti conversioni, e delle anime che ogni settimana si mandano in paradiso, o si convertono per opera dei tre Istituti, a cui ho dato questi nomi:
Al 1¼. masch. Ist.o del S. Cuore di G.
2¼. femm. Ist.o del S. Cuore di M.
3¼. Ist.o della Sacra Famiglia.
Dal febbraio p.p. fino a ieri, fatto il calcolo, ho speso 116,000 piastre in tanti Napoleoni d'oro. Ho la consolazione di essere protetto dall'eminente Arciv.o nostro Delegato Ap.lico, il quale veggendo i frutti, ama assai tutti e tre gli Istituti, e li ha difesi contro gli attacchi e la guerra che sostennero da malintenzionati, che giunsero a perseguitarmi in Propaganda, e fino dal Papa. Ma io sono come quel tedesco che diceva: "endrìo ti e anche muro." I trattati di Cristo sono più fermi e sicuri che i trattati di tutti i sovrani del mondo; dunque il petite et accipietis etc. è più solido dei trattati di Vienna, Parigi, Londra, Nikolsburg, Praga, e anche della Convenzione dei 15 sett.e. Atqui più di 200 Monasteri e Istituti pregano pel buon esito della mia Opera; ergo sic dunque io riuscirò in essa, e nessuna potenza al mondo e neanche Satanasso potrà atterrarmi... Ne so o non ne so di quella maledetta filosofia??... Ho però al mio fianco una colonna nel P. Stanislao Carcereri che comprende il mio Piano meglio che io nol comprendo, e che ha una costanza e uno spirito, che la Propaganda non troverà l'eguale. Dio me lo conservi!...
Mi saluti D. Tomba, D. Beltrame, quella sb... di D. Poggiani, Filippozzi, il Parroco di S. Stefano, D. Guella, Sig.r Luigi, D. Aldegheri, tutti, tutti, Betta, Rubelli etc. Riceva i doveri delle morette, che mi si sono raccomandate peculiarmente: preghi per i miei Istituti e pel

Suo affez.mo nel Sig.
D. Daniele
Ebbi visita di due Vescovi dell'India, uno Gesuita Vesc.o di Bombay: li alloggiai per 2 giorni e li condussi alle Piramidi: soddisfattissimi dell'andamento degli Istituti si prefiggono di parlarne al Papa e alla Propaganda. Oggi ne ho in casa tre di Vescovi, uno delle Indie e due della Cina.


N. 320 (300) - ORARIO PER L'IST. SACRA FAMIGLIA, CAIRO
ACR, A, c. 13/6
Cairo, 20 luglio 1869


N. 321 (301) - AL PADRE GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

W.J.M.J.
Cairo, 30/7 69
Amatissimo e R.do D. Gioacchino,

1930
Una linea per darle nostre notizie e per pregarla a dire a D. Beltrame la promessa che mi ha fatto di mandarmi la copia delle relazioni da lui spedite a Verona da Chartum e Fiume Bianco, eccettua-ta l'ultima, che ho. Me l'ha promesso anche alla sua presenza: gli ho scritto una volta, ma nec unum verbum. Mi rivolgo a Lei affinché impieghi i suoi buoni uffici, perché io possa avere questi rapporti, che mi sono necessari al momento: dica al caro D. Giovanni che, quantunque occupatissimo, promissio boni viri est obbligatio.
1931
Sarei desideroso di avere notizie dell'Istituto tanto di S. Carlo quanto di Canterane: non ho fortuna; nessuno dell'Ist.o mi scrive.
Quanto alle morette dell'Ist.o di Verona fanno tutte bene, anche Caltuma, e sono veramente buone. Sono afflitte perché non ricevono più notizie dalle loro maestre, zie, mamme, e superiore: che vuole? ci facciamo coraggio insieme, e bon dì, siorìa.
Quanto a me, i miei tre Istituti camminano a meraviglia. Il dì dell'Assunta io battezzerò 5 more da 17 a 21 anni. Non ho tempo di descriverle le care conquiste che essi vanno facendo sempre. Si è parlato in tutto il Veneto contro i miei Istituti dall'infelice P. Zanoni, che ha perduta la testa, e scrisse contro di me e de' suoi compagni al Vescovo di Verona, alla Propaganda, all'Arciv.o e Delegato ap.lico dell'Egitto. Io ho risposto colla pazienza, con brevi parole, e coi fatti.
Tale persecuzione fece camminare avanti i miei Istituti di 10 anni: ebbi l'amicizia intrinseca e la grazia del nostro Mgr. Delegato, e del Parroco locale. Mgr. Delegato mi ordinò di fondare un terzo Istituto. Ho tre grandi case, due pagate per un anno, e una per sette anni; ho dotato in sì poco tempo i miei Istituti di 20,000 franchi annui di rendita, li ho provveduti di oltre 20,000 franchi di mobili, biancheria etc. hanno da mangiare e bere abbastanza, ho sapone, zucchero, caffè, olio di Nizza, e burro di Moravia per un anno e mezzo; sono grosso, grasso, grande, bianco e rosso, non beato, forte e robusto, ed allegro più di Napoleone III etc. Dunque ho motivi per ringraziare Dio, e compromettermi la sua benedizione per l'avvenire. I nomi dei tre Istituti sono: 1¼. Casa del S. Cuor di Gesù (missionari). 2¼. Casa del S. Cuor di Maria (Suore di S. Gius. dell'Appar.ne) 3¼. Casa della S. Famiglia (Suor Caterina Valerio T.F. da Verona), che sostiene una scuola frequentata da musulmane ed eretiche d'ogni sorta, ove fra le 5 maestre v'è Luigia e Domitilla.
A Mons. Luigi Ciurcia - 2.8.1869
Preghi pel povero D. Comboni e pe' suoi Istituti. Abbiamo 38¼ gr.: saluti a tutti maschi e femm.

Il suo aff.mo D. Daniele Comboni


N. 322 (302) - A MONS. LUIGI CIURCIA
AVAE, c. 23

W.J.M.J.
Cairo, 2 agosto 1869
Eccellenza R.ma,

Ho tardato a riscontrare l'ossequiato suo foglio 13 giugno, primieramente per maturarne il contenuto, secondo il saggio suo consiglio; ed in secondo luogo perché giudicai necessario di rispondere col fatto al punto capitale del rinvenimento e sistemazione d'una asa separata, la quale mi costò tanti passi, umiliazioni, spese, ed affanni, che coll'aiuto del cielo furono coronati d'un esito felice.
Mi sembra che io riuscirò a dare una completa risposta ai quattro punti accennatimi nella sua lettera, commentando alcune osservazioni, che l'E. V. ebbe la somma bontà di notificarmi averle fatto la S. Cong.ne di Propaganda Fide.
E dapprima non mi sembra troppo esatto il giudizio dell'E.mo Card. Barnabò, che il mio Istituto manchi di solido fondamento. L'Ec. V. R.ma è a piena cognizione che essa ha quel fondamento che hanno la più parte delle nascenti Istituzioni religiose, meno la proprietà d'immobili, fabbricati e terreni; e nutre la più ferma speranza che tal fondamento piantato nei larghi seni di quella Provvidenza che è padrona degli avvenimenti e dei tempi, sia per essere solido. Difatti esso riposa primieramente sulla protezione paterna di V. E. R.ma, il cui consenso all'esistenza del medesimo, e la cui fermezza e carità nel proteggerne la conservazione, sono la più sicura garanzia del suo buon fondamento.
1935
In secondo luogo Ella sa quanta e quale sia la protezione che ne ha preso il governo di S. M. l'Imperatrice di Francia. In terzo luogo, la sua forma, ed il fine a cui mira, è tale, che non può e non deve eccitare suscettività e serii timori presso nessuno degli altri Corpi morali esistenti in loco, i quali finora gli han prodigato un benevolo compatimento. Il suo scopo è marcatissimo: l'evangelizzazione della razza nera. Ciò quanto all'esterno.
1936
Riguardo alla sua direzione interna, l'Ist.o femm.le è appoggiato al concorso delle Suore di S. Giuseppe dell'App.ne, la cui regola fu approvata dalla Chiesa, il cui Protettore è lo stesso E.mo Card. Prefetto di Prop.da. Il maschile ha per ora quattro Sacerdoti giovani di buona volontà e salute, che non mancano delle doti convenienti per adempiere agli obblighi del lor ministero.
E nel caso che io m'avessi a morire, o che il piccolo Seminario di Verona non potesse largamente supplire con nuovi soggetti, qualora il giudicasse opportuno, potrebbe calcolare sul concorso dell'Ordine Camilliano per proseguire l'Opera.
1937
Inoltre il mio Ist.o ebbe sempre i suoi Regolamenti ed Orari sulle norme degli altri Istituti, ma con quelle particolarità che si addicono alla specialità del suo scopo. Esso ha cominciato e prosegue il suo compito a favore dei poveri negri abbandonati a tutte le miserie.
1938
Quanto ai mezzi di sussistenza il mio Ist.o ha tutto l'appoggio sulle più serie e forti simpatie delle pie Associazioni approvate dalla Chiesa per soccorrere l'Apostolato Cattolico, e di illustri e potenti benefattori di mia privata conoscenza.
1¼. La Società di Colonia pel Riscatto dei Negri si obbligò in iscritto ad annui franchi 5000; a voce a 10,000; e di fatto in un anno e mezzo contribuì N¼. 18,300 franchi.
2¼. La Propagazione delle Fede di Lione e Parigi, (mercé la efficacissima intercessione di V. E.), assegnò Fr.chi 5000, con promessa di aumentare detta somma a misura dello sviluppo dell'Opera.
3¼. Ha speranza di soccorsi dalle Società di S. Lodovico di Monaco (diede in due volte 1500 fr.), dell'Imm.ta Concezione per l'Oriente di Vienna (diede 100 fr.), del S. Sepolcro di Colonia (diede 500 fr.), delle Scuole d'Oriente di Parigi (diede 200 fr.), della S. Infanzia, di S. Francesco di Sales, e dell'Opera Apostolica di Roma, Lione e Parigi etc. etc.
4¼. Ha le applicazioni delle Messe quotidiane dei Sacerdoti missionari, che ora sono quattro.
5¼. Ha potuto in poco tempo riscuotere, senza quasi chiedere, N¼. 9642 franchi da privati benefattori, tra i quali primeggiano S. M. I. R. A. l'Imperatrice Marianna a Praga, S. A. il Principe Reale di Sassonia e l'Augusta sua Sposa, il Principe di Lšwenstein (quegli che l'11 aprile depose ai piedi el S. Padre un milione), il Principe D. Ales. Torlonia, il Barone di Havelt, il Card. Pr. di Schwartzemberg, il Card. Arciv.o di Vienna, il Principe Arciv.o di Salisburgo, l'Infanta di Portogallo etc. etc. etc.
6¼. Dal Governo Francese, che nelle mie due spedizioni del 1867 e 1869 mi portò il risparmio di oltre 11,000 franchi per passaggi e trasporti di merci gratuiti, m'attendo un forte sussidio sul fondo orientale, come mi fanno sperare alcuni capi del Dipartimento degli Esteri.
A Mons. Luigi Ciurcia - 2.8.1869
7¼. Gli Istituti sono forniti di masserizie, utensili domestici, biancheria, ed oggetti di culto pel valore di oltre 20,000 franchi.
Quanto alla casa, è noto a V. E. quali passi io abbia fatto per averla gratuitamente da S. A. il Vicerè, munito com'era di valide raccomandazioni. Ad onta di tanti ostacoli e ripulse, e lo spirito sfavorevole che domina generalmente contro i poveri negri, nutro viva fiducia di riuscire fra non molto a provvedermi di due case, o dalla generosità del Governo egiziano, o con denaro che la Provvidenza saprà mettermi in mano. Ad ogni modo hic et nunc gli Istituti dispongono di due case pagate per un anno, e di una terza pagata per oltre sei anni. La Casa maschile (che noi chiamiamo del S. Cuor di Gesù) è distante più di 800 passi dall'Istituto affidato alle Suore di S. Giuseppe (che noi diciamo Casa del S. Cuor di Maria); ed è a 175 passi dalla Scuola diretta dalla M.e Caterina Valerio T.F. (che noi appelliamo Casa della S. Famiglia). Quando gli Istituti avessero a suo tempo distendere la loro azione verso l'Africa centrale per cui sono peculiarmente destinati, spero che l'E. V. ci farà godere di una della Case già esistenti in quel vastissimo Vicariato.
A tutto questo debbo aggiungere, che è di gran lunga più vasta ed estesa la sfera delle fonti di sussidi, su cui posso fare serii calcoli per l'avvenire, qualora l'Opera si sviluppi a dovere.
Frattanto avendo io sempre bramate le croci, come salutari e necessarie per l'incremento delle opere sante, ed il buon Gesù essendomi stato largo di queste malgrado la mia indegnità, sono lieto di adorare con piena rassegnazione le disposizioni della Provvidenza, che ha permesso che l'ossequiato nostro E.mo Card. Prefetto nella sua lepidezza recasse non lieve documento alle mie risorse; poiché facendo risuonare all'orecchio di molti che Comboni è un m.... un p... da quattordici catene etc., una tal voce si sparse in Roma, girò per l'Italia e la Francia, e forse penetrò nella Germania, e raffreddò o fece rimanere sospesi alcuni, e fu potente a risolvermi ad astenermi dal fare certi passi, che solamente nel mio ultimo viaggio in Europa m'avrebbero certo fruttato più di centomila franchi.
1942
Da questi dati e speranze non mi sembra dover conchiudere che il mio Ist.o manchi di solido fondamento. Non pochi stabilimenti di altre missioni hanno men solido fondamento del mio Istituto, il quale alla fine non conta che 18 mesi di vita, ed in sì breve spazio ha sostenuto tali e tante bufere, che se non avesse avuto abbastanza solido il fondamento, sarebbe già da tempo crollato.
1943
E qui non mi sembra troppo esatta l'altra proposizione dell'E.mo Cardinale, che, cioè, per mancanza di regolare sistemazione vi sono stati gli inconvenienti che in genere gli furono riferiti. La sistemazione del mio Istituto, attentis specialibus circumstantiis, fu regolarissima. Esso ebbe fin dal principio opportunissimi Regolamenti adattati al luogo e allo scopo; ed ebbe i suoi Orari sia quotidiani, sia pel tempo degli Spirituali esercizi, dei ritiri mensili etc.; e questi regolamenti ed orari furono e sono osservati. Io possiedo una lettera autografa scrittami da quel Zanoni che fu l'unico autore dei deplorati inconvenienti, nella quale egli dichiara insopportabile, troppo severa, e da Certosini la sistemazione interna e regolare del mio Ist.o.
1944
Se la mancanza di regolare sistemazione fosse stato il motivo degli inconvenienti accaduti, questi si sarebbero riscontrati non già in un vecchio religioso di 49 anni; ma assai più probabilmente in un giovane di 28 anni, ed in un altro di 22. Ma di questi due miei buoni compagni chi ha potuto o può dire verbo sulla loro condotta, meno l'infelice Zanoni, che conobbe se stesso indegno di vivere tra loro, e da poco men che un anno se ne allontanò di quella guisa che è nota a V. E. R.ma? Non fu dunque mancanza di regolare sistemazione: fu una di quelle arti malvagie che Dio permette al demonio di sperimentare le Opere sue, perché queste si rassodino, e l'inferno sia vinto. Giuda nel Collegio Apostolico, Fr. Elia al fianco del Serafico Patriarca, le apostasie dal seno della Chiesa e degli Ordini Religiosi etc. possono dirsi inconvenienti succeduti per mancanza di regolare sistemazione?
1945
Mi è doloroso il vedere che in un certo modo si attribuiscano al mio Istituto in genere le colpe di un individuo. Esisterono gli inconvenienti; ma nell'accusatore, non negli accusati; quindi bramerei che S. Em.za vedesse qui un caso tutto diverso, come lo è di fatto; e invece di gettare ripetutamente la colpa sull'Istituto, dovrebbe vederne la sua reale innocenza a fianco di una indegna perfidia, che calunnia in ciò, di cui essa sola è rea. E nemmeno l'E.mo Card. Pref.o può accagionarmi d'imprevidenza nell'affidare che io feci a Zanoni la sorveglianza immediata dell'Ist.o femm.le. Quel vecchio avea la barba bianca con 49 anni sulle spalle, ed aveva sostenuto per oltre 15 anni gravi incarichi, e l'ufficio di Prefetto in una delle case del suo Ordine, a Mantova. Al mio criterio era questa una sufficiente garanzia per aver fiducia in Zanoni; e, a dire il vero, io avrei dubitato più di me stesso che di lui. Ma sia sempre benedetto il Signore, a cui piacque di darmi con questo fatto una gran lezione, che mi sarà opportunissima per sapermi regolar sempre più cautamente per l'avvenire.
Finalmente venendo alle spiegazioni che l'E. V. R.ma ha la bontà di chiedermi circa il P. Guardi, l'Ordine Camilliano, ed i miei due cari compagni Carcereri e Franceschini, a cui accennano le venerate osservazioni ed insinuazioni indirizzatele da S. Em.za, ecco i fatti genuini.
Nel marzo del 1867, come tutti gli altri Ordini in Italia, venne soppresso anche quello dei Ministri degli Infermi. I Padri Carcereri e Franceschini, non volendo, come fecero alcuni altri, ritornare nel seno delle loro famiglie, chiesero con due loro compagni di partire per le missioni straniere, di cui nutrivano desiderio da tempo. Il P. Guardi era allora Procuratore Gen.le, e secondando i desideri del Prov.le, che avea delle speranze su questi soggetti, negò loro per allora il consenso, consigliandoli ad aspettare gli avvenimenti.
A Mons. Luigi Ciurcia - 2.8.1869
Frattanto Mgr. Vescovo di Verona informato delle loro intenzioni, pensò di giovarsene per l'Africa, ed appoggiò l'istanza che essi fecero al S. Padre per mezzo della S. Cong.ne dei V. e R., non senza informare esplicitamente ed esattamente S. Santità del rifiuto che gli oratori ebbero dal loro Generale. Questa Istanza fu esaudita col Pont. Rescritto 5 luglio, che mise i detti Padri sotto la giurisdizione del Vesc.o di Verona ad quinquennium. I loro Superiori ne contrastarono tuttavia la partenza, ed anche più volte tentarono il richiamo dopo il loro arrivo in Egitto. Lo stesso E.mo C. Barnabò spinto dal P. Guardi, di cui è intrinseco amico, ha insinuato il ritorno a Carcereri e Franc. con lettera 15 sett.e scorso. In vista di tanta insistenza del veneratissimo Card. Prefetto e del P. Guardi, divenuto Vicario Gen.le dei Camilliani, io fui colpito da serii timori di perdere per l'Africa non solo questi due soggetti che comprendono sì bene la importanza della nostra Opera, ma alcuni altri ancora dello stesso Ordine, che sono forniti delle stesse doti e disposizioni per sobbarcarsi al difficile apostolato dell'Africa centrale.
Perciò mi sono messo a meditare e studiare seriamente col nostro caro P. Stanislao per trovare il modo di conciliare il bene della Nigrizia e gli interessi della nascente mia Opera colle insistenti dichiarazioni dell'E.mo Card. Prefetto, e coi ragionevoli desideri del P. Guardi. Abbiamo quindi immaginato che, qualora tornasse gradevole a V. E. R.ma, sarebbe opportunissimo che a poco a poco si creasse nei recinti del mio Ist.o maschile, o a poca distanza, una piccola Casa Camilliana in adiutum agli Istituti dei negri, assumendone essa specialmente la cura degli Infermi, coll'intenzione poi che sviluppandosi bene quest'Opera, si potesse più tardi affidare all'Ordine dei Ministri degli Infermi l'evangelizzazione di una fra le mille tribù dei negri dell'Africa centrale. Al che tornerebbe facile alla nostr'Opera di erogare una parte delle sue risorse.
1949
E' questo, Monsignore, il pensiero, a cui intendeva di alludere in una delle mie lettere che le scrissi ultimamente, pensiero che noi abbiamo meditato attentamente, e che a nostro avviso ci porterebbe ad una soluzione ragionevolissima e felice, e sarebbe fecondo di grandi vantaggi per la povera Nigrizia. Così si è pensato: il P. Carcereri ne ha fatto cenno in principio di quest'anno al P. Guardi: ma poi nulla più fu detto o fatto. Ecco tutto. Non veggo quindi per qual motivo il P. Guardi parli d'iniziativa, che non gli fu mai chiesta, e di compromettere il suo Ordine, che non fu mai ufficialmente interpellato da nessuno, né pe' miei Istituti, né pella Missione.
1950
Quanto poi ai PP. Carcereri e Franceschini, né essi si considerarono mai staccati dall'Ordine loro, anzi appoggiati al loro Rescritto lottarono col P. Guardi che minacciava di considerarli per tali; né da me, né dal Vescovo di Verona, né da nessuno che io mi sappia, furono o sono riguardati come staccati dal loro Ordine. Perciò io mi trovo nella stessa condizione di S. Em.za di non sapere con qual fondamento e da chi Carcereri e Franceschini sieno qui riguardati come staccati dal loro Ordine.
Sono poi in grado di assicurare V. E. che né il Vescovo di Verona, né io abbiam fatto alcun passo in proposito con quell'inclito Ordine.
1951
Noi viviamo della grazia di Dio e della protezione paterna di V. E. R.ma. Per quanto sia difficile l'impresa a cui siam consacrati e che intendiamo di condurre a buon esito, per quanto sieno furibonde le procelle che ci possono incogliere, noi appoggiati sul Signore e V. E., non temiamo di nulla. Frattanto noi insistiamo nella preghiera. I trattati di Cristo son più solidi e sicuri che tutti i trattati delle potenze del mondo; quindi il petite ed accipietis è più solido e sicuro del trattato del 1815 di Vienna, del 1856 di Parigi, del 1867 di Nikolsburg e Praga, ed anche della Convenzione del 15 sett.e 1864 etc. Atqui per l'Opera nostra si prega dappertutto: dunque riusciremo felicemente nel nostro intento, non obstantibus mundo et diabolo.
Si degni l'E. V. R.ma di accogliere benignamente i miei più sentiti ringraziamenti, anche per la graditissima e venerata sua ultima lettera 19 p.p. Noi tutti le chiediamo umilmente la sua pastorale benedizione, mentre coi sensi della più profonda venerazione e gratitudine, passo a segnarmi

di V. E. R.ma
um.o d.mo ed indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni
N. 323 (303) - A MGR. DE GIRARDIN
AOSIP, Afrique Centrale

W.J.M.J.
Cairo, 7 agosto 1869
Monsignore,

nel mese di dicembre scorso, trovandomi a Parigi, ebbi la fortuna di farle conoscere in un piccolo rapporto l'importanza dei miei Istituti d'Egitto per preparare dei forti elementi per la conversione deella Nigrizia interna, le ho pure presentata la lettera di raccomandazione di Mons. Ciurcia, Arcivescovo di Irenopoli e Vicario Apostolico d'Egitto e Superiore del vasto Vicariato dell'Africa centrale al fine di sollecitare l'Opera della S. Infanzia a venire in aiuto di un'Opera dalla quale dipende senz'altro la conversione di tanti popoli neri della Nigrizia centrale.
A Mgr. De Girardin - 7.8.1869
Lei ha avuto la bontà di farmi sperare dei buoni aiuti nella prossima ripartizione generale dele elemosine dell'Opera, poiché anche noi riscattiamo sempre dalla morte eterna molti bambini infedeli, soprattutto della razza nera, che sono stati gettati e abbandonati e si ammalano; ma fino a oggi, Monsignore, non ho ricevuto niente. Vengo dunque a rinnovare la mia umile richiesta e la prego di venire subito in aiuto alle mie tre case che ho fondato nel breve tempo di 18 mesi, con degli enormi sacrifici. Lei comprenderà che è soprattutto nelle fondazioni che occorrono grandi risorse affinché il più presto possibile, noi ci possiamo lanciare, con gli elementi formati in Egitto, nel centro dell'Africa per venire in aiuto delle popolazioni più infelici e più abbandonate della terra.
Ho avuto l'occasione di spiegarle due volte la portata, l'importanza e la storia della Missione dell'Africa centrale eretta da Gregorio XVI. Mi limito ora a dirle una parolina sui miei Istituti d'Egitto, che sono destinati a formare dei Missionari neri dei due sessi per divenire in seguito degli apostoli nei loro paesi del centro.
Il primo Istituto è dei Missionari e si chiama Casa del Sacro Cuore di Gesù. E' composta da quattro Missionari, un laico e tre neri. Essi si occupano di tutto ciò che concerne il ministero sacerdotale e soprattutto a istruire gli allievi neri e le catecumene. Si occupano anche della direzione spirituale dei due altri Istituti.
Il secondo è delle Maestre nere e si chiama Casa del Sacro Cuore di Maria per la quale ho chiamato le Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione. Essa è composta da tre Suore e 17 istitutrici nere. Lo scopo è quello di formare delle buone maestre nere per l'educazione e l'apostolato delle nere dell'Africa centrale. Annessa a questo fabbricato c'è l'infermeria, un piccolo ospedale per le nere ammalate e per i bambini abbandonati.
1956
Il terzo è chiamato Casa della Santa Famiglia, perché si trova a 25 passi dalla santa Grotta ove la Santa Famiglia, esiliata in Egitto, dimorò per sette anni. E' abitata da due Suore del Terz'Ordine, claustrali, che ho condotte da Verona dopo la soppressione degli Ordini religiosi in Italia e da cinque istitutrici nere che insegnano in arabo, italiano, francese e denka. Questa scuola è frequentata da eretici e infedeli ed è rinomata perché vi sono le morette che insegnano.
1957
Signor Direttore, lei comprende che per edificare tre case e fornirle di tutto il necessario e mantenere più di cinquanta individui, occorre molto denaro. Pensi che queste tre case sono il focolaio del-l'apostolato dell'Africa centrale. E' la missione più difficile e più importante del Cattolicesimo, dato che il Vangelo non è mai penetrato in queste popolazioni che sorpassano il numero di cento milioni di infedeli. Le parlo con tutte le cognizioni di causa perché sono stato nel numero dei Missionari che sono penetrati, dopo sei mesi di viaggio continuo, fino al 4¼ grado di latitudine. Su 39 Missionari, siamo rimasti solo sei, dei quali io sono il solo che lavora e 33 sono morti in questi paesi infuocati.
Dopo dodici anni di apostolato il più difficile, vengo a chiederle un aiuto molte forte, perché ne ho un estremo bisogno. So che non aiuta solamente la Cina, ma anche la povera Africa. La prego con le lacrime agli occhi di venire in mio aiuto. Dio ricompenserà il suo zelo e le pie Associazioni saranno benedette da una folla di anime salvate.
Gradisca, Monsignore, l'assicurazione della mia più alta considerazione e riceva le espressioni della mia riconoscenza con la quale sarò sempre

il Suo d.mo servitore
Don Daniele Comboni
Missionario Apostolico dell'Africa centrale
Superiore degli Istituti dei Neri in Egitto


Traduzione dal francese.


N. 324 (304) - AUTOGRAFO SU FOTO
AFV, Versailles
Cairo, 7/8 69


N. 325 (306) - CONTRATTO DI LOCAZIONE
ACR, A, c. 18/34
Cairo Vecchio, 9 agosto 1869
N. 326 (307) - A CLAUDE GIRARD
AGB
W.J.M.J.
Cairo, 27 agosto 1869
Mio carissimo amico,

La prego di parlare in "Terra Santa" sulla distribuzione dei premi dei Fratelli delle Scuole Cristiane: è stata veramente magnifica. Faccia un bell'articolo, ma non dica che sono stato io a scriverle; io sono ancora agli inizi e occorre che io abbia un certo riguardo qui in Egitto. Ecco un compendio:
"Il 23 agosto fu uno dei più bei giorni per la capitale dell'Egitto e per i cattolici. Colui che nel pomeriggio avesse percorso le strade del Cairo, si sarebbe incontrato con un'affluenza straordinaria di ogni genere di persone provenienti non soltanto dai quartieri molto vasti della città, ma anche da quelli periferici: Bulai, Cairo Vecchio, Scubra ecc.
A Claude Girard - 27.8.1869
La meta di questa straordinaria affluenza era la grandiosa istituzione dei Fratelli delle Scuole Cristiane, dove la gioventù più distinta dell'Egitto e della colonia europea, dava il saggio annuale del suo profitto.
Qui dove nei tempi antichi i sapienti della Grecia venivano a imparare la loro scienza, a consultare le loro leggi, qui dove i resti di tanti secolari monumenti dichiarano ancora l'immenso sviluppo del genio artistico degli antenati, ma dove ora regna da tanti secoli la più deplorevole ignoranza compiuta sotto tutte le regole del Corano, qui, dicevo, ascoltare le più graziose recite esposte con il modo più distinto e con una spontaneità ammirevole, tanto più simultaneamente in tre o quattro lingue come l'arabo, il francese, il turco, l'italiano, l'inglese, il greco e l'ebraico; incontrare un'azione vera, ingegnosa, libera, nobile e caratteristica; ascoltare dei concerti di cori musicali con il pianoforte e con strumenti a corda e ad aria, alcuni dei primi maestri d'arte, eseguiti con una sicurezza, una spontaneità e una precisione molto accurata; vedere esposti davanti a tutti dei quadri in pittura e dei disegni graziosissimi, delle carte geografiche e delle bellissime e rare calligrafie di ogni tipo, delle copie e degli originali, raccolte di zoologia, botanica e minerologia; delle belle forme di architettura e mille altre produzioni del genio che non si può facilmente descrivere e tutto ciò eseguito da geniali ragazzi collegiali distinti in cinque classi e in undici divisioni e da bambini della scuola gratuita suddivisa in due classi e cinque suddivisioni, tutti dell'età tra i sei e i quindici anni, è uno spettacolo che ha sorpreso e rapito non solamente gli orientali, ma anche gli europei.
Salutiamo con molta gioia questa epoca in cui si sveglia in Egitto l'amore alla scienza ed è con profonda commozione che vi abbiamo assistito. Lo zelo ammirevole dei Fratelli delle Scuole Cristiane il cui preside è l'incomparabile Fratel Ildefonso, meritava assolutamente questa approvazione solenne che hanno loro dato tutte le categorie di cittadini, i capi di tutti gli Istituti della capitale, i Vescovi, personaggi illustri dell'ordine civile e militare ed europei.
Questa stupenda distribuzione dei premi era diretta dal degno rappresentante della Francia al Cairo, signor Franco, e vi assistettero i consoli d'Inghilterra, del Belgio, della Persia, della Grecia, della Spagna e della Prussia ecc., così come molti capi del governo egiziano come le LL. EE. Haffiche Pascià, Arekf Pascià, Hussein Bey, prefetto di polizia e molti personaggi della casa del Vicerè e del governo.
1961
L'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane è uno degli elementi più importanti dell'apostolato cattolico e della civilizzazione cristiane ed europea in Egitto. Qui s'imparano e si ammirano tutti i progressi degli studi europei. Il bene che fanno questi generosi Figli del Venerabile De La Salle, che copre già con la sua influenza e propaga la civilizzazione nell'universo intero con le sue 1300 case, lo verificherà l'avvenire. Tuttavia l'Istituto dei Fratelli ha già dato grandi frutti in Egitto. Molti tra questi che hanno terminato la loro educazione con onore coprono già degli importanti impieghi nel regime e tutti gli uffici dei diversi dipartimenti del governo si servono di loro.
1962
Noi siamo felici di offrire i nostri elogi più giusti e più sinceri a questi veri iniziatori della civilizzazione morale e intellettuale dell'Egitto e di gioirne con loro. La Francia, questa generosa protettrice e propagatrice della civilizzazione europea è ben ricompensata dai Fratelli, perché estende per loro mezzo la sua influenza in Oriente. Essa lo merita perché là ove c'è una causa cattolica e umanitaria, c'è sempre la Francia. Ma i Fratelli servono soprattutto la causa della Chiesa per l'esempio ammirabile che essi danno ai popoli con la loro santa vita e regolarità e le sublimi massime di morale e di spirito che essi imprimono nei cuori dei loro allievi. ecc."
1963
Mio caro amico, con questi spunti faccia lei stesso un articolo bellissimo sulla "Terra Santa". L'assicuro che si vede raramente in Europa e nella stessa Parigi una somigliante e così stupenda distribuzione solenne dei premi come quella del Cairo.
Ho molto sofferto e assai gioito: i miei Istituti continuano molto bene. Il Vescovo di Verona non scrive che raramente, non so perché, ma qui noi siamo molto stimati dal Delegato Apostolico e da tutti.
Porga i miei ossequi alla signora, ai figli e ai Padri de La Salette ecc.
Suo amico per sempre
Don Daniele Comboni
Traduzione dal francese.
N. 327 (308) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/68

Sia Lod. G. e M. In et. e così sia.
Cairo, 2 sett.e 1869
Eccellenza R.ma,

Siamo impazienti di ricevere i suoi preziosi caratteri, perché da oltre due mesi ne siamo digiuni. Mgr. Delegato sta da un mese a Damasco per ripristinare la sua salute. Avemmo per tutta l'estate un caldo soffocante: nelle nostre camere v'erano dai 40 ai 45 gradi: al sole e sulla nostra porta dai 60 ai 66, e ciò dal mezzogiorno alle tre. Il nostro caro D. Bortolo n'ebbe molto a soffrire; ma ora sta meglio: se avessi cinquanta di questi missionari, convertirebbesi mezza Africa: contro la mia espettazione e ciò che apparisce all'esterno, ha qualità eminenti e proprie di un vero missionario. Che Iddio ce lo conservi lungamente ad edificazione di noi, e pel bene della Nigrizia!
A Mons. Luigi di Canossa - 2.9.1869
Il P. Zanoni mi scrisse offerendosi di ritornare: mi manifestò avere egli un progetto di fondare in altra località secondo il nostro Piano un novello Istituto, e mi offre corpo e anima. Noi sappiamo positivamente che egli dichiarò di non manifestare a nessuno la sua idea, e nemmeno al Vescovo di Verona. Solo aperse il suo cuore alla Sig.ra Margherita Tommasi, la quale d'altro lato, dimenticando quello che è avvenuto fra me e lei, vuole d'accordo col Zanoni lavorare per l'Opera. Io ho adottato il sistema di astensione approvato da V. E., e non iscriverò mai a Zanoni; e sarei di opinione coi miei compagni di non impicciarsi né punto né poco colla Tommasi, la quale non porterebbe che discredito all'Opera colla sua imprudenza e loquacità, e comprometterebbe la dignità dell'Opera, e vi vorrebbe per lei il doppio di ciò che raccoglie, e vivrebbe sull'Opera, abusando del mandato di raccoglitrice per provvedere a' suoi bisogni. Se a caso si presentasse da V. E. per questo oggetto, le dimandi la nota specifica dei luoghi paesi e persone, dalle quali ha raccolto le offerte dell'anno scorso, essendo dovere di una buona amministrazione di render conto di tutto. Vedrà che farà fiasco.
Le nostre tre case camminano bene. Mi scrisse Mgr. Delegato di aver di nuovo fatto rapporto al Cardinale in tutto nostro favore; e avendogli io fatto un rapporto sulle nostre Case pria che partisse per la Siria, mi riscrisse ordinandomi di farne un'altra copia per mandare alla Propaganda. Monsignore, confidiamo in quel Dio che vuole che la nostra Opera nasca appiè della croce. Il giorno di S. Gaetano il Duca di Modena mi scrisse di proprio pugno una bella lettera includendovi una gentile cambialetta della Banca Austriaca di N¼. 500 franchi. Confidiamo in Dio.
Noi preghiamo e scongiuriamo il suo cuore paterno a spedirci col P. Angelo da Pirano la maestra Angela Degani, che la Madre Valerio formerà a missionaria dell'Africa. Non ho più carta per mostrarne a V. E. la necessità e utilità. Il P. Carcereri, la Madre Caterina ed io la preghiamo in Visceribus Christi ad esaudirci, e mandarci la Degani.
Abbiamo molti affari per combinare all'epoca del Concilio: noi vi ci apparecchiamo colla preghiera, e colle croci, che son due cose troppo care.
Tanti ossequi al M.se Ottavio, a D. Vincenzo, a Mgr. Vicario dall'Um.o D.mo suo Figlio

D. Daniele Comboni
Riceva i più rispettosi ossequi da noi tutti che chiediamo la sua S. B.e
L'altro giorno io battezzai una ragazzina infedele, in articulo mortis: or son due ore ne battezzò una Carcereri.


N. 328 (309) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/69

Sia lod.to G. e M. In et. e così sia.
Gran Cairo, 8 sett.e 1869
Eccellenza R.ma,

1968
Forse l'E. V. si troverà nel sacro ritiro dei Santi Esercizi; e non dubito che Ella pregherà pei suoi figli dell'Africa. Il Signore come è largo delle sue benedizioni, è altresì generoso delle sue croci, che sono necessarie di necessità di mezzo per compiere le Opere sue. Le scrivo con un solo occhio, perché l'altro è fra i dolori affetto da oftalmia egiziaca.
1969
Si ricordi di raccomandare al pio clero veronese fervide preghiere per noi, quando sarà raccolto nei Santi esercizi in Seminario. Noi pure faremo altrettanto. L'onnipotenza della preghiera è la nostra forza.
Benché da soli 40 giorni la Società di Colonia mi abbia mandato 5000 franchi, tuttavia nel giorno di S. Gaetano (in cui S. A. il Duca di Modena mi scriveva una bella lettera con una piccola cambiale su Rotschild a Parigi) scrissi a quel Presidente che me ne mandi altri 5000, perché voglio comperare, insieme ad altro denaro, una piccola Casa a buon prezzo. Ecco la risposta sottoscritta dal Presidente, e da tutti i membri dell'inclita Società:
"Colognia, le 19 agosto 1869
(Traduzione dal francese) Molto rev.do Padre,
1970
abbiamo ricevuto la sua lettera contenente dei rapporti molto interessanti concernenti la sua santa Opera. Ecco la bontà della Provvidenza divina che ha già riunito oggi tutti i membri del nostro Comitato in una seduta straordinaria per deliberare e discutere le proposte che ci avete mandato. Comprendiamo bene che sarebbe di grande importanza possedere una casa per i suoi Istituti, al posto di pagare così grandi somme per l'affitto. Fino a questo momento abbiamo affidato tutto al suo zelo ammirabile e alla sua grande saggezza: noi metteremo ugualmente nelle sue mani la responsabilità delle spese straordinarie che sta per fare.
Noi siamo convinti che lei agisca coscienziosamente nell'interesse della nostra Opera e, a causa di ciò, abbiamo deciso di accordarle la somma di 10.000 franchi (500 Napoleoni d'oro) interamente a sua disposizione, che riceverà dal nostro banchiere A. Schaffhausen di Colonia.
A Mons. Luigi di Canossa - 8.9.1869
Mons. Meurin della Compagnia di Gesù, Vescovo di Bombay nelle Indie, che l'ha vista al Cairo, ci ha dato delle buonissime notizie dei suoi Istituti in un discorso molto eloquente tenuto nella "Burgergesellschaft" domenica scorsa. Queste buone notizie non possono che aumentare i nostri interessi per la sua santa Opera e di incoraggiarci ad aiutarla per quanto possibile.
L'avvertiamo che S. M. l'Imperatrice di Francia sta partendo per l'Egitto, ecc. ecc.
Gradisca l'assicurazione del nostro perfetto rispetto e creda alla sincera dedizione che le consacrano tutti i membri del Comitato della Società di Colonia per la conversione dei poveri Neri.

[Seguono le firme del presidente e di tutti i membri]

Monsignore, diecimila franchi colle dichiarazioni di sì bella
lettera di questi Signori, che obbligatisi a passarmi soli 5000
franchi all'anno, invece in 21 mesi me ne largirono 28,300, non è uno schiaffo. Un altro membro della stessa Società mi scrisse
in una lettera inglese il sunto del discorso del sullodato Vescovo sopra il Piano e l'Opera e sul povero D. Daniele: io arrossisco sugli elogi pronunciati da quel Vescovo Gesuita, perché sono profondamente convinto di non meritarli, e di essere il servo più inutile della terra: ma vi passo sopra per motivo d'interesse pecuniario. Il denaro è una gran tentazione del nostro Signor G. Cristo!!
Il medesimo Vescovo, assieme ad un altro, parlò nello stesso senso in pieno Consiglio alla Propagazione della Fede a Lione; e le ricopierò più tardi la lettera di quel presidente. L'Abb. Negrelli mi scrisse da Reichstadt che Mgr. Bragato tiene pronte le mie petizioni per cogliere il momento opportuno davanti alle LL. MM.
I nostri buoni Missionari stanno assai bene in salute. Il P. Carcereri sotto il sole africano non fu nemmeno un'ora mai malato. La Casa del S. Cuor di Maria va bene, ma vi ebbi due Suore assai ammalate. Un dottore bravo medico di Cairo per avergli dato solo un pezzo da 20 franchi la visita, non venne più. E' un italiano di Pisa. Invece il mio medico turco, abbastanza bravo, che da un anno e mezzo viene quasi tutti i giorni, non volle mai ricevere un centesimo, eccetto la mia amicizia. Egli prega ogni giorno Maometto per noi, e dice che uomini simili sulla terra non ve ne sono. Sono però rari questi buoni musulmani.
Offra i miei rispetti al M.se Ottavio e a tutta la nobile famiglia, a Mgr. Vicario, Perbellini, a D. Vincenzo; ci raccomandi alle preghiere del Sig.r Rettore del Seminario il M. R. D. Dorigotti etc. etc. Ci fu caro il leggere la lettera della Sup. delle Canossiane in Cina; bisogna che facciamo una lega di preghiere.
Le bacio il sacro anello, e mi dichiaro nei SS. Cuori di G. e di M.

di V. E. R.ma u.mo e ubb.o figlio
D. Daniele Comboni
La Madre Caterina e la Casa della S. Famiglia stanno benissimo.


N. 329 (310) - INDIRIZZO A PIO IX
"L'Unità Cattolica" n. 232 (1869), p. 1076

Gran Cairo, 19 settembre 1869
Beatissimo Padre,

1975
In questo giorno sacro alle onoranze dei materni dolori della Vergine Immacolata, rammentandoci di quelli, che Voi tuttodì soffrite per la più santa delle cause, siamo ben lieti di riassociarci ad ogni ordine di persone, che da ogni parte del mondo cattolico si dispongono a testimoniarvi il loro affetto di figli, anche nella faustissima circostanza del Concilio Ecumenico, non ultimo degli splendidi avvenimenti del glorioso vostro Pontificato.
Da queste inospiti sabbie noi Vi ripetiamo il conforto di quell'omaggio di amore filiale e di fede illimitata, che ci trasse, or son pochi mesi, ai vostri piedi per rallegrarci con la nobile e cattolica gioventù italiana del cinquantesimo solenne anniversario del vostro santo Sacerdozio, e consolarvi delle molte amarezze, di cui vi pascono tanti nostri sconsigliati fratelli, colla protesta della più tenera e decisa devozione nostra alla causa che Voi rappresentate e sostenete sì coraggiosamente.
1976
Lanciati dalla volontà divina e dalla vostra sacra parola in tanta lontananza, lungi di sentirci diminuito quell'affetto e quella venerazione, che in patria sempre ci gloriamo di professarvi, possiamo anzi affermare che Voi diventate ogni dì per noi una cosa più sacra, una meraviglia più sorprendente, un amore più forte. Nella mesta solitudine che ci attornia, il vostro nome è la più dolce delle nostre ricordanze, la vostra immagine è la più gradita delle nostre compagnie, la vostra storia l'oggetto più frequente delle nostre conversazioni. Ogni giorno per Voi preghiamo, di Voi parliamo, a Voi pensiamo, con Voi soffriamo; né mai ci sorprende la notte senza che dai nostri allievi abbiamo avuto un sospiro e una prece per Voi.
Adorato Pontefice e Re, che il Cielo Vi salvi per lunghi anni a gloria della Chiesa, a difesa della giustizia, a conforto della società, a sostegno dei buoni, ed alla prosperità delle cattoliche Missioni, giacché in Voi tutti si compendiano gl'interessi spirituali e sociali della povera umanità: tutto il mondo anche non lo volendo riguarda a Voi, e innanzi a Voi tutti oggidì o tremano o sperano. Giammai il Pontificato Cattolico è stato sì interessante pel mondo intero per Voi, né mai il Romano Pontefice ha funto le parti di Dio sulla terra sì ampliamente come Voi.
Indirizzo a Pio IX - 19.9.1869
Noi Vi desideriamo che possiate vedere l'esito sospirato di quella grande Opera, a cui, certo per supremo consiglio avete posto mano, dell'Ecumenico solenne Concilio, e godere degli effetti salutari, che ci è dolce con Voi prometterci dal medesimo, nel ravvedimento di tanti traviati, e nel riordinamento della sconvolta società. Presentandovi in omaggio ed aiuto al medesimo la piccola, ma cordial offerta, in lire italiane 25, Vi protestiamo da parte nostra fin d'ora una perfetta obbedienza di volontà e d'intelletto alle decisioni del medesimo, pronti ad insegnarle e difenderle anche col sangue e colla morte, come espresse rivelazioni di Dio.
Nell'atto medesimo che ci permettiamo di supplicarvi umilmente di avere in modo speciale raccomandati in questa circostanza solenne, cogli interessi e bisogni di tutte le altre Missioni, quelle delle Missioni della troppo nostra infelice Nigrizia, come quelli che sinora sono i maggiori senza confronto, e purtroppo anche i più disperati. Eppure anche fra i neri, o Padre Santo, vi hanno delle agnelle, che appartengono al vostro ovile, anche fra i neri vi hanno dei cuori capaci di amarvi, anche fra i neri, è pur dolce poterlo promettere dietro la nostra esperienza, tiene Iddio apparecchiate delle grandi consolazioni alla Chiesa e a Voi suo Vicario. L'ora della salute anche per questa doppiamente infelice nazione pare suonata; il grido pietoso delle sue secolari sventure ha già trovato una risposta nel vostro cuore paterno; e noi ci auguriamo che una scintilla della vostra carità pella Nigrizia sia divisa fra i pastori del mondo cattolico, promettendoci da questo uno stuolo di zelanti Apostoli, e un concorso efficace e concorde del popolo cristiano e verificare la fatidica parola di lui, che, mosso dallo Spirito Santo, preannunziò la salute dei neri dicendo: "coram illo procident Aethiopes".
Questo è il voto dei Missionari, delle Suore, e Maestre, che dirigono l'educazione dei neri e delle nere dei nostri Istituti, e la Scuola femminile di Cairo-Vecchio, mentre Vi presentano quattro nuovi neofiti adulti, oggi stesso tolti alle tenebre della infedeltà, e rigenerati nell'onda battesimale, e questo è pure il sospiro, e la prece dei medesimi neofiti, che, unitamente ad altri che li precedettero nella grazia del battesimo, fecero oggi la prima loro Comunione per Voi. Ed è pure la speranza che Vi depositano ai piedi i nostri catecumeni che sospirano il momento di chiamarvi Padre loro.
La santa vostra benedizione a queste brame ardenti dei nostri cuori farà sì, che non ultima delle gemme preziose della vostra gloriosa corona, sia la redenta Nigrizia.

D. Daniele Comboni
[Seguono le firme dei membri degli Istituti].


N. 330 (311) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/70

Sia lod. G. e M. In et. e così sia
Cairo, settembre 1869
Eccellenza R.ma,

1980
Grazie al Signore il caldo è passato, e siamo in perfetto autunno, e già nelle nostre camere non veggiamo che 27 od al più 28 gradi di Réaumur, e ciò solo dal mezzo giorno alle tre. Tuttavia sentiamo il peso del lungo silenzio del nostro veneratissimo padre e Superiore e Vescovo e pastore, che ci lascia i tre mesi senza il minimo cenno, e senza almeno farci scrivere da nessuno.
Ho colto l'occasione di 4 solenni battesimi che ho amministrato nella nostra cappella del S. Cuor di Maria a due more idolatre di oltre 20 anni, a una musulmana di 25 anni, ed a un moretto di 15 domenica scorsa festa dei Sette Dolori e Indulgenza Plenaria del B. Pastore (alla barba del nostro amatissimo Card. Barnabò che scrisse a Lione aver solo la nostra Opera 40 giorni d'indulgenza a Verona), ho colto, dicea, l'occasione di questa tenera cerimonia, e d'alcune prime Comunioni di altri antecedentemente convertiti, per presentare alla Santità di N. S. Pio IX in omaggio ed in aiuto al Concilio Ecumenico l'indirizzo e una tenue, ma amorosa offerta dei nostri tre Istituti per la Rigenerazione dell'Africa, ed ho spedito il tutto al nostro venerato D. Margotti perché, se crede lo pubblichi nell'Unità Cattolica. La cerimonia del Battesimo durò tre ore, tutti piangevano. Non posso esprimere la sete e l'avidità che soprattutto le tre convertite avevano del Battesimo.
1981
Al Vangelo ho loro tenuto un discorso in arabo, e ho fatto parimenti in arabo i fervorini avanti e dopo la comunione. Assisteva fra le altre una musulmana, che subito chiese d'essere cristiana; ma fu poi impedita dai suoi genitori: essa frequenta la nostra scuola. Il Lunedì dopo accettai nell'Istituto una negra idolatra di 27 anni, che da oltre due mesi stava in traccia di noi, spinta dall'impressione che le ha fatta una delle nostre convertite dell'anno scorso, e che sta ora in Alto Egitto.
A Mons. Luigi di Canossa - 26.11.1869
Vede, Monsignore e nostro carissimo Padre, che se becola, come se dise en Verona: ma se becolerà de più, quando gavaremo i tresento mila franchi, che cavaremo fora dall'America.
L'Imperatrice Carolina di Salzsburg mi mandò 150 fiorini per mezzo della Società di Colonia; ma quel buffoncello di M.r Girard manda a tutti roba ed oggetti di culto, fuori che a me: manda a chi non ne ha di bisogno, come agli Armeni; e mandò non ha guari alcune casse di pianete e biancheria ad un prete spretato in Alessandria, che vende a vilissimo prezzo in piazza per pagare la spedizione. Ma gliel'ho fatto intendere in una lettera, che testè gli scrissi. Ci mandi la benedizione, ci riverisca il marchese Ottavio: riceva gli ossequi di tutti e del

Suo D. Daniele



N. 331 (312) - AUTOGRAFO SU FOTO
ACR, Sez. fotografie
Caire, le 13/11/1869



N. 332 (313) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/71

W.J.M.J.
Cairo, 26/11 69
Eccellenza R.ma,

Sono afflitto per la morte della Superiora delle Canossiane di Hong-Kong. Mi scrivono di là che la pia donna s'ebbe molte lagrime alla sua tomba.
Il venerato nostro Monsignor Delegato Apostolico parte domani per Roma: egli porta seco il cuore di tutti: ma chi sente più di tutti il distacco son io, perché sento la più profonda riconoscenza per lui. Se all'amore della verità e della giustizia questo degno e venerando Prelato non avesse congiunto una grande bontà e carità per noi, i nostri Istituti sarebbero andati per aria. Se ora esistono e prosperano, dobbiamo essere debitori allo zelo e carità di Mgr. Ciurcia, il quale aggravato di una missione importante e difficilissima, essendo delicatissima la sua posizione in Egitto, è stato ed è a noi padre e protettore oculatissimo. Il nostro venerato P. Pietro gli chiese per noi la Casa di Scellal, ed egli si adopererà per noi a Roma. Su tale oggetto le scriverò in Roma col prossimo vapore, dirigendo le mie lettere alla Principessa Maria Assunta fino a che saprò positivamente la sua dimora nell'eterna città.
1984
Quanto alla mia venuta in Roma per combinare affari e la questua in America, le scriverò col prossimo vapore il progetto come credo opportuno. Intanto l'E. V. sappia che per muovermi dall'Egitto ci vuole non solo il permesso di Monsignor Delegato, ma altresì quello di Propaganda, essendo io Superiore di Stabilimenti come mi scrisse l'anno scorso il Card. Barnabò.
1985
His positis è d'uopo che l'Ecc. V. prenda l'iniziativa come cosa e pensier suo, e dimostri soprattutto che per l'Opera d'Africa e di Verona ci vuole denaro, e che hic et nunc per noi occorrono almeno 50,000 Scudi, e che bisogna assolutamente trovarli e batterli fuori, e che per far questo Ella ha bisogno di D. Comboni (benché buono da nulla, e capace solo di far confusione). Di più io a Roma devo reclamare biancheria, letti, etc. dal Convento soppresso, che Vimercati ha dato alle more, e che colla violenza le Monache di Mgr. Vicegerente si son tenute.
1986
Una volta che l'E. V. ha ottenuto questo dalla Propaganda, io verrò a Roma, e combineremo tutto. Ne troveremo anche 100,000 dei talleri, malgrado tempi tristi, e le cateratte che si scatenino, perché Dio vuole l'opera.
Circa M.r Girard non si sbilanci troppo né in laudi né in farne conto. A Roma é conosciuto, e Mgr. Delegato, Mgr. Patriarca di Gerusalemme, e tanti Vescovi francesi la sanno lunga. Benché l'anno scorso egli abbia inviato le sue circolari a tutti i Vescovi di Francia pel B. Pastore, tuttavia non ha raccolto nemmeno un centesimo, perché il nome di M.r Girard in Francia conta poco: e noi abbiamo i fatti. In ogni caso credo prudente che l'E. V. vada d'accordo con Mgr. Delegato. Jeri ho battezzato due grandi more, e furono tenute al S. Fonte da due more, e da Attilio Miniscalchi e Bachit, che piangeva per commozione.
Coraggio, Monsignore, porti i miei ossequi e nostri al S. Padre, e ci benedica tutti.

Suo u.mo e dev.o figlio
D. Daniele Comboni

Il C.te Checco Miniscalchi col Figlio e Bachit partono per l'Alto Egitto e Assuan.
N. 333 (314) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Egitto, v. 21, ff. 183-184v

W.J.M.J.
Cairo, 3 dic. 1869
E.mo Principe,

A Card. Alessandro Barnabò - 3.12.1869
Dopo un anno di rispettoso silenzio, io mi presento di nuovo innanzi all'Em.za V. R.ma in questo dì sacro alle glorie del nostro inclito Protettore S. Francesco Saverio, nella certezza di ritrovarvi quel cuore magnanimo di padre, che Ella racchiude anche per l'infimo degli operai che lavorano per le sante missioni.
Davanti a certi avvenimenti della vita ci conviene assai volte di adorare e tacere: la Provvidenza divina sa compiere fino all'ultima sillaba il diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum. Benché fino dal mio primo esordire nella vita apostolica io mi fossi preparato con piena rassegnazione a tutto soffrire per la gloria di Dio e per la salvezza dei poveri negri, tuttavia era ben lungi dall'aspettarmi che, dopo la nota bufera suscitatami in Roma da parte di Mgr. C... ex V. G..., mi avesse ad incogliere poco dopo in missione la tempesta provocatami da chi edebat pane meos, quique magnificavit super me supplantationem. Ambedue queste procelle mirarono a scuotere la nascente Opera della rigenerazione dei negri.
Ma come nella prima in Roma, così nella seconda in Egitto io mi sono gettato interamente fra le braccia amorose della Provvidenza, disposto a fare e patire quello che meglio sarebbe piaciuto al Signore nella piena certezza che si sarebbe adempiuta alla lettera la volontà di Dio; perché il primo conflitto dovea sciogliersi dall'infallibile magistero della S. C.ne del S. Ufficio, il secondo dovea giudicarsi dall'E. V. R.ma e dall'oculatissimo mio Vic.o Ap.lico, alla cui sapienza e prudenza sarebbe riuscito di diradarne le tenebre, e farne brillare e trionfare la verità della situazione.
Lieto perciò di quanto io stesso, i miei zelanti compagni camilliani, e la nascente Opera abbiam traversato e sostenuto, benedicendo sempre il Signore, e disposto ad attraversare e soffrire il centuplo in avvenire per la salvezza dei poveri negri, dopo un sì lungo silenzio, imprendo in questi dì sì solenni e sì sacri pel Cattolicesimo a vergarle queste due linee, per raccomandarle con tutto il fervore e le forze la parte dell'umanità la più povera, la più necessitosa, e la più derelitta del mondo, l'infelice Nigrizia, e di favorire nella sua sapienza tutti i ragionevoli sforzi di coloro che si studiano di cooperare all'apostolato della medesima.
A qual punto si trovi la nascente mia Opera, quale ne sia l'importanza, le difficoltà, le speranze, l'Em. V. il saprà dall'incomparabile veneratissimo nostro Vic.o Ap.co Mgr. Ciurcia, alla cui sapienza e protezione è dovuto quello che, attraverso a tanti ostacoli e dolorose vicissitudini, colla grazia divina s'è fatto. Io aggiungo che quest'Opera, malgrado tutte le opposizioni che per ogni lato incontra, piglierà ferme radici e progredirà mirabilmente, se la Provvidenza ci conserverà a lungo questo eminente Prelato, che più di tutti ha compreso nella sua estensione e varietà di elementi l'importante e delicata missione dell'Egitto ove si è procacciato il rispetto e l'ascendente di tutti, nonché delle autorità governative e consolari, e dello stesso Khedive malgrado lo spirito anticattolico e massonico che regna in queste parti.
1992
Sarà d'uopo di una grande abnegazione, prudenza e longanimità per vincere i secolari pregiudizi e tutte le difficoltà che si attraversano alla redenzione dei poveri negri in Egitto: ma vi si riuscirà colla grazia di Dio; tanto più se la Propaganda spiegherà una particolare attenzione e per le missioni dell'Africa centrale, e per la condizione infelicissima dei negri in Egitto, pei quali noi vedremmo opportunissima l'organizzazione di uno speciale apostolato, che a suo tempo darebbe frutti rilevantissimi.
L'E. V. comprende bene quanto importi il buon esito e sviluppo della nascente Opera, la quale, organizzata secondo il concetto prefisso, dee produrre un felice risultato e del suo fine essenziale e primario, cioè l'evangelizzazione di immense tribù nell'Africa centrale, e del suo fine accessorio e secondario, cioè l'apostolato dei negri in Egitto. Anche questo solo fine accessorio e secondario, del quale si occupa attualmente l'Opera entro i confini della più prudente riserbatezza, costituisce da sé solo un'importante missione.
1993
Non credo inutile di segnalare all'attenzione di V. E. un fatto che sta per compiersi, e che può aver serii rapporti coi futuri interessi del cattolicesimo nell'Africa centrale. Sir Samuel Baker anglicano e scopritore di una parte delle sorgenti del Nilo è incaricato dal Vicerè d'Egitto (e credesi dal Sultano) di una spedizione al Fiume Bianco e fra le interne tribù della Nigrizia, per sottomettere quei popoli all'Egitto. Il Khedive vuol far credere all'Europa che egli intraprende questa conquista per abolire la schiavitœ (?!!?!) in quelle parti. Questo celebre viaggiatore è partito l'altro ieri dal Cairo, dopo avermi assicurato di avere a sua disposizione sette grandi vapori, moltissime barche, armi e cannoni, e 3600 soldati, e denari a profusione. Egli fu creato Pascià e Governatore generale delle tribù negre già conquistate e da conquistarsi.
1994
Chiudo questo foglio con una preghiera. La nascente Opera essendo ancor poverissima di oggetti di culto, io imploro dall'E. V. la grazia di accordarmi alcun che dell'Opera apostolica di Roma, e specialmente di quelle generose oblazioni di tal genere, che nella prossima apertura del Concilio verran presentate al S. Padre per le missioni da alcune Società di Dame del Belgio, Olanda, Irlanda, Canadà etc., come annunziarono parecchi giornali cattolici. Confido che, qualora si verifichi una tale offerta, l'E. V. esaudirà l'umile mia petizione.
AllÕAbbadessa Maria Michela Mueller - 8.12.1869
Noi facciamo voti i più ardenti per la felice apertura del Concilio ecumenico e pel suo prospero compimento. Esso sarà fecondo d'immensi vantaggi, e porterà un farmaco salutare alla vulnerata moderna Società. Le nostre preghiere filiali sono innalzate in modo speciale per l'E. V., che tanta parte avrà in questo venerando Consesso.
Accetti intanto l'E. V. gli umili e rispettosi ossequi di me, dei miei carissimi compagni Carcereri, Rolleri, e Franceschini, mentre baciandole la S. Porpora, passo all'onore di segnarmi nei SS. Cuori di G. e di M.
di V. E. R.ma
um.o ubb.mo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni M.o A.o


N. 334 (315) - ALL'ABBADESSA MARIA MICHELA MUELLER
AMN, Salisburgo

Cairo, 8 dicembre 1869
Mia Rev.ma Madre,

Dovrà avere una grande indulgenza per potermi concedere
nuovamente perdono. Lei ha avuto la grande bontà di inviarmi
da Salisburgo, per mezzo di Giuseppina Condè, tanti doni e
una lettera così bella; ed io... non le ho ancora scritto nessuna
parola a questo riguardo. La supplico insistentemente di perdo-
narmi.
Sono stato occupatissimo e anche ammalato e aggiungo, sebbene non le abbia scritto, che ho pregato tanto di più sia per Lei come pure per tutto il santo suo monastero. Sono ancora molto occupato e questo è il solo motivo per cui ancora non le ho scritto in tedesco; infatti impiegherei alcune ore per fare questo, dato che questa lingua così bella mi è ancora difficile.
Non ho sufficienti parole per ringraziarla della grandissima generosità e bontà, con cui Lei ha raccolto elemosine per noi ed è pure venuta Lei stessa in nostro aiuto. Con questo Lei si è fatta collaboratrice e corredentrice dei poveri neri. Le sono infinitamente riconoscente per tutto ciò che Lei mi ha scritto nella preziosa sua lettera. Oh! Quanto Lei ha compreso la partecipazione missionaria della donna cattolica e della vera sposa di Gesù Cristo! Per questo, ancora una volta le sono infinitamente riconoscente!...
Tutto ciò che Lei stessa può dare oppure riesce a sollecitare da altri a favore dell'opera divina della conversione dei neri, la prego di farlo pervenire direttamente al Rev.mo Sig. Parroco di S. Giacomo a Colonia, Presidente della Società per il soccorso dei poveri fanciulli neri, poiché egli mi spedisce tutto fedelmente al Cairo.
1997
Riceva ancora i ringraziamenti di tutte le mie piccole case; noi tutti preghiamo molto per Lei, sì per Lei stessa e per le sue figlie, che ci hanno educato così bene la nostra cara Petronilla, e che fanno continuamente ciò che faceva Mosè, mentre Giosuè combatteva le battaglie del Signore. Il giorno anniversario della morte di Petronilla, il 31 gennaio, celebreremo un ufficio funebre con Messa cantata. Essa è già in Cielo, perciò deve pregare per noi e per i negri.
Siamo stati molto edificati dal comportamento di S. Maestà l'Imperatore in Egitto. Con il suo buon esempio egli ha com-
piuto una vera missione tra i turchi. Egli si è mostrato cristiano
in tutto e per tutto. A Suez come al Cairo visitò prima di tutto la chiesa e assistette alla S. Messa; a Gerusalemme si prostrò davanti a quei luoghi sacri, ivi pure si confessò e precisamente dal Francescano P. Heribert. Ci ha ricevuto poi davanti a tutto il corpo diplomatico.
Il buon esempio del nostro insigne signore fu veramente degno di ammirazione, mentre l'Imperatrice francese lasciò in Egitto un infelice ricordo. Essa infatti non visitò nessuno dei pii stabilimenti, né mai una chiesa, neppure la stessa Cattedrale di Alessandria, mentre dedicò le sue visite alle moschee, agli harem, ai luoghi di ballo, e a tutti gli altri monumenti profani.
Il cuore e lo spirito di S. Maestà l'Imperatore si mostrarono degni del titolo di Maestà Apostolica; oh! speriamo che di nuovo si richiami alle leggi corrispondenti a questo titolo.
1998
Dall'arrivo di Giuseppina, ho già battezzato ancora molte negre, tra le quali pure sette che sono più grandi di questa buona fanciulla. Le scriverò a questo proposito alcuni particolari interessantissimi. Per oggi, le auguro soltanto buone Feste Natalizie e un felice Anno Nuovo.
Esprima la mia venerazione anche alle sante sue figlie e mi raccomandi alle loro preghiere.
Nel Sacratissimo Cuore di Gesù, sono il suo servitore

Missionario Apostolico
D. Daniele Comboni

Traduzione dal tedesco.




N. 335 (316) - AL PADRE LUIGI ARTINI
APCV, 1458/233

W.J.M.J.
Cairo, 10/12 69
R.mo mio caro Padre Provinciale,

1999
Non intendo con questo biglietto di dare una risposta alla preziosissima sua lettera alla quale risponderò a tempo e posatamente. Intendo di augurare a Lei, e a tutti i suoi figli felicissime le sante feste Natalizie. Alla dimanda replicata dei nostri due cari Stanislao e Beppi di pellegrinare in Terra Santa, ho creduto di rispondere un sì, perché questi due meritano di essere soddisfatti: hanno lavorato, sudato; ora è bene che rinfreschino lo spirito sulla tomba di Cristo e sulla sua culla, per prendere novello vigore a tutti sacrificarsi per la salute dell'anime. Così provai col def. D. Melotto nel 1857. Gerosolima è un centro di fuoco per Cristo. Ella che è buon padre, sottoscriverà alla mia decisione. Ho loro accordato 20 giorni.
Null'altro le scrivo se non che con tutta l'anima mia le raccomando di coadiuvare alla redenzione dell'Africa. Abbiamo potenti e furibondi nemici, ma Cristo è più forte di loro: noi ci ridiamo di tutti. Stanislao ha compreso la vera posizione. Se non che S. Pietro e S. Paolo quando andavano a Roma avevano essi tutti amici? Noi marciamo sulle tracce degli ap.li, e convertiremo l'Africa. S. Camillo, che si è mostrato galantuomo (malgrado un P. Guardi, e lo sconsigliato e infelicissimo Zanoni sullo stato della cui anima pavento assai) sarà un possente cooperatore; e mentre che lavora per l'Africa, ci conquisterà anche il P. Guardi, che d'altro lato ha tanti meriti e pel quale io professo grande venerazione.
Al Padre Luigi Artini - 10.12.1869
Sembra che faccia ora giudizio anche il nostro venerato Barnabò, a cui ho suonato a tempo e luogo le mie giuste ragioni. Ho passato alcuni giorni nella capitale dell'Istmo di Suez a Ismailia, col nostro amatissimo P. Bern. Girelli: è tanto contento, che mi assicurò che
se la dura così per un pezzo, egli muore di consolazione. Egli è molto amato dai Francescani, e fa onore all'ordine Camilliano. Abbiamo passato delle notti allegrissime; abbiamo dormito nella stessa camera.
Ora mi raccomando al suo cuore apostolico. L'Africa negra è la più necessitosa e derelitta del mondo: merita dunque tutti i nostri sacrifici. Bisognerà lavorare assai, e sulla faccia del luogo e a Parigi e Costantinopoli e Roma: ma tutto tutto vinceremo col dito di Dio. Basta che Dio ci assista a pati, contemni, et mori pro Iesu, e tutto è in ordine. Al P. Germano, a Regazzini, al mio caro Bonzanini a tutti, e specialmente al venerando P. Fondatore buone feste e ossequi. A Lei tutto il cuore del Suo
Indeg. D. Comboni
N. 336 (317) - AL P. ALFONSO M. RATISBONNE
ADSP
W.J.M.J.
Cairo, 15/12 69
Molto rev.do Padre,
Si ricorderà, mio venerato e caro Padre, le felici circostanze del mese di ottobre 1857, quando con due missionari dell'Africa Centrale, i R.di P. Soragna e Fene, Gesuiti, io ebbi la fortuna di fare il viaggio a Gerusalemme con lei e di visitare le sue sante Figlie, le Dame di Sion, alle quali ha avuto l'eminente carità di fare elevare sempre delle ferventi preghiere per l'Apostolato dell'Africa Centrale. Ora che la Provvidenza ha destinato che due dei miei missionari venissero in Terra Santa per attingervi sulla tomba del Salvatore e alla greppia di Gesù Bambino la forza necessaria per sacrificare tutta la loro vita per la salvezza e la conversione degli sfortunati figli di Cam dell'Africa interna, io rinnovo le mie umili preghiere al suo cuore di Apostolo, nella certezza che le sue sante preghiere e quelle delle sue degne Figlie saranno esaudite.
Nell'inverno scorso ebbi l'onore di visitare più di una volta il suo degno e sapiente fratello, il Rev. P. Teodoro, l'illustre e pio autore della Storia di S. Bernardo e del suo Secolo, come le venerabili Suore di Sion.
2003
Quanta emozione ha provato il mio debole cuore! Io vi ho trovato là l'opera di Dio, il miracolo di questo secolo di errori in favore dei poveri figli di Abramo. Io sono convinto della verità dei fatti e da un insieme di quello che si evidenzia nella nostra epoca, che si avvicina il Regno di Dio per gli sfortunati Israeliti e che le Opere di Dio, realizzate dai venerabili Fratelli Ratisbonne, ne sono i più forti strumenti, la felice iniziativa e che N. D. di Sion è l'apostolo dei discendenti dei suoi antenati, del popolo eletto.
E' con la più viva emozione e la più grande felicità che le apro il mio cuore, mio molto reverendo Padre, per dirle che nel tempo in cui tanti cristiani cospirano contro il Signore e il suo Cristo, mi sembra che il Cuore Sacratissimo di Gesù vada effondendosi con un doppio amore verso coloro che donano la loro vita per ristabilire il Regno dei Cieli nei nostri padri pervertiti, dal momento che tanti popoli che hanno ricevuto il S. Battesimo e la vita, Lo respingono e Lo crocifiggono di nuovo, il Salvatore si riversa con l'abbondanza delle sue grazie, sui popoli ancora avvolti nelle tenebre della morte.
2004
Gli Istituti che hanno esteso la loro santa opera in Francia, in Inghilterra, a Costantinopoli e in Terra Santa, sono dei potenti strumenti della Carità divina e ciò che consola soprattutto lo spirito della Fede cattolica è questo sublime focolaio ardente di preghiere e di opere espiatorie che Lei ha avviato al Santuario dell' "Ecce Homo". Ah, le sante Figlie di Sion otterranno perdono e grazie per i figli dell'antico popolo di Dio, esse realizzano il desiderio del nostro caro Gesù nel medesimo posto in cui i Giudei hanno richiesto il Suo Sangue su loro e sulla testa dei loro figli. Esse realizzano la grande missione che il Divin Salvatore ha concesso alle sante donne del Vangelo sul cammino della Croce: "piangete su voi e sui figli del mio popolo". Io esprimo i miei voti e prego sempre per il realizzarsi dei suoi santi desideri che la Madre di Dio le ha ispirato. I tempi giungono.
Io la prego di mostrare ai miei cari confratelli, il R.do P. Stanislao Carcereri e il P. Giuseppe Franceschini, i suoi Istituti di Gerusalemme e S. Giovanni in Montana. Essi saranno felici di ammirare queste opere di Dio, che evidenziano un'epoca gloriosa nella Chiesa e nella conversione degli Israeliti e nell'apostolato. Nel medesimo tempo la supplico di interessare lo zelo ardente delle sante Religiose Figlie di Sion per pregare costantemente per la conversione degli infelici neri dell'Africa Centrale. E' inutile che giene parli qui, poiché apprenderà notizie dai miei cari missionari confratelli.
Ho visitato più volte a Parigi la Regina Isabella di Spagna e suo marito S. M. Francesco d'Assisi che mi hanno parlato con grande interesse ed entusiasmo di lei e della sua santa Opera. Il re, la prima volta che mi ha visto, mi ha salutato dicendo: "Oh, siate il benvenuto, mio reverendo Padre! Mi ricordo bene di averla vista alla Corte di Madrid; sono felice di esprimerle la mia simpatia per lei e per la sua Opera; è un compito difficile, ecc."
Al P. Alfonso M. Ratisbonne - 15.12.1869
Dopo avergli confermato che ebbi l'onore di rendergli i miei omaggi a Madrid, ecc., dopo otto o dieci minuti di complimenti e sulla rivoluzione della Spagna ecc. il re in presenza della regina che piangeva, mi ha detto: "Come continuano le sue belle Opere di Gerusalemme?" "Maestà, io non ho case a Gerusalemme; le mie Opere sono al Cairo, ecc." "Ma, Padre mio, non è lei il molto reverendo Ratisbonne?" "Ne sarei troppo felice, Maestà, ho ripreso, se potessi avere un millesimo delle grandi virtù del P. Ratisbonne. Io sono un piccolo missionario dell'Africa Centrale e mi chiamo Comboni, ecc." "Ah! le chiedo scusa, mio venerato reverendo Comboni, ma io la conosco". In due parole, come ho notato in sua Maestà una grande simpatia ed entusiasmo veramente notevole per lei e per le sue sante Opere, il giorno stesso sono corso dal molto reverendo P. Teodoro per informarlo di ciò che mi aveva detto il re e per sollecitarlo a fargli una visita nella certezza che sarebbe stato bene accolto da lui e dalla regina e poteva darsi che ottenesse molti vantaggi per le sue Opere.
L'ho trovato freddo, questo venerato Padre, e, raddoppiando le mie istanze egli mi ha risposto: "Caro mio, io non ho molta fiducia nelle felici disposizioni di questa Corte. Il mio carissimo Confratello è andato in Spagna; egli ha avuto una amabile accoglienza, ma fino a oggi egli non ha avuto alcun vantaggio". Aveva ben ragione, poiché queste due auguste persone hanno ben accolto anche me e mi hanno anche molto incoraggiato nell'Opera difficile della conversione della Nigrizia, tuttavia credo che d'ora in poi sarà più difficile ricavarne vantaggio.
La supplico di pregare il Signore che conceda all'apostolato dell'Africa centrale dei santi e zelanti operai evangelici, sia europei, sia indigeni e restiamo eternamente uniti nell'eterno amore di Gesù e di Maria.
Suo d.mo e indegno confratello
Don Daniele Comboni
Traduzione dal francese.


N. 337 (1152) - ALLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 18 (1870), p. 12

Cairo, 17 dicembre 1869
Brevi notizie.


N. 338 (318) - A MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

W.J.M.J.
Cairo, 23 dicembre 1869
Mia carissima e reverenda Madre,

2008
la sua lettera del 29 dicembre mi è stata consegnata questa mattina. Avevo nutrito molta speranza che lei mi accordasse Sr. Giuseppina di Tiberiade, al contrario lei sarebbe disposta a togliermi anche Sr. Maria Bertholon. Lei è una Madre molto buona; lei mi ha aiutato nei momenti difficili per la mia Opera. Senza di lei un buon numero di anime non sarebbero entrate nella Chiesa e in cielo per mezzo della mia Opera. Lei è stata una vera Madre per Daniele Comboni e per la Nigrizia. Ne sento tutta la riconoscenza che durerà per tutta la mia vita. Ma per l'amore di Dio, sia nostra Madre e nostra protettrice oggi e in avvenire. l'Opera continua ammirabilmente. Mons. Ciurcia, Delegato Apostolico, ha portato a Roma tutto l'interesse per la mia Opera. Egli è riuscito a rendere amabile il Cardinale e occorre che la casa principale della mia Opera, affidata alle Suore di S. Giuseppe, prenda una solidità notevole.
2009
E' per questo che ho bisogno di Suore e soprattutto di una buona e brava Suora araba. Sr. Maria Bertholon ha sostenuto con una abnegazione ammirevole i pesi più faticosi della fondazione; piena di zelo, di dedizione e di pazienza, molto pia, molto attiva, assai caritatevole, ella ha lavorato mirabilmente e ha guadagnato il cuore delle morette che l'amano molto e apprezzano il suo zelo. Come potrei sopportare che ella fosse cambiata con un'altra e allontanarla da un'opera così utile e così difficile ch'ella ha così bene aiutata? Mia buona Madre, io non ho parlato delle sue intenzioni e non ho detto che le ho scritto. Al contrario la prego caldamente di scriverle una bella lettera di incoraggiamento affinché si dedichi sempre per la salvezza delle anime più abbandonate. Ella è molto afflitta perché lei non le scrive mai. La buona Suora soffre, quantunque raramente nel suo spirito abbia qualche piccolo scoraggiamento. Non tramonta mai il sole senza che il Buon Dio la consoli. Grazie a Dio abbiamo tutte le nostre morette pie e di buoni costumi. Noi le potremmo esporre in una caserma di soldati: esse morirebbero martiri. Ma c'è qualcuna che ogni tanto patisce la luna e durante questo tempo si mostra ingrata. E' in questo tempo che Sr. Maria e io soffriamo di scoraggiamento ed ella dice: "E' triste d'essere ripagati dall'ingratitudine!" Ma questo passa presto.
A Madre Emilie Julien - 23.12.1869
In più di cento lettere che le morette hanno scritto a Verona alle loro antiche direttrici, fanno mille elogi delle Suore e soprattutto di Sr. Maria e di Sr. Maddalena e dichiarano espressamente che hanno trovato delle vere madri nelle Suore. Lei conosce, molto reverenda Madre, che questo capita nelle missioni e nelle comunità. Del resto, Sr. Maria sta molto bene. E' difficile che possa trovare due Suore così buone, così devote e così pazienti come Suor Maria e Sr. Maddalena. Quest'ultima è un angelo, molto pia, assai docile, che si sacrifica molto, sempre allegra e soddisfatta. Ella è adorata (senza saperlo) dalla sua Superiora e dalle morette. Sr. Maddalena è il ritratto di S: Stanislao Koska. Dunque, permetta che io la preghi di non sognarsi mai di ritirare queste due degne Suore. Esse hanno seguito l'Opera nei momenti più difficili e io ci tengo molto a conservarle per sempre. La prego di scrivere a tutte e due una bella lettera: esse la considerano come Gesù Cristo.
Posto come principio che queste due Suore, Suor Maria e Suor Maddalena, siano conservate nel mio Istituto, perché mi è impossibile trovare due Suore più generose, mi raccomando alla sua carità materna per ottenere una Suora araba, che sia generosa e bene istruita nel leggere e scrivere l'arabo. Occorre una maestra indigena che sia Suora. Oltre che trarne profitto le morette, ne approfitteranno Sr. Maria e Sr. Maddalena. In più occorre una Suora per le pulizie. Sr. Maria fa molto: ella è molto economica; le assicuro che nelle condizioni in cui noi ci siamo trovati ella ha fatto troppo, ma non può arrivare dappertutto. Se lei crede che Sr. Veronica vada bene, io sarei felice che entrasse in casa nostra. Solamente faccio questa osservazione: Suor Maria è molto umile, non ci tiene a essere Superiora. Tuttavia credo che non bisogna toglierle il Superiorato che nella circostanza che lei possa accordarci una Superiora fra le più anziane dell'Istituto, come per esempio, la Superiora dell'ospedale di Gerusalemme, la Madre Assistente, ecc. Infine mi rimetto al suo grande giudizio. Pensi, Madre mia, accorderebbe al nostro Istituto questa santa Religiosa, la Superiora attuale dell'Ospedale di Gerusalemme? Ella è assai vecchia e affaticata: al Cairo Vecchio c'è un'aria magnifica. Per lei sarebbe un riposo. Ella è venerata molto da Sr. Maria e dalle morette. Farebbe un bene immenso a noi con la sua presenza. L'Istituto del Cairo Vecchio sta diventando molto importante. Sotto la sua direzione Sr. Maddalena diventerebbe una Superiora molto adatta per dirigere le altre case per le morette che conto di fondare.
2012
Tutto considerato, con le mie risorse fisse attuali, posso assicurare per sempre: 1) la casa pagata e ammobiliata, 2) 4000 franchi all'anno. Con un po' di pazienza potrei aumentare molto questa somma. Lei sa che le morette lavorano. Ora se lei crede di accettare al presente queste piccole condizioni, noi saremo felici di intrometterci solamente nella direzione spirituale e di non interessarci di altre cose, soprattutto per l'economia che a noi toglie del tempo. Se lei crede bene che ci sistemiamo così, io mi incarico di far tutto presso Monsignore e il Delegato in poco tempo. Naturalmente bisogna dirigere le morette affinché riescano a essere apostole nella loro nazione sulle basi del mio Piano, che è riconosciuto dal Mons. Delegato e da tutti riconosciuto come il sistema più sicuro per evangelizzare l'Africa centrale. Infine, Madre mia, venga in mio aiuto. Sr. Elisabetta è a casa nostra, Sr. Maria non ha alcuna osservazione da fare; ella resta volentieri con le morette. Su questa Suora (che del resto è buona) non ne parliamo che dopo aver combinato per la Suora araba e di quello che ho appena detto. La Superiora attuale dell'ospedale, mi sembra assai buona e molto prudente, religiosa. Mi dispiace molto la partenza dell'incomparabile Sr. Eufrasia, Assistente. La nostra Madre Caterina Valerio di Verona, francescana, è a Gerusalemme. Non posso dirle niente su quello che farà. Naturalmente io non posso contare su una sola Suora. Non posso prevedere al momento presente ciò che decideranno di lei, poichè non conosco le sue intenzioni. Anche il Padre Stanislao è a Gerusalemme e il P. Giuseppe.
Accetti le buone feste e gli auguri per un felice anno nuovo da parte di tutti noi. Porga i nostri ossequi a Sr. Celeste, Sr. Raffaella e a tutte.

Suo d.mo figlio
D. Daniele Comboni
Traduzione dal francese.

N. 339 (319) - AL PADRE GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

W.J.M.J.
Cairo, 25/12 69
Mio cariss.mo D. Gioacchino,

2013
Non voglio lasciar partire Bachit senza scriverle una riga per augurare a Lei ed all'Ist.o maschile e femminile buone feste e buon capodanno. Non le do' mie notizie perchè tutto saprà da Bachit. Solo mi raccomando alle sue preghiere e a quelle di tutti e tutte dell'Istituto. Colla grazia di Dio tutte nove le allieve dell'Ist.o di Verona, nessuna eccettuata, fanno bene e sono proprio buone. Eccettuato di tanto in tanto qualche luna passeggera in alcune di esse, che sono allegre e infervorate della missione. Si distinguono soprattutte Zenab, Giustina, Quascè, e Caltume e Zarifa, e forse meglio di tutte Luigia, che è assennata, e anche Domitilla. Nei tre Istituti vi sono 42 bocche grandi: ho da pensare; ma capisco che è vero quel che diceva il compianto nostro Vecchio, che Cristo è un galantuomo, e che no l'eì un Co......
Al Padre Gioacchino Tomba - 25.12.1869
Mi sembra di aver bene poggiata l'iniziativa dell'Opera in Africa: mi manca molto a fare in Europa: ma vi riuscirò. Ho fatto un patto col mio economo S. Giuseppe; o meglio gli ho fatta una dichiarazione che in tre anni voglio assolutamente 100,000 talleri, e li voglio o per amore o per forza. Credo che Beppo ci penserà sopra e farà giudizio. Nel primo anno lo tratto colle dolci e colle buone come si farebbe con una ragazzina; il secondo anno lo tratto con politica e adopero le vie diplomatiche; se in capo a due anni non mi dà più della metà di quello che domando, adopero le brutte, e ci penserò io. Preghi anche Ella questo buon vecchio che mi aiuti, perchè anch'io ho suonata al suo orecchio più volte buone parole perchè aiuti lei.
Devo significarle che io sono membro dell'Associazione di S. Carlo, in forza di che ogni prete dell'Istituto Mazza che muore guadagna una messa da tutti i membri viventi. L'avviso perchè io ho pieno ed assoluto diritto di appartenervi e di partecipare alle messe di tutti i superstiti quando morrò, avendo io già celebrato la messa per tutti i già morti. Perciò supplico che quando muore qualcheduno, mi si scriva in Cairo per darmene avviso e celebrare la messa, da dove mi si manderrà la lettera sul punto del Globo in cui mi troverò.
Mi saluti Tregnaghi, D. Donato, D. Fochesato, D. Beltrame, la Betta, Mamma Regina, Zia Zara e tutti e tutte, e mi riverisca tanto D. Cesare Cavattoni.
Nei SS. Cuori di G. e di M. sono

Suo um.o ed aff.mo
D. Daniele Comboni
N. 340 (320) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
NELLA CHIESA DEGLI ISTITUTI DI CAIRO
(dal Registro delle Messe)


N. 341 (1203) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
NELLA CHIESA DI CAIRO
ACR, A, 24/1


N. 342 (1153) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. CATERINA AD ALESSANDRIA D'EGITTO
ASCA, Registro Messe

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