1 8 7 1


N. 382 (358) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/75

Lod. G. e M. In et. e così sia
Monaco, 2/1 71
Eccellenza R.ma,

2380
Veramente è d'uopo lodare il Signore, ed il nostro buon economo S. Giuseppe, che vuole proprio salvare i negri. Ventimila lire non è uno schiaffo. E' ammirabile la carità dei nostri di Praga. Io scrissi a Mgr. Bragato che per l'acquisto e restauro della Casa Caobelli ci vogliono 20,000 lire, e quindi chiedeva che le LL. MM. aiutassero per pagare la casa; ma nello stesso tempo scriveva a Negrelli che spingesse per avere 20,000; ma nel mio cuore stava contento di 3000 fiorini. Il Bambin Gesù invece che è buono, ci accordò l'intera somma. Sia lode a Gesù. Vede bene l'E. V. che Dio vuole l'Opera dell'Africa.
2381
Io sarei quindi d'avviso che l'E. V. avvertisse l'incomparabile veneratissimo Rettore del Seminario, affinché prendesse le sue misure per licenziare gli inquilini, e eseguire quello che gli pare meglio per pagare appena ricevuto il denaro, essendovi guadagno a pagar subito. Il R.mo Sig.r Rettore è finissimo in hoc, e credo che sui 16600 lire per le quali egli ha levato la casa, avremo non piccolo guadagno a pagar subito. Frattanto io carteggerò con Negrelli per vedere se manderà direttamente a Verona il denaro, oppure io debba andare a prenderlo a Praga. Nell'ultimo caso sarebbe bene che io potessi depositare a Vienna il denaro presso qualche corrispondente del Comm. Trezza, dal quale l'E. V. potrebbe riceverlo senza perdere un centesimo.
2382
Ogni giorno io chiedo a Dio 1¼. Croci, 2¼. personale buono, 3¼. denari. Ed ecco che il buon Gesù pel bene dell'Opera prepara anche croci.
2383
Eccone una grossa: Il P. Stanislao piange ora perché, dice, io l'ho tradito, ed è costretto a tornare in Europa. Mi ha scritto una lettera che mi fa male al cuore. Preveggo che ci ridurremo a perdere questi due soggetti, non perché noi vogliamo perderli, ma perché essi vogliono. Forse sarà meglio lavorare coi nostri ferri; ma mi dispiace assai perché sono due buoni soggetti; ma rifletto a testa fredda a quello che Monsigr. Ciurcia (che pregai di pacificare il P. Stanislao e indurlo a restare) mi scrivea 10 giorni fa: "Non isperate che io muova neppure un passo, o spenda neppure una parola per influire sulla permanenza di chi, abbia pure tutte le migliori qualità, manca però della principale: non sa essere suddito."
2384
Sembra che il P. Stanislao abbia ritirato a Mgr. Ciurcia delle carte per autorizzare il Canonico a confessare le Monache: ha data l'amministrazione del tutto al Ravignani, e egli vive come forestiero al Collegio (così ei mi scrive) pronto anche a fare da uom di bottega purché il voglia. Io giudico che fino a che io andrò in Cairo è cosa prudentissima non fare novità tanto per parte dei membri degli Istituti che generalmente stimano i due buoni Camilliani, tanto per riguardo alle Società, alle quali io parlai vantaggiosamente di tutti e due.
2385
A Mons. Luigi di Canossa - 2.1.1871
Ciò posto mi sembra opportuno che dobbiamo armarci di pazienza, e prendere le cose ancora con calma. Quindi, se non osta il contenuto della lettera che Le scrive il P. Stanislao, crederei bene che l'E. V. prima di sabato scrivesse al P. Stanislao una blandissima paterna, esortandolo a confidare in Dio, perché anche Ella s'interesserà presso il Generale a non richiamarli in Europa; ma aspettare la fine delle cose spaventose d'Europa a combinare il tutto.
2386
Mi ci vuole tutta la calma che Dio mi concede sempre nella tempesta per portare la dovuta pazienza. Il Generale e Provinciale Camilliani dichiarano non avere neanche un soggetto per l'Africa; e il P. Carcereri pretende che noi affidiamo ai Camilliani (dopo le storie passate e presenti) un'Opera sì importante per due soli soggetti, e mettere noi, e canonici e preti in dozzina dai Camilliani. Manca la base, l'umiltà. V'ha anche una lettera del P. Stanislao pel P. Artini: sarebbe bene che per regolarsi a scrivere l'E. V. potesse sapere il sostanziale della inclusa lettera del P. Stanislao al P. Artini, e quindi interrogasse all'uopo quest'ultimo.
2387
Del resto faccia quello che meglio gli suggerisce lo spirito di Dio, da cui è informato un Superiore, come è l'E. V., posta da Dio. Origine di tutto questo è quel maledetto egoismo religioso e fratesco, che domina quasi tutti gli Ordini Religiosi: "l'Ordine, e poi Cristo e la Chiesa". E' una dura, ma ineluttabile verità, già conosciuta fino dai tempi Apostolici, e di cui parla S. Paolo... Non è gran cosa il gran bene che si fa, dice il frate, se non proviene dall'Ordine.
2388
Innanzi tutto la Chiesa, e poi l'Ordine. Gli ordini non sono che le braccia della santa Chiesa.
2389
Intanto in mezzo al mio dolore godo assaissimo che il paterno suo cuore sia consolato per la benedizione di Praga. Verranno altre consolazioni più grosse; ma si aspetti altre croci più grosse, le quali sono necessarie per ridurre le cose come le vuole Iddio.
2390
Sono arrivato soltanto stanotte a Monaco. Giunto a Bolzano, avendomi quel R.mo Prelato detto che v'erano in Merano 4 Maestà, pigliai tosto quella via. Se non che dopo aver camminato dalla città su pel monte al castello del Principe Imperiale, stetti col Re di Napoli in una stanza così calda, che uscito al freddo pigliai costipazione. Dopo mezz'ora di strada andai ad inchinare (non senza frutto) la Principessa di Hoenzollern Sigmaringen, zia del notus in Giudea, e stetti con essa un'ora in una stanza più calda. Guardai il letto dai buoni Cappuccini a Merano; poi riparai alcuni giorni da S. A. R.ma il Vescovo di Bressanone nel suo magnifico palazzo assieme a Mgr. Cosi Vic. Ap. del Xantong: là con buona legna e corroboranti sono guarito perfettamente. Ieri mattina mi fermai ad Innsbruck per trovare la C.ssa Spaur (che accompagnò Pio IX nel 1848) e un mio cugino.
2391
Nulla per ora le dico del sentimento della Cattolica Germania riguardo a Roma: voglio fiutare di più. Certo non è che noi a Verona lo crediamo. Il P. Curci ha detto una gran verità forse.
2392
Confidiamo in Dio, e in lui solo riposiamo.
Bramerei che mi spedisse la lettera al Vescovo di Passavia e la nota delle messe celebrate dal Sign.r Rettore per Monaco. Non ho ancora parlato con nessuno qui a Monaco, eccetto che col mio amico Mgr. Oberkamp, a cui esposi la metà degli affari Monacensi. Mi riverisca l'incomparabile e santo nostro Sig.r Rettore del Seminario, D. Vincenzo; mille ossequi al M.se Ottavio, e buone feste e Capodanno dal

Suo um.o figlio D. Comboni


N. 383 (359) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/76

Sia lod. G. e M. In et. e c. s.
Monaco, Monastero dei Benedettini
a S. Bonifacio, 20/1 71
Eccellenza R.ma,

2393
Ho aspettato invano la lettera pel Vescovo di Passavia, da cui dipende il Santuario dei Altštting. Eppure è necessaria.
Non sono punto riuscito a conchiudere nulla col Governo bavarese. Innanzi tratto il ministro dell'Interno e dei Culti stava a Versailles, e non venne che a' dodici corr.te. Intanto io presi alloggio dal mio Amico Haneberg Abate dei Benedettini Prof. dell'Università e primo Arabista del mondo, il quale m'accolse da padre. Presi esatte informazioni dal Nunzio Mgr. Meglia Arciv.o di Damasco e dal R.mo Abb. Haneberg sull'umore della besti.... con cui dovea trattare, e mi fu risposto una seconda vix (classif. dei nostri tempi).
2394
Tuttavia arrivato S. Ecc. il Ministro Luts m'accolse gentilmente e mi promise di fare di tutto per compiacermi, e con sua commendatizia mi mandò dal B.ne di Sussmayr Consigliere dei Culti, il quale mi disse essere impossibile concedere messe per l'estero 1¼. per essere espressamente vietato dal Codice penale di dare elemosine di messe all'estero e me ne mostrò quattro paragrafi severissimi emanati dal Re Massimiliano. 2¼. perché le ottantamila messe di Altštting non bastano a soccorrere le Chiese povere Bavaresi. Tuttavia prendendo atto del mio viaggio a Monaco propter hoc, mi suggerì il Consig. d. Ministro di muovere l'E. V. a scrivere una petizione al Vescovo di Passavia per chiedergli N¼. mille fiorini di elemosine di messe duemila; ed il Vescovo si rivolgerà ad ottenere l'adesione del Capo del Governo Sua Ecc. il Presidente Zwehl (mi scrisse il nome sul mio taccuino lo stesso Consigliere dei Culti), ed allora nel corrente anno crede che soddisferassi alla sua domanda. Aspetto la lettera a Vienna.
2395
A Mons. Luigi di Canossa - 20.1.1871
Lo stesso Consigliere ed il R.mo Haneberg m'indirizzarono ad un'altra fonte in un Santuario di Monaco, che sarà una manna per l'avvenire. Mi presentai al Direttore dell'Herzog Spital R.mo Ab. Meixner, e mi ricevette da fratello. Dissemi avere testè spedito le ultime messe a Stoccolma e Amburgo; ma che me ne preparerà buon numero al mio ritorno, e che di tanto in tanto ne manderà a V. Ecc. Così pure il Vescovo di Bressanone Mgr. Gasser me ne preparerà buon numero al mio ritorno.
Ora tengo a sua disposizione N. 1000 messe favoritemi dall'Arciv.o di Monaco, da cui ricevetti stamane 500 fiorini Bavaresi, che tengo a sua disposizione. Ciascuna messa viene ad un franco e 10 cent. in argento. Ho 10 fogli di 100 messe l'uno del modello che le includo.
2396
Domani vado ad Altštting, lunedì a Salisburgo, mercoledì a Passavia, giovedì a Linz, e venerdì a Vienna.
Benché qui in Germania da nessuno si creda all'intervento armato della Prussia in favore del Papa, e non vi crede né il Vescovo di Bressanone, né il Nunzio, né il corrispondente di Monaco dell'Unità Cattolica mio amico (e tutti questi son certi che il Papa sarà a suo tempo liberato in un modo straordinario), tuttavia ecco cosa mi disse l'Arciv.o di Monaco: "Io so di certo che il re di Prussia disapprova altamente la condotta del Governo Italiano a riguardo di Roma, gli dispiace assai, ed ha gran desiderio di fare qualche cosa per il Papa e di aiutarlo secondo i suoi desideri; ma per ora non può far nulla; solo a guerra finita".
2397
Ho scritto al Card. d'Hohenlohe a SchillingfŸrst (Alta Franconia), pregandolo ad interporsi per le messe di Altštting: andai dal Principe Hohenlohe suo fratello, il celebre buffone che volea indurre i Governi ad intralciare il Concilio, andai dalla Principessa sua moglie Wittgenstein che è sorella della principessa di Campagnano moglie di D. Mario Chigi: ma belle parole, e nessuno fece un'acca. Fiat.
2398
Termino questa lettera col manifestarle il dolore che mi cagionano le lettere del P. Stanis. Carcereri. Pare che aspetti risposta decisiva dal P. Guardi per tornare subito col Franceschini in Europa. Così mi scrive apertis verbis. Ma questo non lo può fare senza una lettera di V. Ecc. immediato e diretto Superiore dei due Camilliani. Noi abbiamo calcolato sui 5 anni, e senza l'assenso di V. E. non possono tornare. Se ritornano allora ho una ragione di più per essere convinto che certi frati sono m...u...l...i.., e che noi per non aver tanti dispiaceri bisogna che lavoriamo coi ferri propri. Mi riverisca il M.se Ottavio, il R.mo Rettore del Semin.o, D. Vincenzo, e le bacia le mani il

Suo indeg. figlio D. Daniele
A Passavia tratto l'Affare di Altštting col Vescovo; aspetto la lettera a Vienna.


N. 384 (360) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/77

W.J.M.J.
Vienna, 5 febbr. 1871
Eccellenza R.ma,

2399
Quanto fo affari magri per la missione, altrettanto spero di combinar buoni affari per messe.
I feriti, i prigionieri, le vedove, gli orfani, il denaro di S. Pietro, l'arenamento del commercio totale fa sì, che non si trovano oblatori. Ho tastato il polso a tutti i Principi e Principesse Reali di Baviera ed al Re stesso; ed appena 200 fiorini mi buscai. Spero però di aver combinato a forza di predicare e battere colla Società di Ludwig-Verein 1000 fiorini annui per l'Africa, previa un'annuale Relazione sull'andamento della Missione: sono finora parole ed ample promesse da chi ha in mano la Società; ma finora al momento non tirai che 300 fiorini. Ho tutto spedito al Cairo, perché mi tempestano a morte con lettere pressanti. Non capisco però come con tanta miseria sia successo il fatto che mi annunzia il P. Stanislao in questi termini "Ieri (19 genn.) arrivava dalla Grecia il vino comperato e pagato per tutto l'anno. Erano 1584 Oke (più di 2500 litri, e costava 746 franchi. Dio ha voluto che ne perdiamo un terzo e più dinanzi al portone. Spectantibus omnibus scoppiò il fondo di una delle gran botti, e fu gettato in distanza.
2400
Sia fatta la sola volontà di Dio". Qui a Vienna Mgr. Cosi Vescovo Vic. Ap. di Chantong battè alla porta di tutti gli Arciduchi, e neanche un quattrino. Mgr. Simor Primate di Ungheria gli diede 300 fiorini. Io andrò a tastare il polso a quel Monsignore: cogli Arciduchi spero che la passerò meglio io.
Quanto alle Messe, le uniche risorse sono i Santuari, ove ora vi son pochi pellegrini perché due braccia di neve impediscono la devozione. Però ho combinato cose buonissime con tutti i Santuari da me visitati. Ho nota precisa degli Abati e capi Santuari, epoca propizia, etc. Uno ne manderà 2000 all'anno. Insomma al mio ritorno sarà contenta l'E. V. Però finora non ho che (oltre alle 1000 di Monaco) altre 500, cioè, 220 fiorini austriaci in Carta a 44 soldi l'una dal Santuario di Maria Plain datemi dall'Abate Alberto V di S. Pietro a Salzburg: questi pure ne darà tutti gli anni. Ho tutto in mia mente, come solleticare il gusto di questi Monsignori con melliflue lettere. Ma il tutto a Verona.
2401
A Mons. Luigi di Canossa - 5.2.1871
La mia delicatezza mi obbligò a presentare e a far ricevere con insistenza le lettere episcopali per messe. Siccome domando per la missione, così è bene che offra tutti i documenti per messe, non alle volte si pensi che me ne servo delle elemosine delle messe per la missione. Dunque non ho che due lettere. Mi faccia dunque il favore di far fare e sottoscrivere ancora 15 lettere dal Rettore del Seminario; ma non così lunghe, perché non le leggono; ma più corte. Le faccia far subito e me le spedisca a Vienna recapito al Nunzio Apostolico.
2402
Nel leggere la sua cara lettera che mi annunziava pacifici i due di Cairo, risuscitai da morte a vita. Ho pianto dalla consolazione, e ringraziai il Bambin Gesù (di cui porto meco una statuetta che ha più di 200 anni miracolosa regalatami dalle mie Monache di Salzburg il cui ornamento costa più di 60 fiorini, e sarà il Re della Nigrizia). Ma dopo un'ora lette le lettere del Cairo, tornai nella mia tristezza in gran parte. Il P. Guardi scrisse al P. Stanislao che nel caso che non vi sia più speranza di una convenzione nel senso mille volte dichiarato non incontrerebbe difficoltà alcuna che ambedue ritornassero immediatamente in Italia. Dunque il P. Stanislao ha deciso di partire, ma non prima di Pasqua.
2403
Potrebbe darsi che le lettere di V. E. R.ma cambiassero le cose; ma quando un frate è mulo, ho poca speranza; scusi, ma devo essere aperto col mio Padre.
Non v'ha dubbio che io possa sentire orgoglio. Dio m'ha fatto piegare e mi fa piegare il collo a tante umiliazioni, mortificazioni e ripulse, che non mi può venir la tentazione di superbia. Dio fa bene, perché altrimenti l'asino alzerebbe la testa, e....
Benedica il

Suo u.mo e indeg.mo figlio
D. Daniele
Tanti saluti dall'Arciv.o di Salzburg, con cui passai gran tempo.
N. 385 (361) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/78

W.J.M.J

Dal Convento dei Domenicani
Vienna, 10/2 71
Eccellenza R.ma,

2404
Quantunque le notizie del P. Carcereri sul conto della cugina di D. Falezza sieno esagerate, quantunque la nostra Superiora di Cairo, che per 13 anni fu superiora del Conservatorio di Malta che era il rifugio delle mal maritate etc. etc., abbia abbastanza vigore e forza di tenere a freno una pazzerella, se tale fosse la cugina di D. Fal. tuttavia per ovviare al disordine, se realmente vi è, o pro bono pacis col P. Stanislao, se il disordine è esagerato, fino dalle due pomeridiane del giorno 6 corr.te ho spedito il seguente telegramma al Cairo (che costò F.ni 19 e 10 Kreutzer) al P. Stanislao.
"Se credete necessario sentito consiglio P. Pietro Compagni allontanate subito con prudenza dagli Istituti cugina D. Michele"
2405
Le lettere che scrissi dal Seminario a D. Michele (e le può mostrare a V. E.) dicono abbastanza come nelle due volte che vidi questa donna insieme con lui, non vi ravvisai mai una perfetta conversione. Tuttavia, siccome noi siamo al mondo per convertire anche il diavolo, se fosse possibile, riflettendo che al Cairo fu destinata da me detta donna nella Casa del S. Cuor di Maria, ove vi è una Superiora che ha i mustacchi da capitano tedesco, e che ha forza quando il dovere glielo impone, così non mi parve mal fatto il tentare di far del bene a quest'anima. Non vedo però come si possa compromettere il nostro Istituto perché questa fa male.
2406
Al P. Stanislao ed alla Superiora ho scritto da tempo che si sorvegli e non sorta mai per molti mesi, ma passeggi sulla terrazza o nel giardino: che se vuol sortire assolutamente, la si licenzi. Non capisco la necessità che vi era di allarmare il Vic.o Ap.co e forse i frati, perché l'Istituto ha dato ricetto ad una peccatrice, sorvegliata da diverse Suore. Povero mondo se ci spaventassimo per questo. Il nostro P. Stanislao ha delle belle qualità: ma è ancora giovane di mondo, e in qualche circostanza è di prima impressione. Egli è per questo che io gli ho predicato colle parole e coll'esempio di consultar sempre i compagni e il P. Pietro pria di decidere una cosa di rilievo. Ad ogni modo la supplico di pregare Gesù per questo affare, che io ho affidato al mio caro Re della Nigrizia che ho meco.
La riverisce il Nunzio Ap.lico. L'altro ieri fui a pranzo da Lui, e ieri poveretto mi diede 100 fiorini col solo obbligo di pregare un po' per lui.
Preghi l'Eccellenza V. (mi riverisca il M.se Ottavio, D. Vincenzo, Perbellini, Vicario) pel

Suo um. indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni




N. 386 (362) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/79

Sia Lod. G. e M. In et. e c. s.

Vienna, 26 febbraio 1871

Eccellenza R.ma,

2407
A Mons. Luigi di Canossa - 26.2.1871
Io la supplico caldamente quanto so e posso d'inviarmi a posta corrente il famoso opuscolo del P. Curci, in cui dice che la Santa Sede nulla deve sperare dalla Prussia, e che ha suscitato tanto scalpore in Italia. Egli è per S. A. il Duca di Modena, che desidera ardentemente di leggerlo, e mi ha pregato oggi di farglielo tenere. Siccome mi prepara un sussidio, e siccome è ordinario insigne Benefattore, così desidero contentarlo. Spero che mel manderà subito qui al Convento dei Domenicani dove alloggio. Sarà mia cura speciale di provvederne all'E. V. un'altra copia. Riceva i saluti del Duca di Modena, che è un bravo e gran cattolico. Nelle regioni principesche degli Arciduchi d'Austria regna una grande avversione contro l'Imperatore di Germania, e contro la Prussia, e molta simpatia pella Francia privata del Bonaparte e padrona di sé, e sperasi che Dio, come ha castigato l'Impero francese, darà fra non molto una grande lezione all'orgoglioso despota colosso di Germania. Regna nelle stesse regioni un gran timore che l'orgoglioso Monarca Prussiano venga fra non molto a dare dei disturbi all'Austria.
2408
Per ora basta, perché non ho tempo. Ricevetti le 12 petizioni per Messe: aspetto con impazienza l'opuscolo del P. Curci: l'E. V. saprà batterlo fuori ad ogni costo. Intanto chiedendole la Benedizione mi dichiaro

Suo dev.mo Figlio
D. Daniele Comboni M.o A.
Un italiano fece dono ai nostri Istituti di Cairo di un terreno a 10 minuti dal Cairo del valore di 6000 franchi. Così da lettere di ieri. Non so ancora i particolari.
N. 387 (363) - ALL'IMPERATORE FRANCESCO GIUSEPPE
ASW, Afr. C., f. 27/12

Vienna, 2 marzo 1871
MAESTA',

2409
Debole avanzo dell'ardua Missione dell'Africa Centrale, e disposto a sacrificare mille volte la vita pei cento e più milioni di negri, che in quelle infuocate regioni dormono ancora nelle tenebre del paganesimo, dietro invito della S. Sede ho escogitato il Piano per la Rigenerazione dell'Africa, il quale mira a piantare stabilmente la fede e civiltà fra quelle vaste tribù, secondo il magnanimo intendimento ch'ebbe V. M. A. nel promuovere quella sublime Missione, e nel coprirla colla sua provvidenziale sovrana protezione.
In base a questo Piano, coll'autorizzazione della S. Sede ho fondato tre Istituti di neri in Egitto accennati nel qui unito Programm der Regeneration des Negerlandes, allo scopo di allevare nella fede, morale, scienze, ed arti giovani e giovanette della razza nera, affinché, compiuta l'educazione, ritornino ai loro paesi natali per essere apostoli di Religione e civiltà ai loro connazionali, sotto la guida dei missionari Europei già acclimatizzati nelle terre egiziane.
2410
Da questa provvida Istituzione può dipendere la salvezza e civilizzazione della Nigrizia, che comprende la decima parte di tutto il genere umano.
Per ricoverare i sacerdoti, le monache, i catechisti, gli artisti, le istitutrici nere, e gli allievi indigeni d'ambo i sessi dei tre Istituti già felicemente avviati, debbo pagare ogni anno l'affitto di 2400 fiorini per tre case, non avendo io la proprietà di nessuna abitazione. Di più attesi i tempi difficili che corrono, sono molto imbarazzato per provvedere al mantenimento degli Istituti.
Prostrato quindi al trono di V. M. I. A. come all'Augusto Signore e Patrono della Nigrizia, imploro caldamente e colle lagrime agli occhi dal magnanimo cuore di V. M. I. un generoso sussidio per fabbricare lo Stabilimento Fondamentale dei negri in Cairo, pel quale posseggo già un amplo terreno a cinque minuti dalla Stazione Ferroviaria, ed alcuni materiali, e per alimentare gli Istituti.
2411
Ardua, grandiosa, importantissima è la Santa Opera, a cui sono consacrato. Ma coll'aiuto di Dio, e sotto la gloriosa bandiera Austriaca, che sventolerà su tutta la vastità della Nigrizia due volte più grande di tutta l'Europa, riusciremo nell'intento. Io, coi miei valorosi missionari non paventiamo pericoli, difficoltà, patimenti, e sudori; ma persevereremo costanti fino alla morte in questa impresa umanitaria di Religione e civiltà.
2412
Aggiungo il Postulatum pro Nigris Africae Centralis, che fu ammesso da SS. Pio IX al Concilio Vaticano; mentre fiducioso che l'umile mia preghiera verrà esaudita, mi prostro ossequioso ai piedi augusti di V. M. I. R. A.

D. Daniele Comboni
Miss.o Ap.co dell'Africa Centrale
Fondat.re e Sup.re degli Istituti dei Neri in Egitto


N. 388 (364) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/80

W.J.M.J.
Vienna, 20/3 71
Eccellenza R.ma,

2413
A Mons. Luigi di Canossa - 20.3.1871
Sono ancora commosso della grande riunione dell'Arcicon-fraternita di S. Michele tenutasi ieri nella gran Sala di Sophienbad (grande come la Chiesa di S. Nicolò con 28 tribune). Dopo aver pranzato dal Nunzio Ap.lico, entrammo nella gran Sala piena del fiore della nobiltà Viennese, ove i Principi, i Duchi, i Marchesi e Principesse si mescolavano in solo pensiero, nell'amore del Papa. Pochi Vescovi e sacerdoti parlano con tanta unzione e fervore per la Causa della Chiesa e del Papa, come parlarono gli Oratori. In una parola dichiararono apertamente che l'Austria dee correre a liberare il Papa, che l'Austria un tempo fu grande perché era Cattolica, ed ora è in pericolo, perché si allontanò dalle sue tradizioni, e che è d'uopo che l'Imperatore, che è tanto amato dal Papa, corrisponda con altrettanto amore. Parlò il Presidente da angelo. Parlarono il Principe di FŸrstenberg fratello dell'Arciv.o di OmŸtz, il Principe di Altgrave di Salm Clary, Czerny, il D.r Graff di Innsbruck, et il C.te Brandis Presidente della Società Cattolica dell'Alta Austria. Si chiuse la riunione, che durò 4 ore, colla Benedizione Papale data da S. E. il Nunzio Ap.lico. In Vienna vi sono eminenti Cattolici.
2414
Il Cardinale di Vienna mi fece una bella elemosina. Ricevetti un'altra lettera che conferma quel che le scrissi sull'America. Le lettere del Cairo sono più buone. Sembra che la M.dre Caterina Valerio si farà allontanare dall'Istituto: dice il P. Stanislao che è un vero supplizio: tra le altre cose avea messo su ed eccitato il paesano di Montorio Domenico a lasciare l'Istituto e farsi francescano. Così il P. Stanislao.
2415
Mille ossequi da tutti i 4 C.ti Thum, cioè Francesco, Costantino, Leone, e Federico, il quale stette in letto un mese per essere cascato sul ghiaccio. Il Duca di Modena fu magretto; mi diede soli 300 fiorini. Ma Dio provvederà. Agli ultimi Napoleoni d'oro spediti in Cairo, ne mandai stamane altri 25 pel ministero Esteri.
2416
Ieri fu un giorno felice, perché ho potuto parlar chiaro a S. Giuseppe. Capisco che bisogna essere arditelli con questo benedetto santo. Il Canonico C.te Coudenhove (che nacque a Verona nel 1819) mi consiglia ad andare in America, ove egli fu missionario: dice che coi fatti interessanti della missione nostra, e colla lingua inglese e tedesca, posso beccare un centomila talleri. (E' grossa!!) Ad ogni modo bisogna prima che veggiamo come vanno i signori d'Egitto, e che vada colà. Ma intanto preghi, alzi le braccia, e benedica il

Suo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni
2417
Le spedisco un'immagine della Madonna d'Altštting col velo miracoloso e che fa grazie. Lo riverisce D. Carlo Tomezzoli, a cui diedi 1 copia delle sue lettere per messe. Cercherà di trovarne: ma ogni anno manderà 200 o 300 messe che avanzano alla Chiesa Italiana. Disse che su ciò comunicherà direttamente con V. E.
2418
Sta qui meco dai Domenicani Mgr. Pelami futuro Superiore del Seminario delle Missioni estere a Roma. Verrà dopo Pasqua a Verona. Egli fu in Conclave quando fu eletto Papa Pio IX. Abbiamo stretta tanta amicizia: è un uomo comme il faut. Avrei piacere che nell'uno o due giorni che sta in Verona gli facesse bella ciera, e lo facesse alloggiare in Seminario, o simili. E' intimo del Nunzio.
Tanti ossequi al M.se Ottavio, D. Vincenzo, Mgr. Vicario, Mgr. Perbellini etc.

D. Daniele
Se bramasse subito il denaro delle 1500 messe, basterebbe un suo cenno. Sono
1. 52 Napoleoni d'oro
2. 4 franchi e 25 centesimi
3. 220 fiorini in B.N.
Quando mi muoverò da Vienna spero di trovarne molte.


N. 389 (365) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/81

W.J.M.J.
Convento dei Domenicani
Vienna, 23/3 71
Eccellenza R.ma,

2419
Finalmente ieri venni a sapere il corso della petizione, che io presentai nelle mani di S. M., che l'accolse con molta bontà. Siccome in essa io chiedeva che S. M. mi aiutasse nella fabbrica di un Istituto fondamentale al Cairo, così S. M. segnando in modo favorevole trasmise ordine al ministero degli Esteri per sentire l'I. R. Agente e Console Generale d'Egitto; e vedere che spesa sarebbe necessaria per detta fabbrica; in seguito a che il ministero Esteri farebbe un Rapporto all'Imperatore, per esporgli il totale. S. Ecc. il Consigliere Gagern agli Esteri lavora energicamente a nostro favore, e S. E. il Cons.re Braun Capo del Gabinetto Imperiale privato parimenti. Mi pare insomma di vedere buona disposizione in tutti, perché mi sono fatto raccomandare da eminenti personaggi.
2420
Ma il buon esito dipende in gran parte dal Rapporto del Console Generale Austriaco d'Egitto. Siccome poi questi comunicherà in proposito con S. E. il Deleg.o Ap.co Monsig.r Ciurcia, così io ho scritto raccomandandomi all'uno ed all'altro, ed ho dato ordini al P. Stanislao di trattar bene questo affare, e di far campeggiare l'importanza del terreno donatoci etc. Io direi che una calda raccomandazione di V. E. R.ma a Monsig.r Ciurcia sarebbe utilissima. La prego quindi di fare una buona lettera in proposito a Mgr. Ciurcia, ma entro il sabato 25 corr.te; perché così è ancora a tempo col vapore di Brindisi di arrivare opportuna al sabato prossimo. Si tratta che se otteniamo un buon sussidio di dieci o 15 mille fiorini per la Casa di Cairo, è un'altra pedina alla nostra Santa Opera. Scrivendo per la via di Brindisi in Alessandria entro la mezzanotte di sabato, la lettera arriva a Brindisi a tempo.
2421
A Mons. Luigi di Canossa - 23.3.1871
Raccomandi a Mgr. Ciurcia i nostri Istituti. Si tratta che dopo arrivato a Vienna il Rapporto del Console d'Egitto, v'ha chi mi assicura al ministero Esteri che S. M. l'Imperatore o per sé o col mezzo di Beust mi farà una calda raccomandazione al Vicerè d'Egitto: allora anche al Sior Kedive (l'U. Catt. dice Cativo) gli faremo fare una buona sudata pei nostri Istituti: e il Cativo non ischerza, ma è più generoso di qualunque Sovrano Europeo.
2422
Ho potuto avvicinare Beust: lesse con interesse il Piano in tedesco, e mi disse: Das ist sehr interessant. Mi parlò come un cattolico, benché non crede neanche nel pan buffeto.
Mi riverisca il Sig.r Rettore del Seminario. Siccome andiamo alle Calende Greche, così penso di spedirle N. 220 fiorini per 500 messe datemi dal
R.mo Prelato Monsig.r Alberto V Eder
Abate del Monastero dei Benedettini
a S. Pietro in Salzburg.
La settimana ventura gli potrà scrivere in italiano ringraziandolo tanto, e pregandola a mandarne in avvenire.
Le bacio le mani, e benedica il suo

Povero indeg.mo figlio
D. Dan. Comboni
N. 390 (366) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/24

W.J.M.J.
Convento dei Domenicani
Vienna, 29/3 71
Mio carissimo e stimab.mo D. Francesco,

2423
O nulla, o troppo. Preveggo che per farmi comprendere, bisognerà una lunga lettera: ma fiat! bisogna che me la intenda bene.
Qui al Convento, che mi ha accordato cortese e generosa ospitalità, abita un grande e dottissimo Prelato, il quale mi ha pregato di coadiuvarlo in un affare, nel quale per titolo di amicizia, e per molti altri motivi, che è inutile toccare, è d'uopo che vi riesca: a tutti i patti bisogna ottenere lo scopo voluto da questo degnissimo Monsignore, qualunque sia l'impressione che possa fare l'idea di cui si tratta.
2424
Questi che desidera il buon esito di questo affare è un grande cattolico fornito di singolare scienza e pietà, che ha difeso con mille maniere e soprattutto la causa del Papa e delle massime del Vangelo colla stampa Cattolica, e che per mille titoli è benemerito alla Chiesa, al cattolicesimo, ed alla causa della verità specialmente nell'Austria. Egli è Monsignor Sebastiano Brunner Protonotario Apostolico della S. Romana Chiesa, Prelato infulato, e Prelato Domestico di S. Santità, Dottore in teologia, Dottore in filosofia, Consigliere del Concistorio dell'Arcidiocesi di Agram, e Decano dei Dottori fil. dell'Università di Vienna, membro della facoltà teologica di Salisburgo, membro dell'Accademia Tiberina, della Sapienza, e dell'Arcadia Accademia in Roma etc. etc. etc. Con tutti questi titoli, che, secondo tutti gli uomini più dotti di Vienna, furono ben meritati, Monsig.r Brunner credo desideri una cosa buona, utile, dignitosa, e degna che uomini di proposito se ne occupino, ben inteso che il suddetto rispettabilissimo Monsignore sta davanti a tutte le spese.
2425
L'argomento della dimanda è contenuto nell'incluso Allegato A, cioè, che vi sarebbe un venerando Vescovo di una gran Diocesi, dottissimo etc. al quale si tratterebbe di far conferire dall'Autorità Universitaria il grado di Dottore in teologia ad honorem. I titoli che possiede questo dottissimo Vescovo sono sovrabbondanti, ed è inutile qui annoverarli.
Ora si tratta qui del modo di farsi avanti e di fare le pratiche necessarie a Padova per ottenerne lo scopo. Non avendo io in questo momento persona di piena fiducia a cui affidare questo affare, mi rivolgo a Lei, che è sì vicino a Padova, e che in Vicenza ha Monsignori e dotti che possono coadiuvarlo. Quando l'affare fosse possibile (ed io credo che l'Università Patavina dovrebbe avere a sommo onore di conferire ad un gran Vescovo di una gran Diocesi un titolo che dà a semplici preti), il suddetto Monsig.r Brunner verrebbe tosto nel Veneto a produrre, fare, e trattare etc. E siccome questi è un personaggio che è molto influente ed altolocato in Vienna, così Ella potrebbe sempre, in ogni evento o servizio avere in questo dottissimo e ragguardevole Monsignore un amico, capace di renderle servizi per far bene al prossimo. Ora nulla le dico de' miei affari. Solo le dico che è già comprato in Verona e pagato a suon di Napoleoni d'oro il Palazzo Caobelli pel nuovo Collegio delle Missioni della Nigrizia. Tanti ossequi a Monsig.r Vescovo, di cui ho fatto le parti, come mi disse. Salute a tutti del Collegio, e mi creda con tutto l'affetto

D. Dan. Comboni


N. 391 (367) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/82

Sia lod. G. e M. In et. e così sia
Viva S. Gius.e
Dominikanerkloster, Vienna 2/4 71
Eccellenza R.ma,

2426
Sono un po' in pensieri non sapendo ancora se V. E. ha ricevuto i 220 fiorini che Le ho spediti fino dal 23 p.p. La prego quindi a dire al buon D. Losi se sì o no li ha ricevuti, e Losi mi scriverà subito ond'io possa regolarmi in caso negativo.
A Mons. Luigi di Canossa - 2.4.1871
Da alcune lettere di D. Losi mi sembra argomentare che sia un prete galantuomo, e buon soggetto, e di testa dritta.
Una lettera da Roma del 26 p.p. m'informa che l'E.mo Barnabò due minuti dopo aver celebrata la messa dalle nostre Suore a Piazza Margana, fu preso da un colpo, si storse la bocca, perdette un occhio, e versava in pericolo di vita. La Madre generale mi scrive da Marsiglia in data dei 30 p.p. "Nous aurons une perte à essuyer dans notre père, afin qu'il nous aide du haut du ciel encore plus qu'il n'a fait sur la terre". Mi dispiace tanto. Mel disse tante volte che dovea morire di un colpo come tutti i suoi.
2427
Dopo un anno e mezzo di riflessione ho risolto di farle sapere quanto mi scrissero da Colonia all'occasione dei 10,000 franchi che mi spedirono a Cairo dopo il discorso di Mgr. Meurin Vescovo a Bombay. Il Capo di un'Opera deve sapere non solamente il male, ma il bene. Siccome in Germania fu stampato ai quattro venti, e soprattutto negli Annali di Colonia del 1870, è d'uopo che V. E. sia informata. A tale effetto le spedisco l'incluso fogliettino che cita le ultime parole del discorso tenuto da Mgr. Meurin nel Casino Cattolico di Colonia, e parla sull'Opera nostra, sulla buona organizzazione dei nostri Istituti d'Egitto, sui missionari; e sopra di me dice cose che sono tanto convinto di non meritare, come sono convinto che chi oggi dirige la Diocesi di Verona non è quel Gobo scavezzato, che dal 1816 è fedelissimo e amorevolissimo servo di Casa Canossa, di cui non mi ricordo il nome. Io so con profonda convinzione di essere uno zero, anzi un povero peccatore, e un servo affatto inutile, che nulla avrei fatto se la incomparabile carità e zelo di V. E. non avesse assunto l'opera sopra di sé.
2428
Per me nulla fa il fumo della gloria del mondo che sfuma e si dilegua, e sarei troppo fortunato se dopo una vita consacrata a Dio fra le fatiche dell'apostolato potessi mettere in salvo l'anima e evitare l'inferno. Tutto il resto è zero, e chi assapora l'incenso d'una laude passeggera e fugace è degno di compassione; e trovandomi spesso coi grandi del secolo, ho sempre nuovi argomenti per convincermi sempre più che nulla vale il fumo del mondo e delle laudi e della gloria, ma solo è salutare il servire Dio, patire e morire per lui solo. Ma siccome la testimonianza di un bravo Vescovo Gesuita sul-l'organizzazione e movimento de' nostri Istituti d'Egitto può confortare e assicurare il cuore paterno e la coscienza di V. E. R.ma, e siccome la mia meschinità, benché di nessuna importanza, è sovente bersaglio di attacchi da ogni parte, così è bene che V. E. come padre, giudice, e medico sappia tutto e il male ed il bene a correzione e giustificazione de' suoi figli. Le mando quindi l'incluso Articolo "Ein bischšfliches Zeugnifs" (una Testimonianza Vescovile), che potrà farsi tradurre ad litteram da chi sa bene il tedesco, o da D. Caprara, o da Metilde sua nipotina, cercando che tacciano e nol dicano a nessuno. Magari può farlosi tradurre da D. Aldegheri.
2429
Solo per sua consolazione bramerei che ne avesse una copia Bachit, che vive dell'Africa, a cui ne includo una copia in una letterina che lascio aperta, perché se V. E. nol giudica opportuno lo tiri fuori. Il Re di Hanover (che è cieco) mi fece scrivere una letterina dal suo Seg.rio il B.ne Jex, in cui loda grandemente l'Opera e mi mandò 100 talleri. Sa che è protestante. Nel mio attuale viaggio feci cose magre; raccolsi poco più di 3500 fiorini, e assicurai una contribuzione annua di 3000 franchi. Però è aperta la strada per aver più in tempi migliori. Pendono ancora altre elemosine in aria.
2430
Oggi sono a pranzo dall'Altgrave Salm-Clary che fu trent'anni fa Sottogovernatore di Lombardia, e che fu Capo della Deputazione Austriaca presso il S. Padre. Lunedì, mi raccontò ieri nella mia camera da letto, fu da S. M. l'Imperatore a render conto di quanto il S. Padre disse alla Commissione Austriaca. Aspettò un quarto d'ora nella sala d'aspetto finché sortì Beust (che sapeva lo scopo dell'udienza dell'Altgraf), poi entrò ed esposto tutto, S. M. si limitò a dirgli che godeva che il Papa l'amasse e che anch'egli lo amava: non disse però verbo sul da farsi, né si sbilanciò in nessuna promessa, né toccò nulla del dispiacere che dovrebbe sentire dei fatti di Roma. Però la posso assicurare con piena certezza che S. M. l'Imperatore d'Austria, benché debole di carattere, è altamente impensierito dai disastri della Francia e dagli ultimi fatti della repubblica rossa di Parigi, e che pensa notte e giorno, e che si è espresso con due personaggi di mia conoscenza che opina che l'Austria per sostenersi, avendo tanti elementi diversi che vogliono rispettata la loro nazionalità, non può che appoggiarsi sul principio cattolico etc.
2431
A Mons. Luigi di Canossa - 8.4.1871
Di più S. M. disse che ciò che avviene in Francia, potrebbe avvenire altrove, ove dominano gli stessi principi. La condizione poi dell'attuale Gabinetto Austriaco e Ministero Hohenwart è assai migliore del passato, e che Beust per restare al posto piega un po' più verso il Gabinetto. Ieri poi il C.te Federico Thum (che manda i suoi ossequi a V. E. e al M.se Ottavio, e non cammina per la stanza che colle ferle alcuni minuti al giorno e per sortire di letto) mi disse che egli crede (ed è della stessa opinione suo fratello Leone, che è ancor più bravo di lui, e me lo espresse stamane) che l'Imperatore confida che a poco a poco migliorerà la Camera dei Deputati col lavoro del Ministero Hohenwart, finché colle nuove elezioni sortirà una Camera più cattolica, e un Ministero più tardi che a poco a poco modificherà e forse toglierà la Costituzione, e ritornerà l'Austria al suo posto di strenua protettrice della S. Sede, e allora.... Io, Monsignore, sono a contatto intimo colla più alta aristocrazia di Vienna e la più cattolica; e sento queste idee ripetute da molti. I fatti poi attuali che si compiono a Parigi, che forse si compiranno in Italia e Spagna danno luce per persuadersi che coll'ateismo e framasso-neria e moderno liberalismo non la si dura; e che popoli e Re dovranno convincersi che bisogna poggiarsi unicamente sulla vera fede, e che non ci si salva dalla rovina, se non dicendo: Domine, salva nos, perimus.
D. Daniele Comboni


N. 392 (368) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/83

W.J.M.J.
Vienna, 8/4 71
Eccellenza R.ma,

2432
Scopo di queste due righe è di augurare felicissime le Feste Pasquali a V. E. R.ma, come Padre della Nigrizia e della cara Verona, al M.se Ottavio e famiglia, al R.mo Rettore del Seminario l'incomparabile D. Pietro Dorigotti, a Monsig.r Vicario, Perbellini etc. etc. Meglio è soffrire con Pio IX, che godere col mondo. Grande riflesso. L'Arciv.o di Parigi che al Concilio annunziò in termini abbastanza chiari che il governo Francese abbandonerebbe il Papa se fosse definita l'Infallibilità, ora si trova in carcere per mano dei rossi, e il suo padrone in esilio vergognosissimo. La prego di farmi scrivere da D. Losi se ha ricevuto i 220 fiorini. La nostra Opera incontra grande simpatia anche fra i protestanti: molti vengono a trovarmi, tra i quali dei ministri (preti) luterani. Martedì ricevetti 100 talleri da un incognito dell'Alta Germania consegnatimi dal libraio Sartori, coll'obbligo di tacere il donatore. Spedii ieri in Egitto 39 Nap.ni d'oro, per cui dal 5 gennaio ad oggi (3 mesi) spedii al P. Carcereri N. 250 Nap.ni d'oro, e 2 Sovrane. Confidiamo in Dio, perché in pecunia hoc tempore ci benedice più di tante altre missioni e Vicari ap.lici. Buone feste anche a D. Vincenzo. Bacia il sacro anello

L'indeg.mo suo figlio D. Daniele C.
2433
Da Aquisgrana mi spediscono alcune preghiere pel S. Padre, che si fanno dappertutto nella Germania Cattolica specialmente in Prussia.
Bello è il pensiero di pregare tutti i Santi Canonizzati da Pio IX per Pio IX e la S. Sede Ap.lica, come può vedere da pag. 7, 9, ect. del piccolo libriccino incluso.


N. 393 (369) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/84

W.J.M.J.
Convento dei Domenicani
Vienna, 20/4 71
Eccellenza R.ma,

2434
Fino dal giorno 23 p.p. marzo Le ho spedito N¼. 220 fiorini per 500 messe, e la pregava di farmi risponder subito per D. Losi se li ha ricevuti, essendo sempre incerto dei nostri ladri del governo delle Poste, che più volte m'hanno fatto danno. Non veggendo risposta alcuna il giorno 2 corr.te aprile scrissi di nuovo a D. Losi, ingiungendogli di presentarsi subito a V. E.: ma nessuna risposta. Nel medesimo giorno scrissi a V. Ecc. sul medesimo oggetto: ma nessuna risposta. Giudicando che D. Losi fu spedito da V. E. in qualche paese per assistere alle confessioni pasquali, ho scritto di nuovo a V. Ecc. il giorno 8 corr.te sul medesimo oggetto: ma nessuna risposta. Allora il giorno 14 corrente pensai di reclamare ex ufficio: ma nessuna risposta finora. Laonde fino da questo punto comincio a dubitare che sieno perduti i denari. Abbiamo un governo come Dio vuole.
2435
Monsig.r Delegato Ap.lico dell'Egitto, secondo che mi scrive il P. Stanislao, è impegnatissimo per fare che il Console generale Austriaco scriva favorevolmente a Vienna per la Casa di Cairo. Cosa provvidenziale! La Comune di Parigi acconsentì che l'Arcivescovo scrivesse a Thiers a Versailles proponendogli che l'assemblea regolare lasciasse in libertà Blanqui empio rivoluzionario rosso a condizione che la Comune lascerebbe in libertà l'Arcivescovo. Tiers e l'Assemblea decisero di no, perché Blanqui è più dannoso alla Francia di quello che non le sia utile l'Arcivescovo. Mgr. Darboy messo a confronto di un rivoluzionario Blanqui, costui è avuto più in conto che il primo! Giudicio di Dio! Umiliazione grande pel povero Arcivescovo, che dopo la sua sottomissione all'Infallibilità, paga coll'umiliazione i suoi passati errori.
Mille congratulazioni pello spettacolo del Venerdì santo, in cui l'E. V. fece la Via Crucis! Sublime protesta!
Benedica al

Suo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni Miss. A.


N. 394 (370) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/85

W.J.M.J.
Vienna, 26/4 71
Eccellenza R.ma,

2436
A Mons. Luigi di Canossa - 26.4.1871
Ecco gli Statuti della Società cattolica degli Operai fondata di recente (2 aprile), che V. E. desidera. Mi furono dati dal Presidente stesso che conobbi nella seduta del 2 aprile quando si tenne la prima riunione. E' veramente utilissima e pratica. Se per caso avesse bisogno in avvenire di delucidazioni, comunichi liberamente coll'Ill.mo e R.mo Sig.r Abate Carlo Dittrich Consigliere del Principesco Arcivescovato di Vienna e Rettore del piccolo Seminario Arcivescovile di Vienna a Mariahilf (Mariahilferstrasse), che avrà ad onore il servirla.
2437
Ricevetti l'ultima sua che mi annunzia d'aver ricevuto il denaro, e ne sono contento. La prima che dice d'avermi scritto non l'ho ricevuta. La lettera del P. Guardi vale un tesoro e per conoscere il terreno e per sapersi regolare. Posdimani consegnerò a Monsig.r Pelami N¼. 52 Napoleoni d'oro 4 franchi e 25 centesimi colle rispettive pagelle per 1000 messe. Tra pochi giorni visiterò il Santuario di Maria Zell, ove ne riceverò dell'altre. Le bacio il sacro anello, e benedica l'indeg.mo Figlio
D. Daniele
Tanti ossequi al Rettore del Sem.rio e D. Vincenzo, s'intende il M.se Ottavio.


N. 395 (371) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

W.J.M.J
Dominikanerkloster Wien, 30/4 71

Mio amatissimo D. Gioacchino,

2438
Il latore della presente è un distinto Sacerdote che stava in conclave quando fu eletto Papa Pio IX, riformò parecchi grandi istituti d'ordine del Papa, come quello di S. Michele in Roma etc. ed ora è Arciprete del Capitolo della Basilica di S. Eustachio in Roma e Decano dei Cappellani che assistono le cerimonie del Pontefice etc. etc. Egli desidera di vedere l'Istituto di Cantarane a S. Carlo. A Vienna alloggiò sempre con me dai Domenicani, ed ha veduto stupendi lavori in ricamo: ma spero che resterà colpito alla vista dei ricami d'ogni genere dell'Istituto. La prego quindi a mostrargli il famoso quadro e i fiori etc.
2439
Le spedisco l'opuscoletto della Colonia negra dell'Africa Centrale ai piedi di Pio IX: sono le morette di Verona. In Germania ha fatto una buonissima impressione, e destò grande interesse per la Nigrizia. Le spedisco anche il foglietto Ein bischofliches Zeùgniss che parla dei miei Istituti e di me. Io sono profondamente convinto di non meritare il minimo degli elogi qui enunciati, anzi chi sa quanto debbo render conto a Dio: e benché ho vergogna, pure oso spedirglielo perché accenna al buon andamento degli Istituti, e la testimonianza di un Vescovo Gesuita è qualche cosa, perché i Gesuiti non sono menchioni.
2440
Quanto a' miei affari sono magretti. Però tutti gli Arciduchi e Principi m'hanno dato. S. M. l'Imperatore Franz Joseph mi ricevette in una lunga udienza, e mostrò buon interesse; e ancora non so l'esito: ma il fatto è che ordinò a quella forca di Beust d'interpellare il Console Generale d'Egitto per vedere a qual somma ascenderebbe la fabbrica del mio Stabilimento. Al ministero Esteri si dice che certo mi darà buona somma. Posseggo poi il terreno, e spero bene alla barba dei tempi.
2441
Saprà poi che S. M. l'Imperatrice dopo reiterate lettere che le scrissi dal Cairo, da Roma e da Verona, accordò la somma di 1000 (mille) Nap.ni d'oro per pagare totalmente la Casa di Verona; e già la Casa è pagata, ed avanzarono alcune centinaia di talleri. Vede che non c'è male in questi tempi. Uno sconosciuto dell'Alta Germania mi spedì 100 talleri pregandomi di ricordarmi nelle mie preghiere. Un involto di 55 fiorini mi capitò al Convento con un biglietto così concepito: "Une famille qui désire contribuer à la plus grande gloire de Dieu offre son obole a Mons.g Comboni et se recommande à ses prières". Il Re di Hanover mi fece scrivere una lettera (egli è cieco) con cui loda l'opera e mi mandò 100 talleri. E' protestante etc. etc. etc. Bisogna pensare che siamo in tempi difficilissimi dappertutto. Dunque è Dio che fa: noi siamo arlecchini. Però è triste il vedere gli orrori della moderna demoralizzazione. Qui in Austria c'è qualche miglioramento: ma comandano ancora gli Ebrei.
2442
Mi saluti le maestre, D. Beltrame, Brighenti e tutti. Una delle nostre Morette sta per maritarsi con un buonissimo moro. Indovina chi?.... Luigia Mittera. Gobbetta, zoppetta, scavezzatella, che parea non pensasse che a Dio perché fu sempre pia, ora pensa a maritarsi. Io però non credo finché a termine finito. Quel moro ha perduto il cervello benché buono.
Preghi e faccia pregare

Pel Suo aff.mo ed ubb.
D. Daniele Comboni


N. 396 (372) - POSTILLA AD UNA LETTERA
ACR, A, c. 20/20
Cairo, Aprile 1871 ?


N. 397 (373) - AL SIG. LUIGI GRIGOLINI
ACR, A, c. 15/50

W.J.M.J.
Vienna, 2 maggio 1871
Stimatissimo e cariss.mo amico,

2443
Al Sig. Luigi Grigolini - 2.5.1871
Non deve fare giudizi temerari, e pensare che, quantunque affogato da serie e gravissime occupazioni pure dimentichi un sì buono e prezioso galantuomo ed amico qual'è Ella, col quale tra il suono dei bicchieri e lo spumeggiare dei vini squisiti alla presenza del nostro incomparabile e veneratissimo Rettore del Seminario e del mio sempre amatissimo Professore, il degnissimo Arciprete di S. Martino, ho stabilita la più ferma ed incrollabile amicizia. Ciò porta seco che nella mia memoria non si cancelli mai il suo nome, e nelle mie povere preghiere mai mi dimentichi di pregare i SS. Cuori di Gesù e di Maria e il mio Economo S. Giuseppe ed i miei cari S. Pietro, S. Paolo e S. Francesco Saverio per Lei e per la sua buona famiglia. Ma la nostra amicizia iniziata tra le fumanti selvaggine e gli odorosi pasticci venne confermata e consolidata dai comuni sentimenti di amore e venerazione incrollabile verso la santa Chiesa ed il Papa. Oh! quando v'è questo, l'umile agricoltore è più grande e più degno di stima che un Sovrano padrone della metà del mondo che non rispetti il Vicario di Gesù Cristo in ciò che insegna, pensa, ed ama.
2444
Un vero amante del Papa diventa un Apostolo fra i suoi in mezzo alla spaventosa demoralizzazione della moderna Società, se oltre di professare i sani principi che insegna Roma, si fa benevolo agli altri suoi dipendenti coll'ammaestrarli in questi santi doveri. Io sono certo che tutti i suoi dipendenti ameranno il Papa come Pontefice e come Re, perché egli c'insegna il magistero della Chiesa ed i Vescovi, ciò che è conforme ai più sacri interessi dell'anime. Wiva dunque Pio IX, il Papa Re di Roma; e noi pensiamo come Lui, poiché il Papa, il Vescovo di Verona ed il Rettore del Seminario e l'Arciprete di S. Martino c'insegnano la verità più che......., un Visconti Venosta, un Lanza, un Sella, e Barabbe consorti.
2445
Per darle mie notizie ci vorrebbe un'altra seduta di tre ore.... tra i bicch......; ma dirò alcun che. I miei Istituti d'Egitto camminano a meraviglia. S. Ecc. R.ma l'Arcivescovo Vicario Ap.lico dell'Arabia ed Egitto Monsig.r Ciurcia, nella scorsa domenica II dopo Pasqua, dovette onorare di sua presenza i miei Istituti, e nella mia Chiesa (sulle sponde del Nilo a pochi minuti del luogo ove la Sacra Famiglia dimorò sette anni in Egitto) deve aver pontificato, conferendo il battesimo ad alcuni infedeli convertiti da miei Istituti, e la Cresima a un buon numero di convertiti dai medesimi anteriormente. A Vienna ebbi una lunga udienza da S. M. l'Imperatore d'Austria, a cui feci una forte battuta, perché mi aiuti nella fabbrica del mio nuovo stabilimento nella capitale d'Egitto. S. Maestà accolse favorevol-mente la mia domanda, e ordinò a quella forca del suo Ministro C.te de Beust protestante di assumere informazioni ufficiali presso l'I. R. Console Generale d'Egitto. Costui che non crede nemmeno nel pan buffeto, e che viene solo in chiesa per essere incensato, benché mio amico di nome, pure poteva farmi qualche scherzo: ma grazie alla Provvidenza di Dio, eccitato dall'Arcivescovo e da altri da me antecedentemente informati, fece una amplissima relazione in mio favore all'Imperatore a Vienna, per cui spero da questa parte un buon sussidio.... Ma non diciam quattro finché non sono in sacco. Anche il Re di Hanover protestante mi ricevette assai bene; e poi mi fece scrivere dal Suo Ministro una lettera di laude all'Opera della Rigenerazione dell'Africa, mandandomi il suo obolo di 100 talleri. Fra pochi giorni parto per la Sassonia e per Berlino. Prego Lei di pregare e far pregare per me.
2446
Dopo aver salutato la sua famiglia la prego di presentare i miei ossequi all'Arciprete mio caro di S. Martino, e a dirgli che preghi per me, mentre nei SS. Cuori di G. e di M. mi dichiaro con tutta la stima ed affetto

Suo sincerissimo amico
D. Dan. Comboni
Se va a Lonigo, offra per me tanti ossequi al Principe, alla principessa Sposa e Madre Giovanelli.


N. 398 (N. 374) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/86

W.J.M.J.
Vienna, 3/5 71
Eccellenza R.ma,

2447
A Mons. Luigi di Canossa - 3.5.1871
Il dì del B.n Pastore, II Domenica dopo l'ottava di Pasqua S. E. l'Arciv.o Monsig.r Ciurcia l'avrà passata nei nostri Istituti in Cairo, ove pontificherà, battezzerà, cresimerà adulti chiamati da Dio alla fede per opera dei nostri Istituti. Ne darò notizia la settimana ventura. Finora sbezzolai oltre 9400 franchi. Ecco a che segno è l'affare dell'Imperatore.
2448
La petizione presentata da me a S. M. Apostolica fu spedita in Egitto col tramite di Beust. Giunta colà dormì sul tavolo del Console generale: ma siccome io ne avea avvertito l'Arcivescovo, questi andò l'ottava di Pasqua dal Console, e gli raccomandò l'affare. Il Console disse: "Comboni domandò all'Imperatore che io domandi al Pascià una casa: ma siccome lo tentai una volta (???), credo che non si accorderà." Allora Mgr. Ciurcia soggiunse: "Si tratta di tutt'altro: Comboni chiese a Sua Maestà di aiutarlo per una casa che vuole fabbricare in Cairo, di cui possiede il terreno etc." Il Console cascò dalle nuvole. Fa portare i dispacci, lessero insieme la mia petizione contrassegnata con segno rosso dall'Imperatore, e si convinse della cosa. Chiese il parere dell'Arcivescovo, il quale disse essere più che favorevolissimo. Allora scriverò, rispose il console, in favore. Io aveva ordinato di fare il piano della Casa e Chiesa: e difatti Monsig.r Ciurcia disse al P. Stanislao di portarlo al Consolato pei 7 corr.te; ma Dio dispose altrimenti. Il Console rispose subito a Vienna in favore della mia persona, e in favore dell'Opera in sé, senza presentare a S. M. il Piano; per cui stamane riunitisi i Consiglieri sotto la presidenza di Beust decisero di formulare il Rapporto del seguente tenore. 1¼. Proporre a S. M. quanto vuol offrire della sua cassa privata? 2¼. Proporre a S. M. quanto vuole che dia il Ministero Esteri sui magri fondi delle Missioni d'Oriente. 3¼. Supplicare sua Maestà a ordinare al Console Generale d'Egitto di raccomandare in modo speciale gli Istituti al Kedive d'Egitto, dichiarandogli che quanto farà per Comboni e Istituti dei negri, il farà a S. M. Apostolica, ed al Governo Austro-Ungherese.
Quest'ultimo punto vale più di tutti. Però v'è grande interesse per la missione in Austria. Quando poi ci inoltreremo nel Centro, saranno a nostra disposizione i fondi della Società di Maria.
Mille ossequi; benedizione al
Suo indeg.mo figlio
D. Daniele C.
Spero che avrà ricevuto gli Statuti delle Società d. Operai cattolici di Vienna.


N. 399 (N. 375) - A FRIEDRICH FERDINANDO VON BEUST
MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI D'AUSTRIA
ASW, Reg. ammin. f. 27, fasc. 9

Vienna, 18 maggio 1871
Eccellenza,

2449
E' con la più viva riconoscenza che ho ricevuto la lettera del 15 di questo mese, che il Ministero degli Affari Esteri m'ha fatto l'onore di indirizzarmi, nella quale si è degnato di comunicarmi il risultato dei suoi passi presso Sua Maestà l'Imperatore e la forte raccomandazione che egli ha fatto in Egitto in favore della mia Opera per la rigenerazione della sfortunata Nigrizia.
Ho l'onore di conseguenza, di presentare a Sua Eccellenza i miei più vivi ringraziamenti per gli aiuti che lei si è degnata di accordarmi e per tutto il bene che lei mi ha fatto e le assicuro che cercherò di rendermi sempre degno dell'alto favore e protezione che il governo di Sua Maestà Imperiale e Apostolica nella sua grande saggezza si è degnato accordarmi.
Gradisca, signor Ministro, l'espressione del mio profondo rispetto con il quale ho l'onore di dirmi
di S. E. sig. Ministro
umilissimo e devoto servo
Don Daniele Comboni

Traduzione dal francese.
N. 400 (N. 376) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/87

Lod. G. e M. In eterno e c. s.
Vienna, 21/5 71
Eccellenza R.ma,

2450
Un po' di pazienza, se questa lettera riuscirà un po' lunga, perché in essa mi sforzo di spiegarle ciò che nel pregiatissimo suo foglio 17 corrente dal Grezzano mi accennava circa l'interno della Nigrizia e il nuovo terreno donato a 10 minuti dal nostro
Stabilimento di Cairo.
Poniamo che il moderno Regno d'Italia sia tutta l'Africa; che la Toscana e lo stato Pontificio da Ferrara a Frosinone sieno l'Africa Interna, o Nigrizia; e che il Tirolo sia l'Europa. Secondo una tale ipotesi Verona corrisponderebbe a Roveredo, il Cairo a Venezia, Assuan a Ferrara, Chartum a Pistoia, la tribù dei Dinka a Firenze, la tribù dei Bari a Siena, e le sorgenti del Nilo a Roma.
2451
A Mons. Luigi di Canossa - 21.5.1871
Scopo della nostra Opera è la conquista dell'Africa Centrale o Nigrizia, da farsi non per via di assalto, ma per mezzo dell'assedio, per mezzo dei nostri Istituti, che sono come tanti approcci per iniziare il grande assedio dalla parte più debole del nemico, che è il corso del Nilo grande.
Che cosa abbiam noi fatto sinora? Un solo piccolissimo passo. Abbiamo iniziato nella città di Roveredo un piccolo Collegio per allevare missionari per il Regno d'Italia e soprattutto per la Toscana e Stati Papali, ed abbiamo eretto tre Istituti a Venezia, per educarvi toscani e romagnole, affinché a compiuta educazione vadano, sotto la condotta dei tirolesi educati a Roveredo, e perfezionati a Venezia, a piantare la fede e la civiltà nelle loro terre natali della Toscana e stati Pontifici. Ciò posto il primo scopo degli Istituti di Venezia è la formazione di apostoli indigeni della Toscana e Romagna. Scopo secondario è l'apostolato dei Toscani e Romagnoli residenti nella Venezia. In altre parole: In Cairo si formano apostoli oriundi della Nigrizia, e si lavora per la conversione dei negri dell'interno del-l'Africa residenti in Egitto e portativi dai mercanti musulmani che andarono a rubarli nei loro paesi della Nigrizia.
2452
Che cosa resta a fare? Dobbiamo proseguire il cammino pel nostro scopo primario, e giungere per tappe fino all'Interno dell'Africa, poiché alcuni soggetti sacerdoti e molte morette e Suore sono mature per l'Apostolato dell'Africa Interna; altrimenti le morette (che è la parte più utile del nostro Apostolato) che sono già mature (18 su 54), muoiono vecchie in Cairo, senza aver lavorato con maggior frutto nei loro paesi natali, ove si convertono mille a proporzione dell'Egitto ove se ne convertono solo cinque. Però è d'uopo avanzarsi nella Nigrizia rimanendo ferme le Case fondamentali del Cairo, ove il missionario si acclimatizza, impara le lingue e i costumi orientali, e apprende la pratica del ministero Apostolico, ed ove si formano sempre nuovi apostoli indigeni d'ambo i sessi, e si coadiuva il Vicario Ap.lico nell'Egitto soprattutto a convertire i neri d'Egitto dipendenti dalla sua giurisdizione.
Ma in Venezia (Cairo) noi non siamo in casa nostra. Dobbiamo dipendere dal Patriarca e dalla sua Curia per esercitarvi il ministero (cioè dobbiamo dipendere dal Delegato Apostolico dell'Egitto e dai Frati per esercitare l'Apostolato); quindi seguitando il nostro cammino, che cosa dobbiam fare per fortificarci sempre più in Egitto (Venezia) e raggiungere il nostro scopo di stabilirci nell'Interno della Nigrizia (Toscana, e Stati Pontifici)? Eccolo:
2453
Dobbiamo chiedere alla Propaganda e al Papa (che tanto lo sospirano) che assegni al nostro Collegio di Verona e di Cairo una parte della Nigrizia da evangelizzarsi da noi e dai nostri successori, e di erigere questa parte a noi assegnata in Vicariato Apostolico indipendente da qualsiasi giurisdizione, e solo dipendente dalla Propaganda, come sono tutti gli altri Vicariati. Queste pratiche assorbono due o tre anni. Supponiamo che la Propaganda assegnasse agli Istituti di Roveredo e Venezia l'incarico di evangelizzare la Toscana, e costituisse il Vicariato Apostolico della Toscana. Subito vi assegna un capo dietro proposta del Vescovo di Roveredo capo dell'Opera, e consultato il Vicario Apostolico di Venezia, che in carta è superiore interinale della Toscana, ed ha giurisdizione sugli Istituti di Venezia. Supponiamo che il capo nominato fosse D. Ravignani. Che cosa farà questo capo del Vicariato Apostolico della Toscana? Eccolo in due parole.
2454
D. Ravignani misura le sue forze, vede presso a poco quanti e quali soggetti può dare in dieci anni il Collegio di Roveredo, e quanti e quali ponno dare gl'Istituti di Venezia. Fa un'esplorazione con alcuni compagni nella Toscana, e constata che le sue forze gli permettono di evangelizzare la vasta tribù di Firenze e provincia. Vi installa i maschi e le femmine già perfezionati negli Istituti di Venezia, dopo avere eretto le tappe di Bologna e Pistoia con altrettanti Istituti per le quali si può dire con certezza che vi sono le risorse pecuniarie dalla Società di Maria di Vienna.
Ma D. Ravignani non è solo incaricato dalla S. Sede di guadagnare a Cristo Firenze e la sua Provincia; ma come Vicario Apostolico della Toscana deve pensare a Lucca, a Pisa, a Livorno, a Siena etc.; e per questo non gli bastano le forze che gli somministrano gli Stabilimenti di Roveredo e Venezia. Egli pensa a chiamare in suo aiuto alcuni Ordini Religiosi. Quindi scrive o va a combinare col capo dell'Opera, il Vescovo di Roveredo; e questi fa le pratiche col Papa o Propaganda e colle Società benefattrici per decidere quale degli Ordini Religiosi si debba chiamare in sussidio del Vicariato Ap.co di Toscana. Supponiamo per mo' di esempio che noi pensiamo ai Camilliani. Allora si comunica col P. Guardi, si misurano le forze che può dare questo piccolo Ordine, e gli si assegna per es. la tribù di Lucca, erigendola in Parrocchia in quella guisa che il Vescovo di Verona chiamasse i Domenicani per affidar loro la Parrocchia di S. Anastasia.
2455
Fatto ciò è d'uopo pensare a Pisa, Livorno, Siena ed Arezzo etc. Allora si invitano o i Gesuiti, o Domenicani, o l'Ist.o di D. Bosco, o quel di Milano etc. per occupare altresì questo vergine terreno. Come V. Ecc. ben vede, quando è piantato l'Apostolato cattolico nella Toscana, la Chiesa penserà alla conquista di Perugia, di Viterbo, di Roma e Frosinone per l'opera, consiglio ed aiuto delle Stazioni della Toscana.
A Mons. Luigi di Canossa - 21.5.1871
Ma chiamando questi Ordini nel Vicariato della Toscana, succederà che essi non vorranno dipendere dai preti secolari di Firenze e da un capo, come Ravignani. In tal caso se D. Ravignani vedrà un buon impianto nei Camilliani di Lucca, nei Domenicani di Pisa etc., chiederà alla Propaganda di smembrare il suo Vicariato della Toscana (che fa più di 40 milioni) per formarvi i Vicariati di Lucca pei Camilliani, di Pisa pei Domenicani, di Livorno pei Gesuiti, di Siena pel Seminario di Milano, e costituiti a sé questi Ordini per non più dipendere dai preti di Roveredo e Venezia, noi avremo avuto la grazia di contribuire all'estensione del Regno di Cristo nella Toscana, chiamando a questo arduo Apostolato valorosi campioni nei Gesuiti, Domenicani Camilliani etc.
2456
Con queste idee che sono il nucleo del nostro Piano si giungerà a sciogliere la questione dei Camilliani di Cairo, e scioglierla legalmente e canonicamente. Ma cedere a due Camilliani il nostro Istituto maschile di Cairo, mettervi da essi in dozzina i nostri candidati di Verona mediante retribuzione di 300 franchi annui e l'elemosina della messa quotidiana, e noi che siamo un po' liberi metterci sotto la schiavitù di quelli, che noi stessi abbiamo chiamati come ausiliari, e non come capi, credo che l'E. V. non acconsentirà mai. Tale era il piano di Carcereri, secondo il quale io doveva eternamente elemosinare pei Camilliani per costituir loro un capitale di oltre mezzo milione e dipendere da loro. Ma ora pare che abbia conosciuto il suo errore.
2457
Ecco spiegato l'ardente desiderio delle morette già mature di andare ai loro paesi, e dei missionari di avanzarsi al loro cammino. Ecco spiegata la necessità dello stabile fondamento dell'Istituto di Cairo, il quale, oltre al servire pegli scopi summenzionati, serve ed è necessario ancora per assicurarsi se si debba cimentare il sacerdote europeo all'arduo e pericoloso apostolato dell'interno; poiché in Cairo vi sono scandaletti, ragazzine nude, uomini in confidenza etc.; ma nell'Interno uomini e donne sono completamente o quasi nude. Nel Cairo v'è una primavera in inverno, e non v'è che poco caldo in estate, e si mangia e beve come in Europa; ma nell'interno vi è assai più da patire e sopportare per Cristo. Perciò un missionario può essere buono pel Cairo e per Egitto, e cattivo per la Nigrizia. Ora il Superiore degli Istituti di Cairo studia, osserva e constata in tre o quattro anni se si possa cimentare un soggetto nell'interno della Nigrizia, ne cum aliis praedicaverit ipse reprobus efficiatur. - E i mezzi?... parleremo a Verona: confidiamo solo in Dio, cerchiamo il suo regno e la sua giustizia, et haec omnia adiicentur nobis. Dopo etc.
2458
Spero di averle esposta chiara la cosa; è semplicissima, ed è conforme ai canoni ed alle viste e leggi di Roma. Desidero sapere se l'ha bene capita. Io credo che questo sia il suo pensiero. Anni fa fu giudicato aereo da alcuni. Ora vi dieder dentro il naso e dissero che intendevano essi così, e dissero che era stato il loro piano. Così confermano ora il nostro.
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Dopo tutto questo non ho da aggiungere che una cosa. Bisognerà patire gran cose per amore di Cristo, combattere coi potentati, coi turchi, cogli atei, coi framassoni, coi barbari, cogli elementi, coi preti, coi frati, col mondo e coll'inferno. Ma chi confida in se stesso, confida nel più grosso asino di questo mondo. Tutta la nostra fiducia è in Colui che morì pei neri, e che sceglie i mezzi più deboli per far le sue opere; perché vuol mostrare che è Lui l'autore del bene, e noi non possiamo che fare da noi il male. Avendoci egli chiamati a quest'opera, noi colla sua grazia trionferemo dei Pascià, dei framassoni, dei governi atei, degli storti pensieri dei buoni, elle astuzie dei cattivi, e delle insidie del mondo e dell'inferno; né arresteremo la nostra marcia che nell'ultimo respiro della nostra vita. Quando poi saremo in Paradiso (e ci vogliamo andare viva Noè!), allora colle nostre incessanti preghiere metteremo in Croce Gesù e Maria, e lo pregheremo tanto fino a che o per amore o per.... sia costretto a fare dei miracoli e suscitare degli Apostoli Paoli, e dei Xaveri; fino a che quanto prima sieno convertiti alla fede i cento milioni dell'infelice Nigrizia.
2460
Taccio ora di Hohenwart che la riverisce, del mio Principe Lšwenstein che sta in Vienna e che sta combinando col Principe Liechtenstein un lascito perpetuo pei nostri Istituti Africani, delle parole che mi disse Enrico V C.te di Chambord nel 16 febbraio 1869: si iamais ie me rendrai ma place sur le trone de France, votre mission de la Nigritie ne manquera de rien, dell'asserzione del Nunzio di Vienna che vede una speciale benedizione della mano di Dio sulla nostra opera e sul mio viaggio in Austria, delle speranze che vi sono, del Lloyd austriaco già combinati, delle mie congratulazioni per la festa in Duomo di S. Giuseppe, dei 100 Nap.ni d'oro che spedii ieri al Cairo, dei 1400 franchi a Cairo da Lione, dei 12347 dodicimilletrec.q.s. franchi e 62 centesimi sinora sbezzolati dal gennaio ad oggi, delle 1347 lettere che scrissi in questo frattempo, del mio desiderio che si riceva Monsig.r Pelami in Seminario nei due giorni che starà in Verona, dei francobolli che porterò dalla Germania (ne includo uno prezioso del Luxenburg di una lettera scrittami da quel Vescovo Adames), dell'entusiasmo suscitato di nuovo in Germania per l'Africa, della grande espressione esternatami dal cardinale Arcivescovo di Vienna "si può dire certo che non è perduta la speranza della conversione dell'Africa Centrale mercé questo saggio nuovo sistema" (in Austria l'avevano perduta e mi dicevano e scrivevano due mesi fa: ad quid perditio haec, rifiutandomi l'elemosina) del bene fattomi dal Nunzio, delle testimonianze di molti Vescovi, delle elemosine segrete che mi si mandano da persone mai conosciute e che non si danno a conoscere, (discorra con Mg.r Pelami sulla persona di Barnabò), del C.te Thum che va fuor di casa in carrozza colle ferle, e dei saluti di lui e sua moglie a V. E., al M.se etc. etc. e vengo alla mesta e poco lieta (Dio sia benedetto etiam in adversis) comunicazione 15 aprile fattami his verbis:
"Dal Ministero degli Esteri
Reverendissimo Signore,
2461
Sopra umilissima proposta di questo Ministero Imp.e e R.le Austro-Ungarico degli Affari Esteri, Sua Maestà Imp. e reale Ap.lica con Sovrana Risoluzione del 6 maggio corr.te si è graziosamente degnata di accordarle sui fondi ministeriali una sovvenzione nell'importo di trecento fiorini valuta aus.ca in arg.to.
A Mons. Luigi di Canossa - 21.5.1871
Oltre ciò l'altefatta Maestà Sua si è compiaciuta di concederle con risoluzione del 7 maggio altro sussidio dell'importo di 300 fiorini, valuta di banca sulla sua cassa privata.
Nel mentre che questo I. R. Ministero si onora di fare a V. S. R. la presente comunicazione in evasione della di Lei istanza umiliata nel marzo p.p. alla prefata Maestà Sua nell'interesse della Missione Apostolica affidata alle di lei cure, resta invitata a presentarsi a questo dicastero, dal quale ricererà gl'importi summenzionati.
Quanto poi concerne l'ulteriore di Lei domanda, tendente a
far raccomandare la di Lei Opera a S. Altezza il Khedive d'Egitto, Ella resta informata che l'Imp.le e R.le Consolato Generale di Egitto viene in pari tempo, munito delle istruzioni corrispondenti all'oggetto, di che si tratta.
Riceva V. S. R. l'assicurazione della mia perfetta stima.
Pel Ministro degli Affari Esteri
B.on Belieben Cons.re Aulico"

2462
La gherminella di sì fredda commendatizia al Vicerè d'Egitto per parte del Ministro Beust, dopo sì belle parole da lui dettemi, non mi piacque. Per essere potentissima una tale raccomandazione ed efficace presso il Khedive, dovea farsi a nome dell'Imperatore. Quindi è che ai sedici corr.te scrissi una lettera di ringraziamento a S. M. Ap.ca, chiedendolo della grazia. La nostra cara mamma Maria esaudì. Portai io stesso la lettera a palazzo, la consegnai a persona fidata; e ieri mi venne comunicata la notizia che S. M. l'Imperatore ordinò al capo del suo Gabinetto privato, il Consigliere Braun di far scrivere al Console Generale d'Egitto di far raccomandare l'Opera a nome dello stesso Imperatore. Lode a Gesù e Maria.
Dia la benedizione e preghi pel suo indeg.mo Figlio

D. Dan. Comboni
L'interesse preso da S. M. Ap.ca per noi è un bene presente e futuro.


N. 401 (N. 377) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/88

W.J.M.J.
Conv.to dei Domenicani
Vienna, 27/5 71
Eccellenza R.ma,

2463
Prima che passi il maggio, nel quale ho pregato la nostra Mamma Regina della Nigrizia a dirigere essa stessa questo affare, vengo ad esporlo e sottometterlo a V. E. R.ma, perché vi
pensi ed agisca, se lo crede ben fatto.
Monsignor Coudenhove, Conte nato a Verona il 1819, che fu per 12 anni Provinciale dei Ligorini in America, ed otto anni Superiore dei Ligorini a Vienna, e poi come V. E. sortì dai Gesuiti, dovette sortire anche costui, ed ora è Canonico della Cattedrale di Vienna, ed è un santo e bravo uomo in tutto il rigor del termine, Mgr. Coudenhove, dissi, mi insiste ogni giorno ad andare in America a batter cassa. 1¼. perché egli assicura che per mille motivi, per le lingue, per l'importanza dell'Opera eminentemente cattolica etc. colla grazia di Dio, io riuscirò. 2¼. perchè la posso avere alcuni Sacerdoti neri piissimi, che sono formati dai Ligorini, e con alcuni di questi possiamo fare la prova se sono utili per l'Apostolato dell'Africa Centrale, ove come vanno i sacerdoti Europei, così possono andarvi con più ragione anche qualche sacerdote negro dell'America.
2464
Ma siccome, dice Mgr. Coudenhove, in America da tutti i buoni e cattivi cattolici e dagli stessi protestanti (eccetto la Colonia Italiana) il Papa Pio IX è riguardato come un gran santo, e se avesse a morire, lo sarebbe ancor più stimato, così sarebbe cosa capitale che la nostra questua per la Nigrizia fosse incoraggiata da Pio IX con una o due righe in latino, che significhino p.e. che Dio sarà il centuplo in cielo a chi avrà dato uno ai poveri della Nigrizia etc. etc. sieno larghi i vostri cuori coi negri etc. Così ha fatto il mio amico Voghan di Londra per fondare il Seminario delle Missioni Estere a Londra; egli andò a Roma, e Monsig.r Talbot gli fece scrivere sopra un foglio dal Papa due o tre righe; andò in America, e raccolse 300,000 franchi. Monsig.r Coudehove ha ragione.
2465
A Mons. Luigi di Canossa - 27.5.1871
His positis, ecco, secondo il mio avviso il passo, che con comodo sarebbe bene che per la gloria di Dio facesse V. E. R.ma.
1¼. Scrivere in un bel foglio di carta in un terzo di pagina una petizione a Pio IX pregandolo a benedire e permettere che io vada in America, ove tanti Vescovi son pronti a favorirmi (e me l'hanno assicurato), per cercare soccorsi per piantare la Opera della Redenzione della Nigrizia, che è tutto il centro dell'Africa, i cui principi sono ora prosperissimi. Vostra Eccellenza può mettervi quei motivi che crede, il favore dei Vescovi, Mgr. Meurin, etc. etc. e la speranza di riuscita.
2¼. Scrivere una lettera più dettagliata a Mgr. Pacca, pregandolo a cogliere il momento opportuno da presentare la sua petizione al Papa, e pregarlo al momento di sottoscrivere qualche utile sentenza che indichi agli americani che Pio IX stesso autorizzò quella questua. Mgr. Pacca servirà benissimo in questo affare.
2466
Se invece V. E. credesse di scrivere solo a Mgr. Pacca, e pregarlo a cogliere il destro di parlarne al Papa, e presentargli un foglio di carta affinché il Papa vi scriva sopra è lo stesso. La prima è più sicura ad ottenersi, la seconda è più efficace in America, perché mostra che il motu proprio e il primo agente è il santo Padre Pio IX.
Se si ottiene questo, si lega il foglio, in cui v'è l'autografo del Papa, in un libro bianco, e sotto e di seguito vi sottoscrivono gli offerenti di I classe.
2467
Allora, io vengo a Verona, fo una gita in Cairo a vedere le cose, e poi le dò la mia parola d'onore che, se Dio mi dà vita, in due anni (dal ritorno d'Egitto) le porto sul tavolo del suo salone 20,000 lire sterline, ossia 500,000 franchi. E coi denari si faranno miracoli per la Nigrizia.
Mgr. Coudenhove insiste che si faccia questo subito, perché
Pio IX è vecchio.
Le bacio le mani e sono

Um. figlio D. Daniele

Viste le preghiere del P. Stanislao, gli ho spedito 50 Marenghi: dunque in 4 giorni riceverà 150 Nap. oro.
N. 402 (378) - RELAZIONE ALLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 19 (1871), pp. 10-100

RELAZIONE DEL REV. MISSIONARIO
DANIELE COMBONI
Colonia, 6 giugno 1871
.........................................................
[Non scriviamo qui le pp. 10-12 perchè identiche ai 2171-74 della Relazione Storica (a Mons. Luigi Ciurcia) del 15 febbraio 1870].

2468
Ma perchè la missione dell'Africa Centrale, dopo sforzi così colossali, dopo vittime così gloriose pretese dalla morte, quando fiorivano tante speranze, per un successo felice, dopo spese sì grandi e dopo tanti sacrifici, dovette interrompere la sua grandiosa e sublime opera di conquista e sospendere quasi del tutto il proseguimento della sua attività? E' perchè nel 1861 ci si vide posti nella dura necessità di abbandonare le stazioni fiorenti del Fiume Bianco, che i missionari avevano fondato tra gli stenti e che erano le più importanti e le principali sul loro territorio da convertire? E perchè i missionari, ridotti a un piccol numero, che avevano dato prova di uno zelo così mirabile, dal centro della loro attività, dovettero ritirarsi in Egitto? Perchè in questa sublime missione dell'Africa Centrale dopo 15 anni di attività subentrò una stasi e perchè era incerta del suo avvenire e si vide minacciata nella sua stessa esistenza?
2469
Ogni impresa di grande importanza, che mira a un principio che nobilita l'umanità, per essere atta a questo fine ha bisogno di un'organizzazione che risponda allo scopo e che sia sapiente. Solo da ciò dipende il buon successo di una grande opera, che si deve fondare. Una tale organizzazione deve avere uno scopo ben determinato e chiaramente formulato, affinchè l'edificio che si vuole erigere abbia un fondamento sodo e inconcusso. Dev'esserci un centro da cui può emanare l'attività; ci devono essere i mezzi necessari e le forze collaboratrici, con le quali soltanto ci si può ripromettere fruttuosi risultati; e in fine si deve imprimervi il sigillo della durevolezza e della progressiva crescita di tale organizzazione.
2470
Certo la missione dell'Africa Centrale possedeva molti uomini capacissimi, che le diedero principio, animati dal vigore degli eroi e dal più nobile coraggio. Noi vedemmo qui operai evangelici di meraviglioso talento, adorni di tutte le virtù apostoliche, che consacrarono alla missione tutte le loro energie, che la sostennero e cercarono di conservarla. Essa aveva protettori potenti ed aiuti materiali in abbondanza, procurati dalla munificentissima carità austriaca. Sennonché le mancarono quegli elementi, che non dovrebbero mancare mai per far risaltare la durevolezza del successo. Le mancava un centro di attività, tanto in Europa come sulle coste d'Africa, centro che avrebbe dovuto rifornirla di aiuti secondo il bisogno, che avrebbe dovuto constare di operai evangelici di ambo i sessi, capaci di esercitare il ministero apostolico nell'interno della Nigrizia. Per ripeterlo ancora una volta, l'organizzazione di questa Missione non rispondeva al fine né prometteva successi.
2471
Vi lavoravano sacerdoti eccellenti sotto ogni rispetto, ma che provenivano dalle diocesi del Tirolo, della Baviera, di Lubiana e dalle regioni fredde della Germania e dell'Austria. Di là si portavano direttamente nelle zone torride dell'Africa Centrale, senza aver prima trascorso un tirocinio comune ed uguale per tutti indirizzato a questo scopo. Questi tirocini e i vari stadi pei quali il missionario dovrebbe passare prima di incominciare la propria carriera, sono indispensabili. I missionari si portavano nei climi torridi del Fiume Bianco, senza essersi prima acclimatizzati nei vari punti, che si trovano tra questi e l'Europa. In primo luogo sarebbe stato urgente e necessario fondare in Europa un Seminario ben avviato, onde preparare giovani sacerdoti per la difficile e pericolosa missione dell'Africa Centrale. Qua e là sulle coste dell'Africa si sarebbero dovuti fondare collegi, ove i missionari si sarebbero potuti assuefare al clima ed esaminare anche se erano all'altezza dell'importante compito, e rendersi
così idonei e valenti operai per il difficile apostolato dell'Africa Centrale.
2472
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Prima ancora si sarebbe dovuto dar vita ad una Congregazione di Suore Missionarie per mezzo delle quali si sarebbe dato alla missione un aiuto potente ed indispensabile per la diffusione della fede in seno alle famiglie. Queste Missionarie costituiscono un elemento indispensabile e sotto ogni rispetto essenziale. Poi sulle coste africane si sarebbero dovuti erigere istituti, dove potessero ugualmente vivere e lavorare tanto gli europei quanto gli africani e dove gli indigeni di ambo i sessi si sarebbero potuti istruire per diventare essi stessi apostoli della fede e della civiltà tra i loro connazionali. Questo dalla Chiesa è sempre stato ritenuto come il mezzo più efficace per portare un popolo alla vera fede e per compiere così nel modo migliore la missione dell'Uomo-Dio, cioè la conversione al cristianesimo. La Missione dell'Africa Centrale mancava di tutti questi elementi, del tutto necessari per assicurare l'entrata della religione di Gesù Cristo in questi paesi così vasti e lontani. Dobbiamo tuttavia riconoscere anche in questo il vero, che cioè le opere di Dio, come avviene anche nei processi misteriosi della natura creata, incominciano come un seme minuscolo, che poi si sviluppa sempre più, dallo stato d'infanzia arriva ad una maturità sempre maggiore, e soltanto un po' alla volta cresce fino alla perfezione. Così doveva essere anche di quest'opera grandiosa di redentrice carità cristiana, che fu posta senza appariscenza nella terra, come l'evangelico granello di senapa, poi spuntò e a poco a poco crescerà ed in fine darà i suoi frutti.
2473
Per quello che riguarda gli elementi preparatori e richiesti dal fine, nel mio "Piano per la rigenerazione dell'Africa" si può trovare un abbozzo di tutto ciò, che è necessario ad erigere il grandioso edificio dell'evangelizzazione della Nigrizia. Questo Piano, ritenuto da prima come una pura utopia e come una illusione anche da alcune ragguardevoli Società, nondimeno fu dall'amatissimo Papa Pio IX pienamente approvato in tutte le sue parti. Un po' alla volta esso ottenne anche l'approvazione di alcuni personaggi distinti per autorità ed erudizione, e soprattutto di molti venerabili Vescovi e Vicari apostolici d'Africa. Il R.mo Mons. Lavigerie, Arcivescovo di Algeri, mi confessò con grande schiettezza che i grandi Istituti da lui fondati nella sua diocesi per la Prefettura del Sahara, sorsero sulla stessa base e proprio secondo i principi del mio Piano.
2474
Incoraggiato dalla parola del Vicario di Cristo e dello zelantissimo Mons. di Canossa, Vescovo di Verona e mio Superiore, e sostenuto in modo tutto particolare dagli onoratissimi membri della Società di Colonia, ho superato tutte le difficoltà che da ogni parte si opponevano all'attuazione del mio Piano e non vi ho dato importanza alcuna. Pareva che il nemico del genere umano avesse fatto di tutto per procurare l'annientamento di questa santa Opera, giungendo fino a minacciare di annientamento il trono del nostro santo Padre Pio IX. Ma nelle disposizioni della sua Provvidenza Dio ha stabilito, che le opere, che devono servire alla sua maggior gloria, siano contrassegnate dal sigillo della Croce, ed essendo nate ai piedi della Croce, anch'esse, come la Chiesa di Dio, in questo mondo, devono sostenere i duri colpi della persecuzione e le ostilità che l'inferno escogita contro di loro. Ma Dio volle salvare l'opera sua!
2475
E la salvò per mezzo del suo santissimo Vicario su questa terra. Per l'assistenza della sua benemerita Società e per la carità della Germania cattolica noi ora lavoriamo all'attuazione del mio Piano. Ora questo Piano non solo è stato riconosciuto dal Capo della Chiesa e da loro come quanto mai rispondente allo scopo e perfettamente adatto alla fondazione della Nigrizia, ma ora gode anche l'appro-vazione dei più assennati e prudenti personaggi del secolo, nonchè dei più alti e distinti dignitari della Chiesa, delle Presidenze delle varie Società, e di quegli uomini che hanno grande esperienza in fatto di fondazione di grandi opere e soprattutto di fondazione di opere missionarie. Solo a Dio perciò ne sia resa gloria, Lui solo è l'Autore di quel Piano! Ma dopo Lui sono Loro, miei cari amici, che ne hanno il merito maggiore. Riflettano, o Signori, che se loro ve-dono ora la santa Opera appena incominciata, i tempi che verranno vedranno i meravigliosi successi degli Istituti d'Egitto che vi hanno posto la base e che costituiscono quel centro d'azione, da cui l'attività apostolica si estenderà a tutta l'Africa Centrale. E questa è tutta opera loro! Se poi la nostra posterità vedrà nelle contrade della Nigrizia milioni di anime suddite della Croce ed esemplari di buon costume e di vita civile, è opera loro, perchè Loro ne hanno presa l'iniziativa.
2476
E' a Loro e alla Loro Società, che deve la sua esistenza la grande Opera, per mezzo della quale noi abbiamo le più liete e giuste speranze di conseguire la salvezza della Nigrizia. Senza di Loro e della loro Società la grande Opera non si sarebbe potuta fondare e la Nigrizia per molti secoli ancora resterebbe assonnata e dormirebbe il suo sonno di morte. Dalla santa città di Colonia, dalla tomba dei tre Re Magi, primi apostoli delle terre pagane, spuntò il primo raggio di luce, che dissiperà per sempre le ombre del paganesimo, che da oltre quaranta secoli, tengono avvolto nelle tenebre l'orizzonte della Nigrizia.
2477
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Tuttavia per l'amministrazione e direzione degli Istituti di Egitto e delle missioni dell'Africa Centrale occorre dall'Europa un corpo di insegnanti composto di sacerdoti distinti, zelanti e istruiti, per poter proseguire l'opera anche dopo la mia morte. Questa è una disposizione del mio Piano, ed anche un desiderio di Propaganda. Nel 1867 pertanto sotto gli auspici dell'eccellentissimo Vescovo di Verona, Mons. di Canossa, ho aperto a Verona un Collegio per la Missione della Nigrizia, con lo scopo di formare Missionari europei per l'apostolato dell'Africa Centrale. Per mancanza di mezzi non mi fu possibile acquistare una proprietà per questo Istituto e dovetti pagare annualmente un affitto per una casa provvisoria. Ma finalmente con l'aiuto di Dio e di S. Giuseppe, protettore della nostra Chiesa Cattolica, riuscii ad acquistare a Verona per il detto Istituto una conveniente abitazione propria. Infatti per questo scopo io ricevetti dalla straordinaria munificenza di sua Maestà apostolica l'Imperatrice Maria Anna Pia d'Austria la vistosa offerta di 20.000 franchi. Allora, unitamente alle altre piccole somme inviateci dalla Provvidenza, fui in grado di pagare del tutto la casa. E Voi, che mostrate tanto zelo per la conversione della Nigrizia, pregate Iddio di conservare ancora a lungo sulla terra questa insigne benefattrice del genere umano e della Nigrizia. Dio ricompensi con la sua benedizione celeste questa pia principessa ed il suo illustre sposo, l'Imperatore Ferdinando I. La vostra preghiera penetrerà il cielo ed un giorno voi avrete in quest'anima grande una interceditrice immortale.
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A Verona si fondò anche l'Istituto delle "Vergini di Carità", onde gli Istituti per fanciulle in Africa possano avere di qui le loro maestre. Ma di questo, come pure di qualche altro, parlerò più tardi.
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Premesse queste notizie generali sul progresso dell'Opera della rigenerazione dell'Africa, do ora ai benemeriti membri della Società un rapido ragguaglio concernente:
1. Gli Istituti dei neri in Egitto;
2. Il Postulato, a favore dei neri dell'Africa Centrale,
indirizzato al S. Concilio ecumenico Vaticano;
3. La piccola spedizione in Egitto, intrapresa recentemente dal
Collegio delle Missioni africane di Verona.

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I - GLI ISTITUTI DEI NERI IN EGITTO

In Egitto attualmente ci sono tre Case o Istituti per neri:
A) La casa del S. Cuore, Istituto per i negri.
B) La casa del S. Cuore di Maria, Istituto per le nere.
C) La casa della S. Famiglia, scuola per le nere al Cairo
Vecchio.

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A) L'Istituto del S. Cuore di Gesœ per la conversione dell'Africa

Scopo primario è il seguente:
1. Educazione religiosa morale dei giovani negri e l'istruzione dei medesimi in tutte le scienze ed arti, che sembrano utili per l'Africa Centrale, affinchè, dopo una formazione completa, possano tornare alle loro tribù e lavorarvi, sotto la guida di missionari europei, come propagatori di fede e di civiltà.
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2. Affinchè ivi i missionari europei, maestri e artisti, si possano acclimatizzare, per meglio sostenere più tardi il clima nei paesi della Nigrizia e le fatiche dell'apostolato.
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3. Qui i missionari europei imparano l'arabo e le lingue e i dialetti delle tribù nere, le cose più necessarie per la missione e prendono conoscenza delle abitudini e costumi dei musulmani, coi quali essi vengono a contatto anche nei paesi della Nigrizia. Ed essi vi si addestrano sulla maniera di trattare, nel miglior modo possibile e con la più grande cautela, uomini del tutto corrotti. Inoltre imparano qui le relazioni col governo egiziano e con le autorità consolari delle nazioni straniere. Si acquistano qualche nozione di medicina e qualche conoscenza pratica delle arti, che sono indispensabili. Ma soprattutto si devono studiare i mezzi e la pratica di guadagnare nel modo migliore e più efficace possibile anime a Dio. In una parola questo Istituto per il sacerdote è una scuola d'esperienza e una prova, che egli deve fare per imparare bene a fare il missionario e per poter esercitare nella maniera più efficace e conveniente il suo ministero nell'Africa Centrale.
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4. Il tirocinio in questo Istituto vale come tempo di istruzione e di prova, nel quale ci si può formare la più coscienziosa convinzione se i sopraddetti missionari europei e coadiutori, che devono portarsi nelle contrade dela Nigrizia, siano dotati di una castità a tutta prova, di costanza nella fede, di umiltà e di abnegazione, della dedizione più generosa, della vera carità e di tutte le virtù necessarie all'apostolato. Le missioni dell'Africa Centrale infatti sono congiunte a gravi difficoltà e pericoli per chi vuole metter mano all'opera di conversione, e questo severo tempo di prova è necessario, perchè non capiti mai il caso che coloro che vanno laggiù a diffondere le virtù cristiane, soccombano essi stessi all'immoralità: "ne cum aliis praedicaverint, ipsi reprobi efficiantur".
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Inoltre questo Istituto ha come scopo secondario la conversione al cristianesimo della razza etiope (i neri), dimorante in Egitto, che secondo la relazione ufficiale del 1869-1870 del Levernay, soltanto al Cairo conta 25.000 individui. L'Istituto in questione ha poi un'amministrazione sua propria, per la quale è autorizzato dal R.mo Vicario Apostolico, e così con questa autorizzazione si può far molto a bene della Colonia europea come degli indigeni di qualsiasi rito e credenza. Godendo grande autorità e grande stima presso ogni classe della società, i missionari si servono di questi privilegi con vantaggio, a beneficio della missione d'Egitto.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Per quanto concerne i negri in Egitto, abbiamo già incominciato con grande riserbo e circospezione a fomentare la conversione di quelli che si trovano presso famiglie cattoliche, e procedemmo con accortezza e circospezione ancora più grande coi negri, che si trovano presso eretici e musulmani; di regola noi attendevamo che la Provvidenza li conducesse ai nostri Istituti e nella maggior parte dei casi ciò accadde quando erano ammalati o abbandonati.
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I negri che si trovano presso le famiglie cattoliche, sono quasi tutti pagani o musulmani. La ragione di questo fenomeno, pre-giudizievole al cattolicesimo, deriva dal fatto, che anche presso i cattolici di costumi esemplarissimi ci s'imbatte in un indifferentismo tradizionale per quanto concerne la salvezza dell'anima della loro servitù nera, la considerano più come un articolo di commercio che uomini, e non vogliono affatto che si facciano cattolici per una doppia ragione: anzitutto, perchè i neri, divenuti cattolici, acquistano con ciò stesso la libertà, e temono che allora vogliano smettere di restare al loro servizio. (Mentre noi possiamo dimostrare a costoro col fatto che coloro che col battesimo diventano cristiani danno prova di una fedeltà ancora più grande ai loro padroni!). In secondo luogo, se essi diventano cattolici e i loro padroni vogliono licenziarli dal loro servizio, essi non possono venderli più ai musulmani per guadagnare attraverso di loro denaro, perchè costoro non comperano neri cattolici, ma solo pagani o musulmani. Su questo particolare apostolato egiziano dei nostri Istituti ci siamo diffusi già l'anno scorso in una relazione del P. Carcereri. Ed i nostri cari membri saranno venuti a conoscenza dell'infelice situazione della po-polazione nera in Egitto, specialmente se i neri dimorano in famiglie cattoliche di diverso rito. Sapranno valutare quali difficoltà e ostacoli si oppongono al più accorto e abile esercizio del ministero sacerdotale e quanta chiaroveggenza e riservatezza di contegno si richieda per ricavarne dei vantaggi. Sapranno apprezzare anche i risultati positivi che noi procuriamo così alla nostra santa Madre, la Chiesa. Infine si saranno convinti altresì che l'apostolato d'Egitto tra i neri, benché formi il compito secondario per i nostri Istituti, tuttavia di per sé attua già una parte molto essenziale della missione.
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L'Istituto del S. Cuore di Gesù comprende:
1. i missionari,
2. i catechisti e coadiutori,
3. il catecumenato e l'educandato dei neri,
4. un piccolo ospedale per neri.
Seguono qui, esposte brevemente, le regole di vita per i missionari degli Istituti d'Egitto, come le ho stabilite, soprattutto per loro, fin dal 1868.
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La vita del missionario, che ha rotto in modo assoluto e perentorio tutte le relazioni col mondo e con tutte le cose più care secondo natura, dev'essere una vita tutta di spirito e di fedeltà a Dio. Egli deve lavorare con intenso spirito di fede e di carità verso gli uomini per la salvezza delle anime. E a tal scopo è necessario, che oltre a una dedizione fedelissima al dovere, e ad uno zelo ardente, abbia anche un grande amore e timore di Dio. E' necessario ancora che abbia una padronanza ben sicura delle proprie passioni; la sua vita deve aprirsi al fervore per le cose spirituali, e deve contrassegnarlo un grande amore allo studio e al desiderio della perfezione e della vita interiore.
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A questo fine ho prescritto ai missionari degli Istituti dei neri le seguenti pratiche per l'acquisto della propria santificazione:
1. Osservanza esatta del regolamento e dell'Orario quotidiano.
2. Ogni giorno Messa e divino Ufficio, e ogni settimana confessione.
3. Mattina e sera orazioni vocali e Rosario in comune.
4. Al mattino un'ora di meditazione in comune.
5. Esame di coscienza, Lezione spirituale, Visita al SS. Sacramento o alla Cappella e Comunione spirituale in privato.
6. Atto di offerta a Gesù della propria vita e delle proprie fatiche per la consacrazione missionaria, mattina e sera in comune.
7. Lezione quotidiana della storia del Nuovo Testamento, della vita dei Martiri e dei Santi o dei missionari illustri.
8. Ogni anno in quaresima Esercizi spirituali per 10 giorni, e ritiro mensile al venerdì dopo la prima domenica del mese.
2491
9. In marzo mese ad onore del Patriarca S. Giuseppe; in maggio ad onore della beatissima Vergine Maria, con pratiche di pietà ogni giorno dei due mesi; novene, ottavari e tridui in comune e alle volte con prediche e canto in onore del SS. Sacramento, del S. Cuore di Gesù, della S. Famiglia, dell'Immacolata Concezione, e di altre feste della SS. Vergine, di S. Giuseppe, dei SS. Tre Magi, dei Santi Apostoli e Martiri, di S. Francesco Saverio, dei Santi Africani etc., delle Anime del Purgatorio etc., per la nostra S. Chiesa, per il Capo della nostra S. Chiesa, per la Propagazione della Fede, per la conversione della Nigrizia e per il benessere e per la salute dei benefattori dell'Opera della rigenerazione dell'Africa.
10. Speciali pratiche di pietà di ciascuno.
Per promuovere la santificazione dell'anime ho dato ai Missionari le seguenti prescrizioni:
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1. Studio frequente della S. Scrittura, applicazione alla Teologia Dogmatica, alla Morale, al diritto Canonico, alla Storia della Chiesa e delle missioni, alle dottrine degli eretici e dei pagani. Quest'ultima costituisce il principale oggetto di studio dei missionari e versa soprattutto:
a) sulle principali esigenze del ministero sacerdotale.
b) Sugli errori e le superstizioni dei popoli dell'Africa Centrale.
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c) Sugli errori dell'Islam in generale e quelli particolari dei musulmani d'Egitto, della Nubia e dei popoli musulmani di origine araba che vivono dispersi nell'Africa Centrale e che hanno conservato i principi della religione musulmana.
d) Sugli errori degli eretici e scismatici di ogni genere e di ogni rito in generale, e le particolari differenze tra gli eretici e scismatici d'Egitto, soprattutto dei copti, greci, armeni, anglicani, etc. e framassoni.
e) Sui pregiudizi perniciosi che dominato tra i cattolici dei vari riti in Egitto e tra alcuni monaci e preti orientali, pregiudizi che possono diventare un ostacolo per il progresso del cattolicesimo, che tiene per il Papa.
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
f) Sulle perniciose tendenze e vizi che dominano per la tradizionale ignoranza tra i cattolici d'Egitto; i mezzi più adatti per porvi rimedio.
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2. Studio accurato della lingua araba, francese, denka, berbera, bari, etc.
3. La storia, la geografia, l'agricoltura e gli usi dei paesi della Nigrizia.
4. Qualche nozione di medicina, di flebotomia, varie arti e mestieri, che sono utili nei paesi della Nigrizia.
5. Il servizio agli ammalati, assistenza spirituale e corporale.
6. Predicazione, spiegazione del catechismo, amministrazione dei Sacramenti negli Istituti dei Negri e nelle chiese.
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I nostri Missionari, tanto Sacerdoti che Laici, vivono insieme da fratelli nella medesima vocazione, sotto la direzione e dipendenza di un Superiore. Compiono con zelo quello che viene loro ordinato di fare, disposti ad aiutarsi a vicenda. Professano stima verso gli altri Missionari d'Egitto e si studiano di vivere in ottime relazioni con loro, anche nell'esercizio dei loro speciali uffici. La loro missione è soprattutto questa: essi hanno di mira l'evangelizzazione della Nigrizia. Benché non obbligati da voto, professano al Superiore religiosa e filiale obbedienza in tutto per amore di Dio, del buon ordine e dei veri progressi dell'opera sublime e santa, a cui si sono consacrati. E la loro dipendenza da lui riguarda l'esercizio medesimo delle funzioni del loro ministero, il disimpegno dei vari uffici di professione negli Istituti, il trattare coi neri, il permesso di assentarsi da casa, di assumere incombenze da estranei. In tutti questi punti ognuno deve agire in perfetto accordo col consenso e licenza del Su-periore. Questi a sua volta si comporta con loro da padre e fratello. Egli cerca di secondarli con premura nei loro sforzi e di soddisfare i loro giusti desideri. E per venire incontro ai loro bisogni distribuisce le varie mansioni con riguardo alle loro inclinazioni e abilità.
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Il Superiore è responsabile dell'Istituto e degli individui del medesimo. A lui direttamente compete la direzione e amministrazione del medesimo e la sorveglianza sopra ciascuno, e la rappresentanza presso le autorità locali e le trattative di affari con esterni e le altre obbligazioni, che sono inerenti alla natura di Capo dell'Istituto. Nei casi di maggior rilievo il Superiore si consiglia coi confratelli più esperti e prudenti, specialmente quando si tratta di rimuovere conseguenze pericolose per l'Istituto.
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Tutti vivono in vita comune, contenti del vitto, vestito e provvista di libri e di altri oggetti, che ricevono secondo le entrate dell'Istituto. Ai soli Sacerdoti è permesso di usare per le loro necessità particolari di ciò che ricevessero dalle loro famiglie e dai loro proventi. Ma si vietano la diretta amministrazione dei beni particolari che posseg-gono in patria. Essi cedono a vantaggio dell'Istituto anche le entrate di offerte e di messe etc. Poi devono coadiuvare il Superiore, in quello in cui sarà richiesta da lui l'opera di ciascuno secondo la sua capacità nell'educazione dei neri nelle varie materie di scienze e di arti, secondo le disposizioni particolari stabilite per ogni Istituto.
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Secondo le disposizioni particolari delle competenti Autorità ecclesiastiche possono essere affidati ai sacerdoti anche la direzione spirituale degli Istituti per nere, il ministero della predicazione, l'istruzione religiosa nei due Istituti; ma dove ciò sia richiesto, deve concedersi a giudizio del Superiore.
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Nelle relazioni cogli esterni, il dovere e l'intenzione di ognuno è quella di guadagnare anime a Gesù Cristo, per il quale hanno lasciato la patria, i genitori e congiunti, in una parola tutto. Benché l'attività dei missionari si limiti ai poveri neri nei nostri Istituti e circa la particolare natura di questa Missione, pure massime i Sacerdoti colgono le propizie occasioni, come abbiamo accennato, per fare a tutti indistintamente il maggior bene che possono, rammentandosi di essersi consacrati ministri di Colui che patì e morì per tutti. Trattandosi tuttavia di conversioni di adulti, ognuno procede d'intel-ligenza col Superiore, il quale poi, quando lo richiedesse un caso particolare, si rivolgerà al Vicario Apostolco d'Egitto e a quel-l'autorità spirituale, che rappresenta la santa Sede. Ai fanciulli non cattolici, gravemente infermi non si amministra il battesimo, se non in caso di morte evidente, e questo sempre con le debite cautele.
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Nessun missionario può entrare negli Istituti delle nere, o compiervi un esercizio di ministero o un servizio di pietà; ciò si può fare solo se ne ha ottenuta facoltà dal Superiore ovvero un permesso speciale. Vanno eccettuati i casi in cui lo richiedesse una necessità urgente ed imprevista e solo in assenza del Superiore. E tale proibizione si estende anche a tutti i servi e una elusione ad essa è considerta come colpa grave,
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Nei nostri Istituti si osserva la clausura, che è assolutamente necessaria e che è consacrata dall'uso costante di tutte le associazioni religiose. Tuttavia nelle missioni essa viene regolata dalle circostanze e in determinati casi secondo la prudenza del Superiore. Le donne vengono ricevute nella comune sala di ricevimento, tenendo conto delle poche eccezioni, che il Superiore può fare per alcune pie benefattrici, o nel caso che si annunciasse una visita staordinaria.
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La direzione generale degli Istituti in omnibus et quoad omnia, tutti gli affari esterni e tutte le trattative con le autorità civili, in particolare con i Consoli europei e con il Governo egiziano, e la corrispondenza con l'Europa e ciò che vi si deve fare, resta affidato a me solo. In mia assenza la direzione generale degli Istituti dei neri e la gestione economica per i due Istituti in generale, è devoluta al P. Stanislao Carcereri. Il piissimo Don Bartolo Rolleri è maestro degli alunni neri. il P. Giuseppe Franceschini è insegnante in vari mestieri e in lavori manuali di vario genere. Mons. D. Pasquale canonico Fiore è direttore spirituale e cappellano dell'Istituto per le nere del S. Cuore di Maria e Don Giuseppe Ravignani tiene la gestione particolare dell'Istituto per le nere. Tutti si dividono la sorveglianza degli alunni e le altre occupazioni dell'Istituto. A Pietro Bertoli è affidata la farmacia e la cura per il reparto ammalati. Domenico dà l'istruzione in agricoltura.
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L'Istituto dei neri occupa tutto l'antico Convento maronita al Cairo Vecchio; possiede un ampio cortile e la chiesa più vasta e più bella del Cairo Vecchio. Con 1200 franchi ho preso in affitto questa casa per tre anni; essa è adiacente all'antico edificio che, come vuole la leggenda, è servito di dimora alla S. Famiglia in Egitto.
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Le Regole stabilite per il mio Istituto sono il frutto di lunghe osservazioni dell'esperienza. Le norme da me tracciate per esso non sono che il sunto sostanziale della forma condotta da seguirsi dai missionari. Io ho ferma la massima e la determinazione di maturare con la pratica e lunga esperienza il Regolamento più adatto per gli Istituti. Le sottopongo poi alla S. Congregazione di Propaganda Fide e alla suprema sanzione della S. Sede.
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Fin dalla fondazione degli Istituti non ci fu momento in cui non mi sono reso conto della mia difficilissima situazione rispetto a quello che esigono gli affari sia all'interno che all'esterno dei miei piccoli Istituti.
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Per quanto riguarda la mia posizione in confronto all'esterno dei miei Istituti, io mi vidi posto sotto la protezione e paterna benevolenza del rappresentante della S. Sede e riconobbi che il disimpegno dei doveri di un apostolato tanto importante e così difficile, com'è quello d'Egitto, non è facile se si considerano gli svariatissimi elementi che abbraccia.
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Bisogna trattare ora con il corpo ecclesiastico della Missione, ora col governo egiziano e con le autorità consolari di Francia, Austria ed Italia. Mi trovavo inoltre in mezzo a un clero di diversi riti orientali; in mezzo a sette di eretici e alla dominante massoneria. Il capo di un nuovo Istituto infatti deve avere sotto questo rispetto l'occhio vigile e attento su tutto e camminare coi calzari di piombo. Non trascurai neppure di ben ponderare la mia difficile posizione nei confronti dei membri dell'Istituto, dei quali mi vidi alla testa. Essi constavano di religiosi, la cui forma di istituzione era diversa da quello dei sacerdoti secolari poi di suore francesi, italiane e orientali, di morette riscattate da diversi benefattori ed educate nei diversi Istituti con norme differenti.
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Questi erano tutti elementi eterogenei, che per prima cosa io doveva mettere in perfetta armonia, ridurre ad unità di intenti e di bandiera. Con la massima accuratezza ed esattezza studiai il carattere, le doti e le attitudini di ciascuno affine di ben regolarlo e servirmene a beneficio della crescita e prosperità della nostra grande impresa. Che la grazia di Dio operasse nei nostri Istituti e che la sua benedizione fosse con noi mi apparve in modo chiarissimo dal fatto che nei miei missionari riconobbi uomini di grande coscienza, di fermo carattere, di fedeltà alla vocazione, di perseveranza, di vera carità verso il prossimo e di abnegazione. In queste virtù eccelle fra tutti specialmente il P. Carcereri. La Provvidenza inoltre ci concesse un vero amico, padre e consigliere nel Rev. P. Pietro da Taggia, Rappre-sentante del Vicario Apostolico e parroco al Cairo Vecchio, il quale lavora da 34 anni con grande zelo perle missioni. Egli ha già prestato eccellenti servizi al nostro Istituto; per l'opera nostra ha un inte-ressamento pieno d'affetto e nei tempi del bisogno, della croce e delle sofferenze, egli è per la santa missione un vero conforto e un vero aiuto, per cui noi gli siamo oltremodo riconoscenti.
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Dio ce lo conservi per molti anni ancora! Lo stesso posso affermare di Mons. Ciurcia, Delegato apostolico d'Egitto, Arcivescovo di Irenopoli; nel nostro sublime compito egli ci è insieme padre e guida. Circondati cos da vicino da uomini s servizievoli, nelle circostanze difficili della nostra missione non tralascio mai di chiederne il consiglio. Gli affari di rilievo riguardanti gli Istituti, li sottopongo anche ai nostri sacerdoti missionari e faccio esprimere il loro parere in proposito; e questo anche perché è un mezzo ottimo per introdurli nella pratica degli affari e per metterli al corrente di tutto quello che esige la nostra sublime Opera. Più tardi ciò tornerà loro molto utile, se essa si sviluppa di più e se prende dimensioni sempre maggiori. Tutti i passi che facevo per i nostri Istituti e tutte le azioni prima venivano giudiziosamente ponderate e vagliate dal consiglio e dalla trattazione con altri e solo dopo di ciò mi decidevo ad agire energicamente nel nome del Signore.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Dopo che a Dio e ai sentimenti nobili dei nostri missionari io debbo a questa provvida e salutare misura quell'umanità, ob-bedienza, buon ordine, armonia perfetta che regna nei nostri Istituti d'Egitto. Inoltre in questo modo i nostri missionari vengono messi in grado di dirigere da sé un Istituto. Io dirigo nello spirito i miei cari colleghi missionari e sono la guida del loro cuore; ma essi sono anche l'oggetto di tutta la mia stima, e di tutto il mio affetto. Noi siamo animati tutti da un unico ideale, da un'unica ardente brama: di sacrificare la nostra vita per amore di Dio, per amore della sua Santa Chiesa e per l'infelice Nigrizia. E noi, illustrissimi Signori della nobile Società di Colonia, siamo disposti a morire martiri per la fede! (Ricorderanno bene come i missionari d'Africa sono morti quasi tutti proprio al principio del loro apostolato). Sì, noi siamo disposti a morire per questo; ma vogliamo morire con giudizio, con saggia prudenza, operando per un'Opera grande, per salvare anime presso un popolo, che è il più abbandonato della terra. Perciò noi ci esponiamo con gioia ai più grandi pericoli della vita, ma con quella prudenza e magnanimità che si addice ai veri Apostoli e martiri di Gesù Cristo.
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B) L'Istituto del S. Cuore di Maria per la rigenerazione dell'Africa

Così ho chiamato l'Istituto delle morette, il quale è affidato alla direzione delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione. E' situato nelle vicinanze del Nilo, dirimpetto alle piramidi, a trenta passi di distanza dal luogo, ove la figlia del Faraone scorse nell'acqua il piccolo Mosè.
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Lo scopo primario e secondario di questo Istituto è analogo a quello dei neri, salvo alcune variazioni, che si devono fare per ragione dell'educazione, che mira sorpattutto a formare giovani cattoliche, destinate a coadiuvare l'apostolato tra le nere, sia in Egitto come nell'Africa Centrale.
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Questo Istituto comprende:
1. Le Suore.
2. Le morette missionarie,
3. Le aspiranti e le assistenti,
4. Il Catecumenato,
5. Un piccolo ospedale per nere.
Le Suore, di cui io sono il Superiore ordinario, sono tenute ad osservare con la massima esattezza le Regole del proprio Istituto, del quale darò ragguaglio in altra circostanza e che fu fondato nel 1831 dalla S. Sede con il preciso scopo di formare forze che vengano in aiuto delle missioni estere.
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Le seguenti pratiche religiose si osservano, sotto la direzione delle Suore e con la partecipazione delle morette di tutte le classi dell'Istituto, soprattutto dalle missionarie, onde si corroborino nella loro santa vocazione:
1. Osservanza esatta di tutte le prescrizioni.
2. Mattino, mezzogiorno e sera orazioni vocali in comune (secondo la mia disposizione a bene particolarmente della missione della Nigrizia).
3. Al mattino una mezz'ora di meditazione in comune.
4. Esame di coscienza, esercizi di pietà, Visita al SS. Sacramento e Comunione spirituale, lettura spirituale a colazione, pranzo e cena.
5. Confessione e comunione settimanale secondo il consiglio del Confessore.
6. Spiegazione del Vangelo al mattino e Catechismo o Dottrina Cristiana al pomeriggio; la domenica e le feste in Cappella.
7. Ogni mercoledì un'ora di adorazione davanti al SS. Sacramento con Messa per la conversione della Nigrizia.
8. Esercizi spirituali, ogni anno dal 10 al 19 marzo, festa di S. Giuseppe; ritiro mensile l'ultimo giovedì del mese.
9. In marzo e maggio ogni giorno S. Messa e alla sera predica, preghiere particolari ed esposizione della Pisside.
10. Il primo venerdì d'ogni mese Pratica della Guardia d'Onore al S. Cuore di Gesù.
11. Novene, Ottavari, Tridui in onore di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei Santi, a secondo delle devozioni missionarie stabilite per l'Istituto dei Neri. Speciali preghiere per il trionfo della Chiesa, per la conversione dell'Africa e per i benefattori dell'opera africana.
12. Particolari esercizi di carità cristiana.
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Le Suore e le morette, che devono lavorare per la salvezza delle anime, si preparano ad iniziare l'apostolato della Nigrizia attraverso i seguenti studi:
1. Studio ampio del Catechismo e delle differenze dalle altre religioni, nella misura secondo cui quest'ultimo argomento è adatto al sesso femminile cattolico. Una missionaria impartisce loro di tanto in tanto questo insegnamento, e spiega con esempi le differenze delle eresie, come si fa anche nell'Istituti per i moretti. All'insegnamento delle controversie religiose si aggiunge anche un'istruzione sul modo migliore di convertire alla nostra santa religione la popolazione nera femminile di qualsiasi superstiziosa credenza. Si indicano loro il modo di argomentare e le similitudini più pratiche e piane per combattere e distruggere gli errori delle superstiziose credenze delle donne dell'Islam, del paganesimo e delle varie sette etc. Siccome in Oriente molto difficilmente gli uomini possono avvicinare le donne e siccome i missionari devono essere molto circospetti nel parlare e conversare con loro, noi ci ripromettiamo ottimi successi per la nostra santa fede cattolica soprattutto da parte delle Suore e delle morette nel loro influsso sul sesso femminile, nella loro qualità di missionarie. Mi sembra soprattutto importantissimo e oltremodo necessario che le giovani missionarie nere siano istruite in questo modo circa le differenze religiose, perchè solo così può essere facilitata l'opera nostra.
2. Le morette missionarie istruiscono le assistenti e le malate nella fede e nella morale cristiana, e preparano le catecumene per il santo battesimo.
3. Studio della lingua araba e denka.
4. Esercizi pratici di servizio e di assistenza spirituale agli ammalati. Alcune nozioni di medicina e di farmaceutica.
5. Studio di tutti i lavori manuali femminili di prima necessità per la Nigrizia, specialmente far vestiti, cucire, cucinare, tessere.
6. Oltre l'arabo, apprendimento dell'italiano, francese, denka, e di alcuni dialetti africani.
7. Esercizio di cucina, far pane, confezionare vivande con quei prodotti agricoli che, mediante un'agricoltura migliorata, si possono introdurre anche nei paesi dei neri. Intreccio di stuoie e preparazione di coperte con foglie di palma.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Dalle morette sotto la sorveglianza delle Suore e delle più esperte maestre nere si preparano tutti i lavori di finezza e di valore che vengono commissionati dagli esterni e specialmente da magazzini europei. Si tratta di ricami di ogni genere in oro e in seta. Il far vestiti, il cucire e il far bucato per gli Istituti. La cura della cucina, del bucato, del servizio agli ammalati viene compiuta a turni settimanali dalle morette.
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Tra le Missionarie nere ve ne sono 16 di provata moralità, capacità e di vocazione soda, che sono perfettamente formate e pronte ad esercitare con ottimo successo il loro apostolato nell'Africa Centrale. Esse sono molto esercitate ed eccellentemente istruite nell'arte e maniera di attirare negre, onde rendere loro accessibile il cattolicesimo, sia che si trovino molto indurite nelle loro superstiziose credenze o che siano fanaticamente attaccate all'Islam.
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L'esperienza ci ha convinti che questo Istituto di negre è un elemento molto importante per guadagnare al cristianesimo la popolazione femminile nera, di svariatissime tribù, che vive in Egitto. Difatti spesso, quando le morette, musulmane o pagane, conversarono con le nostre e videro quale buona educazione e quali cognizioni esse avessero e come cantavano bene in chiesa, si risvegliò anche in loro il desiderio di farsi cattoliche. E molte infatti abbracciarono la nostra santa fede e vi perseverano con fedeltà. Certamente il numero delle convertite sarebbe di gran lunga ancor maggiore, se esse non avessero a lottare contro l'opposizione spietata dei loro padroni. Benchè molte di queste convertite, strappate violentemente dal seno delle loro famiglie, comperate e rivendute tante volte da uomini crudeli, fossero state esposte ai pericoli più raccapriccianti, tuttavia, ricevuto il S. Battesimo, manifestarono una grande purezza di costumi e si conservarono nell'innocenza battesimale. Ora se noi vediamo successi così belli in queste giovani missionarie in Egitto, dove ci sono tanti ostacoli da superare, quanto più grande sarà la loro efficacia non appena esse saranno trasportate fra le tribù nere dell'Africa Centrale! Là dove non ci sono lotte né contro il fanatismo musulmano né contro i pericolosi pregiudizi di padroni che non si piegano. E' nostra convinzione che in breve le loro consorelle nere saranno guadagnate alla nostra santa fede. Questa è una prova di più per l'opportunità del mio "Piano della rigenerazione dell'Africa".
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L'insegnamento nelle case delle famiglie cattoliche di ottima riputazione, vien fatto in modo che ci vadano sempre due nere accompagnate da una Suora. Generalmente una tale missione, che viene fatta a bene di una nera pagana o musulmana, porta anche altri frutti. Infatti pure altre vi si aggiungono, parte per curiosità o condotte dalla grazia di Dio, profondamente convinte a farsi cattoliche.
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E qui mi sia lecito fare una piccola digressione e narrare ai nostri membri della Società un caso grazioso toccato alla moretta Giuseppina Condè. Essa era stata educata con straordinaria cura ed amore a Salisburgo dalle Orsoline e mi fu mandata al Cairo nel settembre del 1869 dal R.mo Primate Arcivescovo di Salisburgo. Giuseppina Condè, nata nel sud del Darfur, il febbraio dello scorso anno fu accompagnata da una delle nostre Suore e da due missionarie nere nella casa di un copto, dove c'erano tre nere da istruire nella religione cattolica. Qui poi si trovò pure un'altra moretta venutavi per la curiosità di vedere le nostre missionarie e di parlare con loro. Erano lì appena da un quarto d'ora, quando costei, dopo aver gettato ripetutamente l'occhio su Giuseppina Condè, scoppiò in pianto dirotto. Giuseppina, senza sapersene dare ragione, incomin-ciò a piangere anch'essa, per cui le altre s'intimorirono tutte e fecero del loro meglio per consolare le due. Improvvisamente la moretta che piangeva, si avvicina alla nostra Giuseppina e cerca sulla nuca di lei una cicatrice. Quindi le domanda se suo padre non si chiamava così e così. E Giuseppina rispose di sì. Allora il fiume di lacrime delle due si raddoppiò e non cessavano di guardarsi. La moretta estranea continua a fare nuove domande: "Tua madre si chiamava forse così e così? Il paese dove tu sei nata non si chiamava così e così? Non avevi tu un'altra sorella maggiore di te e una minore e un fratello, e non si chiamavano essi così e così?"... Giuseppina a tutto rispondeva di sì. Il pianto non cessava, e in fine essa chiese nuovamente a Giuseppina: "Quando tu eri ancora al tuo paese, non ti chiamavi così e così?" "Sì, mi chiamavo così e così". "Nella tua casa ti ricordi tu della tua sorella maggiore e del suo nome?" "Sì", rispose Giuseppina, "e come l'amavo la mia sorella maggiore!" "Ricordi ancora come i giallaba ti hanno strappato dalle braccia di tua sorella?" "Ricordo benissimo tutto questo", rispose Giuseppina. "Orbene, sappi che io sono la tua sorella maggiore".
2521
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
E a questo punto le due sorelle si buttarono l'una tra le braccia dell'altra. In quell'occasione Giuseppina venne a sapere che un giorno dopo di lei, anche la sua sorella era stata portata via con la forza assieme alla mamma. Dopo tre mesi di viaggio arrivarono nel Kordofan ed essa fu venduta ad un nubano, che se la portò con sé a Dongola e a Siut, dove passò in proprietà ad un mercante turco. Costui la vendette al Cairo ad un eunuco dell'harem del sultano, che la fece portare a Costantinopoli, ove divenne una delle mogli di un ricco musulmano, a servizio dell'harem imperiale. Da costui fu trattata bene, e provveduta di abiti, di perle e di diamanti. Ma quando egli se ne morì, essa cadde nella miseria e fu venduta ad un mercante di tabacco, che viaggiava alla volta del Cairo. Un suo figlio fu venduto a Smirne ad un mercante. Si trovava in Egitto da circa un anno, quando un mattino capitò in casa del copto e vi trovò a caso sua sorella. "Godo di averti ritrovata" disse a Giuseppina, "ma mi rincresce di vedere che sei cristiana; però spero che diventerai musulmana come me". "No, cara, anzi al contrario, io spero che tu diventerai cristiana. Io sono stata in Europa, ho trascorso molti anni in Germania e ivi mi hanno ricolmato di benefici e mi hanno fatto conoscere la via che conduce al cielo. Mi hanno inculcato l'amore alla SS. Vergine e mi sono fatta cristiana. Devi provare anche tu quanto sia bello essere cristiana". Ma l'altra non approvò questo suo parlare, godette tuttavia che Giuseppina fosse stata in Germania, solo non voleva capacitarsi che si fosse fatta cristiana. Giuseppina la invitò a farmi visita, cosa però che essa rifiutò per paura che io la rubassi e la facessi cristiana. "Vieni", le disse Giuseppina, "andiamo insieme dal nostro Padre, vedrai come è buono".
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Ma in quel giorno essa non volle sapere niente del buon padre. Venne un altro giorno, ma aveva ancora una gran paura. Desiderava che io lasciassi andare con lei a casa sua la sorella, cosa che io le rifiutai assolutamente. Poco tempo dopo essa visitava di frequente Giuseppina nell'Istituto ed ora sembra molto disposta ad abbracciare il cristianesimo. Ma finora non sono riuscito a comperarla dal suo padrone, che esige per lei un prezzo esorbitante e poca voglia di venderla. Preghiamo la Madre e Regina della Nigrizia, la Vergine Immacolata, che ci aiuti, affinchè anche quest'anima si salvi.
L'ospedaletto del nostro Istituto ha una farmacia che costa 2000 fr. e fornisce medicinali anche alle altre due case e per di più a molti poveri della città.
2523
Le Suore sono animate da uno spirito ottimo, esemplari nella loro vita religiosa e piene di dedizione e di zelo per l'opera nostra. E noi da parte nostra non tralasciamo di fortificarle nella loro vocazione, di aiutarle e di perfezionarle.
La Superiora è Sr. Veronica Pettinati, di Empoli, che prima fu Superiora a Malta e a Gerusalemme. Essa è veramente all'altezza della sua missione. La casa del S. Cuore di Maria è un fabbricato vasto e solido con un piccolo orto, che ho preso in affitto dal signor Bahari Abut, greco cattolico, per 1600 fr. all'anno.

C) L'Istituto della S. Famiglia

2524
In Egitto la condizione dei poveri neri è quanto mai pietosa e triste. Molti anni di esperienza mi hanno convinto che non solo il musulmano e l'infedele, ma anche il cristiano cattolico di carat-
tere buono e irreprensibile, fatte poche eccezioni, considera gli infelici neri non come uomini, come esseri ragionevoli, ma come oggetti che recano guadagno. In generale un cavallo, un lama, un asino, un cane, una gazzella si apprezzano di gran lunga più di un nero o una nera. Il valore di questi ultimi è in proporzione solo al prezzo che sono costati o al denaro che essi possono fruttare coi loro servizi e fatiche o perfino con le loro perverse passioni. Qui il nero, come essere ragionevole, non ha valore alcuno. Solo una classe di neri è in grande onore, e sono gli eunuchi, i custodi degli harem. Tra cento neri, che a 7 o 8 anni di età vengono sottoposti a questa barbara operazione, forse venti restano in vita. Ora, dato che un eunuco costa dai 500 ai 1000 talleri prussiani, egli viene stimato di più in base all'alto prezzo. Da questo riconosceranno i nostri cari benefattori tedeschi quanto sia il bene che fanno allorquando devolvono le loro elemosine a questi infelici popoli neri. Questi poveretti, strappati violentemente ai loro parenti, devono fare faticosi e pericolosi viaggi per poi cadere nelle mani di padroni barbari, che se li scambieranno otto o dieci volte. E poi finiscono col divenire oggetto di disprezzo e vittime della crudeltà. La carità tedesca, dalla quale sono sostenuti i nostri Istituti, è l'opera più nobile di civiltà a bene di una parte dell'umana famiglia, che è la più dolorante e abbandonata della terra, e i neri saranno così elevati non solo all'altezza della fede cristiana, ma anche della civiltà europea.
2525
La Nigrizia eromperà un giorno in un canto di lode e di ringraziamento a onore della generosa Germania cattolica, alla quale essa deve la sua risurrezione.
L'esistenza di un Istituto in cui i neri vengono educati nella fede e in tutti i rami della cultura, come negli Istituti d'Europa, ha già fatto miracoli in Egitto. Infatti a molti Egiziani pareva proprio impossibile, che i neri potessero essere educati nella civiltà e che avessero le attitudini dei bianchi. Oggi sono convinti che questo è diventato una radiosa realtà. Ebbene anche se per questo un tal Istituto agli occhi dei musulmani d'Egitto dev'essere una prova evidente e parlante, tuttavia l'attività del medesimo non era rivolta all'esterno, dovendo noi usare troppa precauzione, per non cadere a causa del fanatismo musulmano in pericolose contese, e per non eccitare la suscettibilità delle varie sette nella terra dei Faraoni. Pensai allora ad un mezzo per sollevare ancor più la razza nera e porla in una luce di favore davanti a quegli uomini, che hanno solo un'ombra di civiltà. Il diritto che la razza nera possiede e che le si deve riconoscere presso quella bianca, dovrebbe apparire ancor più evidente per gli Egiziani. E io volli mostrare vieppiù ai popoli, provandolo con un esempio parlante, che secondo lo spirito sublime del Vangelo tutti gli uomini, bianchi e neri, sono uguali dinanzi a Dio ed hanno diritto all'acquisizione e alle benedizioni della fede ed alla civiltà cristiana Europea.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Tra i mezzi da me escogitati per rispondere a questo scopo, il più pratico e il più conveniente per le condizioni in cui ci trovammo l'anno scorso, fu l'erezione di una scuola pubblica al Cairo-Vecchio, nella quale dovevano lavorare soltanto maestre nere. Essa doveva erigersi proprio all'europea e doveva essere frequentata da giovanette di qualsiasi razza. Pensavo che ciò avrebbe influito molto a mettere in maggior onore la razza nera in Egitto. Nello stesso tempo le Missionarie nere potevano considerare la loro opera in questa scuola come una specie di noviziato ed un tempo di prova per esercitarsi al futuro apostolato di maestre e di missionarie nell'Africa Centrale.
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Queste due ragioni, congiunte alla necessità veramente urgente, di possedere al Cairo-Vecchio una scuola pubblica per fanciulle, mi decisero ad erigere un piccolo Istituto dedicato alla "S. Famiglia". Dietro autorizzazione, sollecitata presso il R.mo Arcivescovo, Vicario e Delegato d'Egitto, che il 23 maggio 1869 mi fece arrivare un decreto, io potevo aprire una scuola nel centro dell'antica Babilonia d'Egitto, a pochi passi di distanza dalla santa Grotta, dove la S. Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, riposò nella sua faticosa fuga.
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In questa scuola, in cui insegnano 5 Missionarie nere sotto la direzione di Sr. Caterina Valerio, francescana del Terz'Ordine di Verona, e di Sr. Faustina Stampais, mia cugina, di Maderno (diocesi di Brescia) viene impartito l'insegnamento del catechismo e della morale cristiana, di tutte le materie elementari e dell'arabo, francese, italiano, tedesco, armeno e di tutti i lavori manuali femminili, dal far lavori a maglia fino al più fine ricamo in oro e in seta. E' frequentata da ragazze orientali cattoliche di ogni rito e da europee, come pure da greche, armene, scismatiche e musulmane. Se non che, avendo il Patriarca copto scismatico proibito alle fanciulle della sua religione di frequentare la scuola del nostro Istituto, di queste ne vengono poche. Ebbi perciò un colloquio con lui, che però non condusse a nessun risultato. Egli disse: "Io non desidero che le ragazze copte frequentino la sua scuola; dalle nere non hanno niente da imparare, e poi temo che si facciano protestanti". Si vede fin dove arriva la sapienza di un tale Patriarca. Invano tentai di dimostrargli che la religione protestante dista più dalla fede cattolica che non dalla copta e che i suoi preti copti sarebbero in grado di insegnare più il protestantesimo che la fede cattolica.
2529
Questa casa appartiene ai RR. Padri Francescani di Terra Santa, ai quali perciò pago un affitto annuo di 360 franchi. L'insegnamento scolastico viene impartito gratuitamente. Solo alcune famiglie tedesche bavaresi vi pagano mensilmente qualche cosa.

2530
SPESE E MEZZI DI SUSSISTENZA DEGLI ISTITUTI D'EGITTO

Riguardo ai mezzi pecuniari e materiali dei nostri Istituti io ho mille motivi di ringraziare la Provvidenza. Benchè i tempi siano al presente così tristi e dal 1867 sui nostri Istituti si siano abbattute varie vicissitudini e burrasche, nulla di meno finora non è mai mancato loro il necessario per le ammirabili disposizioni di Dio (E' pur sempre vero che il demonio minaccia ogni opera di bene). Noi siamo giunti felicemente fin qui e speriamo di lavorare ancora nella stessa maniera, fino a che i nostri Istituti un giorno avranno entrate proprie.
2531
Finora l'aiuto più considerevole ce lo prestò la Germania cattolica, rappresentata dalla benemerita Società di Colonia, che è la diretta fondatrice dei nostri Istituti per neri in Egitto e la migliore promotrice dell'Opera della rigenerazione dell'Africa. Dio la spinga a continuare e a intensificare i suoi aiuti! La protettrice di questa grande opera è la benemerita Società di Colonia, essa è infatti una sublime opera di Dio! Le nostre suppliche a Dio mirano a questo che essa si diffonda sempre più e prenda proporzioni sempre maggiori.
2532
Un grave inconveniente sta in ciò, che i nostri Istituti d'Egitto non posseggono ancora alcuna casa come propria.
Le tre case d'Egitto ci costano un affitto annuo di 3160 Fr. Con le riparazioni, che diventano necessarie, tale somma ammonta ogni anno a 4000 Fr.; tuttavia d'ora innanzi solo a 3550 fr. Una casa propria per la missione richiederebbe 80,000 Fr. La casa del S. Cuor di Maria mi fu offerta per 60,000 Fr. Però alcuni cambiamenti e migliorie richiedono altri 20,000 franchi. In Egitto le case sono molto care. Per rendere possibile l'acquisto di una casa come propria, almeno per incominciare, l'illustre Società di Colonia, con nobile e incomparabile premura, mi ha inviato la bella somma di 10,000 Fr. Quest'esempio degno di lode ha trovato imitazione in un insigne benefattore, che destinò a questo scopo altri 3000 Fr. Certo manca ancor molto all'acquisto di una casa propria. Dio infonda un simile spirito di carità anche ad altri benefattori, affinché questo punto importante per la nostra grande opera si adempia presto.
2533
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Le spese necessarie soltanto per i bisogni più urgenti dei tre Istituti d'Egitto ammontano ogni anno a 25,000 Fr. Usando la più grande parsimonia tale somma si è verificata finora come esigenza annuale.
Segue qui una breve esposizione delle entrate e delle uscite di tre anni dei nostri Istituti d'Egitto, cioè dal tempo della fondazione fino al presente e, tutto sommato, viaggi, donazioni in denaro e viveri, e le spese per l'arredamento interno.

ENTRATE E ATTIVO DEGLI ISTITUTI DEL CAIRO
NEI PRIMI 3 ANNI DELLA LORO FONDAZIONE

Donazione in contanti Franchi
2534
1. La illustre Società di Colonia per il riscatto dei
neri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33,050
2. La Società della Propagazione della Fede di Lione e
Parigi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,000
3. La Ludwigverein di Monaco . . . . . . . . . 1,500
4. La Società dell'Immacolata Concezione di Vienna 1,000
5. La Società per le Scuole d'Oriente di Parigi . . 1,200
6. La Società del S. Sepolcro di Colonia . . . . 500
7. L'Istituto delle Monache Cistercensi di Landshut
in Baviera . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2,000
8. L'Istituto della Visitazione di Beueberg in
Baviera. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,260
9. Offerte di benefattori privati tra i quali si distin-
guono: le Loro Maestà l'Imperatore Ferdinando I e
l'Imperatrice Maria Anna d'Austria, sua Altezza
il Duca di Modena Francesco V, sua Altezza reale il
Principe Giorgio di Sassonia e la consorte, Sua Al-
tezza il Principe Carlo di Lšwenstein etc. etc. 19,470
10. Ricavato dei lavori delle morette degli Istituti
del Cairo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3,680
11. Per le SS. Messe dei missionari (stipendi di Messe) 5,400
2535
DONAZIONI DI OGGETTI UTILI DI VARIO GENERE

12. Signorina Duchene di Parigi, Signora Maurin Bié,
signorina Dephies, dalla Società di Roma (Opera
Apostolica di Roma) stoffa, vestiti, camicie
etc. etc. per un valore di . . . . . . . . . . . . 3,640
13. Donazioni in caffé, zucchero, formaggio, farina,
cibi di ogni sorta . . . . . . . . . . . . . . . . 4,000
14. Dalla famiglia del missionario Don Rolleri, dalle
monache della Beatissima Vergine di Cremona, grano
e prosciutto etc. . . . . . . . . . . . . . . . . 700
15. 9 barili di Olio da mio padre Luigi Comboni . . . 750
Somma Fr. 89,150

2536
Risparmi mediante mie industrie e concessioni straordinarie

16. Varie Società Ferroviarie, che hanno la loro sede
a Parigi, Sig.r Pointu Direttore delle Ferrovie
del Sud a Vienna, Sig.r Behm direttore a Innsbruck,
Sig.r Talabot a Parigi etc. Essi mi concessero viag-
gio gratuito in Italia, in Francia e in Germania;
ammonta a . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1,600
17. Viaggio gratuito per il Cairo di morette come po-
stulanti della Missione, di Fratelli laici, e di
operai, trasporto gratuito di 274 colli da Marsi-
glia ad Alessandria per parte di sua Ecc. il Mini-
stro degli Esteri di Francia (il Governo francese
concesse viaggio gratuito solo per i missionari,
ed anche questo non sempre, ma solo ad alcuni) e
mediante il governo egiziano . . . . . . . . . . . 12,000
Somma delle entrate Fr. 102,750

SPESE E PASSIVO DEGLI ISTITUTI DEL CAIRO
NEI TRE ANNI DALLA LORO FONDAZIONE

1. Spese di viaggio per 36 persone con trasporto baga-
glio dall'Europa al Cairo . . . . . . . . . . . . 15,600
2. I miei viaggi in Europa . . . . . . . . . . . . . 2,200
3. Affitto delle case del Cairo . . . . . . . . . . 8,160
4. Per me e per gli Istituti lettere e spedizione e
ricevuta di pacchi etc. . . . . . . . . . . . . . . 2,600
5. Spese per il culto, lumi, olio, vino, farina, banchi,
confessionali, lavandini, etc. . . . . . . . . . . 2,900
6. Farmacia, per il medico ordinario e per uno in casi
speciali, piccole spese per l'ospedale . . . . . . 4,800
7. Cibo, vestito, mantenimento di 72 persone, veicolo,
carro, asino, e per il riscatto di moretti e
morette . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39,000
8. Letti di ferro, lavandini, mobili, masserizie per
arti e mestieri, l'occorrente per l'altare etc.
Tutti oggetti che i tre Istituti posseggono e che
ammontano a circa . . . . . . . . . . . . . . . . . 26,000
Somma delle spese Fr. 101,260
Totale delle entrate ed attivo . . . . . . . . . Fr. 102,750
Totale delle spese e passivo . . . . . . . . . . Fr. 101,260
Fondocassa . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Fr. 1,490

2537
Non sono affatto calcolate le elemosine necessarie e che in ogni missione si devono dare ai poveri o in denaro o in altre cose.
Così ora Loro hanno, per sommi capi, un'idea della fondazione e degli intenti dei nostri tre Istituti dei Neri d'Egitto e delle Regole che vi si osservano. Essi si devono ritenere come la prima pietra di quel grandioso edificio di carità cristiana e di civiltà, che nell'ammirabile sua preordinazione la divina Provvidenza sembra voglia erigere per la conquista morale e spirituale della Nigrizia dell'Africa Centrale. Mi resterebbe qualche cosa d'altro ancora da esporre circa i risultati primari e secondati conseguiti, e che si perseguono in questi istituti. Ma questo sarà materia di una ulteriore relazione che ancor mi riservo.
2538
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Voglio ancora accennare qui che il rappresentante della S. Sede, il R.mo Mons. Ciurcia, Vicario e Delegato Apostolico d'Egitto e di Arabia, ha dimostrato sempre grande benevolenza verso di me e verso gli Istituti, ed ha esternato in modo pieno d'affetto il suo compiacimento e alla S. Congregazione di Propaganda Fide abbia dato i ragguagli più lusinghieri sul conto loro. Essi fecero ottima impressione anche ai Vescovi e Vicari Apostolici di Cina, India, America e d'Oriente, che in occasione del loro viaggio al Concilio Ecumenico Vaticano li onorarono di una visita. Con particolare gratitudine e venerazione ricordo il R.mo Mons. Leo Meurin della diocesi di Colonia, decoro dell'apostolato in India, vescovo di Ascalona, Vicario Apostolico di Bombay e amministratore interinale del Vicariato di Poona. Come membro della Compagnia di Gesù egli possiede un acume speciale nel dare un giudizio circa un Istituto missionario e sa valutare con grande precisione di vedute se un Istituto per l'apostolato di recente erezione dia speranza e sia in via di progresso. I pregiatissimi Signori, che hanno avuto la fortuna di godere la conversazione di questo insigne apostolo dell'India, avranno udito da lui un ragguaglio sui lavori e sul progresso dei nostri Istituti (cfr. Gli Annali dell'Anno scorso). L'encomiabile benignità che usò con noi in Egitto, a Roma e dovunque non la dimenticherò mai. Questo degno figlio di S. Ignazio, cui è affidato l'apostolato dell'India, del suo glorioso Padre e predecessore S. Francesco Saverio, è diventato imitatore delle sue gloriose virtù. L'India e il Concilio Vaticano devono a Mons. Meurin servigi di primissima importanza. E' per me una gioia e un vanto che questo illustre Vescovo sia un coloniese.
2539
L'Egitto, in occasione della solenne apertura del canale di Suez, fu onorato dell'alta presenza dei più potenti Principi d'Europa, tra i quali il glorioso Principe della corona di Prussia e l'Imperatrice Eugenia. Per rendere onore al vero e per adempiere un dovere di gratitudine, dirò della condotta veramente apostolica di Sua Maestà l'Imperatore d'Austria.
2540
Il fortunato evento della solenne apertura del Canale di Suez ebbe luogo alla metà di novembre del 1869: gettò i suoi raggi luminosi sulle sante missioni d'Oriente e in particolar modo d'Egitto. Tra i Principi d'Europa, che presero parte alle feste, fatte preparare con splendore e magnificenza orientale da sua Altezza il Kedivè d'Egitto, Ismail Pascià, c'era anche Sua Maestà l'Imperatore d'Austria. Questa comparsa in Egitto del nobile discendente degli Asburgo; agli occhi degli uomini è un grande onore per il memorabile momento dell'inaugurazione di un'opera di gloria e di portata mondiale, ma agli occhi di Dio, secondo le disposizioni misteriose della Prov-videnza, fu un avvenimento sommamente felice per il cattolicesimo in Oriente. Sì, fu proprio un apostolato a beneficio delle Missioni cattoliche. Quando un sì potente Imperatore non disdegna di prostrarsi sulla tomba del Salvatore e di testimoniare la sua venerazione ai Luoghi Santi, santificati dalla presenza dell'Uomo-Dio durante la sua vita terrena, in Terra Santa ed in Egitto, dà con ciò stesso un esempio magnifico ed eloquente. Né omise di professare la sua stima ai sacerdoti di questi Santuari, che in queste terre predicano agli infedeli il Vangelo di pace e di ogni bene. Infatti il grande monarca, appena giunto nella Santa Città di Gerusalemme, s'inginocchiò ai piedi di un povero frate francescano, e gli fece la sua confessione per poi ricevere il pane degli angeli sul Sepolcro di Colui, che è il Re dei re e Signore degli eserciti. Questo fu uno spettacolo edificante non solo per i cattolici, ma anche per i turchi e per gli eretici. Al suo arrivo a Suez e al Cairo la sua prima preoccupazione fu quella di assistere alla S. Messa nei modesti templi di Dio, che vi si trovano, e soltanto di poi osservava le superbe e gloriose meraviglie dei secoli passati.
2541
Il 23 novembre sarà per me un giorno che ricorderò in eterno. In questo giorno Sua Maestà Imperiale, alle 11 a.m., si degnò ricevere il corpo diplomatico e i consoli d'Egitto. Un'ora prima il R.mo Mons. Ciurcia raccoglieva presso di sé i Vescovi dei Cattolici orientali uniti e i Superiori degli Istituti della capitale d'Egitto, e alle ore 11 ci recammo al magnifico palazzo di Giazirah. Appena Sua Maestà Imperiale ebbe notizia del nostro arrivo, noi, rappresentanti della Religione cattolica in Egitto, fummo ricevuti subito, senza aver chiesto udienza, ed il corpo diplomatico dovette aspettare. Alla breve e vibrante allocuzione di Mons. Ciurcia, l'Imperatore rispose con parole di benevolenza e di incoraggiamento e con la promessa di voler aiutare e proteggere gli interessi della religione cattolica in Oriente. L'Imperatore si rivolse poi ad ognuno dei Vescovi e Superiori di Istituti e disse poche parole di compiacimento. Tali parole furono rivolte anche alla mia pochezza con particolare affabilità, e Sua Maestà Imperiale mi espresse l'interessamento che egli prende per la rigenerazione dell'Africa Centrale, di cui l'Imperatore è sempre stato valido protettore fin dalla fondazione del vasto Vicariato. Questo riconoscimento e questa considerazione che il cattolicesimo e i suoi rappresentanti spirituali esperimentarono da parte di un tal Principe non mancarono di produrre sui turchi un'impressione di meraviglia e di favore.
2542
Essi notarono che un Imperatore professava in faccia a tutto il mondo la più sincera stima e rispetto per la sua santa religione e che trattava tutti i suoi sacerdoti, dai Vescovi in giù, con la più cordiale gentilezza. Ne dovettero tirare come conseguenza evidente, che essi per parte loro non dovevano porre più ostacoli all'apostolato cattolico e che dovevano concedere piena libertà alla nostra S. Religione e che i Missionari e i Rappresentanti di questa S. Religione in Oriente dovevano essere rispettati. Infatti nel caso che avessere agito contrariamente, un sovrano europeo così potente avrebbe potuto denunziare la loro prepotenza ed ingiustizia. Dato che questo modo di procedere dell'Imperatore d'Austria ebbe dei veri successi per l'apostolato, deve essere conservato a eterna memoria dagli Annali della Missione e i Missionari d'Egitto se ne ricorderanno con eterna gratitudine. Tra i personaggi distinti, che presenziarono all'apertura del canale di Suez e che onorarono di una visita i nostri Istituti, devo ricordare ancora: Sua Altezza Reale l'Arciduca Rainero con la sua distinta consorte e parimenti l'Arciduca Ernesto, i quali s'intrattennero tutti alla buona con le morette e che con la massima condiscendenza si facevano dare da esse informazioni a loro riguardo.

II.

2543
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
L'Opera della rigenerazione della Nigrizia è un'opera urgentissima, difficilissima e vasta quanto mai. Per attuare nelle sue grandi linee il progetto, come l'ho concepito io nel mio spirito, e per dargli un fondamento duraturo ci vorrebbe una partecipazione generale di tutti i cattolici del globo, raccolti insieme, onde liberare questi poveri popoli neri dalla notte del paganesimo e far sorgere sopra di loro la luce vivificatrice della fede in Gesù Cristo. Dobbiamo riflettere sempre che essi sono la decima parte di tutto il genere umano! Non trovo parole per descrivere il dolore che provo, e la mia profonda afflizione di cuore e con quale gravità e intensità pesi su di me il pensiero della desolazione e del letargo in cui sono immersi questi infelici! Io fui testimone oculare di queste catene spirituali e della profonda miseria di questi infelici. Il pensiero di una miseria umana così immane, che pesa sulla mia cara Nigrizia, mi toglie in molte notti il sonno ed al mattino mi alzo più stanco che non fossi stato alla sera, dopo una giornata di intenso lavoro. E in queste notti lunghe e piene d'affanno, prima che me n'avveda, la mia fantasia corre alle riarse terre dell'Africa Centrale, ancora inesplorate e teatro delle condizioni più sconcertanti. Poi nell'immaginazione ripercorro tutta l'Europa civile e mi guardo attorno per vedere se mai appaia un raggio di speranza, che possa essere di beneficio ai miei poveri neri!
2544
Ah, e poi mi prostro nuovamente e risolutamente ai piedi dei monarchi e dei grandi di questa terra per scongiurarli con rivi di lacrime, di aprire la loro mano e di spendere una parte dei loro tesori per la salvezza di questi infelici! Lascio poi che il mio sguardo scorra sulla parte eletta del gregge di Gesù Cristo e contemplo i più fiorenti seminari delle preminenti diocesi del mondo cattolico, e vorrei scegliermi tra di loro i giovani più forti, i fiori e le speranze del sacerdozio, per spronarli a volgere con gesto eroico le spalle al mondo, a lasciare la loro patria e a correre in aiuto di quegli infelici, a spezzare le catene della loro schiavitù e a portar loro la lieta novella, la fede cattolica.
2545
Una notte, in cui immerso in tali pensieri, ero appena tornato dal letto di morte di un povero uomo, che abitava sulla riva del Nilo, donde si scorgono le celebri piramidi, proprio queste piramidi, vero simbolo della schiavitù del popolo ebreo, che era stato impiegato nella costruzione di queste antichissime e celebri piramidi e che vi aveva sparso il suo sudore. E come un lampo colpì il mio spirito il pensiero di approfittare del Santo Concilio Ecumenico e di presentarmi a tutti i Vescovi del mondo cattolico, raccolti intorno alla tomba di S. Pietro per conferire col Vicario di Gesù Cristo sui più importanti interessi della Chiesa Cattolica e sulla sua influenza su tutto il mondo. Per qualche tempo questo piano lo portai meco nel mio spirito. Poi pregai e feci pregare per me i migliori tra i primi frutti della Nigrizia rigenerata. Dopo aver consultato a lungo i miei colleghi di missione e dopo un maturissimo esame, risolvetti di partire per Roma, dove, via Messina, arrivai il 15 marzo, mio genetliaco. Considerato a fondo tutto ciò che poteva essere di maggior vantaggio al mio progetto e avuti frequenti colloqui coi più insigni Prelati del Concilio ecumenico, soprattutto col Card. Barnabò, fui invitato a compilare un "Postulatum Pro Nigris
Africae Centralis", che doveva essere fornito delle qualità necessarie per poter essere preso poi in considerazione dall'assemblea conciliare.
2546
Così per un singolare aiuto della grazia divina e con una fatica che non si può dire, riuscii a sottoporlo alla Commissione. Dovetti far visita a 600 Vescovi, dei quali moltissimi sottoscrissero il Postulato. Questa Commissione constava di Cardinali, Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi, ed era stata nominata da Sua S. Pio IX per raccogliere ed esaminare le proposte dei Padri del Concilio. Il mio Postulato fu da essa approvato, perchè l'oggetto che conteneva era utile alla Chiesa universale, e perciò essa diede il suo consenso perchè fosse sottoposto al Concilio. Finalmente nel giorno memorabile per la Chiesa Cattolica, 18 luglio 1870, il Postulato fu dal Segretario della Com-missione per i Postulati, Mons. Alessandro Franchi, Arcivescovo di Tessalonica, sottoposto a Sua Santità. Pio IX si degnò sottoscriverlo e stabilì che nel Concilio si trattasse sotto la rubrica "de Missionibus Apostolicis".
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In breve, non posso numerare tutti i vantaggi che il Postulato porterà in futuro, perchè raccomanda alla Chiesa universale il grande affare della Nigrizia e dell'Africa Centrale. Il Postulato fu accolto con grande interessamento dai Vescovi del Concilio, benchè allora tutti gli animi fossero tenuti occupati soprattutto per la questione principale del dogma dell'Infallibilità, e questo ne assorbisse quasi tutta l'attenzione. Dei vantaggi che il Postulato pone in rilievo, voglio rilevarne solo due:
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
1. Non appena venisse discusso nel Concilio il grande problema che il Postulato indica, e con una decisione conciliare uscisse un responso a bene dell'apostolato della Nigrizia, questo responso sarebbe senza dubbio un monumento eterno di protezione a tutti i popoli neri dell'Africa Centrale, e per tutti i secoli tutto il mondo cattolico lo riguarderebbe come una cosa impressagli nel cuore dal S. Concilio Ecumenico e vi riconoscerebbe un perpetuo appello, che si stende a tutti i popoli della cristianità cattolica: il promuovere con zelo la conversione dei neri ed aiutare per tutti i tempi le missioni dell'Africa Centrale, sino a che la Nigrizia sia divenuta cristiana.
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2. Una volta sanzionato solennemente dal Concilio ecumenico Vaticano il principio dell'apostolato della Nigrizia, ne vedremo in seguito i meravigliosi risultati. Per l'Africa Centrale non solo usciranno dalle diocesi cattoliche collaboratori ed apostoli pieni di zelo, ma anche i cattolici di tutto il mondo, mediante contribuzioni in denaro, si daranno premura di procurare gli aiuti materiali che sono necessari, perchè tutte le imprese che si devono compiere per la conversione della Nigrizia, abbiano il miglior progresso.
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[Segue qui il Postulato e la lettera con cui Comboni chiede ai Padri del Concilio la sottoscrizione del Postulato.]
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III.

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Probabilmente il Postulato diede lo stimolo anche all'effettuazione dell'ultima piccola spedizione in Egitto, da me organizzata verso la fine di ottobre dell'anno scorso. Nelle pagine che seguono racconterò come avvenne il primo impulso.
Era il 29 giugno, giorno sacro alla commemorazione dei gloriosi Principi degli Apostoli. La Basilica Vaticana offriva al mondo uno spettacolo unico. Il Capo supremo della Chiesa celebrava il pontificale e vi si faceva sfoggio di tutta la maestà, di tutto lo splendore e bellezza del culto esterno della Chiesa di Gesù Cristo. Mai tale cerimonia fu così sublime e magnifica come in questa occasione per la presenza dei Padri del Concilio, che in numero di oltre 600 nei loro ricchi e preziosi paludamenti, facevano la loro comparsa nella principale basilica del mondo.
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Per avere il posto più favorevole che fosse possibile e la vista migliore, mi avevano pregato alcune distinte personalità di accompagnarle in Vaticano e di portarle vicino alla Confessione di S. Pietro dal lato del Vangelo. Essi infatti non solo volevano vedere bene le cerimonie del Pontificale, ma per di più io dovevo dir loro i nomi e le diocesi dei singoli Vescovi che ci passavano accanto per recarsi nel coro di S. Pietro. Essi sapevano benissimo che io potevo dare loro le migliori informazioni, perchè li conoscevo quasi tutti, avendo avuto colloqui con loro a motivo del Postulato o avendone fatta la conoscenza nelle loro diocesi o ancor prima in altre circostanze, a Roma. Fortuna volle che, mentre passava per questo posto il corteo dei Cardinali e Prelati e io dicevo i nomi e le diocesi dei singoli, molte persone mi si facessero intorno per udirne pur esse i nomi. Tra costoro c'era un giovane canonico dell'Arcidiocesi di Trani nel napoleano, il quale, senza che io me ne accorgessi particolarmente, prestava orecchio più d'ogni altro a quello che dicevo. Si susseguirono l'uno dopo l'altro molti Prelati, che non la finivano mai, ma appena passato accanto a noi uno di questi, tosto il giovane canonico mi si accostò e mi chiese: "Chi è quel Prelato?". Io gli risposi subito: "E' Mons. Bianchi Dottula, Arcivescovo di Trani, Nazaret e Barletta e Amministratore perpetuo della diocesi di Bisceglie". Il canonico sorrise con aria d'assenso e si rivoltò ai suoi amici, ma io non ci feci più caso. In quell'istante apparve il S. Padre in sedia gestatoria, salì il trono e incominciò il Pontificale. Io mi avvicinai ai Vescovi e parlai in arabo con alcuni Prelati orientali. Con altri, che mi si facevano attorno, ero costretto a parlare in altre lingue, poichè in quell'occasione Roma era l'universo.
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Osservai allora come il giovane canonico mi seguiva passo passo e captava ogni parola, quando parlavo latino, italiano o francese. Due mesi più tardi egli mi confessò che allora egli non aveva osato parlarmi, ma aveva pregato uno dei suoi compagni di rivolgermi la parola. Avendo io soddisfatto il suo compagno con una cortese risposta, il giovane uomo si fece coraggio e incominciò con me il seguente dialogo: "Scusi la domanda, Signore, ma lei deve avere per la mente un affare ben importante per intraprendere tutti quei viaggi, che ho appreso dalla sua bocca!" "Lo scopo dei miei viaggi", gli risposi io, "è quello di raccogliere elemosine e mezzi di sussistenza per la mia missione e di cercare missionari, animati dal vero spirito di abnegazione e di zelo, che mi aiutino nella mia grande impresa". Quando il canonico ebbe udita questa mia risposta, i suoi occhi s'incontrarono coi miei con uno sguardo pieno di vivacità e di ardore. Parlai quindi nuovamente con gli altri e nominai loro i Principi e le Principesse, che si trovavano sulla loggia dei Principi. Poi ecco il mio canonico ritornare improvvisamente e rivolgermi questa domanda: "Quale missione direbbe lei essere più adatto per un napoletano?" "La missione in Africa" gli risposi subito. Ciò eccitò vieppiù il giovano canonico. Mi balenò allora alla mente una luce e tosto il pensiero di guadagnare all'Africa questo giovane; mi separai amichevolmente dagli altri, per dedicarmi maggiormente a lui e per sondare il terreno. Ed eccolo farmi una domanda: "Oh! Dica, in che contrada è lei missionario?" "In Egitto" gli risposi, senza dare un'ulteriore indicazione che io ero missionario dell'Africa Centrale. Il giovane canonico soggiunse tosto: "Che gioia non sarebbe la mia di essere missionario sotto la sua direzione! Ma l'Egitto non è la missione che io ho scelto per me. E' l'Africa Centrale e la Nigrizia, dato che avendo letto il Postulato pro Nigris Africae Centralis, proposto al Concilio da un certo abate Comboni, del quale lessi anche il Piano per l'evangelizzazione della Nigrizia, fui preso dalla più profonda simpatia per questi popoli.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Sì, mi pare che al mondo non esista nulla di più importante e di più meritorio, che questo sublime compito. Benchè io mi sia già presentato al mio Arcivescovo ed egli sia entrato per me in relazione con un Vescovo lazzarista d'America, perchè io mi possa dedicare alla sua missione, appena letto il Postulato e il Piano, comunicatomi dal mio Arcivescovo, fui preso da un amore così forte per l'Africa Centrale, da una simpatia così viva per questi popoli, che il mio Arcivescovo non volle opporvisi e solo mi disse: "Preghi perchè il Signore le manifesti la sua volontà". "Lei non ha mai sentito parlare della Nigrizia e di quella grande opera missionaria?" Io non sapevo cosa mi accadeva sentendo parlare il giovane così! "Sì", gli risposi, "conosco quest'opera missionaria della Nigrizia. Siccome i missionari che vanno nell'Africa Centrale devono toccare l'Egitto, ho avuto occasione di conoscerli tutti e sono molto addentro nello scopo della loro Missione." "Oh! come sono lieto", rispose il giovane canonico, "che lei sia così bene versato in tutto; allora lei deve conoscere anche colui che collabora per quest'Opera, l'abate Comboni!" "Sicuro", gli dissi, "lo conosco benissimo". "E' con lui che devo parlare, ho già chiesto al mio Arcivescovo l'abitazione del Comboni, ma non me la potè indicare. Egli mi confessò che lo conosce benissimo e mi consigliò di domandare l'abitazione del Comboni al Vescovo di Verona, che la saprebbe certamente. Subito dopo la chiusura del Pontificale andrò da lui per avere informazioni in proposito". Io allora gli risposi: "Posso dirglielo anch'io dove abita Comboni, se vuole, egli abita in Piazza del Gesù, N¼. 47, terzo piano". "Grazie mille", disse il giovane canonico tutto soddisfatto e scrisse l'indirizzo, "ora non ho più bisogno di andare dal Vescovo di Verona, vado dritto dal Comboni". "Caro mio, se lei vuol andare subito da lui sarà inutile. Comboni non lo trova a casa di sicuro, egli a casa non c'è mai, è un girovago di prima classe, è sempre talmente sovraccarico di affari, che a casa ci va solo per dormire. Del resto se lei vuole trovarlo, vada da lui domani alle due pomeridiane. Forse, quando stanco torna dalla passeggiata a S. Paolo extra muros, lo troverà a casa".
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Io rimandai questa visita ad un altro giorno di proposito per aver tempo di informarmi dettagliatamente di quest'uomo presso l'il-lustrissimo Arcivescovo, prima ancora di mettermi in relazione con lui e di dargli una risposta. "Dunque domani alle due sarò dall'abate Comboni".
Questi dialoghi avevano avuto luogo mentre da Pio IX si celebrava il Pontificale. Quando il S. Padre con la sua voce sonora, che passava chiara e distinta attraverso l'immensa basilica, cantò il Pater noster, il giovane canonico, che dai circostanti aveva saputo che Don Comboni ero io, mi si avvicinò e mi disse: "Dunque è lei l'abate Comboni!" Faccia pure conto che lo sia", gli risposi. "Allora" soggiunse, "da questo momento io mi consacro alla sua grande impresa e voglio espormi a tutti i pericoli dell'apostolato della Nigrizia. Disponga subito di me e mi tratti pure come un pezzo di legno; di una sola cosa la prego, di andare dal mio Arcivescovo e di indurlo a permettermi di dedicarmi all'Opera sua. Io confido che Dio, mediante il R.mo Mons. Arcivescovo mi concederà questa grazia. Io mi sottometto a lei per tutta l'eternità e le prometto la più incondizionata ubbidienza".
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Che disposizione mirabile! Come sei buono, o mio Dio! Nello stesso istante in cui il giovane canonico mi prometteva solennemente di darsi anima e corpo all'opera missionaria della Nigrizia, lì a pochi passi dalla tomba dei Principi degli Apostoli, in presenza del Vicario di Gesù Cristo e dei rappresentanti del cattolicesimo, il R.mo Arcivescovo di Trani offriva al Vescovo di Verona il giovane canonico Pasquale Fiore per le missioni d'Africa.
Terminato il Pontificale, raccomandai al nuovo aspirante di raddoppiare le sue preghiere a Dio e alla Regina degli Apostoli per poter conoscere la decisione del cielo. Mi trovavo dal Vescovo di Verona, quando questi, appena scortomi, mi disse come la divina Provvi-denza forse ci aveva concesso come collaboratore nell'opera africa-na, un uomo insigne nella persona di un eccellente giovane canonico, offertogli dall'Arcivescovo di Trani. Egli mi incaricò di parlare con l'Arcivescovo e di esaminare il candidato se avesse vera vocazione. Ciò sarebbe evidentemente inutile, perchè ci basterebbe il giudizio di Mons. Bianchi Dottula, Prelato distinto, profondo conoscitore del cuore umano e che sapeva comprendere benissimo l'importanza e la grandezza di quest'attività missionaria, alla quale il nuovo candidato voleva dedicarsi.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Sulla sera, quando andai a far visita all'Arcivescovo di Trani, questi mi narrò tutta la storia della vocazione di Pasquale Fiore allo stato ecclesiastico. E mi confessò che faceva proprio un sacrificio grande a privarsi di un uomo che era uno degli ecclesiastici più insigni e zelanti della sua Diocesi. Ma, dato che vedeva essere questa la volontà di Dio, vi era completamente disposto e gli dava volentieri il suo consenso. Prima però di prendere una decisione in cosa di tanta importanza, dovemmo fare un triduo alla Madre di Dio, per poter conoscere la divina volontà. Giunti al terzo giorno del triduo, il 2 luglio, Visitazione della Vergine, ritornai dall'Arcivescovo e dopo poche parole mi disse tosto che Dio aveva chiamato veramente il canonico Fiore all'apostolato in Africa; e così si concluse la cosa. Fiore mi raccontò più tardi come gli era venuta la vocazione alle Missioni, nella quale si riconosce chiaramente la mano di Dio. Convenimmo che tornasse anzitutto in patria per mettere a posto gli affari della sua vasta parrocchia e della sua famiglia. Nell'autunno l'avrei chiamato io a Verona nel Collegio delle Missioni Africane e qui il Vescovo di Verona e io avremmo disposto d'impiegarlo nel modo più confacente pel bene della grande opera.
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Non sarà privo d'interesse per Loro il riportar qui i particolari dai quali il canonico Fiore fu spinto a decidersi per l'Africa.
Il canonico Fiore è un giovane prete di 30 anni, la cui famiglia, assai agiata, abita nella città di Corato. Sua madre, una signora squisitamente pia, di 48 anni, nutriva verso il figlio un amore straordinario e questi da parte sua corrispondeva all'amore materno con gli stessi sentimenti di tale affetto, da vivere solo per Dio e per la madre. Si dovette a questo intenso amore alla madre, se egli all'inizio della sua carriera sacerdotale non si orientò verso le Missioni estere, alle quali si sentiva attratto fortemente. In casa ebbe un'ottima educazione e nel seminario della sua diocesi si distinse talmente per la sua capacità intellettuale, per pietà e per amore allo studio, che alla fine del corso teologico fu scelto dal suo Arcivescovo a mettere a posto alcuni affari ecclesiastici di grande importanza. Vi dimostrò tanta prudenza, zelo e abilità, che a soli 26 anni d'età gli fu affidata la grossa parrocchia di Corato, che contava 32.000 anime. Veramente ammirabile fu il suo spirito di abnegazione al tempo del colera che infuriò per due volte in modo orribile in questa città. Nel 1867 al tempo della più violenta manifestazione di questo morbo in Corato, morirono ogni giorno 140-150 persone. La grande operosità di Fiore e lo zelo veramente apostolico, che in questa tribolazione della sua città egli dimostrò, ebbe come esito che l'Arcivescovo dietro richiesta di molti, lo nominò Canonico del Capitolo di Corato ed ebbe inoltre da esercitare il pesante ufficio di parroco e di confessore di molte religiose nei monasteri di quella contrada.
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L'esercizio quotidiano del suo ufficio spirituale non gli impediva di prestare a sua madre le più tenere prove d'affetto. Quando a mezzogiorno tornava a casa, la prima cosa che desiderava era quella di vedere sua madre, ed ogni volta che andava in chiesa, prima ancora andava da sua madre; ambedue sembravano non poter vivere separatamente. Quando però sentì sempre più impellente la vocazione a consacrare la sua vita alle sante missioni, si sentì inquieto nell'animo suo, temendo che questo affetto intenso alla madre potesse divenire un grave ostacolo all'attuazione del suo piano. Quante volte il giovane canonico fu lì per troncare questi legami del sangue, onde fuggirsene in un mondo lontano e poter così offrire l'anima sua solo a Dio! Quante volte a stento seppe resistere alla tentazione di abbandonare la casa per entrare in un Istituto missionario! Ma la vinceva sempre l'amore materno.
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In tale stato si trovava l'anima sua, quando un affare d'ufficio di particolare urgenza lo chiamò a Roma e fu solo con grande disagio che gli riuscì di separarsi per qualche giorno dalla sua amata madre. Al suo arrivo a Roma incontrò un collega d'ufficio che voleva fare gli Esercizi Spirituali in una comunità religiosa, ma senza averne potuto ancora trovare l'occasione. Capitò che Fiore, celebrando una mattina presso i Gesuiti, scorgesse un avviso sul quale c'era una notificazione di Esercizi Spirituali presso i PP. Gesuiti a S. Eusebio e la data della loro apertura. Domandò allora ad un prete gesuita se il suo amico poteva prender parte a questi Esercizi. Avendone avuta risposta affermativa, appena gli fu possibile, corse dal suo collega a dargliene notizia. Fiore fu invitato da questi a fare gli Esercizi con lui, ma dapprima il giovane canonico gli diede un rifiuto, osservandogli che li aveva fatti solo da poco. Però, data l'insistenza del-l'amico, dovette andar con lui a S. Eusebio. Qui i due vennero a sapere che c'era preparato il posto solo per uno; e allora Fiore se ne tornò indietro triste, perchè sentiva ormai che una voce interna lo spingeva sempre più a fare di nuovo gli Esercizi proprio allora, e perchè gliene era offerta l'occasione. Se l'intese in proposito col suo Arcivescovo che lo consigliò di tornare a S. Eusebio e di riprovare se gliene dessero il permesso. Con insistenti suppliche ottenne dai buoni Padri la licenza. Dettava gli Esercizi il celebre P. Curci S.J. Ci furono cinque prediche sulla vocazione dell'uomo, nelle quali lo slancio era sublime quanto mai, e dipinse con tal forza gli argomenti e con tale unzione le vanità di questo mondo e la caducità di tutte le cose terrene, che il canonico Fiore non indugiò più un istante ad abbracciare l'attività delle Missioni Estere e a lasciare la sua amata mamma, per la quale nutriva tanto affetto. L'amore alle anime infelici, che gemevano ancora sotto il dominio di satana, e l'ardore di liberarle e di redimerle, riportò vittoria sull'amore alla Madre! Allora aprì interamente tutto lo stato dell'anima sua al suo Arcivescovo e lo pregò di indicargli una Missione, ove gli fosse dato di offrire la sua vita per la salvezza delle anime. Il suo Arcivescovo ne parlò a tale scopo con un Vescovo americano, e si stava già per prendere con lui una decisione definitiva, quando la Provvidenza, come già dissi, dispose altrimenti.
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Ci fu dato da Dio un altro uomo insigne, la cui esperienza nella cura d'anime ci sarà di grande utilità per l'infelice Nigrizia. Egli è Don Giuseppe Ravignani, di anni 36, parroco di Povegliano, il quale esercitò il suo ufficio con grande saggezza e con straordinaria dedizione per ben undici anni, e che lasciò tra i suoi parrocchiani un tal ricordo di bontà, che non dimenticheranno più il loro parroco. Già da lungo tempo aveva desiderato di dedicarsi alle sante Missioni. Ma gli capitarono sul sentiero parecchi ostacoli, non previsti, che ritardarono la sua decisione.
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
L'opera sua in parrocchia era s ben avviata e s eccellente, che in patria si formò, per cos dire, un'attività come se dovesse esercitarla in paesi stranieri. Il suo modo di agire era sempre cos, come se fosse stato l'ultimo della sua vita, e sempre congiunto a generosità verso gli uomini e mirante sotto ogni riguardo alla salvezza delle anime.
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Nel dicembre 1869 fu inviato a Gerusalemme per un affare assai importante. Giunto in Egitto, fece visita ai nostri Istituti e vide quan-to bene vi si faceva. E conosciuto a fondo lo spirito che vi domina, che non mira ad altro se non alla salvezza e alla elevazione delle anime degli uomini più abbandonati e più infelici di questa terra, maturò in lui la decisione di dedicarsi all'apostolato dell'Africa Centrale. Proseguì il suo viaggio per Terra Santa, visitò i luoghi santi, bagnati dal sudore e dal sangue del divin Salvatore, e l'anima sua profondamente pia, alla vista del Calvario, del S. Sepolcro, della Grotta di Betlemme, fu invasa dal fervore più ardente. Sul Golgota s'impadronì di lui un'ardentissima brama di poter dare anche lui la sua vita per quello stesso ideale per il quale ha dato la sua vita e tutto il suo sangue prezioso un Dio in forma umana. Poi fu di ritorno al Cairo, si presentò ai nostri missionari, si offerse loro per la Missione. Ma, siccome io ero già partito per Roma per raccomandare la nostra grande causa dei neri ai rappresentanti della Chiesa ivi raccolti in Concilio, si portò a Roma anche lui e si mise a disposizione di Mons. di Canossa, Vescovo di Verona, per la nostra opera missionaria. Dopo maturo esame e dopo averne assunte informazioni, per il momento lo mandammo a Verona, per il settembre si fissò la nuova spedizione in Egitto, alla quale doveva unirsi Ravignani.
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Anche Pietro Bertoli, veneziano, è un uomo assai eccellente. Egli per un bel po' di anni fu membro dell'Istituto dei Ministri degli Infermi e per 10 anni fu primo infermiere del grande ospedale di Mantova. Possiede ottimi talenti, salute robusta, ed è di una condotta morale irreprensibile. Se avesse fatto studi regolari, sarebbe riuscito benissimo anche nella carriera ecclesiastica, ma la povertà della sua famiglia era troppo grande; fu costretto a restare a casa e ad abbracciare il mestiere di suo papà. Tuttavia, quando questi morì, Pietro Bertoli si dedicò alla cura degli infermi tra gli Oblati di S. Camillo. Ed a Mantova, mediante una cura assidua degli infermi nel grande ospedale - dove infatti ci sono 600 malati - e mediante il contatto dei più periti medici della città, ebbe anche l'occasione più opportuna per acquistarsi molte cognizioni teoriche e pratiche di medicina e di chirurgia. Essendosi dimostrato s utile in questo campo in Italia, non mancherà di essere in ciò di grande utilità anche nelle Missioni tra i neri, dove egli può fungere da primo medico africano. La sua vocazione alle Missioni d'Africa s'era manifestata già da oltre tre anni, per cui decisi di mandarlo al Cairo.
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Devo ricordare poi il fratello laico Domenico Polinari; è un maestro esimio di agricoltura, che conosce a fondo. Possiede anche altre cognizioni utili.
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Di Suor Giuseppina parlerò un'altra volta. Essa è di Tiberiade, nata sullo storico lago, che ha una parte di primaria importanza in tanti racconti biblici. Entrò in noviziato a Betlemme di Giuda. Fu poi chiamata in un monastero di Gerusalemme e più tardi a Deir-el-Zamar in Siria, dove insegnò a lungo alle giovanette arabe. In seguito dalla Superiora Generale, Sr. Emilie Julien, che in una circostanza l'aveva mandata a Marsiglia, fu assegnata a me; essa dovette entrare nel nostro Istituto del S. Cuor di Maria. Verso la fine di ottobre io la mandai in Egitto per la via di Messina.
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In settembre la nostra piccola spedizione doveva partire per l'Egitto, se non che mancavano ancora i mezzi finanziari. L'orribile guerra scoppiata tra due potenti nazioni, che pur si meritano il nome di più civili del mondo, assorbivano gli animi e li alienavano dall'interessamento per le nostre missioni. Dio sa quando il mondo riavrà nuovamente una pace sicura e duratura. So quanto abbia a patire la generosa Germania per le dolorose conseguenze della guerra, di questo nemico del genere umano, benché abbia toccato il vertice della gloria e abbia celebrato i più fulgidi trionfi, e ciononostante fu la magnanima Società di Colonia che mi offerse nuovamente i mezzi per la piccola spedizione in Egitto. Sul Saturno i partenti il 30 ottobre lasciavano Trieste, dove io li avevo accompagnati e, dopo spaventose burrasche, l'8 novembre 1870, via Alessandria, giungevano al Cairo.
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Ed io?... Un capitano deve trovarsi sempre dove la sua presenza è più urgente e più importante per la lotta, e dove la sua direzione promuove meglio la grande Opera. In Egitto l'Opera della notra Missione si è iniziata ottimamente, i nostri Istituti, per cos dire, possono essere lasciati a se stessi. Una sola cosa manca loro, cioè i mezzi di sussistenza, il denaro. E poiché il mondo giace in un'oscurità generale e l'orizzonte è dovunque cos fosco, che non si sa dove trovare aiuti certi per l'avvenire, perciò io resto in Europa, dove m'industrio a cercare mezzi, come meglio posso. Ma in condizioni cos tristi, che mezzi potrò avere in Italia e in Francia? E inutile attendersi un aiuto finanziario in questi paesi. E la Germania cattolica? La Germania cattolica è la nuova Roma, essa sana tutte le ferite ed è inesauribile nella beneficenza e delle fonti di soccorso. Loro non daranno diminuire gli aiuti, per il mandato che la Provvidenza ha loro affidato a difesa e protezione della Nigrizia. Loro, Signori, hanno coadiuvato nella fondazione dell'Opera santa, che fra tempeste spaventose, dalla sua incertezza è divenuta realtà, e Loro aiutano a continuarla. Certamente la guerra fa disseccare molte fonti d'aiuto, il commercio langue e l'obolo della vedova e del-l'orfano diviene ognor più difficile, ma mi permettano di ripeterlo, che la beneficenza della Germania è inesauribile! Se Loro pensano allo spaventoso, inaudito spargimento di sangue della presente guerra, che ingoia centinaia di migliaia di vittime umane, ciò non dà ancora che una pallida idea della grande miseria in cui giacciono milioni di poveri camiti. Quindi coraggio: Non pervenitur ad magna praemia nisi per magnos labores. "Non si arriva a grandi successi se non attraverso grandi fatiche". La loro beneficenza, che non viene mai meno, ha già salvato molte anime, perché ha soccorso e chiamato in vita un'opera che è la più cattolica del mondo. La costanza, la imperturbabilità nelle loro opere di carità coopereranno anche a consolidarla e ad ingrandirla.
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Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Affinché gli Istituti d'Egitto e le opere missionarie, che presto sorgeranno anche sul suolo dell'Africa Centrale, portino in sé il sigillo di una fondazione duratura, nel 1867, sotto la protezione del R.mo Mons. di Canossa, aprii a Verona un piccolo Collegio per le Missioni Africane, per formare sacerdoti europei, affinche i nostri Istituti e la Missione dell'Africa Centrale con questo mezzo abbiano sempre nuovi missionari e cooperatori. Nominai Superiore del Collegio il pio e dotto Don Alessandro Dalbosco, che prima lavorò con me come missionario nell'Africa Centrale. Non si poteva pensare a una persona più indicata per questo compito. Un uomo austero di costumi, profondo conoscitore dello spirito umano e degli ostacoli dell'attività missionaria nell'Africa Centrale, amabile nel tratto, convincente nei suoi argomenti, profondo conoscitore della Dogmatica, della Morale, del Diritto Canonico, delle Leggi canoniche orientali, della Storia e dei costumi d'Oriente, delle tribù nere, dell'arabo, italiano, tedesco, francese, inglese, nubano e greco. A noi parve che in questo uomo il cielo avesse fatto un regalo alla nascente Opera per la quale egli diede la vita. Ma purtroppo egli si sentì colpito dagli strapazzi dell'apostolato in Africa, tanto più che soffriva di una malattia addominale, che incominciò a svilupparsi ancora a Khartum e che nel laborioso disimpegno del suo ufficio aveva trascurato nei quattro anni da lui trascorsi a Legnago. Di ritorno dall'Assemblea generale di Bamberga, dovette tenere il letto per più mesi e il 15 dicembre 1868 morì lasciando nuovamente orfano il nostro piccolo Collegio missionario di Verona, ed anche l'Opera del Buon Pastore, nella quale egli aveva l'ufficio di segretario.
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Questa fu una perdita amara per il Collegio di Verona. Infatti è quanto mai importante che gli Istituti d'Egitto e questo Collegio di Verona si diano la mano e nello stesso tempo camminino e si completino a vicenda, affinché possiamo raggiungere l'unico sublime ideale, cioè di piantare stabilmente la fede cristiana nell'Africa Centrale. Perciò dovetti restare a Verona, dove rimarrò qualche tempo ancora, per dare il miglior indirizzo e per consolidare questo Collegio, soprattutto per desiderio del R.mo Card. Barnabò, il quale col suo fare faceto mi disse già più d'una volta queste parole: "Mio caro Comboni, una delle due, o mi porti nero sul bianco che vivrai ancora 35 anni, oppure stabiliscimi bene questo Collegio di Verona, in modo che dia buoni missionari per l'Africa. Nell'uno come nell'altro caso tu hai grandi speranze di svolgere quanto prima una grande attività missionaria nell'Africa Centrale. Ma se tu non mi metti a posto il Collegio di Verona, o ti capitasse qualche accidente che ti porti all'altro mondo, forse la tua bell'opera potrebbe andarsene in fumo!" Siccome finora non ho trovato alcuno che mi assicuri di vivere altri 35 anni e neppure un sol giorno, è quindi necessario che io mi dia molto le mani d'attorno per il Collegio di Verona. Benché con tutta sincerità del mio cuore, io esclamai con S. Paolo: Servus inutilis sum, e benché io sappia benissimo di poter poco o niente, tuttavia in questo do perfettamente ragione al Cardinale, che è il Superiore di Propaganda. Un grande Servo di Dio, il venerabile Benaglio Corte da Bergamo, morto nel 1836 in concetto di santità e di cui sta per essere introdotta la causa di beatificazione, ha detto: "Le grandi opere di Dio non vengono compiute né dai dotti né dai santi, bensì da coloro che ne hanno avuto l'ispirazione da Dio".
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Questa sentenza che esprimono anche i Santi Padri, mi consola as-sai, perché so con troppa grande certezza, che mi manca molto alla santità e a una scienza profonda, anzi mancano persino i principi del-la perfezione e della prudenza dei Santi. E ciononostante sono con-vinto di compiere la volontà di Dio, facendomi promotore del-l'Opera africana. Dio attraverso il suo Vicario sulla terra mi ha affi-dato questa missione ed io do la mia vita per quest'opera santa che ho intrapreso.
Mi dovetti dunque applicare con tutta la mia energia al Collegio di Verona, perché esso deve formarmi, per l'opera evangelizzatrice dell'Africa Centrale e per gli Istituti d'Egitto, collaboratori della più grande capacità. E spero che in seguito questi sul campo della loro attività missionaria, con la grazia di Dio, produrranno molte conversioni, e tanto in Egitto come nella Nigrizia le nostre missioni arriveranno ad uno stato di floridezza. Se poi i magnanimi cattolici della grande nazione tedesca si persuaderanno di questi successi, s'infer-voreranno di zelo sempre maggiore per l'aumento e lo sviluppo della santa impresa e faranno affluire sempre più i loro mezzi alla Società di Colonia, che così sarà in grado di prestarci soccorsi sempre più abbondanti. In tal maniera da Colonia e da Verona si manterrà parimenti in sviluppo la missione africana e allora la meta finale non sarà molto lontana: cioè la sicura introduzione e la vittoria della fede cattolica in tutto quanto il territorio della Nigrizia.
Relazione alla Società di Colonia - 6.6.1871
Aggiungo qui ancora un breve programma di tutta l'attività nella nostra missione, fatto stampare da me in fogli volanti in Germania.

PROGRAMMA
DELLA RIGENERAZIONE DELLA NIGRIZIA

2570
La religione cristiana, questa sorgente di salvezza e fondamento di civiltà per i popoli, nonostante ripetuti ed eroici sforzi compiuti durante diciotto secoli, non potè gettar mai profonde radici tra le popolazioni dell'Africa centrale. Circa la decima parte del genere umano, ossia 100 milioni di infelici figli di Adamo, appartenenti in maggioranza alla razza nera, giacciono ancora nelle tenebre e nelle ombre di morte.
L'Europa, che ha il compito di portare la civiltà a tutto il mondo, dopo di essere stata strappata essa stessa dalla forza mirabile del Vangelo al giogo nefando del paganesimo, deve spiegare con zelo rinnovato la sua poderosa potenza nel nobile ideale di lavorare per illuminare e salvare questo infelice ed abbandonato continente, per chiamarlo a far parte del grande ovile del nostro comune Pastore.
2571
Per la riuscita di questa sublime ed utile impresa è necessario che sia in Europa, sia sulle coste dell'Africa, si organizzino tutte quelle opere che possono introdurre l'apostolato cattolico nell'Africa Centrale, mediante il sistema esposto nel "Piano della rigenerazione dell'Africa", fondato sul principio di rigenerare l'Africa con l'Africa.
Finora la santa impresa abbraccia quanto segue, vale a dire:

I. IN EGITTO

2572
A - La Casa del S. Cuor di Gesœ, diretta dai membri del Collegio delle Missioni Africane di Verona. Il suo scopo è il seguente:
1. L'educazione religioso-morale dei moretti e la loro istruzione nelle scienze ed arti, a loro necessarie per poter poi lavorare come apostoli, sotto la direzione dei Missionari europei, tra le loro tribù nell'Africa Centrale.
2. La possibilità che i Missionari europei si acclimatizzino e si procurino le cognizioni necessarie per un ministero pratico nell'interno dell'Africa.
3. Infine l'istruzione religiosa e la conversione dei neri che vivono in Egitto.
La casa del S. Cuor di Gesù comprende:
a) i Missionari;
b) i catechisti e i coadiutori;
c) il catecumenato e la scuola per i neri;
d) un ospedale per i neri abbandonati.
2573
B - La Casa del S. Cuor di Maria, diretta dalle Suore di S. Giuseppe, etc. Il suo scopo è l'educazione religioso-morale delle morette e la loro istruzione nei lavori femminili, affinchè col tempo esse possano lavorare con profitto come apportatrici di religione e di civiltà tra le contribule.
Questa casa comprende:
1. Le Suore;
2. le morette che si dedicano alle Missioni;
3. le aspiranti e le ausiliarie;
4. il catecumenato e la scuola;
5. un piccolo ospedale per nere abbandonate.
2574
C - La Casa della S. Famiglia. Il suo scopo è la scuola pubblica al Cairo-Vecchio, tenuta dalle Missionarie nere (sopra B, n. 2), per fanciulle d'ogni colore e religione. L'insegnamento si estende principalmente alla fede e alla morale cattolica, agli elementi delle scienze ed ai lavori femminili e viene impartito in varie lingue.
Questi Istituti stanno sotto la giurisdizione di Sua Ecc. il R.mo Mons. Vicario e Delegato Apostolico d'Egitto.
II. IN EUROPA

2575
1. Il Collegio delle Missioni Africane di Verona. Il suo scopo è la formazione di chierici e di giovani sacerdoti per l'apostolato in Africa, come pure la prova della loro vocazione e di quella dei catechisti e dei coadiutori, che vogliono servire come aiutanti nelle Missioni d'Africa.
2. L'Istituto delle Missionarie per l'Africa a Verona. Il suo scopo è la formazione di Suore pie e zelanti, destinate a dirigere gli Istituti femminili neri nell'Africa Centrale.
2576
3. La pia Associazione del Buon Pastore, che fu eretta canonicamente in Verona e da S. S. Pio IX fu arricchita di parecchie Indulgenze plenarie. Il suo scopo è la raccolta di pie donazioni e di elemosine, per poter mantenere il Collegio delle Missioni Africane di Verona e il detto Istituto di Missionarie per l'Africa.
Sua Ecc. Il R.mo Mons. Luigi Marchese di Canossa, Vescovo di Verona, è il Presidente della grande Opera della rigenerazione dell'Africa.
Don Daniele Comboni, Missionario apostolico dell'Africa Centrale e Superiore degli Istituti per i neri in Egitto, ne è il Vicario, il Direttore Generale di questa impresa.

Don Daniele Comboni
Missionario Apostolico dell'Africa Centrale
e Superiore degli Istituti per i Neri in Egitto


N. 403 (379) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
APFL, 1871 Afrique Centrale

Verona, luglio 1871
Signori,

2577
Alla Propagazione della Fede di Lione - 7.1871
Al numero 255 del quaderno di marzo 1871 loro hanno ben voluto inserire un estremamente corto, ma veritiero estratto del mio rapporto dettagliato sulla storia del Vicariato Apostolico dell'Africa centrale dopo la sua erezione nel 1846 fino al 1867, epoca della creazione degli Istituti d'Egitto per i neri, fondati con il nobile scopo di educare degli indigeni dei due sessi al fine di stabilire solidamente la fede e di perpetuare il ministero tra le tribù dell'Africa centrale. Do loro un compendio estremamente succinto di ciò che si fa per stabilire su un sistema nuovo e più sicuro l'azione dell'apostolato cattolico di questa grande e laboriosa Missione.
2578
Siccome l'esperienza ha dimostrato che il Missionario europeo non può a lungo sopportare questo clima e le fatiche apostoliche in queste regioni infuocate e che da parte sua l'africano non può vivere a lungo in Europa per ottenere un'educazione che lo metta in grado di esercitare il santo ministero, è per questo che dopo aver a lungo riflettuto, si è venuti alla determinazione di scegliere alcuni punti sulle coste dell'Africa ove sia l'europeo che l'indigeno possano vivere. Questo allo scopo di formare un clero africano e preparare degli elementi dei due sessi che possano piantare a poco a poco, in maniera stabile, la fede e la civiltà nelle vaste tribù dell'Africa centrale, dove si andrà gradualmente, dopo aver stabilito, sulla linea percorsa, delle tappe sicure nei luoghi più opportuni per stabilire delle Missioni.
2579
Per questo scopo con il consenso della S. Sede, si sono fondati gli Istituti per i neri nella capitale dell'Egitto, luogo che mi è stato indicato dall'immortale Pontefice Pio IX, come il punto di partenza e primo centro di azione il più adatto per arrivare al nostro santo scopo. La base e il piano sui quali questi istituti sono organizzati è il "Piano per la Rigenerazione dell'Africa per mezzo dell'Africa stessa". Questo è il nuovo sistema d'azione apostolica in favore del-la Nigrizia che è stato giudicato il più assennato e il più adatto da S. S. il nostro Papa Pio IX, dal molto saggio Vicario Delegato Apostolico, da più di trecento Cardinali e Vescovi, dai più distinti capi di Missioni in Africa e di un numero grande di persone rispettabili ed eminenti di tutti i ranghi della società, consultati per questo affare.
2580
Gli Istituti fondamentali stabiliti in Cairo per l'apostolato dell'Afri-ca centrale sono due:
1¼ La scuola dei ragazzi, dedicata al Sacro Cuore di Gesù e diretta dai Missionari del Collegio delle Missioni della Nigrizia stabilito in Verona sotto gli auspici del venerabile e zelante Vescovo Mons. Luigi di Canossa.
Quella delle ragazze, dedicata al Sacro Cuore di Maria è diretta dalle Suore di San Giuseppe dell'Apparizione di Marsiglia. Una piccola casa dedicata alla Santa Famiglia per le ragazze del Cairo Vecchio tenuta dalle maestre nere. Queste case sono sotto la giurisdizione paterna di Mons. Luigi Ciurcia, Arcivescovo di Irenopoli, Vicario e Delegato Apostolico dell'Egitto. Gli Istituti dei neri in Egitto hanno due scopi principali: ecco il primo:
2581
1¼ Educazione religiosa, morale, intellettuale e artistica degli africani dei due sessi, al fine di istruirli nella fede, nella morale, nelle scienze e arti che sono necessari nell'Africa centrale, affinché finita la loro educazione, seguendo la vocazione che loro suggerirà la Provvidenza, essi ritorneranno nelle tribù della Nigrizia per essere apostoli della fede e della civiltà per i loro compaesani sotto la direzione dei Missionari.
2582
2¼ Acclimatizzare i Missionari, le Suore e i Fratelli coadiutori europei affinché possano meglio sopportare il clima infuocato, le pene e le fatiche della Nigrizia centrale.
2583
3¼ Perché i Missionari e le Suore possano studiare l'arabo e le diverse lingue degli africani e gli altri idiomi necessari per la Missione. Essi prendono conoscenza dei costumi orientali, delle abitudini e caratteri dei musulmani con i quali si ha sempre da fare. Essi imparano così, nel medesimo tempo, un po' di medicina, chirurgia, flebotomia, chimica e farmaceutica e le arti più necessarie e soprattutto essi studiano i mezzi per guadagnare anime a Dio. In una parola, gli Istituti d'Egitto sono per il Missionario una scuola d'esperienza e di prova per prepararsi a ben compiere le funzioni di Missionario e del santo ministero nell'Africa centrale.
2584
4¼ Gli Istituti d'Egitto sono anche una specie di apprendistato e di prova per assicurasi se i Missionari, le Suore e i Fratelli coadiutori destinati all'apostolato nelle contrade interne della Nigrizia, sono provvisti di un alto grado di castità a tutta prova, della fede, umiltà, costanza, carità, abnegazione e delle virtù apostoliche che sono necessarie per fortificarsi nelle Missioni ardue e pericolose del centro dell'Africa, affinché mentre essi si sforzano di convertire delle anime prive della fede e di tutto, essi non corrano il rischio di essere loro stessi pervertiti... "ne cum aliis praedicaverint ipsi reprobi efficiantur".
2585
Il fine secondario di questi Istituti è l'evangelizzazione della razza nera ed etiope in Egitto, che secondo l'Annuario ufficiale di Leverney per il 1870 comprende, nella sola città del Cairo, 25000 individui. Inoltre i nostri Missionari esercitano il loro ministero sia per la colonia europea, sia per gli indigeni di qualsiasi rito e ciò secondo le intenzioni e il permesso del venerabile Arcivescovo Vicario Apostolico d'Egitto.
2586
Alla Propagazione della Fede di Lione - 7.1871
La pratica ha dimostrato, per mezzo di prove incontestabili, che i nuovi Istituti del Cairo sono un elemento di apostolato dei più importanti per la razza nera stabilita in Egitto. Solo il vedere le nostre alunne e soprattutto le maestre nere così ben istruite ed educate, conversare tra loro, sentirle cantare le lodi del Signore, fanno desiderare a molte pagane e musulmane di farsi cattoliche. Durante questi tre anni molti abiurarono le loro superstizioni e le loro false credenze e sono entrate nel seno della nostra santa Religione e vi hanno perseverato. In ciascuno dei due Istituti fondamentali ci sono i catecumenati, la scuola e una infermeria per gli africani ammalati, dove molti indigeni dell'Africa Centrale trovano, con la salute del corpo, la salvezza dell'anima; altri passano dalle infermità corporali alla beatitudine eterna.
2587
Quanto ai neri d'Egitto essi sono quasi tutti trasportati dalle tribù dell'interno, strappati violentemente dal seno della loro famiglia dagli assassini nubiani chiamati "giallabi" o mercanti di schiavi. Dopo sofferenze e cattivi e incredibili trattamenti, dopo lunghi e disastrosi viaggi attraverso paesi inospitali, bruciati, deserti delle regioni immense, essi arrivano in Egitto dove sono venduti a prezzi generalmente alti. Gli Istituti diventeranno delle provvidenze per questi infelici e noi cerchiamo con molta prudenza e riserbo, ma con la più grande sollecitudine, la conversione di quelli che sono nelle famiglie cristiane e di quelli che sono presso i musulmani. Dio ha benedetto largamente gli sforzi del nostro Istituto.
2588
I neri delle famiglie cattoliche sono quasi tutti pagani e musulmani. La causa di questa piaga che divora la razza nera in Egitto, anche all'ombra del cattolicesimo, è la negligenza secolare e tradizionale dei padroni per la salute dei loro schiavi che essi considerano come delle cose e non come persone. Essi non vogliono assolutamente che divengano cattolici e ciò per due motivi: 1¼ perché i neri una volta cattolici diventano liberi e temono di vederli sottratti alla servitù, senza riflettere che con la grazia del battesimo (noi l'abbiamo loro provato con diverse esperienze) essi diventano più fedeli ai loro padroni, più laboriosi e più utili; 2¼ perché una volta che i loro neri diventano cattolici non possono più venderli ai musulmani che non comprano schiavi cristiani.
2589
Per dare loro una pallida idea della grande importanza di questa parte secondaria dell'apostolato dei nostri Istituti d'Egitto in favore della razza nera (che è tuttavia il fine secondario delle nostre Case) io invio loro una relazione circostanziata e coscienziosa per mezzo di uno dei miei più cari Missionari, il P. Stanislao Carcereri, vice superiore dei miei Istituti, dopo la quale valuteranno la sfortunata condizione della razza nera in Egitto, comprenderanno le pene e gli ostacoli del nostro ministero sacerdotale, la prudenza e la riservatezza di cui abbiamo bisogno e quali felici risultati può ritrarre la Chiesa. Loro concluderanno finalmente che l'apostolato dei neri in Egitto, che forma lo scopo secondario dei nostri Istituti, costituisce da sé solo una missione importante.
2590
Tra poco spedirò dal Cairo un rapporto sull'organizzazione e i felici risultati degli Istituti dei neri in Egitto, nella speranza che con gli elementi che possiedo già maturi per l'apostolato della Nigrizia, potrei tra poco, con la benedizione della Santa Sede, aprire una vasta Missione nell'Africa centrale.
Nell'attesa mi permetto, signori, di far osservare che gli Istituti dei neri d'Egitto sono il fondamento dell'importante e difficile apostolato dell'Africa centrale e che per farli prosperare ho tutti gli elementi necessari, a eccezione di uno solo di un'importanza capitale, voglio dire il denaro. I disastri della Francia che hanno influito su tutte le missioni del mondo, mi hanno anche gettato in gravi difficoltà. I miei Istituti sono poveri e invocano caldamente la loro generosità e assistenza.
2591
La santa impresa progredirà in proporzione dei mezzi pecuniari e se la loro carità staordinaria ci accorda dei generosi soccorsi, la Chiesa di Cristo sarà ben felice e gloriosa di vedere inalberare lo stendardo della Croce fra i popoli più abbandonati e infelici dell'universo, i neri dell'Africa interna che sorpassa due volte in estensione l'Europa intera e comprende cento milioni e più di infelici figli di Cam, cioè la decima parte del genere umano.
2592
Non ci sono difficoltà, clima infuocato, sofferenze, fatiche, privazioni e sacrifici che i miei buoni Missionari e Suore non siano disposti a soffrire per salvare queste anime abbandonate e sfortunate. Siamo pronti a sopportare la vita più dura, il lento martirio, il clima equatoriale dell'Africa interna e la morte più dolorosa per riuscire nella nostra santa e faticosa impresa. E' questo il solo tributo piccolo e debole che possiamo offrire a Dio per la conversione della sfortunata Nigrizia. La loro carità e quella dei generosi associati dell'Opera incomparabile della Propagazione della Fede concorrerà, per amore di Dio, ad aiutarci con le loro pie elemosine e i neri dell'Africa centrale saranno fra pochi anni acquistati alla Fede e alla civiltà cristiana.
Si degnino gradire...
D. Daniele Comboni
Missionario Ap.lico dell'Africa Centrale
Superiore degli Istituti dei neri in Egitto

Traduzione dal francese.


N. 404 (380) - A MONS. FRANOIS A. DES GEORGES
APFL, 1871 Afrique Centrale

Venezia, 3 agosto 1871
Mio molto reverendo Padre,

2593
A Mons. Franヘois A. Des Georges - 3.8.1871
Approfittando dell'occasione in cui faccio spedire al signor Laverrière dei rapporti in italiano sulla mia Opera delle Missioni, mi rivolgo alla sua grande carità per supplicarla, con le lacrime agli occhi, di appoggiare la mia causa presso il Consiglio. La mia causa è tra le più importanti dell'apostolato cattolico, perché io lavoro con felice successo, per stabilire il cristianesimo tra cento milioni d'infedeli, là dove né le Missioni straniere, né le Missioni Africane, né i Padri dello Spirito Santo, né i Domenicani, né i Gesuiti, né i Benedettini, né i Francescani ecc. osano estendere la loro attività. Bisogna assolutamente e contro ogni ostacolo, piantare la Fede nell'Africa centrale dove da 40 secoli domina Satana.
2594
Siccome in questo momento ho degli elementi indigeni abbastanza preparati per intraprendere una Missione nell'Africa centrale, sono stato obbligato a fare tutti gli sforzi per ben stabilire il Collegio delle Missioni della Nigrizia a Verona, condizione necessaria che la Pro-paganda e il Papa hanno esigito per accordarci una vasta Missione nel Centro. Grazie a Dio l'affare è riuscito. La casa di Verona è completamente pagata da Sua Maestà l'Imperatrice Maria Anna e arrivano sempre dei soggetti pieni di zelo, in modo che fra qualche mese potrò recarmi in Egitto con altri Missionari.
2595
Al presente Mons. Vescovo di Verona e io, dopo l'approvazione dell'incomparabile e venerabile Mons. Ciurcia, prepariamo i rapporti per i passi necessari da fare presso la S. Sede, in modo che non tarderò molto a fare una spedizione nel centro della Nigrizia.
2596
Io sono l'uomo più imbarazzato per gli Istituti d'Egitto di cui le invio la lista delle persone che ho dovuto nutrire, vestire, alloggiare ecc., ma che non so come farò per l'avvenire. Come vede, sono 102 bocche da sfamare. Molti sono morti, molti li ho sistemati in famiglie cattoliche; un Missionario è rientrato in Europa per salute, una Suora è a S. Afrique. Negli Istituti restano a mio carico 64 che hanno tutti sottoscritto l'indirizzo a Pio IX. Aggiunga i moretti e le morette ultimamente arrivati in numero di 13 e così sono 77 individui e bocche ora e sempre in movimento.
2597
Non sapendo come fare per mantenere i miei Istituti dopo che la Propagazione della Fede non mi ha inviato che 1400 franchi (3600 saldo del 1870 sono stati inviati dopo) sono andato in Germania per implorare dei soccorsi da quelle Società, come ha fatto il Seminario delle Missioni Africane di Lione che mediante la mediazione dell'Internunzio Apostolico di Lucerna, si è indirizzato a Vienna. Ma, ahimè, la Società di Colonia dopo tante domande reiterate non m'ha concesso un solo soldo, perché non aveva raccolto niente.
La Società di Monaco m'ha accordato 300 fiorini di Baviera (614 franchi) e la Società di Maria per l'Africa centrale (di cui esiste appena il nome) m'ha concesso, dopo tante preghiere, 50 fio-
rini (101 franchi). Io ho fatto visita ai miei re, a miei principi, alle mie principesse, al mio caro Conte di Chambord, ai miei amici. Tutti mi hanno dato il loro obolo, ma in questo momento tutto è finito; i miei Istituti non hanno niente da mangiare. Sono sicuro che Dio li aiuterà, ma è la Propagazione della Fede nella quale spero unicamente.
2598
Ora io domando per l'amore di Dio alla Propagazione della Fede due grazie:
1¼ un molto forte aiuto per il mantenimento dei miei Istituti d'Egitto;
2¼ che mi conceda, durante questi cinque anni, una somma ogni anno per pagare la casa. C'è una grande casa che costa più di 100.000 franchi e che io potrei acquistare a metà prezzo, ma non ho denaro.
2599
La supplico di ottenermi queste grazie dal Consiglio e gli faccia queste riflessioni:
1) Gli Istituti dei neri in Egitto sono di una importanza capitale, come lei potrà vedere nel rapporto che ho indirizzato da qualche giorno al signor Laverrière, per stabilire la Fede nel centro che è popolato dalla decima parte dell'intera umanità. Da questi Istituti può dipendere la conversione dell'Africa centrale
2) Tutti gli individui che compongno i miei Istituti (102) ricevono tutto da me dai piedi ai capelli: nutrimento, abbigliamento, alloggio, strumenti ecc. L'affitto delle tre case mi costa ogni anno 2.760 franchi.
2600
3) Gli allievi neri non portano niente all'Istituto eccettuata la loro pelle. Io li devo provvedere di nutrimento, vestito, casa, strumenti di lavoro ecc.
4) Oltre a provvederli di tutto occorre che faccia delle spese per comperarli e ciascuno costa da 3 a 600 franchi. Io non ricevo gratuitamente che i malati; i robusti li devo comperare.
5) Gli Istituti hanno una infermeria per i malati. Ne ho avuto fino a 38.
2601
Se la Propagazione della Fede mi dà 6.000 franchi all'anno, come li dà a molti altri, in 15 anni prometto di fondare 4 Vicariati Apostolici nell'Africa centrale e 60.000 pagani rigenerati. Ma quando non ho niente posso far poco. La Propagazione della Fede può aiutarmi e fare quello che ha fatto con altri.
2602
Bisogna che sappiate che conosco perfettamente ciò che si fa nel mondo e che non sbaglio su molti dei giudizi. Dio e l'Opera, ecco le mie speranze.
Firmato
Daniele Comboni
Traduzione dal francese.


N. 405 (381) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/89

Lod. G. e M. In et. e c. s.
Fulda, 12/8 71
Eccellenza R.ma,

2603
Le accludo dei francobolli pei suoi buoni nipotini.
A Mons. Luigi di Canossa - 12.8.1871
Ebbi diverse comunicazioni dal Cairo. I missionari stanno benissimo, e desiderano realmente di avvicinarsi sempre più allo scopo della Santa Impresa, e di andare al Centro. Ciò è una vera grazia di Dio. Ma se ne guardi l'E. V. dal prendere ad litteram quanto dice il nostro buon P. Stanislao. Lasciamo ch'ei dica; ma noi seguiamo a testa fredda il nostro Piano. Quando egli voleva ed insisteva che noi affidassimo ai Camilliani la casa di Cairo colle sue rendite, allora il Cairo era tutto, una grande missione etc. Dopo che gli ho fatto capire che noi non affideremo mai a nessuno i nostri Ist.i fondamentali, sebbene aiuteremo tutti gli ordini ad assumere una porzione di Africa Centrale, allora il Cairo è divenuto un perditempo, e bisogna, dice, fare un colpo di stato, ed ire al Kordofan, senza tanti permessi di Roma. Quindi ora insiste di andare entro il settembre nella Nubia etc. Tutti gli altri nostri mi scrivono da santi, non aver essi che la volontà dei superiori etc. Quindi pigliando il buonissimo che v'è nel P. Stanislao, lasciamo da parte l'esagerato, e mettiamo in pratica con lui la teoria del famoso spaghetto.
2604
Siccome arriverà in settembre una gran caravana a Siut o Taka nell'Alto Egitto (3 giorni di vapore dal Cairo) ho permesso, dopo mille istanze al P. Stanislao di andare colà un paio di settimane con D. Rolleri, incaricando il bravo nostro Canonico della direzione dell'Interim.
2605
Da due mesi le corrispondenze del P. Stanislao è una continua elegia che non sa cosa mangiare etc. etc. Io, sempre mandando denaro, l'ho obbligato a rendermi conto dei 1100 Napoleoni d'oro e più, che gli feci tenere in 15 mesi. Venne finalmente il resoconto che porterò a Verona. Ecco il totale dello speso, e dell'avuto etc.; e vedrà l'E. V. che poche missioni in tempi sì calamitosi hanno avuto tanta Provvidenza: ecco ad litteram la somma, scrittami dal P. Stanislao
1¼. Totale vero di spese fino a tutto luglio 1871 Franchi 30,292
2¼. Totale vero ricevuto a tutto luglio 1871 Fr. 28,061:50
Residuo passivo a debito Fr. 2230:50

2606
In 15 mesi ha speso trentamiladuecentonovantadue Franchi, senza calcolare le casse di provvigioni che gli ho mandato, e l'olio (17 botticelli) speditogli da mio padre per tutto l'anno etc.
Oltre ai ventottomila e sessantun franchi che gli ho fatto tenere, ai primi di agosto deve aver ricevuto 400 talleri che gli spedii da Dresda, e del grano.
2607
V. E. comprenderà che invece di lamentarsi sarebbe da cantare il Te Deum e ringraziar Dio, mentre io so di altre missioni ove v'ha un Vescovo Vicario Ap.lico e un Vescovo Coadiutore, e molti missionari ed Istituti, e non ebbero nemmeno 10 mila Franchi; ed il povero Arcivescovo e Vic. Ap. Mgr. Ciurcia andò nel Belgio e andrà a Praga per batter cassa. I frati non sanno da che parte venga e quanto sudore costi il denaro. L'ho costatato mille volte. Ma a Verona combineremo tutto, dietro la saggezza e desideri di V. E. Mi sembra che durante la mia assenza potremo decidere di dare l'amministrazione a D. Ravignani, e di accettar le dimissioni di amministratore che più volte m'offerse il P. Stanislao.
2608
Domani sarò a Colonia, ove dovrò lavorare assai per una settimana, e le scriverò. Da Colonia spedirò al Cairo un'altra cambiale. Cerco di tenere stretto più che posso il P. Stanislao. Gli avrei potuto mandare altro denaro; ma non l'ho fatto, perchè ho un bel risparmio a tenerlo stretto. E' poco prudente nello scrivere. Rammenti l'E. V. le scene fatte all'arrivo della Falezza in Cairo. Scrisse a V. E., scrisse al Vic.o Ap.co, scrisse a Roma, e a chissà quanti contro la mia imprudenza. Pareva che io avessi mandato una serpe a rovinare gli Istituti. Invece la Superiora mi scrisse ripetutamente che è contentissima di quella giovane. Insomma profittiamo delle eminenti qualità del P. Stanislao, e non serviamoci de' suoi difetti. Il buon P. Pietro, che molto l'ama, non vede che cogli occhiali del P. Stanislao, finchè io sono assente: quando poi io sto in Cairo, egli vede coi miei. Quindi noi adoperiamo i nostri occhiali.
Benedic hunc
Indeg. Filium
D. Daniele Com.


N. 406 (382) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 8, ff. 22-23v

W.J.M.J.
Colonia (Prussia), 15 ag.sto 1871
Canonica di S. Jacob
Eminentissimo Principe,

2609
Fedeli alle istruzioni che l'E. V. si è degnata più volte di darci, Monsig. Vescovo di Verona ed io abbiam posto mano con maggior energia a consolidare la fondazione del COLLEGIO DELLE MISSIONI DELLA NIGRIZIA in Verona.
2610
Al Card. Alessandro Barnabò - 15.8.1871
Benchè corrano tempi burrascosissimi sotto ogni riguardo, pure colla grazia di Dio siamo riusciti ad acquistare l'intera proprietà dello Stabilimento, ed a dotarlo di una rendita per mantenere annualmente alcuni candidati alle Missioni africane; al quale scopo la piissima Imperatrice d'Austria Maria Anna, a cui mi rivolsi con energica preghiera, erogò l'offerta di 20000 Franchi in oro. Siccome la santa Opera comincia ad essere conosciuta per l'Europa, così da molte parti mi giungono petizioni di aspiranti all'ardua intrapresa: ma noi ci limitiamo per ora a riceverne solo alcuni di più fiorite speranze: né ci allargheremo di più, finchè la S. Sede non ci affidi esclusivamente una Missione speciale nell'Africa Centrale, per la quale moltissimi membri degl'Istituti d'Egitto sono già maturi. Noi sottoporremo fra poco alla S. Congregazione le Regole ed il Decreto vescovile di erezione canonica del novello Ist.o di Verona.
2611
La divina Provvidenza mi fu larga altresì delle sue benedizioni per sostenere tutte le spese del mantenimento delle mie tre Case di Egitto. Molti Imperiali Reali e Principeschi miei benefattori di Germania, pigliando sommo interesse della mia Opera, supplirono colle loro offerte che mi largirono, all'enorme scarsezza delle contribuzioni delle Società Benefattrici della Propagazione della Fede. Sono riconoscente al Signore. Gli Stabilimenti d'Egitto camminano assai bene, e con molta soddisfazione del Vic.o Ap.co, che è molto buono per noi. Sette Sacerdoti missionari forniti di ottimo spirito e di belle qualità son già maturi per lanciarsi dal Cairo fra gli adusti deserti della Nigrizia Interiore; e fra breve ne condurrò in Egitto altri tre con alcuni fratelli Coadiutori. Io preparo i materiali per la fabbrica dell'edifizio. Quando piacerà a Dio e alla S. Sede, si darà mano alla costruzione.
2612
Mi permetto di supplicare V. E. di una somma grazia, cioè, di umiliare ai piedi di S. S. le più calde e rispettose congratulazioni di me e dei miei Istituti d'Egitto e di Verona pello straordinario avvenimento che sta per compiersi nella settimana ventura, in cui l'adorato nostro S. P. Pio IX, unico fra tutti i Pontefici, sorpasserà gli anni di S. Pietro sulla Cattedra di Roma. Già nella precedente solennità del 16 giugno i 65 membri dei miei Istituti d'Egitto e specialmente le Istitutrici negre, si privarono di ogni cosa per offerire il loro Obolo di S. Pietro, e di più tutte le monete che hanno corso in Egitto. La Nigrizia fu assai bene rappresentata nelle grandi Feste del XXV anniversario dell'Esaltazione del più glorioso dei Papi al Supremo Pontificato. Deh! ci ottenga a tutti l'Apostolica Benedizione, che ci riesce di sommo conforto nell'ardua e laboriosa impresa, a cui siam consacrati.
Mentre giammai interromperò le mie preghiere per la prosperità e conservazione di V. E., le bacio la Sacra Porpora, e mi segno col più profondo rispetto nei SS. Cuori di G. e di M.
di V. E. R.ma
D.mo e indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni


N. 407 (383) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/90

Lod. J. e M. In et. e c. s.
Paderborn (Westfalia)
17/8 71
Eccellenza R.ma,

2613
Ho ricevuto la famosa lettera 27 p.p. ed un brano di quella dei 21 diretta a V. E. dal P. Stanislao. Essendo ancora sotto il peso di una forte impressione, aspetto a rispondere quando sarò più calmo. Intanto io adoro l'amorosa bontà di Dio che si degna di accordarmi il beneficio di tante croci, e ci guida per le scabrose vie del Calvario, ai cui piedi nacque la nostra ardua e santa impresa; e là appunto sul Calvario Dio svilupperà e farà giganteggiare quest'Opera sì apostolica, per ricompensare di molte consolazioni il cuore magnanimo di V. E. R.ma, che tanto ha sofferto per essa, forse in causa della mia inettezza ed irregolarità. Essendo al mio cuore pesantissima questa croce, e conoscendo un poco le vie della Provvidenza e la somma bontà di Dio, che fabbrica le sue Opere appiè della Croce, veggo chiara come la luce del sole l'aurora di grandi consolazioni, per preparare la nostra inferma natura a sostenere ancora più fiere procelle e più dure croci per la salute della Nigrizia.
2614
Qui le dirò solo una parola sulle Finanze. Ai 31 di luglio p.p. Carcereri querulandosi mi diede conto del passivo ed attivo dei nostri Ist.i d'Egitto dalla mia partenza dal Cairo.
Il passivo, pagate le case fino a tutto giugno del 1872, ascende a
N¼. 30,292 Franchi
L'Attivo ricevuto da me, o per mio ordine ascende a
N¼. 28,061 franchi e 50 cent.mi
A ciò si deve aggiungere
1¼. N¼. 400 talleri di Prussia che gli ho spedito da Dresda e Bamberga.
2¼. Alcune casse di provvigioni da me spedite al Cairo.
3¼. Mio padre spedì l'olio per tutto l'anno scorso e per questo.
4¼. Più di 3000 franchi in arredi sacri e paramenti che spedii da Vienna, e gli feci spedire da Marsiglia.
2615
Avrei potuto spedire di più; ma, meditando gli inconvenienti del sistema del compianto mio D. Mazza, ho sempre cercato di non imitare il sant'uomo in questo. Poi tengo stretti i signori del Cairo per avvezzarli ad una salutare economia.
Da quest'Attivo e Passivo, mi sembra che dobbiamo piuttosto ringraziare la Provvidenza di Dio, che accordò a noi più sussidi che a tanti poveri Vescovi missionari, che non ebbero in questi tempi scabrosissimi nemmeno la metà di noi.
2616
A Padre Stanislao Carcereri - 7.9.1871
Quanto all'esagerazione dei 10000 franchi di debito a Marsiglia, V. E. R. ebbe esatte informazioni dallo stesso P. Stanislao nell'estate del 1869. Siccome le nostre Suore di Marsiglia hanno un credito col mio creditore M.r Laurent di oltre 30000 franchi, per essere sicure di essere pagate, mi pregarono che io pagassi esse, e non M.r Laurent; e così convenni colla Madre Generale fino dal marzo di quest'anno. Io poi, come scrissi alla Madre Generale, non riconosco le somme esagerate di molti articoli, che mi furono spediti senza che io li domandassi; sebbene solo ciò che potrò in coscienza e giustizia. Ora questo debito non ascende nemmeno a 9000 franchi, di cui ne pagai già 3500; ed aspetto da Marsiglia i conti esatti, e la concorde soluzione su questo affare. I frati di Cairo hanno più di 100000 franchi di debito, i Frères 20000, e tutte le missioni oggi hanno debiti; e non dovremo noi ringraziar Dio che in tempi sì scabrosi abbiamo solo quattro o cinquemila franchi di debito, più di 30000 franchi di oggetti nostri in Cairo; e di più abbiamo speso oltre a centomila franchi per la nostr'Opera? Ringraziamo di cuore Dio, Monsignore; e non cessi l'argue, e l'increpa a questo suo
Povero e indeg.mo figlio
D. Daniele


N. 408 (384) - A P. STANISLAO CARCERERI
AP SOCG, v. 1005, f. 151

Colonia, 7 settembre 1871

2617
Per l'ultima volta vi parlo di Camilliani e voglio che non mi rispondiate su ciò. Silenzio perfetto. Ecco. Fate che riesca bene tale esplorazione e comprovate l'utilità o del Cordofan o dove ci fisseremo come seconda tappa ed in tre anni avremo un magnifico Vicariato Ap.lico, ed una magnifica Casa Camilliana in quel punto dell'Africa Centrale che voi crederete più opportuno. Il mio scopo dei Camilliani è soprattutto l'educazione indigena dei ragazzi, formazione del Clero indigeno secolare e regolare. E a tale oggetto l'esperienza di tre anni ci istruì che è più facile avere soggetti sia pel costo sia per la qualità nel Centro dell'Africa che in Cairo. Quindi S. Camillo deve piantare le sue tende nel centro. Conservate questa lettera e vedrete che in capo a tre anni se sono vivo certo non me la getterete in faccia....
D. Daniele Comboni

[E' un frammento di una lettera del Comboni trascritta da P. Carcereri in una sua Relazione.]


N. 409 (385) - A MGR. CARLO M. LAVIGERIE
APBR, B. I, 469

W.J.M.J.
Verona, 2/11 71
Monsignore

2618
Nel Bollettino N¼ 4, 1871 dell'Opera delle Scuole d'Oriente ho letto che Sua Eccellenza può disporre di alcuni agricoltori e lavoratori arabi che sono già capaci di insegnare agli altri ciò che hanno appreso e ancora che essi sarebero molto fedeli fino alla morte.
2619
Sottometto al suo grande cuore apostolico la mia idea. Il 21 ottobre inviavo dal Cairo al Cordofan per la via di Khartum quattro Missionari come esploratori, al fine di preparare due case, una per i moretti, l'altra per le morette, per stabilire una prima carovana di individui indigeni che sono già pronti nei miei Istituti d'Egitto. Ora ho bisogno di alcuni maestri d'agricoltura, di arti e mestieri; se essi sono arabi tanto meglio. Potrebbe lei, Monsignore, mettere a mia disposizione per il prossimo marzo sei o sette di questi bravi convertiti che siano inintaccabiili nella Fede e capaci d'insegnare ai moretti le loro arti e mestieri? Spero, mio carissimo e venerato Monsignore, che entro pochi anni noi ci incontreremo con le nostre opere nel deserto. Lei verrà dal Nord e io dal Sud-Est. Spero ancora che lei sarà nella possibilità di aiutarci con la sua ammirevole Istituzione dei Fratelli agricoltori e ospedalieri. Spero pure di visitarla ad Algeri.
2620
Nello stesso tempo prego la sua carità d'inviarmi a Verona, a posta corrente, qualche esemplare delle sue ammirevoli Costituzioni dell'Istituto dei Fratelli agricoltori, poiché quelli che Sua Eccellenza mi ha dato a Roma, mi sono stati strappati da molte brave personalità per prendere conoscenza della sua ammirevole impresa, soprattutto in Germania.
2621
A Mgr. Carlo M. Lavigerie - 2.11.1871
Nell'attesa della sua risposta occorre che un legame di preghiere
i uniscano nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria per l'identità
della Missione che Dio ci ha affidato. Nel Congresso Gener-
ale di Mayence ho detto che la mia ultima parola sarà sempre:
"O Nigrizia o Morte". Più fedele e più leale di Garibaldi che
si è ritirato vergognosamente da Mentana dopo aver procla-
mato e detto: "O Roma o la morte", noi sapremo compiere il nostro dovere.
La prego, Monsignore, di salutare da parte mia il mio buon moro Francesco Ambar. Spero che continuerà a comportarsi bene. Riceva mille complimenti da Mons. Canossa, mentre baciando rispettosamente la sua mano consacrata, ho l'onore di dirmi con la più profonda venerazione e sottomissione eterna

di S. E. u.mo e d.mo
Don Daniele Comboni
Missionario Apostolico dell'Africa Centrale
Superiore degli Istituti dei neri in Egitto

Traduzione dal francese.



N. 410 (1155) - RELAZIONE AL CONSIGLIO SUPERIORE
DELL'OPERA DEL BUON PASTORE
ACR, A, c. 25/19

Verona, 21 novembre 1871


N. 411 (386) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 8, ff. 47-48

W.J.M.J.
Verona, 26 novembre 1871
E.mo Principe,

2622
Nel ringraziarla vivamente della sua preziosa lettera che l'Em.za V. R.ma si è degnata di spedirmi a Colonia ai 7 del p.p. settembre, sono in grado di annunziarle che nel prossimo Natale spero di poterle presentare le Regole ed il Decreto d'istituzione del Collegio delle Missioni della Nigrizia eretto in Verona. Il buon Sacerdote che è proposto a questo novello cenacolo di Apostoli africani, il R.do D. Antonio Squaranti veronese, è fornito di sagacità, prudenza, sodo criterio, esemplare pietà, e di tutte quelle doti che sono acconcie per formare, sotto gli auspici del Vescovo di Verona, dei buoni soggetti all'ardua e laboriosa missione dell'Africa Centrale. Spero che la S. C. avrà fra non molto argomenti da rimanerne soddisfatta.
2623
Siccome non è lontano il momento, in cui supplicheremo l'E. V. R. ad accordarci una Missione nell'Africa Interna, dopo avere udito ripetutamente, in assenza del nostro veneratissimo Monsig.r Vicario Ap.lico, il suo degno Rappresentante in Cairo V., ho consentito che due esperimentati Sacerdoti e due ottimi fratelli coadiutori profittassero della circostanza dell'andata a Chartum dell'I. R. Console Austro-Ungarico, per fare pian piano una piccola esplorazione nella Nubia e nel Cordofan per attingere sicure ed esatte informazioni sullo stato attuale dei negri e sulle presenti condizioni delle più importanti località della Nigrizia, affinché la rispettosa ed umile nostra domanda di una missione nel Centro sia accompagnata e corredata di tutte quelle esatte e coscienziose nozioni e schiarimenti di attualità, che servano nel miglior modo possibile di luce, perchè la S. C. emetta le sue venerate e sempre savie deliberazioni in proposito. Noi non cerchiamo che nella miglior maniera possibile la pura gloria di Dio e la salvezza di quelle povere anime.
2624
Essendo la preghiera il mezzo più sicuro ed infallibile per riuscire felicemente nelle Opere di Dio anche le più difficili e scabrose, ho sollecitato a calde istanze da un gran numero di Vescovi e dai più rispettabili Istituti delle cinque parti del mondo quotidiane e fervidissime orazioni ai SS. Cuori di Gesù e di Maria e all'inclito Patrono della Chiesa Universale per la conversione della Nigrizia. Siccome in questo rilevante affare abbiamo da trattare con un vero galantuomo, Iddio, che mantiene la sua parola e l'adempirà in eterno; siccome al petite e al querite delle anime le più giuste del mondo dee corrispondere il sicuro ed infallibile accipietis ed invenietis dell'amoroso nostro Signore, che è morto altresì poi poveri negri; così io mi tengo sicuro e del felice riuscimento della nostra santa Opera, e della speciale assistenza di Dio a riguardo della mia debolezza, e di tutti gli umili operai evangelici che Dio mi ha dato e mi darà nell'ardua ed importante missione africana.
2625
Fermo nel proposito di seguire tutte le massime ed istruzioni che con tanta saviezza e carità l'E. V. si è degnata di inculcarmi a voce ed in iscritto, e desideroso di sottomettere alla sua sapienza tutti i punti che riguardano le vie da seguirsi nell'attuazione dell'Opera, nella speranza di presto ossequiarla personalmente, le bacio la sacra porpora, mentre ho l'onore di segnarmi con tutto il rispetto e la sommissione
di V. E. R.ma
U.mo, d.mo, osseq.mo figlio
D. Daniele Comboni


N. 412 (387) - ATTO DI CESSIONE DI PROPRIETA'
ACR, A, c. 20/26
Verona, novembre 1871
Atto di cessione della casa di Montorio.


N. 413 (388) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
"Le Missions Catholiques" IV (1872), pp. 60-61
Verona, novembre 1871
Breve articolo.


N. 414 (389) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c.14/25

W.J.M.J.
Seminario Verona, 8/12 71
Mio carissimo D.Francesco,

2626
A Don Francesco Bricolo - 8.12.1871
Reduce da Chiesanuova e da Erbezzo trovai ier sera la sua cara 4 corr.te. Mi saluti tanto Bernardi che conosco personalmente e gli dica o scriva che io accetto la mora del Cordofan e che la mia borsa è povera e che faccia in modo che io sia aiutato pel viaggio della mora che verrà meco in Egitto nel mese di gennaio circa, e meco ancora dal Cairo al Cordofan, quando avrò ricevuto notizia dai quattro esploratori (che sono ora nel deserto se non sono crepati), e che partirò io stesso per quelle parti.
Al Convento di Pinerolo ve ne sono altre more mezze monache che mi farebbero gola. Ma io non voglio chiederle. Quindi studi il modo di attuare il mio intento senza che io figuri di chiedere. Gli scriva che io pianto ora al Cordofan, ma che fra poco mi distenderò su gran parte della Nigrizia centrale, Schelluk, Tagala, Darfur fino alle sorgenti del Nilo.
2627
Dica a Mons. Bernardi che la mora postulante del Cordofan mi scriva una lunga lettera al Seminario di Verona dandomi esatti ragguagli di sé, e aprendomi il cuore.
La saluta il Vescovo. Mgr. Pelami fu pregato dal Vescovo di andare colla commissione ad Erbezzo per giudicare sull'autenticità della creduta apparizione (vi è certo qualche cosa come io vidi); e nella valle dell'anguilla sotto Erbezzo scivolò e si fece male: stette dieci giorni a letto a Chiesanuova, donde io lo condussi a Verona, e sta ora in letto per stortura al piede, e la saluta.
Tanti saluti ai buoni preti a D. Primo (ho uno stupendo collarino di lui, ed aspetto l'altro lasciato), e preghi la B. V. pel

Suo aff.mo in precordiis
D. Daniele


N. 415 (390) - ALLA SIGNORA LUIGIA ZAGO
ACR, A, c. 15/145

W.J.M.J.

Pregiatissima Sig.ra Luigia Zago

a Montorio Verona, li 11 dicembre 1871

2628
Quantunque nell'atto di vendita oggi stipulato in Atti Ravignani non sia stato detto se non che le parti si sono separatamente intese circa gli affitti e le imposte del corpo di fabbricato in Verona da lei a me venduto col succitato strumento; tuttavia a sua tranquillità Le dichiaro che le nostre intelligenze sono che le rendite della casa al N¼. Civico 5088 e 5089, o nuovo 49, Via S. Nazzaro, depurate dalle imposte ed altre passività restano per comune accordo fissate in ital.e lire due (2) al giorno, che dovranno essere da me e dai miei eredi a Lei passate per tutto il tempo della di Lei vita, e dopo di questa alla Signora Isabella Zadrich del fu Giuseppe pur vita di essa naturale durante. Pronto del resto a stipulare anche di ciò un atto regolare e legale a beneplacito. La riverisco distintamente dichiarandomi

Suo D.mo servitore
D. Daniele Comboni


N. 416 (1156) - FIRMA SU UN ATTO NOTARILE
ANDV, n. 1162

Verona, 11 dicembre 1871


N. 417 (391) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 8, ff. 53-54

W.J.M.J.
Verona, 21/12 71
E.mo Principe,

2629
Mi permetto di presentarle, anche a nome del Vescovo di Verona, i più fervidi auguri di felicità pelle prossime sante Feste Natalizie, e pel nuovo anno; e facciamo voti perché la bontà di Dio si degni conservare l'E. V. per lunghi anni allo sviluppo delle missioni di tutto il mondo, e soprattutto le accordi la somma consolazione di veder fondate stabilmente molte missioni dell'Africa Centrale, e di contemplarne qualche frutto.
2630
Al Card. Barnabò - 21.12.1871
Spero infra Octavam Epephaniae di essere a Roma, colle Regole e Decreto d'istituzione del nuovo Collegio della Nigrizia. Oltre ad aver comprato e pagato interamente il palazzetto del nuovo Seminario di Verona, ho altresì comprate e pagate interamente due vaste case in Verona, il cui frutto serve a mantenere annualmente alcuni candidati per l'Africa Centrale; per cui morendo io domani, il Collegio sussisterà colla grazia di Dio in perpetuo.
2631
Quanto ai soggetti del Collegio e legati in perpetuo ad esso, oltre a molti laici ed artisti di provata condotta (senza calcolare i due Camilliani pei quali sentiremo il loro Generale) vi sono i seguenti Sacerdoti secolari; ma che vivono da religiosi:
1¼. D. Daniele Comboni Superiore
2¼. D. Pasquale Canonico Fiore. Vice Superiore degl'Ist.i di Cairo
3¼. D. Bortolo Rolleri
4¼. D. Giuseppe Ravignani
5¼. D. Elia Calis chierico di teologia
6¼. D. Vincenzo Jeramolinski
Questi sono al Cairo Vecchio

7¼. D. Pietro Perinelli mio segretario
8¼. D. Gio. Losi di Piacenza
Questi verran meco in Cairo fra un mese.

} attuali alunni del Collegio di Verona
9¼. D. Pietro Rossi
10¼. D. Ilario Zanoni
Poi il Rettore del Collegio D. Antonio Squaranti.
2632
Siamo otto missionari in azione per l'Africa.
Ai due che rimarranno in Collegio ne aggiungeremo altri scelti fra i molti postulanti. Ma prima vogliamo essere certi che la S. Cong.ne si degnerà affidarci una missione nell'Africa Centrale. Ma su tutto parleremo a Roma, ove sentirò le venerate disposizioni dell'E. V. R.ma.
Spero che quel Dio che ci ha aiutato finora in mezzo a tanti ostacoli, ci aiuterà sempre.
2633
Quanto poi ai due Camilliani che ho meco e che sono pieni di zelo per la Nigrizia, e che benignamente furono accordati per tutto il quinquennio dal R.mo P. Guardi al Vescovo di Verona, spero che colll'Em.za Vostra e col R.mo P. Guardi si decideranno cose utili per la Nigrizia, e confacenti al decoro di quell'Ordine.
Raccomando la causa della povera Nigrizia al cuore paterno dell'E. V. R.ma, le bacio la S. porpora, e mi dichiaro con profondo rispetto e gratitudine

di V. E. R.ma
U.mo, ubb.mo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni


N. 418 (392) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 8, ff. 55-56v

W.J.M.J.
Verona, 27/12 71
E.mo Principe,

2634
L'ossequiato foglio 21 corr.te che l'E. V. si è degnata inviarmi, lungi dallo sconfortarmi, mi impresse anzi il massimo coraggio, perché in esso vi scorgo chiaramente l'interesse vivo che il cuore apostolico di V. E. nutre per l'infelice Nigrizia.
2635
Io ho venduto la mia volontà, la mia vita, e tutto me stesso alla S. Sede, cioè, al Vicario di Cristo, all'E.mo Card. Prefetto di Propa-ganda ed ai loro venerati Rappresentanti, ed intendo di lavorare unicamente, e direi ciecamente, sotto la sacra loro guida ed autorità, e mi rifiuterei anche a convertire, se lo potessi colla grazia di Dio, tutto il mondo, ove non lo fosse per comando ed autorità della S. Sede e dei suoi Rappresentanti, fonte unica di benedizione e di vita. Per me la divina Provvidenza è unicamente l'autorità della S. Sede, a cui fu detto: qui vos audit, me audit.
2636
Trad. Decr. di erezione istituti Missioni della Nigrizia - 12.1871
Quanto agli esploratori del Cordofan, che è cosa di lievissimo momento, perché non si tratta che di aver più chiari lumi sulla condizione dei negri attuale, senza dei quali non posso esporre all'E. V. R.ma un esatto e pieno Rapporto sulla domanda di una missione nel Centro, sarò lieto fra breve di renderle ostensibile il documento autografo del Rappresentante del veneratissimo mio Vicario Ap.lico a riguardo a me ed ai miei Istituti. I quattro esploratori sono felicemente arrivati al deserto in pieno vigore di salute. Io conosco a fondo il perché andarono falliti i tentativi per l'Africa Centrale fatti dal 1847 fino ad oggi. Edotti dagli errori dei nostri predecessori, dalla lunga esperienza fatta, e dagli studi profondi che si sono fatti, colla grazia di Dio, volendolo la S. Sede, noi riusciremo felicemente nell'ardua intrapresa.
2637
Siccome le ammonizioni dell'E. V. e della Propaganda, fossero i più duri rimproveri, mi sono più cari che tutti gli elogi del mondo, io la supplico caldamente ad usar meco l'argue e l'increpa dell'Apos-tolo: ciò sarà sempre per me e pei miei compagni una salvaguardia per operare secondo la volontà di Dio, e colla massima prudenza, e sotto la perpetua direzione dei Rappresentanti di Dio.
2638
Dallo spirito delle Regole dell'Istituto di Verona, che ho redatte dopo lunghi studi, autorevoli consultazioni, ed una non lieve esperienza e cognizione dell'ardua Opera che ho tra mano, e che è l'oggetto delle mie veglie e lunghi sospiri, l'E. V. sarà convinta che non si procede alla leggera, ma che si riflette incessantemente, e si cammina coi calzari di piombo.
2639
Argue, increpa, et benedic a questo povero ed inutile, ma fe-
dele usque ad mortem servo, che ha l'onore di segnarsi nei SS. Cuori

di V. R. R.ma u.mo indeg.mo figlio
D. Daniele Comboni


N. 419 (393) - TRADUZIONE del DECRETO DI EREZIONE
degli ISTITUTI MISSIONI della NIGRIZIA
ACR, A, c. 25/20

Dicembre 1871

N. 420 - AL DIRETTORE DEL
"MUSEO DELLE MISSIONI CATTOLICHE"
Museo delle Miss. Catt., anno XV (1872), p. 8
1871
Breve articolo.


N. 421 (394) - REGOLE DELL'ISTITUTO
DELLE MISSIONI PER LA NIGRIZIA
BCV, MCXIV

1871

R E G O L E
DELL'ISTITUTO DELLE MISSIONI
per la
N I G R I Z I A

D. Daniele Comboni M. A.

Prefazione
2640
Le Regole di un Istituto che dee formare Apostoli per nazioni infe-deli, perché sieno durevoli, debbono basare sopra principi geneali. Se fossero molto minute, ben presto, o la necessità, od una cotal va-ghezza di mutazione minerebbe il fondamento del loro edificio, e po-trebbero riuscire giogo aspro e peso grave per chi le deve osservare.
2641
Essendo oltremodo vario e smisurato il campo, sul quale il candidato deve spiegare la sua azione, non può essere limitato a certi determinati uffici come negli Ordini Religiosi; bensì quei principi generali debbono informare la sua mente ed il suo cuore in guisa, da sapersi regolare da sé, applicandoli con accorgimento e giudizio nei tempi, luoghi, e circostanze svariatissime, in cui lo pone la sua vocazione.
2642
Per conseguire pertanto il fine a cui mira il novello Istituto delle Missioni per la Nigrizia, si stabiliscono soltanto quei princip fondamentali, che ne costituiscono il vero carattere, e che servono agli alunni di norma, per camminare con piena uniformità, e con quella eguaglianza di spirito e di condotta esteriore, che fa riconoscere i membri di una sola famiglia.
2643
Le Regole qui tracciate, quantunque emanino dalla natura stessa dell'umile Istituto pel quale sono destinate, sebbene sieno il frutto di serie riflessioni, di lunghi studi, di accurate consultazioni, e di una piena cognizione di causa, pure, trattandosi di una grande e colossale missione tutta nuova e speciale, sarà utile attenderne col tempo i risultati della pratica esperienza.
2644
Frattanto si sottomettono al sapientissimo giudizio del Sommo Pontefice, e della Sacra Congregazione di Propaganda Fide.
Benché queste Regole per sé non obblighino all'obbedienza sotto peccato neppur veniale, tuttavia egli è certo che uno spirito umile, che ami sinceramente la sua vocazione e voglia essere generoso col suo Dio, le osserverà con molto amore considerandole come la via a lui tracciata dalla Provvidenza, come la manifestazione della volontà di Dio su di lui. E perciò sicuro delle corone che in osservandole si procaccerà per l'altra vita riportate coll'abnegazione e colla morte di se stesso, ne veda o non ne veda la ragionevolezza, neppur gli cade nell'animo il desiderio di sottrarvisi, o l'ardimento di biasimarle.
2645
Piaccia al Signore di benedire a queste Regole, e di fecondare nel cuore dei figliuoli del suo amore coll'esercizio e col merito delle virtù a lui più care, e radicarle in modo, che sieno in ogni luogo e tempo la lor guida.

Capitolo I.mo

Natura e scopo dell'Istituto

2646
L'Istituto, ossia Collegio delle Missioni per la Nigrizia è una riunione di Ecclesiastici, e di fratelli Coadiutori, i quali senza vincolo di voti, senza rinunzia ai propri averi, senza professione obbligatoria di regole speciali, ma sempre sotto la dipendenza assoluta di legittimi Superiori, si dedicano alla conversione dell'Africa, e specialmente dei poveri negri, che giacciono ancora sepolti nelle tenebre, e nelle ombre della morte.
2647
Lo scopo di questo Istituto non esce dall'orbita degli Uffizi strettamente Sacerdotali: è l'adempimento dell'ingiunzione fatta da Cristo ai suoi discepoli di predicare il Vangelo a tutte le genti: è la continuazione del ministero Apostolico, per cui tutto il mondo ha partecipato ai benefizi ineffabili del Cristianesimo; ed ha per oggetto speciale la rigenerazione dei popoli Negri, che sono i più necessitosi e derelitti dell'Universo.
2648
Questo Istituto perciò diventa come un piccolo Cenacolo di Apo-stoli per l'Africa, un punto luminoso che manda fino al centro della Nigrizia altrettanti raggi quanto sono i zelanti e virtuosi Missionari che escono dal suo seno: e questi raggi che splendono insieme e ri-scaldano, necessariamente rivelano la natura del Centro da cui emanano.
2649
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
L'Istituto è consacrato al Santissimo Cuore di Gesù sotto la protezione della Beata Vergine Immacolata e del suo purissimo Sposo, il Patriarca S. Giuseppe, come pure di S. Michele Arcangelo, dei Santi Re Magi, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, di S. Francesco Saverio, del Beato Pietro Claver, della B. M. Alacoque, e di tutti i Martiri e Santi Africani.
Capitolo II.do

Organizzazione dell'Istituto.

2650
L'Istituto di sua natura dipende in primo luogo, ed è interamente ed assolutamente subordinato al Sommo Pontefice, ed alla S. C. di Propaganda Fide. Alla suprema Autorità della S. Sede spetta unicamente il modificare sostanzialmente; o mutare in omnibus, et quoad omnia l'Organizzazione e le Regole dell'Istituto.
2651
Il Superiore immediato dell'Istituto è il Vescovo di Verona il quale è rappresentato da un Rettore scelto ordinariamente tra i Missionari stessi membri dell'Istituto Fondamentale già provetti nell'esercizio dell'Apostolato Africano.
Il Vescovo di Verona è coadiuvato nelle sue funzioni da un corpo da lui presieduto, composto dei più assennati e distinti Ecclesiastici e secolari della sua Diocesi, il quale porta il titolo di Consiglio Centrale dell'Opera per la Rigenerazione della Nigrizia.
2652
Il Rettore dell'Istituto è definitivamente nominato dal Vescovo di Verona, e ciò, dopo aver sentito il giudizio del Capo delle Missioni dell'Africa affidate al Collegio, e dopo aver sottomesso la nomina all'E.mo Cardinal Prefetto generale di Propaganda.
2653
Il Vescovo di Verona, od il Rettore del Collegio dovranno ogni cinque anni rendere conto coscienzioso alla S. C. di Propaganda, mediante un Rapporto esatto sull'andamento dell'Istituto, in tutto ciò che lo riguarda.
Al Vescovo di Verona compete il potere e l'autorità di ricevere aspiranti Ecclesiastici e secolari. Nessun Ecclesiastico sarà ammesso all'Istituto, il quale non sia munito di un documento in iscritto, che comprovi l'assenso del proprio Ordinario, e non abbia riportato la sua benedizione.
2654
Non verrà ammesso all'Istituto nessun Ecclesiastico o Secolare, il quale non si giudichi disposto a consacrare tutto se stesso fino alla morte per l'opera della Rigenerazione della Nigrizia, e non abbia l'animo fermo e risoluto di morire alla sua propria volontà, e di professare una perfetta obbedienza ai legittimi Superiori.
2655
Siccome è realmente consecrato alla Rigenerazione della Nigrizia tanto quegli che lavora come Maestro di pietà, od istitutore delle materie teologiche o scientifiche nel Collegio di Verona, o coadiuva in qualsiasi modo nell'Istituto per le Opere preparatorie di Europa destinate a formare elementi per le Missioni dell'Africa, quanto quegli che è consacrato immediatamente alla conversione degli Infedeli nell'Africa stessa, così il Vescovo di Verona avrà riguardo alla speciale vocazione o tendenza del candidato per destinarlo o nelle opere dell'Istituto fondamentale di Verona, o negli Istituti, o Missioni del-l'Africa.
2656
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Nessun ecclesiastico, o secolare potrà essere ammesso all'Istituto, il quale per giusti motivi non goda credito, e buon concetto, o sia stato infamato.
Non verrà ammesso, che con somma difficoltà, e nel solo caso di evidente utilità dell'Istituto colui che abbia appartenuto a qualsiasi Ordine o Congregazione religiosa.
2657
Il tempo di prova del candidato nell'Istituto è fissato da uno a tre anni. Siccome però gli aspiranti di tal natura sono scelti fra i soggetti più virtuosi, così al solo giudizio e coscienza del Vescovo compete la facoltà di raccorciare il tempo del tirocinio del candidato nell'Istituto per destinarlo negli Istituti eretti sulle coste dell'Africa, i quali sono organizzati in modo, che costituiscono come altrettanti stabilimenti di tirocinio e di prova per constatare l'attitudine, e maturare la vocazione speciale per le difficili Missioni della Nigrizia Centrale.
2658
Al Vescovo di Verona compete il giudicare definitivamente se un candidato sia atto all'Opera, a cui tende l'Istituto, come pure il fissare l'epoca della partenza del medesimo per gli Istituti dell'Africa.
2659
E' membro effettivo dell'Istituto fondamentale colui che dopo la prova di un tempo determinato persiste nel fermo proposito di consacrarsi per tutta la vita a servigio dell'Opera della Rigenerazione della Nigrizia.
2660
Al Vescovo di Verona compete il diritto di dichiarare membro effettivo dell'Istituto Fondamentale chi è consacrato da due anni interamente alle Opere del Collegio di Verona senza aspirare alle Missioni Africane.
2661
Un soggetto già spedito in Africa non diventa membro effettivo dell'Istituto fondamentale se non dopo un anno, o due di permanenza negli Istituti, o Missioni dell'Africa, ed il giudizio di questa sua attitudine all'Istituto Fondamentale, spetta al Capo della Missione dell'Africa, il quale dovrà spedire analogo documento al collegio di Verona per la sanzione del Vescovo Superiore.
2662
Quando un candidato è dichiarato membro effettivo dell'Istituto Fondamentale sia dal Vescovo di Verona per quelli consacrati al-l'Opera in Europa, sia dal Capo delle Missioni Africane per quelli consacrati all'Opera in Africa, diventa figlio dell'Istituto Fondamen-tale, il quale s'incarica di lui per tutta la vita.

Capitolo III.zo

Di quelli che cessano di essere Membri
dell'Istituto Fondamentale.

2663
Se alcuno cessa di esser membro dell'Istituto è da considerare se ciò avviene nel Collegio di Verona, oppure negli Istituti dell'Africa; è ancora da osservarsi se si ritira liberamente da sé, oppure se ne sarà escluso per giusti motivi.
2664
Se un membro dell'Istituto di Verona crede di aver buone ragioni per ritirarsi, le comunicherà tosto al Rettore, il quale le giudicherà di concerto cogli altri membri del Collegio. Se le ragioni sono trovate buone, e se egli per un anno persiste a volere abbandonare l'Istituto, sottometterà l'affare al Vescovo, il quale dopo aver usato dei mezzi, che crederà opportuni per rettamente giudicare, accorderà l'uscita al petente, che cesserà per sempre di esser membro dell'Istituto, senza poter mai più esservi riammesso per qualsiasi titolo.
2665
Se un membro dell'Istituto di Verona per la sua mala condotta si rendesse indegno di restarvi unito, il Rettore consultato il parere degli altri membri, sottometterà l'affare al Vescovo di Verona, il quale si regolerà poi secondo il suo giudizio e coscienza per provare il delinquente, od escluderlo subito per sempre dal Collegio.
2666
Riguardo ai membri dell'Istituto Fondamentale già Missionari dell'Africa, è da osservarsi che quantunque il sacrificio, che hanno fatto di se stessi fin dalla loro educazione apostolica in Verona sia stato di sua natura pieno ed irrevocabile, ed abbia supposta una volontà pronta a subire ogni travaglio, ogni pericolo ed anche la più barbara morte, pure non è raro il caso, che un Missionario dopo aver molto sudato per la gloria di Dio e la salvezza dei poveri negri, si trovasse ridotto a tale spossamento di corpo e di spirito, da aver necessità assoluta di riposo. Potrebbe altresì accadere, che ad onta di tutte le cautele adoperate dall'Istituto, alcuno avesse errato nella scelta della carriera, di modo che la sua presenza fosse piuttosto di aggravio, che di aiuto alle Missioni Africane.
2667
Potrebbero ancora sopraggiungere altre imponenti cagioni, che ne dimostrassero necessario il ritorno in Europa. In tutti questi casi importa le seguenti avvertenze:
La necessità, o la convenienza, che un soggetto ritorni in patria sarà da rimettersi totalmente al giudizio del Superiore. A questi pure spetterà il decidere, ponderato il caso innanzi a Dio, e senza luogo all'appello dalla lor decisione, se i soggetti che devono tornare siensi o no demeritata l'assistenza dell'Istituto. Anche il difetto di spirito di sacrificio riconosciuto in taluno dal Superiore sarà titolo di demerito. Caso che non vi sia né questo né altro titolo di demerito, ecco la maniera con cui l'Istituto provvederà nei casi di ritorno in Europa.
2668
I¼. Avendo l'Istituto Fondamentale bisogno di Missionari vetera-ni, che gli comunichino quei lumi che solo l'esperienza può fornire per l'istruzione agli aspiranti, o per coadiuvare in qualsiasi modo la Santa opera, il soggetto, che per difetto di sanità, o per altri giusti motivi non potesse continuare nell'esercizio del ministero Aposto-lico, ritornerà nell'Istituto fondamentale, rimanendo sempre membro effettivo del medesimo sotto gli ordini dei Superiori
2669
II¼. Se poi il Missionario, che ritorna coll'assenso del Superiore non continuerà ad appartenere all'Istituto come membro effettivo, o perché l'Istituto non lo consente, o perché il soggetto non lo vuole, la Direzione lo raccomanderà all'Ordinario a cui apparteneva, perché sia provveduto dei mezzi per esercitare, potendo, in patria il suo ministero.
2670
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Se un Missionario membro dell'Istituto Fondamentale per la sua mala condotta, o per altri motivi si rendesse indegno di restarvi unito, sarà escluso per sempre dalla Missione; e se non avrà di che pagare il viaggio in Europa, vi penserà il Superiore, ma dopo aver ottenuto dal delinquente una lettera di obbligazione in buona forma, con cui si dichiara in dovere di restituire entro un anno al Rettore del-l'Istituto di Verona la somma determinata, che gli fu accordata pel suo ritorno in Europa.

Capitolo IV.to

Influenza dell'Istituto sulle Missioni,
e sui Missionari dell'Africa.

2671
La relazione che hanno fra loro le membra di un medesimo corpo, è la stessa che esiste fra l'Istituto fondamentale di Verona, e gli Istituti e le Missioni dell'Africa ad esso affidate.
2672
L'Istituto fondamentale di Verona è il centro della corrispondenza degli Istituti e Missioni dell'Africa, è il legame che li unisce, il fon-damento che le sostiene, lo stabilimento legale e permanente, che tratta gli interessi generali e particolari delle Missioni Africane e dei Missionari, che vi si affaticano rispetto alla S. Sede, ed all'Europa. Il Capo della Missione dell'Africa dopo assunto dalla S. Sede alle ar-due funzioni del governo delle medesime, farà conoscere, quanto più presto e sicuramente gli verrà fatto, alla Direzione dell'Istituto fon-damentale di Verona quali sono i Missionari che in coscienza crede più capaci di succedergli, in caso di morte, nel suo ufficio. Egli in-terpellerà segretamente all'uopo il giudizio dei membri più provetti della Missione. Nel proporre uno, o più membri a questo scopo si avrà più riguardo alla virtù e capacità dei candidati, che alla loro an-zianità.
2673
La Direzione dell'Istituto Fondamentale conserverà il più scru-poloso segreto di tutto ciò, che il Capo delle Missioni d'Africa avrà creduto utile ed opportuno di comunicare rispetto ai Missionari, e non se ne servirà che a riguardo della S. Congregazione di Propa-ganda per conformarsi al sentimento del Capo e degli altri Superiori dell'Africa, nel far nominare, quanto è possibile, a successore uno dei soggetti designati da loro.
2674
I Superiori degli Istituti e delle Missioni dell'Africa terranno informata la direzione dell'Istituto Fondamentale di Verona sulla condotta e speranze di tutti i singoli i Missionari, e sull'andamento di tutte le opere delle Missioni ad esso affidate.
2675
Il Capo delle Missioni Africane comunicherà all'Istituto Fonda-mentale il Regolamento di ciascun Istituto delle sue Missioni, come pure tutte le innovazioni che l'esperienza pratica sulla faccia del luo-go gli suggerisce d'introdurvi, perché serva questo di norma al Ret-tore, per preparare i candidati all'Apostolato Africano.
2676
L'Istituto Fondamentale si piglierà pensiero per quanto potrà an-che degli interessi temporali degli alunni del Collegio durante l'attua-lità del loro ministero in Africa. Quantunque l'Istituto non debba mai assumere l'amministrazione e la procura di tali interessi, pure, se l'interessato ne mostri il desiderio, farà in guisa, che il procuratore, o l'amministratore giuridicamente deputato abbia condizione e forma di mandato tale da lasciare diritto e modo, che la Direzione del-l'Istituto possa sorvegliare e proteggere il buon andamento dell'Am-ministrazione.

CAPITOLO V.to

Missione interna dell'Istituto

2677
L'Istituto riceve nel suo seno, sotto discipline fisse ed appropriate all'intento, Sacerdoti, e Chierici di Teologia atti al ministero Apos-tolico, come pure laici di provata pietà ed attitudine, principalmente allo scopo di farne fratelli coadiutori, catechisti, istruttori, e maestri di arti e mestieri necessari ed utili alla Nigrizia.
1. Quindi è che all'Ist.o incombe necessariamente la missione di provare accuratamente la vocazione dei candidati per la Nigrizia.
2¼. di coltivare le disposizioni dei suoi alunni richieste a ben corrispondere a s sublime vocazione.
Le regole e discipline dell'Istituto emanano principalmente dallo spirito di così alta ed importante Missione.

Capitolo VI.to

Della prova della Vocazione

2678
La prima e più importante missione dell'Istituto è la buona scelta degli Operai assunti alle funzioni apostoliche per la Nigrizia. Da ciò dipende il suo felice avviamento, la sua prosperità, la sua durata. In ciò quindi sta il suo massimo interesse, congiunto coll'interesse dei Missionari medesimi e delle anime che loro saranno affidate. Il Ve-scovo di Verona adunque, ed il Rettore, e quanti hanno parte alle loro cure e nell'Istituto e fuori, piglieranno colla massima serietà e col maggior zelo possibile l'incarico rilevantissimo di provare la vocazione.
2679
Questa prova ha luogo in due epoche:
1¼. Quando un soggetto domanda di aggregarsi all'Istituto.
2¼. Quando il candidato è già accolto, durante il suo soggiorno nell'Istituto.

Capitolo VII.mo

Massime Generali da osservarsi
quando un soggetto domanda di aggregarsi all'Ist.o

2680
Chi brama seguire Gesù Cristo nelle funzioni della vita Aposto-lica, ed aspira ad aggregarsi all'Istituto delle Missioni per la Nigrizia, deve anzitutto far conoscere il suo desiderio al Vescovo di Verona, ed al suo Rappresentante, il Rettore del Collegio, il cui principale impegno è procurare di discernere le vere dalle false vocazioni prima dell'ammissione dei soggetti. Per questo riguardo il Rettore non dà ordinariamente una risposta decisiva al primo presentarsi di un aspirante; ma procede sempre con lentezza, finché non abbia usato tutti gli espedienti opportuni a conoscere chiaramente la volontà divina.
2681
Questi espedienti sono:
1¼ Preghiera. Il Rettore prima di decidere, farà pratiche speciali di pietà, si raccomanderà a Dio nella S. Messa, invocherà la Madre del Buon Consiglio, S. Giuseppe e gli altri Santi Protettori, e farà pregare dalle anime giuste e veramente pie, ed impegnerà a pregar molto gli stessi postulanti, i candidati, ed i membri dell'Istituto.
2¼. Istruzioni ai postulanti. Saranno avvertiti delle difficoltà speciali della carriera Apostolica a cui aspirano, e delle buone qualità richieste per impegnarvisi prudentemente. Morire assolutamente alla propria volontà, e sacrificare interamente se stessi fino alla morte per mezzo di una perfetta obbedienza ai legittimi superiori, sarà la prima istruzione da farsi ai postulanti.
2682
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Non si ometterà di far loro osservare, che attese le circostanze di isolamento in cui si trova il Missionario africano, ed il pericolo dei costumi dei popoli della Nigrizia ignari delle prime leggi del pudore, è necessaria specialmente una castità a tutta prova. Quantunque si debba molto calcolare sulla speciale assistenza di Dio a riguardo di quelli che son veramente chiamati a quest'arduo ministero, benché non si debba scoraggiare nessuno, e si debba avvertire che i caratteri riflessivi son i più idonei, tuttoché sembrino i meno disposti a sfi-dare i pericoli, non si lascerà di fare l'espressa avvertenza, che quan-to dicono i Teologi sull'abito della purità richiesta come condizione necessaria agli Ordini Sacri od alla professione religiosa dei laici, devono intendersi in senso ben rigoroso, trattandosi di soggetti aspiranti al ministero Apostolico, pei quali non basterebbero certamente dei semplici propositi in punto così delicato.
2683
3¼. Interrogazioni ed Informazioni. Alle istruzioni si aggiungeranno altresì, potendolo personalmente, analoghe interrogazioni; e si avrà ogni cura di assumere da varie parti esatte e coscienziose informazioni sul postulante, avvertendo di mantenere per quanto sia possibile il segreto. Si avrà poi ben di presente la massima, che le vocazioni difficilmente si decidono da chi non conosce bene il nostro interno, e però si domanderà agli aspiranti se abbiano ben trattata la cosa col loro direttore spirituale.
2684
4¼ Consulte. Il Rettore si mette in comunicazione per quanto gli venga fatto colle persone più autorevoli per senno, per esperienza, e per coscienza, affine di avere aiuto di consiglio nel bisogno, sì che sia in grado di emettere un retto giudizio sul postulante, all'atto di proporlo al Vescovo per l'accettazione. Attingerà consigli altresì dai membri più maturi del Collegio, coi quali suole comunicare per le cose più importanti dell'Istituto.
Ecco le massime generali da aversi sempre presenti:
2685
La Vocazione all'Apostolato, secondo la comune dei Teologi, est actus Providentiae, supernaturalis, quo Deus, aliquos prae aliis eligit ad ministerium Apostolicum, eosque congruis dotibus praeparat ad eiusdem ministerii officia digne et laudabiliter obeunda.
2686
La vocazione al ministero Apostolico non è sempre accompagnata da una propensione avvertita ed irresistibile a sì sublime carriera, ma sempre esige una volontà costante e generosa a far di se stesso sacrificio a Dio, congiunta coll'attitudine ad adempiere l'ufficio, a cui si esibisce.
2687
E' necessario adunque che l'aspirante al difficile e laborioso Apostolato della Nigrizia abbia una vera disposizione fondata nel sentimento della fede e nella carità, di dedicarsi alla conversione di quelle anime le più abbandonate nel mondo, ed a propagare in quelle vaste e sconosciute contrade il regno di Cristo.
2688
Benché si bramerebbe ingegno e scienza eminente, pure non si escluderanno i mediocri, attesoché associati ai più capaci possono anch'essi colla abnegazione e carità rendere il loro ministero egualmente prezioso alle povere anime della Nigrizia.
2689
Quanto alla sanità ed alle forze corporali, l'esperienza ha mostrato che nella temperatura africana si possono avere ottimi operai benché non sieno dei più robusti, e che la differenza del clima può giovare ad un temperamento più gracile. D'altro lato è tanto il prezzo d'un operaio Apostolico in Africa, da non doversi trascurare nessuna esibizione, qualora non manchino le doti essenziali, alle quali più che alla vigoria del corpo si avrà riguardo. Dietro queste norme il Rettore si regola nel proporre il postulante al Vescovo di Verona. Se non si scorgono in lui le disposizioni necessarie al ministero a cui aspira, ne lo si dee distogliere, e si dee star fermi nel non accettarlo. Se si crede di doverlo ammettere lo si invita a rivolgersi all'Ordinario della Diocesi a cui appartiene, affine di ottenerne l'assenso e la benedizione, dopo di che è ricevuto nel Collegio.
2690
Qualora il soggetto creduto degno di accettazione trovi forte resistenza da parte dei genitori, e dei congiunti, il Rettore si informa dei motivi ond'essa proviene; e prendendo a norma la carità ordinata dalla Chiesa, la quale dispensa perfino i Religiosi professi dai voti monastici nei più stringenti bisogni dei genitori, non darà assolutamente luogo alla domanda e persuaderà l'aspirante a rimanersi colà dove la Provvidenza lo appella. Ove poi non apparisca necessità di famiglia, ma solo vi sia contrasto di interessi, o di affetti umani, il Rettore esigerà tuttavia dagli aspiranti tutta la prudenza e delicatezza, affinché nell'atto che obbediscono alla voce di Dio, non manchino verso i congiunti di quei riguardi di convenienza e di ossequio, che a figliuoli bennati si addicono, ed ottengano pure, se loro vien fatto, il conforto della paterna e materna benedizione.

Capitolo VIII.voi

Massime generali da osservarsi
quando il Candidato è già accolto durante
il suo soggiorno nell'Istituto.

2691
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Quando l'aspirante è già ammesso nell'Istituto, ha la presunzione in suo favore, e trovandosi in certo modo in possesso della carriera intrapresa, non deve in quanto a sé dubitarne; e se non emergono contrassegni ben chiari in contrario non deve più rimettere in consulta la sua determinazione. Ciò è da avvertirsi per togliere le soverchie incertezze delle anime talvolta le più acconcie e le più evidentemente chiamate a far sì che non dissipino lo spirito, e non logorino le forze della volontà in esami superflui: ma considerando oggimai esaurito il tempo della prova preliminare, attendano con seria applicazione a coltivare le necessarie disposizione all'Apo-stolato.
2692
Ciò nullaostante, affinché non sia trascurato nessun mezzo per meglio accertarsi della voce di Dio, avran luogo le seguenti pratiche:
1¼ Entro i due primi mesi dall'ingresso nell'Istituto, il candidato farà sei giorni di esercizi Spirituali per ben disporsi al tirocinio, che deve intraprendere della sua vocazione; e ciò qualora non sieno prossimi gli annuali esercizi del Collegio.
2¼. Annualmente si terranno per otto giorni gli Esercizi Spirituali, affinché l'anima più vivamente illuminata e fatta sensibile ai consigli della verità ed alle ispirazione del Cielo, possa facilmente scoprire le illusioni della fantasia e del demonio, nel caso che ne fosse stata per avventura sviata.
3¼ Nella prima settimana di ogni mese i candidati faranno un giorno di ritiro Spirituale come apparecchio alla morte.
4¼ Ogni soggetto, quantunque si tenga in una ragionevole libertà nella scelta del Confessore per le confessioni ordinarie, avrà pure un Direttore Spirituale, che terrà pienamente informato di tutta la sua condotta, facendo a lui la confessione generale, le annuali, ed alcune mensili.
2693
Finalmente all'intento servirà l'Opera del Rettore, sulle cui determinazioni gli alunni riposeranno con fiducia. Questi consultando all'uopo il Vescovo, avendo la dovuta attenzione alla condotta, al carattere, e a tutte le qualità dei soggetti, determina definitivamente innanzi a Dio, e secondo le sue ispirazioni, tutto poi sottomettendo al Vescovo, i casi di vocazione.
2694
Se crede di avere scoperto qualche difetto emendabile in un candidato, mette in uso gli avvertimenti, ed i rimedi, affine di riuscire all'emendazione, e ne prolunga la prova.
2695
Se l'emendazione non può assolutamente ottenersi, ed il difetto è incompatibile colla carriera apostolica, dopo sentito il Vescovo, procura quanto prima la prudenza e la carità lo permettano, e certamente entro il primo anno di prova, di rimettere in libertà il soggetto, di passare altrove, per meglio impiegarsi in altro ministero, al quale sarà da Dio chiamato. Se poi il soggetto è trovato abile, l'Istituto si consacra a coltivare le disposizioni per l'Apostolato della Nigrizia, disponendolo più o meno tardi, secondo richiede il bisogno per le Missioni dell'Africa.

Capitolo IX

Coltura delle disposizioni dei Candidati
pel ministero Apostolico della Nigrizia.

2696
La convivenza e le buone discipline dell'Istituto delle Missioni per la Nigrizia sono utili non solamente a stringere in un santo legame di fratellanza i Missionari, ed a creare quella uniformità di metodo e di spirito, che è la forza degli Istituti e tanto serve a conservare e perpetuare il frutto delle opere buone, ma giovano altresì ad accrescere e maturare le virtù, ed a fornire quel corredo di cognizioni, di avvertenze, e di attitudini più speciali, che si richiedono per apparecchio prossimo a così alto ministero. Perciò secondo la seria considerazione dello spirito dell'Opera sono vantaggiose le seguenti norme di disciplina:
1¼ Per coltivare lo spirito, e le virtù degli aspiranti all'Apostolato Africano.
2¼ Per ben regolare gli studi e gli esercizi ordinati a coltivare l'intelletto, e le attitudini necessarie nella pratica del ministero Apostolico della Nigrizia.
3¼ Per tener cura della sanità e delle forze corporali dei candidati per le missioni dell'Africa Centrale.
2697
Come riassunto di queste discipline per la coltura delle disposizioni per l'Apostolato Africano, seguirà il regolamento particolare dell'Istituto, ossia l'Orario, e distribuzione delle varie pratiche del-l'Istituto, secondo i tempi e le occasioni.

Capitolo X

Norme e discipline ordinate a coltivare
lo spirito e le virtù degli alunni dell'Istituto.

2698
La vita di un uomo, che in modo assoluto e perentorio viene a rompere tutte le relazioni col mondo e colle cose più care secondo natura, deve essere una vita di spirito, e di fede. Il Missionario, che non avesse un forte sentimento di Dio ed un interesse vivo alla sua gloria ed al bene delle anime, mancherebbe di attitudine ai suoi ministeri, e finirebbe per trovarsi in una specie di vuoto e d'intollerabile isolamento.
2699
La sua opera non sarà sempre circondata da quella devota premura, da quell'aria di favore e quasi d'applauso che si spiega intorno al Sacerdote operante in mezzo ad anime intelligenti ed a cuori sensibili.
2700
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Questo umano conforto può sostenere anche uno zelo poco fondato in Dio e nella carità. Ma il Missionario dell'Africa Centrale non può e non deve sempre sperarlo. Egli opera in mezzo a selvaggi che sono abbrutiti dagli orrori della schiavitù la più inumana, e fatti bestiali dalla misera condizione, in cui li ha gettati la sventura e l'immane crudeltà dei loro nemici ed oppressori. Questi negri infelici sono avvezzi a vedersi strappare violentemente dal loro seno i figliuoli, per essere condannati a lagrimevole servaggio senza speranza di giammai più rivederli; si veggono spesso trucidare spietatamente innanzi agli occhi i loro più cari congiunti e perfino gli stessi loro genitori. E siccome gli autori scellerati di sì orrendi delitti non appartengono generalmente alla loro razza, ma sono stranieri, così quegli sventurati selvaggi avvezzi ad essere da tutti sempre traditi e maltrattati nei modi i più crudeli, riguardano talvolta il Missionario con diffidenza ed orrore, perché straniero. Essi perciò si manifestano agli occhi del medesimo come barbari, stupidi, ingrati, e brutali. Egli quindi anziché trovar lusinghiera corrispondenza di affetti, deve starsi rassegnato a vedere resistenze ostili, incostanze luttuose e neri tradimenti. Il perché egli deve riportar sovente la speranza del frutto ad un futuro remoto ed incerto: deve talvolta contentarsi di spargere con infiniti sudori in mezzo a mille privazioni e pericoli una semente, che solo darà qualche prodotto ai missionari successori: deve considerarsi come un individuo inosservato in una serie di operai, i quali hanno da attendere i risultati non tanto dell'Opera loro personale, quanto da un concorso e da una continuazione di lavori misteriosamente maneggiati ed utilizzati dalla Provvidenza.
2701
In una parola il Missionario della Nigrizia dee sovente riflettere e meditare, che egli lavora in un'opera di altissimo merito s, ma sommamente ardua e laboriosa, per essere una pietra nascosta sotterra, che forse non verrà mai alla luce, e che entra a far parte del fondamento di un nuovo e colossale edificio, che solo i posteri vedranno spuntare dal suolo ed elevarsi a poco a poco sulle rovine del feticismo, e giganteggiare, per accogliere poi nel suo seno i cento e più milioni della sventurata stirpe dei Camiti, che da oltre quaranta secoli gemono incurvati sotto l'impero di Satanasso.
2702
Il Missionario della Nigrizia spoglio affatto di tutto se stesso, e privo di ogni umano conforto, lavora unicamente pel suo Dio, per le anime le più abbandonate della terra, per l'eternità. Mosso egli dalla pura vista del suo Dio ha in tutte queste circostanze di che sostenersi e nutrire abbondantemente il proprio cuore, abbia egli in un tempo o vicino, o lontano, per mano altrui e colla propria a raccogliere il frutto dei suoi sudori e del suo Apostolato. Anzi il suo spirito non cerca a Dio le ragioni della Missione da lui ricevuta, ma opera sulla sua parola, e su quella de' suoi Rappresentanti, come docile strumento della sua adorabile volontà, ed in ogni evento ripete con profonda convinzione e con viva esultanza: servi inutiles sumus; quod debuimus facere fecimus. Luc. XVII.
2703
Al contrario guai a chi fosse portato in queste ardue funzioni da altro, che da una vampa passeggera di fervore, e da vaghezza di peregrini viaggi, o da desiderio di segnalarsi in una carriera straordinaria! Oltre al dover soccombere nei momenti di tenebre e di scoraggiamento, oltre al non poter durarla in una vita di stenti e di privazioni continue, sentirebbe le tendenze della prava natura incalzare più pericolosamente, e potrebbe rimaner vittima della seduzione, e delle più ignobili passioni.
2704
Non si deve però esagerare, né facilmente sentenziare sulla quantità e sulla forza delle occasioni pericolose, che circondano il Sacerdote in patria, ed il Missionario nell'Africa Centrale.
2705
E' giusto il considerare, che il prestigio delle lusinghe in mezzo a cui si trovano i nostri Sacerdoti qui in Europa, e l'aria di mondo che deono talvolta respirare, li può lentamente pervertire non meno che l'incontro senza ripari di pericoli più sfacciati e formali. Deve pur considerarsi, che se il Missionario dell'Africa isolato fra quelle lontane contrade manca di molti aiuti e sostegni, si trova tuttavia perciò stesso in una vita più dura, e necessariamente obbligata a pensieri di ordine superiore. Quando il Missionario della Nigrizia ha caldo il cuore di puro amore di Dio, e collo sguardo della fede contempla il sommo vantaggio e la grandezza e sublimità dell'Opera, per cui s'affatica, tutte le privazioni, gli stenti continui, i più duri travagli diventano al suo cuore un paradiso in terra, e la morte stessa, ed il più crudo martirio è il più caro e desiato guiderdone ai suoi sacrifici.
2706
Non si devono quindi esagerare i timori, bensì deve osservarsi, che la più sicura salvaguardia del Missionario dell'Africa in molti casi è la sua coscienza e la sua fede. Per tutte queste ragioni e per le altre molte che dovranno essere materia di frequenti meditazioni pegli alunni dell'Istituto aspiranti all'Apostolato della Nigrizia, importa necessariamente che essi abbiano disposizioni solide di schietto zelo, di puro amore e timore di Dio, e che sieno corroborati da una padronanza ben sicura delle proprie passioni. A tale oggetto, mantenuta per sempre nell'Istituto la semplicità, l'ilarità, ed altresì un cotal grado di vivacità, è d'uopo che domini patentemente il fervore per le cose spirituali, lo studio della vita interiore, ed un desiderio vivissimo della perfezione.
2707
Oltre gli Esercizi spirituali ogni anno, un giorno di ritiro ogni mese, la sacramental Confessione almeno una volta alla settimana, oltre l'orazione mentale di un'ora la mattina, gli esami di coscienza, la lezione Spirituale, la visita al SS.mo Sacramento ed a Maria Vergine, e tutte le altre pratiche quotidiane di pietà, gli alunni si devono rendere familiarissimo e quasi connaturarsi l'esercizio assiduo della presenza di Dio, e di un'intima filiale comunicazione con Lui per mezzo di frequenti e divote aspirazioni, ciò che formerà materia dell'esame particolare.
2708
Ad aiuto della pietà e dello spirito sono utilissimi gli esercizi della mortificazione esteriore, sebbene sia necessario procedere con discrezione, e sia caso da ben intendersela col proprio confessore e direttore spirituale, il quale secondo le forze di ognuno permetterà questo, o quella astinenza, o penitenza corporale, massime nel Venerdì e nelle vigilie delle feste principali della Chiesa, e dell'Istituto. Però nessuna osservanza in comune in proposito è stabilita nel Collegio.
2709
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Quel che più importa si è che tutte queste pratiche di pietà e di mortificazione non deono diventare coll'abitudine una formalità materiale. E perciò si torna spesso e nei propri esercizi privati di ciascuno, ed anche insieme da tutti, massime nelle conferenze spirituali, sulla necessità di fare orazione succosa e concludente, e di operare in ispirito e verità. A discernere poi se sia verace, o superficiale, si misura la pietà col profitto nella mortificazione interna, e specialmente nelle due virtù fondamentali della vita interiore ed esteriore, l'umiltà e l'obbedienza.
2710
E' d'uopo che i candidati, mercé la fedele cooperazione alla divina grazia, pongano ogni studio per vuotar ben bene il cuor loro d'ogni orgoglio, e presunzione, d'ogni sentimento di ambizione, e di pretesa, e radicarvi profondamente quella santa disposizione che ci fa riconoscere tutto da Dio, e sottomettere a Lui pienamente l'intelletto, la volontà, le forze, e a Lui, e per Lui ci fa tutto sottomettere a quelli che ne fanno le veci. In particolare sia rispettata come voce di Dio: 1¼ la voce del Direttore spirituale, a cui si farà piena confidenza di tutto l'interno, e di tutta la condotta: 2¼ La voce del Vescovo e del Rettore, di cui gli alunni procureranno di secondare non solo i comandi, ma ancora i desideri e le intenzioni: 3¼ la voce della Regola, ed i segni della Comunità, ai quali saran pronti colla più scrupolosa esattezza e perfezione.
2711
Se i candidati coltiveranno questo Spirito di sincera pietà, di umiltà, di obbedienza fino a morire spiritualmente a sé in questa più intima parte dell'amor proprio, la divina grazia li assisterà a vincere e signoreggiare tutte le altre passioni, e ad acquistare tutte le altre virtù.
2712
Basterebbe avere innanzi e seguire queste norme generali di perfezione. Tuttavia per maggior aiuto in questo cammino dello spirito gioverà avere l'attenzione al particolare delle seguenti virtù, che più direttamente esige il ministero Apostolico della Nigrizia.
2713
1¼ La Castità. E' stabilita nell'interno dell'Istituto la clausura per le donne. Le visite delle parenti e delle altre persone da ammettersi per vera convenienza e dovere d'ufficio, o di carità, sono ricevute nella sala comune, e con tutte le cautele della modestia e del decoro Sacerdotale.
2714
E queste cautele si osservano anche nei ministeri spirituali in modo non solo da rimuovere ogni pericolo, ma anche da non lasciar luogo a sospetti e dicerie, si dovesse pure talvolta omettere qualche opera buona.
2715
Nei quali riguardi sapranno gli alunni fare esercizio coscienzioso talmente, che venuto il tempo, in cui avessero a trovarsi in mezzo a pericoli inevitabili, abbiano contratta abitudine di modestia, di pronta elevazione del cuore a Dio, di disinvolta circospezione tale, da poter cercare a salute le anime altrui, senza rischio di ferite e molestia all'anima propria!
2716
2¼ La Carità. Si esercita principalmente nell'interno del Collegio mediante tutto il sentimento e le dimostrazioni d'una Sacerdotale e cristiana benevolenza, escluse le particolari amicizie, le gare, le gelosie, i diverbii, le contese, ed i modi troppo confidenziali, con pregiudizio della propria dignità e del rispetto dovuto agli altri. Ciascuno si fa dovere di chieder presto e umilmente perdono a colui, cui s'accorga d'avere in qualche modo recato disgusto. Ciascuno si deputa altresì chi lo avverta dei suoi mancamenti, procurandosi che sempre trionfi la carità non meno nel compatimento dei difetti, che nell'opportuna correzione fraterna.
2717
Quanto agli esterni, quantunque si debba usare prudente riserbo anche per cura del necessario raccoglimento, e si debba perciò schivare affatto l'andar senza vero bisogno per luoghi frequentati, e tanto più nelle case dei privati, pure si avrà cura di formare tutte le buone abitudini di civiltà, di schietta affabilità, e cordialità cristiana. Soprattutto si avrà la mira di essere esemplari e nel contegno, e nell'abito (che è quello dei buoni ecclesiastici, sempre uniforme, e compito nel Collegio, e fuori, ed in ogni ora del giorno anche in estate) e nel discorso, il quale, cansata ogni affezione, sarà sempre condito dalla sapienza del Vangelo, e condotto, quando si possa, a qualche conclusione edificante e giovevole per le anime.
2718
Per la salvezza delle anime tanto più ravviveranno gli alunni la carità nei ministeri spirituali, ed assumeranno sempre con giubilo, ed eserciteranno sempre con pazienza, accuratezza ed amore i preziosissimi officii sia del confessare, massime i poveri, sia del catechizzare gli ignoranti ed i fanciulli sia col far la dottrina cristiana, e predicare in qualche chiesa, sempre però dietro l'invito e col-l'approvazione del Rettore. Attendendo al bene delle anime in tutte le varie opportunità loro offerte da queste circostanze, faranno in modo, che il loro operare risenta di quei fervori di spirito apostolico, di cui deono qui dare qualche primizia.
2719
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Nel che se non potranno molto in opere, procureranno almeno di fare colla preghiera quel tanto, di cui li fa capaci la divina bontà. Alle misere anime dell'intero universo, e specialmente dell'Africa Centrale, che giacciono sepolte nelle tenebre dell'infedeltà e del-l'errore, abbian la mente ed il cuore in tutte le loro operazioni, applicando ad impetrare loro misericordia quel poco di buono, che sapran fare colla grazia di Dio, implorando la loro conversione nella Santa Messa, nelle giaculatorie, ed in tutte le pratiche di pietà, interponendo i meriti e l'intercessione della B. V. Immacolata, e di tutti i Santi Protettori, facendo orazioni speciali, ed esercitando convenienti mortificazioni e penitenze per la conversione degli infedeli.
2720
3¼ Spirito di Sacrifizio. Il pensiero perpetuamente rivolto al gran fine della loro vocazione apostolica deve ingenerare negli alunni dell'Istituto lo spirito di Sacrifizio.
2721
Si formeranno questa disposizione essenzialissima col tener sempre gli occhi fissi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando di intendere ognora meglio cosa vuol dire un Dio morto in croce per la salvezza delle anime.
2722
Se con viva fede contempleranno e gusteranno un mistero di tanto amore, saran beati di offrirsi a perder tutto, e morire per Lui, e con Lui. Il distacco, che ha già fatto dalla famiglia e dal mondo, non è che il primo passo: essi cercheranno di andar sempre più consumando il loro olocausto, rinunciando ad ogni affetto terreno, abituandosi a non far caso delle loro comodità, dei loro piccoli interessi, della loro opinione, e d'ogni cosa che li riguardi; perocché anche un tenue filo, che rimanga, può impedire un'anima generosa di elevarsi a Dio. Sarà perciò continua la pratica dell'abnegazione di se stessi, anche nelle piccole cose, e rinnoveranno spesso l'offerta intera di se medesimi a Dio, della sanità, ed anche della vita. Per eccitare lo spirito a queste sante disposizioni, in certe circostanze di maggior fervore faranno tutti insieme una formale ed esplicita dedica a Dio di se stessi, esibendosi ciascuno con umiltà e confidenza nella sua grazia anche al martirio.

Capitolo XI

Norme di disciplina per regolare
gli Studi e gli Esercizi ordinati a coltivare
l'intelletto e le attitudini necessarie nella pratica dell'Apostolato Africano.

2723
V'ha presso alcuni un'opinione esagerata sull'ampiezza delle cognizioni e sulla coltura intellettuale richiesta in un Missionario. Altri vorrebbero trovare in un Istituto, come il nostro, un'Accademia di scienze e di arti, una scuola di tutte le lingue. A togliere la sorpresa di chi si aspettasse grande apparato di studi, ed a vieppiù insinuare negli alunni la cura del raccoglimento, dell'umiltà, e migliore indirizzo dello spirito verso quel punto, che più d'ogni altro importa, gioverà che sia qui proclamata la grande massima del più grande dei Missionari fra gli infedeli, dell'Apostolo S. Paolo: la somma scienza, anzi l'unica veramente necessaria è quella di Gesù Crocifisso.
2724
Non enim, scrive l'Apostolo a quei di Corinto, iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Jesum Christum et hunc crucifixum. I Corinth. 2.2.
2725
Ben ritenuta però questa massima, e presa a norma dello spirito con cui devono studiare, vigilando sopra sé che talora la soverchia intensità dell'applicazione agli studi non sottragga il tempo, o inarridisca il cuore agli esercizi della pietà, e la riuscita non lo gonfi, riferendo al tempo dello studio principalmente la raccomandazione delle divote giaculatorie; attenderanno gli alunni a studiare con ogni sollecitudine, e faranno innanzi a Dio anche sull'importanza di esso la dovuta considerazione. Penseranno al bisogno in cui si troveranno di tener fronte ai Missionari protestanti, alla schiera multiforme degli eretici orientali, ai razionalisti ed increduli d'ogni nazione, ai musulmani ed agli idolatri sia nei lunghi viaggi, oppure sul campo delle Apostoliche loro fatiche, rifletteranno al credito, ed ascendente che acquista alla Religione, l'abilità, e la coltura di chi la predica, alla necessità di pronte risoluzioni in casi imbarazzati, e senza mezzo di consulta, e nemmeno di lunghe considerazioni.
2726
Di più l'esperienza avendo constatato, come la Provvidenza faccia servire spesso alla conversione dei popoli anche la perizia dei Missionari nelle scienze puramente umane, e nelle arti di utilità temporale, anzi di puro diletto, niente che si riferisca a questo punto, sotto la direzione del Rettore, crederanno inutile, niente indegno della loro attenzione, e del loro impegno, che non trovino di poter dirigere alla gloria di Dio, ed al bene futuro delle anime.
2727
A determinare con qualche precisione il genere di studi che sono indispensabili ai candidati delle Missioni Africane è stabilito:
1¼. Gli alunni Chierici frequenteranno le scuole teologiche dell'annesso Seminario Vescovile, e seguiranno con diligenza ed assiduità le lezioni di tutte le materie che vi si insegnano, avvertendo che dipenderà molto dall'impegno con cui adempiranno a questo importantissimo dovere il giudizio che si porterà sulla loro vocazione Apostolica. Nelle vacanze autunnali si uniformeranno al Regola-mento particolare dei Sacerdoti, previe quelle mutazioni, che il Rettore giudicherà opportune alla loro condizione speciale.
2¼ Per gli alunni già Sacerdoti, è stabilita in apposito Regola-mento speciale la materia, l'ordine e il sistema di studi, con cui si preparano alla carriera apostolica.
2728
In generale gli alunni rivolgono la loro applicazione agli studi di prima necessità per l'esercizio pratico del ministero Sacerdotale, ed intendono di dedicare il più del loro tempo e del loro impegno e fondarsi nelle prove del Catechismo, ed a conoscere e combattere tutti gli errori del feticismo, dell'Islamismo, ed a confutare i sistemi ed i sofismi di tutte le eresie degli orientali, e delle sette protestanti, e razionalistiche. Questi studi di controversia, aiutati da quelli della Sacra Scrittura, e della storia Ecclesiastica formano la più seria occupazione dell'Istituto.
2729
Quanto alle lingue, basterà l'esercizio della francese e lo studio dei rudimenti fondamentali dell'araba, e chi avrà maggior tempo ed attitudine piglierà cognizione di alcuno degli svariatissimi idiomi delle tribù dell'Africa Centrale, come della lingua Denka e Bari. L'esperienza ha però dimostrato su questo argomento non doversi perdere il tempo in esercizi difficilissimi e sovente inutili, poiché le lingue dei popoli infedeli si deono generalmente imparare sulla faccia del luogo.
2730
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
Siccome nelle vaste tribù della Nigrizia mancano quelli che proveggono alla sanità sia degli stranieri, sia degli indigeni, alcuni fra i Sacerdoti e fratelli coadiutori di maggior attitudine si applicheranno, sotto la guida di probo ed abile maestro, allo studio della medicina pratica, della chirurgia, flebotomia, e farmaceutica, seguendo in ciò la base del testo di Antoniacci, come pure dell'astronomia, del-l'agraria e scienze analoghe, le quali contribuiscono potentemente a rendere efficace tra i negri l'Apostolato dei Missionari.
2731
Ma per rendere questi studi di minor peso, ed insieme notabilmente più impegnati e fruttuosi, si aiutano con familiari, e ben regolate quotidiane conferenze, e procedendosi da tutti insieme di pari passo, e colla guida di un medesimo autore, ciascuno vi porta il trasunto scritto del capo studiato, propone senza superfluità ed inutili digressioni le difficoltà che ha incontrato in qualche punto, e di cui bramerebbe una più chiara soluzione. Anzi essendo utile che ciascuno secondo la propria capacità procuri di meglio approfondire la materia, massime coll'associare allo studio dell'autore adottato per guida la lettura dei trattati più ampi e ben ponderati di altri autori, ciascuno recherà nelle conferenze il frutto de' suoi studi individuali a comune erudizione e vantaggio.
2732
Il Rettore dell'Istituto ha l'incarico ordinario di assistervi e se qualche volta si trova impedito, delega chi sostenga le sue veci. Egli dirige gli studi, e propone le norme che devonsi in essi eseguire, dopo aver consultato il Vescovo Superiore.
2733
Nel metodo di condurre gli studi, è d'uopo avvertire di non frastagliarli dividendo l'applicazione sopra materie disparate, ma si esauriranno a mano a mano i trattati principali dedicando ad essi uno studio continuato e completo.
2734
A fare qualche pratica applicazione dello studio, gli alunni stende-ranno in iscritto dei componimenti per l'istruzione Religiosa del po-polo, che sottoporranno dapprima a qualche esperto, e reciteranno per esercizio nella cappella dell'Istituto, ed anche dietro l'ordine del Rettore, nelle Chiese, o nei pubblici Oratorii. Gli alunni si addestre-ranno ad insegnare con chiarezza, precisione, facilità, e grazia la dot-trina cristiana, tanto ai fanciulli, quanto agli adulti, che è l'esercizio principalissimo, e più importante del Missionario degli infedeli, co-me pure si addestreranno a spiegare il Vangelo, tenere discorsi mo-rali, e coi fanciulli specialmente e cogli ignoranti si eserciteranno alle familiari istruzioni ed alle devote esortazioni fatte anche all'improv-viso.

Capitolo XII

Norme di disciplina per tener cura
della sanità e delle forze corporali
degli alunni dello Istituto
delle Missioni Africane

2735
Siccome nella vita di chi si prepara all'Apostolato dell'Africa è necessario l'esercizio della mortificazione, e l'abitudine alle privazioni, e dovendosi d'altra parte aver grande riguardo alla sanità ed alle forze degli alunni specialmente di complessione meno robusta, così la prima avvertenza che si avrà per cura della salute, sarà di fare scelta prudente di questi esercizi di mortificazione, che non nuociono alla sanità, e più ancora di quelli che la giovano.
2736
Gli alunni avran dunque modo di appagare il loro fervore senza pregiudizio della sanità:
1¼ Nella prontezza ed esattezza alle osservanze dell'Istituto. poiché se la regola misurando i loro passi, e le loro azioni, loro porge occasioni di abnegazioni frequenti, non lascia di aver cura della sanità variando le occupazioni, e facendo succedere a quelle che richiedono il travaglio del corpo, le altre che esigono solo l'occupazione dello Spirito.
2737
2¼ Nell'esercizio d'una caritativa corrispondenza vicendevole dell'uno coll'altro, poiché essendo essi destinati a vivere fra nazioni le più barbare, e dovendosi conformare ad usi, consuetudini e caratteri i più disparati, e a temperamenti i più eterogenei, si eserciteranno in questo utilmente col proporsi fin dal Collegio, ciascuno di adattarsi all'opinione, al genio, al carattere degli altri; e così avran certo occasioni tanto più preziose e frequenti, quanto più minute ed inosservate di moltiplicare atti innocui di mortificazione.
2738
3¼ Nei riguardi di quella civiltà, pulitezza, e buon contegno, che tanto potran servire a conciliar loro la benevolenza nel commercio colle persone d'ogni nazione e d'ogni religione, con cui dovranno trovarsi in futuro. Questo continuo buon governo della persona, dei modi, dei discorsi, dell'abito, e della stanza, costerà loro una serie non interrotta di piccoli sacrifizi, e di piccole vittorie contro l'accidia insita nell'umana natura.
Vi sarà poi luogo a mortificarsi ed insieme a provvedere al vantaggio della sanità e delle forze:
2739
1¼ Nei riguardi di vigilanza e di riserbo, che esige una ragionevole sobrietà non solo dei cibi e delle bevande, ma anche nell'applicazione agli studi, e nell'impegno delle cose lodevoli e buone.
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 1871
E' necessario ed utilissimo anche alla salute, che gli alunni stieno sopra di sé, e sappiano temperarsi con forza da quel cieco ardore e da quella foga soverchia, da quella specie d'impeto e di affanno con cui talora operano. Niente più utile, che il formarsi quell'abitudine di calma, di ordine, di sereno e dignitoso procedere, che lascia allo spirito la libertà necessaria a fare senza confusione e precipizio il bene, e toglie i pericoli d'una tensione e d'uno sforzo, che opprime lo spirito ed il corpo.
2740
2¼ Gioverà molto qualche esercizio utile di agricoltura, e di assistenza ai lavori di costruzione e di restauro, nei quali si potrà avere un'utile distrazione, ed insieme un'istruzione analoga ai bisogni delle Missioni dell'Africa, nelle quali è d'uopo tutto creare. Del resto si ha ogni giorno un tempo libero per qualche sollievo, come del giuoco delle bocce, e di altri divertimenti consimili, e principalmente per qualche passeggiata verso sera; come pure in certi giorni di vacanze straordinarie, e nell'autunno, ad esercitare i candidati a lunghe peregrinazioni, si faranno apposite gite, e piccoli viaggi a piedi in campagna, od a qualche santuario dei nostri contorni.

Capitolo Ultimo.

Regolamento particolare dello Istituto;
ossia Orario, o distribuzione delle varie pratiche
secondo i tempi, e le occasioni.

N. 422 (395) - P I A N O
PER LA RIGENERAZIONE DELL'AFRICA
ACR, A, c. 25/9 n. 3


P I A N O
PER LA RIGENERAZIONE DELL'AFRICA
PROPOSTO
DA DON DANIELE COMBONI
MISSIONARIO APOSTOLICO DELL'AFRICA CENTRALE
SUPERIORE DEGLI ISTITUTI DEI NEGRI IN EGITTO
----------
QUARTA EDIZIONE
--------------
VERONA
Tipografia Vescovile di A. Merlo
1871.

RIGENERAZIONE DELL'AFRICA COLL'AFRICA

2741
Un buio misterioso ricopre anche oggidì quelle remote contrade, che l'Africa nella sua vasta estensione racchiude. E' bensì vero, che a squarciare un istante il denso velo, trasportando colà una scintilla di quell'incivilimento onde tanto si gloria la moderna società europea, furono diretti gli sforzi di governi civili e di private istituzioni: ma davanti all'insuperabile barriera, con cui par che natura sia concorsa a separare quell'inospite suolo dalla coltura del rimanente globo, tornarono vani tutti gli sforzi di tanti generosi, e senza alcun risultato, i più grandi loro sacrifizi. Provocate dall'idea di costringere anche in quelle sterminate regioni la natura a schiudere i vergini tesori delle immense sue produzioni al beneficio dell'umana famiglia, varie furono ad epoche diverse le spedizioni che si intrapresero, affine di raggiungere il sospirato effetto: ma i rischi d'ogni maniera e gli scogli insormontabili, a cui dovettero rompere gl'innumerevoli conati di quei magnanimi eroi, ne sgominarono le forze, e gettarono lo scoraggiamento, che li arrestò nel loro cammino.
2742
Sennonché il cattolico, avvezzo a giudicare delle cose col lume che gli piove dall'alto, guardò l'Africa non attraverso il miserabile prisma degli umani interessi, ma al puro raggio della sua Fede; e scorse colà una miriade infinita di fratelli appartenenti alla sua stessa famiglia, aventi un comun Padre su in cielo, incurvati e gementi sotto il giogo di Satana in sull'orlo del più orrendo precipizio. Allora, trasportato egli dall'impeto di quella carità accesa con divina vampa sulla pendice del Golgota, ed uscita dal costato del Crocifisso per abbracciare tutta l'umana famiglia, sentì battere più frequenti i palpiti del suo cuore; e una virtù divina parve che lo spingesse a quelle barbare terre, per istringere tra le braccia e dare il bacio di pace e di amore a quegl'infelici suoi fratelli, sovra cui par che ancor pesi tremendo l'anatema di Canaam.
2743
E di fermo, per tacere delle varie e molteplici Società ecclesiastiche ed Ordini religiosi, che nei secoli scorsi, benedetti dalla parola del Vicario di Cristo ed accompagnati dalle felicitazioni e preghiere di tutti i buoni, calcando le vie del deserto discesero ed entrarono nelle infuocate lande abitate dai Negri, allo scopo di piantare tra quelle genti* abbrutite nel più abbominevole e miserando feticismo il vessillo della croce, la santità di Gregorio XVI di veneranda memoria sullo scorcio del suo pontificato fondava il Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale, il più vasto del mondo, abbracciante una superficie due volte maggiore della colta nostra Europa. L'immortale Pio IX gloriosamente regnante, non meno caldo per le sublimi opere dell'apostolato, confermando i decreti del suo Predecessore, ne accomiatava i Missionari, i quali seguita la via del Nilo, nel 1848 penetravano nella novella Missione al loro zelo affidata, e si spingevano presso al 2¼. gr. di L. N.
2744
Il Piano - 1871
In questo campo vastissimo dischiuso alla carità dell'Evangelo, tra immensi disagi faticando, oltre a tre figli di S. Ignazio, molti degni sacerdoti della Germania Austriaca e Bavarese, e soprattutto del Tirolo tedesco, raccolti dall'Eccelso Comitato della Società di Maria, e dalle fervide sollecitudini del benemerito Professore Mitterrutzner, riuscivano a fondare lungo le spiagge del maestoso Nilo, che scorre fra il Tropico del Cancro e l'Equatore, quattro stazioni importantissime, fissando come centro di comunicazione la metropoli del Sudan egiziano, cui le condizioni politiche e la sua geografica posizione destinavano ad essere l'ultimo appoggio degli Europei, che in quelle remote parti si recano. Anche l'Istituto fondato in Verona dall'anima generosa, il cui nome sarà sempre in benedizione alla Chiesa di Cristo, di Don Nicola Mazza, concorse a portar l'obolo della sua carità a quei tapini nostri fratelli; e i nomi delle vittime alunni di questo Istituto, cui copre il tumolo della sabbia africana, consumati ostie pacifiche sull'altare della loro carità, lo ricorderanno mai sempre alla grata riconoscenza di coloro, che di nuovo si metteranno sulle lor vie. Da ultimo i Francescani, numerosa famiglia disposta forse più che altre per ispirito di propria vocazione alle più grandi privazioni della vita, sottentrarono nel lavoro di questa desolata vigna.
2745
Sennonché, egli è pur d'uopo confessare, che, se da una parte tutti gli sforzi e le fatiche di questi valorosi campioni di Gesù Cristo raggiunsero l'estremo grado dei più poderosi conati, gli effetti ottenuti risposero nella proporzione dell'infinitesimo che si annulla; e forse come l'orma impressa nella polvere dal loro passaggio che si appiana al soffio degli uragani del deserto, i pochi germogli che pur attecchirono, innaffiati dal loro sudore e dal loro sangue, si disseccarono sotto l'ardore del più cocente fuoco delle passioni, più feroce della tropicale arsura, sotto cui giace la misera Nigrizia.
2746
Noi, che facendo parte di quelle spedizioni apostoliche, fummo, la Dio mercé, nel novero dei pochissimi superstiti fra i cento e più che ci siamo lanciati in quella malagevole impresa, avendo attentamente studiato la natura, i costumi, e le condizioni sociali di quelle remote tribù, abbiam rilevato che la missione dell'Africa centrale presenta allo zelo apostolico l'immagine di bene agguerrita fortezza, che non si può vincere d'assalto, sebbene vuol essere espugnata coll'assedio. Ed invero, l'effetto del più poderoso assalto più volte reiterato con ben provvedute spedizioni cattoliche, terminò sempre col solo sacrifizio degli intrepidi assalitori. D'uopo è quindi prepararci energicamente alla tattica di un assedio e prendere le mosse collo stabilire ben sicure posizioni, che servano come di fortini e di approcci necessari allo scopo.
2747
Una missione qualunque, perché le si possa guarentire la per-petuazione, abbisogna di un centro sicuro, da cui emani incessan-temente lo spirito di vitalità che si diffonda vigoroso per tutto il suo organismo, ne assicuri l'esistenza, e ne coadiuvi il ministero; un centro vitale, che le somministri e le mantenga possibile la recluta annuale, onde si riforniscono le file dei missionari continuamente assottigliate dall'inclemenza dei climi, dalle fatiche, e dal martirio.
2748
Questo centro di vitalità si presta opportuno in generale negl'Isti-tuti e seminari d'Europa a beneficio delle missioni dell'Asia, del-l'America, e dell'Oceania; essendovi tra l'Europa e queste tre parti del globo qualche omogeneità d'indole e di abitudini, od almeno tra l'uno e le altre, una potenza di comunicare ed una suscettibilità di ricevere perennemente e stabilmente le salutari impressioni della vita, che sui corpi dell'umana società suole infondere lo spirito del Vangelo. Ma questo centro benefico, donde emani quello spirito di vitalità cotanto necessario per la conservazione e perpetuazione delle missioni straniere, qui nell'Europa non può prestarsi per una via diretta ed immediata opportuno ed efficace per la conversione dei negri; stanteché l'esperienza chiaramente ha dimostrato che il missionario europeo non può prestare la sua opera di redenzione in quelle infuocate regioni dell'Africa interna esiziali alla sua vita, che non può reggere alla gravezza delle fatiche, alla molteplicità dei disagi, e all'inclemenza del clima; e del pari l'esperienza ha dimostrato che il negro nell'Europa non può ricevere una completa istituzione cattolica, da riuscir capace, per una costante disposizione dell'animo e del corpo, a promuovere nella sua terra natale la propagazione della fede; perché o non può vivere nell'Europa, o ritornato nell'Africa è reso inetto all'apostolato per le quasi connaturate abitudini europee contratte nel centro della civiltà, che diventano ripugnanti e nocevoli nella condizione della vita africana.
2749
Il Piano - 1871
Noi, che più volte in quelle lande micidiali fummo pure colpiti e logorati da inesorabili morbi che ci tradusser sull'orlo del sepolcro, siamo testimoni oculari del fiero scempio che fecero dei più robusti missionari le fatiche, i disagi, ed il fatal clima africano; talmenteché quelli che sopravvissero al periglioso viaggio del Fiume Bianco, non appena coll'apprendimento della lingua di una tribù, ove si era piantata una stazione cattolica rendevansi idonei ad evangelizzarne quelle genti*, soccombevano tosto ad una morte pressoché improvvisa, lasciando sempre sterile di frutto l'opera della conversione dei negri; i quali, per la sempre successiva e reiterata decimazione dei missionari, gemono ancora sotto l'impero del più degradante feticismo.
2750
La Propaganda poi, alla quale son note tutte le istituzioni che impresero nell'Europa l'educazione d'individui della razza etiope, è in grado di confermare la verità dell'inefficacia ed inopportunità della creazione di un clero indigeno istituito nelle nostre contrade, e destinato ad evangelizzare il centro dell'Africa.
2751
Davanti alla storia di questi fatti depositati dall'esperienza, gravemente commossa la Sacra Congregazione di Propaganda Fide, era ridotta, suo malgrado, alla dura necessità di abbandonare l'importan-te missione dell'Africa centrale, se non tornava possibile di trovare il modo di assicurarle un esito migliore per la conversione dei negri.
2752
Ora la desolante idea di vedere forse per molti secoli sospesa l'opera della Chiesa a vantaggio di tanti milioni di anime gementi ancora nelle tenebre e nelle ombre di morte, dee ferire profondamente e fieramente straziare il cuore d'ogni pio e fedele cattolico infiammato dello spirito della carità di Gesù Cristo. Egli è perciò, che a secondare l'impulso di questa sovraumana virtù, e a dileguare per sempre dal filantropo cattolico il desolante pensiero di abbandonare avvolte nell'infedeltà e nella barbarie quelle vaste e popolate regioni, che sono senza dubbio le più necessitose e le più derelitte del mondo, è d'uopo deviare dal sentiero fino ad ora seguito, mutare l'antico sistema, e creare un nuovo piano che guidi più efficacemente al desiato fine.
2753
Sovra un argomento sì rilevante noi abbiamo detto a noi stessi: "E non si potrebbe assicurar meglio la conquista delle tribù dell'infelice Nigrizia, piantando la nostra base di azione là dove l'africano vive e non si muta, e l'Europeo opera e non soccombe? Non si potrebbe promuovere la conversione dell'Africa per mezzo dell'Africa?" Su questa grande idea si è fissato il nostro pensiero; e la rigenerazione dell'Africa coll'Africa stessa ci parve il solo Programma da doversi seguire per compiere sì luminosa conquista. Il perché nella nostra debolezza ci siamo creduti lecito di suggerire sommessamente una via, sulla quale camminando, più probabilmente giungere all'alto scopo, dove d'altronde si appuntarono sempre tutti i pensieri della nostra vita, e pel quale saremmo lieti di versare il nostro sangue fino all'ultima stilla.
2754
Noi osiamo appena con fronte riverente levarci dalla nostra pochezza alla discussione di un sì sublime cattolico problema, che forse stancò la mente dei più profondi pensatori. Ma ci sarà perdonato, se l'impeto del cuore, dove protestiamo di sentir forte il grido della miserazione, che verso di tutti noi mandano quegl'infelici figliuoli di Adamo e nostri fratelli, spingesse la mente fuor della linea della verità e della certezza. Il Piano che ci balenò nei momenti dei nostri più caldi sospiri verso quelle infelici regioni, tradotto nella sua pratica realizzazione, se non ha il vantaggio di raggiungere lo scopo colla celerità, onde in altre missioni gli apostolici operai mietono i frutti dei solo sudori, certo ha il suo indirizzo immancabile verso del medesimo; ed altro nella sua plenaria effettuazione non domande-rebbe che l'abbreviazione di quei giorni, che Dio seduto sul trono della sua eternità ha numerato a raggiungerlo.
2755
Non solamente i negri dell'Africa interna, ma quelli altresì delle coste e di tutte le altre parti della grande isola, benché spartiti in migliaia di differenti tribù, sono improntati più o meno della medesima indole, delle medesime abitudini, tendenze e costumi conosciuti abbastanza da coloro, che da lunga pezza occuparonsi del loro bene; e quindi pare a noi che la carità del Vangelo possa loro applicare comuni rimedi ed aiuti, che tornino efficaci a comunicare a tutta la grande famiglia dei negri i preziosi vantaggi della cattolica fede. Sembra quindi a noi opportuno, e diremmo quasi necessario, che fra i molteplici escogitati che si potrebbero mettere in opera a beneficio della rigenerazione dei negri, quello dovrebbe trascegliersi che riunisse in sé un'assoluta unità di concetto, accoppiata ad una generale semplicità di applicazione. E tale appunto ci sembrerebbe il piano, che noi abbiamo ideato per la conversione dei negri; piano che, quantunque vasto nella sua estensione e malagevole nella sua completa attuazione, ci apparirebbe tuttavia uno e semplice nel suo concetto e nella sua applicazione.
2756
Questo novello piano quindi non si limiterebbe soltanto agli antichi confini tracciati della missione dell'Africa centrale, che abbiamo veduta riuscire infelicemente per le ragioni suesposte; ma abbraccerebbe tutta intera la stirpe dei negri: e perciò spiegherebbe e distenderebbe la sua attività su quasi tutta l'Africa, i cui paesi sono abitati dalla razza etiope.
2757
Ora, quantunque la S. Sede apostolica non sia giammai riuscita a piantare stabilmente la fede nelle vaste tribù della Nigrizia centrale, tuttavia profuse le benefiche sue sollecitudini nelle isole e sulle coste che circondano la grande Penisola africana, ove fondò dodici Vicariati apostolici, nove Prefetture apostoliche, e dieci Diocesi fiorenti più o meno splendidamente. Vi sono infatti:
2758
A settentrione: il Vicariato apostolico dell'Egitto affidato ai Reverendi Padri Minori Osservanti, e quello di Tunisi affidato ai Reverendi Padri Minori Cappuccini; le due Prefetture Apostoliche dell'Alto Egitto e di Tripoli affidate ai Reverendi Padri Minori Riformati, e quella di Marocco affidata ai Reverendi Padri Minori Osservanti della Provincia di San Diego in Ispagna.
2759
A ponente: i tre Vicariati apostolici della Senegambia, di Sierra Leone, e delle Guinee affidati ai Reverendi Padri dello Spirito Santo e del Sacro Cuor di Maria, e quello di Dahomey affidato al Seminario delle Missioni Africane di Lione; le Prefetture Apostoliche del Senegal e del Congo affidate ai Reverendi Padri dello Spi-
rito Santo e del Sacro Cuor di Maria, e quella di Annobon, Cori-
sco e Ferdinando-Po affidata ai Reverendi Padri della Compagnia di Gesù.
2760
A mezzodì: i due Vicariati apostolici dei Distretti Orientale ed Occidentale del Capo di Buona Speranza affidati ai Missionari del Regno Unito, e quello di Natal affidato alla Congregazione degli Oblati di Maria Santissima Immacolata di Marsiglia.
2761
Il Piano - 1871
Ad oriente il Vicariato apostolico di Madagascar affidato ai Reverendi Padri della Compagnia di Gesù; la Prefettura Apostolica di Zanguebar affidata ai Reverendi Padri dello Spirito Santo e del Sacro Cuor di Maria; quella di Nossibé, S. Maria, e Mayotte affidata ai Reverendi Padri della Compagnia di Gesù; e quella delle Isole Seychelles affidata ai Reverendi Padri Cappuccini della Provincia di Savoia.
2762
Al nord-est: il Vicariato apostolico dell'Abissinia affidato ai Reverendi Padri della Congregazione della Missione, e quello dei Galla affidato ai Reverendi Padri Cappuccini della Provincia di Francia.
2763
Fra le dieci Diocesi poi fioriscono in peculiar modo a settentrione quella di Algeri, e ad oriente quella di Porto Luigi nell'Isola Mau-rizio, e quella di S. Dionigi all'isola della Riunione nell'Oceano In-diano. Egli è quindi naturale che per realizzare l'ideato piano, è duo-po invocare l'aiuto e la cooperazione di codesti Vicariati, Prefetture e Diocesi già stabilite attorno all'Africa; le quali, mirando più dav-vicino la lagrimevole miseria e l'estremo bisogno delle immense po-polazioni dell'interno, sulle quali non ancora brillò l'astro lumino-sissimo della fede, potranno concorrere validamente coll'autorità,
col consiglio, e coll'opera, ad assistere ed agevolare la grande impresa della rigenerazione delle vaste e popolose tribù dell'intera Nigrizia.
2764
Il piano quindi, che noi proponiamo è: la creazione di altrettanti Istituti d'ambo i sessi, che dovrebbero circondare tutta l'Africa, giudi-ziosamente collocati in luoghi opportuni alla minima distanza dalle regioni interne della Nigrizia, sopra terreni sicuri ed alquanto civilizzati, in cui potessero vivere ed operare sì l'europeo, che l'indigeno africano.
2765
Questi Istituti maschili e femminili, ciascuno collocato e stabilito giusta le norme delle costituzioni canoniche, dovrebbero accogliere giovani e giovanette della razza negra, allo scopo di istruirli nella religione cattolica e nella cristiana civiltà, per creare altrettanti corpi d'ambo i sessi, destinati, ciascuno dalla sua parte, ad avanzarsi mano mano e distendersi nelle regioni interne della Nigrizia, per piantarvi la fede e la civiltà ricevuta.
2766
A reggere questi Istituti sarebbero chiamati gli Ordini religiosi e le Istituzioni cattoliche maschili e femminili, approvate dalla Sacra Congregazione di Propaganda Fide, dietro il beneplacito di questa e l'accordo reciproco coi superiori generali di questi Ordini ed Istituzioni.
2767
Questi Istituti sarebbero posti sotto la giurisdizione dei Vica-
riati e Prefetture apostoliche già esistenti sulle coste dell'Africa,
o di quelle, che alla Sacra Congregazione di Propaganda Fide piacesse di fondare in seguito ai progressi dell'opera del nuovo Piano.
2768
Il personale della Direzione di codesti Istituti governerebbero i corpi dei propri allievi etiopi secondo le regole e lo spirito della propria Istituzione, adattata all'opportunità ed ai bisogni dell'Africa interna; e si proporrebbe per ispecial fine la reggenza ed il buon andamento degli Istituti dei negri e delle negre, senza però trascurare di promuovere ed operare tutto quel bene, che potrebbe fare al paese, ove gl'Istituti sarebbero collocati.
2769
All'oggetto di formare dei corpi di Missionari europei, per dirigere sulla base delle condizioni testè riferite gli africani Istituti, e per assumere altresì delle nuove missioni fra i popoli negri, si fonderanno in Europa dei piccoli Collegi per le missioni africane, affine di aprire la via dell'apostolato dell'Africa a tutti gli ecclesiastici secolari delle nazioni cattoliche, i quali fossero da Dio chiamati a sì sublime ed importante missione.
2770
Rispettando pienamente la libertà ed il sistema di ciascun Ordine o Congregazione religiosa maschile e femminile, di educare gl'indigeni secondo le idee del proprio Istituto e di formarne a suo talento dei religiosi e delle religiose, noi osiamo esporre sommessamente il nostro giudizio, che in generale l'istituzione che dovrà darsi a tutti gli individui d'ambo i sessi appartenenti agli Istituti che circonderebbero l'Africa, sarà d'infonder loro nell'animo e radicarvi lo spirito di Gesù Cristo, l'integrità dei costumi, la fermezza nella Fede, le massime della morale cristiana, la cognizione del catechismo cattolico, ed i primi rudimenti dello scibile umano di prima necessità. Oltre a questo, ciascuno dei maschi verrà istruito nella scienza pratica agraria, e in una o più arti di prima necessità; e ciascuna delle femmine verrà del pari istruita nei lavori donneschi di prima necessità: affin-ché i primi diventino uomini onesti e virtuosi, utili ed attivi;
e le sconde riescano pure oneste, virtuose ed abili donne di famiglia. Crediamo che questa attiva applicazione al lavoro,
a cui vorremmo assoggettati tutti i membri degli africani Istituti influisca poderosamente sul morale e spirituale vantaggio degli individui della razza etiope, inclinata oltremodo alla pigrizia ed alla inazione.
2771
Il Piano - 1871
Compiuta l'educazione religiosa e civile degl'Istituti, la Direzione a ciascuno degli individui d'ambo i sessi che uscirà dalla giurisdizione del proprio Istituto, farà tutto quel bene che starà entro i limiti del suo potere, prestandogli aiuto e consiglio perché sia posto in condizione da conservare i sani principi di religione e di morale che gli furono scolpiti nell'animo coll'istituzione ricevuta.
2772
Da ciascuno di questi Istituti che circonderanno la grande Isola africana, si formeranno altrettanti corpi maschili e femminili, destinati a trapiantarsi gradatamente nelle regioni della Nigrizia centrale, affine di iniziarvi e stabilirvi l'opera salutare del cattolicesimo, e piantarvi delle Stazioni, dalle quali emanerà la luce della religione e dell'incivilimento.
2773
Il Corpo dei giovani negri, formato degli individui che si giudicheranno atti al grande scopo, sarà composto:
1. di Catechisti, a cui si darà una più estesa cognizione delle scienze sacre.
2. di Maestri, a cui si darà la possibile istruzione nelle scienze di prima necessità adattabili ai paesi dell'Interno.
3. di Artisti, a cui si comunicherà la cognizione pratica delle arti necessarie e più utili alle regioni centrali, per formarli virtuosi ed abili agricoltori, medici, flebotomi, infermieri, farmacisti, falegnami, sarti, conciatori di pelli, fabbri-ferrai, muratori, calzolai etc. Questa classe degli Artisti formerà altresì degli onesti e virtuosi trafficanti per promuovere ed esercitare il commercio degli oggetti nazionali ed esotici più necessari alla vita, affine di crearvi mano mano ed introdurvi quella sorgente di prosperità, che sollevi i popoli negri dalla loro abbiettezza e languore alla condizione di nazioni civili; sì che da tutti questi elementi dell'industria indigena sgorghino le fonti dei mezzi materiali, che sono atti a mantenere lo sviluppo delle missioni cattoliche nell'Africa interna.
2774
Il corpo delle giovinette negre, formato parimenti degl'individui più atti al grande scopo, sarà composto:
1. di Istitutrici, a cui si darà la possibile istituzione nella religione e nella morale cattolica, affinché ne infondano le massime e la pratica nella femminile società africana, dalla quale, come fra noi, dipende in gran parte la rigenerazione della grande famiglia dei Negri.
2. di Maestre e donne di famiglia, le quali dovranno promuovere l'istruzione femminile in leggere, scrivere, far conti, filare, cucire, tessere, assistere agli infermi, ed esercitare tutte le arti donnesche più utili ai paesi della Nigrizia centrale.
2775
Trapiantati mano mano questi drappelli da ciascuno dei diversi Istituti che circonderanno l'Africa nei diversi punti dei paesi del-l'Interno, ciascun individuo, mentre presterà la sua opera a propa-garvi la religione e la civiltà in cui venne a tal uopo istituito, ed
a promuovere l'agricoltura in quei vergini terreni di libera occupazione, potrà abbracciare quello stato di vita, a cui si sentirà più inclinato.
2776
Dalla classe dei Catechisti formata dal drappello dei giovani negri si caverà la sezione degli individui più distinti per pietà e sapere, nei quali si scorgerà una probabile disposizione allo stato ecclesiastico; e questa verrà destinata all'esercizio del divin ministero. Nell'istitu-zione di questa privilegiata sezione si escluderà la molteplicità delle materie, a cui si assoggettano gli alunni dei Seminari d'Europa; e si limiterà l'istruzione sulle discipline teologiche e scientifiche di prima necessità, sufficiente ai bisogni ed alle esigenze di quei paesi; e, calcolato il precoce sviluppo fisico ed intellettuale dell'indigeno africano, codesta istituzione non vorremmo già prolungata ai dodici e più anni stabiliti per l'Europa, ma brameremmo piuttosto limitata da sei agli otto anni, secondo che si giudicherà opportuno. Tuttavia la speciale condizione dell'incostanza e della mollezza che contrad-distinguono l'indole ed il carattere della razza etiopica, dovrà imporre la più rigorosa cautela nel determinare agli aspiranti al Sacerdozio l'epoca della promozione agli ordini sacri; e noi siamo pienamente convinti, che sia assolutamente necessario di stabilire, che non si debbano promuovere che in seguito a parecchi anni di provata fermezza negli appresi principi, e nella condizione di un severo ed irreprensibile celibato, percorso nelle già stabilite stazioni dell'inter-no della Nigrizia. La medesima circospezione crediamo necessaria altresì per formare degli indigeni religiosi d'ambo i sessi di qualsiasi Ordine.
2777
Dal drappello delle giovani negre, che non aspirassero allo stato coniugale, si caverà parimenti la sezione delle Vergini della Carità, formata degli individui più distinti per pietà ed istruzione pratica del catechismo, delle lingue, e dei lavori donneschi. Questa sezione privilegiata costituirà la più eletta falange della famiglia femminile, destinata a reggere le scuole delle fanciulle, a compiere le funzioni più importanti della cristiana carità, e ad esercitare il ministero della donna cattolica fra le tribù della Nigrizia.
2778
In tal guisa, mercé il ministero importantissimo del Clero indigeno e delle Vergini della carità, coadiuvato dall'opera benefica dei Catechisti, dei Maestri, degli Artisti, delle Istitutrici, delle Maestre e donne di famiglia, si formeranno a poco a poco numerose famiglie cattoliche, e sorgeranno fiorite società cristiane; e la nostra santa religione dispiegando il salutare suo influsso sull'etiopica famiglia, stenderà grado grado il suo benefico impero sulla vasta estensione delle inesplorate regioni di tutta l'Africa.
2779
Avendo l'esperienza dimostrato che la sola continuata permanenza nei paesi dell'interno, e non già una temporanea dimora è perigliosa ed esiziale all'europeo; perciò le fondazioni delle Missioni e delle Cristianità che si verranno in progresso di tempo a stabilire nei paesi dell'Africa interna, dietro il mandato dei rispettivi Vicari o Prefetti apostolici, saranno personalmente iniziate ed avviate dai missionari europei; i quali annualmente, o tra lo spazio di due anni, dovran mutarsi e succedersi a vicenda nel governo immediato delle missioni centrali, fino a che l'esperienza avrà dimostrato, che si potrà con sicurezza affidare a sacerdoti o catechisti indigeni di provata idoneità la permanente direzione delle Stazioni e Cristianità dell'interno, già iniziate ed avviate dai Missionari europei.
2780
Il Piano - 1871
D'altro lato, le statistiche delle Missioni africane avendo dimostrato che la donna europea, attesa la vantaggiosa elasticità del suo fisico, l'indole del suo morale, e le abitudini del suo vivere domestico e sociale, resiste a gran pezza più del missionario europeo all'inclemenza del clima africano; perciò, dietro il giudizio ed il mandato dei rispettivi Vicari e Prefetti apostolici, si potranno stabilire degl'Istituti religiosi femminili d'Europa nei paesi dell'interno meno fatali alla vita dell'europeo, affine di prestare con maggiore efficacia i maravigliosi ed importanti servigi della donna cattolica, per la rigenerazione della grande famiglia dei negri.
2781
Siccome l'indole ed il carattere della razza etiope è oltre modo variabile ed incostante, perciò crediamo opportuno e necessario che la S. Congr. di Propaganda Fide abbia ad autorizzare i Vicari e Prefetti apostolici di legittima giurisdizione a decretare frequenti Visite Apostoliche nelle missioni e cristianità stabilite nell'interno, affine di correggere confermare, e migliorare le condizioni del cattolicesimo in quelle perigliose contrade, ove sovente un turpe egoismo ed il fanatico furore dell'islamismo corrompe e devasta l'opera del sacerdozio cristiano, ed ove il tenore di vita, il clima, e molte altre speciali circostanze contribuiscono ad illanguidire col corpo lo spirito, ed a snervare la disciplina ecclesiastica con grave pericolo della fede; deputando a tale scopo idonei missionari europei, che senza rischio assoluto della vita, per la ragione suesposta, potranno compiere con grande vantaggio l'importante loro missione.
2782
Allo scopo di coltivare gl'ingegni più distinti che avessero ad uscire dalla sezione dei Missionari indigeni per formarli ad abili ed illuminati capi delle missioni e cristianità dell'interno della Nigrizia, la Società destinata a realizzare e governare il nuovo Piano, in seguito ai progressi della grand'opera, potrà stabilire delle piccole Università teologiche e scientifiche nei punti più importanti, che circondano la grande Isola africana; quali sarebbero, ad esempio, Algeri, il Gran Cairo, S. Denis all'isola della Riunione nell'Oceano Indiano, ed alcuna delle città più importanti sulle Coste occidentali dell'Africa sull'Oceano Atlantico.
2783
In questi centri universitari, come pure in altri punti di grande importanza nelle isole e sulle coste che circondano l'Africa, si potranno fondare in progresso di tempo dei piccoli stabilimenti artistici di perfezionamento pei giovani negri cavati dal corpo degli artisti più atti a ricevere una più elevata istituzione; affinché, mercé l'introduzione delle arti per migliorare le condizioni materiali delle vaste tribù della Nigrizia, venga ai missionari agevolato il sentiero, per introdurvi più radicalmente e stabilmente la fede.
2784
A realizzare e dirigere il nuovo Piano verrà stabilita una Società composta d'individui di mente, di cuore, e di grande azione, la quale piglierà il nome di SOCIETA' DEI SS. CUORI DI GESU' E DI MARIA PER LA RIGENERAZIONE DELLA NIGRIZIA, sotto il patrocinio della VERGINE IMMACOLATA, DI S. GIUSEPPE SP. DI M., E DEI PRINCIPI DEGLI APOSTOLI.
2785
La Missione speciale di questa Società sarà di spiegare e mettere in azione tutte le forze del Cattolicesimo a beneficio dell'Africa. Quindi alla Società spetterebbe:
1. Di comunicare colla S. Congregazione di Propaganda Fide, per trattare sopra ciascuna delle imprese più importanti dell'Opera.
2. Di comunicare coi centri generali degli Ordini e Congregazioni maschili e femminili, per convenire sul personale necessario alla fondazione degli africani Istituti, od all'erezione di novelli Vicariati o Prefetture Apostoliche nelle regioni dell'Africa.
3. Di trattare colla pia Opera della Propagazione della Fede e colle alle Associazioni che hanno il medesimo scopo, affine di assicurare i mezzi pecuniar e materiali per le Missioni ed Istituti da iniziarsi nelle terre africane, dietro l'autorizzazione della S. Congregazione di Propaganda Fide.
4. Di provvedere ai mezzi pecuniar e materiali per la creazione e mantenimento delle opere preparatorie d'Europa, destinate a formare gli elementi per le Missioni dell'Africa.
2786
5. Di fondare a poco a poco dei piccoli Collegi per le Missioni africane nei centri più opportuni delle diverse nazioni cattoliche, affine di aprire la via dell'Apostolato dell'Africa a tutti gl'individui del clero secolare, da Dio chiamati a sì alto ministero; e di erigervi successivamente dei piccoli Stabilimenti artistici per formare idonei soggetti, affine d'introdurre l'insegnamento di tutte le arti necessarie di pubblica utilità negli Istituti africani.
2787
6. Quando la Società potrà disporre del personale necessario alla fondazione di un Istituto nell'Africa, e dalle pie Associazioni per la Propagazione della Fede si sarà assicurata dell'assistenza speciale da accordarsi al medesimo Istituto, dietro l'accordo coll'Eminentissimo Cardinale Prefetto generale della S. Congregazione di Propa-
ganda Fide, si rivolgerà al Vicario o Prefetto Apostolico di quella Missione africana, nel cui territorio e sotto la cui giurisdizione intende di piantare il suddetto Istituto, per ottenerne la necessaria autorizzazione.
6. La Società comunicherà direttamente coi Vicari o Prefetti Apostolici di tutte le Missioni africane, per istruirsi quanto è possibile sui punti topografici, sui costumi e sulla storia dei popoli africani, e sui risultati della pratica esperienza del loro apostolico ministero, affinché possa meglio essere in grado di preparare quegli elementi che sono i più opportuni a promuovere con maggiore efficacia e nella massima estensione, lo sviluppo e l'azione del Cattolicesimo nelle tribù dell'Africa centrale.
2788
8. La Società finalmente, studiando e mettendo in opera i mezzi più efficaci per la realizzazione del nuovo piano, susciterà e porrà in azione tutti gli elementi del Cattolicesimo che attualmente mancano per la rigenerazione dei negri, infonderà maggior vita e vigore a quelli che già esistono; e spiegando in tal guisa tutte le forze
del Cattolicesimo a favore dell'Africa, la sua azione sarà fe-
conda di nuove idee, di nuovi lumi, di nuove istituzioni, di nuovi piani atti a sviluppare più ampiamente ed efficacemente il mi-
nistero evangelico nelle vaste ed inesplorate regioni dell'intera Nigrizia.
2789
Il Piano - 1871
Tale è il nostro piano, che presenta, come accennammo, l'aspetto di un campo di battaglia, diretto all'assedio della fortezza finora inespugnabile della Nigrizia. Essendo riuscito impossibile l'effetto di un assalto da replicate spedizioni apostoliche operato, che terminò sempre col solo sacrifizio degl'intrepidi assalitori, ci siamo appigliati alla tattica di un assedio; e i nostri istituti, creati in sui confini della grande penisola africana, porgon l'idea dei fortini e degli approcci necessari allo scopo.
2790
Ci sorride nell'animo la più dolce speranza che il nuovo Piano
per la Rigenerazione della Nigrizia, il quale tornò sì gradito al cuore del Santissimo nostro Padre, l'immortale Pontefice Pio IX, e fu accolto con sommo favore ed entusiasmo da tanti insigni Pre-
lati e Vescovi della Chiesa Cattolica e dalle più ragguardevoli e sublimi intelligenze ecclesiastiche e civili dei due mondi, otter-
à la cooperazione di tutte quelle sante istituzioni, che finora si occuparono o tentarono di promuovere i vantaggi spirituali
della razza etiope. Noi speriamo che esso verrà protetto ed as-
sistito da quelle pie società, che forniscono di mezzi pecuniari e materiali le sante opere istituite per la Propagazione della Fede, e
che troverà un eco di approvazione, ed un appoggio di favore e
di aiuto nel cuore dei cattolici di tutto il mondo, investiti e com-
presi dallo spirito di quella sovraumana carità che abbraccia la va-
stità dell'universo, e che il Divin Salvatore è venuto a portar sulla terra.
2791
Noi speriamo, si lo speriamo, che la santa Chiesa, l'eco della Eterna Parola del Figliuolo di Dio attraverso dei secoli destinata a regnare sopra tutte le nazioni del mondo, stenderà il suo manto glorioso su tanta parte della sua eredità, e che i generosi suoi figli accorreranno solleciti da ogni angolo della terra a prestar l'opera loro, per cristianizzare ed incivilire le erranti tribù africane arse dall'ardente canicola, ma non ancora da oltre quaranta secoli rischiarate da un raggio di vera luce. Gli apostoli, che marceranno a quella grande conquista, non porteranno all'Europa le spoglie dei vinti; ma ai vinti recheranno il tesoro della fede cattolica e della civiltà europea: non soggiogheranno quei popoli a guisa di terreni conquistatori; ma ad imitazione del Divin Pastore, dalle spine ond'erano avviluppate, e dalla oppressione nella quale giacevano, toglieranno sopra le loro spalle quelle misere pecorelle, menandole in trionfo ai liberi ed ubertosi pascoli della Chiesa; sì che i conquistati non già vinti dalla forza, ma vincitori di se medesimi e della loro natura, avranno conquistato col battesimo la vera religione, e il gran benefizio della vita civile.

D. Daniele Comboni M. A.

[Del PIANO abbiamo riportato il 1¼ manoscritto del 1864 e quest'ultima edizione come documentazione dei cambiamenti avvenuti fino a questa edizione.]



N. 423 (396) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
"Annales de la Propagation de la Foi"
v. XLIV (1872), pp. 21-25, Lione
1871

Estratto



N. 424 (397) - ESTRATTO
DI UNA MEMORIA DI MONS. COMBONI
"Mensaiero del Sagrado Corazn" 1871, v. II, pp. 33-39
1871
Documenti vari - 1871

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