1 8 7 2


N. 425 (398) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/91

Inizio 1872

........................................................
[Manca dall'inizio fino a:]
2792
His positis, io sarei d'avviso che l'E. V. sviluppasse le seguenti idee in risposta al buon P. Callisto, rimettendolo alla Propaganda qualora volesse subito realizzare i suoi progetti africani.
2793
"Sono lietissimo che Ella sia ferma nel pensiero di slanciare i Trinitari francesi nell'Apostolato dei poveri negri, ed io vorrei poterla validamente secondare con tutte le mie forze nel santo proposito. Ma ora mi trovo nell'impossibilità pei seguenti motivi:
1¼. Attese le conseguenze della guerra, né la Propagazione di Lione e Parigi, né la Piccola Società di Colonia non danno più ai miei Istituti del Cairo i soccorsi di prima; perciò dovetti spedire D. Comboni in diverse città per cercare elemosine per supplirvi; e non è che a grande stento che gli Istituti possono tirare innanzi.
2¼. Dopo la prova fatta con due Camilliani, che erano muniti di Rescritto Pontificio, non mi sento più di accettare nel mio Istituto d'Egitto dei Regolari, senza che vi sia il pieno accordo coi rispettivi Generali, perché mi sobbarcherei a gravi dispiaceri coi medesimi e colla stessa Propaganda, che vuole le cose in tutta regola.
3¼. Inoltre se i miei Ist.i d'Egitto poterono fondarsi, ne son debitore alla speciale autorizzazione del Delegato Ap.lico dell'Egitto; non sarebbe ora spediente il chiedergli la facoltà di accettare i Trinitari fra i miei, senza aver prima bene consolidati i miei Istituti, al che fare è d'uopo che cessi la tempesta di tanti sconvolgimenti, e ritorni la calma, e sieno regolarizzate le pie largizioni delle Società benefattrici.
2794
Ciò s'intende per ora. Quando poi saremo un po' tranquilli, ed avrò ottenuto dalla S. Sede una vasta missione pei miei Istituti con propria ed immediata giurisdizione, ciò che non tarderà molto a verificarsi, allora vedremo di concertarci insieme sul modo più legale e opportuno, per appagare i suoi santi desideri. Intanto ella avrà il tempo di adoperarsi per prepararsi dei buoni Religiosi nella Francia sì feconda di vocazioni per opere di zelo; e riuscendo bene in sì importante negozio, vedrà che i suoi Superiori di Roma si decideranno a secondare i suoi magnanimi divisamenti.
2795
Le unisco copia della risposta ai suoi 5 quesiti speditami da D. Comboni, che le manda i suoi più cordiali saluti".
1¼. Se piacerà a Mgr. Vescovo di Verona Capo dell'Opera di ricevere i Trinitari fra i nostri in Egitto, piacerà anche a me; se non piacerà a S. E. R.ma, nec mihi hoc placebit.
2¼. Opino esser meglio che i Trinitari in Egitto vestano come noi; il loro vestito, collo scopo di Redenzione di schiavi, è troppo marcato, e potrebbe urtare i nervi ai nostri nemici, e produrre funeste conseguenze all'Opera.
3¼. Meglio pei francesi è partire da Marsiglia. A chi non è munito di carte della Propaganda ed Ambasciata Austriaca non si accorda a Trieste che meschino ribasso, con cui non si compensano le spese fatte nel viaggio dalla Francia a Trieste o Brindisi.
4¼. Nulla fece il Concilio per l'Africa, perché fu sospeso ante tempus; però il Papa, accettò il Postulatum pro Nigris Africae Centralis, consentendo che se ne trattasse alla sezione de Missio-nibus Ap.licis.
5¼. E' d'uopo che i Trinitari sieno muniti delle carte dei loro Superiori di Roma, già messi d'accordo colla Propaganda.
Chiedendole la benedizione, e baciandole il sacro anello, mi dichiaro nei SS. Cuori di G. e di M.
Suo u.mo indeg.mo figlio
D. Dan. Comboni M. A.


N. 426 (399) - ALLE SORELLE GIRELLI
AAB
W.J.M.J.
Seminario di Verona, gennaio 1872
Gentilissime Signorine,

2796
Alle Sorelle Girelli - 1.1872
L'Economo nella sua bontà e sapienza (avendo buon cuore e testa dritta) ha inspirato a quella brava monaca, di Padova di cui loro parlava, di consacrarsi alla Santa Opera della Nigrizia; per cui io andai a prenderla e la installai con altra postulante nella casa di Montorio Veronese, vicino a Verona. Dunque sarebbe bene che subito venisse la buona Postulante che ho veduta a Brescia.
2797
Fra poco verrò a Brescia, e discorreremo a lungo sulle nostre cose. Intanto si ricordino di quanto loro dissi a voce. In una parola è bene in questo caso che ambedue alzati gli occhi al cielo con uno slancio di quell'ardire pieno di opera nel quale l'anima esalta e umilia se stessa spartiscano fra loro l'Europa e l'Africa come il lavoro d'un campo, tenendo l'una l'Opera di S. Angela Merici, l'altra l'infelice Nigrizia.
Occupatissimo come sono loro auguro felicissimo quest'anno, e mi mandino subito la buona postulante che ho veduta in casa loro.
Il Signore ricolmi di benedizione i loro cuori. Sono tali i voti del

Loro dev.mo ed osseq.
D. Daniele Comboni

N. 427 (N. 1205)
A DON NEGRONI LORENZO
ACR
Verona, 13 gennaio 1872
Dedica su Antiphonarium Romanum

N. 428 (400) - REGOLE ED ORGANIZZAZIONE
dell'ISTITUTO per le MISSIONI della NIGRIZIA
AP SOCG, v. 999, ff. 513-521

Inizio febbraio 1872
REGOLE ED ORGANIZZAZIONE
DELL'ISTITUTO PER LE MISSIONI DELLA NIGRIZIA IN VERONA
CONSIGLIO CENTRALE DELL'OPERA
PER LA RIGENERAZIONE DELLA NIGRIZIA
2798
1¼. Presidente Generale = S. E. R.ma Mgr. Luigi March. di Canossa Vescovo di Verona
2¼. Vicepresidente = Ill.mo e R.mo Monsig.r Luigi Perbellini Canonico Arcip.te della Cattedrale di Verona.
3¼. Direttore Generale = D. Daniele Comboni Sup.re degl'Ist.i dei negri in Egitto
4¼. Vice Direttore Generale = D. Antonio Squaranti Rettore dell'Ist.o delle Missioni per la Nigrizia in Verona.
5¼. Segretario Generale = D. Tommaso Toffaloni Direttore della Prop.e della Fede in Verona

CONSIGLIERI
6¼. Ill.mo e R.mo Monsig.r Stefano Crosatti Cameriere Segr.o di S. S. e Vicario Generale di Verona
7¼. Ill.mo e R.mo Monsig.r Gius. D.r Codognola Canonico Penitenziere della Cattedrale
8¼. R.mo D. Pietro Dorigotti Rettore del Seminario Vescovile di Verona.
9¼. S. Ecc. Ill.ma il Marchese Ottavio di Canossa
10¼. S. Ecc. Ill.ma il Marchese Francesco Fumanelli
11¼. Il Marchese Giuseppe Fumanelli
12¼. M. R. D. Agostino Mosconi Direttore della Chiesa di S. Chiara in Verona.
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L'ISTITUTO DELLE MISSIONI PER LA NIGRIZIA
IN VERONA

CAPITOLO I
Scopo e natura dell'Istituto

2799
Lo scopo finale dell'Ist.o delle Missioni per la Nigrizia è specialmente la conversione alla Cattolica Fede dei poveri negri dell'Africa Centrale, che sono i popoli più infelici ed abbandonati dell'Universo, che gemono nelle tenebre più profonde del gentilesimo.
2800
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 2.1872
Lo scopo immediato poi si è di preparare e mandare in quelle regioni uomini apostolici, i quali colla carità, coll'istruzione, e cogli altri mezzi dell'Apostolico ministero si consacrino alla rigenerazione dei negri medesimi nell'Africa Centrale, senza escludere alcun altro che per avventura loro si offerisse nelle stesse regioni.
2801
Questo Ist.o, che si dichiara dover essere sempre soggetto in primo luogo, e sottomesso al Vicario di G. C., il Romano Pontefice, ed alla S. C. di Propaganda Fide, è un Seminario dedicato ad accogliere, educare, e perfezionare nel ministero Apostolico quei soggetti, i quali sono da Dio chiamati a quest'ardua Missione. Egli è presieduto e governato dall'Ill.mo e R.mo Monsig. Vescovo di Ve-rona col titolo di Presidente Generale, e da un Consiglio di alcuni membri ecclesiastici e laici scelti da lui fra i più distinti della sua Diocesi (detto il Consiglio Centrale dell'Opera per la Rigenerazione della Nigrizia), i quali si riuniscono sotto la Presidenza di Lui per trattarvi gl'interessi spirituali e temporali dell'Ist.o.
2802
L'Ist.o è internamente diretto da un Superiore col titolo di Rettore, eletto ordinariamente tra i Missionari veterani, da un Maestro di Novizi e Direttore spirituale, da un Economo per l'amministrazione dei beni temporali, da un Professore di lingue straniere eletti dal Vescovo. Questi ultimi soggetti formano il Consiglio del Rettore, il quale è obbligato di consultarli nei casi più rilevanti.
L'Ist.o essendo annesso al Seminario Vescovile, si vale dell'opera dei professori di esso per l'istruzione teologica e scientifica.

CAPITOLO II
Mezzi per raggiungere lo scopo dell'Ist.o

2803
I mezzi per raggiungere lo scopo dell'Ist.o sono di due sorta: altri formali, ed altri materiali; e prima parliamo dei mezzi formali, che sono i soggetti da mandarsi nella Missione.
I soggetti che aspirano a divenir membri dell'Ist.o possono essere, o ecclesiastici, cioè, chierici e sacerdoti, oppure solamente laici; gli uni e gli altri provenienti dallo stato secolare.

Articolo Primo

Qualità degli Aspiranti per l'ammissione all'Ist.o
2804
Le qualità che si esigono negli aspiranti all'Ist.o delle missioni per la Nigrizia sono le seguenti:
1¼. Ogni aspirante deve essere fornito di sana fisica costituzione, di un retto criterio, ed almeno di mediocre capacità.
2¼. Deve aver compiuti i sedici anni, e non aver oltrepassati i trentacinque.
3¼. Se è chierico o sacerdote, non può essere ammesso senza l'assenso del suo Ordinario; e se è minorenne senza l'assenso del genitore, o di chi ne fa le veci.
4¼. Deve godere di ottima fama sia per pietà e integrità di costumi, sia per gravità di carattere e di contegno nel suo operare.
5¼. Deve avere una volontà ferma di consecrarsi a Dio per la Rigenerazione della Nigrizia nei ministeri che gli verranno assegnati dall'obbedienza, e ciò fino alla morte.
2805
Il Rettore dell'Ist.o è obbligato a investigare scrupolosamente sulle qualità dell'aspirante; e dove queste sussistano, dee proporne l'accettazione all'Ill.mo e R.mo Monsignor Vescovo, dal quale unicamente l'ammissione dipende.
NB. Sopra l'età, e sul poter essere l'aspirante proveniente anche dallo stato regolare (svincolato regolarmente dal suo Ordine o Congregazione), dove concorrano qualità e circostanze straordinarie, il Vescovo come Presidente generale potrà dispensare.

Articolo Secondo

Norme da seguirsi dal Rettore nell'ammissione degli Aspiranti
2806
Allorché si tratta di ammettere all'Ist.o un aspirante, il Rettore abbia sempre innanzi agli occhi la gloria di Dio ed il bene delle anime, senza riguardi né a raccomandazioni, né a qualità di stato, né a relazioni dell'aspirante: e siccome la prosperità della Missione dipende dalla buona scelta degli operai, così egli userà la massima diligenza nell'esaminare ciascun aspirante, e riconoscere se abbia le qualità che sono richieste dall'Articolo precedente.
2807
Quindi dopo essersi fervorosamente raccomandato a Dio, ed aver fatto pregare anche a lui per avere i lumi necessari nella scelta, farà sentire all'aspirante l'ardua e sublime impresa a cui vorrebbe accingersi, le fatiche ed i disagi, a cui deve sottoporsi, il risico della vita, cui è sovente esposto; il totale isolamento, in cui dovrà non di rado trovarsi, e di più i pericoli, ai quali senza una maschia virtù ed un costante ed illibato abito della castità sarebbe esposta l'anima sua pei costumi di quei popoli.
2808
Deve inoltre ammonire l'aspirante che si guardi bene dal lasciarsi guidare nelle sue aspirazioni da alcun fine secondario, come di gloria mondana, di curiosità di veder nuove terre etc. facendogli sentire che niente farà egli mai nella missione, se non è pronto e contento dell'ultimo luogo, che gli toccherà tante volte di operare, di faticare
e sudare, senza che alcuno conosca ciò che egli opera, da Dio in fuori, e senza che ne rimanga pure memoria, e che di più talora per cagione del terreno ingrato in cui lavora, non troverà nei negri sempre sospettosi e giustamente diffidenti dei forestieri la minima cor-rispondenza, per cui si troverà talmente abbattuto ed in tale isolamento, da essere tentato di abbandonare l'impresa. Dove per
lo contrario se si sarà dedicato alla Missione unicamente per Iddio, egli sarà da lui confortato da interne consolazioni da rendergli leggera ogni fatica, dolce ogni pena, agevole l'affrontare ogni pericolo.
2809
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 2.1872
Dovrà in seguito il Rettore prendere le più scrupolose informazioni dell'aspirante, ed assicurarsi, che egli è fornito di tutte le qualità richieste dall'Ist.o.
Dovrà ancora consultare i membri del suo Consiglio, ed altri soggetti intelligenti in proposito, e sentire se, ponderata ogni cosa, credono in loro coscienza che il postulante sia da ammettere nell'Ist.o.
Che se l'aspirante fosse giovane che avesse ancora buona parte degli studi da percorrere, dovrà fargli sentire che non mirasse a dedicarsi all'Istituto per avere i mezzi, con cui continuare gli studi per una carriera sia secolare, sia regolare, sia anche solo ecclesiastica senza voler poi consecrarsi alla Missione; perché in tal caso egli sarebbe obbligato a rifondere l'Istituto del mantenimento sostenuto contro il suo scopo.
Dove poi tutto corrisponda, sarà debito del Rettore di rassegnare ogni cosa al Presidente Generale, perché, se gli piaccia, dia licenza di ammetterlo.

Articolo Terzo
Educazione dei candidati dell'Ist.o

2810
Gli alunni dell'Ist.o nel primo mese del loro ingresso deono fare dieci giorni di esercizi spirituali, ed una Confessione generale presso il Confessore deputato dal Superiore; dopo di che entrano nel Noviziato, che dura due anni, i quali saranno dedicati a formare lo spirito dei candidati, abituandoli all'orazione, alla mortificazione,
al raccoglimento, ed a quello spirito di abnegazione della propria volontà, da renderli pronti ad ogni sacrifizio, cosa essenzialissima pel missionario della Nigrizia.
2811
Quanto al metodo con cui educare e perfezionare i Novizi specialmente nello spirito, il Maestro si atterrà in generale alle Regole osservate nel Noviziato della Compagnia di Gesù.
Finito lodevolmente il Noviziato, e perseverando nella vocazione, ciascuno dei candidati fa la professione di fede, ed il voto d'obbedienza in mano del Vescovo, a Lui ed a' suoi successori e rappresentanti sia in Verona, sia in Africa. Questo voto dee rinnovarsi di biennio in biennio nelle mani del Superiore della rispettiva Casa.
2812
Fatto il voto d'obbedienza, i Chierici proseguono il corso dei loro studi frequentando le scuole del Seminario Vescovile, ed i Sacerdoti, dove non abbiano bisogno di ulteriore coltura negli studi, vengono mandati alla casa filiale di Egitto, come pure verranno mandati alla medesima i Chierici tostocché abbiano compiuti gli studi teologici.
N.B. In caso di vocazione di un aspirante che presenti caratteri straordinari o per provata virtù, o per esercizio di sacerdotal ministero, in tali casi straordinari, il Vescovo, sentito il parere del Consiglio Centrale dell'Opera per la Rigenerazione della Nigrizia, potrà dispensare da un tempo notabile di Noviziato; sì che dopo qualche mese di prova, si potrà mandarlo nella casa filiale in d'Egitto.

2813
Articolo Quarto

Orario Quotidiano dei Chierici
ed Alunni che hanno finito il Noviziato
Mattina
5 = Elevazione della mente a Dio, segno di croce, e levata. Poi si rifà il letto, si pulisce la stanza e la persona, sempre in silenzio.
5 = In cappella brevi preghiere mattutine, l'Angelus Domini, il Salmo Laudate Deum omnes gentes; poi nella propria stanza Meditazione sopra la materia proposta nella sera antecedente. Poi riflessione sulla meditazione.
6 3/4 = Messa, poi ritiro nella stanza fino a colazione. Chi fa la Comunione alla Messa, dovrà fermarsi in cappella per un quarto d'ora dopo.
I Sacerdoti poi finita la riflessione sulla meditazione, celebreranno all'ordine, e nel luogo e tempo che verrà dal Rettore assegnato, av-vertendo di adempiere a questo dovere col massimo raccoglimento e divozione, premettendo sempre un quarto d'ora di apparecchio, e facendo un quarto d'ora di ringraziamento dopo la messa: dopo di che faranno colazione.
7 = Colazione pegli Studenti, laici, e Novizi; e dopo ricreazione, e tempo libero.
8 = Gli Studenti si applicano allo studio per poi passare alle 9 alle rispettive scuole nel Seminario Vescovile fino alle 11. I Novizi poi si occuperanno nelle mansioni, che secondo le rispettive condizioni verranno loro indicate dal Rettore o dal Maestro dei Novizi, il quale nell'occuparli tutta la giornata, si conformerà al metodo della Compagnia di Gesù.
I Sacerdoti per tutto questo tempo fino alle 11 si occupano nello studio, specialmente delle lingue, celebrata la S. Messa, fatta colazione, e un po' di ricreazione, e recitate le ore canoniche.
11 = Studenti, Novizi, e Sacerdoti hanno un quarto d'ora di ricreazione.
11 3/4 = Esame di coscienza generale e particolare nella propria stanza.
12 = In cappella Angelus D.ni, poi Pranzo colla lettura di un capo del Nuovo Testamento, e Vite dei Martiri e Santi, dei più celebri Missionari, e degli Annali della Propagazione della Fede, e simili, a scelta del Rettore. Indi Visita al SS.mo Sacramento, e poi Ricreazione.
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 2.1872
Sera.
1 3/4 = Nell'inverno Studio (Nella estate un'ora di dormizione o riposo) fino all'ora di scuola pegli Studenti. Dopo la scuola immediatamente passeggio; dopo il passeggio Visita al SS.mo Sacramento in cappella, e Lezione Spirituale e Terzetto del Rosario; poi Studio fino a Cena.
Nella estate poi la Visita e la Lezione spirituale si fanno in Cappella dopo la dormizione o riposo del dopopranzo, alla quale segue lo studio fino all'ora di scuola.
Pei Sacerdoti poi il tempo di scuola serve: un'ora di studio, e l'ultima ora in una Conferenza, nella quale renderanno ragione al Rettore delle cose studiate.
8 = Cena, Visita al SS.mo Sacramento in cappella, e poi ricreazione fino alle 9.
9 = In cappella Esame Generale e particolare, Proposta dei punti della meditazione pel giorno seguente; indi ritiro in camera.
9 3/4 = Dormizione.

2814
Circa l'Orario per le Domeniche, Feste e Vacanze, seguendo lo spirito ed il sistema del precedente, il Rettore secondo il giudizio del Vescovo farà quelle modificazioni che sono adattate alla circostanza.
Oltre ad una somma vigilanza perché le Opere spirituali prescritte sieno da tutti puntualmente eseguite, e con vero spirito, il Rettore avrà cura che in tutte le Domeniche il Maestro dei Novizi tenga un sermone ai Novizi e membri dell'Ist.o, nel quale li istruisca nei doveri del nuovo stato da essi prescelto, e della perfezione a cui deono tendere con ogni sforzo, li animi specialmente a morire totalmente a se stessi, e ad acquistare una profonda umiltà, fondamento di tutte le virtù, una ardente carità pronta ad ogni sacrifizio per la salute delle anime, ed una obbedienza pronta e cieca, lasciandosi essi governare dai segni della campana e dai cenni di qualunque Superiore, come dalla voce di Dio, per cui faranno lietamente quanto sarà loro ingiunto, e saranno sempre contenti anche dell'ultimo posto, sicuri sempre di fare la volontà di Dio. Esponga ancora tratto tratto la natura speciale e la condizione delle ardue missioni della Nigrizia, e come è d'uopo che sieno disposti a vivere e morire senza vedere i frutti delle loro fatiche apostoliche, contenti di lavorare alle fondamenta di un edifizio, che solo i posteri vedranno spuntare da terra. Procuri soprattutto di avvezzarli a morire affatto a se stessi, e a non lavorare che solo per Iddio, e col solo conforto di Dio.
2815
Oltre alle suesposte occupazioni gli alunni avranno ogni anno dieci giorni di Esercizi Spirituali secondo il metodo di S. Ignazio, un giorno di ritiro ogni mese, frequenteranno almeno una volta la settimana il tribunale della Penitenza presso il Confessore ordinario dell'Ist.o, eccetto il tempo dei SS. Esercizi, ed il triduo di rinnovazione del voto di obbedienza, in cui verrà loro assegnato un Confessore straordinario. Gli alunni fanno pure le novene del S. Natale, dell'Epifania, del S. Cuor di Gesù, del S. Cuor di Maria, dell'Immacolata Concezione, dei SS. Ap.li Pietro e Paolo, di S. Francesco Saverio, come pure i Tridui ai SS. Protettori, e brevemente i mesi di maggio a M. V., e di marzo a S. Giuseppe, la Via Crucis ogni venerdì, ed altre divozioni ad arbitrio del Rettore.
2816
Quanto all'educazione dei fratelli laici destinati ad essere Catechisti e maestri di arti e mestieri, e di aiutare in qualsiasi modo i missionari, si seguono in tutto le norme prescritte per l'educazione dei fratelli laici della Compagnia di Gesù.

Articolo 5¼.

Casa Filiale in Egitto
(Vedi il Rapporto del 15 Aprile 1970 alla S. C.)
2817
Lo scopo dell'Ist.o del Cairo è il seguente:
1¼. I Missionari provenienti dall'Ist.o di Verona esercitano i primi ministeri dell'Apostolato specialmente a pro dei negri dimoranti in Egitto, ed imparano coll'aiuto di Dio ad essere anche in pratica veri missionari.
2¼ Nell'Ist.o si alleva un clero indigeno, e si formano catechisti e maestri di arti e mestieri destinati poi ad essere apostoli di fede e civiltà ai loro connazionali.
3¼. I Missionari e Fratelli coadiutori provenienti da Verona si acclimatizzano, imparano le lingue delle tribù dell'interno, e apprendono le abitudini orientali etc.
4¼. Nell'Ist.o i Missionari si apparecchiano a quei ministeri e servigi di carità necessari per quella Missione che assegnerà la S. C. di Prop.da nell'Interno all'Ist.o di Verona.
5¼. La Casa serve per ricoverare i missionari affranti dalle fatiche apostoliche nel Centro d'Africa.
2818
Nell'Ist.o i Missionari provenienti da Verona vengono sottoposti ad una seconda prova o noviziato per constatare la loro vocazione alle missioni dell'interno, e maturar meglio le virtù apostoliche che in grado eminente sono necessarie per quella difficile e laboriosa impresa.
2819
Questa Casa è governata da un Superiore, dal quale dipendono immediatamente tutti i missionari e le case femminili, che coadiuvano la missione; di più è presieduta da un Rettore che fa le veci di Superiore in sua assenza, e tiene l'amministrazione della Casa e delle limosine mandate a sostegno della Missione sempre sotto la dipen-denza del Superiore.
2820
Una volta che la S. C. di Prop.da abbia assegnato al nostro Ist.o una speciale Missione nell'Africa Centrale, il Superiore della Casa d'Egitto è proposto da Mgr. Vescovo di Verona alla S. C. qual Capo di tutta la Missione, ed eletto che sia nella medesima, egli ha la direzione di tutta l'Opera, e da lui dipende la scelta dei soggetti da mandare in questa od in quella regione, lo stabilire il campo, il modo ed ogni cosa.
2821
Regole dellÕIstituto delle Missioni per la Nigrizia - 2.1872
Egli è poi obbligato a tenersi in continua relazione coll'Ist.o di Verona, e tenerlo informato dell'andamento di tutta la missione, ed in via riservata informare il Vescovo Presidente del contegno di tutti e singoli i missionari, sia dimoranti in Cairo, sia dispersi nell'interno dell'Africa dando di tutti i più esatti ragguagli; e ciò anche per mettere in grado Monsig.r Vescovo di render conto ogni quinquennio alla S. C. di Prop.da dello stato della Missione, e così completare il Rapporto quinquennale che deve dare alla S. C. dell'andamento dell'Ist.o e di tutta l'Opera.
2822
Il Capo della Missione nelle informazioni che dee dare al Vescovo di Verona sui soggetti, dovrà proporne uno o due, che egli crede in coscienza i più adatti e degni a sostituirlo in caso di morte.

Articolo Sesto

Come gli alunni divengano Membri effettivi dell'Ist.o,
e come cessino di appartenervi.
2823
Gli alunni dell'Ist.o dopo il Noviziato possono trovarsi o nell'Ist.o di Verona sia per continuare la loro educazione apostolica, sia per occuparsi dei ministeri annessi al medesimo, oppure trovarsi nelle Missioni d'Africa.
2824
Gli alunni che dopo il Noviziato rimangono nell'Ist.o, semprecché corrispondano alla loro vocazione, saranno dichiarati membri effettivi dell'Ist.o dopo tre anni dall'emissione del voto di obbedienza. Gli alunni poi che sono passati alle missioni d'Africa, data una buona prova di lor vocazione per due anni, saranno pure dichiarati membri effettivi dell'Ist.o. Il Rettore poi dell'Ist.o di Verona, come pure il Superiore della Missione in Africa, devono fare la proposta colle relative informazioni dei singoli alunni al Vescovo di Verona, affinché sieno da lui dichiarati membri effettivi, ed egli, dove siensi diportati in modo da meritarlo, li dichiara con apposito Decreto membri effettivi dell'Ist.o; e di questi l'Ist.o è in obbligo di prendersi tutta la cura, anche nel caso d'impotenza al ministero, fino alla morte, sempre che perseverino nell'Ist.o stesso.
2825
I membri effettivi dell'Ist.o possono cessare di appartenervi, o per loro volontà, o per demeriti.
Nel primo caso il membro effettivo che vuol uscire dall'Ist.o, dee farne domanda al Rettore se si trovasse nell'Ist.o di Verona, o al Superiore se si trovasse in Africa, esponendo i motivi pei quali non si sente di continuare nella carriera intrapresa. Se i motivi sono dal Rettore, sentito il proprio Consiglio, riconosciuti giusti, egli ne fa relazione all'Ill.mo e R.mo Vescovo, il quale dà al petente licenza di partire, dispensandolo dal voto di obbedienza che fosse tuttavia in corso per non essere ancora spirato il biennio, e gli concederà i mezzi per rimpatriare. Similmente il Superiore della Missione in Africa riconoscendo giuste le ragioni allegate dal postulante, ne dà relazione al Vescovo, il quale ordina che sia licenziato, e che la casa gli fornisca tutte le spese pel viaggio. Che se i motivi non si giudicassero dal rispettivo Superiore sufficienti, questi procurerà con ogni mezzo di dissuadere il ricorrente da tale determinazione; ma se nulla giovasse a persuaderlo, ed egli persistesse in voler partire, in tal caso, fatto prima rapporto al Vescovo, ed avuto l'assenso di lui, sarà licenziato.
2826
Che se il membro effettivo colla sua mala condotta, malgrado le premesse ammonizioni del Superiore, fosse di danno all'opera pia, e quindi meritasse di esserne allontanato, o trovasi in Verona, oppure in Africa.
2827
Se è in Verona, il Rettore porterà ogni cosa a notizia del Vescovo, e dietro alla sua decisione lo licenzierà. Se poi è in Africa, il Superiore, ben ponderata ogni cosa innanzi a Dio, e sentito il suo Consiglio composto dei più eletti suoi missionari, sarà autorizzato a licenziarlo anche immediatamente, dove la qualità del caso lo esiga, ed a rimandarlo in Europa, portando poi ogni cosa a notizia del Vescovo di Verona. Che se vi fosse la comodità di poterlo consultare in proposito prima della dimissione, si dovrà dal Superiore attendere la decisione di lui.
CAPITOLO III

Mezzi Materiali per raggiungere
lo scopo dell'Ist.o

2828
Oltre la proprietà dell'abitazione e stabilimento, l'Ist.o è fornito di quelle risorse indicate nella lettera del Vescovo di Verona all'E.mo Cardinal Prefetto della S. C. datata ai 1 febbr. 1872.



N. 429 (401) - A MONS. GIUSEPPE MARINONI
APIME, v. 28, p. 15

Verona, 3/2 72
R.mo Monsignore,

2829
Moltissimi affari m'impedirono d'andare a Roma: ma ora ho finito, e partirò mercoledì. Spero che giovedì o venerdì potrò ossequiarla e le porterò le Regole, le quali mi hanno servito immensamente, e che so' quasi a mente.
A Mons. Giuseppe Marinoni - 3.2.72; allÕAbb. Oberbizer - 5.2.72
Al mio ritorno da Roma o passerò da Milano, o la avvertirò con lettera, perché dopo 15 giorni partirò per l'Egitto. Sono lietissimo di poter soddisfare a' suoi desideri pienamente circa quanto abbiamo parlato. Elle dee disporre di me come di cosa sua, in omnibus et quoad omnia. Se fosse qui Mgr. Vescovo, mi imporrebbe di riverirla con tutto il cuore; ma ne partì due ore prima. Mi riverisca tutti della casa: io le rinnovo i miei più caldi ringraziamenti verso la sua carità senza limiti, e la riverisco assaissimo.

Suo u.mo D. D. Comboni


N. 430 (402) - ALL'ABBADESSA SERAFINA OBERBIZER
ACR, A, c. 15/156

W.J.M.J.
Verona, 5/2 72
R.ma Madre Abbadessa,

2830
Da Roma le invierò la lettera pel R.mo D. Nicola Negrelli, perché ora 1. Egli sta in Baviera. 2. sono affogato di occupazioni fino alla partenza, sicché non potei scrivergli. Ma siccome l'affare dell'adorazione mi sta cuore giorno e notte, e siccome è necessario che Dio assista lei e le sante sue suore in quest'Opera sublime e sì utile alla Chiesa, così sono certo di non dimenticarmi; al quale scopo ho pregato il mio segretario che me ne faccia avvertito. Scrivendo a D. Negrelli, è come scrivere all'Imperatrice. Ella prepari però una petizione all'Imperatrice da includere nella mia, che le spedirò da Roma aperta, e preghi, e faccia pregare, e tutto otterrà perché Cristo è uomo di parola, ed ha detto petite et accipietis, e a S. Chiara le sue sante figlie pregano davvero.
La riverisco e preghi pel

Suo d.mo um. serv.
D. Daniele Comboni


N. 431 (403) - A MADAMA A. H. VILLENEUVE
ACR, A, c. 15/180 n. 1

Roma, Piazza del Gesù N¼. 47 3¼ p. 16/2 .1872

Mia carissima signora,

2831
L'infausta notizia che Sr. Caterina mi ha appena comunicato, mi ha spezzato il cuore. Come sono sfortunato! Avrei voluto trovarmi a Parigi per assistere Désiré e per consolare una madre incomparabile come lei, mia cara Signora. Poche persone la conoscono bene come me: poche persone la comprendono come me, poche persone o nessuno al mondo è colmo di dolore come me per questa prova che il buon Dio le ha dato. Io sono convinto che Dio vuol fare di lei una vera santa. La vita umana è santificata unicamente ai piedi del Calvario. Il buon Dio l'ha privata, Signora, per renderla felice nel-l'eternità. Si ricordi, Signora, che dopo il Calvario Gesù Cristo è ri-suscitato. Dio le prepara delle grandi consolazioni! Coraggio, Si-gnora, la nostra santa Religione, la nostra cara Fede c'insegna che c'è la vita militante e la vita trionfante. Quelli della vita trionfante so-no per la fede in comunicazione perfetta con la vita militante. Lei de-ve guardare i suoi cari che sono in cielo, come presenti a lei, essi la vedono, l'ascoltano, essi contano le sue lacrime, i suoi sospiri, le sue gioie. Coraggio, cara Signora!
2832
Io vorrei essere a Parigi per piangere con lei, per consolarla, per testimoniarle il mio affetto; io sento le sue pene, ma unisca le sue pene a quelle di Gesù Cristo che lei ama ardentemente. Egli vuol fare di lei una santa. Pregherò tanto il Sacro Cuore di Gesù che sarà obbligato a consolarla. Lei è una madre incomparabile, per questo Gesù e Maria saranno con lei. Dio esaudirà.
2833
E per il mio caro Augusto che ha un cuore così bello, mio Dio, quale pena! Il mio caro Augusto che aveva tanto affetto per i suoi cari, e Maria! Maria che ama tanto il suo buon marito, il suo caro Désiré. Non posso scrivere senza tremare. Ma dica ad Augusto e a Maria che si gettino ai piedi di Gesù Cristo, che si nascondano dentro il Cuore di Gesù Cristo e là, in questa sorgente inestinguibile di consolazione troveranno il loro conforto. Nell'attesa bisogna trovare nella preghiera la consolazione necessaria. Da parte mia, io e il mio pio segretario celebreremo la Messa durante tutta questa Quaresima per Désiré. Questa mattina l'ho celebrata alla Chiesa della Morte, dove c'è ogni giorno l'indulgenza plenaria per i Defunti. Pregherò così il Sacro Cuore di Gesù fino a che Dio l'abbia consolata. La prego, Signora, di scrivermi due righe: mi sembra di respirare se vedrò la sua scrittura. Coraggio, Signora, Dio la consolerà senza dubbio e le darà il premio anche qui in terra delle sue virtù eroiche.
Degni gradire l'espressione del mio eterno affetto con il quale sarò sempre
il suo dev.mo e aff.mo
Don Daniele Comboni
Traduzione dal francese.


N. 432 (404) - RAPPORTO STORICO sul VICARIATO AP.LICO
dell'AFRICA CENTRALE
AP SOCG, v. 999, ff. 522-530v

25 febbraio 1872

RAPPORTO STORICO
sul VICARIATO AP.LICO dell'AFRICA CENTRALE
dalla sua fondazione fino ad oggi
presentato alla S. C. di Propaganda Fide
da D. Daniele Comboni ai 25 febbraio 1872

E.mo e R.mo Principe,

2834
Invitato dall'E. V. R.ma a stendere un Rapporto sul Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale, toccherò di volo tutta la storia del medesimo dalla sua fondazione fino ai nostri giorni, e sottometterrò umilmente il piano di azione, che mi parrebbe opportuno doversi seguire dai missionari del novello Ist.o delle Missioni per la Nigrizia eretto in Verona, affine di riprenderne le ardue ed importanti funzioni, caso che la S. C. si degnasse affidargli l'incarico di piantare stabilmente la fede in quelle remote contrade.
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Rapporto storico - 25.2.1872
Egli è un fatto certissimo, che nei paesi dell'Africa Centrale abitata forse da oltre cento milioni di negri, che costituiscono la decima parte di tutto il genere umano (come ho dichiarato nel Postulato al S. Concilio Vaticano pro Nigris Africae Centralis), non si è giammai stabilito il Cristianesimo, od almeno può dirsi che attualmente non ne rimanga vestigio alcuno. I tentativi fatti dalla S. Sede in diverse epoche, sia dal lato meridionale di Mozambico nel 1637, sia dalla parte occidentale di Senegambia per mezzo dei RR. PP. Cappuccini di Spagna nel 1645, 1658, 1660, sia dalla parte settentrionale di Tripoli e di Salè per mezzo dei Minori Riformati, che nel 1706 si spinsero fino al vasto Regno di Bornù, sia finalmente dal lato orientale, quan-do alcuni missionari percorsero la parte meridionale della Nubia Superiore, non ebbero alcun risultato in favore delle interne regioni dell'Africa. I più serii ed importanti conati della S. C. a riguardo di quei popoli infedeli incurvati sotto il giogo dell'Islamismo e del Paganesimo, ebbero luogo sotto i gloriosi Pontificati di Gregorio XVI d. f. m. e dell'immortale Pio IX.
Nel 1844 fu presentato alla S. C. un Estratto di un Volume intitolato: Viaggi al Kordofan, in cui si facea rilevare l'opportunità e la necessità di spedire missionari nell'interno dell'Africa, i cui abitanti pareano disposti ad accogliere la predicazione del Vangelo.
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Contemporaneamente il Canonico Casolani di Malta, reduce da un viaggio sulle coste settentrionali dell'Africa, ove s'era abboccato con alcuni Maltesi che aveano rapporti colle contrade situate al di là della Barberia, e dopo avere percorso l'oriente, ove s'era imbattuto col P. Massimiliano Ryllo polacco Superiore dei Gesuiti in Siria, col quale avea tenuto ragionamento sull'importanza di una Missione cattolica nell'interno della Nigrizia, espose all'E.mo Card. Prefetto Fransoni i motivi più rilevanti, ed il grande vantaggio che ne verrebbe alla Chiesa, ove si tentasse di piantare il Cristianesimo nell'Africa Cen-trale.
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In seguito a ciò, ponderata maturamente la cosa, l'E.mo Card. Prefetto ordinò che si istituissero particolari indagini per conoscere determinatamente e con precisione lo stato delle Regioni interne dell'Africa, le lingue, l'indole ed i costumi di quei popoli, le loro relazioni cogli esteri, ed il fondamento che potesse aversi di stabilirvi una missione.
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A tale oggetto interpellato il P. Venanzio da S. Venanzio Prefetto Ap.lico di Tripoli, il cui territorio confinava appunto a mezzodì coll'ideata missione che si volea fondare, l'E.mo Cardinale ebbe in risposta essere opportuno di tentare dalla Barberia per la via di Ghadamis una spedizione al di là del Gran Deserto, ove fin dal 1706 s'era stabilito un Prefetto Ap.lico dei Minori Riformati nel regno di Bornù, come rilevavasi dagli Archivi di quella Prefettura.
2839
Parimenti l'E.mo Cardinale avendo incaricato lo stesso Can. Casolani, che conoscea fornito di cognizioni analoghe, a mettere insieme tutte quelle notizie che potessero giovare al fine voluto, ricevette una interessante Relazione in data del 5 giugno 1845, nella qua-le era chiaramente descritta l'ampiezza e fertilità dei paesi al di là del Gran Deserto, segnati i confini geografici, indicati i principali monti, i fiumi, i laghi, i prodotti del suolo, la forma di governo, le forze, il carattere, i costumi e le abitudini di quei popoli, i rami d'industria, il sistema di commercio, le superstizioni, e le dominanti religioni del-l'idolatria e dell'islamismo. All'idea generale dell'Africa interiore il Can.co Casolani facea seguire le notizie della sua geografia locale, e confermava il giudizio del Prefetto Ap.lico di Tripoli, che l'unica via per penetrare in quelle contrade quasi affatto sconosciute era quella di Barberia e di Ghadamìs, città situata a 100 leghe al S. O. di Tri-poli; e conchiudeva essere opportuno che ai limiti di questa Prefet-tura si aggiungesse il gran Deserto e tutta l'Africa Centrale, che a ca-po di tal Missione si ponesse un abile Vic.o Ap.co insignito del ca-rattere Vescovile, il quale conoscendo bene la lingua araba seco con-ducesse un certo numero di ottimi operai tanto ecclesiastici che se-colari, che con essi si recasse a Ghadamìs senza apparenza religiosa, e cominciasse dal cattivarsi l'animo di quelli abitanti specialmente coll'esercizio della medicina e delle arti più utili a quei paesi, e colla carità cristiana.
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Rapporto storico - 25.2.1872
L'E.mo Card. Prefetto assicurato del concorso attivo del Can. Ca-solani che si metteva a disposizione della S. Sede, dopo alcune pratiche col R.mo G.le dei Gesuiti, dal quale ottenne il sunnominato P. Ryllo per l'impianto della Missione, a cui associò pure il D.r Ignazio Knoblecher alunno del Collegio di Prop.da, nel gennaio del 1846 presentò agli E.mi e R.mi Cardinali componenti la S. C. una Ponenza sul progetto di stabilire una nuova Missione nei paesi dell'Africa Centrale, nella quale fu deciso:
1¼. di spedire i RR. Sig.ri Casolani, Ryllo, e Knoblecher nell'interno dell'Africa, e specialmente a Ghadamis, onde esplorare sul luogo il paese e le disposizioni di quei popoli, per quindi stabilirvi una regolare missione.
2¼. di porre a capo di tale spedizione il Can. Casolani conferendogli il titolo di Vic.o Ap.co col carattere episcopale.
3¼. di estendere i confini della missione non solo nell'Africa centrale, ma altresì al Gran Deserto.
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In base a queste deliberazioni la Santità di Gregorio XVI d. s. m. con Breve del 3 aprile susseguente erigeva in Vicariato Ap.lico la detta Missione, coi seguenti confini, che al presente corrispondono:
Al Nord la Prefettura di Tripoli, il Vicariato di Tunisi, e la Diocesi di Algeri.
All'Ovest i Vicariati della Senegambia e delle Guinee.
All'Est i Vicariati dell'Egitto, dell'Abissinia, e dei Gallas.
Al Sud le Montagne della Luna (che se realmente esistono, si trovano alcuni gradi al di là dell'Equatore).
2842
Il Vicariato Ap.co dell'Africa Centrale, detratta anche la grande estensione occupata dalla recente Prefettura del Sahara affidato sin dal 1868 all'Arciv.o d'Algeri, è il più vasto e popolato del globo.
2843
Mentre Monsig. Casolani, ricevuta la consacrazione episcopale, attendeva a comporre in Malta i suoi affari di famiglia, il R. Ryllo informato esattamente del felice esito delle spedizioni, che S. A. Mahammed Aly Vicerè d'Egitto avea fatto eseguire lungo la valle del Nilo nel Sudan, e specialmente di quelle del 1838 e 1842 capitanate dal Sig.r d'Arnaux, il quale si era spinto sul Fiume Bianco fino al 5¼. gr. L. N., con molti e solidi argomenti persuase all'E.mo Card. Fransoni che tornava meglio penetrare nella nuova missione dalla parte orientale per la via del Nilo, e fissare come punto d'appoggio la città di Chartum la quale per la sua geografica situazione, e per la sua importanza politica si prestava opportuna e sicura allo stabilimento della prima Stazione Cattolica, essendo il capoluogo delle ultime conquiste egiziane nel Sudan, ed il centro naturale delle comuni-cazioni fra l'Egitto e le contrade dell'interno della Nigrizia.
2844
Fu deciso perciò di abbandonare il progetto di Monsig. Casolani, ch'era di seguire la via di Tripoli e di Ghadamis; alla quale determinazione non avendo voluto conformarsi, il Vesc.o Casolani declinò la responsabilità di capitanare la decretata spedizione; per cui la S. C. pose a capo della Missione il P. Ryllo col titolo di Provicario Ap.lico.
2845
Associatosi per la nuova spedizione il sopraddetto D.r Ignazio Knoblecher di Lubiana, il P. Em. Pedemonte genovese di C. di G., e D. Angelo Vinco dell'Ist.o Mazza di Verona, accompagnato da Monsig. Casolani, che lo seguiva in qualità di semplice missionario, il P. Ryllo nella primavera del 1847 s'imbarcò per l'Egitto; ed ottenuto dal Vicerè un Firmano di protezione presso i Capi del Sudan, per la via di File e di Dongola giunse agli 11 di febbraio del 1848 a Chartum, città di capanne di paglia e di mattoni con 15000 abitanti, la maggior parte abitata da schiavi strappati a forza dalle interne tribù, e situata nella Nubia Superiore presso al punto di congiungimento del Nilo Azzurro col Nilo Bianco tra il 15¼. ed il 16¼. gr. L. N. e fra il 30¼. e 31¼. Gr. Long. Orient. secondo il meridiano di Parigi. Chartum dista due mesi dal Cairo.
2846
Appena comprato un terreno con alcune rozze capanne, che servivano di abitazione ai missionari, il P. Ryllo cadde infermo per violenta dissenteria; ed ai 17 di giugno volava agli eterni riposi lasciando il regime della missione al D.r Knoblecher.
2847
Poco tempo dopo sopraggiunse l'infausta novella delle rivoluzioni che straziavano l'Europa. La Propaganda fece sapere ai missionari che non potendo ormai provvedere ai bisogni del Vicariato, lasciava loro la libertà di tornarsene in Europa per essere inviati in altre missioni. Monsig. Casolani affranto dalle febbri ritornava per sempre a Malta. Il nuovo Superiore Knoblecher non si sgomentò per questo. Fece mettere a coltura il terreno comprato dal suo predeces-sore, e fabbricovvi un'umile casa con una cappella; comprò alcuni schiavi neri per istruirli nella fede; domandò ed ottenne dal Generale dei Gesuiti il P. Zara di Verona e due fratelli laici; e dopo avere esplorate diverse tribù del Fiume Bianco fino al 3¼. grado, lasciando alla testa della missione uno dei sopradetti Padri Gesuiti, ritornò in Europa, venne in sua patria, ed ottenuto il più amplo favore alla Corte di S. M. Apostolica e presso i Vescovi dell'Austria, riuscì a fondare la Società di Maria in Vienna, che protetta dall'Imperatore ed arricchita con Breve 5 dic. 1852 di varie Indulgenze dal regnante Sommo Pontefice, s'incaricò di fornire i mezzi necessari pel mantenimento della missione. Infatti questa Società, detta Marien-verein, coadiuvata potentemente dall'Illustre Canonico Professor Mitterrutzner di Bressanone, fornì per alcuni anni abbondanti risorse al Vicariato.
2848
Il D.r Knoblecher venuto a Roma e reso conto alla S. C. del suo operato, fu nominato Vic.o Ap.co nell'udienza del 10 agosto 1851, e conducendo seco, oltre a parecchi laici, cinque Sacerdoti slavi, per la via di Trieste sbarcò in Alessandria ai 2 di sett.e; e comprata in Cairo una comoda barca, cui pose il nome di Stella Mattutina, alla fine del dicembre giunse felicemente a Chartum. Lasciati quivi alla testa della Stazione i Sacerdoti Kociiancic e Milharcic, condusse il rimanente nella tribù dei Bari, e fondò la Stazione di Gondocoro situata fra
il 4¼. e 5¼. gr. L. N. fra il 29¼. e 30¼. gr. Lat. orient. di Parigi.
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Rapporto storico - 25.2.1872
E' inutile dare qui la descrizione geografica di questa parte orientale del Vicariato Ap.lico, su cui si è distesa principalmente l'azione dei nuovi missionari e di quelli che li seguirono fino al 1861. Mi dispenso pure pel momento dal toccare qui l'indole assai docile ed il carattere di quei popoli infelicissimi che gemono sotto il peso della più disumana schiavitù, come pure del barbaro mestiere che vi esercitano i musulmani ed i Giallabi della Nubia, i quali penetrando sotto amiche sembianze nel santuario delle pacifiche famiglie dei negri, vi strappano violentemente dalle braccia materne i figliuoli e le figliuole, talvolta uccidendo spietatamente e trucidando gli stessi genitori che vi si oppongono, per menarli poi schiavi sui mercati del Kordofan e della Nubia, e riempiere gli Harem dei turchi. Inutile è di notare, come, a togliere questa piaga sì obbriobriosa all'umanità, a nulla gioveranno mai né i trattati più volte conchiusi dalle potenze europee, né i finti rigori delle autorità consolari e musulmane; ma solo l'attivo apostolato cattolico e la predicazione del Vangelo riusciranno col tempo a trionfare di questa barbarie, ed a distruggere radicalmente l'orribile tratta dei negri. Inutile finalmente di accennare la straordinaria fertilità del suolo, i paesi visitati dalla missione, le superstizioni multiformi, le tradizioni dell'antico testa-mento, i costumi dei popoli che abitano il Fiume Bianco, l'idolatria ed il feticismo che vi dominano, i guasti della propaganda musulmana fra quelle tribù, e le felici disposizioni dei negri di ab-bracciare il Cristianesimo, specialmente della gioventù; inutile, dico, di menzionare tutto quello che hanno operato i 32 missionari giunti nella Nigrizia in sette diverse spedizioni, che militarono sotto l'attiva e sagace direzione di Knoblecher, la maggior parte dei quali morì vittima di carità per la salvezza di quell'anime. Un brevissimo Estratto di una mia Relazione sulla Storia del Vicariato dalla sua fondazione fino ai nostri giorni fu pubblicato negli Annali della Propagazione della Fede nel marzo del 1871.
2850
Mi restringerò dunque solo a compendiare in due parole i vantaggi ottenuti sotto il governo di Knoblecher, che durò fino all'aprile del 1858.
1¼. Si è fondata la Stazione di Chartum. La casa assai vasta, e la piccola chiesa coll'ampio giardino che produce delle buone risorse e che è cinto da mura, il tutto fabbricato di pianta dalla missione, costarono oltre a sessantamila scudi romani.
2¼. Si fondò la Stazione di Gondocoro, che dista da Chartum ordinariamente due mesi di viaggio. Vi si fabbricò una casa con bella cappella e giardino, che costò alla missione circa trentamila scudi.
3¼. Si fondò la Stazione di S. Croce nella tribù dei Kich fra i 6¼. ed il 7¼. gr. L. N. e fra il 28¼. e 29¼. gr. Lat. or. di Parigi, e dista circa quaranta giorni da Chartum e venti giorni da Gondocoro. Era composta di una ventina di capanne ed una chiesa di giunchi fab-
bricata interamente dalle nostro mani stesse, e costò centinaia di scudi.
2851
4¼. Si sono conosciute tutte le tribù che si stendono a destra e a sinistra del Fiume Bianco, tra le quali si distinguono quelle dei Scelluk, dei Dinka, dei Gianghè, dei Nuer, dei Kich, dei Tuic, dei Ghog, degli Eliab, e dei Bari: si sono rilevate le superstizioni, l'indole, il carattere, la condizione sociale di quegli africani*, in gui-sa da conoscere bene il modo più facile, e la via più sicura per gua-dagnarli alla fede; di più si esercitò la medicina e la carità, da saper padroneggiare l'animo del missionario che li beneficava dall'avven-turiere bianco, che li maltrattava e ne rubava i figliuoli e le sostanze.
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5¼. Si sono apprese alcune lingue di quei paesi, delle quali due sono le principali, cioè, la Dinkaica, che è parlata da oltre 22 tribù e da parecchi milioni di indigeni*, e la Barica che è parlata dai negri dimoranti tra il 5¼. gr. Lat. e l'Equatore. Di queste due lingue l'Illustre Professor Mitterrutzner di Bressanone compose coll'aiuto dei nostri manoscritti e pubblicò per le stampe i dizionari, i catechismi, parecchi dialoghi e la traduzione dei Salmi e di S. Luca. Le pubblicazioni in queste due lingue, delle quali la scienza in Europa ignorava perfino il nome, saranno d'immensa utilità ai futuri missionari dell'Africa Centrale.
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6¼. Finalmente si sono fatti cattolici circa cento idolatri. E qui giova notare che non si è creduto ben fatto di ammettere al battesimo se non quelli, salva qualche rara eccezione, che si consacravano interamente al servizio della missione, e che potevano poi essere dalla stessa mantenuti, ed all'uopo trasportati a Chartum o nell'Egitto per assicurarne la fede in qualunque caso. Molte e molte migliaia di africani, e tribù intere avrebbero abbracciata la nostra santa Religione: ma per la morte frequente dei missionari non essendo la missione perpetuamente stabile né potendo esser sicura di mantenervi costantemente il ministero sacerdotale e coltivarvi regolarmente i convertiti, si è creduto di aspettare l'epoca in cui si avesse a consolidare e perpetuare la missione. Così mi ha ripetuto più volte Knoblecher.
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In questo frattempo sorgevano in Europa due novelle Istituzioni, che si preparavano per consacrare le loro cure a formare elementi per l'Africa.
La prima era l'Ist.o degli ingegni distinti fondato in Verona dal zelantissimo D. Nicola Mazza, il quale per mezzo del def.to Monsig. Besi presentò nel 1853 all'E.mo Card. Prefetto un'umile petizione tendente a chiedere una piccola porzione d'Africa Centrale da evangelizzarsi dai suoi sacerdoti. Sua Em.za rimandò il petente a trattare la causa in discorso col Pro-Vic.o Ap.co, col quale essendosi combinata ogni cosa, l'Ist.o Mazza nelle due spedizioni del 1853 e 1857 inviò nell'Africa Centrale sette missionari veronesi, dei quali io pure facea parte. Cinque di questi morirono, uno si ritirò per sempre in sua patria; e l'ultimo, il più meschino di tutti, si trova ancora servus inutilis sul campo della missione.
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L'altra istituzione è quella del P. Lodovico da Casoria francescano, il quale nel 1854 piantò in Napoli due Collegi, maschile l'uno, ch'era composto di oltre 80 moretti; l'altro femminile, che constava di oltre 120 morette. Il pio istitutore faceva educare questi negri e queste negre, riscattate la maggior parte dal zelantissimo def.to P. Olivieri di Genova, per preparare soggetti per le missioni dell'Africa Centrale.
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Rapporto storico - 25.2.1872
Mentre brillava la speranza di consolidare con questi rilevanti mezzi ed apparecchi il Vicariato dell'Africa Interiore, il D.r Knoblecher ritornando in Roma pegli affari della Missione, moriva in Napoli ai 13 Aprile 1858. Tre giorni dopo soccombeva pure a Chartum il suo Vicario Generale D. Gius. Gostner della Diocesi trentina. Morivano pure i presidenti delle Stazioni di S. Croce e di Gondocoro, ed alcuni altri missionari.
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Il R.do D. Matteo Kirchner, reduce dal Fiume Bianco nell'Agosto delle stesso anno, riceveva dalla S. C. l'incarico di assumere le redini del Vicariato. E siccome i missionari andavano diminuendo senza speranze di averne altri per l'avvenire, venne a Roma e chiese alcuni soggetti al R.mo P. Generale dei Francescani, il quale per gl'Ist.i dei moretti in Napoli, e per la Missione dell'Alto Egitto aveva iniziato delle pratiche con quel Vicariato; ed ottenutone tre, fra i quali il P. Gio. Reinthaller-Ducla di Gratz, fece ritorno in Africa.
2858
Suo primo pensiero, consultati i missionari, fu cercar di sottrarre i suoi compagni di apostolato all'inesorabile mortalità, che minacciava d'uno non lontano sterminio la missione. Fu deciso che una residen-za unica e centrale sarebbe stabilita sopra un punto del territorio meno esposto alle mortifere influenze del clima. Quinci i missionari andrebbero una volta all'anno a visitare le stazioni di Chartum e del Fiume Bianco, che intanto restavano affidate a qualche influente e buon cattolico del paese. Il luogo scelto a tale scopo fu Scellal, villaggio situato al principio delle cateratte d'Assuan dirimpetto all'isola di File a 1000 Kilometri da Chartum sui confini dell'Egitto e della Nubia circa 40 miglia al di qua del Tropico del Cancro fra il 30¼. e 31¼. gr. Lat. or. di Parigi. La Propaganda prese a suo carico le spese di questa fondazione, dopo ottenuto da Sad pascià Vicerè d'Egitto il terreno necessario per lo Stabilimento da fabbricarsi.
2859
Frattanto la morte avendo colpiti altri missionari, il Pro-vic.o Kirchner sgomentato da tante perdite, e mosso dalla necessità di assicurare alla missione una indispensabile quantità di operai, deliberò di affidare ad un Ordine Religioso la cura di quell'arduo Vicariato.
2860
A tale oggetto venuto a Roma, si rivolse nuovamente con intesa di Prop.da al Gn.le dei Francescani; e questi col voto del suo Definitorio dichiarò formalmente di essere pronto ad assumere interamente a sé la Missione, se essa venisse dichiarata Serafica. Siffatto progetto, a cui aderì pienamente S. E. il Consigliere Aulico Federico de-Hurter istoriografo dell'Impero Austriaco e Presidente del Comitato di Marienverein di Vienna a vantaggio dei Francescani, era sostenuto dai seguenti motivi:
1¼. I vantaggi che offeriva una numerosa Corporazione Religiosa in grado di somministrare individui a seconda dei bisogni.
2¼. Il trovarsi l'Ordine Serafico in possesso delle istituzioni di Napoli create dal P. Lodovico da Casoria interamente a vantaggio di quelle lontane e difficili contrade.
3¼. In consentimento di quei pochissimi missionari rimasti in quei luoghi quasi abbandonati a loro stessi, e colla previsione di presto raggiungere quelli che li precedettero vittima del clima, e della fatiche apostoliche, e senza la speranza di nuovi rinforzi sempre deboli e sempre difficili quando debbano reclutarsi alla spicciolata e in differenti Diocesi.
2861
Quindi è che l'E.mo Card. Prefetto attuale espose al S. Padre nell'udienza 5 sett.e 1861 il subordinato parere di annuire al nominato progetto, lasciando il Vicariato come trovavasi, e solo affidandolo interamente all'Ordine Minoritico secondo le regole vigenti in altri simili Vicariati, e continuando a reggerlo per mezzo di un Religioso Pro-Vicario apostolico senza carattere Vescovile, finché i risultati potessero determinare la S. C. a destinarvi un Vic.o Ap.co Vescovo. Il Rescritto Pontificio fu favorevole, come risulta dal foglio dell'indicata udienza (p. 1792 vol. 139), e che è nei seguenti termini: "Ss.mus etc. benigne annuit, et propositam cessionem probavit et confirmavit, iuxta votum Card. Praefecti relatoris." La Pontificia disposizione venne comunicata al Gn.Le dei Francescani colla lettera 12 sett.e 1861 (Vol. 352 p. 505).
2862
Una volta affidata la missione interamente all'Ordine Serafico, dovettero ritirarsi i superstiti Sacerdoti dell'Ist.o Mazza di Verona, il quale più tardi avendo presentato all'E.mo C. Prefetto un nuovo progetto di fondare una missione presso qualche tribù africana, la cosa non potè effettuarsi per deficienza di mezzi.
2863
Assuntosi il Vic.to Ap.lico dall'Ordine Minoritico, la S. C. nominò Provic.o Ap.lico il suddetto P. Gio. de Ducla Reinthaller, il quale ricevute non poche obbedienze in bianco dal suo R.mo Ge-nerale, si presentò a parecchi Conventi della Venezia, del Tirolo, e dell'Austria, ed in tempo reclutò 34 Religiosi fra sacerdoti e laici. Il P. Gn.le aveva a tale scopo fatto precedere una circolare ai Religiosi delle suaccennate Province francescane. Al novembre giungeva que-sta numerosa carovana di figli di S. Francesco in Egitto. Il P. Rein-thaller alla metà di gennaio del 1862 pigliava possesso di Scellal. Partì poscia per andare a stabilire dei nuovi missionari nelle antiche Stazioni. Alcuni morirono durante il tragitto; ed egli stesso cadde ammalato nella tribù dei Scelluk. Ricondotto poscia a Chartum, e quindi a Berber se ne morì. Altri missionari in seguito soccom-bettero. L'arrivo di una seconda carovana di altri 23 francescani fu insufficiente a riparare a quelle perdite; convenne abbandonare le due Stazioni del Fiume Bianco, e ritirarsi a Chartum ed a Scellal. Al-quanto dopo quest'ultima dovette pure abbandonarsi. Rimase unica-mente Chartum, che fu occupata da un solo sacerdote francescano, il P. Fabiano Pfeifer di Eggenthal nel Tirolo, con due laici. Questo pa-dre rimase isolato a Chartum per ben cinque anni senza un com-pagno Sacerdote da cui confessarsi.
2864
Rapporto storico - 25.2.1872
Il P. Reinthaller non ebbe successore nelle sue ardue funzioni. Dopo la sua morte la S. C. affidò interinalmente il governo della Missione al Vicario Ap.lico dell'Egitto.
L'Ordine Serafico spedì nell'Africa Centrale presso a 60 soggetti fra sacerdoti e laici. Ne morirono 22, gli altri ritornarono, o in Egitto, o in Terra Santa, o in Europa.
2865
Nel 1865 la S. C. avea consentito che il P. Lodovico da Casoria occupasse con alcuni suoi frati e moretti terziari la Stazione di Scellal, ove io fui incaricato di accompagnarli; ma dopo sette mesi dovette abbandonar la missione per mancanza di mezzi. Quattro quinti dei moretti e delle morette di Napoli, o morirono o abbandonarono l'Opera. Il rimanente de' maschi od è divenuto religioso, o rimase impotente. Delle morette alcune si fecero monache. In una parola, l'Africa Centrale non ritrasse da sì santa istituzione finora il minimo vantaggio.
2866
Di tutte le Stazioni del Vic.to, rimane oggi soltanto quella di Chartum, che è governata dal P. Dismas Stadelmeyer di Innsbruck, il quale è assistito dal P. Ilario Schletter Tirolese e da due fratelli laici. Questi due padri funzionano a vantaggio dei pochi cattolici che si trovano a Chartum.
2867
E' questo un brevissimo cenno storico del Vicariato dell'Africa Centrale. In faccia a questa lunga serie di prove, ed allo spettacolo di tante vittime della carità cristiana, sorge naturale al pensiero una domanda: Perché mai con una sì bella schiera di zelanti missionari guidati da un abilissimo capo, qual'era il D.r Knoblecher, non si riuscì a piantare stabilmente la fede in veruna parte di questa importante missione? Perché mai l'Ordine Serafico agguerrito di forze così imponenti non potè continuare un'impresa già piantata, e fornita di tanti mezzi?
2868
L'Apostolato della Nigrizia è per se stesso oltremodo arduo e laborioso. Tuttavia parmi che l'insuccesso nel primo stadio della Missione sotto Knoblecher sia stato causato dai seguenti motivi:
1¼. Nell'Europa mancava la base di un Seminario speciale tutto consacrato esclusivamente ad allevare candidati a così difficile missione. Bisogna educare e formare l'operaio evangelico pria di esporlo alle funzioni ap.liche; è d'uopo educarlo all'abnegazione ed al sacrifizio, e tracciargli per dir così la via per quel gran fine, pel quale dee consumare tutta la sua vita: e per far questo si richiede tempo e perseverante lavoro. Al contrario i missionari di Knoble-cher, benché di ottimo spirito e virtù, furono reclutati alla spicciolata da diverse diocesi, e spediti subito alla missione pria di prepararli convenientemente alla grande intrapresa, e renderli atti mercé una seria educazione apostolica ad affrontarne i pericoli e le difficoltà.
2869
2¼. Nell'Egitto, dove l'Europeo può vivere ed operare benché vi domini un clima caldissimo, che può dirsi la media proporzionale fra l'Italia e l'Africa equatoriale, mancava un istituto, ove il missionario avesse agio di assuefarsi a poco a poco ai calori, alle abitudini, ai cibi ed al vivere africano. I missionari di Knoblecher partivano dalla Germania, cioè, da un clima freddissimo, e senza alcuna sosta intermedia si slanciavano tutto ad un tratto nei paesi più infuocati del globo, e quindi si esponevano ad una morte quasi certa. Perché molti dei negozianti europei sono vissuti e vivono tuttora lunghi anni nell'Africa Centrale, mentre invece i missionari di Knoblecher morivano? Egli si è perché i sopraddetti negozianti, che io tutti ho conosciuti, non andarono in quei paesi se non dopo aver passato alcuni anni sulle coste dell'Africa o in qualche città dell'Alto Egitto. Io credo che i nostri missionari vivrebbero ancora se avessero fatto altrettanto.
2870
3¼. Il sistema di vivere seguito dai missionari tedeschi non era confacente a quel clima. Essi serbarono in missione il metodo praticato in Germania, specialmente riguardo all'uso delle carni e delle bevande. Naturalmente non si poteano all'improvviso abituare all'opportunissimo sistema parco e morigerato degli africani, perché passavano troppo rapidamente dalla lor patria nella Nigrizia. E' necessaria una grande parsimonia nel cibo e nelle bevande per poter vivere in Africa; un savio e ben regolato sistema di vitto è condizione essenziale per durarla in quei lontani paesi; è a questo è impossibile assuefarsi senza il tirocinio di una speciale educazione apostolica, e senza un lungo esercizio di abnegazione e sacrifizio in bene adatti Istituti preparatorii di così difficili missioni.
2871
4¼. A quella missione mancava un clero indigeno, e perfino giovani catechisti nativi del paese che coadiuvassero i missionari nel lor ministero.
2872
5¼. Finalmente alla Missione mancavano gli aiuti dell'elemento femminile, una casa di Religiose, che formasse istitutrici negre e Missionarie indigene, che sono indispensabili in una lontana e perigliosa missione.
2873
A tutto questo avrebbe certo provveduto più tardi l'illustre D.r Knoblecher, al quale è dovuto tutto quel bene che si è fatto nel-l'Africa C.le, e che a doti sublimi di fermo carattere ed incrollabile costanza, univa, somma perspicacia, molta attività, e mente e cuore.
2874
Rapporto storico - 25.2.1872
Riguardo poi all'infelicissimo esito della missione nel suo secondo stadio sotto il governo dei francescani, oltreché militano al-cuni dei motivi suesposti, parmi che vi si debba aggiungere la causa seguente. A sì difficile intrapresa, così disponendo il Signore, furono scelti tra l'Ordine Minoritico i soggetti meno atti a raggiungerne il santo scopo. Invece di porre alla testa del Vicariato un religioso di Germania, atto più alla predicazione che all'arte difficile di dirigere, e non ancora pratico delle missioni straniere, e non assuefatto al clima africano, invece di cimentare a sì rischiosa opera uno stuolo di fraticelli reclutati improvvisamente in varii conventi di ben tre vaste provincie di diversa lingua e carattere, talvolta senza nemmeno aver sentiti i Superiori locali o non averne seguito il consiglio, si dovea scegliere dall'illustre Ordine un abile Capo che avesse già passati molti anni nell'esercizio del Ministero o in Terra Santa, o nell'Alto Egitto (e ve n'erano certamente), e che quindi fosse già acclimatizzato nei paesi d'Oriente. Questi, profittando saviamente degli aiuti francescani, con un sistema di azione ben ponderato e prudente, avrebbe potuto a poco a poco piantare solide basi per riuscire nella santa intrapresa.
2875
Che se poi non riuscirono i lodevoli e generosi sforzi degli Ist.i dei negri e delle morette fondati in Napoli dal P. Lod. da Casoria, egli è perché i negri nell'Europa, non esclusi i paesi meridionali di essa, non possono vivere generalmente, e maturarsi con una educazione compiuta pel ministero della lor patria. Essi giungono in Europa affranti dagli orrori della schiavitù, dai maltrattamenti dei musulmani, e dalle fatiche di lunghi e disagiati viaggi. L'aria europea è troppo eterogenea per loro; ed oso asserire con convinzione che appena appena l'Egitto può prestarsi per educarvi i negri, avendo constatato dall'esperienza che per non pochi moretti lo stesso clima egiziano è troppo disparato, e riesce quindi loro nocevole; e si richiedono anche in Egitto non poche cure per renderlo sopportabile agli indigeni dell'Africa interiore fatti schiavi dall'inumana barbarie dei Giallabi.
2876
Ora siccome sembra che l'inclito Ordine Minoritico, per mancanza d'un personale sufficiente, abbia l'intenzione di ritirarsi affatto dal Vicariato, così a questa breve Relazione storica farò seguire fra pochi giorni un breve Rapporto sulle Opere di Verona e dell'Egitto, che sorsero sotto gli auspici di Monsig.r Canossa Vescovo di Verona e di Monsig. Ciurcia Vic.o Ap.co dell'Egitto, allo scopo diretto di coadiuvare le missioni dell'Africa Centrale; e conchiuderò coll'esporre in due parole il piano di azione, che, secondo il mio giudizio, dovrebbe seguirsi per far risorgere e prosperare quell'importantissimo Vicariato, sottomettendo tutto umilmente alla sapienza ed alle venerate determinazioni della S. C., pronto, come io sono con tutti i miei compagni e dipendenti, a sacrificarci interamente fino alla morte all'arduo e laborioso apostolato dell'Africa Centrale, affine di procurare a tutt'uomo, nel modo che piacerà meglio alla S. Sede, la salvezza di quelle anime, che sono le più infelici, le più bisognose, e le più derelitte del mondo.
Frattanto ho l'onore di segnarmi con tutto il rispetto

di V. E. R.ma
U.mo, indeg.mo obb.mo figlio
D. Daniele Comboni
Sup.re degl'Ist.i dei Negri in Egitto
e Miss.rio dell'Africa Centrale


N. 433 (405) - AL CAN. G. C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/67
W.J.M.J.
Roma, 28/2 72
Carissimo amico e padre in G. C.
2877

Nel ringraziarvi di tutto cuore della vostra lettera, carte Geografiche, Knoblecher vita etc. vi chiedo un altro pressante favore.
Nell'ultimo lavoro che presento alla Prop.da devo spiegare qual piano io intendo seguire nell'occupare il Vic.to Ap.co dell'Africa Centrale, quali stazioni occupare, se è d'uopo fondarne di nuove, quale la residenza ordinaria del Provicario Ap.lico ect. Insomma debbo spiegare alla S. C. il piano che intendo eseguire colle forze hic et nunc esistenti. Queste sono:
9 Sacerdoti missionari
1 Chierico teologo di Gerusalemme
7 Suore monache
20 Istitutrici negre
7 fratelli laici ed 1 moro
2878
Si deve occupare Chartum? Gondokoro, Scellal? Cordofan?
Di più abbiamo gl'Ist.i:
l'Ist.o delle Missioni per la Nigrizia in Verona
l'Ist.o delle Pie Madri della Nigrizia p. Verona
Tre Case in Cairo Vecchio.
2879
Ora con queste basi e con queste forze cosa fareste voi se foste nel mio caso? Aspetto il vostro venerato giudizio su ciò.
Ieri si cominciò a stampare la Posizione segreta dell'Africa Centrale, cioè: le Regole dell'Ist.o di Verona, la famosa lettera al Papa della Società di Colonia, la lettera di Marienverein di Vienna, la lettera del Generale dei francescani dichiarante di ritirarsi dall'Africa Centr., il Decreto d'istituzione Canonica dell'Ist.o di Verona d'Egitto del Vesc.vo di Verona, e del Vic.o Ap.co dell'Egitto. Poi la lettera del Vescovo di Verona al Papa, in cui dimanda una missione per noi nella Nigrizia. Più il mio Rapporto ieri finito sulla Storia intera del Vicariato dal 1844 fino ad oggi. Tutto questo è sotto stampa, ed io sono incaricato della correzione della stampa segreta di questa Ponenza. Questa Ponenza è la seconda sull'Africa Centrale: la Prima fu nel 1846 gennaio. Intanto io scrivo il piano di cui vi parlo e prego di venire in mio aiuto. Nel Rapporto sulla storia africana campeggia il nome benemerito del D.r G. Mitterrutzner. La nostra Ponenza alla Congregazione dei Cardinali avrà luogo appena dopo Pasqua, ed io debbo scegliermi il Cardinale Ponente, e ne ho diritto etc.
2880
Al Can. G. C. Mitterrutzner - 28.2.1872
Vi ringrazio dei denari raccolti per me etc. Scriverò a Monsig.r Gasser a Salzburg. Intanto io vi pregherei di spedirmi questo denaro sia in Gulden austriaci, sia in lire Italiane etc. a Roma, perché ne ho qui di bisogno. A Roma direttamente Piazza del Gesù N¼. 47 3¼ P.
Stasera alle 6 starò dal Papa; quindi chiederò una grande benedizione per voi. Mille ossequi a Sua Altezza R.ma del

Tuis.mus Dan. Comboni
2881
Bramerei sapere di quanto può disporre la Società di Maria a vantaggio del Vicariato ogni anno? Ciò è quanto forse domanderà la S. C. Io poi in allora scrivo a tutti gli Arciduchi, Principi e Nobiltà Austriaca che conosco perché spedisca denaro a Marienverein. Invece scrivo ai principi e nobili del resto della Germania a soccorrere Colonia. Ricevo anche da Lione e Parigi, e così i mezzi entrano nel haec omnia adiicientur vobis, e noi possiamo consacrarci a tuttouomo al quaerite prium regnum Dei et iustitiam eius. La Propaganda è animatissima per l'Africa Centrale. Il Postulatum fu il primo colpo di grazia, Marienverein, Colonia, e l'Ist.o di Verona fu il secondo. Il nostro povero D. Beltrame, mi dispiace a dirlo, entra nella camorra degli italianissimi a Verona, e dopo aver letto la lettera del Card. Barnabò a nome del Papa, in cui S. Ecc. si congratulava meco per aver rinunciato alla decorazione della Corona d'Italia, nella quale S. E. diceva non potere in coscienza un Sacerdote catto-

N.B. Lo scritto è incompleto.

N. 434 (406) - RAPPORTO AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 999, ff. 570-581

Roma, 2 marzo 1872
GLI ISTITUTI DI VERONA E DELL'EGITTO
per la RIGENERAZIONE della NIGRIZIA
e
P I A N O di A Z I O N E AP.LICA
da seguirsi nel riassumere
il Vicariato dell'Africa Centrale

E.mo e R.mo Principe,

2882
Siccome l'Ordine Serafico sembra disposto a rinunciare al Vicariato dell'Africa Centrale, come apparisce dal Documento 5 gennaio scorso del R.mo P. Generale dei Minori, contenuto nel Sommario N¼. III pag. 10; così, secondando il desiderio di V. E., espongo qui in succinto il Piano di azione apostolica, che giusta il mio subordinato parere, dovrebbe seguirsi dal novello Ist.o delle Missioni per la Nigrizia nel riassumere quest'arduo Vicariato, caso che alla S. Sede piacesse di affidargliela.
2883
A tale oggetto devo anzitutto far precedere un brevissimo cenno:
1¼. sulla condizione speciale dell'Ist.o e sulle forze delle quali hic et nunc può disporre.
2¼. sulla condizione attuale del Vicariato dell'Africa Centrale.
Come corollario di tutto questo farò seguire il Piano in discorso.
2884
Quanto al primo punto, esistono in Verona due Istituti preparatori d'ambo i sessi, creati sulle basi del Piano per la Rigenerazione dell'Africa esclusivamente per giovare, secondo le venerate disposizioni della S. Sede, all'Apostolato dell'Africa Centrale. Sono questi:
1¼. l'Ist.o dei Missionari per la Nigrizia.
2¼. l'Ist. delle Pie Madri della Nigrizia.
Questi Ist.i, che funzionano sotto il governo e la sorveglianza di Monsig. Vescovo di Verona e di un scelto Consiglio Centrale composto dei personaggi più assennati e distinti della Diocesi, hanno per fine di formare, mediante una maschia e solida regolare educazione, degli uomini veramente apostolici e delle virtuose missionarie, perché dopo un noviziato di oltre due anni a Verona e di altri tre anni nelle Case d'Egitto, si consacrino interamente alle missioni dell'Africa Centrale.
2885
La massima essenziale che si sono prefissa questi Ist.i, oltre alle altre norme prescritte per formare lo spirito e coltivare le buone disposizioni degli alunni e delle alunne, si è di fare una buona scelta di soggetti, e di educarli allo spirito di sacrifizio, dipendendo da ciò non solamente il felice avviamento, la prosperità e la durata degli Ist.i, ma altresì il loro massimo interesse, congiunto coll'interesse medesimo dei missionari e delle missionarie, non che delle anime e delle missioni, che loro verranno affidate nella Nigrizia.
2886
Nell'Ist.o dei Missionari si inculca profondamente, e si cerca d'imprimere e di ben radicare nell'animo dei candidati il vero e preciso carattere del missionario della Nigrizia, il quale deve essere una perpetua vittima di sacrifizio destinata a lavorare, sudare, e morire, senza forse vedere alcun frutto delle sue fatiche.
2887
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
Quindi il Superiore dell'Ist.o ed il Maestro dei Novizi fanno sentire fin da principio agli alunni che la vita di un uomo, che in modo assoluto e perentorio ha rotte tutte le relazioni col mondo e colle cose più care secondo natura, deve essere una vita di spirito e di fede. Il missionario che non avesse un forte sentimento di Dio ed un interesse vivo alla sua gloria ed al bene delle anime, mancherebbe di attitudine a' suoi ministeri, e finirebbe per trovarsi in una specie di vuoto e d'intollerabile desolamento. Poiché la sua opera non sarà sempre circondata da quella devota premura, da quell'aria di favore, quasi d'applauso, che si spiega intorno al sacerdote operante in mezzo ad anime intelligenti ed a cuori sensibili.
2888
Questo umano conforto può sostenere anche uno zelo poco fondato in Dio e nella carità. Ma il missionario dell'Africa Centrale non può e non deve sempre sperarlo. Egli opera in mezzo a individui* che sono abbrutiti dagli orrori della schiavitù la più inumana, [......] in cui li ha gettati la sventura e l'immane crudeltà dei loro nemici ed oppressori. Questi negri infelici sono avvezzi a vedersi strappare violentemente dal loro seno i figliuoli per essere condannati a lagrimevole e perpetuo servaggio senza speranza di giammai più rivederli; si veggono spesso trucidare spietatamente innanzi agli occhi i loro cari congiunti, e perfino gli stessi lor genitori. E siccome gli autori scellerati di sì orrendi delitti non appartengono alla lor razza, ma sono stranieri, così quegli sventurati africani* avvezzi ad essere da tutti sempre traditi e maltrattati nei modi i più crudeli, ri-guardano talvolta il missionario con diffidenza ed orrore, perché straniero [........]. Egli quindi, anziché trovar lusinghiera corrispondenza di affetti, deve starsi rassegnato a vedere resistenze ostili, incostanze luttuose, e neri tradimenti.
2889
Il perché egli deve riportar sovente la speranza del frutto ad un futuro remoto ed incerto: deve talvolta contentarsi di spargere con infiniti sudori, in mezzo a mille privazioni e pericoli e ad un lento martirio, una semente che solo darà qualche prodotto ai missionari successori: deve considerarsi come un individuo inosservato in una serie di operai, i quali hanno da attendere i risultati non tanto dall'o-pera loro personale quanto da un concorso e da una continuazione di lavori misteriosamente maneggiati ed utilizzati dalla Provvidenza.
2890
In una parola, il missionario della Nigrizia dee sovente meditare che egli lavora in un'Opera di altissimo merito sì, ma sommamente ardua e laboriosa, per essere una pietra nascosta sotterra, che forse non verrà mai alla luce, e che entra a far parte del fondamento di un nuovo e colossale edifizio, che solo i posteri vedranno spuntare dal suolo, ed elevarsi a poco a poco sulle rovine del feticismo, e giganteggiare, per accogliere poi nel suo seno i cento e più milioni della sventurata stirpe dei Camiti, che da oltre quaranta secoli gemono incurvati sotto l'impero di Satanasso. Il missionario della Nigrizia spoglio affatto di tutto se stesso e privo d'ogni umano conforto, lavora unicamente pel suo Dio, per le anime le più abbandonate della terra, per l'eternità.
2891
Mosso egli dalla pura vista del suo Dio, ha in tutte queste circostanze di che sostenersi e nutrire abbondantemente il proprio cuore, abbia egli in un tempo o vicino o lontano, per mano altrui o colla propria a raccogliere il frutto de' suoi sudori e del suo apostolato; anzi avendo egli per tal maniera caldo il cuore di puro amore di Dio e collo sguardo illuminato dalla fede contemplando il sommo vantaggio e la grandezza e sublimità dell'Opera, eminentemente apostolica per cui si sacrifica, tutte e le privazioni, gli stenti continui, e i più duri travagli diventano al suo spirito un paradiso in terra, e la morte stessa e il più doloroso martirio sono il più caro e desiato guiderdone al suo sacrificio. Il pensiero adunque perpetuamente rivolto al gran fine della lor vocazione apostolica, ingenera necessariamente negli alunni dell'Ist.o il vero spirito di sacrifizio.
2892
Essi si formano questa disposizione essenzialissima col tener sempre fissi gli occhi in Gesù Cristo, amandolo teneramente, e procurando d'intendere ognor meglio cosa voglia dire un Dio morto in Croce per la salvezza dell'anime; e rinnovando spesso l'offerta intera di se medesimi a Dio, della sanità e della vita, in certe circostanze di maggior fervore fanno tutti insieme in comune una formale ed esplicita consacrazione a Dio di se stessi, esibendosi ciascuno con umiltà e confidenza nella sua grazia anche al martirio.
Allevati con queste massime i nostri candidati, non possono non riuscire buoni strumenti nelle mani di Dio e de' suoi legittimi Rappresentanti, per coadiuvare a questa difficile intrapresa.
2893
Ciò che dico dell'Istituto maschile si pratica egualmente in quello delle Pie Madri della Nigrizia, le cui Novizie si educano secondo il medesimo spirito.
2894
Sono poi lieto di far osservare all'E. V. che sono molte le istanze di buoni soggetti che attualmente domandano di entrare nella Casa Maschile di Verona; e spero nel Signore che essa potrà fornire dei veri Apostoli e non pochi a vantaggio dell'Infelice Nigrizia.
2895
L'Istituto delle Missioni per la Nigrizia in Verona ha una Casa filiale in Cairo dedicata al Sacro Cuore di Gesù, e fondata nella Festa dell'Immacolata Concezione del 1867, il cui scopo è esposto nel Sommario N¼. IV, Articolo Quinto, pag. 19.
2896
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
In questo Ist.o egiziano che costituisce il secondo Noviziato ed una Scuola preparatoria di scienza pratica pei missionari dell'Africa Centrale, è in vigore, oltre alle altre discipline, lo studio speciale di Controversia africana, che ha luogo due volte la settimana sopra i punti seguenti:
a. sulle cose di prima entità ed attualità del ministero dei missionari.
b. sugli errori e superstizioni dell'Africa Centrale.
c. sugli errori dell'Islamismo in generale, e sui particolari dei musulmani d'Egitto, della Nubia, e dei nomadi della Nigrizia di razza araba.
d. sugli errori degli eretici e scismatici di tutte le specie e riti in generale, e sui particolari che esistono fra gli eretici e scismatici d'Egitto, che sono i Cofti, i Greci, gli Armeni, gli Anglicani ed i Protestanti.
e. sui perniciosi pregiudizi che dominano presso i Cattolici di tutti i riti in Egitto, e di alcuni Monaci e Sacerdoti cattolici Orientali, pregiudizi, che ponno essere un ostacolo al progresso del vero Cattolicesimo Romano.
f. sulle tendenze perniciose e sui vizi che dominano fra i cattolici europei in Egitto, e sul modo pratico di apporvi rimedio.
g. Sulle massime diaboliche, e sui danni gravissimi prodotti in Oriente dalla Framassoneria.
2897
Da questo studio accurato e coscienzioso se ne determina a poco a poco un sistema pratico, col quale procurare colla grazia di Dio la salute dell'anime.
Oltre a questo, si studiano accuratamente gli errori, le superstizioni e le false credenze delle donne infedeli, musulmane ed eterodosse e se ne forma come un Trattato adattato alla capacità ed intelligenza delle Suore e delle Istitutrici negre, affinché queste se ne servano efficacemente per convertire e giovare nel miglior modo possibile al loro sesso.
Questo Istituto dei negri è composto:
1¼. dei Sacerdoti Missionari.
2¼. dei Chierici e Catechisti.
3¼. dei Fratelli Coadiutori.
4¼. del Catecumenato pei negri
5¼. degli allievi negri
6¼. di una piccola infermeria pei negri malati ed abbandonati.
2898
I Sacerdoti Missionari sono i seguenti:
1¼. D. Daniele Comboni Superiore d'anni 40
2¼. D. Pasquale canonico Fiore Vice-Superiore d'anni 34
3¼. D. Bartolomeo Rolleri d'anni 30
4¼. D. Giuseppe Ravignani d'anni 37,
5¼. P. Stanislao Carcereri d. MM. d. II. d'anni 29
6¼. P. Giuseppe Franceschini d. MM. d. II. d'anni 25
7¼. D. Vincenzo Jermolinski d'anni 32
8¼. D. Giovanni Losi d'anni 30
9¼. D. Pietro Perinelli d'anni 29
10¼. D. Calis Gerosolimitano Chierico di Teologia d'anni 21

2899
A dieci minuti di distanza dall'Ist.o dei negri in Cairo esiste pure la Casa delle morette, consacrata al S. Cuor di Maria, e fondata parimenti nel 1867, allo scopo di formar buone missionarie indigene, per coadiuvare l'Apostolato dell'Africa Centrale; ed è diretta dalle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione.
2900
In questo Ist.o, oltre alle altre pratiche e rami di educazione, esposti nel mio Rapporto a V. E. ai 15 aprile del 1870, oltre alla scuola parrocchiale di Cairo Vecchio che si tiene esclusivamente dalle Istitutrici negre in diverse lingue, v'ha una Scuola interna, in cui si fa dalle morette uno studio amplo del catechismo per formarle utili e vere missionarie della lor patria nell'Africa Centrale.
2901
A questa scuola presiede di tanto in tanto un missionario, che spiega e sviluppa le idee e gli argomenti di prova, che si sono a tal uopo discussi e triturati nell'Ist.o maschile. A seconda delle materie v'ha luogo una specie di controversia, in cui si insegna la maniera più efficace di convertire le negre di qualunque superstizione, e si accennano i motivi e le similitudini più pratiche e piane per combattere e distruggere gli errori e le superstizioni delle donne pagane e musulmane.
2902
Abbiamo constatato colla esperienza che l'Istituto delle morette in Cairo è un importante elemento di apostolato per le negre dimoranti in Egitto. Dal vederle sì bene istruite ed educate, dal conversare con esse, dal sentirle cantare in chiesa, molte, anche fra le musulmane, si invogliarono di farsi cattoliche; e noi dopo replicate prove le abbiamo ammesse al grembo della Chiesa, e vi perseverano costantemente. Quanto più utile ancora sarà l'opera di queste nei loro paesi natali dell'Africa Centrale!
Questa Casa comprende:
1¼. le Suore.
2¼. le Istitutrici negre missionarie.
3¼. l'Educandato per le negre.
4¼. il Catecumenato per le negre.
5¼. l'Infermeria per le malate, e le negre abbandonate.
2903
In questo Istituto, oltre ad altri soggetti, si sono N¼. 20 Istitutrici negre di provata moralità e capacità, che sono mature per esercitare convenientemente il loro ministero nell'Africa Centrale. Oltre al conoscer bene ciascuna di esse o l'italiano, o il francese, o il tedesco, parlano tutte l'arabo, ed alcune di esse la lingua materna delle tribù della Nigrizia, ove trassero i natali. Queste venti Istitutrici negre sono abilissime nell'arte e maniera d'istruire e tirare le loro connazionali alla Fede, per quanto sieno queste inveterate nelle loro superstizioni, e fanatiche per l'Islamismo.
2904
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
Questi due Istituti dei negri in Egitto, oltre al preparare elementi indigeni per l'apostolato dell'Africa Centrale, si prestano efficacemente per la Missione d'Egitto, secondo l'autorizzazione di quel venerando Vicario Apostolico, ed in peculiar modo giovano ai negri dimoranti in Cairo, ove gemono nella più lagrimevole condizione, come è esposto in due Rapporti pubblicati nel fascicolo del gennaio del corrente anno 1872 sugli Annali della Propagazione della Fede.
2905
A fondare gli Istituti di Verona, ed a mantenere quelli del Cairo eretti nel 1867, ho speso la somma di 54000 Scudi Romani, tutti offerti dalla carità delle pie Associazioni Cattoliche per la Propagazione della Fede, e dai privati miei benefattori.
2906
A ripigliare in oggi la cura del Vicariato dell'Africa Centrale, si può disporre hic et nunc del seguente personale:
N¼. 8 Sacerdoti missionari.
" 9 Fratelli coadiutori.
" 4 Suore, tra le quali una Betlemitana.
" 20 Istitutrici negre.
2907
Venendo ora a parlare della condizione attuale del Vicariato dell'Africa Centrale, è d'uopo far rimarcare a V. E. che l'azione apostolica degli antichi missionari, tra i quali io pure facea parte, si è distesa soltanto sulla parte Orientale del Vicariato, cioè, dal Tropico del Cancro nella Nubia Inferiore fino all'Equatore fra il 25¼. e il 35¼. gr. di Long. di Parigi. Delle quattro Stazioni fondate, ne rimangono solo tre, cioè, Scellal, che dista più di un mese di viaggio da Chartum, la quale è distante due mesi da quella di Gondokoro. L'antica Stazione di S. Croce ai Kich è distrutta.
2908
Si tratta che su questa medesima linea fino alle sorgenti del Nilo si è pur distesa l'azione conquistatrice dei musulmani; e non tarderà molto a seguirne le tracce la propaganda protestante.
2909
S. A. Ismal Pascià Vicerè d'Egitto, sia per ingrandire i suoi possedimenti, sia per assicurarsi un Regno che gli serva di rifugio in caso di complicazioni politiche, o mene della Porta, o conseguenze di raggiri della Russia lo balzassero dal trono di Egitto, ha già in gran parte attuato il suo disegno di conquistare l'Africa Centrale fino alle sorgenti del Nilo. A tale oggetto si è servito d'ogni specie d'individui musulmani, protestanti, e framassoni.
2910
Fin dal 1866 prese definitivamente possesso della vasta tribù dei Scellùk, e ne costituì una Provincia egiziana, il cui Mudir, o Governatore, risiede a Hellah-el-Kakah sulla riva sinistra del Fiume Bianco al 10¼. gr. L. N.
2911
Sul cadere del 1869 spedì nel centro dell'Africa il protestante inglese Baker col titolo di Pascià del Sudan, o Nigrizia, con sette piroscafi, 2600 soldati d'ogni setta, e gran somma di denaro; e facendo credere alla Diplomazia che lo scopo di tale impresa era d'introdurre la civilizzazione europea in quelle tribù, e di abolirvi e distruggervi la schiavitù, stazionò diversi drappelli di soldati sui punti principali del Fiume Bianco, come all'imboccatura del Sòbat e del Bahar-el-Ghazàl, ai Dinka, ai Nuèr, ai Kic, agli Eliàb ed a Gondokoro, ed ha impreso a fare una strada carrozzabile da Gondokoro fino al Nyamza Albert, o Luta N'Zige, che è la prima sorgente del Nilo scoperta da lui medesimo nel 1864, distante due gradi Lat. da Gondokoro.
2912
In seguito a questa violenta invasione, la maggior parte dei negri del Fiume Bianco si ritirò nell'interno ad occidente per isfuggire all'oppressione dei conquistatori, i quali, nonostante la grande severità del Sig.r Baker, strappano violentemente dal seno delle famiglie i moretti, rubano le figliuole, maltrattano gli abitanti, ed esercitano barbaramente la tratta degli schiavi, come mi assicurano le più esatte informazioni d'Egitto, e lettere particolari del Sig.r Baker pubblicate in questi giorni sui giornali di Germania.
2913
Oltre a tutto questo, è ferma intenzione del Vicerè d'Egitto di prolungare la strada ferrata dell'Alto Egitto fino a Chartum per la via del Deserto di Atmùr, e di stabilire la navigazione a vapore sul Fiume Bianco, e sulle Sorgenti del Nilo, che sono laghi vastissimi, ove il clima è mite e salubre. Per cui fra pochi anni si avrà la strada ferrata da Alessandria fino a Chartum, la navigazione a vapore da Chartum fino a Gondokoro, la strada carrozzabile da Gondokoro fino al Nyamza Albert, ed il commercio europeo fino alle sorgenti del Nilo. Collo sviluppo di questo materiale progresso (di cui le missioni dell'Africa Centrale potranno profittare per le comunicazioni) ne seguirà forse in quelle lontane regioni la demoralizzazione prodotta dalla pestifera influenza della propaganda musulmana, protestante, e massonica; e l'apostolato cattolico, a misura che ritarderà a stabilirsi in quei paesi, incontrerà sempre maggiori ostacoli e contraddizioni.
2914
In faccia a questa condizione di eventi, scorgendo la perseverante energia dei nemici della Religione che si cimentano ai più grandi pericoli in quelle remote contrade; allo spettacolo di oltre a settanta europei fra tedeschi, olandesi ed inglesi partecipanti alla spedizione di Baker, che affrontano in questo momento l'infuocato clima africano per una gloria passeggera, e per mondani interessi, mi sembra che non debba stare addietro lo zelo cattolico, e l'azione benefica della Chiesa; e possedendo già la missione una gran Casa a Chartum, ed un'importante Stazione a Gondokoro, che è la base di operazione per lanciare la nostra azione fino alle sorgenti del Nilo, ove domina un clima salubre, e conoscendo noi già le lingue principali, i costumi, ed il carattere dei popoli che abitano le rive del Fiume Bianco, non sarebbe conveniente di abbandonare il pensiero di evangelizzare quelle vaste tribù che costituiscono la parte orientale del Vicariato.
2915
Benché però torni acconcio di spiegare la nostra attività su questa gran linea che da Scellal e Chartum si distende fino alle sorgenti del Nilo, non si dee perdere di vista il Centro del Vicariato, e specialmente le interne tribù dei negri che abitano il sud ed il sud-ovest del Kordofan e di Darfur, come sarebbero Teqaleh, Gebel Nuba, Fertit, Birket, Abodima, Ming etc., i quali per essere lontani dalle ordinarie comunicazioni della pretesa civiltà moderna, e meno esposti alle pestifere influenze dei musulmani e degli avventurieri europei, sono perciò stesso più semplici e morali, e quindi più facili ad essere evangelizzati. La chiave per penetrare in quelle interne tribù è il Kordofan, la cui capitale El-Obeid è sede di un Governatore egiziano, comunica col Gran Cairo per mezzo della posta settimanale, ed è popolata nella massima parte di neri provenienti dalle tribù interne suindicate.
2916
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
Ponderate bene queste circostanze, dopo aver chiamato a seria disamina tutto ciò che operarono i missionari dell'Africa Centrale, coi quali ho diviso per alcuni anni le fatiche di quello scabroso apostolato, dopo aver meditato tutte le vicissitudini, gli studi, le esplorazioni e le savie osservazioni fatte dal defunto Prov.o Knoblecher, che certo saranno note a V. E., e che sono in parte registrate negli Annali della Società Mariana di Vienna, non devo nascondere a V. E. R.ma che io ho percorso i volumi e le opere scritte in diverse lingue di tutti i più celebri viaggiatori, che nel secolo scorso e nel presente visitarono o l'una o l'altra parte delle regioni centrali incluse nel Vicariato, penetrandovi o da settentrione, o dal nord-est, oppure dalla parte australe. Tra questi, alcuni dei quali ho ben conosciuti personalmente, figurano nella storia dell'Africa Centrale i seguenti:
Poncet, che vi penetrò nell'anno 1698
Pater Krumps 1701
Browne 1793-96
Hornemann 1798
Sceikh Mohammed Ebn-Omar el-Tansi 1803
Burckhardt 1816
Cailland 1817
Drovetti 1818
Edmond Stane 1819
Lyon 1819-20
Minutoli 1820
Sultan Taima 1821
Maior Denham
Clapperton }1822
Oudney
Mohammed Bey 1823
RŸppel 1824
Pacho 1826
Belzoni
Brocchi
Limant de Bellefond 1827-32
Prudhoe 1829
Moseki 1832
Hotroyd 1837
Russeger 1838
Thibaut 1838-60
Kotscky 1839
D'Arnaud
Werne }1840-41
Pallme
Figari }1844
Hudson
Brun Rollet 1844-59
Lepsius 1845
D.r Penay 1846-60
Richardson 1846-51
John Petherik 1847-59
Brehm
B(...)ore di MŸller }1848
F. Fresnet
Dr. Over 1849
Bayard Taylor 1851
Lafargue 1851-70
Barth il più rispettabile di tutti 1852-64
Em. Dandol 1853
De Schlieffen 1853
Latif Effendi o De Bono 1853-66
Vogel 1854
Malzac 1854-61
Vayssière 1854-63
Fratelli Poncet 1854-64
D'Escayrac de Lauture 1855
Rossi 1856
Th. de Heugling 1856-60
Hansal 1857
Hartemann
Loian }1860
Karnier 1861
Speke
Grant }1862-63
Baker 1864-72
2917
Per molti anni ho richiamato a serio esame e ponderato minutamente la sostanza di quanto scrissero questi arditi viaggiatori dell'Africa Centrale, facendo attenzione alle vie percorse, all'indole delle tribù visitate, alle tradizioni ed alla storia o vera o falsa di quei popoli, e studiai forse quanto scrissero, e quanto, direi quasi, fu dato di sapere in Europa rispetto a quelle vaste regioni per poco sconosciute, che si stendono tra i confini del Vicariato.
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
Ora considerata bene ogni cosa, dopo lunga e matura riflessione, io sono profondamente convinto che la via migliore e più sicura per raggiungere il magnanimo scopo della santa Sede colle forze attuali prestate e che si presteranno dagl'Ist.i di Verona e d'Egitto, è quella brevemente descritta nel seguente

PIANO DI AZIONE APOSTOLICA

2918
Premetto anzitutto che trovo opportunissimo che la S. C. non faccia per ora alcuna innovazione sui confini del Vicariato, e ritenga quelli stabiliti dal Decreto apostolico 3 aprile 1846, detratta la Dele-gazione del Deserto di Sahara affidata nel 1868 all'Arcivescovo di Algeri; perché in tal guisa rimane ai nuovi missionari un campo più vario e più vasto, ove fare buona scelta di contrade abbastanza salu-bri, e di stabilirsi fra tribù e popoli i più semplici ed atti a ricevere la fede e la civiltà cristiana.
2919
Nell'attual condizione dei paesi e dei popoli dell'Africa Centrale, mi sembra che non si debba perdere di vista, ma convenga anzi spiegare la più seria attenzione sulla parte orientale del Vicariato, e nello stesso tempo è d'uopo concentrare il nerbo della nostra attività verso la parte centrale del medesimo, e specialmente al Sud e Sud-Ovest del Kordofan e di Darfur.
2920
La base di operazione per la parte orientale del Vicariato è Chartum. La base di operazione per la parte centrale è El-Obeid capitale del Kordofan. Quindi sarei di subordinato parere che si destinassero alcuni missionari a Chartum, e nello stesso tempo si creasse una nuova Stazione ad El-Obeid per concentrarvi a poco a poco, dopo le più sicure indagini, il nerbo delle forze maturate dagli Istituti dei negri in Egitto. Una gran casa con giardino e terreno per fabbricarvi una chiesa è a mia disposizione nella capitale del Kordofan il giorno, in cui l'E. V. si degnasse di accordare l'ossequiato suo consentimento alla fondazione della progettata Stazione.
2921
I motivi per conservare Chartum sono i seguenti:
1¼. Da Chartum si è in grado di sopravvegliare agli interessi dei popoli del Fiume Bianco, e di tener l'occhio sui risultati dell'attuale spedizione egiziana capitanata da Baker, affine di cogliere il tempo e l'occasione opportuna per destinare missionari in qualche tribù del Fiume Bianco, ristabilire l'antica residenza di Gondokoro, e prolungare all'uopo la nostra attività fino alle sorgenti del Nilo.
2¼. Chartum è l'ultima residenza di un Console austriaco, per mezzo del quale ponno esser tutelati all'uopo gl'interessi della Missione in tutti i vasti dominii egiziani nell'Africa Centrale.
3¼. In Chartum vi sono alcuni cattolici da coltivare, e molti negri da guadagnare a Cristo.
4¼. In Chartum, oltre alla casa, vi sono i prodotti del giardino da custodirsi e migliorarsi a beneficio della Missione.
2922
I motivi per fondare una nuova Stazione a El-Obed sono i seguenti:
1¼. Quasi tutti gli alunni mori e le Istitutrici negre delle nostre Case di Egitto provengono dal Kordofan e dalle tribù finitime, che sono il Centro del Vicariato.
2¼. Nessuna setta acattolica e nessuna loggia massonica si sono ancora introdotte nel Kordofan a guastarne le popolazioni.
3¼. L'Islamismo è debolissimo fra i musulmani del Kordofan e delle nomadi tribù arabe erranti nei paesi circonvicini.
4¼. Gran parte degli abitanti di El-Obed sono pagani, ed avversi all'Islamismo.
5¼. El-Obed è lontana dal centro di azione del Governo egiziano concentrata in oggi sulla linea orientale del Vicariato; e quindi è lontana ancora dalla morbosa influenza dei framassoni e degli increduli e demoralizzati europei, che ordinariamente seco trascina il governo egiziano.
6¼. El-Obed è in diretta comunicazione con molte tribù del Centro del Vicariato.
7¼. Ad El-Obed giungono ogni anno molti Regoli o Capi delle tribù dell'interno per portare il loro tributo al Governatore egiziano del Kordofan: quindi la Missione è in grado di stringere rapporti coi medesimi per istabilirsi a poco a poco nel seno delle loro contrade.
8¼. I nostri missionari, essendo i primi a stabilirsi definitivamente nel Kordofan, possono più facilmente riuscire a far prevalere nel-l'animo di quelle genti i principii cattolici, e quindi render frustranea l'azione delle sette protestanti, caso che più tardi vi si stabilissero.
9¼. Il vivere al Kordofan è a buon mercato, e vi è acqua abbastanza salubre.
2923
10¼. I nostri missionari esploratori, che si trovano attualmente nel Kordofan, mi confermano tutti questi ragguagli da me attinti da molto tempo; ed essi furono accolti assai bene da quel Governatore, mercé le Commendatizie fatte spedire nella scorsa estate da S. M. l'Imperatore Francesco Giuseppe I presso l'I. R. Agente e Console Generale Austriaco in Egitto, e furono invitati da parecchi turchi, dai pagani, e dai pochi eretici cofti dimoranti in El-Obed a stabilirvi una scuola cattolica per istruire la gioventù.
2924
Per tutti questi motivi adunque mi sembra necessario di occupare quanto prima Chartum, di creare una nuova Stazione a El-Obeid, e di servirsi di quella di Scellal come di tappa opportunissima, riservandoci sulla faccia del luogo a giudicare dalle circostanze se convenga o no stabilire definitivamente in questa Stazione un Istituto di educazione pei negri.
2925
Quanto alla Residenza ordinaria del Capo di tutta la Missione, mi sembra che per ora dovrebbe fissarsi a Chartum, come la Stazione che possiede hic et nunc il necessario per le prime emergenze, che ha relazioni col Fiume Bianco e col Kordofan, e che sta in rapporto postale e telegrafico col mondo civilizzato. Se poi la nostra azione nel Kordofan sarà più tardi feconda di felicissimi risultati, in allora sarà più opportuno stabilire la Residenza del Superiore suddetto nella città di El-Obed.
2926
Al Card. Alessandro Barnabò - 2.3.1872
Chartum dista ordinariamente due mesi di viaggio dal Cairo, trentacinque giorni da Scellal, quindici giorni da El-Obed, e circa due mesi da Gondokoro.
El-Obed dista quaranta giorni da Scellal, e due mesi di viaggio dal Cairo per la via di Dongola, che è situata sopra il 18¼. gr. L. N. fra il 28¼. e 29¼. gr. Long. orient. di Parigi. In questa città sarebbe opportuno di fondare più tardi una Stazione, come intermediaria fra Scellal e El-Obed.
2927
La Posta poi cammina assai più celere, funzionando senza interruzione notte e giorno per mezzo di appositi corrieri; perché in soli trentotto giorni percorre tutta la linea da El-Obed al Cairo. Il trasporto poi delle provvigioni, che faceva annualmente uno speciale inviato del defunto Provic.o Knoblecher, all'occasione che andava in Egitto a prendere gli Oli Santi da quel R.mo Monsig.r Delegato Apostolico, si operava ordinariamente in circa settanta giorni da Cairo a Chartum ed in quattro mesi e mezzo dal Cairo a Gondokoro.
2928
Circa i mezzi per sostenere il Vicariato, oltre al concorso attivo delle Società di Colonia e di Vienna e delle altre minori della Germania, sarebbe necessario che la pia Opera della Propagazione delle Fede di Lione e Parigi porgesse a questo scopo un rilevante soccorso. Essa è zelantissima e bene disposta per l'Africa Centrale, come più volte mi ha significato, e me n'ha fatte ample promesse: ma una commendatizia di V. E. ne otterrebbe lo scopo, essendo necessari pei bisogni di questo vasto e difficile Vicariato rilevanti spese.
2929
Del resto, siccome finora non si è mai riuscito a piantare stabilmente la fede nell'Africa Centrale, e siccome per le gravi difficoltà incontrate nacque uno scoraggiamento non solo nelle Corporazioni, che sono in grado di spedire missionari in quelle parti, ma ancora nella Società Mariana e in tutto l'Impero Austriaco, così riprendendo ora la santa Opera, è d'uopo camminare passo passo, e procedere con somma prudenza e lentezza, che sono le condizioni essenziali per assicurare il buon esito della santa intrapresa. Il primo scopo, a cui si dee mirare nel riprendere le funzioni di quest'arduo Vicariato, si è di provare col fatto che lo stabilimento di una regolare missione nell'Africa Centrale è possibile ed attuabile cogli elementi indigeni che si van preparando. E' d'uopo quindi che il campo, ove si dee spiegare la nostra attività, sia vasto, in guisa da poter scegliere quelle località, nelle quali tornerà meno difficile di stabilirsi, e nello stesso tempo fissare tutte le sollecitudini a favore di quelle tribù e popolazioni negre, le quali si esperimenteranno le più atte a ricevere il Vangelo.
2930
Quando poi cogli elementi somministrati dai nostri Ist.i di Verona e d'Egitto avremo provato col fatto che è possibile una ben regolata Missione in alcuni punti dell'Africa Centrale, e che può divenire ma-no mano stabile e duratura; allora si rianimerà lo zelo delle Società per la Propagazione della Fede e di altri insigni benefattori, e si riaccenderà il coraggio di quelle Corporazioni ecclesiastiche e religiose, che sono in grado di prestarsi all'evangelizzazione della Nigrizia, alcune delle quali, specialmente fra le recenti e di buono spirito, non sono aliene dal concorrervi fra poco. L'Istituto di Verona, benedicendolo Iddio, le aiuterà in ogni guisa, sia alloggiando temporaneamente i loro soggetti nelle sue Case di Egitto per acclimatizzarsi e prepararsi per l'apostolato del Centro, sia accogliendoli nelle sue Stazioni dell'Africa Centrale, ed assistendoli in ogni maniera possi-bile, fino a che consolidati nell'esperienza pratica del ministero africano, possano assumere da sé determinate missioni nell'interno, da erigersi poi dalla S. Sede in altrettante Prefetture, o Vicariati Aposto-lici.
2931
Chiudo questo Rapporto col permettermi di far osservare all'E. V. la somma ed essenziale importanza degli Istituti dei neri in Egitto nei quali i candidati si perfezionano nella propria vocazione, si acclimatizzano e si addestrano all'esercizio del ministero apostolico, ove si formano col clero indigeno tutti gli altri elementi per l'apostolato, e si preparano immediatamente i materiali per istringere d'assedio il formidabile baluardo della Nigrizia.
2932
Vi aggiungo ancora una calda preghiera all'E. V. affinché si degni di assisterci colla sua sapienza in ogni cosa nella santa intrapresa, avendo noi assoluto bisogno di essere in tutto guidati e regolati dalla incomparabile prudenza e saggezza della S. C., ed essendo risoluti di non dare un passo nell'arduo e periglioso cammino senza pria sentire i venerati ordini e le sapienti disposizioni della Propaganda, la quale è la sovrana assoluta dei nostri sentimenti, delle nostre azioni, e della nostra vita.
Alla Società di Colonia - 29.3.1872
Baciandole la sacra porpora, ho l'onore di segnarmi con tutto l'ossequio
di V. E. R.ma
U.mo, d.mo, ubb.mo figlio
D. Daniele Comboni

N. 435 (407) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
"Les Missions Catholiques" 146 (1872), p. 253

Roma, 13.3.1872
Brevi notizie


N. 436 (408) - ALLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 20 (1872), pp. 54-58

Roma, 29 marzo 1872

Al Presidente e ai Membri della Società per il riscatto
e l'educazione dei fanciulli negri in Colonia.

2933
Nell'inviarvi, miei signori, il Rapporto sulla nuova spedizione nel Cordofan, attuata non appena nella seduta del 4 settembre dello scorso anno deste la parola, ricca di conseguenze, di accordarmi subito 20,000 fr., è mio dovere spiegarvi in breve le ragioni che mi determinarono a portare a compimento questa spedizione, che in sì breve tempo diede magnifici risultati. Signori miei, quest'affare fu da voi discusso il 4 settembre 1871 ed alle vostre parole faceste seguire i fatti. Voi vi pronunciaste per il "Cordofan" e dopo, soli 210 giorni, il 1 aprile 1872 la spedizione nel Cordofan era una cosa compiuta e la relazione che la riguarda, è già nelle vostre mani! La Chiesa e la civiltà cristiana vi sono perciò debitori di un grazie.
2934
Avendo ottenuto dei risultati molto buoni nei miei Istituti per neri in Egitto, ritenni giunto il momento di avanzare verso l'interno dell'Africa, affinché con quello che si sarebbe ottenuto, si potesse avere la prova più convincente che l'evangelizzazione di questa immensa parte del mondo, che dopo tanti secoli ha resistito ostina-tamente ai più eroici tentativi della Chiesa e della civiltà, è possibile e realizzabile. E questo, a dir vero, è possibile soltanto mediante gli elementi che io ho formato a tale scopo negli Istituti del Cairo, cioè la rigenerazione cristiana della Nigrizia si deve compiere per mezzo dei neri stessi.
2935
Ho preso parte anch'io alle laboriose imprese del defunto Provicario Knoblecher e dei suoi missionari, i quali si erano diretti nella parte orientale del grande Vicariato dell'Africa Centrale, che è il più vasto e popolato di tutto il mondo. Sempre sulla linea del Nilo noi ci spingemmo oltre i Tropici fino all'Equatore e vi esplicammo la nostra attività missionaria. Mi trovai tra le genti del Fiume Bianco e vi ho fatto molti studi e sofferto molto. Ho trattato personalmente coi grandi viaggiatori Linant Bey, M.r D'Arnaud, Speke, Grant e Baker e ho avuto molte conversazioni coi Giallaba e coi mercanti arabi, che attraversavano continuamente il paese e lo conoscono meglio dei viaggiatori europei. Inoltre ho digerito per bene tutta la letteratura che è apparsa su quest'argomento e ho investigato su ciò le opere degli esploratori dal 1698 fino al presente.
2936
In tal modo sono venuto quindi nella convinzione che nella fondazione di una missione è assolutamente necessario stabilirla lontano dalle rive del grande Nilo Bianco e cioè nell'interno del paese, perché l'esperienza ci ha insegnato che queste contrade, specialmente dopo la stagione delle piogge equatoriali, sono esiziali alla salute degli europei. Mi avevano sempre assicurato che a Sud e ad Est del Cordofan vi erano monti, fiumi, laghi e foreste incantevoli, sicché oggi vediamo confermate pienamente queste asserzioni dalle informazioni ricevute or ora, e dalle esplorazioni che le hanno precedute.
2937
Di conseguenza il Cordofan si presta mirabilmente per fondarvi una missione che diventi il centro di azione apostolica, per incominciare di nuovo a predicare il Vangelo ed a portare la civilizzazione a queste numerose tribù nere delle contrade equatoriali, che vivono ancora nelle tenebre del paganesimo.
Mi pare che la scelta del Cordofan sia stata tanto più felice, in quanto che la maggior parte degli allievi dei nostri Istituti d'Egitto, che provengono dalle tribù delle regioni centrali, sono passati attraverso il Cordofan.
2938
Per constatare ancor meglio l'esattezza di queste osservazioni ed informazioni, ritenni quanto mai prudente e necessario inviare innanzitutto nel Cordofan quattro esploratori, sotto la guida dello zelantissimo P. Carcereri, per sondare il terreno e vedere se era possibile fondare una missione in qualche parte del Cordofan con l'aiuto dei coadiutori indigeni, coi quali si sarebbe creato così un centro d'azione per l'apostolato nell'interno della Nigrizia.
2939
Io ho indicato loro la via attraverso il deserto dell'Atmur e per Khartum e ho ordinato loro di far profonde ricerche sulle condizioni attuali delle contrade del Fiume Bianco, e li ho incaricati di prendere informazioni circa i risultati dell'ultima spedizione di Sua Altezza il Kedivè verso Gondokoro e le sorgenti del Nilo, sotto la guida di Samuele Baker, e nello stesso tempo di prendere conoscenza del modo più sicuro e più facile per penetrare nel Cordofan. I risultati di queste ricerche hanno superato le mie speranze.
Alla Società di Colonia - 29.3.1872
I nostri quattro viaggiatori, in 82 giorni, hanno raggiunto felicemente la capitale del Cordofan, El Obeid, che, secondo il P. Carcereri, è una città di 100 mila abitanti, dei quali due terzi sono schiavi neri pagani. Questa grande città è posta sopra un'altura ed il suo clima si deve dir buono; di qui è facile procurare un po' alla volta l'entrata fra le tribù del Sud e dell'Ovest, così che in futuro con i nostri allievi indigeni degli Istituti d'Egitto, si potrà risolvere il grande problema di fare degli abitanti dell'Africa Centrale cristiani e uomini civili, cosa questa per la quale fino adesso da ben 18 secoli, invano si è lavorato.
2940
Signori miei, con la più intima implorazione del mio cuore, mi rivolgo ora a voi per spingervi a fare un energico appello a tutti i cattolici tedeschi, a tutte le associazioni cattoliche e soprattutto ai Vescovi, che sono sì zelanti e caritatevoli, non solo per portare a una maggiore consistenza i mezzi di soccorso, che riguardano la Società di Colonia, che è l'autrice di questa grande opera di rigenerazione cristiana della Nigrizia, ma anche per raccomandare a tutti i membri di questa pia Società per il riscatto e l'educazione dei poveri negri, di elevare ogni giorno per noi ferventi preghiere all'Onnipotente Iddio, affinché nella sua infinita misericordia si degni benedire i nostri passi e i nostri sforzi a favore dei popoli neri, che ora cerchiamo nei loro stessi paesi. Dalla fondazione di questa missione nel Cordofan può dipendere la salvezza dei 100 milioni di poveri figli di Cam, che popolano il vasto spazio interno dell'Africa.
2941
Quanto a me ed ai miei compagni di missione, voi sapete che noi con grande gioia consacriamo la nostra vita al bene di questa parte del mondo, che è ancora quasi sconosciuta e che giace in tale miseria, per guadagnarla a Gesù Cristo. L'unico nostro programma, che con l'aiuto di Dio e con tutti i mezzi della prudenza e della circospezione umana vogliamo compiere è questo: "O NIGRIZIA O MORTE", "AUT NIGRITIA AUT MORS".
Ricevete, miei Signori, l'assicurazione della mia più grande riconoscenza per il vostro caldo aiuto all'opera nostra, e a tutti gli esimi membri per la loro generosa carità.
Con distinta stima ed affetto ho l'onore di dirmi

Vostro obb.mo
D. Daniele Comboni
Direttore degli Istituti dei Negri in Egitto
Traduzione dal tedesco.


N. 437 (1157) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOGC, v. 999, f. 553
Roma, marzo 1872

Parole d'introduzione del C. all'Appendice della Ponenza.


N. 438 (409) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
APFL, Afrique Centrale

W.J.M.J.
Roma, 1 aprile 1872

Ai Presidenti e ai Membri del Consiglio
dell'Opera della Propagazione della Fede
Signori,

2942
Inviando loro il Rapporto ufficiale sulla nuova esplorazione del Kordofan fatta da un bravo missionario, Carcereri, io devo informarli che, avendo constatato un certo buon risultato dei nostri Istituti dei Neri in Egitto, ho creduto arrivato il momento di proseguire verso il Centro dell'Africa, per constatare di fatto che l'evangeliz-zazione di questa immensa parte del mondo, che da tanti secoli ha posto resistenza a tutti gli sforzi generosi della Chiesa cattolica e della civilizzazione cristiana, è possibile e realizzabile, attraverso gli elementi indigeni formati nelle nostre case d'Egitto, cioè, secondo il mio Piano, la Rigenerazione della Nigrizia è possibile per pezzo della Nigrizia stessa.
I lavori laboriosi del defunto Provicario Knoblecher e dei suoi Missionari, tra i quali mi trovavo anch'io, si sono diretti sulla parte orientale del Vicariato dell'Africa centrale, cioè sulla linea del Nilo del Tropico del Cancro fino all'Equatore.
2943
Trovandomi per qualche anno tra i neri del Fiume Bianco, avendo molto viaggiato nell'Africa interna e nello stesso tempo avendo studiato profondamente le osservazioni di tutti i più grandi viag-giatori dell'Africa Centrale dal 1698 fino a oggi, mi sono convinto che bisogna provare a stabilire una missione nell'interno presso le Piccole Montagne, lontano dalla grande riviera del Fiume Bianco, che, dopo l'epoca delle piogge equatoriali, è molto dannosa alla salute degli europei. Ora, dopo i consigli che ho ricevuto, ho trovato che il Kordofan poteva prestarsi ammirabilmente per fondare un'importante Missione che sia il Centro dell'azione apostolica per spargere la predicazione del Vangelo in un'immensa quantità di popoli neri dell'Africa equatoriale, che gemono ancora nelle tenebre del paganesimo; tanto più che quasi tutti i nostri alunni neri degli Istituti d'Egitto vengono dal Kordofan e dalle tribù vicine.
2944
Ma per meglio constatare la verità delle mie ricerche, eccitato dagli incoraggiamenti del P. Carcereri e da tutti i Missionari d'Egitto, ho creduto prudente e necessario prima di tutto di mandare quattro esploratori nel Kordofan sotto la guida del pio e zelante P. Carcereri, per ben sondare il terreno e vedere se era possibile realizzare una Missione in qualche punto dell'interno del Kordofan e creare un Centro d'azione per lavorare efficacemente all'apostolato di questo grande e laborioso Vicariato. Ho loro ordinato di seguire la strada del Deserto dell'Atmur e di Khartum al fine di prendere le più esatte informazioni sulla condizione attuale del Fiume Bianco che avevo visitato nel 1858 e 1859; d'informarmi sui risultati reali dell'ultima spedizione di S. A. il Vicerè d'Egitto a Gondokoro e alle sorgenti del Nilo, comandata dal sig. Samuele Baker e nel medesimo tempo di prendere conoscenza della strada più sicura e facile per penetrare nel Kordofan.
2945
I risultati di questa esplorazione hanno superato le mie speranze. I quattro esploratori in 82 giorni di viaggio sono arrivati felicemente alla capitale del Kordofan, El-Obeid, che è una città, secondo il P. Carcereri, popolata da 100.000 abitanti, dei quali i due terzi sono pagani e schiavi. Questa grande città è situata su un'altura dove il clima è sopportabile, e dove ci si può stabilire poco a poco in molte tribù del Sud e all'Ovest, in modo che con gli elementi indigeni che noi educhiamo in Egitto si potrà poco a poco risolvere il grande problema di evangelizzare l'Africa Centrale, ciò che i fatti e la storia di diciotto secoli hanno dimostrato fino a oggi impossibile.
2946
Alla Propagazione della Fede di Lione - 1.4.1872
Dopo che gli affari che tratto al presente con la Propaganda saranno risolti e che Mons. Canossa, Vescovo di Verona, il capo della mia Opera, così come Mons. Ciurcia, Vicario Apostolico dell'Egitto e la S. C. di Propaganda me ne autorizzeranno, partirò dal Cairo per Khartum e il Kordofan con una grande carovana di Missionari, catechisti, agricoltori, artigiani, Suore e maestre nere. Là noi innalzeremo per la prima volta lo stendardo della Croce, là dove la luce del Vangelo non ha mai illuminato.
2947
E' a loro, Signori, che m'indirizzo con le lacrime agli occhi, con tutto l'ardore della mia anima per supplicarli insistentemente di venire in nostro soccorso, non solamente con un aiuto considerevole in denaro, ma raccomandando ai pii Associati della Propagazione della Fede di elevare ogni giorno delle ferventi preghiere a Dio Onnipotente, al fine che la sua misericordia infinita si degni benedire i nostri passi e i nostri laboriosi tentativi in favore della conversione dei popoli dell'Africa Centrale. Dalla creazione della Missione del Kordofan, come dei nostri Istituti dei neri in Egitto può dipendere la salvezza di cento milioni di sfortunati figli di Cam che in questo vasto Vicariato sono ancora seduti all'ombra della morte.
2948
Dal nostro canto, io e i miei cari compagni di questo grande apostolato, usciti dall'Istituto delle Missioni della Nigrizia a Verona, siamo troppo felici di consacrare tutta la nostra vita e di morire per questa parte del mondo quasi sconosciuta. Il nostro perpetuo Programma, che aiutato dalla grazia di Dio noi eseguiremo con tutti i mezzi della prudenza e della saggezza umana, sarà sempre questo: "O Nigrizia o Morte!"
Nell'attesa invio loro, Signori, il Rapporto ufficiale dell'esplora-zione dei miei Missionari che il mio caro confratello Carcereri mi ha appena inviato dalla capitale del Kordofan.
Si degnino, Signori, di gradire l'assicurazione del mio rispetto e riconoscenza eterni con i quali ho l'onore di dirmi

Loro dev.mo servitore
Don Daniele Comboni
Superiore degli Istituti dei Neri in Egitto

Traduzione dal francese.


N. 439 (410) - A MONS. GIUSEPPE MARINONI
APIME, v. 28, pp. 17-21

W.J.M.J.
Roma, 11/4 .1872
Monsignore,

2949
Sono otto giorni che sono in possesso della sua venerat.ma lettera, e non ho subito risposto per aspettare se mi vien fatto di fissare l'epoca della mia partenza.
Io sono a Roma sulle spine per non poter subito andare in Egitto. Il nostro E.mo Cardinale m'à promesso fin da principio che nella prima Congregazione di Aprile si sarebbe trattata la mia Posizione, e a tale oggetto il Sommario è stampato da ben venti giorni, e giunge ad 87 pagine grandi. Rimaneva solo il Ristretto da farsi dal Minu-tante in base al Sommario.
2950
Il fatto è che benché al nostro buon Minutante Giacobini sia sempre alle spalle, e lo pressi, e lo spinga, finora o per molta corrispondenza o per altri motivi, non l'ha ancora fatto, ed intanto fu intimata la Congregazione pel 15 corr.te, e la mia posizione non si tratta. L'E.mo Barnabò, Mons. Simeoni m'assicurano col Minutante che si tratterà alla prossima degli ultimi di aprile o primi di maggio: io sono là ad instare, per cui spero che alla metà di maggio si potrà partire. Ma non posso affatto assicurare finché questi poltroni di Romani non si affrettano. Ma a dirle il vero questo nostro Giacobini è bravo ed attivo: è proprio la molteplicità degli affari che ha, Propaganda, Professorato, Circoli Cattolici etc.
2951
A Mons. Giuseppe Marinoni - 11.4.1872
His positis, quid faciendum? Se il buon giovane può aspettare un mese o un mese e mezzo, io son felice di accompagnarlo in Egitto, se non può aspettare, io credo, che come è venuto solo a Roma, può altresì andare fino a Trieste e imbarcarsi sul Lloyd. Colà io lo posso raccomandare a Monsig.r Schneider Prevosto del Capitolo; poi dopo far venire dal Cairo in Alessandria un mio Missionario a riceverlo e condurlo al Cairo o farlo accompagnare fino a Suez etc. Insomma, Ella non ha che a comandare; ed io sono pronto a' suoi cenni.
Se io lascio Roma senza aver terminati i miei affari, essi possono andare alle Calende Greche. Ella sa le cose bene.
2952
In tutti i casi Ella mi ordini: appena saprò il giorno della mia Ponenza io le scriverò, perché allora posso fissare l'epoca precisa della partenza. Mi riverisca tutti. Quanto il Bollettino, l'ho dato alle mie Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione a Piazza Margana e ho pregato la Superiora a propagarlo fra le Dame Romane, che fanno capo nel suo Istituto, per lavorare per l'Opera Apostolica per le missioni, di cui ella è la Presidente. Nella settimana scorsa si distribuirono più di 200 pianete, e calici, e gran quantità di biancheria da chiesa etc. Io parlai per lei ma giunsi troppo tardi. Ella faccia ogni anno a gennaio la petizione per tutte le Sue Missioni e avrà ogni anno paramenti sacri e vasi etc.
La Superiora subito si associò per un numero del Bollettino. E spera di fare degli Associati. Ecco il suo indirizzo:

Molto R.da Madre Superiora
delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione
18 Piazza Margana Roma
Nella speranza di presto scriverle, mi raccomando alle sue orazioni, e mi dichiaro nei SS. Cuori di G. e di M.

Suo u.mo e d.mo f.
D. Daniele Comboni m. a.
2953
Me ne congratulo col piissimo D. Scurati pella novella sua applicazione. Ma soprattutto applaudo al di Lei generoso pensiero. Caso che venisse un serra serra sarebbe bene che il buon giovane andasse a Trieste, e si presentasse a Monsig.r Schneider a mio nome. A Schneider, che poi gli faremo prolungare il viaggio.
S. S. è in perfetta salute e pieno di speranza.


N. 440 (411) - AL PADRE GERMANO TOMELLERI
APCV, 1458/306
W.J.M.J.
Roma, 24/4 .1872
Molto R.do e cariss.mo Padre,

2954
Se finora non ho risposto alla gentilissima sua 7 aprile, fu perché fui ammalato ed ebbi molto a fare.
Io la ringrazio di tutto cuore della sua bontà, nel darmi quei salutari consigli, e l'assicuro che ne tirerò prò.
Dal complesso delle prove di fatto sul conto della mia Superiora, io, il Vescovo, D. Squaranti, e tutti che l'han conosciuta, trovano che è una gran donna, e credo che stia a petto e della Oberbizer e della Nespoli, che, secondo me sono le superiore più quadre di Verona. Speriamo che duri.
2955
Quanto all'Angela Rossolani, io tengo in mie mani una lettera sua scrittami alla settimana santa, in cui mi dice esser beata di stare nel mio Istituto, e mi supplica colle lagrime agli occhi di riceverla definitivamente (perché non l'ho ricevuta che provvisoriamente). Ma siccome era non solamente troppo vecchia, ma era poco sana, volea mangiar di grasso il venerdì ed il sabato, ed era estremamente ciarliera, e quel che è più affatto inetta ed incapace di divenir religiosa, ho ordinato che la si mandi a casa sua. Ella resistette per un mese: ma finalmente venuto alle brutte la Superiora si risolse a leggerle le mie lettere e se n'andò. Se non fu capace di stare in convento a Brescia quando era giovane, come può starvi ora che è vecchia e malaticcia?
2956
Quanto alle altre che si sono presentate, furono tutte servacce che venivano per cavarsi la fame, per cui ho dato ordine di non riceverne nessuna; per cui non vi sono che le due novizie da me lasciate, che fanno assai bene e sono contente. Io penserò a far venire delle postulanti forestiere e di proposito. Colle serve di Verona non si converte l'Africa. Come pure m'è d'uopo piantare la casa Madre a Verona in città, perché la Superiora possa bene esaminare i soggetti. Montorio diverrà una Casa filiale.
2957
Ieri ricevetti lettera dal Cordofan in data 6 marzo. Il P. Carcereri e Franceschini stanno benissimo, e sono allegri. Hanno una gran casa a El Obeid (100000 abitanti), e sorride la più bella speranza che faremo una grande Missione. In data dei 12 febbraio mi spedì la relazione ufficiale dell'esplorazione che fu stampata nella stamperia segreta di Prop.da. Alla mia venuta a Verona le darò comunicazione di tutto. Intanto stanno perfettamente bene, ed io spero di abbracciarli nel prossimo ottobre. Franceschini è forte come un leone. Ma dalla partenza dal Cairo non ricevettero più notizie di noi, eccetto un telegrafo per la via Chartum. Forse i plichi andarono smarriti. Preghi per me e per loro. Oggi vidi il Santo Padre che è maravigliosamente sano. Vidi Baccichetti e Guardi. Tanti saluti ai suoi confratelli, e la prego di far recapitar subito al P. Carcereri l'inclusa.
Preghi pel
suo aff.mo e ric.
D. Daniel Comboni


N. 441 (412) - A MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

W.J.M.J.
Roma, 27/4 72
Mia carissima e venerabile Signora,

2958
Come sono felice di aver ricevuto la sua lettera e di sapere che arriverà presto a Roma! Andai ad annunciarlo al nostro Padre, il card. Barnabò, ed egli mi ha risposto: "E tu sei così buono di credere che la Madre generale verrà presto a Roma? Io non lo crederò che quando la vedrò qui: le religiose non dicono sempre la verità, voialtri preti anche non dite sempre la verità." Ma io ho risposto che lei verrà a Roma nella prima metà di maggio.
A Madre Emilie Julien - 27.4.1872
La prego di portare con sé il magnifico Rapporto della Con-gregazione che Sr. Caterina ha letto lunedì scorso al card. Barnabò, poiché desidero prendere nota di tutte le Case e dei loro progressi per pubblicare in Germania e in Francia. In Germania dal 1869 è stato pubblicato il mio Rapporto sulla Congregazione e lei lo vedrà a Roma presso M. Caterina.
2959
Lei non può venire a Roma in una circostanza migliore che la presente, poiché alla metà di maggio i Cardinali della Propaganda tengono una Congregazione speciale per me, per affidarmi il più vasto Vicariato della terra e dell'Africa. Son ben disposti per me i Prelati della Propaganda, ma io non posso fare una grande Missione senza le Suore. Dunque aspetto che lei mi conceda tutte le Suore orientali che lei ha a Marsiglia. Al Cordofan ho acquistato una grande casa araba con un grande giardino e l'ho in parte pagata. E' la prima volta al mondo che la Croce è stata elevata nel Cordofan, che la santa Messa è stata celebrata e che le Suore andranno in questi paesi per diffondere l'Evangelo. La città di El-Obeid ha 64.000 pagani e 40.000 musulmani. Mi scrivono che se ci fossero là due delle nostre nere del Cairo, potrebbero fare un bene immenso.
Quale bene faranno sette o otto Suore di S. Giuseppe con le Suore orientali? Io credo che faranno dei miracoli. Venga a Roma e parleremo molto: è necessario che lei venga nella prima metà di maggio. Spero che lei sarà qui la prossima settimana.
2960
Per ciò che riguarda il mio debito con il sig. Lorenzo parleremo a Roma; sono ben felice se lei crede in coscienza che io possa pagare tutto a lei, spero tra poco.
E Sr. Maria Bertholon? E' da tempo che non mi scrive da S.te Afrique; le nere l'amano molto e non sarebbe male destinarla in una delle nostre case dell'Africa centrale.
Porga i miei ossequi alla Madre Assistente, quella brava donna del Vangelo. Lei può essere fiera della sua Congregazione!
Porga i miei omaggi a Suor Genoveffa. Le assicuro che il suo nome non morirà mai al Cairo, poiché ella ha fatto molto. Ha inaugurato per prima la missione di carità della donna cattolica nella capitale dell'Egitto ed ella sola lavorava per dieci. Per questo si parla sempre bene ancora al Cairo e se ne parlerà sempre, poiché ha fatto un gran bene.
2961
Qui a Roma lei possiede una stella di carità, di talento e di abilità nella persona di Sr. Caterina. Le dico prima che sarà ben contenta di lei, poiché in mezzo a tante difficoltà ella sa sbrigarsi con una prudenza e disinvoltura d'una persona di Dio, ricca di esperienza. I Cardinali, i Nobili, le Principesse, i nemici e gli amici del Papa hanno molta ammirazione e stima di lei. E' una vera figlia di S. Giuseppe, è una delle figlie che le rassomiglia di più. Lei l'ha formata secondo il suo cuore ed ella è ben riuscita. Tutte le altre Suore sono ben buone e pie e senza volontà che quella delle superiore. Lei ha Roma una comunità modello.
2962
Destini la sua nera per me: al Cordofan noi la mariteremo, se lo vorrà, con un piccolo re nero.
Parleremo per educare delle altre Suore arabe e per fornire delle medie. Ma nell'attesa destini per me tutte quelle che lei ha a Marsiglia e che hanno finito il Noviziato.
Ecco l'indirizzo di Colonia
Monsieur Jaimes MŸller
Sécrétaire des Vereines de
Heiliger Grabes
à St. Ursule
COLOGNE (Prusse Rhenane)
Ecco il biglietto.
Egli è il Sindaco e il fac-totum della Società. Tutto dipende da lui.
Ho ricevuto 100 franchi, che lei ma ha inviato da parte della signora Villeneuve.
Scriverò a lei tra poco. Preghi per il suo figlio devoto

D. Daniele
Traduzione dal francese.


N. 442 (413) - A MADAME A. H. DE VILLENEUVE
AFV, Versailles

J.M.J.
Rome, Piazza del Gesù 47
le 15/5 .72
Mia carissima e venerabile Signora,

2963
Martedì prossimo ci sarà una Congregazione Generale dei Cardinali al Vaticano per me e per la mia Opera: è per questo che la supplico di pregare molto per me e per la mia causa affinché lo Spirito Santo ispiri il meglio per i poveri neri.
La ringrazio infinitamente per i 100 franchi che ho ricevuto dalla Madre Generale. Dio la benedirà per la sua ammirabile pietà. Io non cesso mai di pregare, nella mia piccolezza, per lei, Augusto, Désiré, suo marito e Maria. Ho domandato più volte la benedizione del Papa per lei, Augusto e Maria. Egli sta così bene che mai è stato così forte e robusto.
2964
La Madre Emilia è qui da sabato; ella sta bene. Ella e Sr. Caterina le porgono i loro ossequi. Parliamo sempre di lei e diciamo che saremmo felici se fosse qui la nostra Signora de Villeneuve e il sig. Augusto.
Siccome sono molto occupato per la mia Congregazione cardinalizia, non posso scriverle, ma le scriverò dopo i risultati e altre cose.
A Madame A. H. De Villeneuve - 15.5.1872
Offra i miei affettuosi rispetti al mio caro Augusto, alla sig.a Maria; guardi sempre il cielo per il quale siamo fatti e la Santa Vergine custodisca sempre lei e la sua casa, mentre io ho la fortuna di dirmi dei Cuori di Gesù e di Maria

Suo dev.mo D. Daniele Comboni

Traduzione dal francese.

N. 443 (414) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/92

J.M.J.
Roma, 15/5 72
Eccellenza,

2965
Mille grazie del suo preziosissimo foglio 12 corr.te. Coll'aiuto di Dio sto benissimo, e potemmo ambedue pellegrinare a Subiaco visitare il S. Speco di S. Benedetto, e passare due giorni con D. Pio moro, che è un angelo; benché malaticcio, ritornato in patria al Cordofan, certo si risanerà, essendo di ottima costituzione. Il Papa e Barnabò acconsentirono che si ordini prete appena io avessi dato il definitivo consenso di accettazione. Ora che l'E. V. si degnò di accordare il suo venerato consentimento, in 15 giorni il nostro piissimo D. Pio tanto stimato dal Papa e da molti sarà prete a nostra disposizione. Ho veduto a Subiaco de' suoi lavori veramente ammirabili. E' un bell'acquisto.
2966
Circa l'egiziano di Genova, di cui l'E. V. mi scrive, e dal quale ebbi lettera, sospetto che il suo fuoco per la missione sia un pretesto per rimpatriare a nostre spese. Il perché io scrissi al Superiore di quell'Ist.o di artigianelli che mi dia un esatto ragguaglio in coscienza del petente: di più scrissi a D. Bosco in Torino, presso cui venne condotto da Olivieri, affinché mi dia esatte informazioni in proposito, accennandomi il motivo per cui lasciò l'Ist.o Bosco per andare dagli Artigianelli presso Genova. Dalle risposte ci sapremo regolare, e non mi lascerò corbellare da chi cerca sgravarsi d'impicci per impicciare gli altri.
2967
La nostra Ponenza avrà luogo in Generale Congregazione al Vaticano martedì prossimo 21 corr.te. Venerdì passato giunse risposta in sostanza favorevole da Mons. Ciurcia, il quale fece grandi elogi dei missionari, more, Suore e Ist.i, ma ci notò delle esagerazioni nel Rapporto dato alla Prop.ne della Fede di Lione e stampato negli Annali gennaio 1872. Questa lettera fu subito stampata, e sabato venne distribuita a tutti i Cardinali la Ponenza, Ponente l'E.mo Monaco La Valletta. Sarebbe utilissimo che l'E. V. scrivesse due righe a questo E.mo Card.le al Palazzo Altempo, per raccomandargli l'affare nostro, dicendogli che spera che l'Ist.o di Verona darà degli ottimi soggetti sul far di Rossi etc., e che a Verona v'è grande impegno per l'Africa etc. Un Canonico di Trani m'assicura tenere quell'Arcivescovo pronto un altro ottimo soggetto non inferiore al Fiore da consegnarmi al mio passaggio di là. Del che m'accorsi dalla lettera scrittami poco fa da quell'Arcivescovo.
2968
D. Pio sarà ordinato titulo Missionis. Al Card. Barnabò lessi la sua 12, in cui lo complimenta, e mi ordina di baciargli la mano. Mi rispose ordinandomi di salutarla cordialmente. Quanto al baciargli la mano mi disse che non vuole perché l'E. V. non incorra nella scomunica, avendo S. Em.za fin dal 1856 pagato 16 scudi per un Breve di S. S. Pio IX in cui fulmina la scomunica a chi bacia la mano a Barnabò. A D. Perinelli, che sempre gli vuol baciar la mano, dice sempre "no: perché v'è la scomunica." Insistendo io tempo fa perché si spicciassero in Prop.da i nostri affari diceva: "Per amor di Dio facciamo presto, perché i negri vanno intanto perduti: essi aspettano chi voli a soccorrerli" Al che S. Em.za mi rispose: "Hanno aspettato 4000 anni; possono aspettare ancora qualche mese".
Pagherò Befani per la Voce. Godrei molto se venisse il Rettore del Seminario. La riverisce la Madre Generale nostra che è ora in Roma (fondò 28 Ist.i in Europa, Asia, Africa, ed Australia), il M.se Baviera, Monsig.r Mannetti Amministratore a Subiaco, l'E.mo de Silvestri, il B.ne Visconti, D. Perinelli e l'indegno suo figlio

D. Dan. Comboni
Ieri vidi il Papa, che sta bene, e non creda al telegrafo Spagn.


N. 444 (415) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/93

J.M.J.
Roma 17/5 .1872
Eccellenza R.ma,

2969
Quanto mi dispiace che sia ammalato il caro, venerato, ed incomparabile nostro Sig.r Rettore! Già avea fatto i miei piani di andare insieme dal R.mo P. Generale del Gesù.... e condur noi stessi a Verona..... Ma preghiamo tanto il Signore che ce lo conservi quest'uomo provvidenziale. Lunedì chiederò pel Sig.r Rettore una speciale benedizione dal nostro S. Padre. Lo vediamo spesso il S. Padre, e giorni fa m'impose di salutare V. E. L'altro ieri mandai D. Perinelli dal Papa per chiedergli di fare la Comunione dalle sue santissime mani, e ieri mattina infatti ebbe la gran consolazione di comunicarsi dalla medesima S.S. nella sua cappella del Vaticano.
2970
A Mons. Luigi di Canossa - 17.5.1872
Io la ringrazio delle bellissime immagini della novena, che subito ne feci tenere una al S. Padre. Sono piaciute molto a Roma, e siccome non ne ho più, desiderava appunto di acquistarne: ed ecco che la bontà dell'E. V. me ne porge il destro; quindi sarei felice se me ne facesse tenere almeno 100 pel prezzo stabilito. Diedi la reminiscenza a Giacobini e molti: ma ne ho ancora. Giacobini ed altri a cui la diedi sono appunto dei presidi della Società per la Santificazione delle Feste, che ha fatto gran bene a Roma. Alcuni sul Corso che tenevano aperto la Festa, ricevettero l'invito di presentare i loro conti da distinte famiglie Romane, coll'idea di abbandonarli per sempre. Pregarono i violatori i loro avventori, promisero di tener chiuso; ma tutto fu inutile. I violatori pagarono il fio. E' uno spettacolo la condotta dei Romani, e specialmente della gioventù cattolica. A voce molte cose.
2971
I giorni mi sono lunghi fino a martedì prossimo: ma il Signore è buono. Sono lietissimo: i Cardinali pigliano un sommo interesse dell'Opera, e benedicono al coraggio e zelo di V. E., e dicono cose che la sua umiltà penerebbe a sentire: ma siamo burattini di Dio, quindi a Lui solo l'onore.
2972
Sono commosso dal sentire quelle 100 e più persone, anime elette, che offerirono la lor vita per la conservazione del S. Padre. Lunedì lo narrerò al S. Padre, che ne sarà contento. A Roma nessuno bada né a Parlamento, né a Governo, né a Re; a Roma regna solo Pio IX. E' una gran consolazione il sentire la pietà dei nostri buoni Veronesi. 600 Comunioni alla Scala, 500 ai Colombini. Il nostro clero non è direi quasi secondo a nessuno. Gloria a Dio e a Verona! Come le scrissi ho cercato e fatto cercare per tutta Roma del S. Tommaso sugli Evangeli tradotto dal Tommaseo, senza averlo potuto trovare. Ora sospendo di cercare.
2973
Quanto a quelle buone anime di Lonato che scrivono essere Cerebotani assalito da continue proposte di D. Comboni, prego il Signore che le benedica. Sono più di due mesi che io non vidi né parlai né sentii parlare di D. Cerebotani. In tutto il tempo che sono a Roma lo vidi tre volte; ed alla prima mi manifestò il suo malcontento della posizion sua, aggiungendomi che la sua inclinazione è quella di attendere al ministero ed alla salute delle anime. Allora io, come fo con tutti, gli dissi: "venite in Africa". E' da tempo, mi disse, che ho questa intenzione, ma circostanze di famiglia mi fanno qualche ostacolo". Ciò fu la prima volta. La seconda volta venne con D. Peloso, al quale io dissi additando Cerebotani, scherzando: "Ecco un futuro miss.o d'Africa" e si discorse e rise insieme. Nella terza volta non si parlò più. Ecco la verità, che l'E. V. può dire e far leggere a quelle buone anime di Lonato, le quali possono alla lor volta comunicarle a D. Cerebotani di Roma, il quale potrà attestare la verità del mio dire. L'unica osservazione da me fattagli è che si raccomandi a Dio, e che consulti se stesso col suo Confessore, che prenda consiglio da qualche saggio personaggio; e caso che persista in lui il desiderio delle missioni, ne scriverà a V. E. mettendosi totalmente nelle sue mani e lasciandosi da Lei regolare.
2974
Che se l'E. V. crederà di approvarne la vocazione, la Missione, omnibus absolutis, potrà rilasciargli l'elemosina della Messa per la sua famiglia e per dare il suo contingente per pagare i debiti di famiglia. Al che Cerebotani soggiunse: "ciò non sarebbe male, perché se rimango a Roma come sono, quel che prendo non basta per vivere, e non posso assistere la famiglia; se vo' parroco o curato, non potrò mai assistere la famiglia, perché o sarò più povero di adesso, o se avrò un bel benefizio dovrò soccorrere i poveri. Altre occupazioni fuor del ministero, non mi garbano, perché io andai prete per far il prete: dunque mi sento per le missioni, e specialmente per quella del nostro Vescovo etc." Mi pare che ragioni bene, e che pensi più saggiamente e cristianamente delle buone anime di Lonato, le quale hanno idee più terrene che celesti. Ecco tutto. Da quel che osservai però non veggo ancora troppo chiaro su questa creduta o pretesa vocazione; per cui non ne parlai e non ne parlerò più con Cerebotani, e non farò che rispondere a' suoi quesiti, se me li farà.
2975
Monsig.r Ciurcia in sostanza scrisse alla Propaganda da uomo di molto senno e di coscienza: notò che è d'uopo tenere addietro e frenare Carcereri, il quale per altro ha ottime qualità. Sicché Barnabò mi disse: "Bisogna che vi leghi tutti e due con 24 catene, perché se le scarpate, nessuno vi tien dietro, e finite tutti e due al Capo di Buona Speranza" e rideva assai. Martedì faccia un Memento pel buon esito della Ponenza. Offra i miei ossequi al Rettore del Seminario, e che si governi, perché la sua vita è preziosa.
Accolga gli ossequi filiali del
Suo indeg.mo figlio
D. Daniele Com.
Bramerei il nome e cognome e dimora di quegli che debbo far inscrivere ad annum alla Voce della Verità


N. 445 (416) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/94

J.M.J.
Roma, 23/5 .1872
Eccellenza R.ma,

2976
A Mons. Luigi di Canossa - 23.5.1872
Mezz'ora fa mi fu portato da un inviato di D. Gius. Gru un plico aperto colla sua veneratissima 19 corr.te. Corsi subito da Adami; e circa l'Avv.to Morani nulla sa: mi rivolgerò al P. Boero per averne contezza, e solleciterò. Circa la petizione del Corpus D.ni, cadde dalle nuvole. Cercò fra le sue carte e trovò la petizione fra le carte evase, e disse aver avuto ai Riti una negativa. Siccome però sospettai che non l'avesse presentata, mancando molto al Corpus D.ni, lo sollecitai a presentarla di nuovo; e difatti la presenterà domani: io ne parlerò a Monsig.r Bartolini, e in pochi giorni l'avrà, spero.
2977
Quanto son dolente del nostro Rettore! In questi giorni ho fatto pregare le Suore del S. Cuore, Compassione etc. per la sua guarigione, Benedizione del Papa etc.; e siccome D. Losi non mi scrive, spero buone nuove.
2978
La Ponenza fu una delle più brillanti e interessanti, e i Cardinali ne provarono sommo piacere. Cosa fu deciso nol so perché v'è il segreto fino a decisione del Papa (domenica sera). Da quel che ho potuto travedere è andata magnificamente. In Propaganda mi fu detto che i Cardinali ne sono entusiasmati. Siccome i Cardinali decisero di stampare la mia Gran Carta d'Africa colla demarcazione delle Missioni Cattoliche, in cui son tutti tracciati i Vicariati, Prefetture e Diocesi d'Africa, perché serva alla Congregazione, così ho pregato le LL. EE. di lasciarmela una settimana per arricchirla e perfe-zionarla. Sicché D. Perinelli ed io lavoriamo tutto il giorno, e gran parte della notte.
2979
Befani mandò da me per vedere se la somma da me pagata era per un nuovo Associato: mi portò la lettera di V. E. a lui scritta, e m'accorsi dell'equivoco; feci sospendere l'associato del 15 gennaio et.
Ho parlato e carteggiato con Marietti e Pustet etc. circa Monsig.r Giuliari; ma veggo che è d'uopo rivolgersi ancora a Migne a Parigi. Marietti abbandonò la Tipografia poliglotta. Non si combinò con Propaganda. Bacio il S. anello

D.mo figlio D. Comboni


N. 446 (417) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/95

Roma, 25 maggio 1872
Sicut placuit D.no..... Sit nomem D.ni bened.um

Eccellenza R.ma,

2980
Alziamo gli occhi al cielo, e benediciamo il Signore: è ben duro il colpo dato alla Diocesi e all'Africa per la perdita di D. Pietro Dorigotti, e l'E. V. sentirà che è ben duro, quando soprattutto dovrà stabilirgli un successore. Ma confidiamo in Dio. Io sento tutto il dolore che sente il cuore paterno di V.a E., e ne sono addolorato per la perdita in se stessa, e pel dolore che ne prova l'E. V. R.ma. Ma il pensiero che il Signore la fa degna di portare la sua Croce, e di toccarla dove le duole, il pensiero che Gesù Cristo stesso, Maria, e S. Giuseppe la aiutano a portare la croce e la aiutano validamente, mi consola.
2981
Gran cosa, R.mo Monsignore e Padre mio, gli uomini più preziosi e necessari muoiono; ma Gesù, Maria, Giuseppe non muoiono mai: essi sostengono le nostre braccia. Dunque? E' d'uopo ricorrere sempre a chi ha fatto i pippoli alle zirese. Sicut placuit D.no etc. factum est: Dominus dadit, D.nus abstulit, sit nomen D.ni benedictum.
Domani a sera Monsig.r Simeoni riferirà al Papa la Ponenza ed il giudizio e decisioni della S. C., e tra 4 giorni l'E. V. sapranno il risultato. In questi giorni non ho potuto chiaramente rilevare cosa hanno fatto; io perciò non ho fatto che fare, riflettere e marcirmi in testa e imprimermi nella mente e nel cuore la meditazione del Fondamento, e l'indifferenza ignaziana.
Le bacio ossequioso la mano, dichiarandomi
di V. E. R.
u.mo e dev. figlio
D. Dan. Comboni


N. 447 (418) - AL CANONICO G. C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/68

Roma, 27 maggio 1872
Charissime,

2982
Al can. Mitterrutzner - 27.5.1872; a mons. di Canossa 27.5.1872
La S. C. di Prop.da ai 21 corr.te e S. S. Pio IX ai 26 (ieri) si sono degnati di affidare tutto il Vicariato dell'Africa Centrale all'Ist.o delle missioni per la Nigrizia in Verona, e di nominare D. Dan. Comboni a Provicario Ap.lico. S. S. ordinò di annunciare ufficialmente al Generale di Ara Caeli che ha accettata la rinuncia del Vicariato, e che questo fu trasmesso all'Ist.o di Verona e a D. Comboni.
In fretta, scrivendo amplamente più tardi
Tuis. D. Comboni
Provicarius Ap.licus Africae Centralis
La S. C. scriverà a Vienna in pochi dì.


N. 448 (419) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/96

Roma, 27 maggio 1872
Eccellenza R.ma,

2983
La S. C. di Propaganda nella Congregazione Generale del 21 p.p., e S. S. Pio IX ai 26 p.p. si degnarono di trasmettere tutto il Vicariato dell'Africa Centrale il più vasto del mondo istituito da S. S. Gregorio XVI ai 3 aprile 1846 all'Ist.o delle Missioni per la Nigrizia in Verona, e nominarono Pro-vicario Apostolico la mia povera indegnissima persona.
2984
Nello stesso tempo la Santità Sua ordinò che sia annunziato ufficialmente tale notizia al Generale dei Francescani accettando la sua rinuncia a detto Vicariato, ed invitandolo a stabilire nel Cairo un istituto di giovani francescani (conforme al nostro Piano) per prepararli all'apostolato della Nigrizia per quell'epoca in cui sia in grado di accettare qualche parte del grande Vicariato.
Finalmente S. S. stabilì che sia istituito un nuovo esame sulle Regole e Costituzioni dell'Ist.o di Verona.
Fra qualche giorno mi si trasmetteranno tutte le Carte e documenti per l'assunzione del Governo di sì vasta missione.
2985
L'E. V. vede bene che la Santa Sede ci ha accordato più di quello che abbiamo domandato. Noi chiedemmo una missione nell'Africa Centrale: la S. S. ci accordò tutta l'Africa Centrale eretta in Vicariato Apostolico. La S. S. è avvezza a ponderare le cose sue per anni ed anni pria di emanare determinazioni. Avendo io insistito a deliberare subito, deliberò quanto sopra, riserbandosi a completare le sue determinazioni a un po' di tempo più.
Il dolore che sento per la perdita dell'incomparabile D. Dorigotti mi fa insensibile hic et nunc a questo passo gigantesco della nostra Opera. Ma gli occhi al cielo. Le bacia le mani

L'indeg.mo Suo figlio
D. Dan. Comboni
Provicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 449 (420) - AL P. MARINO RODOLFI
ANOB, Fald. 30, cart. 71/b
J.M.J. e S. Angela
Roma, 30/5 .1872
Mio caro amico,

2986
La vostra lettera mi trova in letto, ove sono colla febbre fredda. Vi ringrazio dei vostri affettuosi sentimenti. Siete un uomo provvidenziale: avrei desiderato scrivere a Mgr. Vescovo, al R.mo Carminati, alle buone Signorine Girelli e ad altri per notiziare del risultato della Congregazione Generale dei Cardinali al Vaticano ai 21 e della determinazione di S. S. Pio IX a riguardo della mia Opera. Ma sono molto malato quindi vi prego di fare le mie parti.
2987
S. Santità e la Cong.ne generale dei Cardinali mi hanno incaricato della missione la più ardua, laboriosa e vasta della terra; idest, tutta l'Africa Centrale, compresa fra Tripoli, l'Egitto, l'Abissinia, Gallas, Zanguebar e Guinea, e il 12¼ grado di L. Sud. Sicché ho sotto la mia giurisdizione in fieri più di 80.000.000 d'infedeli da tirare a Cristo. Il Vicariato dell'Africa Centrale è dunque affidato al mio nascente Ist.o di Verona, ed io fui nominato Pro-Vicario Ap.lico con Decreto 27 maggio corrente. Voi vedete il povero romito dell'alma Limone incaricato dalla S. Sede di una giurisdizione, di cui nessuna così vasta e difficile non esiste al mondo. Quando nel Vicariato dell'Africa Centrale vi sarà un piccolo numero di cattolici, allora la S. Sede farà un Vescovo. Io però come Ordinario dell'Africa Centrale ho tutte le facoltà vescovili, meno di conferire gli Ordini Maggiori.
2988
Vi ho detto tutto questo perché comprendiate la necessità di pregare e far pregare tutte le anime beate di Brescia, S. Angela, i SS. Cuori etc.
Ai 27, festa di S. Filippo, celebrai messa sulla tomba del grande Ap.lo di Roma.
2989
Offerite i miei ossequi al R.mo Carminati, e per suo mezzo all'angelo di Brescia, a cui scriverò pel S. Cuore. Così pure tutti i vostri Padri, la Madre Gesualda, Sup.ra al S. Cuore, e fate una visita per me alle carissime e degnissime Signorine Girelli, e salutatemi tutti i conoscenti, e specialmente il Dr. Pelizzari e D. F. Faroni Direttore dell'Opera della Prop.ne della Fede a Brescia.
2990
A Mons. Agostino Planque - 5.1872
Fatemi il favore di dirmi alcun che delle Chiappa, e se quelle buone anime del Prev.sto dei S. Faust. e Giovita e del suo R.mo Fiscale, hanno modificato le idee. Non posso tener su gli occhi dalla febbre e mal di testa. Saluti a Capretti. Quanto al Milesi vi prego di far voi le mie parti, e di proporgli la nostra Missione. Fate Voi, perché io sto male, e guarito ho mille occupazioni. Farò pregare il Papa per quest'oggetto.
Tuissimus in Xsto
D. Dan. Comboni
Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 450 (421) - A MONS. AGOSTINO PLANQUE
ASMA, 30071, n. 11/100
J.M.J.

Roma, Piazza del Gesù 47/3. - 6¼.
maggio 1872

Mio carissimo e venerato Confratello,

2991
Io mi credo in dovere, per l'amicizia e l'interesse comune della nostra cara Africa, di annunciarle che martedì prossimo 21, vi sarà una Congregazione Generale per l'Africa in generale e specialmente per lei e per me. Le annuncio questo perché preghi e faccia pregare nel suo Seminario per la buona riuscita del suo affare come del mio. Spero che potrà fra poco stabilirsi tra i due Vicariati del Capo di Buona Speranza e che più tardi ci potremo incontrare nel Centro.
2992
Le posso confidare che qui a Roma in Propaganda si è molto favorevoli per lei: lo merita bene, poiché ha fatto molto per l'Africa e si spera che lo farà fino alla morte. Faccia pregare anche per me e per i miei poveri neri. In settembre partirò dal Cairo per Khartum e il Cordofan con una grande carovana: può darsi che partirò in agosto.
Arrivederci. Riceva le espressioni del mio rispettoso affetto e stima.

Vostro dev.mo s.
D. Daniele Comboni Miss. Ap.lico
Traduzione dal francese.


N. 451 (422) - PROMEMORIA PER PROPAGANDA FIDE
AP SC Afr. C., v. 8, f. 59r
Roma, maggio 1872


N. 452 (423) - A JEAN-FRANOIS DES GARETS
APFL, 1872, Roma, 4
Roma, 5 giugno 1872
Signor Presidente,

2993
La S. Sede ha appena affidato al mio Istituto delle Missioni per la Nigrizia a Verona il Vicariato dell'Africa Centrale e a me il governo di quella grande Missione con il titolo di Pro-vicario Apostolico.
Per il momento le Opere alle quali io mi limito nella mia vasta giurisdizione sono le seguenti:
1¼ far prosperare i tre Istituti di neri al Cairo che lei conosce.
2¼ Ristabilire le due Stazioni di Scellal e di Khartum, riservandomi di far rivivere più tardi quelle di S. Croce e di Gondokoro.
3¼ Creare una nuova Stazione a El-Obeid, capitale del Cordofan.
2994
Le risorse che ho ricevuto fino al presente, sia dalla Propagazione della Fede, sia da piccole Società della Germania, sia da questue che ho fatto nei miei lunghi giri in Europa, sono appena state sufficienti per le case di Egitto e ciò per aver fatto io stesso dei lunghi viaggi in Ungheria e in Germania e per aver molto chiesto per i neri.
2995
D'ora in poi i doveri del mio ministero di Pro-vicario Apostolico della più vasta Missione dell'universo, non permettendomi di ritornare in Europa, non potrò avere altrove che dalla Propagazione della Fede quasi tutte le risorse per gli Istituti d'Egitto.
E' a quest'Opera ammirabile che ancora mi rivolgo per avere le risorse necessarie per il Vicariato dell'Africa Centrale.
Ecco il mio piano attuale d'azione:
2996
In luglio io lascio Verona con 12 individui per recarmi al Cairo. Il mese di settembre lascerò il Cairo con più di 30 individui per recarmi a Scellal, a Khartum e al Cordofan. Il viaggio dal Cairo al Cordofan, con tante persone, è almeno di tre mesi.
2997
Al Cordofan c'è tutto da fare. Là non c'è niente, né medicine, né medici, né utensili per costruire, coltivare la terra, macinare il grano, né per fare i lavori di fabbro, di muratore, di falegname. Bisogna portare tutto dall'Europa. E' tanto se gli uomini e le donne hanno un pezzo di camicia per coprirsi. Il vino per celebrare la Messa, trasportato dal Cairo al Cordofan, costa quattro volte di più che in Egitto, poiché bisogna trasportare tutto sul dorso dei cammelli.
2998
Gli utensili per costruire, lavorare etc. le macchine etc. bisogna comperarle in Europa.
Al Cairo bisogna noleggiare due barche, una per gli uomini e l'altra per le Suore e le ragazze: su queste barche noi andremo fino ad Assuan in 25 giorni. Bisogna sempre nutrire i marinai. Da Assuan a Scellal si va sui cammelli. Da Scellal a Korosko su due barche in 5 giorni. Da Korosko per il deserto fino a Berber in 20 giorni su almeno 50 cammelli per trasportare gli individui e gli effetti etc. Da Berber si va a Khartum su due barche. Da Khartum fino al Cordofan con i cammelli.
2999
In tutto questo viaggio bisogna comperare tutto, eccettuata l'acqua del Nilo. Le spese sono enormi.
Al Cordofan bisogna pagare le case, ristrutturarle perché siano abitabili e bisogna vivere per un anno.
3000
A Jean-Franヘois Des Garets - 5.6.1872
Il viaggio dei miei quattro esploratori diretti dal P. Carcereri dal Cairo al Cordofan mi è costato 10.000 franchi. Io ho loro inviato ancora 3.000 franchi, perché possano vivere fino al mio arrivo a El-Obeid. Essi hanno già molti bambini neri.
Per ben completare la mia impresa di fondazione e di restaurazione del Vicariato dell'Africa Centrale, mi occorrerebbero almeno 100.000 franchi di cui 6.000 sarebbero necessari a me, prima di lasciare l'Europa per comperarvi gli strumenti e le macchine succitate e per fare il viaggio con 12 persone fino al Cairo.
3001
Signor Presidente, se lei aiuta la mia Missione, lei dona la vita alla parte del mondo più abbandonata e sfortunata.
Il mio Vicariato è il più laborioso, il più difficile e il più vasto dell'universo intero: è ancora il più interessante e il più importante, perché esso deve rigenerare un mondo sul quale la Chiesa non ha ancora potuto ottenere, fino al presente, dei risultati. Nello stabilire una Missione al Cordofan con il mio piano d'azione, lei fonda il Centro d'azione apostolica per conquistare poco a poco a Gesù Cristo più di 60.000.000 d'infedeli, di cui è composto il mio Vicariato. Questa Missione farà dei progressi a misura delle risorse che noi potremo ottenere dall'inizio dalla sua carità.
3002
Le renderò conto di tutto, le darò tutte le informazioni che riguardano questa immensa Missione. Perori, la prego, questa santa causa nel Consiglio di Lione e in quello di Parigi. Il Rapporto che le ho inviato sull'esplorazione del Cordofan, le avrà dato una piccola idea dell'impresa che sto per compiere.
3003
Mi sembra che l'Apostolato dell'Africa Centrale sarà benedetto da Dio se lei lo farà conoscere negli Annali e lo raccomanderà alle preghiere e alla carità dei due milioni di Associati all'Opera della Propagazione della Fede, sparsa su tutta la faccia dell'universo.
3004
Riceva in anticipo i miei più vivi ringraziamenti per la carità che avrà avuto e che avrà per l'Africa Centrale. L'ultima parola dei miei confratelli e mia sarà sempre: "O Nigrizia o Morte!". Tutto ciò per l'amore di Colui che ha versato tutto il Suo Sangue divino sulla Croce anche per la Nigrizia.
Riceva, Signor Presidente, gli omaggi della mia più alta considerazione, con la quale ho l'onore di dirmi nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria

Suo dev.mo servitore
Daniele Comboni
Pro-vicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 453 (424) - A MARIA DELUIL MARTINY
AFCG, Berchem Anvers

J.M.J.
Roma, Piazza del Gesù 47
il giorno del S. C. 72, 7 giugno 1872
Signorina Maria,

3005
Se da tanto tempo non le scrivo, posso però assicurarla che non ho mai lasciato passare giorno senza pensare a lei e pregare per lei. Sono perfettamente informato delle presenti croci che il buon Gesù le ha accordato e soprattutto per la morte e la resurrezione di due cari membri della sua famiglia. Sono sicuro che avrà presentato questo mazzolino a Gesù e che per questo lei sarà più intimamente unita al Cuore di Gesù, dove avrà trovato la via e il Paradiso.
3006
La prego di scrivermi una lunga lettera sulle meraviglie della Guardia d'onore e su lei. Per il momento non ho tempo per scrivere, ma le devo scrivere prima di partire per l'Africa Centrale. Le invio il mio Postulato al Concilio.
Porga i miei più vivi ossequi al suo buon papà, alla mamma e preghi per la mia Opera, poiché S. S. Pio IX mi ha incaricato della più vasta e difficile Missione dell'universo. Attendendo una lunga lettera, mi dico nel S. Cuore di Gesù

Tutto suo Daniele Comboni
Pro-vicario dell'Africa Centrale
Traduzione dal francese.


N. 454 (425) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 8, f. 8

Roma, 13 giugno 1872
E.mo e R.mo Principe,

3007
Dal giorno in cui mi fu comunicato, che la S. Sede si è degnata di affidare il Vicariato dell'Africa Centrale al mio Ist.o di Verona, e che io venni eletto a capo di quest'ardua e laboriosa Missione, mi balenò al pensiero la seguente idea, che io sottopongo umilmente al giudizio di V. E. per averne lumi, e sapermi regolare in proposito.
3008
In Chartum si trovano due sacerdoti francescani della Provincia del Tirolo tedesco, i quali, secondo le informazioni avute, sono buoni e zelanti.
A Gerusalemme v'è il P. Bonaventura da Chartum antico allievo della mia Missione e dell'Ist.o Mazza di Verona, ed ora Sotto-Curato della Parrocchia di S. Salvatore e dichiarato recentemente dalla S. C. missionario ap.lico, il quale più volte mi ha fatto conoscere il suo desiderio di consacrarsi all'apostolato della sua patria, anche nell'intendimento di guadagnare alla fede i suoi genitori musulmani viventi a Chartum.
3009
Finalmente a Napoli vi sono tre Sacerdoti francescani negri, che il P. Lodovico da Casoria loro Superiore mi offerse per l'Africa Centrale.
3010
Al Card. Alessandro Barnabò - 13.6.1872
Ponderato bene tutto questo, mi sembra che, qualora l'Ordine Serafico avesse a consentire che questi suoi soggetti venissero in aiuto dei miei Missionari, tornerebbe utile di formare in qualche punto del Vicariato una Casa Francescana dipendente sempre dalla giurisdizione del Pro-Vicario Ap.lico, fino a che, constatata l'utilità della loro opera, ed esplorata la possibilità della cosa, possa loro più tardi affidarsi una porzione del Vicariato da erigersi in Prefettura, per assegnarla esclusivamente all'Ordine Minoritico.
3011
Il perché, io mi permetto di chiedere all'E. V. se sarebbe espediente ed utile che io mi rivolgessi al R.mo Generale di Ara Caeli per invitarlo, o supplicarlo a concedermi i sullodati membri della francescana famiglia in aiuto del Vicariato, ben inteso che nel caso affermativo io m'incaricherei di tutte le spese del loro viaggio e mantenimento in missione.
3012
Benché l'esperienza abbia comprovato che preti e frati difficilmente si accordano nel lavoro di una medesima vigna, pure l'unità della difficile intrapresa, la natura dello stesso apostolato dei negri, e le condizioni suesposte mi farebbero sperare nel buon esito del progetto in questione, e che la presenza dei suddetti francescani nel Vicariato non incepperebbe l'azione ed il buon andamento dei missionari del mio Istituto.
3013
Io desidero ardentemente di procurare dei veri apostoli alla vasta missione affidatami, sieno essi appartenenti ad altre Corporazioni ecclesiastiche o religiose. Ma non trovo prudente di fare un passo e procedere ad alcuna trattativa in proposito, senza consultare la S. C.; al quale oggetto invoco umilmente il consiglio di V. E. risoluto di attenermi in ogni cosa a quanto l'E. V. si degnerà suggerirmi od ordinarmi in punto sì delicato ed importante.
Frattanto le bacio la sacra porpora, e mi dichiaro con tutto l'ossequio nei SS. Cuori di G. e M.
di V. E. R.ma
U.mo, ubb.mo, ed osseq.mo figlio
Daniele Comboni
Pro-Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale


N. 455 (426) - ENRICO PASTORE
AFP, Verona

J.M.J.
Roma, 18/6 72
Carissimo mio Enrichetto,

3014
Ti ho promesso di scriverti: ma non l'ho fatto per le continue mie occupazioni, e perché ha sempre fatto le mie veci D. Pietro. Ora però che egli è a S. Eusebio a fare i Santi Esercizi, dai quali sortirà postdomani, ti scrivo io. Noi stiamo in perfetta salute, e così speriamo di te e dell'incomparabile tuo Superiore il P. Conobio, e degli altri degnissimi padri di Moncalieri, pei quali professo una venerazione ed affetto speciale. La S. Sede mi ha confidato il governo della vasta missione dell'Africa Centrale, che è più grande di tutta l'Europa, e comprende più di sessanta milioni di poveri infedeli. Sii buono, e prega per me. Io con D. Pietro, spero, verremo ancora a trovarti, prima della nostra partenza per Vienna e per l'Africa.
3015
A te raccomando caldamente di essere buono, e di amare assai
la preghiera, e di essere studioso ed obbediente a' tuoi Superiori, che vegliano e si consumano per te. In nessun'altra maniera potrai piacere a Dio, e dare consolazioni al tenero cuore della tua mamma, alla quale tu costi tanti sospiri. Soprattutto abbi una grande devozione alla Vergine, e pensa sempre, e cerca di mettere in pra-
tica le massime salutari, che ti vengono impresse dai tuoi cari e venerandi Superiori durante il tempo avventuratissimo della tua educazione.
3016
Ti prego di offerire la mia servitù al M. R. P. Conobio, al P. Denza e a tutti codesti buoni padri, che spero di rivedere; e quando scrivi a Verona di' tante cose da mia parte alla tua buona mamma, ed al nonno, assicurandoli che noi non ci siamo mai dimenticati di loro.
Con questi sentimenti io ti abbraccio nei SS. Cuori di Gesù e di Maria, dichiarandomi con tutto l'affetto

Tuo aff.mo nel Sig.r
Daniele Comboni
Pro-Vicario Apostolico dell'Africa Centrale


N. 456 (427) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 171, f. 532

Roma, 27 giugno 1872
E.mo e R.mo Principe,

3017
Avendo io da alcuni anni nel mio Ist.o del Cairo il Chierico D. Elia Calis Gerosolimitano di rito latino già iniziato negli Ordini minori, bene avanzato negli studi teologici, e ben provata la sua vocazione non solo allo stato ecclesiastico, ma altresì alla missione dell'Africa Centrale, essendo giunto all'età canonica, non avendo di suo che il dono di una buona vocazione, io supplico umilmente V. E. a degnarsi di concedermi che io possa farlo promuovere al Suddiaconato titulo Missionis, e di favorirmi la Formula voluta per lo scopo della S. C.
3018
Siccome poi fra poco vi saranno altri due Chierici postulanti agli Ordini Sacri nella medesima condizione del Chierico Calis, così la supplicherei di accordarmi la medesima grazia in favore di tre Chierici.
Al Card. Alessandro Barnabò - 27.6.1872
Baciandole la S. Porpora, ho l'onore di segnarmi nei SS. CC. di

V. E. R.ma u.mo e d.mo figlio
Daniele Comboni
Pro-Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale
N. 457 (428) - A PIO IX
AP SC Afr. C., v. 8, f. 92v

Roma, giugno 1872
Beatissimo Padre.

3019
Nel Monastero della Visitazione in Pinerolo che accolse caritatevolmente parecchie delle morette riscattate dal P. Olivieri Sacerdote di Santa Memoria, esistono tuttavia tre Professe della Nigrizia Suor Maria Benedetta, Suor Maria Fedele, Suor Maria Concetta, le quali ivi accolte ed educate tra loro serbarono a quando a quando l'uso del linguaggio natio, nella aspettazione che spuntasse il giorno in cui potessero estendere il frutto della religiosa educazione che ricevettero, ai loro connazionali.
3020
Così giusta le vie imperscrutabili della Provvidenza, quel pio ed operosissimo Ministro del Signore avrebbe preparato uno degli elementi più efficaci alla conversione di que' popoli. S. Eccellenza Mons. Vescovo di quella città con lettera ossequiosissima del 27 feb-braio supplicava che da V. Santità fosse benignamente conceduto alle anzidette morette di poter far parte di coloro che o negl'istituti della Nigrizia, o in altra guisa cooperano alla evangelizzazione del-l'Africa. Voi, P. Beatissimo, prima per mezzo di S. Eminenza il Card. Altieri di memoria venerata, indi per quello di S. Eminenza l'attuale Prefetto di Propaganda con lettera 16 marzo di quest'anno faceste rispondere che dato il caso, che ordinandosi le missioni del centro dell'Africa allora potrebbesi effettuare il divisamento proposto.
3021
Il momento, Beatissimo Padre, è venuto; la morte va mietendo quelle poverette che non possono durar lungamente alla diversità del clima. Per tal modo invece è la vita che, ritornando ne' paesi nativi, prolungherebbesi, e l'educazione che ricevettero, e il linguaggio e il colore de' connazionali volgerebbesi a gran profitto delle nostre missioni. Ritornerebbero annunziatrici della verità a loro paesi nativi coloro che vi furono dalla umana barbarie e dalla avidità del denaro strappate. Questi miracoli li sa e li può unicamente operare la Cattolica Religione. L'ottimo Vescovo di Pinerolo insieme a lui, che avete, o Beatissimo Padre, benché indegno, costituito a rappresentarvi nel reggimento di quella vasta Missione aspettano ansiosi la vostra parola, mentre prostrati a' Vostri Piedi vi supplicano devotamente dell'Apostolica Benedizione.
Intanto si prostra umilmente al bacio del S. Piede

L'u.mo, ubb.mo osseq.mo figlio
Daniele Comboni
Pro-Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale
N. 458 (429) - A MONS. GIOVANNI SIMEONI
AP SC Afr. C., v. 8, f. 96r

Roma, giugno 1872

Promemoria
per S. E. R. Monsig. Segretario di Prop.da

3022
Il Vescovo di Pinerolo scrisse a S. S. una petizione, che io consegnai a S. E. Monsig. Segretario sul cadere del passato febbraio. Si trattava di ottenere che alcune monache more della Visitazione di Pinerolo per salvar la vita, e pel loro desiderio di dedicarsi alla salvezza delle negre loro sorelle, potessero passare presso le Suore che servono l'Africa Centrale.
Il Vescovo ricevette nel marzo una lettera lusinghiera dall'E.mo Card. Prefetto.
Ora, pregato dal Vescovo di Pinerolo, ricordo a Monsig. Segretario di evadere l'affare.

Daniele Comboni
Prov.o Ap.co


N. 459 (430) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/97

J.M.J.
Roma, 24/7 .1872

Eccellenza R.ma,

3023
Stanotte soltanto arrivammo a Roma. Non ho ancora finito di leggere tutte le lettere trovate in Roma. Lessi però tutte le sue, e n'eseguirò il contenuto.
Ora le annunzio che in quattro o cinque giorni conto di lasciar Roma per venire a Verona per Firenze e Piacenza. Perciò come mi donava avviso due mesi fa di avvertirla pria di lasciar Roma, aspetto impaziente i suoi comandi.
3024
A mons. G. Simeoni - 6.1872; a mons. di Canossa - 24.7.1872
Provai a vendere una cambiale a M.r Brown di 10,000 franchi, e me la pagò 10715 lire italiane. Bramerei sapere se Grego dà altrettanto. Ad ogni modo, le cambiali essendo in bianco, proviamo se quella di 10,000 va bene. Crederei bene che le vendessimo tutte per non perdere il frutto di qualche mese.
3025
Farò le sue parti al Papa. Il nostro caro Gesù ci ha dato tante consolazioni, l'ottima riuscita dei nostri affari colla Santa Sede e Propaganda, 45000 franchi a Lione, tutte le risorse di Vienna, la Casa di Cordofan che ai 5 giugno p.p. avea 17 individui (troppo!!!) etc. etc. Era giusto e dignitoso che seguaci di Cristo, ci desse una qualche gran Croce: io me l'aspettava da tempo, e ne pregava Gesù. Ecco l'affare del Ravignani e di Monsig.r Ciurcia. E' cosa dura, durissima. Oh! care croci! Io certo ne sono stato la causa, perché buono a nulla; è conveniente che ne porti la più gran pena. Realmente non fui in ozio; non posso essere dappertutto. Venero, rispetto, ed amo il nostro caro Monsig.r Ciurcia; ma venero anche l'Arciv.o di Trani; Mgr. Ciurcia non darebbe al Canonico Fiore nemmeno le galline a dirigere. L'Arciv.o di Trani diede al Fiore a dirigere una città di 36000 anime, mettendo sotto la sua cura più di 20 Canonici e 30 beneficiati. D. Perinelli ed io che passammo due giorni in quella città di Corato, siamo testimoni dell'entusia-
smo lasciatovi dal Fiore, e della fama che gode nelle 4 Diocesi di Trani, Barletta, Bisceglie e Bari. Credo che possa dirigere e galline e galli.
3026
Ho sul tavolo le lettere che Ravignani scrisse a Fiore. Ravignani scrive a Fiore come un padrone scriverebbe ad un servo che fa male. Manca affatto dei primi elementi dell'ascetica Cristiana. Fiore spera ridurlo.
Spedirò le sue preziosissime lettere al Ravignani ed al Fiore. Mi sembrano opportunissime. Forse il Ravignani la riceverà.... male.... Il Fiore invece la riceverà certo come la voce di Dio, e con vera umiltà!..... Ma scriverò il molto fatto a Napoli, Trani, etc.
Mille ossequi dall'Arciv.o di Trani, Bari, Napoli etc. Parlammo molto con Melania di Salette.
Comboni


N. 460 (431) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/26

J.M.J.
Roma, Piazza del Gesù 47, 29/7 .1872

Mio carissimo D. Francesco,

3027
E' molto tempo che desidero scriverle; ma poltroneria, caldo, e un mondo d'affari me l'hanno impedito. Di più, una gita lunga che feci col mio ottimo segretario D. Perinelli a Napoli e Bari etc.
La morale è che ho sulle spalle più di 60.000.000 d'infedeli da convertire. Fatte le Regole ed approvate dal Vescovo di Verona, venni a Roma, e lavorai ben 4 mesi; sicché si fece una grandiosa Ponenza, e dopo avere la S. Sede discusso, triturato tutto, nella Generale Congregazione degli E.mi Card.li in Vaticano nel 21 maggio, approbante Summo Pontifice, tutto il Vicariato dell'Africa Centrale fino al 12¼. grado di Latitudine Sud etc., fu affidato all'Ist.o novello di Verona per le Missioni della Nigrizia, e me costituito con Decreto Ap.lico 26 maggio Capo di una tale missione, la più ardua e laboriosa del mondo, e la più vasta dell'Universo, maggiore di tutta l'Europa intera.
3028
Appena in Germania e in Francia si seppe la mia promozione a ProVicario Apostolico ed Ordinario del Vicariato, la Società di Vienna si obbligò largirmi tutte le sue rendite, tutte le sue entrate la Società di Colonia, le piccole Società mi fecero un assegno, e la Propagazione della Fede di Lione e Parigi mi spedì subito 45,000 franchi con promessa di maggior contribuzione annua per l'avvenire; e la suddetta somma di quarantacinquemila franchi me la diede come esercizio del 1871.
3029
Ora partirò fra 5 giorni per Verona, poi Vienna e agli ultimi di agosto al Cairo. La Propaganda mi ordinò di fare subito la visita del Vicariato fino alle Sorgenti del Nilo; e in questo frattempo pianterò casa e chiesa a ElObeid capitale del Cordofan di 100,000 abitanti e 17 cattolici, ove i miei 4 esploratori sono stabiliti da sei mesi. Il Vicariato quindi fu tolto ai francescani e dato a noi con uno stupendo Breve 1 giugno 1872. Quindi è che le Case di Chartum e Scellal e Gondocoro e S. Croce sono mie.
3030
Occupatissimo come sono faccio punto. O a Verona, o a Vicenza ci vedremo. Mi batta fuori qualche ottimo pretino per essere missionario.
Al Parroco di S. Martino B.A. - 31.7.1872
Tanti saluti a D. Primo, Consolaro e tutti. Mille ossequi a Monsig.r Vescovo. Nessuno al mondo, mi si dice in Propaganda, ha facoltà sì ample come le datemi da Pio IX. Sono un piccolo papa in Africa.

Tuissimus in D.no
Daniele Comboni
Pro Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 461 (432) AL PARROCO DI S. MARTINO B. A.
AMV, c. "Missione Africana"

J.M.J.
Roma, 31/7 .1872
Mio cariss.o Prof.e Arcip.te,

3031
Reduce da Napoli e Bari ho trovato la sua carissima 19 giugno. Il mio pensiero volò subito al compianto D. Pietro suo indivisibile e incomparabile fratello, volò all'amico nostro carissimo e degnissimo Grigolin, presso il quale avevamo insieme passate sì belle ore inter pocula et gaudium. Sia sempre fatta la volontà di Dio.
3032
La S. Sede affidò al novello Ist.o delle missioni per la Nigrizia in Verona la più vasta, la più ardua e laboriosa missione dell'universo, l'Africa Centrale, mettendo la mia meschina persona alla testa di essa col titolo di Pro Vicario Ap.lico. E' più grande di tutta l'Europa, e conta più di sessanta milioni d'infedeli. Ieri il S. Padre mi ordinò di partire quanto prima per far la Visita apostolica e fondarvi case di ambo i sessi: sono più di 15 anni che non vi si amministra la Cresima, e che la S. Sede non n'ha un rapporto ufficiale. Messis multa, operarii pauci. Preghi e faccia pregare per me.
3033
Le spedisco due mie fotografie, una per lei, una per l'ottimo nostro Grigolin. Fra 1O giorni sarò a Verona. I miei 4 esploratori dopo 82 giorni di viaggio arrivarono dal Cairo al Cordofan e vi presero una gran casa con giardino, che io pagherò.
Mi saluti i miei conoscenti di S. Martino, e quella buona famiglia ove trincai con Monsig.r Giuliani, e preghi pel

Suo aff.mo Discepolo
Daniele Comboni
Pro Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale


N. 462 (433) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/98

Sia lod. G. e M. in et. e c. s.
Roma, 4/8 .1872
Eccellenza R.ma

3034
Finalmente sono sulla partenza: domani passo a Firenze, posdomani a Piacenza, giovedì a Verona. Dopo molto correre qua e là (poiché il P. Boero e Mgr. Bartolini ne sapeano poco) trovai l'Avv.o Morani, e seppi il punto a cui siamo per la Causa della venerabile Zia. Ne parlai focosamente al Papa in presenza di D. Pietro. A novembre vi sarà Congregazione generale sugli Scritti non di lei, ma sopra lei. Porto meco il sommario stampato. A quel che rilevai, si tratta di pecunia per fare andare avanti la causa. Tutti i santi hanno fatto strepitosi miracoli; ma nessuno ancora ha fatto il miracolo (dopo Urbano VIII) di essere canonizzato o lasciarsi canonizzare senza quattrini. Tutti però, cominciando dal Papa, sono magnificamente disposti verso tal Causa.
3035
Per rispondere alla sua dimanda se mi competa il titolo di Monsignore etc., cum rubore rispondo, che gli ufficiali di Propaganda mi dissero competersi gli accidenti (oltre la giurisdizione) episcopali alla dignità di ordinario e Capo di un Vicariato. Quindi in parte vestito, anello etc. Tutti i Vescovi con cui ho parlato, il Cardinale Monaco, Monsig.r Giacobini, e tutti quelli che son versati negli affari di Missione, molti Cardinali e Prelati Romani, l'autore dell'acta S. Sedis etc. mi dicono Monsignore. I documenti e facoltà ricevuti da Propaganda mi danno il titolo dovuto ai Vescovi cioè (R. P. D. Daniele) R.do Patri D.no Comboni. Insomma quasi tutti dicono competersi a me i titoli degli Ordinari. Giacobini nostro minutante dice essere io vero prelato Romano. Solo due ottimi Canonici Romani dicono che forse non mi si compete il titolo di Monsignore, perché non v'ha nessun decreto che statuisca al Pro-Vicario questo titolo. In tutto il mondo vi sono soli 5 Pro-Vicari Ap.lici.
3036
Documenti vari
Il mio predecessore Knoblecher succeduto a Ryllo aveva abiti Pontificali e si chiamava Monsignore, e tutti i Padri Agostiniani di Napoli (presso i quali Knoblecher morì) che me n'hanno mostrata la tomba, mi raccontarono le cerimonie fatte alla sua morte, e che fu esposto tre giorni in abiti Pontificali. Invece l'ultimo Pro-Vic.o Kirchner non avea nessun distintivo ne' pochi mesi che fu provicario. Quando la Propaganda scrive ad un Vescovo Vic.o Ap.co dice R. P. Leone Meurin Vescovo etc. Vic.o Ap.lico etc. Scrivendo ad un Pro-Vic.o ed a me scrive R.mo Signore D. Comboni etc. Provic.o.
3037
Ora che faccio io? Piglio tutto. Chi mi dice Monsignore, nulla gli oppongo; e del pari nulla oppongo, anzi ho piacere a chi mi dice R.do, o D. Daniele etc. Invece penso al gravissimo e tremendo incarico impostomi dalla S. Sede. Eccetto la veste lunga, e il collarino e l'an-

N.B. Di questa lettera manca la parte finale (dopo p. 4).


N. 463 (1158) - FIRMA SU UN ATTO NOTARILE
ANDV, n. 1235-129

Verona, 23 agosto 1872


N. 464 (1159) - FIRMA SU UN ATTO NOTARILE
ANDV, n. 1236-130

Verona, 23 agosto 1872


N. 465 (434) - ALL'ABATE CASARETTO
ACSR, Corrisp. Casaretto - Hadrian

Vienna, 9 settembre 1872
R.mo P. Abate e Padre mio dilettissimo,

3038
Colgo questa occasione per offerirle i miei più cordiali ossequi, e dirle che pria di partir da Verona avendo, in seguito alla lettera sua a D. Pio, offerto i suoi saluti a Mgr. Canossa Vescovo di Verona, mi ordinò di dirle che passando ella da Milano a Venezia, si fermi a Verona ad alloggiare nel palazzo Vescovile, che Monsignore sarà felice di passare un po' di tempo con lei che tanto stima ed ama. Io poi le dico che sono molto lieto di aver meco D. Pio, che ha fatto un'ottima impressione a tutti a Verona ed in Germania. L'ho fatto esaminare da famosi medici, e trovarono che certo guarirà soprattutto entrando nelle sue terre. Qui a Vienna poi fu veduto col più grande interesse da tutti, e credo che farà una grande ed ottima impressione anche a S. M. Apostolica, presso la quale domani alle dieci lo condurrò. Mi sembra assai buono e degno del nome che porta. Ma io nutro che esso sarà la prima pietra dell'Ordine benedettino osser-vante che pianteremo nel mio vasto Vicariato, e che in seguito al buon esito dell'impresa ella mi preparerà altri benedettini, che verranno a civilizzare l'infelice Nigrizia.
3039
Sì, quel santo Ordine che ha civilizzato il mondo deve compiere la sua Opera nell'Africa Centrale. Là io, coll'aiuto di Dio preparerò le case ed i terreni, e nello stesso tempo i mezzi pecuniari, e poi Ella deve assolutamente destinarvi dei soggetti cresciuti all'ombra del Sacro Speco per ispandere il loro santo spirito nella troppo infelice Nigrizia. Ciò che ora le parrà una chimera, in alcuni anni sarà cosa fattibile e messa in esecuzione. Io faccio ogni giorno voti per questo fine. L'Africa Centrale è grande, ed Ella può fare quel che vuole in quei paesi meglio che nella nostra infelice Italia, ove vi son più nemici da combattere che fra i neri* dell'Africa. D. Pio sta benis-simo. Viaggiò notte e giorno con me: i vomiti son divenuti più rari, ed una solerte cura lo ristabilirà perfettamente. Io la ringrazio frat-tanto di avermelo concesso. Preghi per me, che son felice di chiamarmi
Suo dev.mo figlio
Daniele Comboni
Pro-Vic.o Ap.lico dell'Africa Centrale

N. 466 (435) - AL P. STANISLAO CARCERERI
APCV, 1458/311
Cairo, 1 ottobre 1872
Concessione di facoltà
N. 467 (436) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 716-717v

Cairo, 5 ottobre 1872
E.mo e R.mo Principe,

3040
Innanzi tutto Le chieggo scusa per avere un po' troppo tardato a scriverle dopo la mia partenza da Roma. Le cure che io m'ebbi per ben disporre le cose in Europa a vantaggio della Nigrizia, e le occupazioni avute in Cairo dopo l'assenza di oltre due anni, non mi hanno permesso di soddisfare a questo mio dovere.
3041
Già fino da Roma io temeva che lo scandalo dato dal Governo della Sublime Porta di espellere da Costantinopoli il legittimo Patriarca degli Armeni Monsig. Hassun, avrebbe influito sullo spirito del Governo e dei musulmani d'Egitto, e che quindi potesse, o adesso, o più tardi, portare qualche conseguenza sull'apostolato dell'Africa Centrale. Non mi sono ingannato riguardo all'Egitto, poiché constatai qui in Cairo che i musulmani hanno fatto attenzione a quanto avvenne a Costantinopoli, benché qui non vennero ancora a nessun atto ostile contro la Xsa Cattolica.
3042
Sua Altezza il Kedive, che prima aveva attorno a sé francesi, ora comincia a circondarsi di prussiani, e cammina secondo il vento che domina oggidì in Europa. Quindi è che pel bene della Nigrizia giudicai opportuno di andare a Vienna ad ossequiare S. M. l'Imperatore d'Austria, per raccomandargli caldamente il Vicariato dell'A. C., del quale fin dal 1851 è protettore, nella ferma per-suasione, che attesa la sua alta influenza personale sul Kedive, resa più considerabile nell'occasione che S. M. venne in Egitto per la inaugurazione del Canale di Suez, potrebbe giovarmi per rag-giungere il mio scopo di operare il massimo bene per la Nigrizia. S. M. Apostolica mi ricevette in lungua udienza privata, e mi mostrò un vivo interesse per la missione, e mi promise la più ampla protezione; ciò che influì potentemente a mio favore sul Ministero degli Esteri; il quale rinfrancato dalle comunicazioni ufficiali del Nunzio Ap.lico a riguardo del Vicariato, ne scrisse subito all'I. R. Consolato Generale AustroUngarico d'Egitto, ove trovai gli animi ben disposti a favorirmi per ottenere dal Governo Egiziano un Firmano di pro-tezione per servirmene in tutti i possedimenti Egiziani dell'Africa Centrale.
3043
Al Card. Alessandro Barnabò - 5.10.1872
Il secondo fine per cui intrapresi il viaggio a Vienna fu di mettermi d'accordo coll'Eccelso Comitato della Società di Vienna detta Mariana, ed esporgli con bei modi il suo speciale mandato di coadiuvare con tutte le sue forze la Missione Cattolico-Apostolico-Romana dell'Africa Centrale, e di animarla a secondare pie-namente i giusti e retti desideri di Propaganda e del Provicario Apostolico. Fui lieto di trovare l'illustre Vicepresidente, il B.ne di Spens, anima della Società Mariana, tutto romano e papista, che ha cessato di essere Cesareo (fu però sempre buon cattolico) fin dall'epoca in cui il Governo Austriaco abbandonò le sue vie per rimaner vittima del moderno liberalismo. Riconobbi poi tutti i membri dell'Eccelso Comitato bene animati da vero zelo per far prosperare la Società a beneficio della Santa Missione.
3044
La Società Mariana, il cui più strenuo collaboratore fu il vecchio Barone di Spens, dal 1851 fino al 1867 erogò più di un milione di fiorini per l'Africa Centrale, cioè, la bella somma di cinquecentomila Scudi Romani. Oggidì essa è ridotta ai minimi termini.
3045
Qui in Cairo poi trovai abbastanza in buono stato gli Istituti dei negri, sul Regolamento dei quali renderò esatto conto all'E. V. R.ma. Non potei ancora ossequiare il veneratissimo Monsig. Delegato Ap.lico che stava in Siria; ed ora si trova sulle Stazioni del Canale di Suez.
3046
Io sto preparando le cose per la partenza per l'Africa Centrale, e col prossimo vapore le sottometterò il piano di questo importante viaggio, e della Visita Pastorale del Vicariato raccomandatami dalla saviezza e sollecitudine di V. E. R.ma.
Ringraziandola vivamente di quanto si è degnata di fare per la povera Nigrizia, Le rinnovo le mie proteste di perfetta obbedienza e devozione, colle quali ho l'onore di segnarmi

di V. Em.za R.ma
u.mo, ubb.mo ed ossq.mo figlio
Daniele Comboni
Prov.o Ap.co dell'Africa Centrale


N. 468 (437) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
"Les Missions Catholiques" 178 (1872), p. 633

Cairo, 10/10/1872

3047
In questo momento preparo la spedizione per Khartum e per il Cordofan, dove vado a fare la visita pastorale del Vicariato del-l'Africa Centrale. La partenza della carovana avrà luogo al mese di novembre. Ho un'invincibile confidenza nel successo di questa impresa benedetta dalla S. Sede e in quella di Pio IX, nostro Santo Pontefice, che ci accorda una benedizione speciale.

Daniele Comboni

Traduzione dal francese.
N. 469 (438) - AL P. HENRI RAMIERE
"Messager du Coeur de Jésus" XXI (1872), pp. 415-16

Cairo, Istituto dei Neri, 10 ottobre 1872
Molto rev. e carissimo

3048
Lei non ha dimenticato l'opera della rigenerazione dell'Africa Centrale, di cui ebbi la consolazione d'intrattenerla durante il Concilio e in vista della quale è stato fondato, a Verona, l'Istituto per le Missioni della Nigrizia. Questa Opera è consacrata ai Divini Cuori di Gesù e di Maria la cui protezione molto potente ci aiuterà, lo spero, a stabilire in una maniera duratura, la fede cattolica nelle immense regioni dell'Africa Centrale. Questa grande impresa ha appena ricevuto un inizio di esecuzione. La S. Sede ha affidato al mio Istituto il Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale, che si stende al Nord dall'Egitto a Tripoli e che si prolunga al mezzogiorno, fino al dodicesimo grado di Latitudine Sud. E' la diocesi più vasta del mondo, poiché si estende più dell'Europa intera.
3049
A P. Henri Ramière - 10.10.1872
Esso comprende più di 80 milioni di infedeli e non si contano, può darsi, duecento cattolici. Posto in qualità di Pro-vicario apostolico a capo di questo immenso gregge, è a lei, reverendo Padre e agli Associati, a cui sono ricorso per aiutarmi a fare rientrare nelle strade della vita questi sfortunati seduti all'ombra della morte. Occorre che il Divin Cuore di Gesù riconduca all'ovile della salvezza tutte queste pecore smarrite. Per ottenere questo miracolo mi propongo di cominciare la mia Missione con una consacrazione solenne di tutto il mio Vicariato a questo Cuore infinitamente misericordioso. Conto di eseguire questo progetto appena sarò arrivato a Khartum o al Cordofan. Ma perché il nostro omaggio sia meglio accolto dal Cuore di Gesù, desidero offrirlo in unione agli Associati dell'Apostolato della Preghiera. La prego, dunque, insistentemente di voler redigere bene l'atto di consacrazione, ispirandosi con tutto il suo zelo per la gloria del Cuore di Gesù.
3050
Se lei accondiscende alla mia preghiera e se i suoi Associati ci ottengono dal S. Cuore di Gesù, per l'intercessione dei Santi Cuori di Maria e di Giuseppe, le benedizioni che sole possono fecondare i nostri lavori, sarà per me un piacere indirizzarle dei rapporti sui successi della Missione.
"O la Nigrizia o la Morte", tale sarà fino alla fine della mia vita il mio grido di guerra.
Venga dunque in mio aiuto, mio carissimo Padre e mi creda nei divini Cuori che solo la nostra comune speranza
suo dev.mo Daniele Comboni
Pro-vicario dell'Africa Centrale
Traduzione dal francese.
N. 470 (439) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 718-719
J.M.J.
Cairo Vecchio, 15 ottobre 1872
E.mo e R.mo Principe,

3051
Nella speranza che l'E. V. avrà ricevuta l'ultima mia scrittale da questa capitale, vengo ora ad esporre e sottometterle il modo, col quale intenderei di attuare la prossima spedizione nell'Africa Centrale, essendo già bene avviato il negozio di un Firmano di protezione, che S. A. il Kedive sta per concedermi.
3052
Innanzi tutto debbo prenotarle che a Chartum vi è l'antica Stazione con un grande giardino, da un lato del quale sorge la vasta dimora dei missionari, e dall'altro la casa cosìddetta Casolani, perché vi abitarono i Missionari da Casolani a Gostner (dal 1848 al 1855). In quest'ultima vi sono attualmente circa trenta morette senza nessuna direttrice adatta. Parimenti ad El-Obed nel Cordofan abbiamo un vasto giardino, ove trovansi sparpagliate quattro piccole case, in una delle quali sonvi i quattro esploratori con alcuni moretti; ed in un'altra vi stanno alcune morette catecumene, una delle quali è una vecchia quasi senza denti, che fa da Madre Superiora.
3053
Tanto a Chartum che in Cordofan i cristiani di diverse sette, ed anche musulmani chiedono con insistenza che si aprano scuole.
Dopo aver ben ponderate tutte le circostanze, e caldamente supplicato il Signore a ben regolarmi in sì rilevante negozio, io sono convinto che sarebbe necessario di scegliere fin d'ora dai due Istituti di Cairo alcuni soggetti fra i più provati e maturi per occupare Chartum, che è provveduta del necessario; e dopo aver quivi stabilite e sufficientemente avviate due case, io mi recherei nel Cordofan con due sacerdoti e due fratelli laici per istabilir bene quella Stazione e prepararvi anche una casa femminile per installarvi a tempo opportuno le Suore e Maestre negre.
3054
Quindi è che io crederei opportuno di scegliere dagli Istituti preparatori del Cairo:
1¼. N¼. 5 Sacerdoti già acclimatizzati con N¼ 3 catechisti e pii artigiani europei.
2¼. N¼. 4 Suore con sette o otto Istitutrici negre provette.
La piccola famiglia maschile imbarcherei in una dahhaba, o nave con camere abbastanza comode. La famiglia femminile imbarcherei in altra ancor più comoda dahhaba. Le due barche camminirebbero sempre a piccola distanza l'una dell'altra, e così farebbesi il viaggio da Cairo ad Assuan, da Scellal a Corosco, e da Berber a Chartum.
3055
Per compiere poi il viaggio del Deserto da Corosco a Berber (da Assuan a Scellal non vi sono che due ore) eccone il modo. I cammelli sarebbero spartiti in due piccole carovane, l'una a dieci minuti dall'altra distante. Quella che andrebbe innanzi sarebbe la maschile; quella che starebbe addietro sarebbe la femminile, la quale sarebbe a certa distanza seguita da due Hhabir, o guide governative ottenute appositamente dal Gran Capo del Deserto. La notte poi le piccole carovane cattoliche sarebbero ricoverate sotto due grandi tende, che ora andiam preparando. In tal guisa io sono d'avviso che si compierà un viaggio sotto ogni aspetto conveniente, ed in modo affatto sicuro.
3056
Sotto l'amministrazione dei miei Predecessori Knoblecher e Kirchner si mangiò sempre al sabato di grasso, quando ne avevamo, per mancanza di olio. Dalle facoltà, che la S. C. si è degnata di accordarmi, non risulta per nulla l'indulto di mangiar di grasso il sabato. Certo i miei Predecessori n'avran ricevuto il permesso con documento particolare. Anzi a quei tempi mi si diceva che la S. C. aveva dispensato dal magro anche il venerdì, perché nell'Africa Centrale non esiste olio, e nel Fiume Bianco non si fa burro. Adunque per mia tranquillità di coscienza (non potendo la consuetudine avere forza di legge in una Chiesa bambina) supplico l'E. V. ad ottenermene speciale indulto da S. S. previa l'assicura-zione che ne userò con tutta cautela e prudenza.
3057
La settimana scorsa fui in Alessandria ad ossequiare Monsig.r Ciurcia, che mi consegnò l'inventario di Scellal. Non è di buona salute, benché vi sia qualche miglioramento. Noi preghiamo il Signore perché si degni conservare a s difficile e spinoso ufficio questo distinto Prelato, che difficilmente potrà avere un successore simile a Lui.
Nella fiducia di aver presto l'onore di ricevere venerati suoi scritti, le bacio la S. Porpora, e mi dichiaro colla più profonda venerazione

di V. E. R.ma u.mo, ubb.mo d.mo figlio
Daniele Comboni
Prov.o Ap.co

N. 471 (440) - A P. VENANZIO DA S. VENANZIO
AFDC, Lettere antiche
Cairo, 22 ottobre 1872
Dichiarazione sui beni di Scellal.

N. 472 (441) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier
/1/
Cairo, 28/10 .1872
Mia molto venerata Madre,

3058
A P. Venanzio - 22.10.1872; a M. Julien - 28.10.1872
Le ho già scritto e pregata insistentemente di mandarmi il più presto possibile Sr. Maria Bertholon con una o due Suore e le ripeto al presente la stessa preghiera; e se fossi a Marsiglia sarei capace di inginocchiarmi davanti a lei (senza farmi vedere dal card. Barnabò) per pregarla di donarmi, per l'Africa Centrale, Sr. Maria.
3059
Con ciò la mia faticosa e difficile Missione andrebbe perfettamente bene e io sarei ben contento, poiché tutte le Suore che lei mi ha dato, per la sua carità ben dirette con saggezza e spirito di Dio, hanno delle virtù per superare mirabilmente la difficoltà (che Sr. Veronica nelle sue lettere non ha mai segnalato) che scomparirà del tutto con la sistemazione che ne ho fatto. Anche la Superiora e Sr. Elisabetta (che non mancano di solide virtù) sarebbero al loro posto. Ma mi occorre Sr. Maria Bertholon come Superiora del Sudan e Sr. Veronica Superiora al Vecchio Cairo.
3060
Lei è una Madre, lei ha fatto un bene immenso alla mia Missione, bisogna continuarlo. Ho nominato un nuovo Superiore al Vecchio Cairo che ha una grande stima delle Suore e che è capace di conoscere e di correggere i difetti. Sr. Veronica ne è molto felice. Io voglio fare di Sr. Veronica una delle più capaci e migliori Superiore della Congregazione: ciò soprattutto per la perfetta osservanza della regola e per lo spirito della Congregazione.
3061
Per ciò che riguarda Sr. Giuseppina e Sr. Maddalena sia sicura che noi ne prenderemo una cura più che paterna. Al presente stanno mirabilmente bene: io conosco la loro malattia che l'Africa guarirà perfettamente, meglio che i medici che avevano spedito all'altro mondo pure me.
Sono le 12 e la posta sta per chiudere. Aspetto entro 15 giorni Sr. Maria. Conto sul suo grande cuore.
Preghi per me.
Suo indegno figlio
Daniele Comboni
Invii questa lettera ai cugini di Sr. Germana.

Traduzione dal francese.

N. 473 (442) - A MONS. LUIGI CIURCIA
AVAE, c. 23
Cairo, 30 ottobre 1872
Dichiarazione sull'inventario dei beni di Khartum.

N. 474 (443) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

Cairo, 11/11 .1872
Mia carissisma e venerabile Madre,

3062
E' con impazienza che aspetto la sua risposta alle mie lettere riguardo Sr. Maria Bertholon e qualche altra Suora. La partenza è fissata verso la fine di questo mese. Le case sono preparate in Sudan: se si ritarderà un mese in più si avranno delle difficoltà per il vento del Nord.
3063
Ho a mia disposizione due grandi barche o dahhabie, una per le Suore e le nere, l'altra per i Missionari. Con Sr. Maria Bertholon la mia Opera è in buone mani. Siccome Sr. Maria non può essere tranquilla che facendo la volontà di Dio espressa dalla Superiora Generale, così non ho mai scritto a Sr. Maria dopo il Concilio, cioè da due anni e un quarto.
3064
A P. Stanislao Carcereri - 16.10.1872
Il clima dell'Africa Centrale ha fatto talmente bene ai Padri Stanislao Carcereri e Giuseppe Franceschini che essi non sono mai stati malati; tutti e due hanno fatto il viaggio tra Khartum e Cordofan quattro volte.
Con me conduco nel Sudan il canonico Pasquale Fiore, Don Bortolo Rolleri, Don Vincenzo Jermolinski, Don Pio Hadrian, Don Abramo Riga. Sono tutti preti, più quattro agricoltori.
3065
Per quanto riguarda le Suore io la pregherei d'inviare le lettere d'obbedienza a Sr. Maria Bertholon, a Sr. Giuseppina Tabraui, a Sr. Germana Assuad e a Sr. Maddalena Caracassian e, se Sr. Maria viene con due Suore, occorrerebbe la lettera d'obbedienza anche a Sr. Elisabetta Cambefort. Lei avrà delle difficoltà, può darsi, su Sr. Maddalena a causa della sua salute: noi crediamo che il viaggio e il soggiorno del Sudan le farà bene. D'altra parte mi occorre una Suora per condurre al Cairo una ventina di nere che abbiamo a Khartum. Entro quattro anni noi verremo da Khartum al Cairo col treno in quattro giorni. Io mi aspetto molte croci e dei trionfi.
3066
Nell'attesa la prego di prepararmi delle Suore orientali come Sr. Giuseppina e Sr. Germana e io sono pronto a offrirle 500 franchi per le spese del Noviziato di ciascuna. Per il sig. Lorenzo io le pagherò 5.000 franchi alla prima offerta della Propagazione della Fede, che non deve tardare molto. Mia buona Madre, attendo Sr. Maria. Le Suore stanno bene, grazie a Dio.
Aspetto le sue lettere, preghi per
il suo figlio Daniele Comboni
Le domando perdono per questo inchiostro: scrivo dalla casa dei Frères.

Traduzione dal francese.


N. 475 (444) - AL P. STANISLAO CARCERERI
APCV, 1458/313
Cairo, 16 novembre 1872
Nomina a Vicario Generale interinale del Vicariato dell'Africa Centrale.
N. 476 (445) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier
J. M. J.
Cairo, 18/11 .1872
Mia veneratissima Madre,

3067
Il ritardo di Sr. Maria e di quelle che lei ha la bontà di accordarmi mi dà molto da pensare. Ma spero che nei Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe il suo cuore materno e colmo di carità di Gesù Cristo, non vorrà ritardare l'opera della conversione di più di cento milioni di anime, di cui le Suore di S. Giuseppe sono le prime Apostole. Mi occorrono due Superiore. Ma ci dia Sr. Maria e io sono a posto. Con Sr. Maria, Sr. Giuseppina Tabraui, Sr. Germana e qualche altra, noi fondiamo un'Opera magnifica. E' difficile trovare delle Suore così generose come queste. Se le Suore arabe sono come queste, le assicuro che la Chiesa cattolica ne ricaverà molto vantaggio nell'Africa Centrale.
3068
Per la nostra cara Sr. Maddalena le ha scritto Sr. Veronica. Noi abbiamo tutta la speranza che ella si ristabilirà. La Superiora dell'ospedale e il medico hanno condannato a morte anche il P. Franceschini, dandogli 15 giorni di vita ed egli ha fatto il viaggio da Khartum al Cordofan e sta molto bene, poiché per i tisici il clima del Cairo è buono e quello del Sudan è molto buono.
3069
Se lei non mi manda subito Sr. Maria io perdo un anno. Per l'amor di Dio e di S. Giuseppe faccia questo sacrificio.
Mille doveri alla Madre Assistente e a tutte le Suore dal

suo um.mo figlio
Daniele Comboni
Traduzione dal francese.


N. 477 (446) - AL CARD. JOSEPH O. RAUSCHER
AEV

Dagli Istituti dei neri del Cairo (Egitto)
21 novembre 1872
Eminentissimo e Rev.mo Principe,

3070
E' noto a Sua Eminenza Rev.ma che la Santa Sede Apostolica nell'anno 1846 ha eretto il Vicariato dell'Africa Centrale e ha mandato colà alcuni Missionari di diverse nazioni, e un Vescovo, sotto la celeberrima guida di P. Ryllo S.J. polacco.
3071
Ma i lacrimevoli effetti della nefasta rivoluzione dell'anno 1848 avendo impedito alla Santa Romana Congregazione di Propaganda Fide e alla pia Società della Propagazione della Fede di Lione e di Parigi di mandare ulteriori aiuti a questa Missione, il mio venerabile Predecessore Dr. Ignazio Knoblecher, della Diocesi di Lubiana, non avendo certamente perduto la speranza per tanto grave dimenticanza, ritornato in Europa, subito trovò sentimenti di straordinaria pietà nel magnanimo cuore del nostro augusto Imperatore Francesco Giuseppe I, il quale mosso da compassione di tante innumerevoli ed infelicissime tribù dei Camiti, che gemevano sotto il giogo di Satana, non solo elargì molti sussidi dal suo regale peculio al R.mo Pro-Vicario, ma anche si degnò di accogliere sotto la sua protezione il Vicariato dell'Africa Centrale.
3072
Egli poi si diede pensiero che il Vicariato fosse tutelato da "firmani" della suprema autorità dei Turchi, insieme con l'apertura del Consolato austriaco, che ha sede a Khartum. Con la sua autorità rafforzò l'istituzione della famosissima Società di Maria, comunemente conosciuta sotto il titolo di "Marienverein", fondata a Vienna con lo scopo di raccogliere aiuti per il sostentamento della Missione.
3073
Da ciò avvenne che i venerabili Vescovi di tutto l'Impero risposero con sollecitudine ai secolari gemiti di milioni, anzi di cento milioni di pagani, quanti sembrano essere gli abitanti dell'Africa Centrale, esortando con appassionatissimo zelo i propri fedeli diocesani a raccogliere ingenti somme di denaro per soccorrere quelle genti, mandandole all'eccelso Comitato Mariano per tale Missione.
3074
Ma, se non sembra che i frutti dei Missionari dell'Africa Centrale rifulgano per il momento di un certo grande splendore a causa delle grandissime difficoltà che si opposero al ministero dei Missionari, tuttavia le loro fatiche apportarono non piccoli benefici, e concretamente: tra il Tropico del Cancro e l'Equatore, lungo il Nilo e il Fiume Bianco, sono state fondate quattro Stazioni cattoliche.
3075
Si sono pure studiati i costumi, le leggi, le superstizioni, l'indole e i difetti di molte popolazioni. Sono state esplorate vastissime regioni e visitati villaggi. Lingue sconosciute, come quelle dei Denka e dei Bari, furono fatte stampare con caratteri austriaci, grazie all'opera dell'Ill.mo Prof. Mitterrutzner di Bressanone.
3076
Come tutte le Opere di Dio, anche questa ha dovuto sperimentare difficoltà e grandissime fatiche causate dalla crudeltà degli uomini, dall'inclemenza del clima, ecc. Sono queste difficoltà che mettono la firma alle Opere di Dio, cioè le istituzioni della Chiesa e delle Missioni Apostoliche.
3077
Al Card. Joseph O. Rauscher - 21.12.1872
Forse che difficoltà d'ogni genere, persecuzioni, morti cru-
deli furono talvolta insuperabili impedimenti per gli Apostoli
di Cristo? Non furono più gloriosi i combattimenti e i trofei degli Apostoli là dove furono maggiori le difficoltà? Il sacrificio non è
il prezzo della Redenzione e il sangue dei Martiri il seme di cristiani?
3078
Questo accadde, o Em.mo e R.mo Principe nella missione dell'Africa Centrale. Sono caduti uomini forti, ma la divina Provvidenza ne ha suscitato degli altri la cui ultima parola, ispirata dalla carità di Cristo, sarà sempre questa: O Nigrizia o Morte!
3079
Per disposizione della divina Provvidenza ho fondato a Verona l'Istituto delle Missioni della Nigrizia, e aperti al Cairo d'Egitto due collegi, uno maschile e uno femminile, per educare il clero indigeno, per istruire gli indigeni nei lavori artigianali, e anche per assuefare i Missionari europei al clima delle regioni interne dell'Africa.
3080
Il Santissimo Signore Nostro Pio IX, udito il parere della S. C. di Propaganda Fide, reso noto nell'assemblea generale del 21 maggio di quest'anno, stabilì che tutto il Vicariato dell'Africa Centrale fosse affidato ai sacerdoti veronesi dell'Istituto Missionario per la Nigrizia, e si degnò di mettermi, benché indegno, a capo di questa ardua e laboriosissima Missione, con l'ufficio e le facoltà di Pro-Vicario Apostolico.
3081
L'Em.mo Card. Barnabò, Prefetto Generale della S. C. di Propaganda Fide, mandò una lettera alla Società di Maria di Vienna, esortando i membri della Società a moltiplicare gli sforzi per raccogliere aiuti da ogni parte del vasto impero austro-ungarico in favore di questa Missione.
3082
Ecco dunque, Em.mo Principe, al suo cospetto questa infelicissima Nigrizia che siede nelle tenebre, che si scosta dal retto cammino, che è sul punto di cadere in precipizi, perché senza luce, senza Fede, senza Dio. Si tratta della salvezza di tutta l'Africa Centrale che comprende la decima parte di tutto il genere umano, e che è più estesa di tutta l'Europa. Ecco dinanzi a Sua Em.za la più estesa e difficile Missione di tutta la terra, che va dal Tropico del Cancro al 12¼ grado di latitudine australe, che gode della protezione del glorioso vessillo dell'Imperatore.
3083
Orsù, Em.mo Principe, per il Cuore di Gesù Cristo, si degni di far sua questa causa; e mentre noi ogni giorno ci affatichiamo con sudore, fatiche e sangue per questa vigna abbandonata, esorti, di grazia, i piissimi fedeli della sua Diocesi a pregare intensamente e a elargire aiuti ed elemosine alle Missioni dell'Africa Centrale. Si degni di mandare le offerte alla Società di Maria di Vienna che farà conoscere tramite i suoi Annali, le nostre fatiche, i nostri viaggi e anche le conversioni dei popoli dell'Africa Centrale.
3084
Fra pochi giorni partirò dal Cairo verso le sperdute regioni dell'Africa Centrale con un gruppo di Missionari, Suore e di artigiani, i quali essendo già acclimatizzati, si adatteranno più facilmente al micidiale clima delle regioni interne dell'Africa. Così si adempirà quanto dice la S. Scrittura: "Venient legati ex Aegypto, Aethiopia praevenient eos".
Prostrato ai suoi piedi umilmente Le raccomando questa causa, e con animo grato mi sottoscrivo nel Cuore di Gesù e di Maria
di V. Em.za R.ma
u.mo ed oss.mo servo
Daniele Comboni
Pro-Vicario Apostolico dell'Africa Centrale
Traduzione dal latino.


N. 478 (447) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

Cairo, 24 novembre 1872
Mia carissima e venerabile Madre,

3085
Il ritardo dell'arrivo di Sr. Maria Bertholon è indice e significa che il suo gran cuore accorda questa ammirevole Suora all'Africa Centrale. Lei avrà ricevuto le mie lettere con le quali io la pregavo di sollecitare l'invio di questa Suora. Negli Istituti si è fatta una novena a S. Giuseppe per ottenere da lei la grazia di questa Suora e il 29 cominceremo un'altra novena all'Immacolata Concezione per lo stesso scopo. La Santa Vergine e S. Giuseppe sono più forti di tutto il mondo e lei mi manderà Sr. Maria.
3086
Ma se lei ritarda, Madre mia, a mandarmela, lo scapito del suo ritardo è molto considerevole: più noi ritardiamo più il prezzo delle barche aumenta, perché perdiamo il vento favorevole e le barche costano il doppio e invece di arrivare al Cordofan entro due mesi, arriveremo anche entro tre. Domani partiranno due Missionari e tre Fratelli per preparare i cammelli nel deserto e le case nelle due Stazioni. Una bella e lunga lettera di P. Stanislao che mi scrive dal Cordofan e che descrive la condizione di migliaia di ragazze che le nostre Suore possono salvare e guadagnare a Gesù Cristo, ha fatto lungamente piangere le Suore e le nere che si sono gettate alle mie ginocchia dicendomi: "Padre mio, per l'amore di Dio partiamo subito, andiamo a salvare queste povere anime abbandonate. Se fosse qui la nostra Madre generale ci manderebbe subito."
3087
Naturalmente io pure non ho potuto fare a meno di piangere, noi piangemmo tutti e tutte. Oh se Sr. Maria fosse stata qui, avrebbe pianto e ora noi saremmo partiti. Il viaggio in questa stagione è assai facile e delizioso. Il Cordofan ha reso ben forti e robusti i nostri Missionari. Sr. Giuseppina voleva partire con i nostri Padri del-l'avanguardia e dice che io, avendo ricevuto le Suore per lo scopo del mio Vicariato, avevo il potere di inviarla. Ma prima io voglio avere le obbedienze.
3088
Alla Madre Emilie Julien - 24.11.1872
Ora tutto è preparato: due grandi barche, una per le Suore e le nere, l'altra per me e i Missionari sono a mia disposizione. Le provviste sono fatte: noi non attendiamo che Sr. Maria. Se Sr. Veronica ha rifiutato di ricevere i soldi per le Suore, non lo farà più ora.
Aspetto Sr. Maria per dare alla Superiora dell'Africa Centrale un anno in più per lei e le Suore che dipendono da lei e per dare alla Superiora del Vecchio Cairo i soldi per lei e le sue Suore che restano al Cairo. Del resto tutto quello di cui avranno bisogno (oltre al loro affitto) la missione lo provvederà sempre, poiché esse sono le nostre figlie e lavorano con uno zelo ammirevole. Oh, se avessi dodici Sr. Giuseppine, dodici Sr. Germane e dodici Sr. Maria Bertholon l'A-frica Centrale sarebbe convertita a metà. Suor Giuseppina Tabraui è più forte e più robusta di me. E' da 20 giorni che lavora per quattro.
3089
Madre mia, mi occorrono cinque Suore per il Sudan. Donandomi Sr. Maria io sono provvisto di due brave Superiore, poiché Sr. Giuseppina è una brava Superiora. Non mi manca niente. Nel Sudan bisogna aprire due case di grande importanza. Sottinteso che occorre che per l'anno venturo lei mi prepari ancora almeno cinque Suore, delle quali la maggior parte sia araba.
3090
La prego per l'amore di Dio di telegrafare a Sr. Maria per farla venire a Marsiglia e inviarla in Egitto. Metta tutto a mio conto e subito verrà rimborsata di tutte le spese. Se in 15 giorni le Suore non sono al Cairo è una grande disgrazia per me e per la mia Missione. Disgrazia per me anche di fronte al Cardinale che mi ha ordinato più volte di recarmi in fretta alla mia Missione. Al presente è a causa di Sr. Maria che non posso partire per il mio Vicariato. Aspettare un'altra stagione è un grande male per la Missione e una spesa di più di 20.000 franchi in più. Per l'amore di Dio non mi faccia più perdere del tempo. Spero che la Santa Vergine e S. Giuseppe saranno più potenti di Lei e di tutte le croci.
3091
In quanto a quelle che restano al Cairo, oltre l'opera delle nere, hanno la scuola della parrocchia del Cairo Vecchio che diventa casa nostra, avendo chiusa la vecchia casa dove c'era l'ex madre Caterina e Marietta. Più tardi le nostre Suore possono aprire, nella nostra grande casa, un pensionato. Io dico che le nostre Suore potrebbero farlo anche entro qualche mese. Così al Cairo, che sta diventando una delle prime capitali del mondo, all'insaputa di tutti e senza che nessuno possa opporsi, le Suore di S. Giuseppe possono per mezzo mio aprire e reggere un magnifico pensionato, che più tardi sarà trasportato nel centro della città dove io costruirò.
3092
Aspetto velocemente Sr. Maria; mille complimenti alla Madre Assistente; che Dio esaudisca la preghiera del

suo sfortunato figlio in G. C. (se non arrivano le Suore) Daniele Comboni
Pro-vicario Ap.lico dell'A. C.
Questa mattina è arrivato qui il fratello di Sr. Germana che è venuto da Aleppo per trovarla. Alloggia da me. La prego di spedire a Lourdes questa lettera inclusa.

Traduzione dal francese.


N. 479 (448) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

Cairo, 30/11/72
Mia rev.ma Madre,

3093
Sono ben sfortunato perché non vedo né lettere né Suore. La Propaganda m'ha fatto gentilmente comprendere che bisogna che io parta per l'Africa Centrale. Ho scritto al card. Barnabò il piano che seguirò per le carovane di Suore e di nere e di Missionari nel viaggio di Khartum e del Cordofan e questa mattina Sua Eminenza m'ha scritto una lettera con la quale egli loda molto le precauzioni e le misure di prudenza che sto prendendo per questo grande viaggio e mi dimostra che ha letto con molto piacere questo piano e che pregherà il buon Dio affinché benedica il mio viaggio e la mia impresa.
3094
Questi ultimi quindici giorni in cui ho aspettato Sr. Maria e le Suore mi sono sembrati quindici anni. Il buon Dio vuol ben donarmi delle croci per suo mezzo. Martedì scorso ho mandato due missionari e quattro fratelli per preparare i cammelli nel deserto e le case delle Suore a Khartum e al Cordofan. Siccome essi sono sei solamente, faranno il viaggio in 50 giorni. Avevo trovato per loro una barca quindici giorni fa (questa bella barca era preparata per le Suore) a un prezzo conveniente. In questa settimana le barche costano il triplo.
3095
Fra 15 giorni le barche costeranno di più, i cammelli di più e il viaggio sarà più lungo a causa dei venti del Nord che diventano più deboli. Là nell'Africa centrale ci sono tante anime che aspettano; le nostre Suore qui sono piene di zelo e sono impazienti di partire. Io mi trovo sulle spine a causa del ritardo di Sr. Maria che lei mi ha promesso molte volte a Roma. Andai all'ospedale per consigliarmi con questa buona Superiora ed ella mi ha detto che non sa la ragione di questo ritardo. Tuttavia mi sembra di aver capito che lei non mi manda, può darsi, le Suore perché al mio arrivo al Cairo non ho consegnato alla Superiora la moneta che io devo dare alle Suore, secondo la nostra Convenzione. Non posso credere ciò della mia Madre.
3096
Alla Madre Emilie Julien - 30.11.1872
Appeno sono arrivato al Cairo ho preso 1500 franchi e li ho offerti alla Superiora; ella non ha voluto riceverli e in lei ciò è stato per generosità. Ma io non l'ho forzata a prendere questi soldi, perché ero sicuro che all'arrivo di Sr. Maria li avrebbe accettati. E questo può darsi sia meglio, perché allora io do a Sr. Maria i soldi per le Suore che lei destina all'Africa Centrale e a Sr. Veronica queli per le Suore che resteranno al Cairo. Infine, la prego, mia buona Madre, se ha delle osservazioni da farmi, le faccia senza alcun riguardo, poiché lei sa che l'ascolto e mi attengo al suo giudizio. Lei sa che le sue lettere e i suoi ordini mi fanno più impressione che quelli del Cardinale, per quanto io stimi molto il nostro Padre e lo considero come il rappresentante di Dio.
3097
Il ritardo delle Suore m'ha già portato molto detrimento nell'opera di Dio e, se lei ritarda ancora quindici giorni, ciò sarà un grande male per l'opera.
Siamo nella novena di S. Francesco Saverio e dell'Immacolata Concezione, che noi facciamo per il prossimo arrivo di Sr. Maria e delle Suore. Voglio vedere se la Santa Vergine e S. Francesco Saverio sono più forti di lei. S. Giuseppe è stato un po' sordo e pigro questa volta. Io credevo di vedere Sr. Maria al Cairo, almeno nel mese di ottobre. Ecco che siamo in dicembre e le Suore non sono ancora arrivate. Sono ben sfortunato!
3098
Per due case mi occorrono almeno sei Suore: mi mandi almeno sei obbedienze. Per le Superiore, una è Sr. Maria, l'altra, la prego, Sr. Giuseppina Tabraui. Sr. Giuseppina è forte più di me e lei. Per quanto insista perché si curi, ella non si cura molto, ma ha molto giudizio e il magnifico clima dell'Africa Centrale e del Cordofan le farà molto bene. In quanto a Sr. Maddalena sono sicuro che il clima del Cordofan e la vita attiva e Sr. Maria che l'ama molto, le faranno del bene e la ristabiliranno in salute. Non ci tengo al verdetto del medico dell'ospedale che dice che i polmoni di Sr. Maddalena sono marci. Egli si è sempre sbagliato su noi; la Superiora dell'ospedale segue il parere del dottore, ma io ho consultato degli altri medici e soprattutto il nostro: egli non trova il male che vede il medico dell'ospedale.
3099
Le cure che noi appporteremo a Sr. Maddalena e l'ottimo clima dell'Africa Centrale fortificheranno Sr. Giuseppina e Sr. Maddalena. Aspetto le obbedienze di queste due buone Suore. In cinque anni da che noi siamo in Egitto e in Sudan, nessun europeo dei nostri Istituti è morto su 37, grazie al nostro modo di vivere e alle cure che abbiamo di loro.
3100
Per amore di Dio abbia pietà di me: sono sfortunato. Ora che Dio mi ha mandato i mezzi per sostenere la Missione, sono sfortunato per il ritardo delle Suore. Nella notte non dormo due ore: non posso avvicinarmi al Nilo, vedendo il vento così bello e così favorevole perché ritorno a casa sognando e triste, pensando che fra un mese avremo, può darsi, il vento contrario e ci vorrà un mese di più per il viaggio e almeno 2000 franchi in più da spendere. Sgrido S. Giuseppe con ragione perché egli dorme.
3101
La Superiora dell'ospedale m'ha detto ieri che lei ha delle coperte da 4 franchi l'una. In una parola: me ne mandi 40, anche tutto quello che lei crede necessario per le Suore e le nere, sia al Cairo che nell'Africa centrale, lo comperi e mi mandi la nota così che le farò rimborsare dal mio banchiere di Roma e di Colonia.
Nella speranza che lei mi toglierà questa pena che mi consuma la vita (e le Suore ne sono testimoni) raccomando l'affare alla S. Vergine e mi firno nei Cuori di Gesù e di Maria con tutto il rispetto

Suo indegno e sfortunato figlio
Daniele Comboni
Pro-vicario Ap.lico dell'A. C.
Traduzione dal francese.


N. 480 (449) - A MADAME A. H. DE VILLENEUVE
AFV, Versailles

Cairo, 12/12/1872
Mia carissima e venerabile Signora,

3102
A Madame A. H. De Villeneuve - 12.12.1872
Non creda che possa dimenticarla un istante e cessare un solo giorno e dire una sola Messa senza pregare per lei. Lei sa che l'ho scritta nel mio cuore, così come il mio caro Augusto, la signora Maria e tutti quelli che le appartengono. Le mie occupazioni sono così gravi che non ho potuto scrivere molto. Ma le scriverò delle ben lunghe lettere dalla mia barca. Parto in questo mese con 33 persone per il Centro dell'Africa. Il viaggio è di tre mesi e io passo il deserto con molte preoccupazioni e dispiaceri. Ho la Missione più vasta e più laboriosa dell'universo intero: 100 milioni di abitanti. Legga le "Missions Catholiques", bollettino di Lione e il "Messaggero del S. Cuore" di dicembre; vi troverà la mia opera.
3103
Nell'attesa mi scriva sue notizie e della sua famiglia. Dica a Urbansky che mi scriva e gli dica che la sig.na Ernestina è qui al Cairo con le nostre Suore di S. Giuseppe nei miei Istituti. Io sono robusto, ma preghi per me e i miei neri. Ho due case a Verona, due al Cairo e sto fondandone due a Khartum e due al Cordofan. Le scriverò presto dalla mia barca.
Mille affettuosi complimenti ad Augusto, alla signora Maria, a tutti dal suo
aff.mo D. Comboni
Pro-vicario dell'A. C.
Traduzione dal francese.
N. 481 (450) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

Cairo, 15/12 72
Mia rev.ma Madre,

3104
La nostra cara S. Maddalena è ritornata da Gerusalemme con una perfetta salute. Ella è molto forte e io sono felice di aver ottenuto il mio scopo. Ella sarà una buona Suora per l'Africa Centrale. Sr. Giuseppina è in perfetta salute. In questi giorni ha lavorato per due. Io conosco a fondo la loro indisposizione fisica: l'Africa Centrale è la prima medicina per loro.
3105
Lei ha saputo della morte di Mons. Valerga. I Francescani hanno già fatto il loro piano. Essi proporranno Mons. Bernardino Trionfetto, Vescovo di Terracina Sezza e Piperno, come nuovo Patriarca di Gerusalemme. Egli è stato Custode di Terra Santa e Generale dell'Ordine Francescano. Egli è buono con le Suore di S. Giuseppe, ma una volta fissato per principio che il Patriarca sia un francescano, tutte le Congregazioni non francescane, le missioni stabilite dal Patriarca Valerga, il Seminario di Bethgialla e il Capitolo e le Suore di S. Giuseppe finiranno per essere allontanati da Geru-salemme e dalla Palestina.
3106
Se la Propaganda nominerà un francescano, a mio avviso, farà un sacrificio di prima classe. Mi sembra che, per l'interesse della Congregazione di S. Giuseppe non sarebbe male se Sr. Caterina a Roma, con la sua ammirabile maniera, facesse conoscere a Sua Eminenza la situazione (ciò glielo dico in confidenza) e sondasse il terreno etc. etc. Lei mi ha ben compreso. Le Clarisse del Cairo si credono già sicure di stabilirsi presto a Gerusalemme. Che arrivi sempre la volontà pura del buon Dio.
3107
I miei Missionari a Gerusalemme hanno parlato molto a Sr. Angelica Feruai che è a Gerusalemme e desidera ardentemente di essere mandata nell'Africa Centrale. Sr. Maddalena mi dice che la Superiora, Sr. Cipriana, sarebbe contenta di lasciarla andare. Ella gode della confidenza di Sr. Giuseppina. Dunque, la prego per amore di Dio, di metterla a mia disposizione e d'inviarle l'obbe-dienza per l'Africa Centrale. Sarebbe ancora una grazia per me che lei inviasse l'obbedienza anche a Sr. Maria Alfonsina Gattash di Gerusalemme. Se lei mi concede questa grazia, invierò il denaro a Gerusalemme, o meglio ordini a Sr. Cipriana di mettere a mio carico il prezzo del viaggio.
3108
La nera Giuseppina, dopo aver fatto enormemente soffrire le Suore, è scappata da noi e si è presentata ai Francescani e ora è presso le Clarisse per ordine di Mons. Delegato. Ho stabilito di mai ricevere delle nere d'Europa, poiché hanno mille pretese e sono la morte delle Suore. La prego dunque di non mandarmi altre nere e dica a Don Biagio che pensi egli stesso alle sue nere. Io gli ho scritto chiaramente. Con le nostre Suore arabe, noi faremo più frutti con meno spese. Sono imbarazzato se lei non mi manda delle Suore. Io, poiché mi hanno detto che lei ha acconsentito, partirò con Sr. Giuseppina, Superiora. Ella è molto abile, prudente e buona.
3109
Alla Madre Emilie Julien - 15.12.1872
Per pagarla, poco a poco, mi occorrono molti sacrifici poiché è soprattutto in questo primo anno del mio Provicariato che mi abbisogna molto denaro. Non è conveniente che chieda alla Propagazione della Fede per pagarla. Ho appena avuto la bella somma di 45.000 franchi e dei quali non ho più niente e non mi conviene domandare di nuovo. Ma farò così: prima della fine di dicembre bisogna che scriva a Lione la nota delle spese presunte dell'anno 1873 e lo stato della Missione, i debiti etc. Farò noto al Presidente del debito di 8.000 franchi verso di lei e lo pregherò di farle passare 5.000 franchi. Per il resto cercherò di pagarla in altro modo. Pensi che ho due case al Cairo, due ne avrò a Khartum e due nel Cordofan, nonché due a Verona. Il tutto sulle mie spalle e sulla mia tasca. Io non ho altro economo che S. Giuseppe, che qualche volta è sordo e pigro, ma io cercherò di pagarla il più presto possibile.
3110
Non mandi nessuna nera, né beduina, né nessuno eccettuate le Suore: di questo la pregano tutti i i preti e le Suore. Il male che ci ha fatto questa folle Giuseppina è immenso. Non accetto alcuna nera che vuole maritarsi ora. Quando avrò fatto la visita pastorale della Missione e che avrò visto e ben esaminato ogni cosa con le nostre Suore ed esaminato la condizione che subiranno le nere d'Europa con lo sposarsi, scriveremo a lei ciò che occorre fare. Per il momento è meglio che le ragazze nere che vogliono maritarsi rimandano in Europa invece di venire in Egitto.
3111
Per le Madri della Nigrizia a Verona, non ho alcuna fiducia che possano riuscire a intraprendere una piccola missione. Quelle là vanno molto bene per la clausura, ma per l'Africa mi occorrono dei soldati come Sr. Giuseppina e Sr. Maria Bertholon.
3112
Il mio Vicariato è 12 volte più grande della Francia e vi è posto per 30 Congregazioni, di cui la prima è e sarà sempre quella di S. Giuseppe dell'Apparizione che ha condiviso le prime pene e sofferenze della fondazione. Poi mai in una stazione cattolica metterei due Congregazioni. Su questo ho avuto abbastanza esperienza e ho visto molte cose al Cairo dove ci sono tre sole Congregazioni.
3113
Sr. Giuseppina non vuole accettare di essere Superiora, ma non tema: insista sempre fino a che ella accetti. Al presente è abbastanza matura e piena di giudizio; quella che ha bisogno di essere guidata è Sr. Germana che sarebbe una buona apostola se si lasciasse guidare. Spero di riuscirvi. Sr. Elisabetta è piena di abnegazione e di virtù malgrado la sua testa; ella verrà certamente nell'Africa Centrale. Io la terrò sempre nella mia Opera. Sfortunatamente al presente ha contro varie Suore e nere, vedrò come ci aggiusteremo.
3114
La prego di destinarmi per marzo quella che le ho domandato 50 giorni fa, che finirà il suo Noviziato. Per questa le invierò 500 franchi. Ma la prego per le due di Gerusalemme, di cui le ho parlato. Pensi che non sono che la donna e S. Giuseppe che convertiranno l'Africa Centrale.
Voglia gradire, Madre mia, l'assicurazione di tutto il mio rispetto in Nostro Signore

Daniele Comboni v. Ap.
Traduzione dal francese


N. 482 (1160) - ATTESTAZIONE
Presso una Famiglia ad Helouan (Egitto)

Cairo, 20 dicembre 1872

Attestazione sull'autenticità di Relique.


N. 483 (451) - ALLA MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

J.M.J.
Cairo, Xbre 1872

3115
Ho da poco scritto al nostro Re Enrico V che le Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione sono le prime Apostole della Nigrizia. Gli ho parlato della Congregazione, soprattutto alla Regina che è a Frosledorf. Legga la fine del mese di dicembre del Messaggero del S. Cuore e vedrà che gli Associati dell'Apostolato della Preghiera pregano durante questo mese per l'Africa Centrale. Il rev. P. Ramière mi ha scritto una bella lettera. Tutte le Suore sono molto dedite: Sr. Maria Bertholon è la più capace d'essere Superiora, è al di sopra di ogni elogio, così come Sr. Giusepppina Tabraui; a mio avviso e a quello del P. Angelo, Prefetto di Tripoli e di tutti i Missionari, Sr. Giuseppina sarebbe una Superiora incomparabile.
3116
Mi mandi dunque l'obbedienza per questa Suora, come Superiora del Sudan. Per la sua salute il Sudan le darà 12 anni di vita in più. Ho comprato un'asina per lei e per Sr. Maddalena; Sr. Germana è assai zelante, bisogna calmarla, è una Suora incomparabile; mi mandi anche la sua obbedienza. Non le parlerò, mia rev. Madre dell'importanza dell'Apostolato delle Suore nell'Africa Centrale. Qui i malati vengono a centinaia ogni giorno per essere guariti dalle Suore. Sr. Germana ora è qui, Sr. Rosalia è a Tunisi.

Daniele Comboni
Traduzione dal francese


N. 484 (452) - NOTE VARIE
ACR, A, c. 22/5 n. 9
Cairo, dicembre 1872


N. 485 (453) - ELENCO DEI VESCOVI D'ITALIA
ACR, A, c. 18/20
1872


N. 486 (454) - AL CONTE LUIGI MINISCALCHI
ASC
Roma, 1872

Autografo su immagine del S. Cuore di GESU', di MARIA e di S. GIUSEPPE


N. 487 (455) - AL P. GIUSEPPE FRANCESCHINI
APCV, 1458/395
1872
Concessione di facoltà.


N. 488 (456) - APPUNTI SULLE MISSIONI D'AFRICA
ACR, A, c. 18/19, nn. 1-6
1872


N. 489 (457) - AUTOGRAFO SU FOTO
ACR, sez. fotografie
Roma, 1872


N. 490 (458) - AUTOGRAFO SU FOTO
ACR, sez. fotografie
1872
Documenti vari

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