1 8 6 6

N. 175 (164) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/19

Scellal (Nubia Inferiore), 7/1 = 66
Mio carissimo D. Francesco,

1204
Chi sa cosa avrà detto nel vedere che io mai le scrivo! Fui tanto affogato da occupazioni che una sola volta scrissi al Sup.re D. Tomba dacché ho abbandonato l'Europa. Ciò basta a mia giustificazione.
A Don Francesco Bricolo - 7.1.1866
Le voglio narrare un piccolo abrégé de mon voyage iusqu'ici à Scellal. Dopo che ho lasciato Vicenza, ove ho veramente goduto una giornata felicissima in seno alla verace amicizia, andai a Verona, ove ai 26 ott.e mi comparve il P. Lodovico, accompagnato da Giuseppe Habachy già prete frate, e due mori terziari vestiti da frate, coll'ordine espresso della Propaganda di unirsi meco ed andare all'Africa per occupare Scellal, e combinar meco la divisione del Vic.to Ap.co dell'Africa Centrale. Senza pigliar svolte il P. Lodovico, mi fece questa proposizione: "Io non ho nemmeno un centesimo: pensaci tu a condur la carovana a Vienna ed a Cairo: al resto penserò io." Grazie del complimento, dissi fra me; feci il segno di Croce, e risposi: "va bene." Io non avea denari; solo qualche piccolo debito.
1205
Il Tregnaghi e qualche altro mi rifiutarono ogni imprestito. Il March. Ott. Canossa, senza che io gli parlassi, e il Vecchio Vertua mi largirono una elemosina, ed avuta la benedizione del Sup.re e del Vescovo (il quale approvò la mia proposta di fondare nell'Ist. un Seminario per le Missioni africane per accogliervi i postulanti Sacerdoti di tutto l'Impero austriaco), partii ai 26 per Brixen. Mitterrutzner mi diè il danaro fino a Vienna: il Vescovo di Brixen e l'Arciv.o di Salzburg mi diedero 100 fiorini, visitai S. M. l'Imperatrice Carolina moglie di feu Franc. I e fummo a Vienna il dì di tutti i Santi. Il Comitato negò al P. Lodovico ogni sussidio; ond'è che io era imbrogliato. Laonde brigai a Vienna per ottenere, e l'ottenni il passaggio gratuito per tutti fino a Trieste. Telegrafai a Colonia e scrissi a Mitterrutzner; e 60 Napoleoni d'oro ebbi subito in mano: a Trieste feci un contratto col Lloyd austriaco: il Presidente, l'Ebreo Morpurgo, mi diede una larga elemosina, e ridusse i 660 fiorini necessari per noi tutti, e per Michele moro a 220, e ai 12 partimmo da Trieste, ove era venuto D. Beltrame col moro, e la Bar.a Hermann.
1206
Non posso esprimere a parole l'orrore di sei giorni di burrasca continui fra Trieste e l'estremità dell'Isola di Candia. Nell'Arcipelago greco scoppiò un terribile uragano, uccise 48 grossi buoi, ruppe il fianco sinistro di ferro dell'Aquila Imperiale, vapore lunghissimo, e schiantò la poppa. Il P. Lodovico rimase per 28 ore in una crudele agonia: facemmo il sacrificio della vita, ed una oblazione al Signore. Io per oltre 30 ore rimasi diviso dal P. Lodovico, perché il togliermi dal posto mio era un perdere la vita. Ben 100 volte mi raccomandai l'anima: il P. Lodovico si scambiò l'assoluzione con Habaschy: il Capitano confessò a non esservi più rimedio, e mi suggerì di tenermi fermo sul ponte in prora per guadagnare la scafa, e salvarmi con lui. Ancora adesso ad ogni tratto mi saltano dei tremiti, e sento l'orror della tempesta, che mi ha fatto assai deteriorare. Fiat. Il P. Lodovico riguarda come dono straordinario di Dio il resto della vita, e dice sempre, che piuttosto di sottostare ad un'altra simile burrasca, riceve volentieri la morte. Finalmente più morti che vivi arrivammo in Alessandria d'Egitto, ove ci riunimmo con altri quattro partiti da Napoli un mese prima.
1207
A Cairo ho noleggiato una barca per Assuan al prezzo di 4000 piastre (32 Nap. d'oro), ed in 32 giorni di infelice navigazione rimontando il Nilo, giungemmo in Assuan, e ieri arrivammo qui in Scellal. Annoiati dalla barca abbiamo deciso col P. Lodovico di rompere il contratto, e ritornare a Cairo con un vapore del Governo turco: a tale oggetto io smontai a Esneh, da cui dipende Assuan, e presentatomi a quel Pascià, lo pregai di maneggiarsi per ottenere a me, al P. Lodovico, e a D. Francesco suo nipote un posto sopra un vapore del Governo. Mirabil cosa! Il Pascià mi rispose, che in pochi giorni tre vapori sarebbero arrivati ad Assuan, ed egli ordinerebbe di pigliarci tutti e tre gratis: ci diede infatti una lettera pel Governatore di Assuan, e gli ordinò di assegnare tre posti distinti per tre Padri austriaci per ritornare al Cairo quando volessimo.
1208
Il giorno che noi arrivammo ad Assuan, giunse pure il Pascià, e rinnovò l'ordine al Governatore, ci fece visita, e ci colmò di gentilezze: laonde in pochi giorni io ritornerò in Cairo, ove mi fermerò un mese e più. Noi siamo protetti più dai turchi, che dal governo italiano, dai Vacche, e dai Vittorio Emanuele. Qual'è quel governo europeo che presta tanta assistenza al Mission.rio cattolico? Prego la sua bontà di ossequiarmi Mgr. Vescovo di Vicenza, Mg.r Dalla Vecchia, il Pref.o del Ginnasio, e tutte quelle buone persone che io conobbi; mi saluti il B. di D. Tilino, ed i buoni Chierici del nostro Ist.o, Gnoato, Ravignani, e Angelina. Da Cairo passo a Napoli, Roma, e Verona. Mi scriva in Cairo: addio: creda all'eterna amicizia del

Suo aff.mo D. Daniele Comboni
N. 176 (165) - AL CAN. GIUSEPPE ORTALDA

"Museo delle Missioni Cattoliche" IX (1866), pp. 145-147

Scellal (Nubia inferiore), 8 gennaio 1866

1209
Mi si presenta un'opportuna occasione per l'Italia, ed io la colgo al volo per iscriverle due righe quali unite ai più affettuosi saluti Le rechino pure nuove delle nostre missioni.
Al Can. Giuseppe Ortalda - 8.1.1866
Sono lieto di poterle dire che si è riuscito di fare alcuna cosa per dare effettuazione al piano pubblicato nel Museo dell'anno scorso, di tentare cioè la rigenerazione dell'Africa coll'Africa stessa. Per volere dell'Em. Cardinale Prefetto di Propaganda ho accompagnato il P. Ludovico da Casoria, il benemerito fondatore dell'Istituto che si ammira nel convento della Palma a Napoli, ove centinaia di moretti e morette vengono allevati alla civiltà ed alla religione cristiana.
1210
Lo scopo del nostro viaggio fu di venire ad una divisione del-l'Africa centrale, cioè del più vasto Vicariato del mondo, eguale per lo meno a due volte la nostra colta e civile Europa, ed assegnarne parte ai benemeriti figliuoli della francescana famiglia, a cui appartiene il sullodato Padre Ludovico, e parte all'Istituto Mazza di Verona, a cui io appartengo. La proposta da me fatta a tale fine era secondo il desiderio esternato dall'or defunto superiore e fondatore.
1211
Noi lasciavamo Cairo ai 2 del prossimo passato dicembre ed in trentadue giorni di navigazione siamo arrivati alle prime cateratte del Nilo, e poi, attraversato un piccolo deserto, ci trovammo a Scellal di dove le scrivo. Il Padre Lodovico non si fermò meco che un giorno e mezzo, indi ripartiva su di un vapore turco, e tornava a Cairo, e sperava di rivedere Napoli entro un mese.
La fretta non mi permette di entrare in dettagli, ma non tarderò a mandarle un ragguaglio del nostro viaggio, che fu interessantissimo: esso ci forniva materia a molte osservazioni, comodità a trattare di molte cose col sullodato Padre, il quale pare non respiri e pensi ad altro che alla sua cara famiglia africana.
1212
Tra breve spero io pure di ritornare al Cairo ed aperti alcuni istituti a mente del piano presentato a Propaganda, rivedrò, a Dio piacendo, l'Italia e farò una scappata a Roma per dar conto di tutto l'operato. Intanto io godo di poterle dire che in Scellal si è aperta una casa ed un istituto per allevare cristianamente questi moretti, i quali alla loro volta porteranno lo stesso benefizio a' loro fratelli stanziati nell'in-terno.
1213
Presidente dell'istituto è un padre francescano della provincia di Napoli, poi vi ha un sacerdote di Chartum, il quale passava sei anni in educazione a Verona, e cinque a Napoli, indi vestiva le divise francescane: loro sono uniti due fratelli laici, e due giovani artisti. Sul modello di questo istituto, spero di aprirne due altri lungo la linea di viaggio che abbiamo percorso.
A Chartum fa rumore una missione protestante prussiana, ma non potrà mai gareggiare colla cattolica. Il Pascià d'Egitto ha stabilito tre province sul Fiume Bianco. Questa organizzazione provinciale tornerà vantaggiosa pella diffusione del Vangelo, perché si moltiplicheranno le relazioni.
1214
A tutti i missionari che ho incontrato in Egitto e sulla linea del Nilo ho fatto leggere la memoria che Ella presentava al Senato in loro favore, e tutti meco si unirono a ringraziare il Signore che si degnava coronare i nostri voti e dissipava la procella che minacciava di levare la franchigia militare al giovane clero e così recare un colpo mortale alle missioni. Dappertutto si prega e si fanno pregare i buoni neofiti, perché non si disperdano le famiglie religiose che forniscono un contingente così numeroso alle missioni.
1215
Vorrei avere a mia disposizione cento lingue e cento cuori per raccomandare la povera Africa, che è la parte del mondo meno nota, e più abbandonata, la più difficile per conseguenza ad essere evangelizzata. Ma i SS. Cuori di Gesù e di Maria bastano per tutti ed io aspetto miracoli per loro mediazione. Ci vogliono molti sacrifizi, ma il sacrifizio dell'Africa cristianizzata vale tutto. Le molte vite de' miei compagni, spente nelle esplorazioni che abbiamo fatte, or hanno due lustri, sino al 2¼ grado di L. N. furono accettate da Dio, e saranno, io spero, seme fecondo di novelli apostoli e di molti cristiani. Mi riverisca le care anime di D. Bosco e can. Anglesio e dica loro che si affrettino ad allevare bravi giovani, usi ad ogni fatta di vivere duro, mortificazioni e sacrifizi: tale vuol essere l'apostolo dell'Africa il quale deve affidarsi interamente alla Provvidenza.
Nella speranza di rivederla al mio ritorno in Italia, mi raccomando per la carità delle preghiere, ripetendomi nei SS. Cuori di Gesù e di Maria

Suo aff.mo D. Daniele Comboni
Miss. Apostolico dell'Africa centrale


N. 177 (166) - A P. VENANZIO O.F.M.
"Jahresbericht..." 14 (1866), pp. 7-76

26 gennaio 1866

Vedi scritto N. 188, pp. 553-554.



N. 178 (167) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 827-828

Cairo, 6 febbr. 1866
E.mo Principe,

1216
Sarà noto all'Em. V. che il dì dell'Epifania siamo arrivati in Scellal, e che il P. Lodovico ha preso possesso di quella Stazione. Al mio ritorno ho visitate per la 4. volta le Stazioni cattoliche dell'Alto Egitto, affine di esaminare se questa Prefettura si presti efficacemente per formarvi elementi per la conversione dei negri. Per tale scopo, e anche per giovare a questa Missione egiziana, il P. Venanzio accolse volentieri un piccolo progettino realizzabile, che i più vecchi missionari dell'Alto Egitto mi aveano già approvato.
1217
Al Card. Alessandro Bernabò - 6.2.1866
Qualora tornasse gradito all'Em. V., noi saremmo persuasi di cominciare con un piccolo Istituto femm.le in Negadeh, Stazione la più vicina alla Nubia, da cui non dista che circa 50 leghe, popolata da 4000 abitanti, dei quali 170 cattolici, e 3000 copti eretici. Il capo di questi, che è influentissimo e mi confessò candidamente la verità delle due nature in Cristo, non è molto lontano dal piegare la cervice sotto il gioco soave della nostra fede. Ove s'introducesse l'azione potente della donna cattolica, sconosciuta in quelle parti, noi vedremmo in pochi anni dei grandi vantaggi. La casa per il detto Ist.o sarebbe, dopo piccoli restauri, pronta. Si comincerebbe subito con tre Suore, a ciascuna delle quali io farei l'assegno annuo di 500 franchi, traendolo dal mio Legato della Società di Colonia; e ciò fino a tanto che si riuscirà ad ottenere per dette Suore l'equivalente dalla Prop.n della Fede di Lione, quando l'opera sia già avviata. Alle Suore di Negadeh io aggiungerei due o tre morette di Verona, istruite assai bene nell'arabo e nei lavori donneschi.
1218
Quanto all'Ist.o di Suore, noi aspettiamo la decisione dell'E. V. R.ma. Io aveva scritto alla Sup.ra Gen. delle Monache di S. Giuseppe. Ma siccome Mgr. Pasquale mi dice che al momento Mère Emilie non ha soggetti, se ciò è vero, io azzardo proporre all'Em. V. le Suore del Buon Pastore. Qui in Cairo questo Ist.o ha 22 Suore, e la Superiora è disposta a concorrere all'Opera, ove piaccia all'Em. V.; e Mgr. Delegato a tutta ragione protegge queste pie e brave Suore. Ove l'Em. V. si degni pronunciare su tale oggetto, tutto si combinerà presto.
1219
La vostra saviezza comprende bene gl'immensi vantaggi che ne deriveranno alla Prefettura dell'Alto Egitto, dalla formazione di piccoli Ist.i maschili e femminili nelle varie sue Stazioni, i quali formeranno altresì dei buoni elementi d'ambo i sessi di razza negra per le Missioni, che in seguito si formeranno nell'Africa centrale. Benché la erezione di queste Missioni abbia ad aver luogo più tardi, è bene preparare fin d'ora queste braccia necessarie, senza delle quali è sterile l'opera del Missionario.
1220
Allo scopo di impinguare di morette questi Ist.i, tornerebbe utilissimo il concorso dell'Opera del P. Olivieri. Ciascuna moretta costa 100 scudi, e benché il negro muoia anche in Egitto, tuttavia qui ne sopravvive il doppio e più che in Europa. Ciascuna moretta trasportata in Europa costa 200 scudi. L'Opera Olivieri, benché santa, è incompleta e non gode punto la simpatia dei Vescovi e dei fedeli; perciò o presto o tardi deve cadere.
1221
Ove detta Opera, serbando intatto il suo programma di riscattare i mori, per salvar l'anima loro ricoverandoli negli Istituti religiosi, avesse a fornire i negri d'ambo i sessi agli Istituti religiosi stabiliti sulle coste dell'Africa, essa piglierebbe un grande sviluppo, sarebbe vantaggiosa alla rigenerazione della Nigrizia, e l'opera stessa si perpetuerebbe. Questa operazione del concorso dell'Opera del P. Olivieri, nel modo indicato, non può farsi efficacemente, che dall'Em. V. R.ma, persuadendo a poco a poco l'Em. Card. Vicario, che può molto, come protettore dell'Opera del Riscatto. Qui presso le Monache italiane vi sono 21 morette, ed ho iniziata la tentativa per averne alcune.
1222
Sottometto all'Em. V. i fatti seguenti. Si è cominciata una via ferrata da Cairo ad Assuan, che in otto o dieci anni sarà prolungata fino a Chartum. Un'altra via di ferro fra Suakim e Berber legherà il Mar Rosso col Nilo. I turchi hanno invaso il Fiume Bianco, e vi stanno organizzando tre vaste province. A Siut, capitale dell'Alto Egitto, è stabilita una grande scuola anglicana, e a Chartum fiorisce una scuola luterana-prussiana: a quanto potei raccogliere, nelle Società eterodosse ferve l'idea di una propaganda su tutta la regione del Nilo.
1223
Mgr. Vuicic, in ciò che riguarda le operazioni dell'Alto Egitto, giudica prudente di serbare neutralità: perciò attendesi ciò che disporrà V. Em.
Pregandola a ricordarmi a Mgr. Segretario, le bacio la S. Porpora

Um. e D.mo D. Daniele Comboni


N. 179 (168) - AL CONTE GUIDO DI CARPEGNA
AFC, Pesaro

Cairo, 17/2 = 66
Mio amabile e carissimo Guido.

1224
Non puoi immaginare quanto io sia in pena per non saper notizia di te e della famiglia. Ho scritto già da tempo a mamma e a papà; ma nessuno mi ha dato sentore di vita. Il proverbio dice che è vera la frase lontan dagli occhi lontano dal cuore. Io non lo crederò mai né di te né di nessuno della famiglia. Capisco che la mia condizione di girovagar tanto porta seco che non posso precisare l'indirizzo mio: ma tu che hai viaggiato l'oriente, sai tenermi dietro a meraviglia. Dopo partito da Roma, non ebbi più vostre notizie e nessuno me le diede.
1225
Al Conte Guido di Carpegna - 17.2.1866
Spesso mi trovo in quella sala qui in Cairo, ove ebbi il gran piacere di vederti la prima volta, e dove partì la prima fiamma di quell'affetto che ci dovea legare in amicizia eternamente. La casa Rossetti è ora occupata dal Console generale austriaco, eccellente persona: ed in quella medesima sala fumo spesso il Saibbuk, e mando in segreto un affettuoso brindisi a te: quella sala mi è divenuta cara per te, Guido mio; non più si parla in Cairo della famiglia Rossetti, che fu uno dei principi che diede la spinta allÕingrandimen-to di Mahhamed Aly e per essa regna ora gloriosa sul trono d'Egitto la sua dinastia. Sparì dalla terra come nube dinanzi al sole.
1226
Io fui nella Nubia inferiore, ed attraversai per la 4. volta tutto l'Egitto nella sua lunghezza. Oh! quanto sono deliziose quelle rive del maestoso Nilo che feconda il suolo egiziano e rende questa classica terra una delle più belle del mondo! Ho rivedute le gigantesche moli di Karnak e di Luxor, i famosi templi di Dendera, di Edfu e di File, ed ho calpestato quella sacra terra santificata da tanti anacoreti, ed ora ahi profanata dai sacrileghi figliuoli dell'arabo profeta, che ne calpesta le vetuste rovine. Sopra un piroscafo del Pascià ritornai qui al Cairo, ove ho combinato un Istituto sulle basi del mio Piano per la rigenerazione dell'Africa.
1227
So che in Roma si trovano le LL. Ecc. il Principe e la Principessa Giovanelli. Ti prego di prenderti l'incarico di far loro una visita per me, e di salutarmi e riverirmi il Principe Giuseppe, che forma l'amore dei veneti, degli Ist.i di beneficenza, ed il più luminoso decoro della veneta nobiltà: digli che lo ricordo spesso e lo porto nel cuore. Di' poi alla principessa tante cose per me, e fatti interprete del mio rispetto e venerazione che serbo per Lei.
Cosa dirai a Maman, a Papà, alla piccola Maria? Tu puoi immaginare: la speranza di vederli il mese venturo mi consola; e spero di vedere Maria già grandicella e piena di giudizietto. Dammi notizie di Pippo, che saluterai caramente. Scrivimi qui a Cairo nel Convento di Terra Santa, raccomandata Console Austriaco di Cairo.
Ti prego di salutarmi Manucci e tutta la sua famiglia. Ma tu che fai? Hai già dispiegati i passi pel tuo avvenire?... Qualche cosa di positivo ci dev'essere a quest'ora. Ricordati dei quattro B.... Salutami il D.re di casa e fratello, e tutti gli amici di casa: e ricordati che ti ama assai e ti ricorda sempre il
Tuo fed. ed aff. amico
D. Daniele
N. 180 (169) - AL CAN. GIOVANNI C. MITTERRUTZNER
ACR, A, c. 15/65

Cairo, 20/2 = 66
1228
Mio caro e venerato amico,

Ho un mondo di cose a scrivervi: non so da che parte cominciare. Sono più di tre settimane che ritornai in Cairo: una segreta ripugnanza m'invase l'animo; in modo che mai mi decisi a metter mano alla penna: e la causa della mia ripugnanza a scrivervi, è il giudizio che io porto del P. Lodovico e della sua Istituzione, che non ho coraggio di esporvi. Tuttavia mi sono finalmente risolto: voi siete il vero amico, patrono, il più strenuo collaboratore dell'apostolato dei negri: voi conoscete il fondo del mio cuore: io vorrei veder cento istituzioni dividersi l'Africa centrale per ridurla tutta al Cattolicesimo. Se vi do il mio giudizio sul P. Lodovico, è perché io ne sono persua-so; io sarei felicissimo a ritrattarmi, e a sapere che io m'inganno. Parlo a Voi, che non vi lasciate pigliare pel naso da nessuno, e che presto o tardi voi stesso e da per voi conoscereste la verità della cosa. Dio volesse che m'ingannassi! Ma Dio è verità, non voglio ingannare nessuno: a voi devo dire quel che sento nel fondo dell'anima mia.
1229
Il P. Lodovico è uomo di una grande carità, vero figlio di S. Francesco nell'osservare le regole del suo ordine, è il modello dell'osservanza religiosa. Ma la sua testa non è in eguale rapporto col suo cuore, e non è chiaro e retto nel suo operare. Il P. Samuele di Negade, vecchio Missionario dell'Alto Egitto, riformato francescano, che ci accompagnò a Scellal, definì il P. Lodovico un misto d'ignoranza, di carità, di pietà, d'ipocrisia, e di falsità e di virtù. A voce un mondo di prove e di fatti; ora mi limito a dirvi soltanto questo. Il Presidente di Scellal, P. Bonaventura da Casanova, e il medesimo Giuseppe Habaschy, e quanti francescani missionari napoletani che vidi in Egitto, dicono che il P. Lodovico è un santo a suo modo. Il Presidente di Scellal e il nostro Habaschy mi spiegarono bene la sostanza reale della sua Istituzione; io la confrontai colle spiegazioni del P. Lodovico, e con una lettera che egli scrisse, ai frati Bigi, che io gli tradussi in latino, perché ordinò che si leggesse una volta la settimana in piena comunità; e tutto questo, unito al più che io vidi nel P. Lodovico, mi porta a dare questo giudizio: "L'Istituzione del P. Lodovico non potrà far nulla nell'Africa senza che sia diretta e governata dal 1¼. ordine francescano." Probatur.
1230
I fratelli Bigi è un'accozzaglia di secolari d'ogni specie e professione, che si mostrano inclinati alla pietà, e che il P. Lodovico vestì da francescani per dirigere ed istruire nelle arti la gioventù. Purché dieno prove di pietà, dicano rosari e facciano genuflessioni, egli dà loro l'abito e li espone alle Opere: colla medesima facilità poi egli cava loro l'abito, e li mette in sulla strada: egli riceve alle volte e veste sei laici, e ne partono sette e diventano secolari. Il P. Provinciale di Napoli e tutti i frati sono contrari al P. Lodovico, che fa tali pasticci e in politica, e in comunità, da compromettere in faccia al pubblico l'Ordine francescano. L'istituzione del P. Lodovico può avere Preti terziari; ma ora non ne ha formato ancora uno: perciò ha bisogno dei francescani del 1¼. ordine, senza di cui l'Ist.o non può marciare: si sono succeduti gli uni agli altri: nessuno ha potuto patteggiare colle idee del P. Lodovico, il quale vuole che la sola sua Istituzione conduca le opere col nome francescano.
1231
Al Can. Giovanni C. Mitterrutzner - 20.2.1866
Il fatto è che ora tiene 42 artisti fra l'Europa e l'Africa, e senza dipendere dal 1¼. Ordine, egli vuole condurre le opere di Napoli e dell'Africa. Nulla vi dico della Istruzione, che non si conosce alla Palma. Il P. Bonaventura da Chartum, che è il soggetto più istruito che abbia dato l'Istituzione del P. Lodovico, mi confessò di saper poco più di quello che ha imparato a Verona; ei non sa nulla né di dogmatica, né di morale. Il buon uomo poi, dopo piccole prove, espone i soggetti alle opere, alle missioni, e li mette a repentaglio di dannarsi l'anima. Veniamo ora all'Africa. Egli nel tempo passato mandò nell'Africa 12 individui. Due son morti, uno.... lo sapete... accende il gas nelle pubbliche strade di Napoli; e gli altri tutti disertarono dalle sue bandiere. Due di essi, che sono qui in Cairo, assicurarono i frati che mai ritorneranno col P. Lodovico. Veniamo alla nostra spedizione. Noi lasciammo a Scellal
P. Bonaventura da Casanova Presidente
P. Bonaventura da Chartum
Fra Pietro falegname Procuratore
Fra Innocenzo infermiere
Fra Giovanni moretto e
Fra Lodovico artisti che a Trieste vestimmo da secolari.
1232
Il Presidente, che è del Primo Ordine e non ha a che fare coll'Istituzione del P. Lodovico, è un buon frate; ma non è persuaso né della testa né delle Opere del P. Lodovico: questi fare bene al P. Lodovico.
1233
Fra Pietro fece 7 anni il soldato, ed ha combattuto contro Garibaldi nel 1860: poi come falegname, era il Direttore delle fabbriche di Capodimonte nell'Ist.o del P. Lodovico, uno dei più gran soggetti della Palma.
Fra Innocenzo è veramente buono, è il miglior soggetto a Scellal: conosce bene assistere i malati, e s'ingegna a salassare e a dar medicine.
Gli altri li avete veduti a Brixen.
1234
Ora a Scellal ordinò che si tenga il medesimo tenore della Palma, Coro, silenzio, solitudine etc. (sono due soli i Preti). Proibì al Presidente di non comunicare né colla Propaganda, né col Generale, né col Provinciale, sotto pena di essere abbandonato, e di non mandarGli provvigioni. Ebbene! sentite..... Ai 15 corr.te con mia somma sorpresa mi veggo comparire qui in Cairo dinanzi Fra Pietro procuratore di Scellal. Resto sbalordito. Si tratta che ha giurato di non più vedere Scellal. Egli ebbe la vocazione solo per 28 giorni; e poi gli è andata via. In una parola vi è terribile scissura fra i due frati Preti. Il Presidente non sa un'acca di arabo. Giuseppe Habaschy deve egli trattare gli affari benché inferiore. Ora, a quanto dice ai frati fra Pietro, pare che il nostro Habaschy insuperbito dall'accoglienza ed amicizia che hanno con lui quelli di Scellal, cerca di farsi un partito per cacciare il Presidente e divenire egli superiore di Scellal. Egli mai è andato in Coro; egli prese ad affitto dei terreni, senza parlare col Superiore, e scrisse a me per aver denaro; egli apre le lettere del Superiore, possiede denaro, che si è fatto imprestare, contro il divieto del P. Lodovico, che gli proibì di toccar denaro; insomma a Scellal v'è una Babilonia.
1235
Io, da quel che vidi, dava tempo sei mesi a scindersi i due frati. Il P. Samuele dava solo due mesi: invece, non rimasero in pace nemmeno 15 giorni. Io ho subito scritto una lettera al Presidente, dandogli consiglio di star fermo al suo posto, secondo gli ordini del P. Lodovico, e scrissi una lettera terribile a Bonav. da Chartum, in cui le parlava da vero padre. Spero di far buon effetto. Nello spedire poi la lettera del Presidente a Napoli, feci una lettera da vero amico al P. Lodovico, e gli ripetei i consigli che gli ho dati sul Nilo di non essere troppo precipite ad ordinare preti i mori, e non esporre la sua Istituzione ad imprese grandi, senza provare a lungo la vocazione degli individui. Fra poco, dice fra Pietro, fuggiranno anche i due moretti. E' inutile; senza il 1¼. Ordine l'Istituzione del P. Lodovico non fa nulla. Il P. Provinciale di Napoli, conoscendo a fondo le cose, disse al P. Lodovico: "se volete Missionari per dirigere la Stazione di Scellal, io vi darò i più buoni e bravi soggetti della Provincia".
1236
Il P. Lodovico rifiutò. E sapete perché? lo disse egli stesso: perché vuol presentare uno o due fatti positivi alla S. Congreg.ne dei Ve-scovi e Regolari, perché approvi il suo Ist.o, ed il Re di Napoli ne è il Protettore: ma né la S. Congreg.ne né il Definitorio dei Francescani, né il Provinciale di Napoli, non ne vogliono sapere. Ora io dico con molti: questo uomo non cerca il bene dell'Africa: cerca la gloria del suo Ist.o. In Africa potremmo avere molti Missionari buonissimi francescani; ed il P. Lodovico lo impedisce. La sua Istituzione, che non conta ancora un Prete, è ancora indietro: è un miracolo se può tenere in piedi Scellal, perché non ha soggetti: ha soli artisti, senza vocazione. Ma basta di questo: un'altra cosa, che vi stordirà.
1237
Il nemico capitale del mio Piano è il P. Lodovico; e quel che più monta, è inimicissimo e contrario che la Propaganda conceda un pezzo di Africa all'Ist.o. Sono pienamente informato, e G. Habaschy ne è testimonio auricolare, che il P. Lod. a Roma fece il possibile presso la Propaganda per impedire la divisione, anzi pregò il Cardinale Barnabò ad impedire che io lo segua nell'Africa: ma il Card. rispose: no, voglio che Comboni venga teco, lo comando, e voglio la divisione. A Napoli mi aveva detto: "io e la Palma vogliamo essere tuoi servi e cooperatori del tuo Piano." Venne a Verona e manifestò la volontà della Prop.da a D. Tomba, disse di voler aiutare l'Ist.o etc. Voi lo saprete preciso da Verona: venne a Brixen, e là sapete come vi ha parlato.
1238
Al Can. Giovanni C. Mitterrutzner - 20.2.1866
Andammo a Vienna; e mentre io fui assente per due giorni a Praga da S. E. Schwartzenber Arciv.o, egli presentò al P. Matzek il vostro bellissimo progetto di divisione, e lo pregò di influenzare il Comitato a contrariare la divisione e così disse: "Se noi possiamo far bene al Cairo e a Chartum, perché cedere agli altri le tribù del fiume Bianco? Meglio è per ora negare all'Ist.o Mazza una parte dell'Africa". Così infatti egli decise. Questo mel cantò ad litteram Gius. da Chartum testimonio auricolare: io non lo credeva: ma dai fatti posteriori sono convinto che è così.
1239
Giunti sul piroscafo a Trieste, appena partiti, così mi parla il P. Lodovico: "Figlio mio, io crederei prudente che in Egitto, né col Vescovo, né coi frati, né con nessuno, si parli di divisione, perché tutti si rideranno di noi: andiamo a Scellal, e poi al nostro ritorno conferiremo col Vescovo." Allora io soggiunsi: "Come giustificare in faccia ai Francescani la mia presenza con Voi? Hanno forse i francescani bisogno dei preti per far le loro Missioni?" Allora egli mi rispose: "io dirò che tu sei venuto con me come amico e conoscitore delle opere della Palma, ed anche per prestarmi assistenza, conoscendo tu bene l'Africa". Assentii al suo volere, a patto che al nostro ritorno da Scellal ci fermassimo qualche tempo a conferire col Vescovo, secondo l'ordine della Propaganda.
1240
Taccio del suo sistema di mettere qualche parola a discredito del mio Piano, dicendo: "il Piano di Comboni è bello in teoria; in pratica impossibile" e ciò alle più distinte persone ei disse. Taccio che egli pieno di raccomandazioni ai consoli, a personaggi etc. qui in Egitto, mai da amico mi presentò a nessuno, ad onta che l'avessi pregato presso d'uno; mentre io da Verona a Vienna e Trieste l'ho presentato a tutti i benefattori della Missione e miei conoscenti. Taccio altre indegnità innumerabili che usò verso di me, e che mi vergogno a citare: forse a voce ve ne dirò qualche d'una almeno per ridere. Taccio il suo linguaggio sui Missionari passati dell'Africa centrale: il più grande elogio di Knoblecher era: "oh! era un uomo danaroso... le missioni bisogna farle coll'umiliazione e non col denaro etc. Veniamo a Scellal.
1241
Il dì dell'Epifania aprimmo Scellal. Venuto colà il Principe Antonio Hohenzollern Sigmatingen, la sera dell'8 ottenne un posto gratuito sul vapore fino a Cairo: dovette partire la mattina del 9: la sera chiamai il P. Samuele di Negadeh, che ci accompagnò a Scellal, e con D. Francesco nipote del P. Lodovico, entrammo nella stanza del P. Lodovico e così gli parlai: "Lo scopo per cui la Prop.da volle che io venissi con voi a Scellal e in Egitto è per convenire insieme sulla divisione del Vic.to ap.lico dell'Africa Centrale, e trattare con Mons.r Delegato ap.lico dell'Egitto. Voi domani partite; giunto in Cairo col primo vapore ve ne andate in Europa; e noi non possiamo più conferire insieme sull'affare rilevantissimo della divisione." "Qual'affare, rispose egli; io non so nulla. Io ripigliai: "Ma cosa ci disse il Card. Barnabò a tutti e due? cosa disse a voi quando passaste da Roma per venire a Verona? Non ordinò forse di andare tutti e due nell'Africa etc.?" "Io non so niente, rispose egli; cosa vuoi che tu ed io, che siamo polvere, che abbiamo i nostri Superiori, decidiamo sopra un affare sì rilevante? che facciano i superiori: io non so niente; dove sono le vostre carte? etc. che parlano che noi siamo autorizzati a far questa divisione che voi dite? io non so niente."... Alle corte, mio caro, negò tutto; mi coprì di un mondo di chiacchiere ipocrite, facendo elogio dei Missionari di D. Mazza, ma che non c'è denaro etc.
1242
Quando poi io gli mostrai la vostra lettera in cui avete saggiamente proposto la divisione in merid. e sett. etc. allora disse: "Ebbene, se la Propaganda mi domanderà, io presenterò questo progetto". Egli promise che mi avrebbe aspettato in Cairo per conferire col Vescovo, affinché la Propaganda, non parlando noi col Delegato ap.lico, non ci obblighi a venire un'altra volta in Egitto apposta. Ma il fatto è che giunto al Cairo, non fece alcun cenno al Vescovo, e se n'andò a Napoli. Egli disse che nell'Africa Centrale vi vuole l'umiltà e la povertà di S. Francesco. Le sue teorie sono belle e buone: ma la pratica è differente: è il primo egoista ecclesiastico, che in mia vita io abbia giammai veduto; quello che mi darà più da fare di tutti, quando si tratterà di introdur nell'Africa altre Istituzioni.
Egli, che non ha verun soggetto ad litteram, (se si eccettui qualche artista, che entrò nel suo istituto già fatto artista), intende niente di meno che nessun vada all'Africa: e pazienza impedisse all'Ist,o Mazza; ma si tratta che ha fatto accordo col generale che nessun altro francescano, che non sia della Palma, vi entri. Mio caro, questa è la 10. particella del molto che ho veduto e che vi dirò del Padre Lodovico. Solo vi voglio aggiungere il bugiardo programma che è venuto sui giornali cattolici Un nuovo indirizzo etc. Caro mio. O io fui il zimbello del Card. Barnabò e del Papa e del Generale, che tutti e tre mi promisero una Missione all'Ist.o e pel quel oggetto fui mandato in Africa o il P. Lodovico è un impostore. Meditate questo indirizzo nuovo dato alle missioni africane; e giudicate.
1243
Malgrado tutti questi dispiaceri del cuore, io passai col P. Lodovico dal 26 ott. al 8 genn., giorni i più pacifici, senza giammai l'ombra di questione, come passerebbe un amoroso figlio col suo Padre. Ad onta di tal procedere del P. Lodovico verso di me e di chi lavora per l'Africa, io gli farò sempre del bene ove potrò: soltanto, per il bene dell'Africa, voglio fare una lunga conferenza col P. Generale dei Francescani. A voi parlo come la sento, perché non dovete essere ingannato, come fui ingannato io tutte le volte che andai a Napoli: ma ora ho trattato coll'uomo, ho veduto quello che v'è di positivo, ho sentito quello che mi contarono buoni frati Napoletani; e solo adesso, con mio sommo dolore ho aperti gli occhi. Io sarei felice che m'ingannassi, perché l'Africa avrebbe un forte sussidio nel P. Lodovico; ma invece temo che l'Africa avrà pochi vantaggi da lui: ho conosciuto a fondo l'uomo, e basta. Veniamo a Chartum
1244
Al Can. Giovanni C. Mitterrutzner - 20.2.1866
Ho parlato con nove o dieci negozianti di Chartum, e tutti ad una voce sparlano della condotta morale del P. Fabiano. Egli ha 22 schiave fuggite dai musulmani. Alcuni padroni reclamarono contro di lui per avere le loro schiave a mezzo del Console Austriaco: ma egli, nulla: egli non s'impaccia coll'esterno, si ubriaca d'acquavite dalla mattina alla sera etc. e vive colle sue schiave alla musulmana. Queste sono le dicerie dei barabbe di negozianti riguardo al P. Fabiano. Io non credo nulla; e reputo il P. Fabiano innocente. Ma quello che vi è di positivo, è, che il Console Hansal ha fatto un tremendo rapporto al Console Generale d'Egitto, il quale mi fece veder tutto, ed anche la meschina difesa che il Padre fa di se stesso.
Ora il Console Generale fa un rapporto al Ministero di Vienna a carico del Missionario: mi dice il Console che alla Missione, cioè nelle casette del giardino, ove sono le schiave, vennero al mondo tre fanciulli mulatti, e tutto Chartum crede.... Il P. Fabiano scrive al Console generale che alcune schiave sono necessarie alla Missione per fare il pane. Il fatto è che è un solo prete esposto a queste calunnie, senza che possa confessarsi da molto tempo etc. Scrivo a Voi queste cose, come Padre della Missione, perché se potete rimediarci, e verificare, e far del bene al P. Fabiano, lo facciate. Io ho supplicato il Console a non iscrivere a Vienna, sibbene a comunicare col Vescovo d'Egitto.
1245
E' già incominciata la via di ferro da Cairo ad Assuan, ed in pochi anni sarà finita da Assuan fino a Chartum. Altra strada ferrata tra Suakim e Berber congiungerà il Nilo col Mar Rosso. In un sol mese si va ora da Cairo a Chartum per la via di Suakim. Sono partiti altre tre mille soldati pel Sudan, e si formeranno tre grandi province egiziane sul Fiume Bianco. E' fiorita la scuola protestante prussiana a Chartum, ed è frequentata dalla Colonia europea assai più che la cattolica. A Siut v'ha altra scuola anglicana. Quali conseguenze portano alla fede questi fatti? Ne scrissi una piccola relazione a Barnabò.
1246
Io sono convinto, e con me tutti i Missionari d'Egitto, che l'ap-plicazione del Piano della Rigenerazione dell'Africa nell'Alto Egitto, è uno dei mezzi più opportuni per giovare all'Africa Centrale. Sic-come la storia della divisione andrà un po' a lungo (e certo sarà fatta secondo la vostra idea, come la più sapiente e più giusta), perciò io credo di far cosa utile il piantare due piccoli Ist.i, uno femminile a Negade, l'altro maschile a Kenne; al doppio scopo e di giovare alla gioventù copta egiziana, e al tempo stesso preparare elementi per negri.
1247
A tale oggetto ho visitato diligentemente tutti i punti dell'Alto Egitto, ov'è una stazione cattolica; e giunto al Cairo, ho presentato un piccolo progettino al Prefetto ap.lico dell'Alto Egitto, in cui ho proposto di fortificare quella Missione coll'applicazione del mio Piano per la rigenerazione dell'Africa. Il Prefetto sollecitato da tutti i suoi Missionari, ne accettò la proposta, e la sottopose al Card. Barnabò: perciò scrisse una bella lettera al Card., e fra le altre cose domandò l'autorizzazione che io fondassi un piccolo Istituto a Negadeh, introducendovi quelle Suore che fossero piaciute a S. Em.
Altro piccolo Corpo di morette farò sorgere al Cairo sotto la direzione delle Suore che qui sono. Ma su questo punto vi scriverò dettagliatamente coll'altro vapore.
1248
Parimenti vi manderò una piccola relazione del nostro viaggio a Scellal; il famoso ed interessante colloquio che ebbi con Lesseps, che mi diede saggi consigli sul modo di applicare il Piano; etc. Il P. Lodovico arrivò a Napoli al 27 gennaio. Egli aprirà una casa di arti a Cairo Vecchio, che sarà diretta da suo nipote Prete; cosa che urta i frati qui a Cairo. Ebbe una casa vicino al Cimitero, coll'obbligo di una sola Messa alla settimana. Il maestro degli studi sarà quel moro Morsal, che io condussi a Napoli nel 62. Ma su ciò più ampla spiegazione.
1249
Il P. Presidente di Scellal mi pregò di mandargli del denaro. Il P. Lodovico lo lasciò con 5 Napoleoni d'oro. Da Cairo D. Francesco gli spedì altri 30 talleri. Uno dei motivi per cui quel Presidente starà fermo al suo posto, è la speranza che non gli manchi il necessario. Dunque l'assisterlo è una cosa d'interesse capitale della Missione. Se verrà assistito, egli starà anche solo fermo al suo posto. Dunque se potete, fate di assisterlo quanto prima. Ma è meglio che lo facciate direttamente per mezzo del Console e di Fathalla, perché a Napoli correrebbe rischio di fermarsi; come avvenne nell'autunno passato. Mi disse il Presidente che a Napoli si dispensarono più centinaia di questi Nuovi indirizzi e si predicò da Habaschy e da lui nelle Chiese, e furono raccolti 500 scudi: questi andarono confusi, mi dissero ambedue i preti di Scellal, colle opere artistiche del P. Lodovico. Era il difettuccio del nostro caro Superiore a Verona. Dunque il Presidente mi raccomandò: "se potete darmi sussidi, fatemel tenere direttamente; ed io vi renderò conto di tutto."
1250
Io resto a Cairo fino alla metà di Quaresima; e poi vengo a Verona per la via di Roma, ove devo conferire colla Propaganda. A Verona piglio le more, e le riporto in Egitto. Dunque vi raccomando il nostro moretto Locwis, che con Caciual vorrei condur meco in Egitto. Ma prima devo vuotare nel vostro cuore tutto quello che ho dentro, ed agire a norma dei vostri consigli.
1251
Io non voglio perdere tempo; voglio affaticare e vivere solo per l'Africa e per la conversione dei neri. Spero che Iddio mi assisterà e mi darà grandi grazie, e che voi sarete sempre il mio padre, consigliere, amico, maestro, e tutto.
A Don Gioacchino Tomba - 20.2.1866
Non temo di nulla, confido in Dio. Mille ossequi a S. Alt. R.ma, ai suoi Segret.i al padrone del moro, e al moro etc.

Tuissimus in corde et opere
D. Daniel Comboni


N. 181 (170) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, cart. "Missione Africana"

Cairo, 20/2 = 66
Amat.mo e venerato mio Sup.re,

1252
Ritornato in Cairo, non trovai lettera alcuna di Verona. Non può immaginare, mio caro Sup.re, quanto io sia afflitto per essere digiuno di notizie del nostro amato Ist.o fino da quando D. Giovanni è venuto a Trieste! Ho fiducia in Dio che tutti staranno bene e che l'Ist.o andrà a meraviglia.
Impiegammo 32 giorni per andare da Cairo a Scellal. Il dì dell'Epifania entrammo nella Casa, e il giorno dopo il P. Lodovico partì precipitoso per Napoli sopra un vapore del Governo. Io poi col P. Samuele da Negadeh partimmo sette giorni dopo: visitai diligentemente tutte le stazioni cattoliche dell'Alto Egitto, e incoraggiato da tutti i Missionari, ho potuto in Cairo ottenere dal Prefetto ap.lico la fondazione di un piccolo Ist.o femminile a Negadeh, ove la casa è a mia disposizione, affidandolo ad una Congreg.ne di Figlie della Carità, secondo che la Prop.da di Roma giudicherà opportuno. Attendiamo con impazienza la autorizzazione della Propaganda.
1253
Ho fatto un progettino al Prefetto ap.lico dell'Alto Egitto di fortificare la Sua Missione, coll'applicazione del Piano per la rigenerazione dell'Africa: ma glielo spiegherò a voce: ciò è utilissimo per l'Alto Egitto e per le Missioni dell'Africa Centrale. Tutti questi missionari ne sono lieti, e mi hanno incoraggiato. Siccome la divisione del Vicariato Ap.lico dell'Africa centrale in parecchie Missioni, potrebbe andare a lungo, così credo di far cosa necessaria ed utile il preparare ausiliari, colla formazione di piccoli Ist.i da affidarsi alle Suore della Carità, a fratelli della Dottrina C.na ecc., le quali Istituzioni si obbligano a venire nell'Africa in aiuto dei Missionari. Parleremo a voce.
1254
Le nostre more, che l'Ist.o fondamentale metteva a mia disposizione con una lettera degli ultimi del passato ottobre, io le affiderò alle Suore del Buon Pastore, che le accettano volentieri anche subito, qualora io decida. Ma siccome non so qual congregazione la Propaganda mi destinerà per Negade, così è meglio aspettare un poco a decidere, quando io vengo a Verona; e sentirò quello che nella sua saggezza giudicherà opportuno. Ad ogni modo l'Ist.o sarà liberato dalla gente africana entro due o tre mesi.
1255
Io ritornerò a Verona per la via di Roma, ove devo conferire colla Propaganda su molte cose. Appena allogate le more, io bramo che Ella mi occupi (sempre che sia di suo pieno gradimento) a por mano a liberare l'Ist.o dei debiti, affinché possa essere in grado di accettare una Missione nell'Africa: e spero in Dio, che entro un anno sia tutto finito, perché aiutato colla forza morale dell'Ist.o, non mancheranno vie per riuscire nell'intento; molto più che non si tratta di gran cose.
1256
Non le scrivo altro, perché ho la testa frastornata che non connette. Fra le molte cose che dirolle a voce, una è che temo che l'opera del P. Lodovico faccia una frittata a Scellal. Ieri uno de' sei che conducemmo a Scellal, ritornò in Cairo, ed ebbe la vocazione per 28 giorni nell'Africa Centrale: si tratta che il frate Giuseppe Habaschy si è fatto un partito a Scellal, e minaccia nientedimeno che discacciare il frate Presidente per divenir egli Superiore: i due frati mori, che vide a Verona, hanno intenzione di fuggire.
1257
Il P. Lodovico poi mi disse, che appena giunto a Napoli, domanderebbe la dispensa per l'età e farebbe ordinar prete un altro moro, e due Diaconi. Qui a Cairo si dubita assai dell'Opera del P. Lodovico: a me pare, a quanto lo conobbi, che il P. Lodovico non abbia la testa in giusto rapporto col cuore. Benché egli abbia detto che nel nostro Ist.o femminile ha veduto molte serve, pare che gli stessi frati di Cairo dicono che il solo Ist.o Mazza potrà far qualche cosa nell'Africa Centrale, ed approvano tutti colla bocca il Piano per la Rigenerazione dell'Africa. Insomma il nostro Ist.o, dopo averne conosciuti tanti, io lo credo uno dei più perfetti e belli del mondo: ivi regna vera carità unita alla scienza e alla vera pietà, che non consiste nell'esteriorità. Io perciò vi sono attaccato e colla testa e col cuore.
1258
Mi saluti tanto il nostro caro D. Giovanni, che qui nel Cairo e ovunque ha lasciato un nome venerando. La saluta (D. Beltrame) il Vescovo, che sta in Cairo, il P. Venanzio del Conventino, il P. Samuele di Negade, il Console generale austriaco, Schreiner, e tutti i frati. Qui si ha una grande opinione dell'Ist.o. A voce le manifesterò un desiderio del Vescovo Mgr. Vuicic, riguardo ad un Opera di grande utilità per l'Egitto, di grande onore per l'Ist.o, e di nessun sacrificio, e che spiana la via a far del bene all'Ist.o.
Frattanto io la riverisco. Mille cose a D. Beltrame, D. Cesare, D. Donato, D. Fochesato, D. Poggiani, Tregnaghi, Garbini, il Parroco di S. Stefano, le maestre, e le due protestanti Marie; mentre con tutto il cuore mi professo

Suo Ubb. ed aff.mo figlio
D. Daniele


N. 182 (171) - AL CAV. CESARE NOY
BQB, Sez. Autografi, Cart. 380, fasc. I

Cairo, 26/2 = 66
Ill.mo Sig.r Cavaliere,

1259
Al Cav. Cesare Noy - 26.2.1866
Dopo aver ricevuto tanti benefizi, il mio cuore sentì una poderosa necessità di metterla al fatto di ciò che nella mia debolezza opero pel bene di quest'Africa negra, sulla quale pesa da tanti secoli il tremendo anatema di Canaam, e per la quale son certo che Ella effonde dal suo cuore eminentemente cattolico e caritatevole, le più fervide preghiere a quel Dio, che volle altresì per i negri morir sulla Croce. Per ciò le indirizzai una lettera dalla Nubia fin dal 7 gennaio. Ma cosa non mai avvenuta! La mia lettera con molte altre rimase quasi un mese in saccoccia al nostro Procuratore di Cairo; per cui le ritirai qui appena giunto in un con una lettera a S. Ecc. il Nunzio ap.lico ed una a Mgr. Mislin.
1260
Mercé le raccomandazioni avute a Vienna, potemmo pagare solo il terzo sul Lloyd Austriaco, e partimmo al 12 nov.bre da Trieste. In tanti viaggi che feci nel Mediterraneo, nell'Atlantico, nel Mar Rosso, e nell'Oceano Indiano, giammai mi toccò sì tremenda burrasca, come quella da Corfù ad Alessandria, in cui fummo ad ogni istante per lo spazio di 37 ore lì lì per naufragare. Al nostro tragitto fra Zante e la punta estrema di Candia si scatenò sul nostro vascello il più furibondo uragano; si schiantarono le sbarre di ferro del fianco sinistro, si sfracellò una parte della poppa, caddero estinti 48 buoi ungheresi, e la nave posta a ludibrio dei venti, era talmente agitata, che io rimasi per 37 ore diviso dal P. Lodovico, e non potei muovermi per non correr pericolo di essere trabalzato nel mare. Il P. Lodovico assicura di ricevere mille volte la morte piuttostoché assoggettarsi a simile burrasca un'altra volta: ei dice che riguarda come un dono speciale di Dio il resto de' suoi giorni, e promise al Signore, che mai più egli andrà nell'Africa. Finalmente più morti che vivi, dopo aver gettato in mare i buoi, arrivammo ad Alessandria.
1261
Al Cairo io ho noleggiato una barca dahhabia fino alle prime cateratte; e salutate le famose Piramidi che lasciammo a destra, rimontammo il Nilo, circondati da una magnifica primavera che sorride sulle sponde e sulle campagne dello storico Egitto; e trapassate le maestose rovine di Tebe dalle 100 porte, nei cui d'intorni si distendono quei deserti santificati un dì da tante migliaia di anacoreti, ed ora ahi! polluti dalle sacrileghe profanazioni dei figliuoli dell'arabo profeta, in 32 giorni di noiosa navigazione, gettammo l'ancora ad Assuan; e valicato un piccolo deserto entrammo nella Nubia ed aprimmo la Casa di Scellal, che è la prima Stazione del Vicariato apostolico dell'Africa Centrale.
1262
Il P. Lodovico due giorni dopo il nostro arrivo, partì sopra un piroscafo del Governo, e ricevuto fin a Cairo da S. Al. il Principe di Hohenzollern Sigmaringen, se ne volò a Napoli. Io partii più tardi; ed ho visitate diligentemente tutte le Stazioni dell'Alto Egitto per vedere se vi si può applicare il Piano per la Rigenerazione dell'Africa. In fatti trovai non solamente posizioni opportune, ma l'approvazione di tutti i missionari, che mi hanno pregato di concorrere in tal guisa anche al bene della loro missione. Ora ho stabilito di piantare un Ist.o di more a Negade, vicino alle Thebaidi, e là nel maggio introdurrò le Suore della Carità, le quali oltre al bene immenso che faranno alla gioventù egiziana educheranno un certo numero di morette: la casa è già in restauro a mie spese. Parimenti un altro Istituto ho già combinato in Cairo colle Monache del Buon Pastore d'Angers Missionarie.
1263
S. Altezza il Pascià Vicerè d'Egitto ha concesso 7 feddan di terreno in una delle più belle posizioni del gran Cairo sulla via di Sciubra. Perciò io parto ai 9 per Roma, per averne l'autorizzazione, e poi verrò a Verona a prendere le more già educate, e le dividerò fra Cairo e Negadeh in Alto Egitto per fortificare questi Istituti. Entro l'anno spero di aver già stabilito un Istituto di mori a Kenne in Alto Egitto. Con ciò intendo di preparare ausiliari, non prima mai avuti, nelle Missioni dell'Africa interna. Mi raccomando perciò alle sue preghiere e a quelle dei buoni.
Or come sta la sua signora e le care sue bimbe? La prego di fare i miei riverimenti alla prima e di ricordarmi alle seconde: non passa giorno che non rammenti la sua piissima famiglia nel Memento.
1264
E il Sig.r Cavaliere m'immagino di vederlo colloquiare con alcuni ed esercitare l'apostolato con quelli che non amano la Chiesa Cattolica, e sostenere con petto impavido il Papa e la giustizia de' suoi diritti. Certo che la parola d'un uomo del mondo è più efficace che quella dell'ecclesiastico: io dico però che mi commuove assai di più l'accento di un secolare che quello d'un vescovo, allorché si tratta di difendere il Papa. Il Signore sosterrà e benedirà la sua franca parola, ed il suo apostolato in questi tempi di orgoglio e di accecamento, in cui si disconosce l'autorità, e il mondo si dà in preda ad una cieca e sfrenata libertà. Per mostrarle la differenza che passa fra i turchi e gli eretici, ed i nostri moderni liberi pensatori, un piccol fatto le voglio citare.
1265
Annoiati dal lungo viaggio in barca, essendo il P. Lodovico pressato di ritornare a Napoli, ove sono minacciate le sue opere, giunti in Esne, due di noi ci presentammo al Pascià di quella Provincia che comanda a Scellal, e gli chiedemmo l'autorizzazione di aprire la casa di educazione pe' neri e di accordarci un posto libero sopra un vapore del Governo per andare da Assuan a Cairo più presto. Non è a dire con qual bontà e gentilezza ci accolse: eran le 9 di sera: fece distendere subito in iscritto l'autorizzazione di aprire la casa, promise di venire a trovarci, si esibì di somministrarci tutto ciò che ci bisognava, e ci colmò di bontà: più venne egli stesso in Assuan, ci fece servire in ogni cosa, e ci fece assegnare tre primi posti sopra il piroscafo del Governo per tornare quando volessimo in Cairo. S'immagini che è un turco che sa di trattare con chi propaga la fede cattolica in odio all'islamismo.
1266
Di più, a Negade vi sono 3000 eretici copti. Io ebbi lunghi colloqui col capo di questi, che è il più ricco ed influente: mi confessò la verità delle due nature in Cristo dopo lunghi dibattimenti: mi confessò che non è lontano dal farsi cattolico. Spero che le opere e l'influenza della donna cattolica e delle Figlie della Carità finiranno di convertirlo cogli altri tremila. Ora, parlai con lui, che non è punto ignorante, del Papa: mi domandò perché ora fa la guerra. Gli risposi perché vogliono spogliarlo de' suoi beni temporali. Ha ragione di difendersi, disse egli, e di sostenere i suoi diritti. Ora i nostri Barabbe di framassoni vogliono togliere al Papa il suo dominio temporale, e strappare dal cuore dei fedeli l'amore al Capo della Chiesa? Le corna di Cristo sono più dure di quelle del diavolo: portae inferi non prevalebunt.
1267
Al Card. Patrizi - 2.1865
A Roma domanderò al Papa la benedizione speciale per Lei e per la sua famiglia. Si faccia interprete dei miei sentimenti ed offra i miei ossequi alla bell'anima veramente evangelica di S. Ecc. il Nunzio, di Mons. Capri, Leonard e tutti gli altri della Nunziatura. Ben intesi, mille ossequi alla Sua buona Signora; ed Ella riceva tutto il mio cuore il più grato ed affettuoso.

Suo aff.mo D. Daniele Comboni

N. 183 (172) - AL CARD. PATRIZI
"Jahresbericht..." 14 (1866), pp. 7-76

Febbraio 1866
Come nello scritto N. 188, 1357-1365.
N. 184 (173 ) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 25/3 = 66
Amatissimo mio Superiore,

1268
Arrivato a Roma trovai la sua cara lettera, la quale benché magra e mingherlina, mi apportò molto piacere per aver avuto notizie sue e del nostro caro Istituto, che mi mancavano fin dal novembre allorquando venne D. Beltrame a Trieste. Io auguro a Lei ed a tutti dell'Istituto, compreso il mio creditore Tregnaghi, felicissime le sante feste Pasquali, e prego ai SS. Cuori di G. e di M. che sieno tutti conservati al bene dell'Istituto e dell'Africa.
1269
Il Card. Barnabò mi comunicò di avere scritto a Lei una lettera ed il suo contenuto. Io gli diedi a voce un ragguaglio in base alla lettera scrittami dall'Ist.o fondamentale a Vienna, e pare che gli rincresca assai una troppo lunga procrastinazione: ma poi mi soggiunse: "avete aspettato tanti anni, si può aver pazienza di aspettare ancora un poco: solo che io vorrei essere cerziorato con sicurezza se l'Istituto in quel tempo accetterà la Missione.
Sua Eminenza mi ordinò di stendere un rapporto sul nostro viaggio a Scellal toccando questi tre punti:
1¼. Che cosa si dovea fare da me e dal P. Lodovico
2¼. Che cosa positivamente si è fatto
3¼. Che cosa giudico io opportuno che si possa fare hic et nunc pel bene del Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale.
1270
Poi mi ordinò di dare un quadro sui progressi del Cattolicesimo e sul lavoro apostolico che ho osservato nella Delegazione d'Egitto, e nella Prefettura apostolica dell'Alto Egitto, e cosa crederei opportuno che si facesse di più pel bene di tutto l'Egitto.
Al che essendomisi io rifiutato per giuste ragioni: "no, mi rispose, voglio che mi faccia la confessione generale, perché non ti deve essere sfuggito che l'Egitto non è abbastanza provveduto per sviluppare colà la fede etc." Preghi quindi il Signore e faccia pregare affinché io possa fare un rapporto vero, coscienzioso ed utile; perché deve esser letto in Congregazione.
1271
La prego di offerire i miei ossequi a Mgr. Vescovo, e salutarmi tutti i preti dell'Ist.o e D. Cesare e le protestanti, mentre con tutto il cuore desidero che combiniamo bene i nostri affari, pagare i debiti etc. Pelle more ho tutto combinato: mi resta la raccolta del denaro pel viaggio: perciò avendo Dio provveduto al più, provvederà al meno, e ci riuscirà facile compiere tutto.
1272
A Roma vi è un mondo di forestieri, e la Regina di Sassonia. V'è fra gli altri un mio grande protettore di Parigi, il Barone di Havelt Protettore di Terra Santa.
Io sto bene, meno un po' di stanchezza, che crescerà nella Settimana santa. Mi saluti molto anche D. Poggiani; mi mandi la sua paterna benedizione, che io la contraccambierò col chiedere al Papa per Lei una benedizione amplissima.
Tutto suo ubb. ed aff.mo
D. Daniele Comboni


N. 185 (174) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/20

Roma, 18/4 = 66
Cariss.mo mio D. Francesco,

1273
A Don Francesco Bricolo - 18.4.1866
Due sole righe perché sono sotto le febbri periodiche, che mi hanno molto indebolito. A Cairo ho ricevuto la sua lettera che avrebbe potuto essere più lunga e più feconda di notizie, e che mi è stata oltremodo cara. Da Cairo passai ad Alessandria, Malta, Messina, Napoli e Roma, ove giunsi il 15 del p.p. mese il giovedì avanti la domenica di Passione. Nulla le dico delle commoventi cerimonie della Settimana santa, e della Benedizione e Pontificale del dì di Pasqua. Scrivo solo per una cosa che m'interessa
1274
E' partito da Roma pel Veneto M.r Abbé Nicolet mio amico di Chambery già Maestro Precettore del Principe Tommaso Duca di Genova: fu questo bravo uomo che tradusse il mio Piano in francese. Egli andò a Venezia e poi verrà a Vicenza direttamente dal Rettore del Collegio Cordellina. Tutte quelle gentilezze che farà a questo mio amico, le farà a me, e gliene sarò grato. Se anche per un giorno o due che si trattiene a Vicenza gli desse una piccola stanza, vi starà più volentieri che alla Corte di Torino ove visse molt'anni. Lo conduca dal Vescovo, lo faccia condurre a vedere il bello di Vicenza e M.te Berico. Di più, non avendo io fiato se lo raccomandasse subito a Venezia o a D. Clerici o a qualche altro di farci vedere le rarità veneziane, mi farebbe piacere. Egli abita a Calla del Ridotto Casa Fumagalli, che io stesso gli indirizzai. Insomma raccomando questo mio amico.
1275
Io sono qui colle mie febbri: è probabile che passi 15 giorni a Frascati, ov'è aria buona, e non c'è altro mezzo per liberarmene. Devo stendere un rapporto su tutto ciò che ho osservato durante il mio viaggio, alla Propaganda, invitato dal Card. Barnabò. Il Vescovo di Verona mi scrisse che uno del nostro Ist.o va a Vienna per ottenere la esenzione della tassa di commisurazione, e munito con raccomandazione del Vescovo. Mille ossequi a Mons.r Vescovo di Vicenza, Dalla Vecchia, Prefetto etc. un saluto a D. Tilino, ed agli altri nostri buoni Chierici Carlisti.
Tutto suo aff. D. Daniele
N. 186 (175) - APPUNTI DI D. G. TOMBA
DA UNA LETTERA A MONS. CANOSSA
AMV, Cart. "Missione Africana"
25 aprile 1866


N. 187 (176) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 15/5 = 1866
Amatiss.mo Sig.r Superiore,

1276
Le scrivo per darle le mie notizie. Può dirsi che attualmente io sto bene. Le febbri romane, il chinino, e tanti altri pasticci mi hanno molto indebolito, e per un mese non feci nulla; e nel resto feci poco. Ma ora lavoro con un po' più di voglia per fare il rapporto impostomi dal Card. Barnabò. S. Em. mi comunicò la risposta che l'Ist.o ha data circa l'assumere una missione nell'Africa.
1277
Sia sempre benedetta la volontà del Signore. Quando piacerà a Dio l'Ist.o penserà all'Africa. Ora Dio non vuole, dobbiamo rassegnarci: non posso però dissimulare il mio dolore per tale avvenimento. Però la bontà di Dio in mezzo ai miei gravi dispiaceri m'ha riserbato una gran consolazione, perché la settimana scorsa ricevetti la santa comunione dalle mani del S. Padre. Essendomi trattenuto con S. Santità, gli chiesi una speciale benedizione per Lei, una per D. Poggiani, ed una per tutti i membri de' nostri Istituti maschile e femminile.
1278
Il Papa in mezzo al grido di guerra, che gli suona d'intorno, è pieno di pace, e tutto fidente in Dio; il Vicario di Cristo è assistito da una forza superiore, e le potenze del mondo non ponno scuoterlo. Roma è l'asilo della pace, e la città è tranquilla: il mese di Maria è celebrato con grande pompa e divozione, in cento chiese, e tutte riboccano di fedeli, che innalzano i lor voti alla regina dei Cieli. Sembra che Dio non abbia ancora segnato l'epoca della vocazione alla fede dei poveri africani: ma confidiamo e preghiamo per essi. Monsignor Massaia è già in Egitto. Il Vescovo d'Egitto è richiamato a Roma, e avrà altra destinazione.
1279
Siccome il nostro caro D. Beltrame non mi scrive, e non risponde, giudico che già si trovi nella capitale dell'Impero, ove certo avrà ottenuto da S.M.I.R. Ap.ca la grazia implorata. Se per caso fosse ritornato, me lo saluti di cuore. Mi riverisca Mg.r Vescovo, ed il M.se Ottavio, e mandi i miei ossequi a casa Pompei. Mi riverisca D. Fochesato, D. Donato, Lonardoni, e tutti i membri dell'Ist.o, assieme a Garbini, a Tregnaghi, e alle sig.re maestre, more e protestanti.
Mi dia la sua benedizione, e mi abbia nei SS. Cuori di G. e di M. pel

Suo ubb. e aff.mo
D. Daniele
1280
S. Em. il Card. Barnabò ebbe molto dolore che l'Ist.o non ha accettata la missione in Africa: tuttavia speriamo che il Signore disponga dopo qualche anno.


N. 188 (177) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SC Afr. C., v. 7, ff. 873-890v

RAPPORTO
del mio piccolo viaggio in Africa
del 1865-66
Roma, 30 giugno 1866

RAPPORTO
rimesso alla S. Congregazione di Propaganda F.
nel giugno del 1866

E.mo Principe,

1281
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Invitato dall'Em. V. R.ma a stendere un Rapporto sui risultati del viaggio, che io feci testé col M. R. P. Lodovico da Casoria fino a Scellal, m'accingo subito all'opera; e sulle tracce di quanto m'in-giunse, esporrò:
1¼. Che cosa si dovea fare dal P. Lodovico e da me nel nostro viaggio in Africa?
2¼. Che cosa si è realmente da noi fatto?
3¼. Che cosa sarebbe opportuno di fare hic et nunc cogli elementi e colle forze già esistenti, per migliorare la condizione del Vicariato ap.lico dell'Africa Centrale?
1282
E dapprima passerò sotto silenzio la storia della Missione africana, che precedette l'epoca del nostro viaggio a Scellal, perché già nota all'E. V. R.ma; e dirò solo che, in seguito alla lettera 24 giugno 1865 del def.to mio Sup.re D. Nicola Mazza, con cui domandava alla Propaganda pel suo Ist.o una Missione nell'Africa interna, l'Em. V. R.ma imponevami di conferire col R.mo P. Generale dell'Ordine Serafico per formare un progetto di divisione del Vicariato dell'Afr. Centr., affinché tanto i Francescani che l'Ist.o Mazza potessero più efficacemente dispiegare la loro opera a beneficio dei negri.
1283
Io adempii fedelmente all'ordine impostomi, conferii col R.mo P. Generale, che si mostrò propenso ad una divisione; e munito d'una sua lettera autografa, colla quale incaricava il P. Lodovico di concertarsi meco per determinare i confini, fui a Napoli, si discusse diligentemente l'affare; e ritornato a Roma, sentito il P. Generale,
s'è convenuto fra noi ciò, che il P. Lodovico alla mia presenza dichiarò all'E. V. R.ma, di presentare, cioè, il seguente progetto di divisione:
1284
1¼. Missione del Nilo orientale da affidarsi all'Ist.o Mazza coi seguenti confini:
Al nord il Tropico del Cancro,
All'est i Vicariati dell'Abissinia e dei Galla,
Al sud l'Equatore,
All'ovest il Nilo ed il Fiume Bianco.
2¼. Missione del Nilo occidentale da ritenersi dall'Ordine Serafico coi seguenti confini:
Al nord il Vicariato dell'Egitto,
All'est il Nilo ed il Fiume Bianco,
Al sud l'Equatore,
All'ovest......... in infinitum.
1285
Benché io sia inclinato a credere che il R.mo P. Generale sia stato sempre disposto a cedere una porzione di quel Vic.to all'Ist.o Mazza, che per lo spazio di 15 anni lavorò e fece grandi sacrifizi per quella Missione, tuttavia m'accorsi ben presto che lo spettabile Definitorio di Ara Coeli e lo stesso P. Lodovico da Casoria, avversando il progetto, fecero abortire la proposta divisione; e ne rimasi poi pienamente convinto, allorché, nel tempo stesso in cui l'Em. V. R.ma aveva apertamente dichiarato la sua volontà di spartire il Vic.to fra l'Ordine Serafico e l'Ist.o Mazza, io leggeva sopra un giornale cattolico l'Indirizzo che qui appongo in istampa, e che nel settembre dell'anno scorso fu predicato dai Frati del P. Lodovico a S. Pietro ad Aram ed in altre Chiese di Napoli. Un nuovo indirizzo etc.
1286
Infatti, dietro le rimostranze dell'Ordine Serafico, l'E. V. R.ma non giudicò opportuno di emettere veruna decisione sulla proposta divisione; sebbene nell'alta sua sapienza determinò, che, nel mentre che il P. Lodovico si recava in Africa per pigliare possesso della Stazione di Scellal, uno o due rappresentanti dell'Ist.o Mazza lo accompagnassero in quel viaggio, affinché l'affare minutamente si discutesse dalle due parti sulla faccia del luogo; e sentito il giudizio del Vic.o ap.lico dell'Egitto, a cui da oltre tre anni venne affidata interinalmente la direzione del Vic.to dell'Afr. Centr., si riuscisse meglio a formare un progetto di divisione equo ed opportuno per ambe le parti, che poscia sarebbesi presentato alla S. Congr.ne di Prop.da Fide.
1287
In base a questa determinazione, il P. Lodovico dopo aver mandato in Africa per la via di Messina quattro altri individui, accompagnati dal P. Bonaventura da Chartum, e da due moretti terziari in abito francescano, ai 10 ott.e partiva da Napoli, e fatta breve sosta a Roma, giunse in Verona, ove abboccatosi col novello mio Superiore D. Gioacchino Tomba, si convenne che io solo l'accompagnassi in Africa; e senza indugio ai 26 di ottobre, lasciato il mio Ist.o, ci dirigemmo verso la Germania, toccando quelle città, nelle quali io avea stabilito di presentare il P. Lodovico, e metterlo in rapporto coi più distinti benefattori dell'Africana missione.
1288
Vive a Bressanone un uomo di rari talenti, a cui l'Africa va debitrice dei più grandi servigi. E' questi il pio e valente Prof.r Giangr.mo Mitterrutzner, Canonico regolare Lateranense dell'Ordine di S. Agostino, Dottore in S. Teologia, membro di diverse Accademie e del Comitato della Società di Maria in Vienna etc. etc., il quale avendo fatti studi profondi sull'Africa centrale, ha seguito tutte le fasi, e pubblicato successivamente gli avvenimenti e la storia della Missione africana. Egli fino dal 1850 raccolse ogni anno per la missione parecchie migliaia di scudi, e diede all'Africa centrale quasi la metà dei Missionari che in quel vasto campo annunziarono il Vangelo prima dei Francescani, e colla penna e coll'opera rinfocò in Germania l'entusiasmo per l'africana missione, che in ogni circostanza trovò in lui il più fedele amico, il più valido protettore. Da ultimo coll'aiuto dei manoscritti che gli trasmisero i Missionari (specialmente di D. Gio. Beltrame e Mgr. Matteo Kirchner), e coll'assistenza di alcuni negri indigeni ch'ebbe seco a Bressanone, riuscì a comporre un dizionario ed una grammatica nella lingua dei Bari, e pubblicò ad uso dei tedeschi e degl'Italiani un dizionario, e una grammatica, un catechismo, ed alcuni Dialoghi nella lingua dei Denka, e tradusse in questo idioma tutto il Vangelo di S. Luca, ed i Vangeli di tutte le Domeniche e Feste dell'anno, somministrando in tal guisa ai novelli missionari il materiale necessario per esercitare il ministero ap.lico sulla vasta estensione, che giace fra il 13¼ ed il 1¼. grado di Lat. N. nelle regioni del Fiume Bianco.
1289
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Giudicando io che il P. Lodovico (che non conosce punto il terreno africano e non fu mai sulla faccia del luogo) non potrà mai da se stesso effettuare una giusta divisione conveniente per ambe le parti, affine di sottrarmi a qualsiasi pretesto d'indugio che potesse impedire tale operazione da parte dei francescani, lo consigliai a rivolgersi all'esimio Prof.r Mitterrutzner, come l'uomo oggidì il più atto a giudicare su tale materia, per chiedergli di formare un piano di divisione del Vic.to dell'Africa Centr.le. Al che avendo acconsentito, discutemmo minutamente l'affare col sudd.o Prof.re Mitterrutzner, il
quale accettando l'incarico, si studiò di stendere quel progetto che a lui parve il più adatto alle due Istituzioni del Mazza e del P. Lodovico; e promise che in pochi giorni ce l'avrebbe spedita a Vienna. Colà infatti lo ricevemmo ai 1.mi di Novembre esposto nella seguente lettera latina diretta al P. Lodovico, che fedelmente io qui trascrivo.
(traduzione dal latino) Rev.mo Padre,
1290
Realmente il mio cuore si è dilatato quando da pochi giorni mi è capitato d'incontrarmi con te, R.mo Padre, che già da molto tempo seguivo con somma ammirazione e interesse, per l'apostolico zelo per la nostra Africa e per la tua stupenda opera di carità. Ho visto infatti non solo te, vero Figlio del Santo P. Francesco, ma anche il frutto della nostra missione: P. Bonaventura, che io nove anni fa circa ho portato dall'Egitto. Tu l'hai innalzato alla dignità sacerdotale e ora lo riconduci apostolo della sua patria. A rendere più grande la gioia, insieme con te è apparso il dilettissimo D. Comboni che già da molti anni si affatica grandemente alla rigenerazione dell'Africa a Cristo. A lui tra le cose gradite dobbiamo riferire il fatto che la Missione cattolica per l'Africa Centrale, che si deve dire quasi estinta, di nuovo rifiorisca.
1291
Ho udito dalla vostra bocca che la S. Congregazione di Propaganda Fide in Roma era al punto che si dividesse il Vicariato apostolico dell'Africa Centrale tra la famiglia Francescana e l'Istituto di quella vittima di carità D. Nicola Mazza. Ora tu mi chiedi che cosa pensi di questa divisione: e noi non possiamo non acconsentire alla tua richiesta e candidamente e sinceramente esporre quello che penso. Tra l'altro sottolineo la mia persuasione che questa missione veramente difficilissima, deve essere totalmente cattolica, la qual cosa senza dubbio sentono tutti i benefattori che in qualche cosa hanno contribuito a sostenere quella Missione. Cristo sia predicato; le anime si devono conquistare a Cristo senza che stiamo a vedere se ciò avvenga mediante sacerdoti regolari o secolari, se per mezzo di italiani o di tedeschi. I missionari in Africa Centrale devono essere veramente apostoli e uomini di Dio.
1292
Che se già riconosco quelle cose che finora tu, R.mo Padre, hai preparato per l'Africa e quello che l'inclito Istituto del venerando Don Nicola Mazza ha compiuto e che può fare al presente, penso essere cosa ottima da farsi il dividere il Vicariato attuale così che la parte settentrionale, cioè del Vicariato d'Egitto da circa il 24¼ grado fino ai monti dei Denka (Gebel Nuba o Gebel Nyuemati) e cioè fino al 12¼ grado circa, assegnato alla famiglia Francescana, risp. a te R.mo Padre. Invece la parte meridionale, dai monti dei Denka fino all'Equatore e oltre sia data all'Istituto Mazziano.
1293
Il motivo per cui io la penso così si può dedurre dalle seguenti ragioni:
1¼. La Stazione missionaria di Scellal è assegnata dalla S. Congregazione di Propaganda Fide e te, R.mo Padre, e questo si realizzerà tra pochi giorni.
2¼. Il metodo da te stabilito per la rigenerazione dell'Africa, cioè attraverso le opere di carità, l'istruzione artistica e l'educazione dei fanciulli è quanto più mi arrida soprattutto per quelle parti nelle quali da tempo si trova l'Islam. Per questo la tua istituzione darà con abbondanza molti e molto idonei ministri per fare ciò.
3¼. Non è inoltre di poco conto che da Scellal fino ai monti dei Denka vi è una sola lingua, l'arabo, per cui non sarà necessario istruire gli adolescenti in molte lingue, ma potranno col tempo impegnarsi e imparare quegli idiomi che in Scellal, Khartum ecc. interessano di più.
1294
I motivi poi per i quali vorrei assegnare all'inclito Istituto del venerabile Nicola Mazza la parte meridionale, sono i seguenti:
1¼. Quel venerando vecchio che è Don Nicola Mazza spesso allorché si parlava della Missione africana, si dichiarava che rifiutava decisamente per i suoi Missionari quei luoghi dove si trovavano i maomettani. Ora, proprio dalle montagne dei Denka incominciano le tribù dei neri, così che si adempino i voti del venerando uomo.
1295
2¼. Già molti missionari apostolici di questo Istituto si affaticarono in quelle regioni presso i Denka; tra costoro splendono D. Giovanni Beltrame e D. Daniele Comboni, i quali perciò, edotti dall'espe-rienza, eviteranno molte cose non attinenti alla Missione.
3¼. Gli stessi Missionari, anche circa quelle lingue che sono completamente differenti dall'arabica, lavoreranno con molta più facilità dal momento che sono abituati al linguaggio Denka che i neri dal 12¼ grado al 5¼ usano. Il R.mo Don Beltrame ha già scritto in lingua dinkaica.
1296
Io inoltre so usare l'una e l'altra lingua, quelle delle fanciulle africane educate nell'Istituto veronese e che parlano la lingua dinkaica.
Perché possa tu essere completamente soddisfatto nei tuoi desideri, aggiungo anche la carta geografica che mostra le regioni della Missione cattolica presso il Fiume Bianco.
Che tu abbia perciò ciò che tu hai chiesto: usalo appropriatamente!
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Mi raccomando perciò alle tue preghiere
J.C. D.r Mitterrutzner.
1297
A Vienna l'Ecc. Comitato della Società di Maria, che cedette al P. Lodovico tutti i mobili ed attrezzi esistenti nella Stazione di Scellal, dichiarò di non poter disporre di alcun pecuniario sussidio per la nostra spedizione; il perché dovemmo pensare seriamente a provvederci i mezzi pel viaggio nell'Africa. S. E. il Nunzio ap.lico avendoci messo in rapporto colla novella Società dell'Immacolata Concezione, fondata dal celebre Istoriografo dell'Impero austriaco, il Cons.r aulico Fedde Hurter, che ha per oggetto di soccorrere i cattolici sparsi nei domini turchi, noi le chiedemmo un aiuto; ma non essendo ancor bene riordinata dopo la morte dell'illustre suo Presidente, e non trovandosi nella capitale i membri più attivi di essa, ci fu risposto che nella prossima seduta si avrebbe sottoposto al Comitato la nostra petizione; e nel caso di buon esito, si avrebbe rimesso l'accordato sussidio al R.mo Delegato ap.lico dell'Egitto. Riuscito senza effetto un dispaccio telegrafico diretto a Roma dal P. Lodovico a S. M. il Re di Napoli, col quale implorava un pronto soccorso, risolvemmo di rivolgersi al sullodato Pr.e Mitterrutzner ed all'inclita Società di Colonia.
1298
Il primo, che già avea sborsato il denaro pel viaggio di tutti cinque da Bressanone a Vienna, ci spedì tosto il suo obolo di fr. N¼. 400; e la seconda ci fece tener subito l'elemosina di N¼. 200 talleri; e procuratoci dall'Ill.mo Cav. Noy, Consigliere delle strade ferrate austriache, il passaggio gratuito fino a Trieste, ottenuto un considerevole ribasso sui piroscafi del Lloyd austriaco, salpammo dal porto ai 12 di novembre; e dopo furibonda burrasca nel Mediterraneo, giungemmo ad Alessandria d'Egitto, ove ci riunimmo agli altri 4 individui, che ci avevano preceduti, e tutti nove partimmo pel Cairo. Colà, presa ad imprestito una piccola somma di denaro, muniti di una commendatizia del Cav. Schreiner Console generale austriaco, assistiti validamente dal Cav. F. Mardrus, noleggiata una barca dahhabia, lasciammo Bulacco; ed invocata a Kenneh l'assistenza del P. Samuele d'Accadia Presidente di Negadeh, che ci accompagnò fino al nostro destino, rendendoci utilissimi servigi, in 32 giorni di navigazione sul Nilo, giungemmo alla prima cateratta; e protetti dal-l'Autorità governative di Esneh e di Assuan, potemmo tranquillamente pigliar possesso della Stazione di Scellal il 6 gennaio 1866.
1299
Scellal è il primo villaggio della Nubia inferiore, popolato da un migliaio di musulmani, posto sulla destra del Nilo, alla distanza di due miglia dall'ultima città dell'Alto Egitto, da cui lo separano le cateratte d'Assuan. L'attuale Vicerè appena asceso al trono, diede ordine all'Effendi d'Assuan di vegliare sopra i missionari di Scellal, affinché non avessero a turbare la fede dei credenti dell'Islam coll'esercizio del proselitismo cattolico. La casa della Missione, posta dirimpetto all'Isola di File, è solida, comoda, ed attualmente ben provveduta di utensili domestici e strumenti fabbrili, con un'elegante cappella nell'interno; e può servire come punto di riposo pei missionari che vanno e vengono dall'Africa centrale, e prestarsi efficacemente per formare un numeroso collegio di africani. L'aria è abbastanza salubre: ma attesa l'estrema aridità del suolo e la povertà del villaggio, è d'uopo procurarsi i viveri dalla vicina Assuan, o meglio dal Cairo, o dall'Europa; ed all'epoca in cui siamo, il mantenimento di questa Stazione porta gravissima spesa.
Il P. Lodovico lasciò quivi due Sacerdoti Francescani, due laici terziari, e due moretti terziari; e due giorni dopo il nostro arrivo partì pel Cairo, e ritornò a Napoli.
1300
Che cosa dunque si è realmente fatto dal P. Lodovico e da me nel nostro viaggio in Africa? Nulla di quello che dovevamo fare. Noi dovevamo formare il progetto di divisione del Vicariato dell'Afr.ca Centr.le, consultarlo col R.mo Delegato ap.lico dell'Egitto, e per le vie legittime dei nostri Superiori trasmetterlo alla Propaganda, ed attendere le decisioni della medesima. Ciò doveasi da noi fare, perché tale era l'ordine dell'Em. V. R.ma; né l'avere egli inteso a Trieste che il mio Ist.o per qualche anno non può accettare missioni nell'Africa, lo disimpegnavano dal trattare della divisione, perché io l'accompagnava nell'Africa di pieno consenso del mio Superiore, che con lui medesimo si era concertato per tale scopo.
Ma il buon P. Lodovico è affatto contrario che alcun'altra Istituzione, fuor della sua, entri a dividere coi figli di S. Francesco l'apostolato dell'Africa centrale; e solamente, senza aver mai su tal punto favellato col R.mo Vic.o ap.co dell'Egitto, dopo lunga discussione, si limitò a dirmi, nel separarci a Scellal, che qualora l'Em. V. R.ma l'avesse interrogato sul piano della richiesta divisione, egli avrebbe presentato quello del Prof.r Mitterrutzner di sopra riportato.
1301
Egli è perciò, che scorgendo svanito il principal fine del mio viaggio in Africa, desiderando di tornar utile ai poveri negri, m'applicai diligentemente ad esaminare le Stazioni cattoliche dell'Alto Egitto, per vedere se mi era possibile stabilire qualche Istituto maschile e femminile per radunarvi dei moretti e delle morette allo scopo di formare elementi per le Missioni dell'interno dell'Africa in base al mio Piano.
1302
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Rimasi infatti convinto, che, ove in ciascuna Stazione dell'Alto Egitto, che è occupata da un solo francescano, avente il sussidio annuale di soli 300 franchi, io potessi stabilire due o tre Suore di carità pell'educazione delle fanciulle copte, e due o tre Fratelli della Dottrina Cristiana, od altri individui di qualche recente Istituzione, per l'educazione dei ragazzi copti, avrei per risultato, non solamente di prestare un valido aiuto alla Prefettura ap.lica dell'Alto Egitto; ma coll'introdurre moretti e morette in questi differenti Istituti, potrei formare col tempo dei catechisti, degli artisti, e dei buoni elementi per quelle Missioni dell'interno africano, che si andrebbero erigendo tra i negri, qualunque fosse l'Istituzione, a cui venissero affidate.
1303
Infatti, la piccola città di Negadeh, che giace a 100 miglia da Scellal, e a due leghe dalle rovine di Tebe, ed è popolata da circa 150 cattolici e più di 3000 copti eterodossi, il cui capo m'assicurò non esser lontano dall'abbracciare la nostra fede, può prestarsi opportuno pel primo Ist.o femminile secondo il mio piano. Avendo pronta la casa annessa alla Chiesa, nella speranza che l'opera efficace della donna cattolica potesse esser utile non solo alla classe femminile, ma ancora alla conversione degli eretici, ho convenuto col Presidente di stabilire a Negadeh tre Suore coll'assegno annuo di 500 franchi per ciascheduna, che è il maximum che suole dare la pia opera della Propagazione della Fede; e giunto in Cairo, presentai al M. R. P. Venanzio Prefetto ap.lico la seguente petizione, che porge come un breve ragguaglio dello stato generale di quella povera Missione:
Molto R.do Padre,
1304
La Prefettura ap.lica dell'Alto Egitto da oltre un secolo affidata ai RR. PP. MM. Riformati, ha per oggetto di assistere la Chiesa Copta ortodossa sparsa in parecchie città e villaggi dell'Egitto, affinché conservi e sviluppi il sacro deposito della vera Fede fra i credenti, circondati dal fanatismo musulmano, e minacciati non di rado e manomessi dal furore degli eretici. L'Ordine Serafico, malgrado la scarsezza degli operai evangelici e la deficenza dei pecuniari sussidi, ha potuto mantenere nelle principali città dell'Alto Egitto, ove si trovano copti cattolici, zelantissimi Missionari, che con una abnegazione admirabile ed a forza di sacrifizi, riuscirono ad adempiere la difficile loro missione.
1305
Ora per la diffusione del commercio, e l'incremento della colonia europea nelle fertilissime terre egiziane, e per la celerità, onde si sono stabilite comunicazioni fra il Basso e l'Alto Egitto, sia coi battelli a vapore, sia colle strade ferrate, che si vanno rapidamente costruendo fra Cairo ed Assuan, crebbe la necessità di rinforzare il ministero sacerdotale nella Prefettura, a cui ella presiede, tanto più che la propaganda protestante va dispiegando la sua attività per tutto l'Alto Egitto, ed ha stabilito una ricca scuola anglicana a Siut con gran danno della fede cattolica. Egli è d'uopo quindi che Dio, sempre amoroso nelle vie della sua Provvidenza, in così grave emergenza, si degni di lanciare uno sguardo di miserazione sulle terre dell'Alto Egitto, e stenda pietosa la mano per coadiuvare l'opera del missionario, creandogli delle braccia potentissime, non solamente per conservare intatto il deposito della fede fra i copti cattolici, ma altresì per somministrargli i mezzi per chiamare sulle vie della verità i dissidenti, che da oltre 14 secoli dormono in seno all'errore.
1306
Reduce della Nubia, avendo esaminato diligentemente per la 4. volta le Stazioni cattoliche dell'Alto Egitto, mi pare di vere bene compreso la situazione dell'apostolato ortodosso ed i bisogni urgentissimi in cui versano quelle contrade affidate alla di Lei cura; e perciò, pieno del desiderio di prestare l'obolo mio per debolmente coa-diuvarla nel suo ministero, e preparare ad un tempo degli elementi per le missioni dell'Africa centrale, mi rivolgo alla V. P. R.da, e Le chiedo la facoltà di fondare dei piccoli Ist.i maschili e femminili nelle Stazioni principali dell'Alto Egitto, sempre a condizione, che in ciò che spetta all'esercizio esterno saranno sempre sotto la dipendenza del Superiore locale, e sotto la giurisdizione del Capo della Missione.
1307
Ora non potendo io disporre che di pochi mezzi pecuniari, avendo già fatto l'accordo col rispettivo Presidente, che mi cede un apposito locale, La supplico di concedermi che io possa piantare un piccolo Ist.o femminile a Negadeh; al quale oggetto per ora introdurrei tre Suore di una Congregazione religiosa, che fosse di aggradimento alla V. P. ed alla Propaganda; e vi aggiungerei alcune morette, educate nella fede, nelle lingue e nelle arti domestiche nel mio Ist.o a Verona. Questo piccolo Corpo assumerebbe l'educazione delle zitelle copte, ed eserciterebbe le opere di carità a vantaggio degli eretici in quell'importante Stazione. Siccome poi è mia intenzione di preparare altresì degli elementi per la conversione dei negri in base al mio Piano, perciò vorrei che le Suore, coadiuvate dalle suddette negre, si obbligassero contemporaneamente ad educare nella religione e nelle arti tutte quelle morette, che, a misura delle pecuniarie risorse, io potessi fornire al detto Ist.o, affinché terminato il loro tirocinio, vengano poi trapiantate in quella Missione dell'Africa centrale, che fosse di maggior gradimento alla Propaganda, sempre però preferito l'Istituto Mazza, qualora a quell'epoca avesse colà una Missione.
D. Daniele Comboni
1308
Lietissimo di questa proposta il R.do P. Prefetto dell'Alto Egitto si mostrò dispostissimo a secondare i miei desideri, e ne scrisse tosto all'Em. V. R.ma, per averne la necessaria autorizzazione.
Coll'assenso del R.mo Delegato ap.lico ho convenuto colla Superiora Provinciale delle Suore del Buon Pastore in Cairo di formare un piccolo Ist.o africano con alcune morette già educate in Verona, e con altre nuove, che sto acquistando; il quale verrà affidato alla Congregazione del Buon Pastore, che istituirà come una Sezione per le negre in apposito locale annesso al loro convento.
1309
Non son lungi dalla speranza di guadagnare altresì delle morette dell'Opera del P. Olivieri, che stanno presso le monache francescane in Cairo.
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Ecco ciò che ho tentato di fare, e che spero di ultimare entro l'anno corrente, affine di rendere fruttuoso il mio piccolo viaggio a Scellal.
1310
Che cosa sarebbe opportuno di fare hic et nunc cogli elementi e colle forze già esistenti per migliorare la condizione del Vicariato ap.lico dell'Africa Centrale?.. E' questo un problema assai difficile a risolversi. Mi sforzerò di ben denudarlo, affinché si possa almeno entrare sulla via per risolverne qualche piccola parte.
1311
I confini di questa Missione, giusta il decreto ap.lico di Gregorio XVI, sono: all'oriente il Vicariato dell'Egitto e la Prefettura dell'Abissinia; all'occidente la Prefettura delle Guinee; al settentrione la Prefettura di Tripoli, il Vicariato di Tunisi, e la Diocesi d'Algeri; al mezzod i monti Ghamar, detti altrimente i monti della Luna. (Annali della Prop.ne della Fede. F. 20 N¼. 121 pag. 593).
Ora detratto lo spazio, che occupano le Missioni che si fondarono dappoi, risulta che il Vicariato dell'Africa centrale abbraccia l'estensione, che intercede fra il 5¼. gr. Lat. S., ed il gr. 24¼. L. N., compresa fra il g.r 10¼. e 35¼. Long. Orient. e secondo il meridiano di Parigi. Di più, lo spazio che vi è dal 10¼. al 29¼. L. N. fra il gr.o 9. occ. e 10. or. Long. secondo il medesimo meridiano; che è quanto dire, che il Vic.o dell'Afr.a Centr.le è circa N¼. 20 volte più vasto della Francia.
1312
Di quest'immenso Vicariato, dall'epoca della sua erezione, non si è finora occupato che una parte della Nubia e le sponde del Fiume Bianco fino al 4¼ gr. L. N. fra lo spazio di poco più di un grado di Longitudine, che è quanto dire, che non si è occupato nemmeno la ventesima parte del Vic.to. Aggiungasi a questo, che, secondo il calcolo dei recenti geografi accreditati presso le più celebri Società Geografiche d'Europa, l'Africa centrale propriamente detta ha per confine orientale il Nilo ed il Fiume Bianco; per cui la Missione dell'Africa centrale dispiegò specialmente finora la sua attività sulla destra sponda del Nilo e del Fiume Bianco, cioè sul confine nord-est dell'Africa orientale: E dell'Africa centrale si occupò soltanto una porzione della Tribù dei Kich (Stazione di S. Croce fra i gr. 6¼. e 7¼. L. N.), abbracciante un'estensione di terreno minore della quarta parte dell'attuale patrimonio di S. Pietro.
1313
Distinguiamo adunque la questione, e diciamo: "Che cosa giudico io opportuno che si possa fare cogli elementi che attualmente esistono pel bene del Vic.o ap.lico dell'Africa centrale che si è tentato di evangelizzare dal 1846 fino al 1866? Mi riserberò poi a dare un cenno sulla maniera con cui si potrebbe tentare la rigenerazione del rimanente del Vicariato, che è finora totalmente sconosciuto ai Missionari.
1314
E' noto all'Em. V. R.ma ciò che si è fatto nell'Africa sotto il governo dei tre Provicari ap.lici Ryllo, Knoblecher e Kirchner, che si può compendiare in questo: "Si sono fondate quattro Stazioni, cioè:
1¼. Chartum nella Nubia Superiore, fra il 15¼. e il 16¼. gr. L. N.
2¼. Condokoro nella Tribù dei Bari, fra il 4¼. e il 5¼. gr. L. N.
3¼. S. Croce nella Tribù dei Kich fra il 6¼. ed il 7¼. gr. L. N.
4¼. Scellal nella Nubia inferiore al Tropico del Cancro.
1315
Di più si sono battezzati circa 100 infedeli fra bambini ed adulti, si sono imparate bene le due lingue dei Bari e dei Denka, si sono composti i rispettivi dizionari, grammatiche, catechismi, e tradotti molti brani della Sacra Scritt.a etc., e si è pubblicato coi tipi di Brixen quell'importantissimo volume per l'idioma Dinkaico per opera del benemerito Prof.r Mitterrutzner. Inoltre si è ben conosciuto quel paese, l'indole degli abitanti, le abitudini di molte tribù dei negri, ed il modo men difficile per evangelizzarli." Tutto ciò si è fatto dei Missionari gesuiti, tedeschi, e dell'Ist.o Mazza, specialmente sotto il governo del R.mo Prov.o Knoblecher.
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In seguito a questi sottentrò l'Ordine Serafico nel 1861, che vi impiegò circa N¼. 60 individui fra Sacerdoti e laici. Quali risultati si ottennero per l'opera di questi?.. Scomparve quasi tutto quel bene che s'era fatto dapprima. L'Em. V. R.ma sa che le due Stazioni di S. Croce e di Gondocoro, che costituivano il vero campo ed il nerbo della missione, che traevano maggior frutto, sono state abbandonate. La Stazione di Chartum da oltre tre anni è occupata da un solo missionario francescano, il P. Fabiano, e da due laici. Questi accolse in diverse riprese una ventina di schiave more, la maggior parte fuggite dai loro padroni. Alcuni di questi reclamarono le loro negre presso il Console austriaco: ma il P. Fabiano non credette opportuno di cederle; e ne fu fatto ricorso all'I. R. Console generale austriaco in Egitto. Benché questi non approvi la condotta del P. Fabiano, e la colonia europea sparli di lui rapporto alle suddette schiave, che non dimorano già nella sua casa, ma in casucce esistenti entro il recinto del giardino della Missione, tuttavia voglio crederlo innocente. Ciò che v'ha di positivo si è, che il Console generale austriaco in Egitto ha fatto un rapporto all'I.R. Ministero di Vienna a carico del P. Fabiano; ciò che non fa punto onore al missionario.
1317
Io poi non saprò giammai approvare il sistema di lasciare un missionario solo, privo dei mezzi di munirsi collo scudo del Sacramento della penitenza, e ciò per oltre tre anni, in una remota e sì perigliosa contrada, ove sorse da qualche tempo una ricca scuola protestante luterana di Prussia, che trae seco quasi tutta la colonia europea, e stende il suo proselitismo pel Sennar e nelle principali borgate della Nubia. Da ultimo si occupò dal P. Lodovico la Stazione di Scellal, che da otto mesi era stata abbandonata.
1318
Premesse queste nozioni veggiamo che cosa si può fare pel bene di quella parte del Vic.o ap.co dell'Africa centrale, che si è tentato finora di evangelizzare mettendo in opera gli elementi hic et nunc esistenti?.. Questi elementi sono ora concentrati nell'Ordine Serafico. Non parlo qui dell'Ist.o Mazza, perché, quantunque abbia ferma intenzione di entrare più tardi nel difficile apostolato dell'Africa, tuttavia ha dichiarato che per ora non può assumere alcuna missione fra i popoli negri.
1319
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
L'Ordine Serafico con una circolare del 1861 ha fatto appello a parecchie religiose Province, affine di radunare una poderosa falange di operai evangelici, per intraprendere la Missione dell'Africa centrale. Ad onta di gravi sacrifizi sofferti, si reiterarono i tentativi: ben 22 individui soccombettero in quell'infocato paese senza ottenere alcun felice risultato. Finalmente, esaurito ogni sforzo, quest'inclito Ordine s'appigliò a mettere in opera l'Istituzione del benemerito P. Lodovico da Casoria. Che cosa è quest'Istituzione dei Frati Bigi, che sorse non ha guari alla Palma in Napoli?.. Dalla seguente lettera scritta dalle rive del Nilo dal P. Lodovico ai suoi figli, che secondo m'affermò egli medesimo, compendia la sostanza del nuovo Istituto, ed è come il testamento del pio fondatore, che si legge ogni settimana nelle sue case in piena comunità, l'Em. V. R.ma concepirà una giusta idea della nascente Istituzione destinata a regolare l'Istituto dei negri e condurre le opere africane.
1320
+ Ave Crux etc.
Dal Fiume Nilo addì 17 dic. 1865
Carissimi Frati miei Bigi,
Il Signore vi ha chiamato dal secolo alla Religione del terz'Ordine Serafico: al primo Ordine della medesima Religione fui chiamato anch'io dal secolo. Poveri noi, se non profittiamo di quest'infinita carità di Dio! Voi ed io abbiamo nuovi doveri, oltre i comandamenti di Dio e quelli della Chiesa cattolica apostolica romana: io per obbligo di vera professione solenne, voi per obbligo di una professione semplice; io per il ministero di Sacerdote, voi per il ministero di carità; io per salvare le anime, voi per istruire le anime; l'uno e l'altro è ministero divino: sacerdote è l'uno, sacerdote di carità è l'altro. Questi due sublimi ministeri si danno la mano l'uno e l'altro. Il primo non può salvare le anime se il secondo non le prepara. Il Signore inspirò a me piccolo frate questa istituzione, per chiamare a Gesù Cristo il secolo corrotto e coll'esempio e colla carità: S. Francesco è il Santo Padre di questo Istituto, finché regni e governi l'altissima povertà non solo di spirito, ma eziandio la povertà esterna, praticata da G. C., da S. Francesco e da tutti i veri suoi figli.
Questa la comando per obbedienza a tutti i Frati Bigi; e quei che non la vogliono abbracciare come pesante, comando loro per mezzo dei superiori frati Bigi, che tornino al secolo e vivano da buoni Cristiani, oppure vivano da terziari secolari. Quest'opera si diffonderà assaissimo, se quei che la governano non si discostano da questo tesoro celeste; amato da G. C. che volle nascer povero, viver povero, e morir povero. Colui che governa colla povertà, governa coll'umiltà e colla carità di Cristo: vita comune con tutti, in tutto, e per tutti, senza nessuna singolarità né per titoli, né per dignità, tranne i malati, immagine viva di G. C.; ai quali tutte le eccezioni e le dispense finché duri la malattia, separati però dalla comunità, e che sieno tutti nell'infermeria. Io ve li raccomando assai, usate loro viscere di misericordia, servizio di carità spirituale e temporale infino agli ultimi momenti della vita.
Quei frati Bigi che si allontanano dalla vita comune possedendo pecunia o denaro presso di loro, sieno immantinente espulsi come possidenti e ricchi: quei che non hanno di bisogno di toccar denaro, non lo toccano: quei che hanno bisogno di toccarlo, lo tocchino, e lo dieno subito al Procuratore della casa. Prego ai frati di non dormire né pernottare ove c'è il denaro, perché venendo la sorella morte all'improvviso, non si trovi questo diavolo in cella: vi raccomando assai, vi ripeto, vi raccomando assai dell'uso del denaro, fratelli miei carissimi.
L'Ordine dei Frati Bigi può avere anche de' Sacerdoti Bigi, ma colle stesse regole, e colla medesima povertà altissima dei Frati Bigi non sacerdoti. Il numero però dev'esser piccolissimo, sufficiente a costituire secondo la regola dell'Ist.o un governo residente nella casa Madre a reggere e governare l'Ist.o dei Frati Bigi. Non possono i detti Sacerdoti né predicare né confessare secolari esterni; e tutta la loro opera è di propagare l'Istituzione, di mantenere la regola, di visitare le case, e promuovere il bene dei poverelli di G. C.
Raccomando a tutti i Frati la meditazione e l'orazione mentale mattina e sera sopra la Passione di G. C.: meditatela in modo come se fosse presente ai vostri occhi quello che si legge e si medita. Che giova meditare G. C. senza umiltà e carità verso il fratello? senza obbedienza verso il Superiore? senza soffrire un'ingiuria, un disprezzo? Che giova meditare G. C. senza compatimento d'un fratello all'altro fratello? Piangere Gesù Crocifisso significa amare e soffrire il fratello. Se nell'intervallo di una meditazione all'altra, cioè, dalla mattina alla sera nel corso del giorno sapete sopportare la debolezza di un altro fratello peccatore come voi, potete ringraziare G. C. nella meditazione della sera, del frutto cavato dalla meditazione della mattina.
Operate e governate coll'esempio e colla carità: tutti vi ameranno e vi saranno cari ed obbedienti. Amate, fratelli carissimi il silenzio: parlate poco, fuggite le questioni, sì, sì, no, no e fuggite. Tenetevi come ultimi nella casa, e se siete superiori, a più forte ragione siete obbligati, perché siete servi dei servi del Signore.
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Il quotidiano vostro mantenimento è il lavoro delle mani, e se non basta per le opere di carità, vadano i frati di porta in porta per amore di Dio accattando l'elemosina, prendendo tutto quello che la divina Provvidenza gli manda e per sé e per i poverelli, che sieno bambini o malati. Prego ai Frati che stieno sempre ai piedi dei sacerdoti specialmente preti, ai quali voglio che si mostrino umili e sudditi, perché sono la figura vera e reale di G. C.; e quei che non vi vogliono bene, voi dovete volergli bene; e se essi vi disprezzano, non parlate mal di loro, ma compatiteli e beneficateli, perché essi disprezzano i vostri peccati. Ove trovate sacerdoti poveri e malati, potendo, accoglieteli, medicate loro le piaghe.
Il vostro abito bigio sia sempre uniforme, secondo la regola del terz'Ordine serafico, sandali a' piedi nudi, eccetto i malati, possano usare calzamenti e mutande di lino, corda di fune, tonaca di lana, e corona di vite. Il tutto sia povero, si dorma coll'abito, e non potendosi per infermità si domandi la licenza al Superiore locale: raccomando la politezza negli oratori, nei dormitori, nelle celle, e nei frati. I frati Sacerdoti dicono l'Ufficio divino, servendosi dell'ordinario francescano del primo Ordine. I frati non sacerdoti che sanno leggere, dicono l'ufficio della Passione di S. Bonaventura: quelli che non sanno leggere, i Pater noster etc. Raccomando ai frati di digiunare tutti i venerdì dell'anno, oltre le Quaresime prescritte nella regola dei Frati Bigi. E' proibito ai Frati di essere compari ad alcuno; e ciò per seguire lo spirito del santo Padre. Quando entrate nella Chiese, dite: "Ti adoriamo, o SS.mo Signore G. C., e in tutte le chiese tue che sono in tutto il mondo, e ti benediciamo perché per la tua santa croce hai riscattato il mondo".
Queste, e tutte le altre cose che si contengono nelle vostre regole e costituzioni, vi prego, vi scongiuro, e vi esorto per amore di Dio, e per la vostra santa perfezione, di osservarle e farle osservare coll'esempio e colla parola. Il Signore G. C. sia la vostra mente, il vostro cuore, e le vostre opere. Io piccolo frate vostro sarò sempre con voi: se voi non mi amate, io amo voi; se voi non mi volete bene, io vi voglio bene. Non disprezzate quello che io vi ho scritto, perché l'ho scritto dinanzi a G. C., col quale dovete vivere e morire, e regnare nei secoli dei secoli. Così sia.
Prego che se ne faccia una copia, e mandarla a tutti i Superiori dei Frati Bigi, coll'obbligo di farla leggere una volta alla settimana in piena comunità. Ciò è pregato Fra Diego di farlo.
Fra Lodovico da Casoria
1321
Dalla sostanza di questa lettera, dai frutti che scaturirono dalle case dei Frati Bigi, come rilevai a Napoli, e dalla riuscita degli individui sortiti dalla Palma, che furono in Africa, parmi dover addurre che l'Istituzione del P. Lodovico da Casoria, attesa la sua natura, da se medesima non possa assolutamente assumere alcuna Missione. Se poi verrà appoggiata e diretta dall'Ordine Serafico, in allora confido che potrà tornar utilissima alle Missioni dell'Africa.
1322
Infatti questa Istituzione finora non ha creato che degli artisti, e non produsse alcun sacerdote. Quand'anche formasse col tempo dei Sacerdoti, che cosa potranno fare per l'apostolato, se loro è proibito di confessare, predicare al popolo, ed esercitare il ministero esteriore, e tutta la loro missione è limitata a governare l'interno delle case e dirigere gli artisti? Senza la scienza necessaria, senza una solida e lunga educazione morale, come si può intraprendere una missione?
Questa Istituzione appoggiata a se medesima nol potrà mai, anche nel caso che avesse a svilupparsi e prosperare secondo il pensiero ed i desideri del pio fondatore. Che se a questo aggiungo la facilità di questo buon padre di accozzare nel suo Ist.o soggetti d'ogni sorta, sovente senza alcun requisito fuorché quello di recitare un rosario o di possedere un'arte; se rifletto alla imprudenza che egli suol avere di cimentare nelle opere, ed ai pericoli della più scabrosa missione, senza il necessario apparecchio e senza vocazione, allora affermo, che la sua Istituzione potrebbe riuscire all'Africa dannosa. Per tacere di quello che talvolta accade in qualche sua casa in Napoli, veniamo alle prove sul campo della Missione africana.
1323
Nel 1861 e 1862 il P. Lodovico in due diverse riprese spedì nell'Africa otto individui; cioè:
1¼. Fra Pietro, 2¼. Fra Ziario, 3¼. Fra Mariano, 4¼. Fra Giuseppe Maria, 5¼. Fra Gerardo, 6¼. Fra Bonaventura, 7¼. Fra Romualdo, 8¼. Fra Corrado.
1324
Di questi i primi due morirono a Chartum; il terzo morì assai bene in Cairo presso Mons.r Delegato ap.lico; il quarto sta in Betlemme ed il quinto sta ad Ismaelia nel Canale di Suez: questi due io non conosco; ma il sesto ed il settimo, che vivono nel Convento di Cairo assicurarono ai Francescani di Terra Santa che né essi né quelli non ritorneranno mai nell'Africa centrale, né si associeranno più all'Ist.o del P. Lodovico. L'ottavo, cioè Fra Corrado, che stava in Scellal, dopo essersi abbandonato ad azioni vituperose, per sfuggire i rimproveri del suo Superiore, che ora è guardiano di Betlemme, si presentò ad un impiegato del governo dell'Egitto per farsi musulmano, accennandogli che gli piaceva la libertà dei seguaci dell'Islam. Buon per lui, che quell'ufficiale egiziano guidato dal principio, che non è bene abbandonare la religione dei propri Padri, lo condusse dinanzi al Guardiano di Alessandria, che tosto lo fece accompagnare a Napoli, ove, dopo essere stato ancor cinque mesi in una casa del P. Lodovico senza l'abito, abbandonò egli stesso l'Istituto; ed ora disimpegna con laude l'ufficio di accenditore del gas nella via della Chiaia in Napoli.
1325
Dunque degli otto primi frutti, che l'Istituzione dei Frati Bigi maturò per l'Africa, tre morirono, e tutti gli altri cinque disertarono dalle sue bandiere.
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Veniamo all'ultima spedizione testé fatta a Scellal.
1326
Sei sono gl'individui che il P. Lodovico destinò in questa Stazione; cioè:
1¼. Il P. Bonaventura da Casanova Presidente. Questi non è dell'Istituzione del P. Lodovico; ma appartiene alla Provin-
cia Riformata di Napoli, e da circa due anni è associato alle Opere della Palma. E' buon frate, e sa abbastanza le cose sue. Fu guardiano a Caserta; e benché di corta veduta, pure lo credo capace di condur bene l'interno della casa; ma all'esterno potrà far poco, non conoscendo punto i costumi del paese, ed essendo affatto digiuno della lingua araba. Costui dice non esservi punto accordo fra il P. Lodovico ed il Provinciale ed i frati di Napoli, che poco sorridono alla sua Istituzione, che temono comprometta
la famiglia francescana. Egli ricevette ordine severissimo dal P. Lodovico di comunicar mai da Scellal sopra gli affari della Missione né col Delegato ap.co dell'Egitto, né col Provinciale
di Napoli, né col Generale, né colla Propaganda; e ciò sotto
a comminatoria di essere privato dei viveri; e mi pregò di comu-
nicar questo a' Suoi Superiori, Provinciale, e Generale, ed all'Em. V. R.ma, presso la quale soltanto eseguisco l'incarico.
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2¼. Il P. Bonaventura da Chartum, che è il miglior soggetto che sia giammai uscito dalla Palma, dopo essere stato oltre quattro anni nel mio Ist.o di Verona, fu da me condotto a Napoli sul cadere del 1860. E' un pio giovane, che ha molto zelo, criterio, e capacità, e promette molto, benché non sia affatto svestito dell'indole fervida degli orientali. Senza aver fatto gli studi necessari di teologia, della quale possiede solo una languida idea, fece la sua professione religiosa or son due anni, e fu ordinato sacerdote il dì 8 ottobre dell'anno scorso; e due giorni dopo ai 10 partì per Roma e per l'Africa. Conoscendo costui la lingua araba, ed il paese, acquistò a Scellal grande ascendente sul popolo, nacque grande scissura col Presidente; e giudico che il P. Lodovico non potrà rimediarvi che con una total separazione dell'uno dall'altro.
1328
3¼. Fra Pietro Procuratore di Scellal. Fu sett'anni soldato, e nel 1860 combattè a Capua contro Garibaldi. Qualche anno dopo fu accettato dal P. Lodovico, e dopo alcuni mesi fu messo alla testa degli artisti di Capo di Monte essendo buon falegname. Venne con noi nell'Africa; e benché illetterato, ed ignaro della lingua araba fu fatto procuratore a Scellal. Stette colà 28 giorni; e in seguito alla scissura sopraccitata, partì solo e venne in Cairo, ove dichiarò ai Frati che non sarebbe più ritornato né in Missione né col P. Lodovico.
4¼. Fra Innocenzo flebotomo ed infermiere; è un buon giovane, pieno di carità, ed è utilissimo alla Stazione.
5¼. Fra Lodovico
6¼. Fra Giovannino, moretti alquanto versati nella musica, sono due buoni giovani, benché pesi loro l'abito e la vita francescana. Dalla riuscita di questi si potrà più tardi formare un criterio della riuscita che potrà fare un negro educato in Europa da Frate, e ritornato nell'Africa da secolare.
1329
D. Francesco Palmentieri nipote del P. Lodovico era pure con noi. Questo giovane sacerdote, che è attivo, abbastanza istruito nelle cose sue, non senza accorgimento, pieno di zelo per tutte le opere della Palma, è il braccio più potente del P. Lodovico, a cui da otto anni presta utilissimi servigi; ed ora è già partito per l'Africa con un nuovo Frate Bigio che rimpiazzerà l'antico Procuratore e reca viveri alla Stazione di Scellal. Forse preparerà una nuova Casa di artisti africani a Cairo vecchio, che il P. Geremia da Livorno ottenne pel P. Lodovico dal pio Dragomanno del Consolato inglese.
1330
Per esporre in coscienza quello che io sento del P. Lodovico, dirò che è un uomo di gran cuore, ardimentoso nel cimentarsi alle opere grandi, amante della povertà, dell'orazione e dell'osservanza regolare, di cui è modello. Limitati sono i suoi talenti, l'istruzione, la conoscenza del mondo europeo ed africano, ed in generale la sua mente non è in eguale rapporto col suo cuore. E' tenacissimo delle sue idee, e tien molto alle apparenze ed esteriorità. La carità e l'umiltà non sono in lui scevre da umane debolezze: non è schietto nel suo dire, e non molti vedran chiaro nel suo operare. La Propaganda saprà di rado da lui la genuina verità di ciò che accade nella missione, a meno che le cose non camminino realmente a meraviglia. Ciò nullaostante il P. Lodovico ha fatto un bene straordinario alla classe indigente e sofferente: amato e rispettato dalla nobiltà e dalla plebe in Napoli, va compiendo dinanzi a Dio ed agli uomini una sublime carriera, da rendere il suo nome immortale tra i campioni della napoletana beneficenza.
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Da tutto questo, che io esposi alla presenza di Dio con piena cognizione di causa, e per dovere di coscienza, e che potrei riconfermare con mille altre prove, giudichi l'E. V. R.ma sui risultati che la Propaganda può trarre a vantaggio dell'Africa dall'Ist.ne del P. Lodovico da Casoria. Non v'ha dubbio che a Napoli essa operi del bene; e spero e desidero che il tempo, l'esperienza e le prove la renderanno atta a giovare molto anche all'Africa. Ma al momento io sono convinto, che essa da se medesima può fare assai poco, ed ha bisogno dell'appoggio e della direzione dell'Ordine Serafico per produrre frutti a vantaggio delle Missioni. Mi sembra quindi prudente che per ora la Propaganda debba riconoscere e chiamare responsabile delle operazioni africane solamente l'Ordine Serafico, ed astenersi dall'affidare Stazioni e Missioni esclusivamente all'Istituzione del P. Lodovico, il quale dinanzi alla storia dei fatti, che ho testé riferito, vagheggia nientedimeno che la speranza di ottenere pel suo Ist.o la giurisdizione assoluta dell'intero Vicariato dell'Africa centrale.
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
His positis, ecco ciò che mi sembra opportuno, che si possa fare per rendere più efficace l'apostolato francescano nei paesi centrali dell'Africa.
1332
E' d'uopo che la Propaganda assegni all'Ordine Serafico quella porzione del Vic.to dell'Africa centrale, che è in grado di assumere; ed è necessario che il detto Ordine faccia la formale rinuncia del rimanente, affinché sia tolto ogni ostacolo alle altre Istituzioni, che volessero imprendere operazioni in quelle contrade. Ora mi sembra opportuno che l'Ordine francescano abbia a ritenersi quei paesi, che sono finitimi colle sue missioni egiziane, cioè, la Nubia, regione che abbraccia N¼. 18795 miglia quadre, e perciò vasta come quasi due volte la Francia, e che la S. Congr.ne di Propaganda Fide potrebbe erigere in Prefettura ap.lica. La Nubia è spartita oggidì nelle sei grandi province di Dongola, Cordofan, Berber, Taka, Chartum, et Fazoglo, ed è popolata da poco meno che 2,000,000 di abitanti, tra i quali più di 80,000 negri, ed un picciol numero di cofti eterodossi diretti da un Vescovo residente in Chartum. Se poi la Propaganda giudicasse troppo vasta questa Missione per l'Ordine Serafico, potrebbe assegnargli tutta la destra del Nilo, che giace fra il Tropico del Cancro e il Fiume Azzurro, o tutta la sinistra del Nilo fino al 16¼. grado L. N., che comprendono le vaste province di Berber, Taka, Dongola, e Fazogl, colla popolazione di oltre un milione d'abitanti.
1333
Ora io sono convinto che l'Ordine Serafico potrebbe assumere e dirigere la Prefettura della Nubia coll'associarla provvisoriamente a quella dell'Alto Egitto, nominando il Prefetto dell'Alto Egitto Sottoprefetto interinalmente della Nubia, dipendente da Mgr. Vicario ap.lico dell'Egitto e Delegato e ciò fino all'epoca, in cui o pel successivo miglioramento e sviluppo dell'Ist.ne del P. Lodovico, o per l'incremento degli operai evangelici francescani la ideata Prefettura della Nubia potrà regolarsi da sé.
1334
Mi opporrà l'Em. V. R.ma: "Come mai la Pref.ra dell'Alto Egitto, che è sì magra e mingherlina, e che non basta a se medesima, potrà estendere la sua azione anche sulla Nubia?" Innanzi tratto, è certo che l'Ordine Serafico può e deve fare ogni sforzo per rinforzare l'Alto Egitto d'un maggior numero di Missionari. Frattanto le due Prefetture dell'Alto Egitto e della Nubia, provvisoriamente unite insieme, dandosi scambievolmente la mano, si comunicano reciprocamente i propri vantaggi, e concorrono vicendevolmente a sviluppare a beneficio comune l'ap.lico ministero; ciò che apparirà chiaro dalle seguenti osservazioni.
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Gli Operai evangelici dell'Alto Egitto sono Minori riformati: Minore Riformato è pure il P. Lodovico, e tutti i Frati che si associano a lui.
Inoltre la Prefettura ap.lica dell'Alto Egitto, senza parlare di Suez, ha una casa centrale in Cairo, fornita dei mezzi e comodi necessari, perché i novelli missionari si possano formare nella cognizione dell'arabo, dei costumi orientali, e nella quale regna lo spirito religioso. Di più nell'Alto Egitto, spartiti in sei Stazioni, sonvi sei francescani versatissimi nell'arabo, abbastanza capaci e pieni di abnegazione, e di zelo per la salute dell'anime.
1336
Il P. Fed.co chiamato dagli arabi Abuna Botros, Presidente di Siut, che fu già Prefetto parecchi anni fa, ed il P. Samuele d'Accadia Presid.te di Negadeh, sono due uomini di merito, capaci di dirigere una Missione. Quest'ultimo profondo conoscitore dell'indole e dei costumi orientali, benché perseguitato dall'odio de' Sacerdoti eretici e da qualche copto cattolico, che invano attentarono alla sua fama, è quello che più d'ogn'altro ha fatto maggior bene alla Missione, ed ha prodotto maggiori frutti tra gli egiziani; poiché nei 26 anni del suo apostolato, attraverso ai più gravi ostacoli eresse tre chiese, fece finire la Stazione di Negadeh e di Farshiut, e condusse alla fede qualche centinaio di eretici ed alcuni negri e maomettani. Rispettato dal Vicerè, da tutte le autorità musulmane, dai Consoli europei, e soprattutto dall'Agente generale austriaco, esercita in tutto l'Alto Egitto un grande ascendente sui copti cattolici ed eretici, e sugli stessi Maomettani, e gode la fiducia de' suoi confratelli francescani che in lui trovano un saggio ed esperimentato consigliere, ed un valido e temuto difensore nelle più scabrose circostanze in faccia al governo turco, ed ai subdoli raggiri degli eretici; e quasi tutti opinano che, se il P. Samuele fosse a capo della missione, la Prefettura dell'Alto Egitto muterebbe aspetto e produrrebbe frutti migliori.
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Il P. Serafino da S. Antimo, Presidente di Kenneh, ed il P. Alfonso da Cava Pres.te di Kackmin sono due bravi missionari, che da otto anni lavorano con molto zelo, e promettono assai più per l'avvenire. Molte conversioni ottenne pure il P. Giuseppe da Napoli nei 22 anni che dimora a Tahhata; e pieno di abnegazione, molto ebbe a soffrire il P. Andrea Presidente di Girgeh. Questi buoni e zelanti missionari vivono lontani l'uno dall'altro, occupati ciascuno nel luogo, a cui l'obbedienza li ha destinati; ed in generale passano più anni senza vedersi l'un l'altro.
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Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Ora il missionario nell'Alto Egitto, essendo attualmente solo nella sua Stazione, con tutto il suo zelo e capacità non può far molto a vantaggio della fede, perché gli mancano le braccia per far fiorire le scuole maschili e femminili, e promuovere le arti nella classe abbandonata. Quindi è che la Prefettura ap.lica dell'Alto Egitto è un corpo morale, che è fornito bensì del capo nella persona de' suoi missionari, ma ha deboli, o gli mancano le membra per sorreggerlo e rinforzarlo. Invece l'Ist.ne del P. Lodovico, trapiantata nella Nubia è un corpo senza capo: benché però manchi di uomini capaci di dirigere la missione, pure possiede numerose braccia ed elementi materiali, che diretti saggiamente, ponno divenire utilissimi. Difatti, dai collegi di Napoli il P. Lodovico trae degli artisti d'ogni genere e dei catechisti, sì bianchi che neri; e dall'Ist.o delle Stimmatine, ch'egli trasportò da Firenze a Napoli per l'educazione delle morette, ei cava Suore europee ed africane istruite nella religione e nei lavori donneschi. Mi sembra quindi che, associandosi provvisoriamente insieme le due Prefetture sotto l'influenza dello spirito d'una medesima istituzione, possano essersi vicendevolmente utili, e l'una somministrare all'altra il capo per dirigere, e questa rendere alla prima le membra per lavorare. Certo dipenderà assai dalla prudenza del Prefetto ap.lico il saper trarre copiosi vantaggi e dai propri religiosi riformati, e dall'Ist.ne del P. Lodovico.
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Di più, dietro il principio irrevocabile stabilito dal P. Lodovico (secondoché udii più volte dal medesimo e dal R.mo P. Generale) secondo il quale nessun francescano riformato potrà mai aspirare alle missioni africane, se non ché verrà educato e sortirà dal collegio della Palma, tutti i buoni religiosi delle province di Germania, dell'Austria e del Veneto (che sono le più distinte per attitudine ed osservanza regolare) saranno esclusi dall'apostolato dell'Africa centrale: in conseguenza di che l'Africa non solamente verrà privata di vantaggi, che porta seco un maggior numero di buoni operai evangelici, ma altresì ella otterrà difficilmente lo spontaneo appoggio della Società di Maria di Vienna, che non ha mai deposto il desiderio che siano preferiti i tedeschi nell'apostolato dell'Africa interna.
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Invece colla provvisoria unione delle due Prefetture, l'Ordine Se-rafico potrà cavare dei buoni missionari dalla Germania, dall'Impero austriaco, ove non è affatto estinto l'entusiasmo per la missione afri-cana. In tal caso concorrereber subito alcuni missionari francescani, che non confidano molto nelle opere africane del P. Lodovico, tra i quali il distinto P. Mainrado prussiano, che fu già nell'Africa centrale, e che ora disimpegna con molto zelo il sacerdotal ministero in Alessandria d'Egitto, ove gode soprattutto la piena fiducia della colonia tedesca.
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Ad agevolare l'operazione francescana nell'Alto Egitto e nella Nubia, tornerà utilissima la costruzione delle strade ferrate, che è già iniziata fra Cairo ed Assuan, e che in circa sei anni, secondo il calcolo di S. A. il Vicerè d'Egitto deve giungere attraverso del deserto di Korosco fino a Chartum.
Se poi la Sacra Congregazione non giudicasse opportuno di adottare il progetto mio di unire provvisoriamente l'Alto Egitto e la Nubia, in allora è necessario che l'Ordine Serafico trascelga fra le sue missioni d'Oriente alcuno de' suoi missionari più sperimentati per dirigere le missioni dell'Africa, ed astenersi dal sistema fino ad ora seguito di avventurare novelli ed inesperti superiori al difficile apostolato di quelle perigliose contrade.
1342
Non s'addice alla mia debolezza esternare consigli sul modo di effettuare a poco a poco questa nuova organizzazione riguardo all'operazione francescana sulle sponde del Nilo. Mi sembra che tornerà men difficile, ove se ne incominci la realizzazione pria che il Vic.to ap.lico dell'Egitto entri in quella fase novella, verso la quale sembra che s'incammini.
1343
Se fra qualche tempo l'Ist.o Mazza non accetterà la Missione del Fiume Bianco, spero che non tarderò molto a presentarle un progetto per introdurre in quelle contrade (tra le quali il governo egiziano ha già formata la Mudiria dei Scelluk, e va organizzando altre province) un corpo di Missionari di un'altra Istituzione, colla quale ho già iniziato delle trattative.
1344
Ecco ciò che mi sembra opportuno che si possa fare pel bene di quella parte del Vicariato dell'Africa centrale, che si è tentato di evangelizzare dal principio della sua erezione fino al dì d'oggi cogli elementi e colle forze hic et nunc esistenti. Finora non si è parlato che della ventesima parte di questa vasta missione. Che cosa potrò io dire sulla maniera di evangelizzare il rimanente di questo Vicariato, che non fu mai visitato né conosciuto dai Missionari, e che comprende quasi tutto il centro dell'africana penisola, abbracciante un'estensione più vasta di tutta intera l'Europa?
1345
E' questo un problema ancor più malagevole a risolversi. Non potendo avanzarci a piè sicuro nella discussione di così difficile ed importante negozio, dobbiamo rimaner paghi di camminar vacillando, e limitarci a proporre ciò che è ragionevole, e giusto nella sostanza, tuttoché solamente probabile nella sua esecuzione; e ciò fino a tanto che altri uscirà in campo con più solidi escogitati, che offrano più potenti motivi per tentare la conversione delle tribù incognite dell'Africa. La Propaganda non ignora le forze che possono dare all'uopo le Corporazioni religiose ed i Seminari per le Missioni straniere, e sa quante e quali sono quelle che ponno prestarsi per sì malagevole impresa. Dall'orizzonte però, che ci si dispiega dinanzi oggidì, tutti questi vivai dell'apostolato non danno il contingente necessario per rigenerare il centro africano. Si dovrà per questo deporre ogni pensiero, ed abbandonare quelle infelici contrade popolate da forse 60,000,000 di anime? E' d'uopo tentare ogni via, e cimentarsi a tutti i ragionevoli sacrifizi, fidando in Colui, che vede tutto, può tutto, ama, e vult omnes homines salvos fieri.
1346
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Egli è per questo che, sempre più profondamente convinto della sua efficacia, non esito ancora a proporre il mio Piano per la Rigenerazione dell'Africa stampato in Venezia nel 1865, che escogitai in base all'estensione del Vicariato stabilito da Gregorio XVI all'epoca della sua erezione. Desso presentando un sistema per evangelizzare l'Africa, semplice, giusto, pratico, adattato ai bisogni delle immense tribù della Nigrizia centrale, e se non erro, approvato da tutti, tende a trarre profitto a vantaggio dell'Africa da tutti gli elementi e forze del cattolicesimo già esistenti, e a crearne degli altri, soprattutto coll'istituzione di novelli semenzai dell'apostolato nel centro delle diverse nazioni ortodosse; ciò che desterà in esse un religioso entusiasmo per la parte del mondo la più infelice e derelitta, e produrre missionari e pecunia.
1347
Se avessi dovuto formare un piano per una sola Corporazione, avrei misurate le sue forze ed i suoi mezzi, ed avrei steso un progetto adattato alla medesima. Ma non potendo un solo Ist.o abbracciare la vasta estensione del Vic.to dell'Africa Centrale, che confina con qua-si tutte le Missioni che circondano quella grande penisola, ho creduto bene di proporre un Piano grandioso, ma semplicissimo, che sotto l'egida dalla Propaganda, e colla cooperazione dei Vic.ti e Pref.re ap.liche delle coste africane, che vorranno prestarsi, è potente a dischiudere a numerose falangi la via dell'ap.lto dell'Africa, e ad iniziare un'era novella di salute fra quelle vergini e sfortunate nazioni, sulle quali pesa ancora tremenda la maledizione di Canaam.
1348
Affinché mi torni più agevole di fare qualche cosa a vantaggio dei negri, io non domando per ora all'E. V. R.ma che una sola grazia, cioè: "una lettera d'incoraggiamento a D. Comboni, colla quale l'Em. V. R.ma lo esorti ed incoraggi ad adoperarsi energicamente per effettuare ciò che v'ha di buono, giusto e pratico nel suo Piano, per la rigenerazione dell'Africa, (senza citare quello che in esso è aereo ed irrealizzabile), mostrando che i suoi poveri sforzi sono aggraditi dal Santo Padre e dalla Propaganda."
1349
Confido che l'E. V. R.ma si degnerà di esaudire quest'umile mia preghiera; perché la sostanza del Piano è in generale adottata. Ciò che in esso è irrealizzabile non è che accessorio. Se noi staremo aspettando un'epoca migliore e mezzi facili per convertire la Nigrizia, discenderemo nella tomba senza aver fatto nulla. Tutto è difficile riguardo all'Africa centrale. La Storia delle sue Missioni ci ammaestra che finora sono stati inefficaci tutti gli altri sistemi e tentativi. Il mio Piano di mano in mano che si andrà realizzando, porterà grandi vantaggi ai Vicariati e Prefetture ap.liche dell'Africa, ove sarà applicato. E' vero che l'esperienza in generale ha mostrato che due differenti Istituzioni in una sola missione sono inopportune. Ma quando una sola Corporazione non basta per soddisfare ai bisogni dell'anime, come in questo caso trovasi ora il Vicariato ap.lico dell'Egitto, mi sembra minor male che l'una imperi e lavori, e le altre lavorino subordinate alla prima. Nell'Africa, ove tutto è sacrificio, sarà men facile che si rompa la pace fra due corpi eterogenei, soprattutto se a braccia ausiliarie, si sceglieranno istituzioni recenti non avvezze a contaminarsi con questioni d'egoismo di casta, e tra le quali regni e fiorisca lo spirito di G. C. e lo zelo per la salute dell'anime.
1350
Ad ogni modo una lettera d'incoraggiamento dell'E. V. R.ma produrrà sempre del bene, perché m'aiuterà validamente a procurare i mezzi per realizzare a poco a poco il mio Piano sì nell'Europa che nell'Africa, quali sono: il personale ed il denaro; e mi agevolerà il modo di guadagnare esclusivamente per la rigenerazione della Nigrizia l'Opera del Riscatto fondata dal def.to P. Olivieri.
1351
Per ciò che spetta al personale, una lettera dell'E. V. R.ma
1¼. Mi apre la via a muovere le recenti Istituzioni a lavorare per l'Africa. Io do molto peso ai vantaggi che queste offriranno per la formazione di piccoli Istituti di moretti e morette nei Vic.ti e Prefetture dell'Africa, che vorranno prestarsi a quest'opera, anche in vista del bene che ridonderà alle loro Missioni. Se a cagion d'esempio, nei Vicariati dell'Egitto e dei Gallas avessero ad introdursi alcuni Sacerdoti dell'Ist.o di D. Bosco o di Cottolengo di Torino, i Minori Osservanti ed i Cappuccini non avranno a temere che questi abbiano a vagheggiare la conquista dei loro Vicariati, molto più riflettendo alle condizioni, con cui vi si stabiliscono giusta l'organizzazione del Piano. Qualche Superiore delle Missioni africane sarà contrario a dar la mano a quest'opera, per tenersi lontano chi potrebbe far loro osservazioni.... e riferire a Roma. Spero che l'Em. V. R.ma debba aggradire quest'Opera, perché, riesce anche atta a destare una santa emulazione nell'Africa, ed a guarentire meglio il buon andamento delle Missioni.
1352
2¼. Mi si agevola la creazione di qualche piccolo Seminario per le Missioni africane nei centri principali d'Europa. Le vocazioni all'apostolato si moltiplicano a misura degl'istrumenti e dei mezzi con cui si destano idee per un oggetto sì sublime. La Francia dà il maggior contingente di denaro e di Missionari in causa delle pie Opere per la Propagazione della fede e del Seminario delle Missioni estere di Parigi, che in essa fioriscono. Verona e Bressanone diedero più Missionari per l'Africa, che tutto il resto dell'impero austriaco, in causa delle Opere dell'Ist.o Mazza e del Prof.r Mitterrutzner. Se ciò si inizierà in Germania, in Inghilterra, nel Brasile, nella Spagna, etc., in queste colte nazioni si susciterà maggior movimento per l'apostolato.
3¼. Sarà un poderoso eccitamento alle Congregazioni che hanno Missioni nell'Africa per rinforzare il lor ministero con maggior numero di evangelici operai, preparando elementi per stendere a poco a poco la loro operazione nell'interno, ed assumere colà nuove Missioni. Dalla forza delle Missioni delle coste d'Africa dipende molto il vantaggio, che ne ridonderà al centro. Di più altri Ordini religiosi potranno assumere nuove Missioni nella Nigrizia.
Quanto al denaro è da notarsi, che è necessario il denaro per le opere preparatorie dell'Europa, e denaro per le opere da realizzarsi nell'Africa. Una lettera di V. Em. R.ma mi agevolerà l'acquisto del denaro per ambedue questi scopi.
1353
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Per formare le opere preparatorie d'Europa destinate a creare gli elementi per le missioni dell'Africa, come sono, piccoli Seminari per le missioni africane e stabilimenti artistici etc., ho stabilito di tentare la fondazione d'una pia Associazione, architettata secondo le regole della pia opera della Propagazione della Fede, che inizierò nel Veneto, e che quando sarà bene avviata ed approvata dai Vescovi, farò conoscere all'Em. V. R.ma. Nella sola Germania cattolica vi sono più di cento Associazioni di questo genere per differenti pii scopi. Spero di riuscire in quest'opera sì vantaggiosa, che unirà in un medesimo spirito, e stabilirà un'utilissima confederazione fra tutte le Istituzioni, che lavorano per l'Africa, e che hanno Seminari e Collegi in Europa.
1354
Quanto al denaro per le opere da attivarsi nell'Africa, le Pie Società già esistenti per la Propagazione della Fede, offriranno il necessario per mantenerne la vita:
1¼. La Società di Colonia pel riscatto ed educazione dei negri è informata da uno spirito eminentemente cattolico, e scevra affatto da quell'egoismo di nazionalità, onde sono improntate alcune opere di simil genere. Il Presidente del Comitato, il R.mo D. Noecker, che è fondatore di un grande Ist.o approvato dal def.to Card. Arcivescovo Geissel, è uomo di gran cuore, senno, e capacità, che imprende a rendere bene accetta quest'opera al cospetto dell'episcopato germanico; ed il membro D.r Sticker II., benemerito per aver sempre promosso le opere della religione, fu quello che in qualità di segretario contribuì più di tutti allo stabilimento di quest'inclita Società, che adottando il Piano per la rigenerazione dell'Africa, nella convinzione che tornerà utile ai poveri negri, mi assegnò il prodotto di quasi tutte le sue offerte, coll'assoluta promessa di aumentare ogni anno le sue contribuzioni a tenore delle sue forze e secondo i risultati dell'opera intrapresa. Questa Società è piccola per ora; ma a misura che aumenterà il progresso dell'opera in Africa, diventerà più forte nella Germania cattolica, ed ingigantirà soprattutto allorché scorgerà incoraggiato dall'Em. V. R.ma quel Piano, che essa ha coperto colla sua protezione: (Lettera della Società di Colonia, Venezia 1865 pag. 12).
1355
2¼. Il Sig.r Berard de Glajeux Presid.te del Consiglio di Parigi in piena adunanza, alla presenza di Mons.r Massaia, mi ordinò di assicurare l'Em. V. R.ma, che l'Opera della propagazione della fede presterà speciale assistenza alle missioni ed Istituti, e Collegi dell'Africa centrale, dal momento che vi sarà pronto il personale degli operai evangelici, e sarà determinato il luogo della missione, Istituto, o collegio in Africa.
3¼. L'opera delle scuole d'Oriente, della Santa Infanzia, stabilite a Parigi, e la Società dell'Immacolata Concezione eretta in Vienna m'hanno promesso assistenza a favore degli Istituti, che si fonderanno in Africa.
4¼. Confido che piglierà incremento la piccola Opera per la redenzione degli schiavi, che da un Parroco di Amiens si sta ora fondando nella Spagna.
1356
Finalmente la sospirata lettera di V. Em. agevolerà il modo di guadagnare esclusivamente per la rigenerazione della Nigrizia l'Opera del Riscatto.
Per tirare al mio scopo questa santa opera, io trattai al M.to R.do D. Biagio Verri, successore del P. Olivieri, e nello scorso maggio, mi rispondeva da Marsiglia, che studierà il modo di darci vicendevolmente la mano quando saranno iniziati i piccoli Istituti di morette, in Egitto [.....] [in Egitto è sovrapposto a una parola che termina in rà e continua con chiara la piega che.....]. Egli è per questo che ho fatto tenere a S. Em. il Card. Vicario di S. Santità in Roma, cui l'Opera del P. Olivieri riguarda come protettore la seguente Promemoria, che m'affretto di esporre all'Em. V. R.ma, perché abbia a convincersi dei vantaggi che avrà la Nigrizia da quest'Opera, qualora, modificando il suo antico programma di trasportare le sue redente nell'Europa, concorra ad aiutare la nostra impresa col fornirne i novelli Istituti Africani.
Promemoria trasmessa
a S. Em. il Card. Patrizi Vic.o di Roma

1357
L'Opera di stupenda carità del defunto P. Olivieri ha per oggetto di riscattare dal seno della barbarie i fanciulli neri d'ambo i sessi, e ricoverarli in sicuro asilo per salvar loro l'anima. Fino ad ora si è fatta quest'opera col comperare in Egitto i moretti e le morette, e trasportarle in Europa, ove furono distribuite in vari Monasteri e Stabilimenti d'Italia, di Francia, e di Germania. Il bene immenso, che si è prodotto, è limitato all'individuo che si è riscattato, e non si è diffuso alla razza negra, al quale scopo si sono erogate grandi somme di danaro, e si fecero immense fatiche, tanto dal Fondatore e dai promotori dell'Opera, quanto dagli Istituti, che le accolsero. In forza del trattato di Parigi del 1856, che ha proibito la schiavitù, e dell'assoluta volontà del Vicerè d'Egitto e dei Rappresentanti delle Potenze europee, che hanno proibito l'esportazione dei negri, l'Opera in tal modo fatta, non si può compiere che clandestinamente, coll'acquistare, cioè, le morette, ritenerle per qualche tempo in un Istituto d'Egitto, ed essere condotte segretamente a due a tre, accompagnate da Suore, per la tortuosa via della Siria, nell'Europa.
1358
Al Card. Alessandro Barnabò - 30.6.1866
Qualora il direttore dell'Opera del P. Olivieri, invece di condurre in Europa le riscattate morette, si risolvesse a comperarle in Egitto, e poi le affidasse agl'Ist.ti maschili e femminili, che attualmente esistono, e si vanno fondando in Cairo e nell'Alto Egitto per formare elementi per la conversione dell'Africa Centrale, detta Opera avrebbe i seguenti vantaggi:
1¼. Ciascuna moretta condotta in Europa, costa attualmente all'Opera del P. Olivieri circa 400 scudi, perché ci vogliono N¼. 100 scudi a comprarla, circa 130 scudi a mantenerla in Egitto finché giunga il tempo propizio per condurla in Europa, e circa N¼. 170 scudi per essere accompagnata dalle Suore in Europa per la via della Siria. Se invece la redenta, appena comprata, venisse affidata agl'Ist.ti d'Egitto, all'Opera non costerebbe che N¼. 100 scudi, perché gl'Istituti penserebbero a tutto il resto; e così coi 400 scudi, che costa una moretta, se ne potrebbero riscattare quattro, e così salvare quattro anime invece di una sola. Il calcolo è matematico.
1359
2¼. L'Opera del P. Olivieri non si limiterebbe soltanto a giovare all'individuo delle persone redente, ma farebbe delle medesime al-trettanti strumenti per salvare tante altre anime, e sarebbe d'immenso vantaggio alle Missioni dell'Africa centrale. L'esperienza avendo dimostrato che il Missionario europeo non può vivere nelle tribù dei negri, e che parimenti il negro non può vivere nell'Europa, si va ora realizzando il piano di piantare degl'Istituti maschili e femminili in Egitto, ove s'introducono moretti e morette per istruirli nella fede e nelle arti, affine di creare altrettanti elementi per le Missioni africane. L'Opera quindi del P. Olivieri è utile e necessaria per la conversione della Nigrizia centrale.
1360
3¼. L'Opera del P. Olivieri conducendo le more in Europa, dee farsi clandestinamente, e ad ogni istante è minacciata di estinzione. Ove invece venisse in soccorso degl'Istituti d'Africa, l'Opera si farebbe apertamente in Egitto, si svilupperebbe meravigliosamente, e sarebbe assicurata la sua perpetuazione.
1361
4¼. L'Opera del P. Olivieri, conducendo i mori nell'Europa non è aggradita dai Vescovi e dai fedeli, che sorridono meglio alla mia proposta modificazione. Nei miei viaggi per tutta l'Europa più di 40 fra Vescovi, Arcivescovi, e Cardinali, tra i quali l'E.mo De Angelis, mi tennero questo linguaggio; e lo stesso la maggior parte dei benefattori dell'Opera, tra i quali la Società di Colonia.
1362
5¼. E' moralmente impossibile che le 800 morette riscattate dal P. Olivieri sieno chiamato al celibato ed alla vita claustrale. La cognizione che ho acquistata dell'indole ardente dei negri nei 15 anni che sono consacrato all'Opera dei negri, e l'esperienza fatta in Europa e nell'Africa mi convincono del contrario. Collocate le more negl'Is-tituti dell'Africa, sarebbero tolte ad una si fatale coazione, e s'in-camminerebbero, sotto la guida delle Suore, per quello stato a cui il Signore le ha chiamate.
1363
6¼. L'Opera attualmente incompleta del P. Olivieri sistemata (cir-ca il personale dei cooperatori), e indirizzata ad uno scopo più com-piuto (come sopra citammo), acquisterebbe più sussidi dai fedeli d'Europa.
1364
Per queste e molte altre ragioni io sono convinto che l'Opera del P. Olivieri sarebbe perfezionata, ove adottasse le modificazioni surriferite, e sarebbe d'immenso vantaggio per la conversione dei negri: ed è questa la ragione per cui imploro che detta opera venga in aiuto degl'Istituti maschili e femminili africani, che sotto l'egida dei SS. Cuori di Gesù e di Maria, spero di fondare sulle coste dell'Africa in base al mio Piano per la conversione della Nigrizia.

1365
Mi sono adoperato, o E.mo Principe, secondo le mie deboli forze, per esporle in questo breve rapporto ciò che giudico opportuno che si possa fare per la conversione dell'Africa centrale; e ciò per obbedire ai venerati ordini di S. Em. R.ma, all'unico scopo di promuovere la maggior gloria di Dio e la salute dei negri, a cui ho consacrato la mia vita. Qualora l'Em.za V. bramasse più dettagliate delucidazioni sopra quei punti, che non ho bene spiegati, mi basterà un sol cenno per soddisfarla; ed intanto, offerendomi sempre pronto ai suoi comandi, colgo quest'occasione per baciarle la sacra porpora, e segnarmi con tutto l'ossequio e la venerazione.
Dell'Em. V. R.ma
u.mo dev.o ed osseq. S.
D. Daniele Comboni Dell'Ist.o Mazza
N. 189 (178) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 5/7 66
Amatissimo mio Sup.re

1366
A Don Gioacchino Tomba - 5.7.1866
Spero che D. Beltrame avrà ricevuto le mie lettere spedite pria del 24 p.p. Spero ancora che a Lei giungerà questa, che spedisco per la via di Francia. Io mi trovo in perfetta salute, e pieno del desiderio di aver notizie del nostro caro Istituto e soprattutto di Lei. Bisogna che le parli del piccolo Hans.
1367
Mi sono informato come nella Propaganda di Roma si ricevono piccoli ragazzi, quando provengono da nazioni infedeli ed eretiche; perciò l'altra sera avendo pregato S. E. il Card. Barnabò di accettare Hans, qualora io lo giudicassi opportuno, mi rispose affermativamente, anche pel nuovo anno scolastico 1866-67. Mi sembra che ciò sarebbe un bene pel giovane e per me, e l'Ist.o potrebbe in suo luogo far la carità ad un altro. Questo io dico solo a Lei, perché nella sua prudenza decida quel che le piace, e persuada Maria Kessler a fare il bene di questo suo nipotino. Su ciò la prego di farmi sapere qualche cosa ed anche a notificarmi sia per mezzo di D. Giovanni, sia per mezzo di chi crede, in quale stato di studio si trova Hans, perché possa entro il corrente mese farne parte alla Propaganda, e vedere se pel novembre è tanto avanti da poter essere ammesso nel Collegio Urbano di Prop.da Fide.
1368
Ho terminato il mio lavoro, ordinatomi da Barnabò su quello che si può fare per l'Africa Centrale colle forze hic et nunc esistenti. Parlando dell'Istituto ho detto che per ora non crede di essere in grado di accettare una missione; ma ho lasciato brillare la speranza, che dopo qualche anno, mutandosi le circostanze, l'Ist.o forse potrà riprendere le sue operazioni in Africa ed accettare una missione. Dio lo faccia.
1369
Sono sempre in pensiero per Lei per la sua salute. D. Beltrame mi scrisse che vegga il modo di giovare all'Ist.o. Col tempo spero che io riuscirò a qualche cosa: ho a cuore vivamente gl'interessi ed il bene di quell'Ist.o, a cui debbo una seconda vita. Come le scrissi dall'Africa farò per parte mia quello che le povere mie forze consentiranno. Sono lieto di sentire che si travaglia con gran zelo, per consolidare l'Ist.o, e che il nostro D. Beltrame ne sia un valido strumento. Avrà sofferto la sua famiglia a Valeggio nelle vicende del 24? M'immagino come si troveranno ora in Verona. Io prego ogni giorno il Signore per Lei, e per l'Ist.o. La prego a pregare i SS. Cuori di G. e di M. per me. Qui a Roma si trova il Vescovo d'Egitto, che la Propaganda rimosse da quel Vicariato per traslatarlo alla Bosnia. Il nuovo Delegato d'Egitto è Mons.r Luigi Ciurcia nato in Ragusa il 1818, minore osservante, fatto Vescovo di Alessio e poi di Scutari nel 1853. Al mio ritorno in Verona combineremo le more in Egitto.
1370
La prego di riverirmi Mgr. Vescovo, M.se Ottavio, e Tregnaghi: ma soprattutto D. Beltrame, D. Brighenti, D. Poggiani, D. Bolner, D. Fochesato, D. Lonardoni etc. etc. etc. La Failoni Bevilacqua etc. le Protestanti etc.. Mandi la benedizione al

Suo aff.mo
D. Daniele


N. 190 (179) - A DON GIOVANNI BELTRAME
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 5/7 = 66
Mio caro P. Giovanni,

1371
Benché vi abbia scritto altre volte, tuttavia voglio mettere dentro alla lettera del superiore due righe anche per Voi. Vi saluta Mons.r Vuicic. Desidererei di sapere vostre notizie e notizie di Valeggio. Già m'immagino che vi deve essere stato un grande sconvolgimento di cose. Io penso sempre a Voi, e sapete che vi voglio bene. Conoscete il mio animo; e mi consola immensamente il sapere quello che voi fate pel nostro caro Ist.o. Spero che giunto in Verona, non sarà inutile la mia totale cooperazione. Sapete le mie intenzioni. Vi prego a scrivermi, e di darmi tutte le notizie dell'Ist.o e di Verona per la via di Germania e di Marsiglia. Mi aspetto una lettera lunghissima e ditemi come va la mano del Superiore: ricevete i saluti di Mgr. Nardi, che ora veggo spessissimo. Salutatemi D. Girolamo, la vostra famiglia, Garbini, e riveritemi distintamente la famiglia Pompei e D. Beltrame Predicat.e. Addio.
1372
O quante deliziose risate voglio che facciamo al mio ritorno! Non potete immaginare quanto io sia impaziente di vedermi nell'Ist.o. Quanti cambiamenti! che mondo nuovo! Mi parrà certo strano, perché altre idee, altra vita, altre cose, poche persone, pochi preti, nessun chierico, pochi ragazzi! Poi il vederci confinati su nella casa Zenati come i Romiti! Pensate l'impressione che deve fare a me, che da oltre due anni, non vidi l'Ist.o che pochi giorni, perché sempre in viaggio, e nelle capitali etc. Ah! voglio che stiamo allegri, caschi il mondo, e che passiamo delle allegre nottate in lunghe confabulazioni col nostro D. Brighenti, Dottore, e compagni. Salutatemi anche Baschera; anche la Betta, e se vi avanza tempo, anche quelle protestanti che non hanno mai scritto a me, che, credo, mi sono occupato per loro.
Addio, mio caro D. Giovanni, state sano, allegro, ringiovanite, balzellate, perché possa star allegro anche il

Vostro aff.mo come fratello
D. Daniele


N. 191 (180) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, 11 agosto 1866
Amatissimo mio Sup.re,

1373
A Don Gioacchino Tomba - 11.8.1866
Ier sera mi giunse la pregiatiss.ma sua 28 p.p., alla quale m'affretto a risponderle, ringraziandola di tutto cuore della medesima, ed aprendole sommessamente il mio cuore sopra l'affare delle nostre morette. Le premetto innanzi tratto che dinanzi a Dio mi dichiaro meritevole di qualunque umiliazione, come pure da Lei, come mio Superiore, ricevo volentieri qualunque mortificazione che credesse darmi, e dichiaro di meritarla benché ne ignori in parte la cagione: quanto ella fa, anche per mortificare il mio amor proprio, e quanto ella giudica opportuno che si faccia nell'istituto, tutto è oggetto di venerazione per me: confido però che sia tanto buono da permettermi sull'affare delle morette qualche osservazione.
1374
Nella lettera indirizzatami a Vienna dall'Ist.o fondamentale ai 30 ott.e 1865, nel mentre che mi si diceva di non assumere a nome dell'Ist.o nessun impegno presso l'eccelso Comitato di Marienverein, si aggiunse: "Nonostante il già detto, parve di poter fare qualche cosa anche presentemente a favore di quei poveri negri dell'Africa, offerendo le nostre morette intanto che sono giovani in aiuto di qualsiasi istituzione che tu credessi opportuna per l'Africa." Da questo brano della lettera dell'Ist.o fondamentale deve dedursi che a me è concessa la facoltà di giudicare sull'Istituzione a cui ponno affidarsi le nostre morette. In base a questa facoltà, giunto in Egitto, dopo aver ben ponderato il modo di utilizzar meglio a prò dell'Africa le morette, ho conchiuso colle Suore del B. Pastore di Cairo, e colle Clarisse italiane parimenti di Cairo una convenzione (sempre riserbandomi la finale approvazione del mio Superiore), in cui i detti Istituti ricevevano tutte le nostre morette, e cento altre, se vi fossero state.
1375
In seguito alle lettere di D. Beltrame dell'aprile e del giugno p.p., in cui mi parlava delle morette presso a poco nel medesimo senso, io ho confermato nella mia corrispondenza di Cairo, le stesse intenzioni alle Suore. Ora non fu senza sorpresa, che nella sua preziosa lettera ultima lessi queste parole. "Quanto alle more, mi si offerse una bella occasione di collocarle secondo i loro desideri, e quanto prima il tutto sarà effettuato" Avrei giudicato opportuno che ella prima di stringere obbligazione, avesse anche fatto parola con chi ebbe dall'Ist.o fondamentale la facoltà di collocarle, ove meglio fosse opportuno pel bene dell'Africa e per secondare i loro desideri.
1376
Ora che su queste morette si è parlato in Cairo, e colla Prop.da, e perfino col S. Padre, che figura delicata non vado io a fare presso tutte queste persone? Che io avessi fatto convenzione con Cairo, lo scrissi molte volte e dall'Africa e da Roma. Né importa che io abbia soverchiamente ritardato a liberare l'Ist.o dalle morette, perché questo non dipende da me, ma da Dio che permette che gli affari della sua gloria vadano lenti. Qui poi mi permetto di fare un'altra osservazione. Nelle lettere che mi ha scritto il nostro caro D. Giovanni, mai mi ha parlato di aver risposto alla Prop.da che l'Ist.o non può assumere la missione etc. Fu d'uopo che lo stesso Card.le me ne informi. Ella poi, mio caro Superiore, mi dice che ha trovato modo di collocar le morette, e non mi indica come le ha collocate. Mi concederà, mio Superiore, che questa non è piccola mortificazione per un membro dell'Ist.o, che non è ultimo nello zelare gl'interessi dei poveri negri, e che fa quello che è in suo potere per salvare qualche africano, e per promuovere il bene dell'Africa. Conosco proprio di essere in nessuna considerazione presso il mio Ist.o, al quale però sarò sempre attaccato col cuore, e procurerò di giovare nel modo migliore, se Ella giudicherà opportuno. Ho grave timore che Ella abbia cedute le morette al P. Lodovico; in tal caso avrei a deplorare un errore, involontario sì, ma fatale alle povere morette; perché, fra le altre ragioni, in faccia alla Propaganda e dappertutto, farebbe quello che ha fatto riguardo ai moretti, e scemerebbe il credito all'Istituto.
Non lice mettere in iscritto quello che le vorrei dire circa quel benemerito e buon uomo.
1377
Ora perché Ella facesse buona figura presso chi riceverà le morette, ed affinché io non ne abbia a fare una di delicatissime in Egitto, le propongo un mezzo per pigliar due colombi ed una fava; cioè, di lasciare per me quattro o cinque o almeno tre, e le altre per la Istituzione con cui Ella ha convenuto. Ma, ben intesi, che io vorrei le tre o quattro più sane buone e brave e che sarebbero le più utili per l'Africa. Per sciogliersi dall'obbligazione riguardo a quelle per me, può sempre mostrare come tali morette non vogliono assolutamente andare, ma restare nell'Ist.o e a disposizione mia etc. Insomma se Ella vuole, può farmi questo favore; ed io lo spero; e per tale scopo in questo mese sacro al Cuor di Maria prego, e confido che otterrò la grazia. Di ciò io la prego quanto so e posso, e confido che ascolterà la mia preghiera. Io ne vorrei quattro, e proprio io le sarei grato.
1378
Circa Hans oggi fui dal Cardinale, e gli mostrai la notizia che mi diede. Mi diresse da Mgr. Capelli Seg.rio, e n'ebbi che non può entrare nessuno in Collegio di Prop.da senza che abbia passato almeno la Janua latinitatis, che da noi sarebbe come 1. latina. Per cui ha fatto bene a non farne parola a Maria. Io credeva che il giovane fosse più avanti.
Io sto discretamente bene: sono dietro ad un affare riguardante l'Africa, che tratto col Generale dei Minimi di S. Francesco di Paola: spero di presto terminarlo. Io sono impaziente di venire a Verona; e già appena aperti i passi, o terminato o non terminato l'affare, io vengo a Verona.
1379
A Don Gioacchino Tomba - 10.9.1866
Mi perdoni di aver esposto un po' di risentimento in questa lettera. Ciò non toglie che io non abbia tutta la venerazione ed affezione pel mio Superiore, e che non sia disposto ad accettar tutto dalla mano di Dio, che tutto dispone pel miglior bene. Si ricordi, che io confido, che pagati i debiti e sistemata l'economia, l'Ist.o abbia a continuare il programma del nostro fondatore riguardo all'Africa. Spero che D. Beltrame abbia ricevuta una mia da pochi giorni. Sono preoccupato delle circostanze politiche, e delle future sventure delle comunità ecclesiastiche e religiose.
Io lo riverisco di cuore: mi riverisca il Vescovo, D. Beltrame, Poggiani e tutti, mentre baciandole le mani, mi dichiaro con tutto il rispetto

Suo u.mo ed aff.mo
D. Daniele


N. 192 (181) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

Roma, L'anniversario dell'onomastico del
nostro Superiore 1866, 10 settembre
Amatissimo mio Sup.re,

1380
Ho ricevuto con sommo piacere la sua pregiatissima del 22 p.p., e la ringrazio della sua bontà verso di me. Non ho a fare alcun lamento né con Lei, né coll'Ist.o. Qualche osservazione che Le feci nell'ultima mia non entra nella categoria dei lamenti. Se debbo confessare il fondo del mio cuore, a me medesimo non fa punto buona impressione l'idea che io, membro dell'Ist.o, stia lontano tanto dalla vista del mio Superiore; anzi m'aspettava piuttosto ch'Ella facesse a me qualche giusto lamento per non venire a Verona. Ma la cosa non dipendette da me sebbene dalla Provvidenza che così ha disposto. Perciò versando io in qualche dubbio, l'Ill.mo e R.mo Arcivescovo di Petra Monsig.r Castellacci Vicegerente di Roma che è l'Ordinario dell'eterna città, che mi diede facoltà di confessare e predicare qui, ed è il mio consigliere e l'amico vero che è a giorno di tutte le mie circostanze, or fanno due giorni pensò di scrivere a Mgr. Vescovo di Verona perché assicuri Lei a star tranquillo sul mio conto, e pare che gli voglia esporre le principali cause che mi obbligano a trattenermi in Roma ancora per qualche tempo. Quindi è che riguardo alle more sto tranquillo perché spero che, sia che io torni subito, sia che io non torni, ella avrà la bontà di mantenere il suo Programma di salvar l'orto e le verze, e sono certo che le tre o quattro che riserverà per me saranno le più buone brave e sane; ed io invece le espongo le tre cause principali che mi trattengono in Roma, assoggettandole al suo giudizio all'unico oggetto di fare la sua volontà ove credesse di non giudicarle forti abbastanza.
1381
La prima è la formazione di un piccolo Ist.o femminile o a Cairo o a Negade, ove introdurrei le tre o quattro morette; vale a dire: le Suore del Buon Pastore in Cairo in un locale annesso al Convento assumerebbero l'educazione delle morette che io potrei loro fornire, allo scopo di educarle a donne di famiglia per essere poi trasportato nell'Africa Centrale dalle medesime Suore a servizio di qualsiasi Missione. Lo stesso dicasi di Negade. In questa casa entrerebbero le morette per coadiuvare le Suore, le quali all'uopo provvederebbero un marito alle more, e le collocherebbero fuori in posizione da professare la nostra fede e vivere da cristiane, ove tale fosse la lor vocazione. Ora per decider ciò la Prop.da non si occupa; sebbene rimette la cosa al nuovo Delegato ap.lico d'Egitto, Mons.r Ciurcia Arciv.o d'Irenopoli, come la Prop.da ha fatto con noi, quando ci rimise al Provicario Knoblecher. Questo nuovo Delegato dall'Albania, ov'era Vescovo a Scutari, verrà in Roma entro il corr.te mese.
1382
In secondo luogo sto trattando col R.mo Generale dei Minimi di S. Francesco di Paola per un Ist.o maschile, e forse per far assumere al suo Ordine una missione dell'Africa Centrale. Col Generale è tutto combinato; colla Propaganda ancor nulla, perché anzitutto è d'uopo che mi concerti colle Società sui mezzi, e vedere se è una cosa che piace ed è accettata. Benché questo affare non presenta tutte le difficoltà, tuttavia mi è d'uopo corrispondere da Roma con molti per essere sempre pronto a consultare e la Propaganda e le parti contraenti; perciò non sarebbe senza scapito ove mi avessi ad allontanare.
1383
Il terzo è un colpo che vorrei fare a favore dell'Ist.o presso S. M. l'ottuagenario Re Luigi di Baviera che si aspetta a Roma nell'Ottobre. Qui ho molti che mi aiuteranno e mi presenteranno per perorare la causa di un'utile Istituzione qual'è la nostra. Il Re Luigi è un uomo stravagante quasi come Camerini pieno di virtù e di peccati; e fra le virtù ha quello della beneficenza: ha dato somme ingenti per Chiese e Istituti, ed ha fondato la Società di S. Lodovico per le missioni tedesche d'America. Io tento; se riesco, gloria a Dio sarà e vantaggio a noi: se non riesco, è da benedirsi Dio, che premierà la nostra intenzione. Certo che ho dei bei appoggi qui in Roma; cosa che non potei avere in Baviera, se si eccettui la Nunziatura Ap.lica.
1384
Queste sono le prime cause che mi trattengono a Roma. D'altro lato venendo a Verona, che potrei fare io colla confusione, che dee regnare negli animi? etc. Il tempo è affatto inopportuno. Ho esposto al Card. Barnabò un mio progetto di tentare Camerini: e chiesi a lui la grazia di una lettera di raccomandazione presso il Conte, che il Papa or fa tre mesi ha creato Duca in seguito a grandi benefici fatti alla Banca Romana, ed alle centinaia di migliaia di scudi che manda alla Propaganda. Il Card.le, dopo aver parlato col Papa, mi diede una risposta negativa, dicendo che non è delicatezza importunare con domande un uomo che spontaneamente benefica la Propaganda. Sperava che questo piano riuscisse; ma Dio non ha voluto. Io però, che frequento il Card. Ugolini, antico Legato di Ferrara e amico di Camerini e che mi si proferse di servirmi in ogni cosa che io volessi, sono certo di ottenere una commendatizia dal sudd.o Eminentissimo per Camerini, che verrà pregato di assistere l'Ist.o. Barnabò però mi dice che quel nuovo duca è di difficile condiscendenza per nuove petizioni, perché gli piace di erogare il suo come gli piace.
1385
Non sono questi i soli tentativi, di grosso calibro che ho fatti per l'Ist.o; Ma in generale è difficile che un dovizioso, un Principe od un Sovrano eroghi somme vistose all'Estero, mentre nella propria patria sonvi sempre bisogni.
1386
Al P. Lodovico morirono del colera N¼. 37 more, delle quali 14 in un giorno: egli è ora in prigione pel delitto che gli morirono le more.
Mons. Vuicic già Vescovo d'Egitto è partito pel suo nuovo Vica-riato della Bosnia. Il Santo Padre è benissimo: non così il Card. Antonelli. Ho sempre in mente l'attual posizione del Veneto, ed i destini a cui è riserbata Verona. Veggo poca felicità per i preti, che saranno fedeli al loro divin ministero: credo che cascheremo noi preti dalla padella nelle bracie.
1387
A Don Gioacchino Tomba - 10.9.1866
Mi saluti D. Beltrame, che mi scrive assai di rado, e lettere cortissime: non ha troppa fantasia per iscrivere. Mi riverisca D. Fochesato, e Tregnaghi e D. Brighenti. Che si abbia a contribuire sovvenzioni alle more da qualsiasi dell'Istituto, senza che tutto passi e dipenda dal Superiore etc. è un pasticcio. Sono impaziente di metter fine a questo disordine. La scarsella vuota è il peccato capitale che regna fra noi. Su ciò non ho che a chiederle perdono. Il pasticcio delle more e mie contribuzioni nacque da circostanze particolari a' tempi del nostro Santo fondatore, che non potei soccorrere le more secondo il bisogno. Basta, finirà anche questo pasticcio.
I miei saluti a tutti i Preti, alle maestre, a D. Cesare etc. Le chiede la benedizione il suo
Aff.mo e D. D. Daniele
N. 193 (182) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/21

Roma, 13 sett.e 1866
Via del Mascherone N¼. 55
Mio carissimo D. Francesco,

1388
Fu con sommo piacere che io ricevetti la sua cara del 6 corr.te. Non rispondo ai suoi dubbi che io mi sia modificato, perché tale dubbio è un torto alla mia lealtà. Benché sappia che nelle cose umane v'è sempre la parte di noi stessi, e v'entra talvolta la passioncella, tuttavia all'Ist.o ho conservato il rispetto, ed a lei tutto l'affetto e il rispetto. Lungi dallo scrutinare gli avvenimenti avvenuti, ho alzato gli occhi al cielo, ho adorato i disegni della Provvidenza, ed ho conservato pel mio D. Francesco i sensi più sinceri della mia stima ed affetto, obliando forse qualche debolezza che dall'una parte e dall'altra ebbe luogo, e detestando l'azione di quelli che non hanno certo avuto tutta la carità di Cristo nella grave questione che ha sì fieramente lacerato l'Ist.o.
1389
Io serbo pel mio D. Francesco gli stessi sentimenti di stima, di gratitudine e di affetto, che avea prima: ie suis le mミme. Io ho scritto da Roma due volte a Lei, dopo aver ricevuta la sua cara lettera in Cairo: benché non abbia mai ricevuta alcuna risposta, pur tuttavia non mi è passato mai dubbio per la mente che D. Francesco non sia quello di prima: e per conferma di ciò, siccome dovea partire da Roma prima della guerra, il piano del mio viaggio era di venire a Ferrara Rovigo Padova, e far tappa un paio di giorni a Vicenza al suo Collegio; ma sopravvenute certe difficoltà, dovetti rimanermi a Roma. Io sono e sarò sempre il medesimo: però non mi faccio meraviglia che abbia avuto la tentazione di dubitare di me, perché entrato come sono nel mondo, conosco che la lealtà è rara assai. Per sua regola D. Daniele non ha cangiato nulla de' suoi buoni sentimenti.
1390
Sulle cose africane avrei un mondo di vicissitudini da raccontare; e perciò mi riserbo a dirle a voce. Speranze moltissime; avrò molto a soffrire; raggiro di molti che osteggiano il miei progetti; appoggi grandi, conforti molti, e confidenza in Dio tutta. Quello che so di certo è che il Piano è volontà di Dio, Dio lo vuole per preparare altre opere di sua gloria: quello che so di certo ancora è che fra gli ostacoli che incontrerò, v'è pure la circostanza dei tempi difficili..... Spero che sarà piantato entro poco da me un Ist.o in Cairo per le morette, e forse ancora un'altra casa pei moretti in Egitto. Quello ancora che è certo è che Dio mi ha dato un'illimitata confidenza in lui, che non mi allontanerò dall'impresa per verun ostacolo, e che certo incomincerà fra non molti anni un'era novella di salute per l'Africa Centrale. Nell'ottobre spero di fare un bel colpo (sia detto fra noi.... lo sa solo il Vescovo e D. Tomba) a favore dell'Ist.o col Re vecchio di Baviera che viene a Roma.
1391
Lasciamo per ora ogni cosa e discorriamo dell'Ist.o. Ben intesi che parliamo in confidenza, perché se nell'Ist.o si sapesse che noi corrispondiamo di cose riguardanti l'Ist.o, qualcuno non sarebbe troppo soddisfatto. Io ho avute poche notizie dell'Ist.o. D. Beltrame e D. Tomba mi scrissero solo qualche lettera magra magra: le notizie dell'Ist.o furono compendiate sempre con questa formula: "le cose dell'Ist.o vanno pressappoco come quando io lasciai Verona". D. Poggiani mi scrisse due magre lettere, ma affettuose. Quegli che mi diede più particolari notizie fu D. Bolner, pregato da me. Bisogna proprio che io preghi il mio caro D. Francesco per darmi esatte notizie dell'Ist.o: domandi soprattutto a Mgr. Vescovo, e a D. Guella: soprattutto bramerei sapere come sta l'Ist.o in faccia al Vescovo. Tutte adunque le notizie dell'Ist.o mi aspetto in un lettera, non già di una sola pagina, come il solito, ma in 8 o 10 pagine.
1392
I miei rapporti coll'Ist.o sono pacifici assai: soprattutto l'ultima lettera di D. Tomba, bens magra, traspare affetto per me. Ma sembra che in generale non abbiano fiducia in me e non sieno troppo sicuri delle mie intenzioni. Non ci siamo troppo chiaramente intesi. D'altra parte io sto tanto lontano dall'Ist.o; non mi perdo a spiegar loro cose riguardanti le missioni, dopo che al Card. Barnabò hanno risposto che l'Ist. non è in grado di accettare una Missione; e quindi non essendo in pieno accordo sul rapporto dell'Africa, non ci trattiamo con tutta confidenza. Insomma non feci con loro come faceva con Lei da Parigi, Londra, Roma etc. Dunque bisogna scrivermi tutto, tutto; siamo intesi.
1393
A Don Francesco Bricolo - 13.9.1866
Dica tante cose per me al Vescovo di Vicenza e di Verona, ed a tutti quei personaggi che ebbi l'onore di conoscere a Vicenza: mi dia notizie di D. Tilino, e di sua famiglia. A Verona poi mi ricordi alla Sig.ra Amalia Parisi (a cui scrissi una lunga lettera dall'Africa), alla fam. Cavazzocca, alle Urbani, a tutti che conosco. Mi ricordi e raccomandi alle preghiere dell'Arcip.te di S. Stefano, di D. Guella, del Rettore del Seminario etc. Al mio portinaio poi (benché l'ho sospeso per sei mesi dal suo uffizio per l'odiosa missione che m'hanno detto che ha fatto a Trento) dica che il suo signore lo ama e si degna di riguardalo con occhio di bontà e di compiacenza: me lo saluti di cuore.
1394
Dica un milione di cose a D. Luciano, a D. Dalbosco. Noi qui a Roma stiamo assai tranquilli. Il santo vegliardo del Vaticano è imperterrito. Solo l'affare della moneta disturba tutti: è un raggiro iniquo dei banchieri..... Io passo quasi sempre il mio tempo a Roma: vo' spesso a Frascati dal Principe Falconieri, talvolta ad Albano: passerò la settimana ventura qualche giorno in villeggiatura coll'Amba-sciatore Sartiges e famiglia, che mi ricolma di gentilezze: il resto attendo a' miei affari. Tutti i miei sentimenti di affezione sono per D. Francesco, che deve pregare assai
pel suo aff.mo D. Daniele
Mi dia notizie di Hans. Le protestanti che vadano a..... non mi hanno mai scritto: sono lieto di non saperne più nuove.


N. 194 (183) - A MONS. LUIGI DI CANOSSA
ACR, A, c. 14/39
Settembre 1866

All'Ill.mo e R.mo Mons.r Vesc. di Verona
Sotto il sigillo di Confessione

Gloria SS.mae Trinitati

1395
Margherita pregava nella notte degli ultimi giorni del mese di agosto domandando al Piccolo Fratello (Gesù Bambino) di mandare molto presto coloro che deve mandare per la salvezza delle anime. Nel medesimo tempo ella ha visto un uomo che dal suo aspetto doveva essere un missionario; (qualche giorno dopo Don Daniele essendo venuto, ella l'ha perfettamente riconosciuto). Egli aveva al fianco un bel personaggio (Gesù Bambino) che avvicinandosi al missionario, gli ha detto mostrandogli una moltitudine di negri: "Va' a guadagnarmi tutte queste anime, esci dal tuo Istituto, altrimenti tu non lo potrai; va' a cercare il mio amico (il P. F....) e comincia la mia opera. Io ti mostrerò la mia regola, ma tu non la farai conoscere a nessuno, perché il tempo non è ancora favorevole. Ora occorre agire con prudenza ed energia. Fondate una casa di Missionari per i neri. Voi darete loro lo spirito del Buon Pastore e fare osservare solamente le regole stabilite dal Codice Canonico per i Preti che vivono in comunità.
Figlio mio sta attento, non rifiutare questa grazia che io ti ho manifestato, è vero, improvvisamente, ma essa è efficace e forte. Tocca a te corrispondere, non arrestarti nelle difficoltà. Non credere che questa sia merito tuo, che ti hanno fatto scegliere, ma ben per i meriti della mia Passione e Morte. Finora quello che tu hai fatto è stato secondo il mio Cuore: già io tengo la corona preparata. Ma ricordati ciò che è scritto: sarà coronato colui che avrà perseverato fino alla fine. E la mia volontà è che tu contribuisca all'istituzione di questa Compagnia, in quanto dipenderà da te e io ti manifesterò le mie volontà. Se Dio è con te, chi sarà contro di te? Se tu rifiuti di compiere la mia volontà, sappi che io saprò trovarne un altro: Io sono Colui che è".
Il "Fratellino", rivolgendosi a Margherita, le ha detto: " Da' a questo Missionario la mia regola". "Io non la conosco, Fratellino mio, io non voglio andare contro ciò che Voi dite nel Vangelo, che bisogna gettare il seme nella buona terra, perché fruttifichi e non tra le spine e sulla strada". "No, no, Margherita mia, non temere, è una buona terra, tuttavia, se vuoi". "Ebbene, Fratellino mio, perché Voi lo volete, io lo farò, dato che io non voglio essere infedele, per quanto io m'aspetti ancora delle grandi sofferenze; io ve le offro ancora più per la salvezza delle anime".
1396
Siccome Margherita temeva ancora che fosse una illusione di Satana, ella ha ascoltata la S. Messa e fatto la S. Comunione per chiedere a Dio che le facesse realmente conoscere la sua volontà: ella ha visto il "Fratellino" uscire dall'Ostia, lanciare sul missionario un raggio che formava la Trinità sul suo petto. Il "Fratellino" gli ha detto: "Tu devi essere il Figlio della Trinità, va' a conquistare tutte queste anime (mostrandogli una moltitudine di neri). Poi rivolgendosi a Margherita le ha detto: "Vedi bene che è la mia volontà, aiutami dunque, dillo a questo missionario":

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A Mons. Luigi di Canossa - 8.9.1866
La prima volta che D. Daniele è venuto (il 6 settembre 1866 alle sei del pomeriggio) Margherita lo riconobbe e di nuovo gli ha espresso la volontà di Dio su di lui. Siccome D. Daniele le ripeteva continuamente di chiedere al "Fratellino" la conferma, ella s'è messa a pregare il Fratellino che le ha detto: "Sì, sorellina mia, io gli dono molte grazie; digli che corrisponda, poi ci penso io". Nello stesso momento il Fratellino ha parlato e ha detto: "Daniele, figlio mio, va avanti, è la mia volontà".

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8 settembre 1866

Durante la S. Messa, Margherita pregava per D. Daniele. Ella ha visto un Fratellino così bello, così bello! Egli si trovava nel mezzo di un bel sole, usciva dall'Ostia che si trovava nel mezzo del triangolo sul suo petto, un raggio che andava su Don Daniele e questo raggio lo inviava verso i neri. Il Fratellino gli ha detto: "Figlio mio, sta attento a non indietreggiare, io ti ho aperto un vasto campo da coltivare, io ti dono le grazie necessarie per questo. Non temere le difficoltà, gli ostacoli, le mie opere devono essere così provate. Ricordati che quello che ho detto ai miei apostoli: se vi rifiutano in una città, andate in un'altra; così parimenti se non ti vogliono ricevere con il tuo Progetto, che è il mio, va' da un'altra parte per compiere le mie volontà, che sono oggi d'intraprendere ciò che gli altri respingono per non abbandonare la messe che io ti ho offerto a questo scopo. I miei disegni per l'avvenire devono restare segreti; essi saranno contrastati e gli uomini non vi metteranno che ostacoli. Vedi la mia venuta sulla terra: è stata nascosta e sconosciuta per trent'anni; è così che tengo nascosta la persona di cui mi sono voluto servire ed egli deve restare ancora sconosciuto, poiché non bisogna mettere le perle che escono dal mio cuore, nella bocca dei cani. Non ragionare tanto, compi la tua opera, che è la mia, perché sono io che te l'ho ispirata. Resta nell'umiltà, perché chiunque s'innalza sarà umiliato; chi resta nel suo niente sarà innalzato".
1397
Presentandogli una bella corona, da una parte era completa perché fino ad ora egli ha fatto la volontà di Dio; dall'altra metà della corona uscivano dei raggi che andavano verso i neri. Ciò vuol dire che se Don Daniele manca alla sua vocazione alla quale egli è stato chiamato da Dio, questi raggi resteranno là inattivi e la corona non si completerà. IL Piccolo Fratello gli ha detto: "Tu hai ben cominciato secondo la mia volontà, ma ciò non è sufficiente; io voglio da te ora questo atto di corrispondenza e l'esecuzione che si deve perpetuare fino alla fine del mondo". Egli l'ha benedetto: D. Daniele ha protestato la sua fedeltà con la sua grazia. Sia lode a Dio e a Maria.

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1398
1) Margherita. Così il Bambino Gesù chiama la religiosa che è il principale soggetto di questa rivelazione. Questa grande anima, che è realmente prevenuta dalla grazia e che ha molto sovente delle comunicazioni intime e assai straordinarie con Dio, è chiamata anche dal Bambino Gesù, sorellina. La rivelazione qui sopra esposta è considerata vera e proveniente da Dio dall'autorità di due Vescovi: uno è l'Ordinario della Diocesi ove Margherita ha posto la sua residenza dopo l'obbedienza.
2) Pétit Frère (Fratellino). Così è chiamato il Bambino Gesù.
1399
3) Questo primo abboccamento di D. Daniele con Margherita (6 sett. 66) ebbe luogo alla presenza dell'Arcivescovo Ordinario del luogo, ove la santa Figlia dimora, il quale dalla sua residenza accompagnò D. Daniele nella sua carrozza nella Clausura del Monastero, dimorò sempre con lui durante l'abboccamento con Margherita e la Superiora del monastero, e poi l'accompagnò a casa nella medesima carrozza. Dopo il 6 sett. D. Daniele, essendo stato autorizzato di entrare a sua piacimento nella Clausura del Chiostro: ebbe moltissimi e lunghi colloqui colla santa anima, nella quale potè constatare, oltre allo spirito di Dio e alla più eminente e straordinaria carità,, delle cose meravigliose e dei doni straordinari, soprattutto in fatto di dottrina teologica, quantunque non abbia mai studiato.

Traduzione dal francese.
N. 195 (184) - A DON GIOACCHINO TOMBA
AMV, Cart. "Missione Africana"

W.J.M.
Boulogne sur Mer, 7/10 = 66
Amatissimo mio Superiore,

1400
A D. G. Tomba - 7.10.1866; a D. F. Bricolo - 28.10.1866
Il giorno antecedente alla mia partenza trovai a Roma ferma in posta la sua cara lettera, nella quale, fra le altre cose, mi diceva che le more mi danno tempo due mesi per deliberare sul conto loro, sempre che ciò piaccia all'Ist.o. Ebbene: al mio ritorno a Roma fra 15 o 20 giorni, passerò da Verona, e discuteremo bene l'affare, e farò quello che Ella, mio amato Sup.re, ed il nostro buon Dio vorranno. Lo scopo per cui io venni in Francia, e fra alcuni giorni (sono distante solo quattro ore) mi condurrà a Londra, riguarda assai davvicino le cose africane. Alla mia venuta le spiegherò bene.
1401
Io sto benissimo, e così spero di Lei e di D. Beltrame e dei nostri cari dell'Ist.o. In soli quattro giorni e mezzo, dormendo cinque ore a Basilea, venni a Boulogne da Roma, toccando Ancona, Parma, Milano, Lucerna, Mulhouse, Strasburgo, Nancy, Parigi, ed Amiens, e facendo 23 ore continue di diligenza pel Monte Nevoso di S. Gottardo fra Mendrisio e il Lago dei quattro Cantoni. Ho riposato benissimo a Boulogne, ed ora sto egregiamente. Dopo tre giorni a Londra passerò a Parigi.
Intanto mi raccomando alle sue orazioni; mi saluti tutti i Preti del nostro Ist.o e le maestre, e Tregnaghi, e chiedendole la benedizione, mi dichiaro nei SS. Cuori di G. e di M.

Suo um.o e dev.o fig.
D. Dan. Comboni


N. 196 (185) - A DON FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/22

Francoforte, 28/10 = 66
Carissimo D. Francesco

1402
Sono veramente un po' angustiato, ed anche quasi arrabbiato, perché dopo che io le scrissi da Roma, non mi rispose e non mi diede quei ragguagli che domandavo. E perché? Sono forse scivolato in qualche cosa, che imponga a Lei di non scrivermi. Finiamola. Io ora, dopo essermi fermato nel Gran Ducato di Baden, vado a Limone, e poi subito a Verona e Roma passando per Vicenza. Se a Limone mi scrive una lunga, dettagliata lettera (e sa quanto le sue lettere mi consolano), io passando per Vicenza mi fermo a farle visita e passare più di tre ore col mio caro D. Francesco: altrimenti filo per Padova, Rovigo, Bologna, Firenze e Roma. Mi dica molte cose sull'Ist.o di Verona, perché nessuno mi dà dettagli, fuori di una persona rispettabile. Habeo multa tibi dicere.
Ho visitato per affari della gloria di Dio e per la salute dell'anime Francia, Inghilterra, Belgio, Prussia. Forse farò da Wurtzburg una scappata di 3 ore a Bamberg. E' inutile che le scriva quel che ho fatto, perché non ho tempo ed ho freddo. A voce molte cose. Quello che le dico è che D. Daniele è per D. Bricolo quello che fu sempre, e che non si cangerà mai. Ecco tutto.
Tanti saluti a D. Tilino, et aliis. Anche a Mons.r Vescovo. Mi raccomandi ai SS. Cuori di Gesù e di M. Io l'ho raccomandato a N. Dame des Victoires à Parigi, e N. D. de Boulogne sur Mer. Addio

Tutto suo aff. amico
D. Daniele Comboni


N. 197 (186) - TAVOLA DI INDIVIDUI
spediti dal P. Lodovico in Africa Centrale
ACR, A, c. 18/17


N. 198 (1147) - FIRME DELLE MESSE CELEBRATE
IN S. CATERINA AD ALESSANDRIA D'EGITTO
ASCA, Registro Messe


N. 199 (187) - RELAZIONE ALLA SOCIETA' DI COLONIA
"Jahresbericht..." 14 (1866), pp. 7-76

Roma, 1866
Questa relazione, tradotta dal tedesco, ripete gli stessi argomenti del N. 188, con varianti. Riportiamo qui la seguente variante:
1403
LÕOpera della rigenerazione dei neri è unÕopera di Dio, è spuntato il tempo di grazia, che la Provvidenza ha designato, per chiamare tutti questi popoli a rifugiarsi alle ombre pacifiche dellÕovile di Cristo. Già da parecchi anni la voce profetica degli eroi Libermann, Olivieri, Mazza, eredi dello zelo apostolico del beato Claver, è risuonata nella Chiesa universale per mezzo delle loro opere di eminente carità a favore dei neri; e le opere ammirabili di Vienna, Colonia, Parigi e Lione hanno risposto a questo appello e le lontane terre dÕAfrica furono abbeverate dal sudore e dal sangue dei nuovi apostoli di Gesù Cristo.

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