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N. 491 (459) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI PARIGI
APFP, Bote G 84, n. 113-
Cairo, 1 gennaio 1873
Statistiche delle Missioni e Note amministrative.
N.B. Lo stesso documento è stato mandato alla Propagazione della Fede di Lione.

N. 492 (461) - A Mgr. JEAN FRANOIS DES GARETS
Presidente dell'Op. della Prop. d. Fede di Lione
APFL, Afrique Centrale, 1

Cairo, 15 gennaio 1873
Signor Presidente,

3117
Oggi che ho di fronte al nostro Istituto sul Nilo le due grandi barche che devono condurre la mia carovana apostolica fino ai piedi del deserto, sono felice di darle la notizia mentre le invio il Rendiconto del 1872 e il Preventivo per il 1873.
3118
Le truppe egiziane accampate di fronte all'Abissinia hanno preso tutti i cammelli del deserto e l'autorità sanitaria, inviata dal Kedive nella Nubia per il preteso morbo del colera, ha tirato il cordone al Tropico e nella Tebaide e ha preso anche le barche, così che per la nostra grande carovana mancano e le barche e i cammelli per il suo viaggio che durerà tre mesi.
Avendo inviato al deserto e a Khartum dal 26 novembre due missionari e quattro fratelli, essi sono riusciti a trovare i cammelli a Corosco, dopo un'attesa di 20 giorni e ora sono diretti a Khartum; mentre lei riceverà questa lettera, avrò lasciato il Cairo con più di 30 persone tra uomini e donne: è la prima volta che la Suora e la donna del Vangelo solcano il Nilo nell'Alto Egitto e la Nubia e passano il deserto. ma è occorsa molta prudenza e dei preparativi.
3119
Nella mia lettera del 28 luglio scorso le ho mostrato il grande bene che lei ha fatto alla più vasta e difficile Missione dell'universo, donandomi con una carità e rapidità estrema, la bella somma di 45.000 franchi. Io non finisco mai di ringraziare la Propagazione della Fede che mi ha posto nella possibilità d'intraprendere la Missione. Senza ciò mi sarebbe stato impossibile.
3120
E' nel primo anno che i sacrifici sono necessari. E' per questo che la Propagazione della Fede non è che la sola opera solida che possa donare l'esistenza alla Missione dell'Africa Centrale. La Società di Vienna, che ha già un tempo dato tanto denaro a questa Missione, ha dovuto riunire tutti i fondi della sua cassa esistenti da molti anni per donarmi 6.590 franchi. Gli altri sono delle piccole società nell'area.
La prego dunque di raddoppiare i suoi sforzi generosi per concedermi un grande aiuto in quest'anno, di cui la metà lo passeremo sulla sabbia, su delle barche etc. esposti sotto la volta del cielo e sotto la protezione di Dio.
3121
Dal rendiconto qui accluso lei vedrà lo stato di questa Missione, che non ha nessun paragone alle altre Missioni come le ho dichiarato nella mia lettera datata Roma 5 giugno. Qui bisogna fare tutto, bisogna pagare tutto, anche comperare le persone, all'inizio. Occorrono grossi sacrifici, ma in pochi anni l'Opera della Propagazione della Fede sarà felice di veder brillare la luce del Vangelo nelle tribù dell'Africa Centrale, ove più di cento milioni d'infedeli domandano la salvezza.
3122
A Mr. Jean Franヘois des Garets - 15.1.1873
Al presente le domando due grazie da farmi in questo mese di gennaio:
1¼ d'inviare a Madre Emilie Julien, Superiora Generale delle Suo-re di S. Giuseppe dell'Apparizione, a Marsiglia, la somma di 5.000 franchi come acconto del debito di 8.000 franchi che ho verso di lei.
2¼ d'inviarmi sull'esercizio del 1873 la somma di 5.000 franchi, perché con tante persone in un viaggio di tre mesi, non vorrei restare nel deserto per mancanza di denaro.
3123
Tutto questo lo domando per questo mese. Ho ricevuto nella scorsa settimana da Mons. Ciurcia una cambiale di 2.400 franchi di cui sono infinitamente riconoscente.
Ecco l'indirizzo del mio rappresentante in Egitto al quale può indirizzare le somme e le lettere per me:
Don Bartolomeo Rolleri
Miss. Apostolico e Superiore degl'Istituti
dei Neri al Cairo (Egitto)
3124
Costui cambierà le cambiali e mi farà pervenire il denaro a Khartum e al Cordofan tramite il Divano del Cairo. Le lettere e corrispondenze mi arriveranno dal Console d'Austria a Khartum.
Le invierò nella settimana la fotografia della carovana che partirà fra qualche giorno diretta da me. Invierò anche un Rapporto del Carcereri che ho ricevuto dal Cordofan per le Missions Catholiques e che riceverà Laverrière.
Si degni, signor Presidente, gradire l'omaggio della mia profonda venerazione e di riconoscenza eterna con le quali ho l'onore di dirmi

Suo dev.mo servitore Daniele Comboni
Pro-vicario Ap.lico dell'A. C.
Traduzione dal francese.
N. 493 (462) - DISCORSO TENUTO IN CAIRO
ACR, A, c. 27/19, n. 2

Cairo Vecchio, 26 gennaio 1873

3125
Ecco finalmente, disse, il momento tanto sospirato da me e da voi o fratelli e sorelle in Cristo, onde poter dar sfogo al lungo desiderio del nostro cuore. Vi ringrazio della pazienza colla quale mi avete atteso nella mia lunga assenza, dell'abnegazione con la quale tolleraste tante privazioni, disagi e povertà. Tutto mi è garanzia di quanto io possa contare sulla cooperazione vostra nella grande ed ardua impresa che S. Chiesa si è degnata affidarmi. I passati sacrifizi non sono forse che un saggio di quei tanti che ci rimangono ancora a soffrire per giungere ad impiantare nel cuore dell'Africa il Vessillo della Red.ne; ma non temiamo poiché quel Dio che ci ha sostenuti nei passati travagli, non ci abbandonerà nei futuri.
3126
Facciamo un olocausto della nostra vita per lo scopo della Santa Impresa; ed ella certamente riuscirà: caddero gli Apostoli, ma la loro fede giunse fino a noi e durerà fino alla fine dei secoli. La mia lunga assenza, se da una parte ha messo a dura prova la vostra pazienza, ha assicurato dall'altra l'esistenza e l'avvenire della nostra Missione. Con offerte di particolari ho potuto comperare a Verona due grandi stabilimenti pei quali sono aperti due Istituti per formarvi allievi e allieve per la nostra Missione.
3127
Dalle Società di Lione di Colonia e di Vienna ho potuto ottenere risorse ordinarie annuali pel nostro mantenimento, e per tutte le spese occorrenti all'impianto della Mis.ne nella Nigrizia. Finalmente, quello che più importa, ho ottenuto dalla Sacra C.ne di Propag.da colla sanzione della Santa Sede l'intera Miss.ne dell'Africa C.le col titolo e giurisdizione di Pro-Vicario Ap.co. La Messe adunque è ottenuta; non manca più che l'opera nostra: opera richiesta dalla nostra vocazione, dalla S. Chiesa, dai fedeli che ci sostentano, e dalla stessa infelice Nigrizia, la quale da quel centro infuocato ci stende le sue negre e scarne mani inceppate dal demonio. Su via adunque, o fratelli e sorelle, o figli e figlie nel Signore, seguiamo senza più quest'impulso irresistibile del nostro cuore, che ci spinge alla salvezza di un popolo derelitto, di una gente lacerata e convulsa fra mille costumi ed errori: armiamoci dello scudo della fede, dell'elmo della speranza, dell'usbergo della carità, della spada a due tagli della divina Parola, e marciamo coraggiosi alla conquista al Vangelo di quest'ultima nazione dell'universo.
3128
Orsù andiamo a distruggere in mezzo a que' popoli l'impero di Satana, e ad impiantarvi il trionfale vessillo della croce, e allo splendore di questo segno quei popoli vedranno la luce. Andiamo a innaffiare coi nostri sudori, colle acque di vita eterna quelle aride ed infuocate regioni, ed esse germoglieranno al Creatore nuovo popolo di fedeli adoratori.

Daniele Comboni


N 494 (463) - A UNA SUORA DI S. GIUSEPPE
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

Siut, (capitale dell'Alto Egitto)
10 febbraio 1873
Mia veneratissima Madre,

3129
A una suora di S. Giuseppe - 10.2.1873
Una sola parola per darle notizie delle nostre Suore. Sr. Germana è la Marta della nostra carovana; ella si comporta veramente bene. La settimana scorsa abbiamo camminato lentamente, ma ora abbiamo un buon vento. Sr. Maddalena è in perfetta salute, mai l'ho vista così sana. Sr. Giusepppina sta bene, ma ella è stata malata di petto, perché ha lavorato molto per i preparativi del Cairo e aveva cominciato la stessa cosa in barca, quando abbiamo avuto due giorni e due notti d'inverno: ma io l'ho obbligata a stare a letto per obbedienza e ora sta bene. Facciamo il possibile per curarla: è così che potrà fare il viaggio e lavorare in Sudan.
Entro 15 giorni arriveremo a Scellal, all'inizio del nostro Vicariato. Ringrazio il Signore di avermi concesso le Suore di S. Giuseppe.
3130
Sono delle eroine le tre che ho io: perori la mia causa presso la Madre Generale, perché me ne mandi ancora sei nel mese di marzo prossimo. Le dia nostre notizie e la ringrazi di quello che ha fatto per me. Questo nuovo mondo dell'Africa Centrale appartiene a S. Giuseppe. Preghiamo sempre per la nostra Madre Generale, per lei, per la Madre Assistente, Madre Caterina, Superiora di Roma e per tutte le Suore. Preghi anche per noi. Stiamo bene nelle mani di Dio e nascosti nel Sacro Cuore. Predico un sermone ogni giorno alle Suore e alle nere. Esse sono felici, a quanto mi pare, sono buone. Mille complimenti alla Madre Generale e alle sue care figlie. Preghi per il

Suo dev.mo servo
Daniele Comboni
Pro-vicario Apostolico dell'Africa Centrale
Con le nostre barche dal Cairo a Scellal abbiamo fatto tre settimi del viaggio. Da Scellal a Khartum spero di farlo in 40 giorni.

Traduzione dal francese.
N. 495 (464) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003. ff. 720-721

Scellal (Nubia Inferiore), 7 marzo 1873
E.mo e R.mo Principe,

3131
Eccomi finalmente, dopo lenta e penosa navigazione di ben 38 giorni dal Cairo, entrato nel Vic.to dell'Africa C.le. Partii dalla metropoli dell'Egitto ai 26 di gennaio con due grandi barche, in una delle quali stavano i missionari e fratelli laici, e nell'altra le ottime Suore di S. Gius.e e le Istitutrici negre: in tutti 26 individui. Il Signore ci visitò colla morte di un buon fratello laico agricoltore veronese colpito in barca da orribile vaiuolo in Alto Egitto, e che il Prefetto P. Angelo fece seppellire a Negadeh presso le Tebaidi.
3132
Malgrado gli sforzi per volare quanto prima al mio Vicariato, me ne fu prima d'ora affatto impossibile.
1¼. Pel cordone sanitario stabilito dal Governo fra l'Egitto e la Nubia in causa della pretesa esistenza del Cholera Morbus a Berber, Chartum, e Suakim; invenzione escogitata per sottrarre quei paesi alla vigilanza diplomatica, ed impedire che si spiassero le mosse delle truppe del Kedive per la conquista dell'Abissinia (Impresa ora sventata dal Gabinetto Britannico). Da ciò ne venne l'assoluta scomparsa dei cammelli per tragittare il deserto, e la scarsezza delle barche per correre il Nilo; per cui i due missionari ed i 4 laici, che fino dal 26 del passato novembre io avea spedito da Cairo a Chartum per preparare gli alloggi alle due carovane, rimasero fermi per 81 giorni a Corosco, limitare del deserto, per non aver potuto trovare cammelli; e mi ci volle un ordine telegrafico da me provocato dal Divano di Cairo a mezzo del Consolato per provvederne 4; e gli altri due stanno ad aspettarmi a Corosco.
3133
2¼. Per avere la R.ma M.dre G.le di S. Gius.e ritardato la spedizione delle Obbedienze alle Suore destinate pel Sudan, che furono sottoscritte a Marsiglia solo ai 2 gennaio, e ricevute da esse ai 19, cioè, una settimana solo prima che le carovane nostre partissero dal Cairo. Io avea già da tempo adempito ai miei obblighi colle Suore secondo la convenzione stipulata in Roma fra me e la M.e G.le: ma, così disponendo il Signore, rispettabili persone hanno tentato d'impedire con mezzi non troppo equi il concorso delle pie e brave Suore all'ardua e laboriosa mia missione; e non fu tanto il mio accorgimento ed i miei sforzi che ne scongiurarono il pericolo, quanto la misericordia di Dio, che veglia con pietosa cura all'opera sua.
3134
3¼. Per la molteplicità delle cure e delle pene sostenute in Cairo di cui darò un cenno all'E. V. quanto sarò giunto alla mia residenza, e per le noiosissime ed intralciate occupazioni per mettere in pronto le provvigioni per 3 mesi di un viaggio difficilissimo di tante persone, e provvedere gli oggetti necessari per piantare e fornire modesta-mente due importanti stabilimenti da erigersi nel Vicariato.
3135
La mia presenza in Cairo sarebbe stata necessaria per ben condurre l'affare dell'acquisto di un terreno per fabbricarvi due piccoli stabilimenti preparatori per la missione dell'Africa Centrale, affine di evitare il gravoso affitto delle due case attuali, al quale scopo ho già esaurite le opportune pratiche coll'I. R. Agente Diplomatico e C.le G.le Austro-Ungarico in Egitto per averlo gratis da S. A. il Kediveh. Molto più sarebbe stata utile per vigilare sulla guerra sorda, che, così permettendolo il Signore, si agita in Egitto contro la santa opera della rigenerazione della Nigrizia. Alcuni che dovrebbero per vocazione favorire ciò che tende alla pura gloria di Dio, cercarono, e forse cercheranno ancora di moltiplicarmi le difficoltà; e non mancarono di adoperare i mezzi per nuocermi.
3136
Al Card. Alessandro Barnabò - 7.3.1873
La mia Opera è per se stessa ardua e scabrosa; e solo la onnipotenza divina può riuscirvi; perciò è nel Cuore di Gesù, è nell'intercessione di Maria collocata tutta la mia speranza, e sono pronto a tutto soffrire per la salvezza delle Nazioni affidatemi, convinto che la croce è il suggello delle opere divine, ove non sia provocata dalla nostra imprudenza o malizia, e confortato dall'oracolo divino: qui seminant in lacrymis in exultatione metent.
3137
Sì, per tali motivi la mia presenza sarebbe stata utile in Cairo: ma ben ponderata ogni cosa, ho deciso di affidare l'Istituto e le mie cose di Cairo all'oculata sorveglianza e prudenza dell'ottimo mio missionario D. Bartolomeo Rolleri, uomo di provata integrità e discrezione e zelo apostolico, che da 5 anni lavora lodevolmente nel mio Ist.o di Cairo; e di volar subito colle carovane al Vicariato, essendo hic et nunc urgente e più conforme al pensiero della Prop.da di occupare il Vicariato e farne la visita, e sistemare un buon andamento delle due Stazioni di Chartum e Cordofan.
3138
Quanto a Scellal, ho trovato la Casa in ottimo stato di solidità; ma nuda affatto degli oggetti del valore di oltre 2000 scudi che possedeva, i quali furono in parte venduti e consumati, in parte rubati, e in parte distrutti dalle formiche bianche. Siccome qui abbiamo un ottimo clima, ed un vasto terreno produttivo di nostra proprietà (75,000 metri quadrati), e siccome Scellal è un punto che sta per divenire importante; cos è mia intenzione di ridonare a questa Stazione la vita, e renderla utile alla missione, secondo lo scopo per cui fu fondata, come le esporrò dopo la visita pastorale del Vic.o.
Le bacia la SS. Porpora con tutto l'ossequio

L'u.mo, d.mo, ubb.mo figlio
Daniele Comboni
P. Vic.o Ap.co dell'Africa C.le
N. 496 (465) - ALLA PROPAGAZIONE DELLA FEDE DI LIONE
"Missions Catholiques", 2O3 (1873), p. 196

Scellal, 18 marzo 1873

3139
Abbiamo impiegato trentotto giorni di viaggio dal Cairo a Scellal e ci occorrerà un mese e mezzo per arrivare a Khartum. Abbiamo tanta fiducia in Dio. Ci ha incoraggiato accordandoci un miracolo, per l'intercessione della Rev. Madre di Canossa, zia del Vescovo di Verona, Fondatrice delle Religiose dette Camossiane. La Superiora delle religiose della carovana era morente. Noi cominciammo una novena alla Rev. Madre di Canossa.
Il terzo giorno, cioè il 10 marzo, la malata potè alzarsi e oggi eccola completamente guarita.
Prepari le colenne del Bollettino per il mio Rapporto sulla nostra spedizione. Devo chiudere questo biglietto poiché la violenza del vento m'impedisce di scrivere.
Daniele Comboni
Traduzione dal francese.

N. 497 (466) - A MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossie
J.M.J.
Scellal (Nubia Inferiore), 19 marzo 1873

Mia carissima e rev.da Madre,

3140
Eccomi entrato, dopo una navigazione di 38 giorni sul Nilo, nel Vicariato dell'Africa Centrale. Oggi le Suore hanno rinnovato i loro Voti. Sono le prime Religiose che l'Africa Centrale abbia mai visto nel suo seno interminabile. Queste tre Suore sono degli angeli, io devo confessarlo alla loro cara Madre, con sentimento di verità e di felicità.
Quali grazie ci ha fatto il buon Dio! La S. Vergine e S. Giu-seppe!... Ma oggi le devo segnalare un'altra grande protezione dell'Africa Centrale e delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione, cioè la venerabile Marchesa Maddalena di Canossa, zia del Vescovo di Verona, di cui si discute a Roma la Canonizzazione. Sr. Giusep-pina Tabraui, degna Superiora delle nostre Suore, per quanto quin-dici giorni prima della partenza dal Cairo, godesse d'una abbastanza buona salute, tuttavia ella aveva talmente lavorato per i preparativi del viaggio, che cadde malata: sputò del sangue e fu presa dalla febbre che non lasciava più.
3141
Bisogna che le dica che è difficile limitarla, è infaticabile e, malgrado i miei rimproveri, le mie preghiere e quelle delle Suore, lei vuole lavorare, non ha alcun riguardo per la sua salute, è indoma-bile. Dio sa quanto abbiamo lavorato e sofferto per forzarla ad abbandonare la cabina infuocata e impedirle di discendere a terra quan-do avevamo il vento contrario e che eravamo fermi. Sperando nel riposo della barca per curarla e guarirla, siamo partiti il 26 gennaio. La febbre non l'ha mai lasciata durante il viaggio di 38 giorni.
3142
Medicine, salassi, riposo, nutrimento, tutto è stato inutile. Sicco-me lei è veramente tisica, a metà viaggio ho acquistato un'asina col suo puledro per 145 franchi, ma il latte la scombussolava. Arri-vammo a Scellal nella nostra casa ed ella andò a letto; alle 7 si confessò e comunicò. Noi pensavamo di amministrale l'Olio Santo. Quale dolore per me e per le Suore!
Abbiamo stabilito di restare con tutta la carovana di 25 a Scellal per aspettare le Suore che lei mi aveva promesso, poiché né io, né le Suore non potevamo abbandonarla per passare il deserto. Qui, ogni giorno, ho una spesa di 60 franchi.
3143
Alla Madre Emile Julien - 19.3.1873
Eravamo disperati. Abbiamo fatto un'enorme quantità di preghiere, novene e tridui a tutti i Santi, a S. Giuseppe etc. Ma il 9 marzo non credevo di vederla in vita. Sr Germana pure è stata presa da convulsioni e palpitazioni di cuore.
Io ero desolato. Infine ho stabilito di fare una novena alla Marche-sa di Canossa, fondatrice delle Suore di Carità a Verona, che ha fatto tanti miracoli e che è morta nel 1835.
I primi due giorni della novena ha peggiorato, ma Sr. Maddalena e Faustina, mia cugina, hanno gridato che la Canossa doveva fare il miracolo.
Il terzo giorno della novena la febbre cessò completamente. Io volevo farle bere l'acqua della Salette. No, dissero le Suore, non dobbiamo darle niente, è la Canossa che deve guarirla.
3144
In breve, alla fine della novena, cioè il 17, Sr. Giuseppina si alzò sana e salva e ora lavora più che mai. La tosse che la consumava è quasi cessata, la febbre non è più ricomparsa. Sr. Giuseppina è più forte che a Deir-El-Kamar e al Cairo e oggi è salita sui cammelli per quattro ore e mezza e sotto un sole bruciante ad Assuan per trattare un affare con il governatore e spero che arriveremo entro 40 giorni a Khartum. Sto per scrivere al Vescovo di Verona e farò il processo per aggiungerlo alla causa di Beatificazione. Le Suore hanno fatto a Dio la promessa di non lasciar trascorrere un giorno senza pregare la Canossa e di fare un digiuno e il ritiro di tre giorni a Khartum se ci fa la grazia di arrivare sani e salvi a Khartum.
3145
Sr. Germana è guarita. In quanto a Sr. Maddalena da quando è partita dal Cairo fino a ora non ha mai avuto un dolore di testa; ha un aspetto abbronzato e una salute tale che non l'ho mai vista così sana e fiorente dal 31 luglio 1864 fino al presente. Lavora per due con molta calma e giudizio. Il più difficile è per le altre due Suore che vogliono lavorare; è per questo che in questi paesi lontani mi occorrono delle Suore, anche per risparmiare queste tre vere figlie dell'Evangelo.
3146
Dopo che avrà letto questa lettera, faccia ben conoscere il contenuto a Sr. Maria Bertholon e le dica che l'aspetto in Africa Centrale per guarirla e farla apostola dei neri e la saluti da parte mia, come pure la Madre Assistente della quale vogliamo la fotografia.
Mi mandi delle Suore arabe, almeno dieci Suore. Non le dirò niente dell'apostolato delle Suore in questo paese. I malati vengono a centinaia ogni giorno, da trenta a quaranta miglia lontano per essere guariti dalle Suore.
Sr. Germana è al presente la Sr. Rosalia di Tunisi: mi comprende bene?...
3147
Scellal è un villaggio di fronte all'isola di File, di 500 abitanti sparsi sulle cateratte. Noi vi possediamo una bella casa di 15 feddans di terreno sul Nilo, dove farò un grande giardino (15 feddans sono 75.000 metri quadrati). L'aria è magnifica. Ora se le Suore sono cercate qui in questo villaggio, cosa succederà a Khartum, a El-Obeid, a Cordofan dove c'è una così numerosa popolazione... Per conseguenza la prego insistentemente di mandarmi almeno sette Suore subito. Faccia in modo di destinarmi una buona farmacista, poichè si tratta di apostolato. Spero che per la metà di aprile lei potrà farle partire da Marsiglia.
3148
Mi dia delle sante Suore come le tre che ho con me. Mi mandi delle vere Suore come quelle dell'ospedale del Cairo perché occorre un grande spirito di sacrificio per questa missione...
Spero in tre anni fare di Scellal una grande stazione con un bellissimo giardino. Vi costruirò una chiesa tutta di granito orientale come l'obelisco che c'è in Piazza S. Pietro a Roma, che viene da qui.
3149
Io consacrerò la stazione di Scellal a S. Giuseppe; il clima è dieci volte più salubre del Cairo.
Mille complimenti alla Madre Assistente. Scriva sul miracolo a Sr. Caterina a Roma alla quale scriverò da Khartum. Aspetto le Suore.

Suo figlio in N. S.
Daniele Comboni
Traduzione dal francese.

N. 498 (467) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP Acta, Ponenze, v. 241, f. 689
Scendy, nella Nubia Superiore
29 aprile 1873
E.mo ed R.mo Principe,

3150
Mentre arenati da due giorni fra le cateratte di Halfaia, siamo nell'impossibilità di avanzarci impediti anche dal vento contrario,
ho l'onore di annunziarle come io m'ebbi fin dal Cairo le veneratissime sue 8 novembre 28 novembre, non che il Rescritto 11 dicembre del S. Officio pell'Indulto del sabato; di che le rendo infinite grazie.
3151
L'illustre Sir Bartle Frère Ambasciatore di S. M. Britannica raccomandatomi colla pregiata sua 28 novembre è venuto a trovarmi col suo seguito nel mio Istituto di Cairo, e conferimmo insieme per ben tre ore sul doloroso argomento della schiavitù. Benché questo esimio signore appartenga alla Chiesa Anglicana, pure sembra animatissimo pella missione filantropica, ond'è incaricato dal suo Governo. Egli non era diretto per l'Africa Centrale, che è il vero miserando teatro della schiavitù; sebbene per Zanzibar a Mascatte; e vuole stringere rapporti con quei Sultani per abolire praticamente la tratta dei negri, e dopo alcuni mesi ritornerà in Europa, cioè, a Londra. Convenimmo di corrispondere insieme usque ad mortem sul fine umanitario suddetto. Credei però prudente di tacergli per ora lo strazio che ora fa dei negri fra Gondocoro e le sorgenti del Nilo l'altro Inglese Sir Samuel Baker, desiderando prima constatare il fatto.
3152
Al Card. Alessandro Barnabò - 29.4.1873
Sembra però che sia vero quello che mi si era annunziato, mentre il capitano della mia barca, da dove io scrivo, mi assicura essere egli stato per ben tre anni fino ad otto mesi fa con Sir Baker e di aver egli con Baker grande e Baker piccolo ammazzate parecchie migliaia di negri coi loro capi, perché si rifiutarono di accompagnarlo innanzi fino ai N'Yamza. Ma su ciò scriverò in avvenire.
3153
Il sistema adoperato fin qui dalle potenze Europee e specialmente dall'Inghilterra per distruggere la tratta dei neri è inefficace a raggiungere lo scopo che si vorrebbe ottenere. I Sultani dei paesi sunnominati riceveranno S. E. l'Ambasciatore con gentilezza e splendore, come già fece collo stesso S. Altezza il Kedive; essi sottoscriveranno qualunque trattato: e daranno tutte le garanzie sulla carta: ma partito l'Ambasciatore, continueranno a promuovere e proteggere l'infame traffico, perché ciò è nella natura dei principii dell'Alco-rano, ed è sorgente per loro di qualche risorsa e comodità. Nei tre mesi e più di viaggio che noi abbiamo fatto fin qui dal Cairo, incontrammo più di 40 barche di schiavi e schiave affatto nudi ch'erano stipate come le sardine; e nel deserto incontrammo più di 20 carovane di negre affatto ignude che marciavano a piedi, cacciate talvolta a colpi di staffile.
3154
Tutte queste venivano condotte a pien meriggio sotto gli occhi del Governo locale, che n'è il primo fautore e promotore, ed erano dirette pel Cairo ed Alessandria. Taccio dell'immenso numero di schiavi che viene ogni anno estratto dal nostro Vicariato, e che va a sboccare nei porti di Tripoli e Tunisi. Non potei quindi astenermi dal crollare il capo quando lessi a Berber sul Times il seguente brano del discorso della Corona pronunziato ai 6 del p.p. febbraio dalla Regina d'Inghilterra nel Parlamento di Londra: "Il mio ultimo discorso, milords e signori, s'informò dei provvedimenti adottati per finirla efficacemente colla tratta dei negri sulle coste orientali dell'Africa. Ho spedito un Ambasciatore per Zanzibar (Sir Bartle Frère); egli porta istruzioni, che mi paiono le meglio atte a conseguire lo scopo propostomi. Egli è recentemente arrivato al suo destino, e si è messo in comunicazione col Sultano."
3155
L'unico mezzo per abolire o scemare la tratta dei negri è di favorire ed aiutare efficacemente l'apostolato cattolico di quelle infelici contrade, donde si strappano violentemente a migliaia e migliaia i poveri negri commettendo i più orribili eccessi, ed ove si esercita l'infame traffico. Fra tutti i paesi del mondo è l'Africa Centrale, ove si fa il più fiero scempio di queste infelici creature. E siccome questa orribile piaga dell'umanità interessa altamente il mio Vicariato, io avrò molto da fare ad agire e carteggiare sovra tale argomento. Io avrei in mano le fila per trattare colle più alte sfere dei governi delle grandi potenze d'Europa su tale affare, ma oggi dominano unicamente governi atei e rivoluzionari: quindi non farò un passo, senza prima tutto sottomettere al sapiente giudizio della S. C., sulle cui istruzioni unicamente agirò in proposito.
Le bacio la Sacra Porpora e mi dichiaro di Vostra Eminenza

U.mo e d.mo figlio
Daniele Comboni Pro-Vicario Apost.


N. 499 (468) - OMELIA DI KHARTUM
"Annali B. Pastore" 4 (1873), pp. 32-35

Khartum, 11/5/1873

3156
Sono ben felice, o carissimi, di trovarmi finalmente reduce a voi dopo tante vicende penose e tanti affannosi sospiri. Il primo amore della mia giovinezza fu per l'infelice Nigrizia, e lasciando quan-t'eravi per me di più caro al mondo, venni, or sono sedici anni, in queste contrade per offrire al sollievo delle sue secolari sventure l'opera mia. Appresso, l'obbedienza mi ritornava in patria, stante la cagionevole salute che i miasmi del Fiume Bianco presso S. Croce e Gondocoro avevano reso impotente all'azione apostolica. Partii per obbedire: ma tra voi lasciai il mio cuore, e riavutomi come a Dio piacque, i miei pensieri ed i miei passi furono sempre per voi.
3157
Ed oggi finalmente ricupero il mio cuore ritornando fra voi per dischiuderlo in vostra presenza al sublime e religioso sentimento della spirituale paternità, di cui volle Iddio che fossi rivestito or fa un anno, dal supremo Gerarca della Chiesa Cattolica, nostro Signore il Papa Pio IX. Sì, io sono di già il vostro Padre, e voi siete i miei figli, e come tali, la prima volta vi abbraccio e vi stringo al mio cuore. Sonovi ben riconoscente delle entusiastiche accoglienze che mi faceste; esse dimostrano il vostro amore di figli, e mi persuasero che voi vorrete essere sempre il mio gaudio e la mia corona, come siete la mia parte e la mia eredità.
3158
Assicuratevi che l'anima mia vi corrisponde un amore illimitato per tutti i tempi e per tutte le persone. Io ritorno fra voi per non mai più cessare d'essere vostro, e tutto al maggior vostro bene consacrato per sempre. Il giorno e la notte, il sole e la pioggia, mi troveranno egualmente e sempre pronto ai vostri spirituali bisogni: il ricco e il povero, il sano e l'infermo, il giovane e il vecchio, il padrone e il servo avranno sempre eguale accesso al mio cuore. Il vostro bene sarà il mio, e le vostre pene saranno pure le mie.
3159
Omelia di Khartum - 11.5.1873
Io prendo a far causa comune con ognuno di voi, e il più felice de' miei giorni sarà quello, in cui potrò dare la vita per voi. - Non ignoro punto la gravezza del peso che mi indosso, mentre come pastore, maestro e medico delle anime vostre, io dovrò vegliarvi, istruirvi e correggervi: difendere gli oppressi senza nuocere agli oppressori, riprovare l'errore senza avversare gli erranti, gridare allo scandalo e al peccato senza lasciar di compatire i peccatori, cercare i traviati senza blandire al vizio: in una parola essere padre e giudice insieme. Ma io mi vi rassegno, nella speranza, che voi tutti mi aiuterete a portare questo peso con allegrezza e con gioia nel nome di Dio.
3160
Sì: io confido primamente nell'opera tua, o Reverendo Padre, e mio carissimo Vicario Generale: tu che il primo mi aiutasti in que-st'opera di Missione per la Rigenerazione della Nigrizia, ed il primo innalzasti il vessillo della santa Croce nel Cordofan, ed insegnasti a quei popoli i primi rudimenti della fede e della civiltà. Ed in voi eziandio confido o stimabili Sacerdoti miei fratelli e figliuoli in que-sto Apostolato, mentre voi sarete le mie braccia di azione per dirigere nelle vie del Signore il suo popolo, ed insieme i miei angeli del con-siglio. Ed in voi pure molto confido o Venerabili suore, che con mil-le sacrifici vi associaste a me per coadiuvarmi nella educazione della gioventù femminile. Ed anche in voi tutti, o Signori, confido perchè vorrete sempre confortarmi colla vostra obbedienza e docilità alle amorose insinuazioni che il mio dovere e il vostro bene mi consi-glieranno di darvi.
3161
Quanto a voi illustre rappresentante di S. M. I. R. A. l'Imperatore Francesco Giuseppe I nobile Protettore di questa vasta Missione, mentre godo ringraziarvi di quanto faceste finora per essa, mi affret-to ad esprimervi la speranza che vorrete gloriosamente continuare a prestare l'ossequio della spada alla croce, difendendo i diritti della nostra Religione divina, qualora venissero disconosciuti ed oltraggiati.
3162
Ed ora a voi finalmente mi rivolgo, o pietosa Regina della Nigrizia, ed acclamandovi nuovamente Madre amorosa di questo Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale, alle mie cure commesso, oso supplicarvi a ricevere solennemente sotto la vostra protezione me e tutti i miei figli per custodirci dal male e dirigerci al bene.
3163
O Maria, o Madre di Dio, il gran popolo dei neri dorme per la più parte ancora nelle tenebre e nell'ombra di morte: affrettate l'ora della loro salute, spianate gli ostacoli, disperdete i nemici, preparate i cuori, ed inviate sempre nuovi apostoli a queste remote contrade tanto infelici e bisognose.
3164
Miei figli, io vi commetto tutti in questo giorno solenne alla pietà del Cuor di Gesù e di Maria, e nell'atto di offrire per voi il più accettevole dei sacrifici all'Altissimo Iddio, lo prego umilmente di versare sulle anime vostre il sangue della redenzione, per rigenerarle, per risanarle, per abbellirle a seconda dei vostri bisogni, affinché questa santa Missione sia feconda di salute a voi, e di gloria a Dio. E così sia.
Daniele Comboni
Traduzione dall'arabo fatta da P. Carcereri.


N. 500 (469) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 724-725

Chartum, 12 maggio 1873
E.mo Principe,

3165
Dopo novantotto (98) giorni dacché partii dal Cairo, giunsi finalmente colla gran carovana a Chartum. Non le posso a parole esprimere le pene, i disagi, le fatiche, gli aiuti e le grazie celesti, e le vicende che ci accompagnarono in questa perigliosa ed ardua peregrinazione. I SS.mi Cuori di Gesù e di Maria, che furono incessantemente il dolce e soave argomento delle nostre speranze e preghiere ci hanno salvato da tutti i pericoli, e protetti mirabilmente tutti e singoli i membri della ragguardevole nostra carovana, specialmente nell'arduo e terribile tragitto del gran Deserto di Atmur, in cui per ben 13 giorni dal mezzodì alle 4 p.e avevamo 58 gradi di Réaumur galoppando sul cammello da 16 a 17 ore al giorno; sicché tutti giungemmo ai 4 corr.te sani e salvi a Chartum. Due dispacci telegrafici, uno mio al Cairo, l'altro dell'I. R. Console A-U. a Londra, annunziavano nello stesso giorno questo avvenimento.
3166
Essendo molto affaticato, non le favello ora della vantaggiosa impressione prodotta in tutto il Sudan pel mio arrivo in Chartum, e per la venuta delle Suore; non le parlo degli affari della missione, e come la trovai; né del vero miracolo operato a Scellal dalla M.sa Madda-lena di Canossa morta in odore di santità a favore della mia Superiora, Sr. Giuseppina Tabraui, che guarita al terzo giorno della novena da mortal morbo potè passare incolume il Gran Deserto etc. etc. Di tutto questo le scriverò entro il mese. Ora mi limito ad informarla del felice arrivo della carovana a Chartum pella quale aveva ogni cosa preparato il mio Vicario Generale, che tre mesi prima io avea fatto qui venire all'uopo, dopo la partenza dei due francescani che occupavano questa Stazione.
3167
Al Card. Alessandro Barnabò - 12.5.1873
Già fin dal mio ingresso nel Vicariato alle prime cateratte del Nilo io ho cominciato a mostrare ai Governatori turchi il Gran Firmano, che S. M. Apostolica l'Imperatore Francesco Giuseppe I ottenne dal Gran Sultano di Costantinopoli a favore del mio Vicariato dell'Africa C.le; per cui tutte le autorità turche andarono a gara a favorirci in ogni cosa nel lungo e disastroso viaggio. A Corosco in due soli giorni avemmo pronti a nostra disposizione 65 scelti cammelli pel deserto: a Berber lo stesso Pascià Governatore mi diede la sua barca per tragittare in 15 giorni a Chartum, etc. etc. Il mio ingresso poi alla mia residenza fu un vero trionfo, di cui rimasi confuso. Il Console austriaco in grande uniforme seguito da tutta la colonia cristiana d'ogni setta di Chartum, venne ad incontrarmi alla barca e rivoltami una commovente allocuzione, in cui a nome di S. M. Apostolica mi felicitava della mia nomina a Provicario e del mio arrivo nel Vicariato, ed a nome di tutta la colonia cristiana del Sudan e della città di Chartum mi ringraziava per aver condotto il primo in Sudan le Suore per l'educazione della gioventù femminile, m'invitava ad entrare nella mia residenza.
3168
Io, dopo fatta una conveniente risposta, e presentati i missionari e le Suore, per le contrade principali della città fra il rimbombo dei mortai e dei fucili,circondato dai missionari e dal Corpo Consolare e seguito da tutta la colonia cristiana, entrai in chiesa indi nella mia maestosa residenza, ove mi furono dal Console presentati i principali della Colonia. Alla sera venne a farmi visita col numeroso suo seguito il capo turco del Governo generale del Sudan; e felicitandomi del mio arrivo, mi offerse i suoi ampli servigi in ogni cosa che fosse di mio gradimento. Speriamo!!!
3169
Non mancò poi chi ripetè una benevola parola del Console, cioè, che ringraziava cordialmente il Pontefice Pio IX d'aver data nuova vita al Vicariato, e di aver qui mandato le Suore in servigio della missione. L'Angelico Dottore così pregava: da mihi, D.ne, inter prospera et adversa non deficere, ut in illis non extollar, in istis non deprimar. Da mia parte dopo aver sentito gli Osanna, m'apparecchio al Crucifige.
3170
Jeri poi ho fatto il mio ingresso solenne. Inter Missarum solemnia ho recitato il lingua araba la mia Pastorale, nella quale ho esposto nettamente il principale obbietto della missione ricevuta dall'im-mortale Pio IX. Vi assistevano oltre a 130 cattolici, gran numero di eretici d'ogni risma, musulmani ed idolatri, e n'era piena la cappella, i portici e la corte della missione. Fui assicurato che in Chartum da ben undici anni non si era mai sentita la parola di Dio dall'altare; ciò che non posso ancor credere. Qui ci aspetta non piccolo lavoro, poiché ad eccezione di due famiglie, tutti vivono in concubinato. Confido nella grazia del S. Cuore di Gesù, a cui dedicherò solennemente tutto il Vicariato nella 4.a domenica di agosto dedicata al S. Cuore di Maria. Il S. Cuore di Gesù invocato dai membri dell'Apostolato della Preghiera, come mi scrisse il P. Ramière, deve fare il miracolo della conversione dei cento milioni di anime, onde consta questa immensa missione.
3171
La missione novella del Cordofan sembra bene avviata; ma mi ci vuole denaro per gli stabilimenti. Le Suore e le Istitutrici negre sono accolte qui in Chartum in un palazzo a 3 minuti di distanza dal giardino della missione, ed è separato da esso per mezzo di un'ampia strada di Chartum.
Riceva gli ossequi del mio Vicario G.le, il P. Stanislao, dei missionari e delle Suore e del suo

indeg.mo figlio D. Comboni Pr. Vic.o Ap.co


N. 501 (470) - A P. STANISLAO CARCERERI
APCV, 1458/314
Chartum, 22 maggio 1873
Sua Nomina a Vicario Generale del Vicariato dell'Africa Centrale.


N. 502 (471) - A DON STEFANO VANNI
AVAE, c. 31
Chartum, 25 maggio 1873
Dimissoria.


N. 503 (473) - A MADRE EMILIE JULIEN
ASSGM, Afrique Centrale Dossier

W.J.M.J.
Khartum, 4 giugno 1873
Mia veneratissima Madre,

3172
Ho appena ricevuto la sua cara lettera del 24 aprile, che mi ha fatto un gran piacere; allorché ho consegnato alle nostre tre Suore le sue lettere, esse le hanno baciate e si misero a piangere per la gioia, tale è la potenza materna. Lei non vivrebbe in alcun posto della terra così vivamente come nell'Africa centrale. Queste tre figlie sono incomparabili.
A Madre Emilie Julien - 4.6.1873
La ringrazio infinitamente per le quattro Suore che mi ha mandato e che sono già al Cairo e la ringrazio anche per quelle che mi manderà nel settembre prossimo. Bisogna che le dica che la Missione di Khartum non può impiantarsi bene senza almeno 6 Suore.
3173
Per conseguenza, per amor di Dio, faccia che la spedizione di settembre sia almeno di 7 Suore. In quanto a quelle che sono al Cairo, sto dando l'ordine immediato di lasciare subito l'Egitto e di recarsi a Scellal, nella Nubia Inferiore, affinché nel mese di agosto possano passare il deserto, essendo quest'epoca molto fresca. Quelle che arriveranno al Cairo in settembre, partiranno per Khartum nel mese di ottobre. Sr. Giuseppina mi dice che alcune fra le quattro arrivate al Cairo, possono essere Superiore, poiché se la morte giunge per una Superiora, la casa può restare senza Superiora per molto tempo a causa dell'immensa distanza, perché qui, a causa del deserto, siamo lontane dall'Europa più che l'Australia dal Giappone. Una lettera può arrivare da questa capitale del Sudan in 40 giorni a Marsiglia, ma noi abbiamo impiegato 99 giorni dal Cairo a Khartum.
3174
La prego di autorizzare me a destinare le Suore sia a Khartum, sia al Cordofan, secondo che lo creda opportuno per il bene di queste due case, e ciò d'accordo con le Superiore di queste due case, perché noi soli qui possiamo giudicare sul bisogno delle Missioni. Mi ha compreso? Così nelle lettere di obbedienza non metta che la tal Suora è destinata per Khartum o per il Cordofan, ma metta per il Sudan. Allora il Pro-vicario Apostolico e la Superiora provinciale del Sudan s'accorderanno per la destinazione delle Suore, perché noi dobbiamo curare la salute assai preziosa delle nostre Suore. Se una è stanca o per la febbre e per il lavoro a Khartum, la facciamo passare al Cordofan e viceversa, etc. etc. Del resto è difficile trovare delle Suore così buone, così generose, così eroiche come queste tre qui.
3175
In quanto a quelle nere che le ha offerto Don Biagio, io non le ricevo. Io e Sr. Giuseppina, così come tutti noi Missionari e le nostre Suore abbiamo stabilito di non ricevere più delle nere che siano state in Europa. Esse sono la rovina delle Missioni e la morte delle Suore. Il viaggio dal Cairo a Khartum mi è costato 22000 franchi e noi eravamo in 28. Ogni nera mi costa, per questo viaggio, 800 franchi: con questa somma ne comperiamo sei. Poi il nutrimento, l'abbigliamento etc. di una nera al Cairo ci costa molto e non ne abbiamo alcuno profitto. Poi queste nere venute dall'Europa non pensano che a maritarsi e ci tolgono il tempo e le risorse che dobbiamo consacrare alla Missione.
3176
Poi giammai riceverò una nera offerta da Don Biagio, perché questo santo uomo ha sempre proibito allle buone nere che sono nei monasteri d'Europa, di venire da noi al Cairo: queste hanno la vocazione di farsi religiose. Egli le indirizza tutte alle Clarisse del Cairo e ha avuto pure il coraggio di scrivermi di mandare dalle Clarisse quelle, fra le nostre nere, che vogliono diventare religiose. Al contrario egli invia sempre a noi quelle che le Clarisse rifiutano e che non possono restare in altri conventi d'Europa. Dunque, che Dio benedica Don Biagio, ma mai riceverò alcune sue nere che sono state sempre il martirio delle nostre Suore e il male delle nostre case. Così non riceverò mai dei neri di P. Lodovico di Napoli: essi sono la feccia e il fango della Nigrizia perché questo sant'uomo manca di buoni soggetti educatori.
3177
Veniamo a Khartum.
L'entusiasmo con il quale le Suore sono state ricevute a Khartum è impossibile descriverlo. Il Console è venuto in gran gala a riceverci alla barca e, a nome dell'Imperatore d'Austria, del Pascià del Sudan e della colonia europea, mi ha ringraziato di aver, per primo, condotto le Suore nel Sudan. Il Pascià del Sudan è venuto nella mia bella residenza per ringraziarmi di aver condotto le Suore e la stessa cosa mi ha ripetuto in una grande cena ch'egli ha dato in mio onore. Cosa rimarcabile. Il grande mufti, o capo della religione musulmana del Sudan, in un brindisi mi ha felicitato di aver condotto qui le Suore. Per la colonia europea le Suore sono il braccio destro del mio apostolato. Due sole famiglie cattoliche qui vivono cristianamente: tutte le altre vivono in concubinato. A quest'ora, cioè un mese dopo il nostro arrivo a Khartum, le concubine sono istruite dalle Suore e in poco tempo faremo molti matrimoni.
3178
Sr. Giuseppina è un'apostola e un predicatore matricolato; si è già introdotta in molte famiglie, parla ai mariti, alle donne, alle concubine, a tutti; insinua la morale e la religione cattolica e il nostro confessionale lavora. In una parola, abbiamo una grande missione da compiere a Khartum: le Suore faranno dei miracoli, ma mi occorrono delle Suore. Lei leggerà negli Annali molte cose che non ho il tempo di dire qui, perché entro due giorni io parto per il Cordofan. Sono venuto a Khartum con un firmano del sultano di Costantinopoli che l'Imperatore d'Austria mi ha ottenuto. Il grande Pascià del Sudan è divenuto mio amico e protettore: egli mi ha regalato il suo piroscafo a vapore per andare sul Fiume Bianco alla minor distanza dal Cordofan; con il vapore fino a Abu-Gherab impiegherò solamente cinque giorni. Sono in una felice situazione qui in Sudan. In nessuna parte del mondo il prete e le Suore sono così rispettate come nell'Africa Centrale.
3179
Ho scelto il P. Stanislao Carcereri per mio grande Vicaro: egli ha fatto molto nell'Africa Centrale. Ho dato alle Suore per confessore il canonico Pasquale Fiore, un santo uomo che dirigerà le Suore nella via della perfezione. Sr. Maddalena e la buona Domitilla sono state le sole che nel terribile viaggio del deserto e nel viaggio di 99 giorni dal Cairo a Khartum, non hanno mai avuto il minimo male, il minimo dolor di testa; ma le dirò ciò che tutti dicono: "Il dito di Dio è qui". Io ne sono confuso e vedo che Dio si serve sempre dei deboli per le imprese più difficili. La Canossa ha fatto un grande miracolo. Abbiamo camminato sempre 18 ore al giorno sui cammelli nel deserto, sotto 50 gradi di calore, nella stagione più temibile. Sr. Giuseppina e le nostre Suore (io avevo nella tasca l'Olio Santo, sempre, per l'Estrema Unzione) hanno attraversato il deserto meglio di me e dei Missionari. Infine, dopo 13 giorni, siamo scesi a Berber sulla fine del deserto all'epoca più critica. Adempiremo i nostri obblighi alla Canossa. Ella ci ha condotto a Khartum in perfetta salute, per miracolo.
3180
Una parola sulle nostre case.
A Madre Emilie Julien - 4.6.1873
La mia residenza è un palazzo ben più lungo che quello della Propaganda a Roma e ha un giardino che 20 uomini ogni giorno devono lavorare e che confina con le rive del Nilo Azzurro. Avevo stabilito di dividere questo palazzo in due, per le Suore con un muro di divisione, ma il P. Carcereri ha preso per le Suore un palazzo vicino a noi con un bel giardino: è una delle costruzioni più solide di Khartum, vicino alla mia residenza che è la più imponente costruzione, non soltanto di Khartum, ma di tutto il Sudan e che era costato al mio predecessore Mons. Knoblecher più di un milione di franchi. Ma a Sr. Giuseppina non piace troppo la sua residenza; è per questo che stiamo per costruire per fare la divisione del mio palazzo. Nello stesso tempo ho stabilito di costruire una chiesa tre volte più grande che la piccola che abbiamo che non è sufficiente per i nostri fedeli. Per il nutrimento qui è a buon mercato: potrò trattare le Suore come delle contesse, con poco. Ma le provvigioni non possono essere fatte che per la missione, perché tutto è prodotto a casa nostra, esce dalla nostra terra.
3181
Mi dispiace molto di aver rifiutato a Roma Sr. Genoveffa, antica Superiora del Cairo, quando lei me l'ha offerta. Se vuol venire, la mandi subito al Cairo per partire per Khartum con le quattro Suore preparate. Ho ordinato al P. Stanislao di scriverle a questo proposito. Sr. Genoveffa, della quale conosco l'abilità, qui a Khartum farebbe dei miracoli. In questa città di 50.000 abitanti siamo più maestri che altro: ella farebbe molto bene.
3182
Lasci che le dica una cosa: in cinque anni il Vicariato dell'Africa centrale sarà dei più fiorenti, ma se lei mi manda almeno 50 Suore in questi cinque anni e delle Suore arabe più che può. Occorre che lei stabilisca una Provincia e darmi per Madre Provinciale una brava e santa donna. Sr. Giuseppina ha tutte le qualità, eccetto la salute. Ella lavora notte e giorno, anche con la febbre e non c'è potenza sulla terra che possa distorgliela; questo non può durare: è un miracolo che ella viva. E' per questo che, pur vedendola sempre al lavoro, temo sempre che muoia, perchè Dio vuole che ci curiamo e non che ci ammazziamo: il miracolo della Canossa è straordinario, ma se la persona miracolosamente guarita vuole uccidersi, è colpa sua se muore.
3183
Se c'è una Superiora Provinciale che per obbedienza mette all'ordine la Superiora Sr. Giuseppina, ella vivrà più a lungo per la salvezza delle anime, perché Sr. Giuseppina, come missionaria, è incomparabile; certo lei non ne ha una simile in tutta la sua Congregazione e io sarei ben sfortunato se la perdessi. Ella continua a bere il latte di asina, ma avendo saputo che il latte di cammello è migliore, farò comprare una cammella per Sr. Giuseppina e la farà mettere nel suo giardino. L'obblighi a curare la sua salute. Non manchi di inviarmi le Suore a settembre. Pensi che il ritardo a inviarmi le lettere d'obbedienza nel gennaio scorso, mi è costato più di 12.000 franchi e tutte le pene di un viaggio di 99 giorni. Glielo avevo scritto prima ma lei non mi aveva creduto. Le Suore che partiranno dal Cairo il mese di agosto in 50 giorni saranno a Khartum e con molto agio. Lei avrà già ricevuto 5.000 franchi da Lione e ora scriverò a Colonia per lei...
[foglio incompleto]
3184
Mons. Ciurcia, pressato dai francescani, ci ha proibito di battezzare al Cairo, poi sono stato denunciato a Roma per la nera di Don Biagio che era scappata dalle nostre Suore. Che questa nera (quella che mi aveva mandato con Sr. Germana) sia scappata da noi è un gran crimine, ma che sia scappata dalle Clarisse 20 giorni dopo, per questo c'è indulgenza plenaria. Infine, i Francescani non sono nostri amici al Cairo, salvo il P. Pietro e qualche altro santo religioso. E' per questo che tengo aperte le case al Cairo per il diritto, per fare più tardi ciò che ho nel mio spirito, ma per il momento mi occorre concentrare il nervo delle forze nel Vicariato, dove abbiamo la missione diretta di convertire questi popoli. Se noi non possiamo battezzare al Cairo, a chi destinare i 25.000 franchi per anno? E' per questo, per il momento, che ridurrò il Cairo come una Procura per l'Africa Centrale. I bisogni più urgenti sono nel Vicariato...
[foglio incompleto]
3185
La casa di Khartum mi costerà più di 100.000 franchi. La facciata è più lunga che il palazzo di Propaganda della Piazza di Spagna fino alla libreria poliglotta sulla Piazza di S. Andrea delle Fratte. Il giardino è più grande che il suo alla Cappelletta. Ho dovuto fare lo stesso progetto e tutto per le Suore come è il palazzo della mia residenza che è costato 600.000 franchi. La porta delle Suore con i SS. Cuori di Gesù, Maria e Giuseppe mi costa più di mille franchi, ma questo Istituto di Suore è un'opera eterna e la casa sarà intatta dopo mille anni.
3186
Aspetto la Superiora Provinciale di Khartum. Per ogni Suora araba che ha fatto una buona riuscita, come Sr. Anna, siamo intesi, le pagherò 500 franchi.
Saluti da parte mia Sr. Caterina e tutte le Suore di Roma, la Madre Assistente. Preghi Gesù per il

suo dev.mo Daniele Coboni
Prego la Madre Generale di mettere il bollo da 20 Centesimi alla lettera all'Unità Cattolica e spedirla.

Traduzione dal francese


N. 504 (474) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 726-731

N¼. 5
Chartum, 5 giugno 1873
E.mo e R.mo Principe,

3187
Al Card. Alessandro Barnabò - 5.6.1873
La notizia che l'E. V. per ispecial favore divino ha ricuperata pienamente la vista, riempì il mio cuore d'indicibile consolazione, e rallegrò i miei buoni compagni e le Suore; sì che ieri tutti riuniti dinanzi all'altare abbiamo cantato l'inno di ringraziamento. Era dicevole che il Signore si degnasse di accordarle una tal grazia in premio della meravigliosa calma ed edificante rassegnazione, onde l'insigne pietà di V. E. sopportò sì grave sciagura.
3188
Non è mia intenzione di esporle lo stato miserabile, in cui ho trovata la missione di Chartum specialmente riguardo alle anime. La mancanza del pane della Parola divina, che dal 1861 non si è mai predicata, e lo snervamento dello spirito, in cui d'ordinario precipita insensibilmente l'operaio evangelico il più ben preparato e disposto, quando in sì perigliose contrade lungi dagli sguardi di un Vescovo si riman per lungo tempo solo ed isolato, o quando non è sorvegliato di tanto in tanto dai Superiori, o quando non viene risvegliato e rinfrancato da qualche salutare Visita Ap.lica, furono a mio credere le precipue cause dello stato deplorabilissimo, in cui ho trovata la piccola greggia di Chartum, della quale non è il maggior vizio il concubinato.
3189
Se non sapessi che l'E. V. esperimentò in altre Missioni le lagrimevoli conseguenze del Vae soli, le suggerirei colla più calda sollecitudine di non permettere mai che una missione resti con uno o due soli missionari. Non posso comprendere come la S. Sede non abbia mai spedito un Visitatore Ap.lico nell'Africa Centrale, mentre ha preso sì saggia e salutare misura con altre missioni meno ardue e perigliose di questa. Certamente anche in questo ebbe Iddio gli adorabili suoi disegni.
3190
Mio primo pensiero fu quello di mettere in vigore ogni domenica e festa la predicazione evangelica nella Messa parrocchiale; e fra breve stabilirò pure la Dottrina Cristiana dopo il vespro delle domeniche e debbo sin d'ora consolarmi che la nostra cappella è frequentatissima dalla nostra venuta in poi, talmentecché non basta per capirvi tutto il popolo, sicché ho deciso di fabbricare una nuova chiesa più capace; al quale oggetto nell'Omelia araba che tenni il dì della Pentecoste ho espresso il desiderio di fabbricare un nuovo Tempio, ed ho invitato i fedeli a concorrervi colle loro elemosine; ed in soli tre giorni ricevetti le sottoscrizioni per 1256 talleri, che fanno 6280 franchi in oro; i quali uniti ad altre risorse che m'attendo dall'Europa e ad altre che riceverò nel Vicariato dal Governo turco e dai fedeli, mi metteranno in grado di porre la prima pietra del sacro edifizio nel prossimo ottobre al mio ritorno dal Cordofan.
3191
Abbiamo poi cominciato nel nome di Dio a circondare d'industrio-se sollecitudini i nostri cattolici, per richiamarli sulle vie dell'eterna salute; e sembra che Dio benedica all'umile nostra opera; al che ci è di capitale giovamento il concorso attivo delle nostre pie e brave Suore; sì che fra poco la grazia di Dio e la pietà cristiana signoreggeranno il piccolo ovile di Chartum. Insomma il sacro ministero è qui in piena attività, e si esercita fra le traviate pecorelle non meno che in prò degli infedeli; poiché parecchi catecumeni sono istruiti ogni giorno in ambi gli Istituti.
3192
Quanto alle Suore, lunedì prossimo, ai 9 corr.te, si apriranno le scuole femminili; e grazie al dono che Dio m'ha fatto di religiose di ottimo spirito e capacità, e di buone istitutrici negre, spero di vedere fra poco una fiorita scuola cattolica in questa capitale, che non ha mai veduto una Suora ed i portenti della carità delle donne evangeliche. Egli è pure in grazia dei non pochi elementi d'istruzione che attualmente possiede questa missione, che nello scorso mese si è lavorato assai per preparare i Cresimandi. Era fino dal 1860 che non si amministrava questo Sacramento nell'Africa Centrale.
3193
Nella testé scorsa solennità della Pentecoste dopo l'Omelia e la messa solenne ho data la S. Confirmazione a 35 fra vecchi e giovani; ed altrettanti e più sono sotto istruzione. La scuola maschile non potrà venire aperta prima di novembre.
3194
La città di Chartum fa circa 50,000 abitanti, 200 cattolici, 1000 eretici di diverse sette, 25,000 neri schiavi, e il resto musulmani nubiani, egiziani, abissini, gallas, turchi etc. oltre ad 8000 soldati. Nella Colonia X.na si contano più di 200 greci e 70 aleppini.
3195
La Casa della Missione è il più solido e bel fabbricato non solo di Chartum, ma di tutto il Sudan e di tutta l'Africa Centrale. E' costato a Knoblecher con l'annesso giardino più di 200,000 (duecentomila) Scudi Romani. E' un palazzo di un sol piano lungo una volta e mezza più del palazzo di Propaganda, ed è l'ottava parte soltanto del disegno progettato. L'annesso giardino assai vasto che giunge fino al Nilo Azzurro, ora è un bosco, ma in pochi anni spero di ridurlo a tal grado di produzione, che manterrà tutta la Missione di Chartum.
3196
La mia posizione in faccia ai cattolici di diversi riti è felicissima; tutti spiegano una fiducia illimitata verso di me, dei miei missionari e delle Suore: speriamo di prevalercene in pro dell'anime loro.
3197
La mia posizione in faccia ai musulmani, soprattutto al Governo locale ed all'autorità Consolare, non può essere migliore. La missione Cattolica è la prima potenza del Sudan, e tutti, e grandi e piccoli hanno rispetto e paura di noi.
3198
Al Card. Alessandro Barnabò - 5.6.1873
Il Firmano di Costantinopoli, ed il nome dell'Imperatore d'Au-
stria, che sono riuscito a giocare in tempore opportuno, ha prodotto i più splendidi risultati. Ancora non so spiegar tutto, ma non è indif-ferente quello che in oggi succede. Sua Eccellenza Ismail Pascià Governatore Generale, che comanda fino alle sorgenti del Nilo è venuto a visitarmi per offerirmi la sua amicizia e tutto l'appoggio per realizzare i miei desideri a riguardo della missione Cattolica.
3199
E' un uomo infarinato di tutto, un turco istruito, un volpone, un raggiratore e gabbamondo di prima classe; ma sommamente benevolo verso di me e della missione. Di questa benevolenza m'ha dato prove splendidissime in poco tempo coll'offerirmi i suoi vapori per le mie visite pastorali, col darmi legnami per la missione, e col dichiarar libero qualsiasi schiavo o schiava che gli venisse presentata in divano a mio nome; cosa non mai fatta né in Sudan, né in Egitto, né in qualsiasi parte dell'Impero Turco. Per tacere di altri fatti, citerò solo il pranzo diplomatico da lui dato in mio onore, in cui invitò tutti i Pascià, i Bei, i principali del Governo, e della Colonia Europea, ed i Capi della religione musulmana. In questo solenne convito, ben più splendido che tanti a Parigi, si fecero 4 brindisi, i quali hanno qui lo stesso significato che in Inghilterra.
3200
Il primo fu fatto dallo stesso gran Pascià, in cui parlò con ammirazione da cattolico, per avere io ed i miei compagni lasciato la patria e gli agi d'Europa per venir nell'Africa Centrale a spargere l'incivilimento, e mi ringraziò a nome dei Sudanesi e del Governo per esser venuto a mettermi alla testa della civilizzazione nel Sudan. Il secondo fu fatto dal Gran Mufti, o Capo dell'Islamismo in Sudan, il quale mi felicitò per aver condotte le Suore a Chartum. Il terzo fu fatto dal Console Austriaco, in cui ringraziò il Sommo Pontefice Pio IX per aver fatto risuscitare il Vicariato dell'Africa Centrale, e di aver posto me alla sua testa, e d'avere spedito le Suore: indi fece un brindisi a S. M. l'Imperatore d'Austria per aver assunto con novella sollecitudine la protezione del Vicariato dell'Africa C.le. Il quarto fu fatto da me a S. A. il Kedive d'Egitto, ed a S. Eccellenza il Pascià del Sudan, ringraziandoli della protezione accordata alla missione, ed esprimendo la speranza che l'avrebbero continuata in avvenire; e ciò dopo aver fatto voti per la loro vita e prosperità.
3201
Quanto al Console Austriaco, il quale è un antico membro della missione condotto in Africa dal def.o Pro Vic.o Knoblecher, si chiama Martino Hansal, ed è distinto geografo: egli è vero amico e servo della Missione.
3202
Da tutto questo l'E. V. può arguire che la mia attual posizione è felicissima: tuttavia lungi dal lasciarmi signoreggiare da vane lusinghe, aspetto a piè fermo dopo tanti Osanna il Crucifige. Tutta la mia confidenza è riposta nella Croce, e nel Sacro Cuore di Gesù e di Maria. Egli è perciò che ho fissata la Domenica III di settembre, giorno 14 sacro all'Esaltazione di S. Croce per consacrare solennemente tutto il Vicariato dell'Africa Centrale al S. Cuore di Gesù.
3203
In quel giorno i piissimi membri dell'Apostolato della Preghiera associati al Messager du Sacré Coeur sparsi nelle cinque parti del mondo accompagneranno e faranno eco al mio atto solenne di consacrazione con fervide suppliche a questo divinissimo Cuore, che deve infiammare tutta l'Africa Centrale, e convertire i suoi popoli alla fede, e tutte queste infelici tribù, sulle quali pesa ancora tremendo l'anatema di Canaam. Egli è per questo che io ho testé composto una Preghiera latina, che noi sogliamo recitare ogni giorno per la Conversione della Nigrizia, e che è nell'Allegato A qui incluso.
3204
Io supplicherei l'E. V. a pregare il gloriosissimo Nostro S. Padre ad accordare a qualsiasi fedele dell'Orbe Cattolico che recitasse in qualsiasi idioma questa preghiera pro Conversione Chamitarum Africae Centralis ad Ecclesiam Catholicam le seguenti Indulgenze:
1¼. di 300 giorni ogni volta che si recita.
2¼. Indulgenza Plenaria a chi la recita ogni giorno per un mese servatis servandis, e nello stesso tempo La pregherei a modificare o correggere una tale Orazione, ove non fosse esattamente concepita.
3205
Benché saranno grandi le fatiche ed i sacrifizi che dovrem sostenere per amore di Cristo, tuttavia parmi di vedere un felice avvenire per l'Africa Centrale. Il clima di Chartum ai miei tempi sì micidiale all'europeo, oggi è notabilmente migliorato. La costruzione della strada ferrata da Cairo a Chartum per la via di Scellal, Wadi Halfa, Dongola e Scendi è un fatto stabilito, ed io lo seppi ufficialmente da S. Eccellenza il Pascià, e parlai colla Commissione Inglese che ne tracciò la linea da percorrersi. In tal guisa coi piroscafi e strade ferrate in un mese si andrà d'Alessandria a Gondokoro al 4¼ gr. L. N. Ciò fra 4 anni.
3206
Domani a sera partirò pel Cordofan. Sua Eccellenza Ismail Pascià mise il suo vapore a mia disposizione. Egli stesso mi accompagnerà per 110 miglia fino ad Abu-Gharat sul Fiume Bianco, donde monterò il cammello che in 8 giorni mi condurrà alla Capitale El-Obeid. Pregandola di una speciale Benedizione a tutti noi da S. S., le bacia la S. Porpora
L'u.mo di V. E. indeg.mo figlio
Daniele Comboni
3207
P.S. Supplico ancora l'E. V. ad ottenere da S. S. un'indulgenza plenaria a tutti i fedeli del Vicariato e viventi sotto la mia giurisdizione, quali sono i membri dei piccoli Istituti di Cairo, che confessati e comunicati, pregando per la X.sa e pel Sommo Pontefice assisteranno ai Sacri Misteri nella domenica 14 settembre venturo, mentre io farò l'atto solenne di Consacrazione dell'Africa Centrale al S. Cuore di Gesù; il che si farà alla medesima ora e nello stesso giorno dai capi di Chartum e di Cairo, mentre io lo farò dal Cordofan.
Le bacio la Sacra porpora, rassegnandomi di nuovo nei SS. Cuori di G. e M.
di V. E. R.ma
u.mo ubb.o figlio
Daniele Comboni
P. Vic.o Ap.co dell'Africa C.le.
Segue la Preghiera per la conversione dell'Africa in latino.


N. 505 (475) - A P. STANISLAO CARCERERI
"Annali Buon Pastore" 5 (1873), pp. 11-13

El-Obeid, 23 giugno 1873

3208
"E' questa la prima lettera che scrivo da Porta Nigritiae haec, e la merita sopra tutti il mio carissimo primogenito. Vi dirò che sono restato confuso pegli onori e solenne ingresso in El-Obeid. Alla Fula (luogo distante due ore da Obeid) trovai tutta la colonia orientale a ricevermi... A mezza strada i cofti scismatici col loro prete mi vennero incontro, sicché entrai in El-Obeid in processione. Giunto alla porta della casa della Missione, ove mi colpì la magnifica iscrizione Porta Nigritiae haec v'era la banda militare del Pascià, sicché pregato alquanto nella bella nostra cappella, entrai in divano, ove ricevetti i saluti di tutti i cattolici, dei cofti e greci scismatici, dei turchi, capi dei tribunali, capitani di soldati ecc. assieme ad un inviato del Pascià, cioè il suo primo aiutante venuto a complimentarmi a nome di S. E. il Mudir.
3209
A P. Stanislao Carcereri - 23.6.1873
Alla mattina del 20 feci visita al Pascià che mi ricevette in formis, e venne poi ieri a restituirmela con tutte le dignità del Divano, a cavallo tutti, e preceduti da alcune squadre di truppa, in mezzo ad una moltitudine di gente che riempivano hinc et inde il gran piazzale, e l'immenso stradone che sta davanti alla casa della Missione. Insom-ma qui in Obeid tutti dal Pascià fino ai negozianti ed al popolo hanno reso il massimo onore all'indegno Rappresentante del Papa in Sudan. Sono poi rimasto strabiliato del gran lavoro che voi e il P. Giuseppe avete fatto in questa incipiente Missione: Dio benedirà alle vostre fatiche. E quello che mi consola è il credito che gode la Missione presso ogni classe di persone. Sono poi contentissimo del P. Giuseppe il quale ha qui agito e lavorato con una sodezza e gravità da uomo superiore alla sua età. E' un vero e solido Missionario capace di fare gran cose per la gloria di Dio, Dio gli ha dato molto, ed egli ne ha bene usato..."
3210
In un'altra lettera susseguente, Monsignore mi dice:
"Il clima di Cordofan non può essere migliore; la posizione poi di Obeid, come Porta Nigritiae, è della massima importanza pel nostro scopo, e non comprendo come i primi missionari non abbiano prima pensato a questa capitale. Voi due Camilliani poi in poco più di un anno avete qui fatto prodigi, ed io non do ora la stazione di Obeid per qualunque delle stazioni dell'Alto Egitto che contano più di un secolo. Il nome poi e la riputazione che voi, miei due cari primogeniti, qui godete presso tutti, è molto bella, per cui Dio benedirà voi e la Missione. E' gettato il principio, bisogna andare avanti. Il divin Cuore di Gesù sarà con noi."
(Daniele Comboni)


N. 506 (476) - A DON STEFANO VANNI
AVAE, c. 31
El-Obeid, 24 giugno 1873
Dimissoria.


N. 507 (477) - A UN SACERDOTE TRENTINO
"La Voce Cattolica" IX (1874), n. 5-8

LA RIGENERAZIONE DELL'AFRICA
J.M.J.
El-Obeid, capitale del Cordofan, 24 giugno 1873
Ill.mo e Rev.mo Signore,

3211
Vengo ora a dirle alcunché dell'Opera. Questa oggimai è iniziata, e l'assicuro che riuscirà certamente, e si convertiranno tanti milioni di anime; e ciò non perché tutti noi missionari e suore ed operai siamo decisi di vincere o morire: ma perché l'Opera è affidata al S. Cuore di Gesù, che deve bruciare tutta l'Africa Centrale, e riempirla del suo fuoco divino. Ai 14 di settembre prossimo io farò la solenne Consacrazione di tutto il Vicariato qui in El-Obeid al Sacro Cuore di Gesù, mentre il mio Vicario generale farà in quel giorno stesso la medesima Consacrazione in Chartum. In quel giorno gli Associati all'Apostolato della Preghiera faranno il medesimo atto di Consa-crazione, la cui formula me l'ha composta il carissimo nostro amico, il P. Ramière.
3212
Ella certo leggerà il Messager du Sacré Coeur. Ora, come è possibile che il Cuor di Gesù non esaudisca le ferventi preghiere di tante anime giuste associate al Messager, che sono il fiore della pietà e della virtù? Gesù Cristo è il re dei galantuomini, ed ha sempre mantenuto la sua parola. Egli al petite... quaerite... pulsate ha sempre risposto e risponderà sempre accipietis... invenietis... aperietur. Dunque la Nigrizia vedrà la luce, ed i suoi cento milioni d'infelici risorgeranno a novella vita pel S. Cuore di Gesù.
3213
Allorché, grazie alla munificenza sovrana si potè comperare la casa Caobelli presso al Seminario di Verona, io, ancora in viaggio in Germania, posi mano alle regole dell'Istituto per presentarle a Roma. In questo frattempo si facevano studi al Cairo dai miei compagni, e soprattutto dall'ottimo P. Carcereri sopra quei punti dell'Africa Centrale, ove per la bontà del clima e per l'importanza di situazione strategica sarebbe opportuno di fissare quei membri dell'Istituto, se erano già maturi per l'apostolato della Nigrizia inferiore. Si studiò, si scrisse, si parlò, si viaggiò. Finalmente si convenne di tentare una esplorazione al Cordofan.
3214
A un Sacerdote Trentino - 24.6.1873
Siccome l'esperienza fatta dal 1848 fino al 1864 sul Fiume Bianco era stata infelice, attese le immense paludi che vi generano febbri mortali e malattie pericolosissime all'europeo, io rivolgeva i miei sguardi alle tribù interne che giacciono fra il Fiume Bianco ed il Niger, ove si trovano dei monti ed aria sana. Accettai ben volentieri la proposta del P. Carcereri circa il Cordofan, e con lettera 15 agosto 1871 scritta da Dresda gli ordinai di fare i preparativi per una prossima esplorazione del Cordofan. Ai 14 di settembre da Magonza ordinai agli esploratori di partire dal Cairo nel prossimo ottobre, epoca opportuna per la navigazione del Nilo. Infatti il valoroso Carcereri con Franceschini e due laici in soli 82 giorni di viaggio, toccando Chartum giunsero in Cordofan, lo esplorarono e dalla parte di Darfur, e dal mezzodì verso Tekkela ed i confini dei Nuba; e giudicarono opportuno di stabilire una stazione qui in El-Obeid, che realmente io constato ora essere il centro di comunicazione di tutto il vero interno dell'Africa, ed in cui l'aria è assai migliore di quella di Chartum e del Fiume Bianco.
3215
Infatti da El-Obeid in soli 3 giorni di cammello si entra nel territorio di Darfur, ed in 15 giorni si arriva alla capitale residenza del sultano. In 3 giorni da qui si arriva ai primi monti delle vaste tribù dei Nuba, patria di Bachit Miniscalchi, ove sonvi parecchi milioni di vergini africani*, che non hanno mai voluto sapere di Maometto. In 30 giorni si arriva nel vasto impero di Bornù, mentre chi dovesse andarvi da Tripoli o Algeri vi vorrebbero più di 100 giorni, e sarebbe pericoloso il viaggio. Qui in El-Obeid vi sono i procuratori ed i corrispondenti dei sultani di Darfur e di Bornù, i quali forniscono quei paesi di merci ed oggetti europei per mezzo di cambi.
3216
Al settembre p.p. giunsi con una buona carovana in Cairo, ove il demonio, così permettendo il Signore, mi avea preparato immense difficoltà, che minacciavano di mettermi nella impossibilità d'intra-prendere la spedizione della gran carovana nell'Africa Centrale e di occupare il Vicariato, secondo gli ordini della Propaganda, e secondo che avea annunziato alle Società benefattrici d'Europa, al qua-le scopo mi aveano dato qualche soccorso. Per tacere di molte gravissime contraddizioni che mi si scatenarono contro per volere di Dio e per la mia indegnità, vi furono parecchi personaggi stimabilissimi che scrissero lettere alla R.ma Madre generale delle mie Suore a Marsiglia, scongiurandola a non permettere mai che nessuna delle sue suore vada nell'Africa Centrale, ove incontrerebbero certa morte, come è avvenuto a tutti i missionari antecedenti.
3217
La Madre generale, che avea pronte 8 suore per ispedirmi in novembre al Cairo, si spaventò, e in seguito a ciò essa spedì quelle suore nel Belgio per aprirvi una nuova casa. Parimenti alle tre suore, che aveano già ricevuta l'obbedienza dalla Madre generale per seguirmi in Africa Centrale e che si trovavano da 2 anni e più nel mio Istituto, si insinuò con tutte le arti e modi di non recarsi in Africa Centrale: ma qui fu impossibile di riuscirvi: esse rimasero inconcusse nel santo proposito, avendo già la loro obbedienza, e disposte a morire per Cristo.
3218
Sennonché io rimasi gravemente imbarazzato, poiché, quantunque la R.ma Madre Generale convinta di essersi lasciata prendere al laccio, m'avesse di nuovo assicurato che m'avrebbe spedito le suore dopo la festa di S. Giuseppe, in cui aveva più di 30 nuove professioni, tuttavia io era gravemente posto nella impossibilità d'intra-prendere la spedizione, essendoché la superiora destinata per Chartum era malatticcia, e non parea prudente di avventurare 16 istitutrici negre con due o tre suore. A raffreddare la Madre generale e alcune suore contribuì un novello assalto, che venne scagliato da quei medesimi che avevano cercato d'intimorire la detta Generale e le suore. Desso è il seguente.
3219
Siccome la Congregazione delle Suore di S. Giuseppe ha più di sessanta Case in Europa, Asia, Africa ed Australia, così la Madre Generale deve provvederle tutte; mi constò con certezza che tutti i Vescovi e Vicari Apostolici, ove son tali case, insistono continuamente per aver nuove Suore, essendo una Congregazione di ottimo spirito e fatta apposta per le missioni, il cui Cardinal Protettore è lo stesso E.mo Prefetto di Propaganda; ma la Madre Generale non può sempre soddisfare ai bisogni di tutti.
3220
Perciò prevedendo che anche io non potrò mai avere da questa Congregazione quel numero di Suore che è necessario per l'im-menso Vicariato dell'Africa Centrale, così, dopo aver esplorato inu-tilmente per mezzo di Mons. Canossa se le Canossiane si assumerebbero la direzione di qualche Istituto maschile nell'Africa centrale, avuto il consenso di Pio IX con sommo piacere di Mons. Canossa, ho aperto un Istituto femminile in Verona per formare missionarie dell'Africa, e che provvisoriamente ho chiamate le Pie Madri della Nigrizia: al quale oggetto ho comprato il convento Astori a S. Maria in Organis, ponendovi dentro le Pie Madri della Nigrizia, Istituto, che cammina assai bene, come mi scrive Monsignore, e che fra pochi anni mi darà delle buone missionarie.
3221
A un Sacerdote Trentino - 24.6.1873
Ora i miei cari amici del Cairo, informati di questo, scrissero alla Madre generale di S. Giuseppe, ed insinuarono alle Suore del Cairo che Comboni adopera ora le Suore di S. Giuseppe finché sieno mature le sue di Verona; ma, appena che avrà le sue, darà il passaporto a quelle di S. Giuseppe, e le ringrazierà per averlo aiutato nei primordi della sua Opera e finirà per mandarle via. Questo scosse non poco la fermezza della Madre Generale: ma finalmente per grazia di Dio, e dietro le mie preghiere ed assicurazioni, decise di darmi tutte quelle Suore che potrà, nello stesso modo con cui suol fare cogli altri capi di missione, e su ciò obbligarsi con documento sottoscritto da lei e da me e dall'E.mo Card. Prefetto di Propaganda. Veda Lei, come è buono Gesù, e come tratta la Madonna e il suo Santissimo Sposo S. Giuseppe.
3222
Taccio di altre tempeste suscitatemi contro per divino volere, come di aver tentato di scuotere la costanza dei miei missionari, di avermi denunziato alla polizia turca come reo di aver battezzato dei mori già musulmani (ciò che è vero) etc. etc. Tutti noi saremmo troppo fortunati se i turchi ci tagliassero la testa per la fede; anzi vi siamo da tempo preparati, nella certezza che Dio susciterebbe altri dopo noi, secondo la sapiente economia della sua Provvidenza.
3223
Quantunque io mi sapessi che già s'era scritto in Europa contro di me, e fino a Roma che io avrei condotto alla morte e suore e missionari, benché non avessi che sole tre suore, e queste malaticcie, che avevano ottenuto l'obbedienza dalla Madre Generale, pure decisi di partire dal Cairo, sapendo di andare incontro a venti contrari, al terribile khamsin del deserto, ed alla stagione la più critica. Consultati i miei compagni, abbiamo deciso di gettarci in braccio della Prov-videnza, e di ottemperare ai desideri di Propaganda, abbastanza noti e manifestati.
3224
Ai 26 di gennaio sopra due grandi barche dahhabie, in una delle quali stavano i missionari e i fratelli laici, e nell'altra le suore e morette, partimmo dal Cairo alla volta del Centro d'Africa. Dopo un viaggio disastrosissimo di novantanove giorni, e dopo aver perduto alle Tebaidi un fratello laico colpito dal vaiuolo, giungemmo sani e salvi quasi per miracolo a Chartum. In altri 10 giorni da Chartum, io giunsi con altri ad El-Obeid. Siccome la descrizione di questo terribile viaggio le verrà spedita stampata da Verona, così di esso non le tengo ora parola...
3225
La città di Chartum, e soprattutto il Gran Pascià che comanda da Meroe fino alle sorgenti del Nilo, mi ricevettero con troppi onori. Ho pensato allora che al N. S. Gesù Cristo dopo gli Osanna toccò il Crucifige. Tuttavia il Pascià mi ricevette da amico, mi offerse tutto il suo appoggio per fare tutto quello che voglio pel bene della civiltà e della religione, diede una gran festa in mio onore, e mi offerse i suoi vapori gratis per fare le mie visite pastorali sul Fiume Azzurro e Bianco fino a Gondocoro, come fece difatti quando venni ora in Cordofan, poiché mise a mia disposizione il suo vapore, che mi trasportò per 127 miglia sul Fiume Bianco fino a Tura-el-Khadra, donde scesi a terra e col cammello in nove giorni giunsi ad El-Obeid.
3226
Non solamente i turchi vennero a felicitarmi per essere giunto a Chartum, ma lo stesso Gran Mufti, capo della religione musulmana, mi felicitò per avere condotto le suore per l'educazione delle fanciulle. Lo stesso avvenne qui in El-Obeid, ove il Pascià il giorno innanzi al mio ingresso abolì la schiavitù, e pubblicò per la prima volta i decreti del 1856 del Congresso di Parigi, e mise esso in libertà oltre a 300 schiavi della sua casa, venne in gran treno a farmi visita accompagnato da due generali e dai capi del suo Divano, e mi offerse il suo appoggio in ogni mio desiderio.
3227
Non è già che sieno spontanee queste ovazioni, perché il turco odia il cristianesimo; non già che la schiavitù sia efficacemente abolita, ché anzi, come lo dirò dopo, nell'Africa centrale e nell'Egitto è nel suo pieno vigore, poiché il turco mai non abolirà la schiavitù: sottoscriverà trattati, la abolirà sulla carta, fingerà di non volerla per dar polvere agli occhi dei gonzi; ma il musulmano finché sarà maomettano non distruggerà la tratta dei negri. Tuttavia a me, che ho minacciato molti Pascià su tale argomento, hanno voluto rendere tale omaggio, essendo stati avvertiti ufficialmente dal Divano del Cairo, che io sono capitale nemico della schiavitù. Ma deve sapere che io era munito di un gran firmano del Sultano di Costantinopoli ottenuto dal nostro graziosissimo imperatore d'Austria e Ungheria, per mezzo del quale il gran Sultano ordina al Pascià d'Egitto di proteggere il Vicariato dell'Africa centrale. Di tanto in tanto estrassi questo firmano scritto stupendamente; per cui qui la bandiera austriaca è rispettata e temuta, e tutti i governatori e Pascià durante il lungo mio viaggio m'offrirono i loro servigi.
3228
Ora le dirò una parola di questo Vicariato il più vasto del mondo, il più difficile e laborioso, a coltivare il quale vi vorrebbero duemila Gesuiti, una cinquantina di Stimmatini di Verona, cinquecento Benedettini di quelli della nuova riforma Casaretto etc., e che ora occupano Subiaco. Ora siamo in pochi, ma le scriverò i miei progetti, che già ho esposti e sono piaciuti a quel santone di P. Beck generale in capo dei granatieri del Papa.
3229
Il Vicariato dell'Africa centrale confina al Nord coll'Egitto, Barca, Tripoli e Tunisi. All'Est col Mar Rosso, Abissinia, Gallas; al Sud si stende fino al 12¼. grado di latitudine australe compresi i laghi o sorgenti del Nilo, Udschidschi etc. e Congo. All'occidente le due Guinee, e la linea retta dalla punta occidentale meridionale della Prefettura apost. di Tripoli fino al Niger toccante il nord del Vicariato ap. della costa di Benin. Ella vede che questo Vicariato è più vasto di tutta l'Europa.
3230
A un Sacerdote Trentino - 24.6.1873
Ora di questo immenso Vicariato sotto il governo del mio antecessore Knoblecher e Kirchner dal 1848 al 1861 si sono fondate e prosperavano le 4 seguenti stazioni che occupano la linea del Nilo e Fiume Bianco e costituiscono la parte orientale del Vicariato, cioè, 1¼. Gondokoro al 4¼. gr. L. N., 2¼. S. Croce al 6¼. gr., 3¼. Chartum al 15¼. gr. e Scellal al 23¼. gr. L. N. circa. Sotto il governo dei francescani dal 1861-72 si abbandonarono nei primi due anni le tre stazioni di Gondokoro, S. Croce e Scellal, e per nove anni sostennero solo Chartum con due od uno missionari dell'ottima provincia del Tirolo. I poveri Francescani, attesa la soppressione di Italia, mancano di molti soggetti per sostenere e conservare tutte le innumerabili missioni che hanno, come mi dicea il venerabilissimo P. Bernardino lor generale.
3231
Le case e i giardini di Gondokoro e S. Croce sono completamente distrutte. Di Scellal rimane la casa ma in uno stato meschino. A Chartum la casa, è rimasta solidissima, ed è senza dubbio la più bella e solida costruzione di tutto il Sudan; ma il giardino è ridotto a un bosco, e mi ci vorrà un anno per dare alla missione connessa il frutto annuale di 2000 franchi. A tutto questo si aggiunge che lo stabilimento di Chartum è rimasto spoglio di tutto; quella stazione ai tempi miei sotto Knoblecher era fornita di tutto come uno stabilimento di Benedettini in Europa. I buoni francescani si sono trovati in tempi critici, in cui l'Europa era in rivoluzione, e la Società di Vienna era ridotta quasi come lo è adesso ai minimi termini. Quando soffre il Papa, tutte le membra della Chiesa soffrono.
3232
Ora per bene piantare solide basi per istabilir bene il Vicariato io mi limito a consolidare bene più che potrò le due stazioni centrali, che servano di base di operazione a tutte le missioni che si pianteranno in futuro nel centro d'Africa. Sono esse Chartum ed El-Obeid: e siccome il viaggio da Cairo a Chartum è sufficiente per ammazzare e rendere inetto il missionario, così, per compiere anche il desiderio di Propaganda, manifestatomi dall'E.mo Card. Barnabò con venerata sua lettera 29 aprile, intendo di aprire Scellal.
3233
Gli Istituti di Cairo, ora li sminuisco considerabilmente, perché ho trasportati nel centro io stesso più di 30 soggetti maturi per l'apostolato, ed altri 20 saranno trasportati con una seconda spe-dizione nel prossimo agosto. Quindi è che in Cairo son sempre necessari due piccoli stabilimenti per acclimatizzarvi i missionari e le suore, provarne più la vocazione; e costituiscono come una Procura del Vicariato pei rapporti coll'Europa e provvisioni per la Missione. Il passo da Cairo a Chartum è troppo pericoloso e straordinario per la salute dei missionari. Quindi ecco la necessità di Scellal, che è la media proporzionale fra Cairo e il Sudan. Poiché, dopo aver io assistito alla morte di tanti missionari, è d'uopo che studi i mezzi per conservare la loro vita.
3234
Ora in Cairo già al ritorno del Console generale da Vienna, avremo il terreno regalatoci dal Kedive per fabbricarvi i due stabilimenti. Il terreno in Cairo costa 20 fr. il metro. Il Pascià ci va quindi a fare una somma carità. Il vivere al Cairo costa il doppio o triplo di Germania dopo il taglio dell'Itsmo di Suez. Dunque ho intenzione di ridurre i due istituti ai minimi termini, cioè pei soli europei ed europee che si apparecchiano all'Apostolato della Nigrizia.
3235
I mori in Cairo sono cari (500 fr. l'uno), e già guasti dai musulmani. Qui costano quasi nulla, dai 15 ai 30 talleri, e sono più buoni, vergini e non guasti dai musulmani. Quindi è che dove fino ad oggi gli Istituti di Cairo m'hanno costato 34000 fr. all'anno, spero che dal 1874 in poi mi costeranno il quarto. A Scellal oltre alla casa maschile possediamo 12 feddan di terreno buono (64000 metri quadrati): colla spesa di alcune macchine per tirar l'acqua dal Nilo, si può cavare la metà del nutrimento della stazione: ma bisogna fabbricare una casetta per le suore; e ciò tutta di granito orientale, come gli Obelischi di Roma, che tutti furono tagliati da Scellal, o vicino a Scellal. Quindi la casa costerà poco, e la chiesa parimente di granito. A Scellal corrono malati da sessanta miglia lontano per esser curati dalla missione. Ai 16 di marzo in un solo giorno io battezzai 4 fanciulli morienti, che tutti poi andarono in paradiso.
3236
A Chartum è necessaria la casa delle suore, e la chiesa. Chartum fa circa 50,000 abitanti, ed ha migliorato il clima, attese le grandi fabbriche e giardini erèttivi; ora si può vivere come quasi alle basse veronesi e padovane. Da quando feci occupare questa stazione dal mio Vicario generale, Chartum ha preso novella vita, e spero che presto vi avremo una buona cristianità. Ora vi sono molti catecumeni. La festa dello Spirito Santo vi cresimai 34 neoconvertiti. Ora è in pieno vigore il catechismo, le prediche e il ministero come nella parrocchia di Verona: spero in alcuni anni, se Dio ci dà vita, di annunziarle un ottimo successo di questa missione. Qui ad El-Obeid, ove giunsero per la prima volta missionari cattolici nella persona de' miei esploratori Carcereri e Franceschini, è già iniziata una piccola cristianità.
3237
Abbiamo casa nostra e una bella chiesuola. Avrebbe bisogno di essere ampliata per le scuole, arti e mestieri, poiché ora si fa scuola sotto un albero grande e dalle 9 ant. alle 4 è caldo. Poi ci vuole la casa per le suore. Ora ho qui tre istituti di negre con mia cugina, che è professa della compagnia di S. Angela Merici, che abitano capanne di paglia. Le case qui sono capanne: ma siccome succedevano e succedono sempre incendi, così per ordine del governo si fanno tutte di sabbia, poiché né pietre, né terra da far mattoni vi è. Queste case di sabbia prima della piogge si coprono di un pasticcio fatto di sabbia ed escrementi di buoi, e con ciò le case resistono alle piogge quel-l'anno. Ogni anno è d'uopo rinnovare l'operazione. L'attuale casa con chiesa che noi abbiamo costa 13000 franchi; ma ogni anno vi ci vuole una spesa di 600 franchi fra travi e fango per conservarla. E una delle più solide e belle di questa capitale.
3238
A un Sacerdote Trentino - 24.6.1873
Tutto il merito di questa missione è dovuto ai P.P. Franceschini e Carcereri dell'Ordine di S. Camillo, i quali con l'assenso del loro Generale, con un rescritto Pontificio si associarono a me; e spero che resteranno sempre nella missione, come essi desiderano, al qual uopo pianterò più tardi un ospitale, come promisi al loro generale, che in questa capitale sarà una benedizione di Dio, poiché qui più della metà di quelli che sono malati gravemente, talvolta prima di morire, si buttano fuori della città senza seppellirli, e vengono mangiati dalle iene e dagli uccelli.
3239
Avendo l'altro ieri veduto coi miei occhi più di sessanta morti buttati fuori della città in tal modo, ed erano tutti mori, spedii al Gran Pascià di Cordofan uno scritto, in cui gli proposi di ordinare che tutti quelli che muoiono sieno sepolti, perché il costume qui dominante è contro la religione e civiltà, essendo questi infelici nostri simili. All'istante emanò la legge da me voluta, ed ora corrono corrieri e banditori per la città a promulgare l'ordine sotto pene severissime. Tra i convertiti c'è il primo negoziante (greco-scismatico) di El-Obeid, che fece l'abiura or son sette mesi nelle mani del mio Vicario generale il P. Carcereri, e con lui si convertì tutta la sua famiglia, che ora è esemplarissima.
3240
Ora vengo a dirle alcun che della più dolorosa piaga che affligge il mio Vicariato, cioè la schiavitù, la quale è nel massimo vigore qui, colpa l'ateismo e i deliramenti delle odierne potenze europee in parte, e soprattutto, colpa il maomettismo, che prometterà tutto e sottoscriverà a tutti i trattati delle potenze europee, ma in carta; giammai di fatto. Io nella mia posizione sono in grado di fare del bene su questo punto, e la missione cattolica è una potenza in Sudan, e gran merito vi ha la bandiera austriaca che sventola sulla missione.
3241
Tutti i pascià e negozianti di schiavi ci temono e cercano di sfuggire ai nostri sguardi. Io ho dichiarato ai pascià di Chartum e di Cordofan che quanti schiavi trovo in città o fuori legati ecc., tutti li faccio condurre alla missione e non li restituisco più; tutti poi quelli che si presentano alla missione per denunciare i maltrattamenti che ricevono dai loro padroni, constatata la verità, li trattengo e non li restituisco; solo mi limito a denunziare al divano, che il tale e il tale ecc. l'ho trattenuto in missione, e fino a che si fa il processo ed è approvato da me, o dal mio sostituto in mia assenza, l'imputato dee stare in missione. I detti pascià o governatori che sanno d'essere in dolo, perché il primo negoziante di schiavi è il governo, non mi ripeterono sillaba, e m'accordarono tutto. Già a quest'ora ne ho liberati più di 500. Le corna di Cristo, dicea D. Mazza, sono più dure che quelle del diavolo.
3242
Ma oh! l'orrore della schiavitù che trionfa in queste parti! Da El-Obeid e da Chartum, e dal territorio che li congiunge, passano ogni anno più di mezzo milione di schiavi, la maggior parte femmine, ma mescolate senza riguardo ai maschi di ogni età, ma la maggior parte dai 7 ai 18 anni, tutte nude affatto, e la maggior parte incatenate, che si rubano e si strappano violentemente dal seno delle loro famiglie nelle tribù e regni posti al sud o sud-ovest di Chartum e Cordofan, essi rubano, talvolta uccidendo i genitori, se sono vecchi, o rubando o portando via e figli e genitori, se giovani. Tutti passano da qui per essere condotti o nell'Egitto, o sul Mar Rosso, ed essere venduti! A quelle fra le femmine che sono avvenenti, si dà anche un trattamento discreto per la prostituzione o pegli Harem, e gli altri pel servizio.
3243
Dal Cairo a Chartum ne incontrammo più di 40 barche, stipati maschi e femmine come le sardine. Nel passaggio del deserto ne incontrammo più di trenta carovane, che camminavano così nude a piedi, e madri coi bimbi, e fanciulli e fanciulle di 7 od 8 anni; a piedi sulle sabbie ardenti, compiendo così un viaggio, che stanca i più forti viaggiatori coi cammelli, dando loro a mangiare, non tutti i giorni, un po' di durra, o belilla, grano melega posto in acqua.
3244
Ma ciò che mi raccapricciò più di tutto fu quello che vidi fra Chartum ed El-Obeid, ove incontrai più migliaia di schiavi, la maggior parte femmine mescolate coi maschi e senza ombra di vestito. I piccoli fino a tre anni erano portati da altre schiave, che parevano le madri, e queste a piedi. Altri ed altre, ad otto a dieci erano legate al collo e raccomandate ad una trave che poggiava sulle loro spalle, e che doveano portare. Ciò perché non iscappassero. Altri a dieci a quindici dagli 8 ai 15 anni erano legati al collo con corda di pelle di capra attaccata ad una corda più grande che teneva in mano un giallabo o negoziante di schiavi. Altri erano legati a due a due ad una trave al collo, l'uno da una parte, l'altro dall'altra.
3245
Altri aveano la sceva, cioè, una trave finente a triangolo, ove era attaccato al collo dello schiavo, che dovea camminare a piedi trascinando la trave. Altri legati ciascuno le mani e braccia addietro ed attaccati ad una lunga corda sostenuta da un manigoldo. Altri aveano stretti i piedi con catene di ferro: altri così incatenati portavano altri fardelli o pesi dei padroni, ed i vecchi camminavano senza legami. Tutti son spinti barbaramente con lance e bastoni, quando ritardano a camminare o sono stanchi; e già alcuni cadono dalla fatica a terra. Allora i manigoldi o li finiscono con una bastonata o lanciata, o li abbandonano così per via. Io ne trovai dei morti sulla strada, e le nostre povere catechiste ne rimasero raccapricciate e piene di spavento.
3246
Non è questo che una languida idea del più che posso dire. Vegga, signore, uno dei còmpiti della nostra missione. Nessun trattato, nessuna potenza potrà qui abolirvi la schiavitù, perché è permessa da Maometto, e i musulmani credono di essere in diritto di esercitare la schiavitù. Non si distruggerà che colla predicazione del Vangelo, e collo stabilire definitivamente il cattolicesimo in queste contrade. Il governo, che aderì al trattato del 1856, vi aderì sulla carta; ma non in pratica. I governatori del Sudan sono i primi ad esercitare l'infame traffico, da cui ricavano guadagno; e gli stessi Pascià fanno scorrerie ai Nuba, ai Teggala, al Fiume Bianco etc., conducendo seco truppe di soldati con fucili, e sempre ritornano con sei o otto mila schiavi! Tutto questo si sa al Cairo, e dal Divano e dal Vicerè e, io credo, da molti consoli europei; ma siccome in oggi son tutti comprati, e siccome il grido di dolore di questi popoli non giunge in Europa, ove domina oggi l'ateismo e la framassoneria; così la desolazione di queste contrade continua e continuerà per molto tempo.
3247
A un Sacerdote Trentino - 24.6.1873
Ma il Cuor di Gesù supplicato dalle anime giuste, e la carità delle anime sante e doviziose soccorrenti l'apostolato cattolico di questa santa e spinosa missione, asciugheranno soli le lagrime di questi popoli infelici, pel cui riscatto noi sacrifichiamo la vita. Veda anche da questo lato l'importanza altissima di questo Vicariato Apostolico...
3248
L'ambasciatore d'Inghilterra nel dicembre p.p. venne a trovarmi in Cairo: avemmo una lunga conferenza, e abbiamo convenuto di carteggiare insieme. Ma fu grande la mia sorpresa, quando mi disse ch'era diretto non già per l'Africa Centrale, ove è il teatro più colossale della schiavitù, sebbene per Zanzibar e Mascatte. Egli era stato dal Vicerè d'Egitto ed era tutto contento dall'udienza, perché il Kedive lodava la sua missione filantropica, e gli promise tutto l'appoggio ad hoc. Io che conosco come stanno gli affari, mi tacqui, e lo lasciai nella sua buona fede; solo gli dissi che i turchi appoggiati sull'asserzione dei loro Mufti interpreti del Corano, credono lecita e benemerita la schiavitù etc. Allora Sua Ecc. mi disse: "Credete voi che io riuscirò nella mia missione presso il Sultano di Zanzibar?".
3249
Io gli risposi: "Sig. ambasciatore; il Sultano vi riceverà splendidamente, vi darà un'ospitalità principesca. Ma rifiuterà di aderire ai vostri desideri, perché il Corano secondo lui essendo parola di Dio non vieta ma permette il traffico di carne umana. Oppure se il Sultano aderirà al vostro volere, e sottoscriverà un trattato con S. M. la Regina d'Inghilterra, appena sarete partito da Zanzibar, continuerà come prima a fare egli stesso e permetterà agli altri musulmani il traffico degli schiavi". Non rimase troppo soddisfatto del mio parere S. E.; ma mi espresse la speranza di riuscire colle lettere del suo governo e coi cannoni. "Coi cannoni sì, risposi io; ma solo in quelle località ove si sentirà il rimbombo dei cannoni."
3250
Ci dividemmo amichevolmente, dopo aver con lui pranzato unitamente al suo gran seguito, fra cui v'era un Arcivescovo anglicano dottissimo nell'arabo e persiano, il quale divideva le mie opinioni. Era questi il segretario di questa ambasciata. Non so più che ne sia avvenuto, perché io venni in Africa Centrale: ma ora sono ancora della medesima opinione. La sola Fede di Cristo stabilita nel centro d'Africa, e il S. Cuore di Gesù e Maria V. Immacolata, e S. Giuseppe, più che la regina d'Inghilterra, ed il trattato 1856 di Parigi, aboliranno la schiavitù....
3251
Il S. Padre Pio IX poi ha sempre a cuore questa missione; e mi disse che ha pregato e pregherà sempre per me. E noi qui in Africa Centrale, dopo aver predicato la Trinità, la Redenzione e la Madonna, predicheremo subito il Papa, tanto più grande quanto più perseguitato. Oh che delizie patire col Papa!...
Riceva tutto il cuore dal
Suo D.mo Um.
DANIELE COMBONI
Pro Vic. Ap. dell'Africa Centrale


N. 508 (478) - A P. CAMILLO GUARDI
AGCR, 1700/33

J.M.J.
El Obeid (Cordofan) 5 luglio 1873
R.mo P. Generale,

3252
Avrei dovuto prima d'ora scriverle, e parlarle dei suoi degni figli e miei cari figli e fratelli Carcereri e Franceschini. Ma non mi seppi mai risolvere, finché non fossi giunto a riabbracciarli sul campo delle loro apostoliche fatiche, e vedere coi miei propri occhi tutto quello che hanno fatto, affine di darne un esatto e coscienzioso ragguaglio al veneratissimo loro padre, ed informarnelo con piena cognizione di causa.
3253
Senza accennarle quanto di bene questi due buoni padri hanno operato nei miei Istituti d'Egitto, pel che serberò loro e verso di Lei eterna riconoscenza, io devo confessarle ingenuamente che qui nel mio Vicariato (che ha consumate le forze di più di sessanta missionari) hanno fatto mirabilia; poiché nel solo spazio di 17 mesi essi hanno dato vita alla missione di El-Obed, che per la sua topografica posizione è la vera porta della Nigrizia, e forse il punto d'appoggio il più importante per piantare la fede nel cuore delle immense tribù del Vicariato dell'Africa Centrale. Hanno fatto in pochi mesi quello che un buon Corpo di missionari potrebbe fare solo in alcuni anni. Infatti coi modesti mezzi di cui io li avea potuto fornire, essi hanno piantato il El-Obed una Stazione fornita di casa, cappella e giardino, da bastare per una comunità in pieno vigore di apostolato, hanno iniziato una piccola cristianità, in modo che qui si funziona come in una regolare parrocchia d'Europa; e si sono guadagnata col loro dignitoso contegno ed operare, la stima di tutti dai Pascià, e dai più doviziosi negozianti fino alla classe più umile del popolo; e con un coraggio che solo inspira la fede e la missione di Dio hanno saputo far rispettare la nostra santa Opera dalle autorità turche e dai più fieri nemici della fede, da tenere il primo posto sopra tutti in questa capitale che conta più di centomila abitanti.
3254
A P. Camillo Guardi - 5.7.1873
Il P. Stanislao poi, a cui avea dato l'incarico di prendere possesso a mio nome della Stazione di Chartum, perché dopo la mia nomina a ProVicario si lasciava colà tutto deperire, e si vendeva il bello e il buono di quella un giorno ricchissima Missione, in tre soli mesi, mentre io era in viaggio colla gran carovana, risvegliò sì bene lo spirito decaduto di quei cattolici, che ora possiam calcolare di riuscire a piantarvi sopra l'edifizio spirituale di una piccola e fiorita cristianità cattolica. In una parola il P. Stanislao è un vero e santo religioso degno figlio di S. Camillo, un valentissimo missionario, che sembra abbia avuto da Dio speciali doti per l'arduo apostolato della Nigrizia.
3255
Il P. Franceschini poi non è punto inferiore al Carcereri in ciò che riguarda le doti essenziali per costituire un vero operaio evangelico, e sembra fatto apposta per l'Africa Centrale. E' poi fornito di una maturità di senno e di giudizio, ben superiore alla sua età, da operare come un uomo esperto e sicuro nelle più difficili contingenze. Insomma è già sperimentato e valente missionario, e si conserva ottimo religioso innamorato della sua congregazione Camilliana, che gli ha dato l'educazione spirituale. Ambedue parlano e predicano correntemente in arabo, trovano di avere assai imparato circa il ministero pratico apostolico nei sei anni dacché si trovano in Africa sotto l'umile mio vessillo; e sono sì bene animati per l'Apostolato dell'Africa Centrale, che ambedue son disposti di consumare tutta la loro vita e di spargere mille volte il loro sangue per la salvezza dei poveri negri, qualora abbiano l'assenso e la benedizione di V. P. R.ma, a cui appartengono per tutti i titoli, e per cui serbano la più sincera e filiale venerazione ed amore.
3256
Io rimasi molto soddisfatto quando in Chartum lessi la venerata lettera di V. P. R.ma, in cui asseriva non essere contro lo spirito e le regole dell'inclito suo Ordine che un Ministro degli Infermi possa esercitare, attentis circumstantiis, l'ufficio di Vicario Generale; per cui con apposito Documento nel p.p. maggio il sullodato P. Carcereri mio Vicario Generale, che ora lasciai provvisoriamente alla testa della Stazione di Chartum per completare e continuare quel bene, che prima avea iniziato per quella cristianità; mentre qui ad El-Obed, quantunque abbia meco un missionario di ottimo spirito e prudenza dell'età di 40 anni, ho nominato Superiore della Stazione il P. Franceschini, che col suo criterio e prudenza, non già di 27 anni come conta, ma di oltre 50 anni, sono certo, saprà ben disimpegnare il difficile e delicato suo ufficio, avendo anche per questo una non comune attitudine.
3257
Ora, non appena giunto colla mia gran carovana nella mia principale residenza di Chartum, pensai di mettere in esecuzione ad litteram quello che io ho promesso formalmente, e di cui favellai a V. P. R.ma a riguardo dell'inclito suo Ordine rispetto all'Africa Centrale, cioè: di realizzare in quel sito o Stazione, che sarebbe di maggiore gradimento a questi due suoi e miei cari figli, una Casa Camilliana con tutte quelle condizioni espresse e manifestatemi da V. P. R.ma, cioè: casa propria e rendita analoga pel necessario sostentamento, essendo io ora in grado assoluto di mantenere le mie proposizioni fattele in Roma.
3258
Ne favellai quindi col R.mo Vicario Generale Carcereri: ma egli mi fece osservare che due soli religiosi non potrebbero realizzare tutte le condizioni volute per una ben costituita Casa Camilliana, e mi convinsero di ciò che mi diceva a Verona il P. Gio. Battista Carcereri, cioè, che hic et nunc tornava assai più facile a questi due padri Stanislao e Giuseppe, e più utile sarebbe ora per la missione, se essi continuassero per qualche tempo a lavorare uniti a me e sotto la mia direzione; fermi però nella opinione, che ove potessero avere degli altri loro confratelli religiosi d'Europa, potrebbero benissimo realizzare il pensiero suesposto di V. P. R.ma e di me.
3259
Realmente finché son due soli, io veggo che fanno assai più col lavorare uniti a me, di quello che se fossero confinati in una casa a sé; e molto più se la P. V. R.ma m'accorda la grazia di servirmene a beneplacito secondo i bisogni del Vicariato. Per fermo è ben difficile trovare due missionari e religiosi di tale spirito e fermezza per un apostolato sì arduo e malagevole come quello dell'Africa Centrale, come questi due suoi degni figli. Sono sei anni che li conosco a fondo; ed io ho visitato diverse missioni in Europa, in Africa, in Siria, alle Indie, e so cosa voglia dire missionario: sono poi missionario dell'Africa C.le da 16 anni, e faticai a fianco dei più distinti e strenui campioni dell'Africa Centrale; e quindi con piena cognizione di causa le ripeto che missionari come Carcereri e Franceschini che presentino i veri caratteri per riuscire strenui campioni di questa ardua e laboriosa vigna affidatami dalla S. Sede, ve ne sono pochi nelle cinque parti del mondo.
3260
Sono poi ottimi religiosi, che vivono come se fossero direi quasi in noviziato. Quindi è che io son ben contento anche se la P. V. R.ma me li accorda perché lavorino meco uniti, come hanno fatto sino ad oggi. S'intende bene che questo beneplacito di V. P. R.ma, non potrebbe essere in perpetuum; ma solo fino a che apparisca in Europa un orizzonte più chiaro pegli Ordini Religiosi, e segnatamente pel Camilliano, e fino a che io possa bene avviare l'Opera malagevolissima del mio Vicariato; al che mi giovano grandemente l'esperienza, i talenti speciali, e la inconcussa costanza di questi due impareggiabili religiosi operai evangelici, il cui zelo ed azione m'è d'uopo frenare e rallentare, anziché eccitare ed infocare.
3261
A P. Camillo Guardi - 5.7.1873
Per la qual cosa mi rivolgo all'esimia bontà di V. P. R.ma per pregarla a calde istanze a concedere a questi due padri suoi e miei figli la grazia di poter lavorare per alcuni anni uniti a me e sotto la mia bandiera. Questa per me sarà una grazia che richiamerà su di Lei e sull'Ordine intero le benedizioni divine, perché migliaia d'infedeli convertiti da questi due reclameranno al trono di Dio la conservazione e l'incremento dell'illustre Ordine Camilliano.
3262
Ecco poi il mio pensiero per l'avvenire, che io sottometto al giudizio di V. P. R.ma. Io ho una ferma ed incrollabile certezza nel non lontano trionfo della Chiesa; e nel più florido risorgimento degli Ordini Regolari e del Camilliano, che distenderà le sue bandiere in Francia e nell'Africa, e specialmente dopo la tempesta dell'attual persecuzione infernale, e dopo il compimento del Concilio Vaticano. L'alto e generoso programma dell'Ordine Camilliano è conforme ai bisogni dei tempi, e più ancora è un mezzo onnipotente per guadagnare la simpatia dei popoli e trionfare degli infedeli.
3263
Io sono quindi disposto a realizzare contro ogni ostacolo questo piano, qualora vi sia l'assenso della S. C. di Prop.da, a cui è sottomessa ogni mia azione. Il mio Vicariato è più vasto di tutta l'Europa, è il più esteso del mondo, ed è popolato da oltre cento milioni d'infedeli. Fino ad ora noi non occupiamo che le porte della Nigrizia, ed il limitare del Centro del Vicariato, ove abitano vaste tribù vergini, non ancora contaminate dai seguaci dell'Alcorano, e pelle quali si può operare un gran bene. Tutti quelli che vogliono andare nel Centro della Nigrizia, ove si trovano popoli ancora vergini, devono passare da Chartum o dal Cordofan.
3264
Quindi è che io sono dispostissimo di fabbricare pei Camilliani una casa secondo richiede il loro spirito e le regole in qualsiasi punto della Nubia o del Cordofan, o nelle stesse capitali Chartum e El-Obed, che serva come punto d'appoggio per una missione Camil-liana nell'interno della Nigrizia, che si potrà a tempo opportuno affidare a S. Camillo, al quale oggetto non mancheranno e non mancano i mezzi pecuniari e materiali; poiché io ho quella sicurezza di possederli ora ed in avvenire, che hanno ed avranno tutte le missioni del mondo, le quali hanno il loro primo appoggio in quelle medesime Società benefattrici d'Europa, che sussidiano il mio Vica-riato; e ciò oltre alle risorse che mi trovo avere nel Vicariato. Insomma quella Provvidenza che in sei anni in tempi sì difficili e calamitosi mi ha dato mezzo milione di lire per sostenere e condurre le mie Opere, mi saprà aiutare per fondare in Africa Centrale i Camilliani, che hanno avuto tanta parte nel buon esito della mia intrapresa, contrariis quibuscumque non obstantibus.
3265
Ecco i pensieri e le cose che io sottommetto alla saviezza ed al cuore di V. P. R.ma; e mi dichiaro pronto a fare quanto Ella giudica opportuno e desidera, e che sia in mio potere. La sola cosa, a cui non saprei adattarmi, sarebbe il richiamo in Europa di questi due campioni dell'Apostolato africano; il che sarebbe di immenso dolore per me e per loro. Ma io confido nell'Imm.ta Vergine Maria Regina della Nigrizia, ed in quel S. Camillo, che per mezzo del mio caro P. Gio. Batta Peretti di S. memoria, che mi aperse, collocandomi nell'Ist.o Mazza in Verona, la via all'apostolato africano, mi ha fatto da ben 28 anni altre grazie. Questi due cari oggetti della mia divozione mi faranno una tal grazia a prò del Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale; che è la più vasta e laboriosa missione dell'universo, e per cui io ed i due suoi cari figli siamo disposti di dare cento volte la vita. Il nostro grido di guerra è questo: "O Nigrizia o Morte". Tale impresa è ben degna di S. Camillo e di noi.
Confido nella mente e nel cuore magnanimo di V. P. R.ma e zelantissimo per le anime, verso della quale professo una riverenza e gratitudine filiale; mi raccomando alle sue preghiere, mentre ho l'onore di segnarmi nei SS. Cuori di Gesù e Maria,
di V. P. R.ma
U.mo e D.mo e Riconos.mo Servitore
Daniele Comboni
Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 509 (479) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, 732-733
N¼. 6
El-Obed, capitale del Cordofan
8 luglio 1873
E.mo e R.mo Principe,

3266
Come Le accennava nell'ultima mia 5 giugno N¼. 5, il Pascià di Chartum metteva tutto intero gratuitamente a mia disposizione un piroscafo del Governo per trasportar me e la mia piccola carovana sul Fiume Bianco fino al punto in cui si discende per mettersi sulla via che mena al Cordofan. La mattina infatti dell'8 dello scorso mese il vapore salpava dal giardino della Missione; ed accompagnato dal mio Vicario Generale in 18 ore facemmo 120 miglia circa sul Fiume Bianco fino a Tura-el-Khadra non lungi dalla vasta tribù dei Scellùk, ove trovato il Superiore della missione di El-Obed, ch'era venuto a incontrarmi per accompagnarmi al mio destino, scesi a terra; ed accomiatatomi dal Vicario G.le che tornava subito a Chartum col vapore, mi posi in cammino colla nostra carovana di 19 cammelli, ed attraversando folte selve e sabbiose pianure sparse di alberi gommiferi, in solo nove giorni giunsi alla capitale del Cordofan.
3267
Al Card. Alessandro Barnabò - 8.7.1873
Due ore prima venne ad incontrarmi quasi tutta la Colonia cristiana, non esclusi i copti scismatici, che occupano i primi posti nel divano; e ricevute le felicitazioni di tutti entrai nella missione pavesata a festa, tra il suono delle campane, e gli armonici concenti della fiorita banda del Corpo di Stazione militare (tremila soldati tra fanti e cavalli), e tra l'esultanza dei membri della nostra Casa e della piccola comunità cattolica di questa capitale popolata da oltre centomila abitanti. Non le tacerò che lo stesso Gran Pascià del Cordofan (che attesa l'immensa distanza dal Cairo ha ampli poteri ed è un piccolo re) accompagnato da una truppa di soldati, da due Generali e dalle prime autorità del suo Divano, venne in gran pompa a farmi visita, offerendomi la sua amicizia e cooperazione a fare tutto ciò che io desidero pegli alti fini di civilizzazione e beneficenza pei quali ei sapeva essere io qua venuto.
3268
Questi è quel medesimo Pascià, che non volea riconoscere la missione cattolica del Cordofan nell'aprile dell'anno scorso; del qual fatto e d'altri pasticci consolari l'E. V. ebbe contezza nel Luglio dell'anno scorso da una lettera di Mons. Ciurcia. Ma dopo il Memini che io ho provocato a Vienna a nome di Sua Maestà Apostolica l'Imperatore Francesco Giuseppe Primo, e dopo le Commendatizie che l'I. R. Console Austro-Ungarico d'ordine di Vienna ha fatto al Divano di Cairo, e di cui mi feci munire io stesso, non solamente il Pascià del Cordofan, ma quello di Chartum e di Berber mi fecero le più ample accoglienze, e mi fecero arbitro di fare tutto quello che io voglio circa gli schiavi che si presentano alla porta delle nostre missioni; del che finora me ne prevalsi, liberando, come io feci, centinaia d'infelici che gemevano sotto il peso del più crudele ed arbitrario dispotismo.
3269
Il giorno innanzi al mio ingresso nella capitale del Cordofan, il sullodato Governatore G.le di questa immensa regione ha ordinato che sia abolita in El-Obed la schiavitù (colle parole e sulla carta per dar polvere agli occhi dei gonzi); ed egli stesso ha data libertà ai 200 e più schiavi che possedea nel suo divano e nei suoi harem. Per tal guisa dal 18 del p.p. giugno, giorno del mio ingresso in questa capitale, si chiuse affatto il mercato di schiavi in El-Obed, e non vi comparvero più tante centinaia e migliaia di infelici, d'ambo i sessi, che nudi affatto si giacevano legati al collo con corde e stretti ai piedi od ambe le braccia al dorso con catene di ferro, o colla sceva, cioè, una lunga trave terminante a triangolo, a cui era stretto il collo dello schiavo con ferri, aspettando chi venisse a comprarli.
3270
E qui m'interessa di descriverle gli orrori della schiavitù, che è in pieno vigore in tutta l'Africa Centrale, malgrado i trattati delle Potenze Europee, ed i finti divieti dei Pascià e Governatori del Sudan. Benché la mia favorevole posizione in queste parti, ed il prestigio reale della Missione sieno in grado di giovare immensamente alla civiltà, ed a limitare il furore di questa piaga dell'umanità, tuttavia è questo un negozio che richiede la più seria riflessione, e l'esame oculatissimo della Sacra Congregazione. Quindi ne verrò scrivendo in avvenire; e vengo ora a darle un brevissimo cenno di questa importante Cordofanese missione.
3271
Sono convinto essere stata vera ispirazione di Dio il fatto compiuto di piantare una missione ad El-Obed, che è forse la città più popolata del Sudan; e ciò soprattutto per la importantissima e strategica sua posizione. Essa è la vera porta della Nigrizia. Per tacere di molte altre tribù, a tre giorni di qui verso nord-ovest si entra nel territorio dell'Impero di Darfur, ed in 15 giorni si arriva alla residenza del suo Sultano. In tre giorni verso il Sud-Ovest si arriva nell'im-menso territorio popolatissimo che è abitato da milioni di anime delle vaste tribù dei Nuba, che non furono mai domate dalle armi egiziane, e colle quali a noi torna facile di stringere rapporti da El-Obed. In un mese di cammello da qui si arriva all'Impero di Bornù, mentre da Tripoli con maggiori pericoli ci vogliono cento e più giorni. Qui in El-Obed risiedono (e sono già amici nostri) i procuratori dei negozianti e dei Sultani di Darfur e di Bornù, che si provvedono di stoffe e di articoli europei per mezzo di loro. Inoltre qui il clima è buono, assolutamente buono, ed il caldo è certo meno noioso ed eccessivo che in Roma, oltreché qui non si conoscono febbri, e malattie, che dominavano al Fiume Bianco.
3272
Sono ancora convinto che in questa nascente missione di El-Obed vi sia la benedizione di Dio. Noi possediamo una casa sufficientemente vasta in cui può abitare una comunità di sei missionari, quattro fratelli coadiutori, e 20 allievi, munita di scuole e locali per arti e mestieri, con una elegante cappella capace per 100 persone, ed un giardino, che attualmente fornisce verdura per tutto l'anno alla missione. Di più possediamo una piccola casa annessa alla nostra, ove stanno le morette catecumene provvisoriamente affidate alle cure dell'ottima mia cugina Stampais, (che da 5 anni stava colle nostre Suore a Cairo) e di due istitutrici negre che condussi da Chartum; essa può servire comodamente per quattro Suore e 30 alunne, ed unita ad altra Casa che sto ora contrattando, ne risulta uno stabilimento per le Suore che qui giungeranno in ottobre, assai più comodo e vasto di quello delle Suore di S. Giuseppe a Piazza Margana in Roma.
3273
Qui sono in piena attività le funzioni parrocchiali con predica, catechismo ed istruzione ogni Festa pei 30 cattolici, onde consta questa nascente missione; tra i quali devo notare il più ricco negoziante della città, uomo esemplarissimo, che colla sua moglie abiurò lo scisma greco nelle mani dei due Padri Stanislao Carcereri e Giuseppe Franceschini Camilliani, che io spedii l'anno scorso come esploratori del Cordofan.
3274
A Don Bartolomeo Rolleri - 16.7.1873
E qui per debito di giustizia devo accennare all'E. V. come a questi due degni Figli di S. Camillo è dovuto l'impianto di questa nascente missione. Furono essi che, coi modesti mezzi che ho loro fornito, impresero la difficile esplorazione del Cordofan, rilevarono l'importanza reale di El-Obed, e crearono questa Stazione, e ne avviarono la missione guadagnandosi colla loro grave ed edificante condotta la stima e la venerazione di tutta la città, e specialmente dei principali impiegati e negozianti. Ambedue parlano, catechizzano e predicano in arabo, e sarebbero felici di poter consumare la loro vita per la Redenzione della Nigrizia.
3275
In vista di tali considerazioni, allo scopo di conservare, se è volontà di Dio, questi due distinti soggetti, zelantissimi e ben maturati a questo arduo e spinoso ministero, ne scrissi al R.mo P. G.le, affine di stabilire un regolare accordo, che sia conforme ai suoi desideri ed all'interesse dell'Africa Centrale, sottomettendo poi tutto alla S. C.
Le bacio la Sacra porpora, e mi dico di

V. E. Um. Figlio
D. Comboni P. Vic.o Ap.co


N. 510 (480) - A DON BARTOLOMEO ROLLERI
AVAE, c. 31

El-Obed 16/7 73
Carissimo D. Bartolo,

3276
Per la promozione al Suddiaconato di D. Stefano, egli deve avere, ed ha il suo patrimonio, cioè, quel tanto che basta per costituire una rendita annua di 250 lire. Se per altro tali pratiche ritardassero l'ordinazione, vi autorizzo a farlo ordinare titulo missionis, a norma dell'autorizzazione ad hoc ricevuta dalla Santa Sede, coll'obbligo assoluto però, che D. Stefano ritiri ogni anno il frutto del suo patrimonio, e lo dia alla missione, perché la S. Sede accordò il privilegio ai solo esclusivamente poveri. Pregate pel V.o Aff.

(L.S.) Daniele Comboni
P. Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale


N. 511 (481) - A LUIGI GRIGOLINI
ACR, A, c.15/51
J.M.J.
El-Obed capitale del Cordofan, 21/7 .73
Mio carissimo Grigolin,

3277
Benché affogato da mille occupazioni, e benché abbia ancora qua-si mille lettere a scrivere nelle cinque parti del mondo, tuttavia non voglio più oltre procrastinare a scrivere due righe al mio caro Grigolin, annunziandogli che le sue famose bottiglie datemi al mio passaggio da S. Martino furono gloriosamente ed onoratamente bevute alla maggior gloria di Dio ed alla sua e nostra salute nelle seguenti località:
1¼. Due nei miei Istituti del Cairo, ove parteciparono tutti i Sacerdoti missionari.
2¼. Una sbottigliata al Superiore dei Fratelli delle Scuole Cristiane a Cairo, amico e benefattore nostro.
3¼. Una, ahi! per isbaglio fu aperta ad Assuan alle prime cateratte del Nilo: volea trattare due religiosi francescani reduci da Chartum, dopo che la S. Sede tolse la missione a loro per darla a noi, e trattarli con una bottiglia (cosa rara in questi paesi) di vino ordinario; invece ahi! per isbaglio si bevette il Pullicella di Grigolino.
3278
4¼. Una bottiglia bevemmo a Chartum col R.mo mio Vicario Generale il P. Carcereri.
5¼. Ed una la tengo ancora nascosta nel mio baule, e nessun sa niente; ma si berrà qui nella Capitale del Cordofan forse ai 14 di sett.e, in cui farò la solenne consacrazione del Vicariato al S. Cuore di Gesù.
3279
Ella vede che non sarebbe male anzi bene se pensasse ancora a fare sì che altre sublimi bottiglie di tal genere fossero così gloriosamente onorate nell'Africa Centrale; ma bisognerebbe evitare quel rompicollo di dazio, che subiscono spedizioni di tal genere in via Seminario N¼. 12 a Verona: bisognerebbe spedire direttamente la sporta od altro al Sig.r Angelo Albengo in Alessandria d'Egitto mio Procuratore, il quale penserebbe a ricapitarmele in Chartum.
3280
Benché in questo lungo viaggio dovrà passare ancora la Dogana dell'Ist.o di Cairo, tuttavia spererei che anche noi poveri africani dell'Africa C.le ne gusteremo come cosa venuta dall'altro mondo.
Mi sono troppo dilungato in tale materia. Ora mi limito a mandare un saluto a lei e a suo fratello, ed alle loro ottime famiglie, assicurandola che noi preghiamo per essi, ed io ho celebrato una messa in Cairo per lei, e ne celebrerò di tanto in tanto. Dobbiamo assolutamente andare in paradiso.
3281
In 99 giorni di terribile viaggio giunsi con la gran carovana a Chartum, e in altri 10 giorni e mezzo giunsi qui nel Cordofan. Le parlerò in altra della grande missione che Dio m'ha affidata, che è la più difficile e colossale dell'universo. Le parlerò della schiavitù, come qui si trattano si vendono, si strozzano migliaia e migliaia di figli e figlie rubate ai genitori, talvolta dopo averli massacrati. Intanto noi abbiamo due grandi missioni in piedi ad El-Obeid, e Chartum; apriremo presto quella di Scellal, e porteremo la Croce fra i Nuba, patria di Bachit Miniscalchi, che sta a cinque giorni di cammello da qui. Ai 14 sett.e prossimo faccio la solenne Consacrazione al S. Cuore di Gesù di tutta l'Africa Centrale: in quel giorno preghi e faccia pregare tanto dall'Arciprete di S. Martino, mio caro Maestro, al quale desidero che faccia una visita speciale per me ed una a D. Dallora. Se non moriamo, forse ci vedremo ancora radunati alla Mariona, alla quale ho acquistato una specie di diritto. Mando la benedizione a Lei ed a tutta la sua famiglia e mi dichiaro nei SS. Cuori di G. M.
Suo aff.mo amico
Daniele Comboni
p. Vic.o Ap.co dell'Africa Centrale


N. 512 (482) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 734-735

N¼. 7 J.M.J.
El-Obed, capitale del Cordofan,
25 luglio 1873
E.mo e R.mo Principe,

3282
Al Card. Alessandro Barnabò - 25.7.1873
Ho ricevuto con sommo piacere l'ossequiata sua 29 aprile N¼. 1. Tornano veramente care in sì smisurata distanza le venerande parole dei Superiori, che sono sempre l'espressione della volontà divina. Prendo atto del giudizio e desiderio di V. E. sulla riapertura dello stabilimento di Scellal. A tempo opportuno, e quando le forze il consentiranno, verrà effettuata senza alcun dubbio. Il suo clima è salubre.
3283
Ho sempre nuovi argomenti che dimostrano splendidamente l'importanza della Missione di El-Obed. Benché tutto il mio impegno attuale sia principalmente rivolto a ravvivare, stabilire e ben consolidare le due Missioni fondamentali di Chartum e di El-Obed, che sono la base di operazione per distendere mano mano l'azione del Cattolicesimo nelle tribù che abitano la parte orientale del Vicariato fino al di là delle sorgenti del Nilo, e fra le immense popolazioni delle sterminate contrade, che costituiscono il centro del medesimo Vicariato; nulladimeno in questo frattempo non tralasciamo di occuparci altresì delle tribù e dei popoli finitimi del Cordofan, ove non penetrò ancora l'islamismo, assumendone esatte informazioni, pigliando cognizione delle lingue, e studiando sempre a poco a poco il modo più facile ed opportuno per potere un giorno con sicurezza ed efficacia stabilirvi delle missioni.
3284
Al quale oggetto diamo opera attivissima a preparare sin d'ora dei buoni soggetti indigeni di quei paesi, educandoli nella fede e civiltà cristiana; e stiamo a formare con non lieve fatica il Dizionario, la grammatica, ed un piccolo catechismo nella lingua dei Nuba.
3285
Nella scorsa settimana venne tre volte a farmi visita con buon seguito uno dei re o capi dei popoli Nuba, che s'era condotto in El-Obed per pagare a questo Pascià il tributo di alcuni paesi, che confinano col sud-ovest del Cordofan. Si chiama Nemùr, e comanda ancora a non pochi paesi, che non si sono mai assoggettati al pagamento del tributo; ed è in perfetta relazione con quasi tutti i capi o re dei popoli Nuba, che non furono mai vinti dai turchi, e che sono ancora indipendenti. Questo re mi fece un invito esplicito di andare nei suoi paesi, od almeno di mandarvi dei miei missionari per erigervi una Chiesa, piantarvi scuole, ed insegnar loro la nostra religione. Uno del suo seguito che era stato schiavo in Siria, ove avea conosciuto i cristiani e veduto le loro chiese, mi disse che in dieci anni dopo che noi ci fossimo stabiliti colà, essi diverrebbero tutti cristiani.
3286
Chiesi al capo alcune informazioni su quelle parti; e n'ebbi, che quegli abitanti furono più volte assaliti dagli arabi Baggàra e dai turchi, ma li hanno quasi sempre respinti; che più volte gli arabi sono riusciti a rubar loro migliaia e migliaia di figli e di fanciulle; che essi non hanno mai voluto saperne né di turchi, né di Maometto; che essi sanno che vi è Dio; ma non l'hanno mai veduto, e non sanno pregare, come hanno veduto in El-Obed e in Siria; che in seguito a ciò che hanno loro detto i loro maggiori, che han veduto gli Habbasc (Abissini), molti di loro praticano questa cerimonia coi loro bambini; cioè: quando il neonato ha otto giorni, viene un certo òeru (mago), unge tutto il corpo del bambino di un certo grasso; poi tuffa se stesso nell'acqua, prende il bambino, lo immerge nell'acqua, e lo consegna alla madre. Parlarono con disprezzo del Cordofan, esaltando il clima e la fertilità dei loro paesi. Osservarono con meraviglia l'elegante nostra cappella, la scuola, gli strumenti delle arti di agricoltore, falegname, ferraio etc., ed insistettero in tre visite che mi fecero, perché io andassi a stabilire una chiesa ed una scuola nei loro paesi.
3287
Io li accolsi assai bene; mostrai che sono disposto a secondare i loro desideri dopo essersi verificate molte condizioni; loro annunziai che, andando noi fra di loro, avremmo con noi condotto alcuni dei loro figli per ridonarli alle loro famiglie, e loro ordinai di mandarmi di tanto in tanto alcuni di loro, per informarmi dei loro interessi ed intenzioni. Il capo Nemùr promise spontaneamente che sarebbe egli stesso qui ritornato dopo il Kharif, o raccolta, in ottobre; gli regalai alcune medicine, medaglie, ed una fotografia dell'ottimo moro Bachit Miniscalchi (che Monsig.r Segretario ebbe la bontà l'anno scorso di condurre ai piedi di S. S.), il quale è nativo di quei paesi, e tutto lieto se n'andò con tutto il seguito, ritornando fra i Nubani.
3288
Al Presidente della S. Infanzia dellÕOpera - 31.7.1873
Per ora non emetto nessun giudizio su questo fatto, che potrebbe essere importantissimo. Voglio pensarvi sopra, scoprirvi, se vi so-no, le gherminelle, depurare il positivo su cui vi si può fare qualche fondamento, studiare bene tutto, e poi attendere il tempo da Dio prefinito.
3289
Dopo ulteriori osservazioni, spedirò un breve quadro sugli orrori della tratta dei negri, onde è luttuosissimo teatro questo Vicariato. L'Inghilterra, sotto lo specioso titolo di abolire la schiavitù, manda i suoi Ambasciatori a Zanzibar e a Mascate, per effettuare i suoi disegni di politico interesse e conquista. Ma l'Africa Centrale è dove, più che altrove, imperversa questa piaga dell'umanità. La missione cattolica, più che i cannoni, colla benedizione divina riuscirà a poco a poco alla grande impresa.
Nei SS. Cuori di Gesù e Maria, le bacio la Sacra porpora, e passo all'onore di segnarmi

di V. Em.za R.ma
u.mo, d.mo, obb.mo figlio
Daniele Comboni Pro-Vic.o Ap.co


N. 513 (483) - AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
DELL'OPERA S. INFANZIA
ACR, A, c. 14/137 n. 1

El-Obed, capitale del Cordofan
31 luglio 1873
Al Signor Presidente della S. Infanzia,

3290
Una nuova Opera degna della sua carità viene a domandare il soccorso della S. Infanzia. Sono i piccoli bimbi del Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale che la S. Sede ha affidato dall'anno scorso al nuovo Istituto delle Missioni per la Nigrizia a Verona e alla mia piccolezza, con il titolo e i poteri di Pro-vicario Apostolico
Il Vicariato dell'Africa Centrale è la più vasta e laboriosa Missione dell'universo intero e comprende più di cento milioni d'infedeli. E' situato tra le missioni dell'Egitto, di Tripoli, dell'Abissinia, dei Galla, della costa di Benin, della Guinea meridionale. All'Ovest tocca la linea diretta di Morzouk al Niger e al Sud arriva fino al dodicesimo grado di Latitudine meridionale.
3291
Le opere che ho fondato fino al presente per la grande conquista della Nigrizia sono le seguenti:
1¼ due piccoli Istituti al Cairo, l'uno maschile e il secondo femminile, per acclimatare i Missionari e le Suore destinati all'Africa Centrale e per educare dei piccoli neri e nere nella fede e nelle arti e mestieri.
2¼ Due Istituti a Khartum, capitale del Sudan orientale, situata al 15¼ grado di Lat. Nor.
3¼ Due Istituzioni nella città di El-Obeid, capitale del Cordofan. Questa città, dalla quale ho l'onore di scriverle, è popolata da più di 100.000 abitanti e al presente è la città più centrale tra tutte le Missioni d'Africa qui esistenti. Essa è tra il 12¼ e il 13¼ grado di Lat. Nord.
3292
Khartum è la base d'operazione per operare sulla parte orientale del Vicariato, che abbraccia tutte le immense tribù del Fiume Bianco e delle Sorgenti del Nilo fino ai grandi Laghi di Niassa, Tanganika e i paesi di Lunda e Muemba.
El-Obeid è la base di operazione per lavorare nella parte centrale del Vicariato: è la vera porta della Nigrizia interiore e il centro di comunicazione con il regno del Darfur, l'impero di Bornù, le immense tribù dei Nuba, Fertit, Waday, Tsad e delle migliaia di tribù che abitano le regioni sud-ovest.
3293
Tutti i miei sforzi sono per ben fortificare queste due missioni dove prepariamo dei buoni soggetti indigeni delle tribù centrali, affinché essi divengano apostoli di fede e di civiltà nella loro patria. Dopo avanzeremo poco a poco verso i paesi interni, a misura del personale e delle risorse che la Propagazione della Fede e l'Opera della S. Infanzia ci aiuteranno.
3294
A Khartum l'opera femminile è diretta dalle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione di Marsiglia, che abitano una casa affittata per 1.200 franchi per anno. Io ho acquistato il terreno per costruire la casa delle Suore, dove devo aprire un grande orfanatrofio per i piccoli bambini. La stessa cosa devo fare qui a El-Obeid.
3295
Ora c'è qui un gran numero di bambini da raccogliere che sono sovente abbandonati con la loro madre. Vi sono pure delle madri che scappano dai loro padroni con i loro piccini e si rifugiano alla Missione. Bisogna raccogliere sovente e mamme e figli, se è possibile. Altrimenti perirebbero i corpi e le anime delle une e degli altri.
Ora c'è la necessità di fondare dei grandi orfanatrofi e per ciò mancano assolutamente le risorse. Per questo mi rivolgo con le lacrime agli occhi, Signor Presidente, all'Opera sublime della S. Infanzia per avere un potente aiuto, alfine di salvare migliaia di bambini neri.
3296
Per costruire una casa in questi paesi è molto costoso: gli strumenti necessari bisogna portarli dall'Europa. Un muratore non lavora se non per 20 franchi al giorno e gli assistenti hanno bisogno di essere pregati con insistenza per lavorare per 10 franchi al giorno. Questo a Khartum dove c'è un piccolissimo numero di muratori. Qui a El-Obeid costano meno le costruzioni, ma bisogna raddoppiare il personale che lavora.
A Mons. Joseph De Girardin - 31.7.1873
In questo Vicariato bisogna ancora riflettere che tutto ciò che è necessario alla vita e a una fabbrica costa almeno sei volte più che in Egitto, perché per trasportare qui la maggior parte di questi oggetti, bisogna che passi tutto sul dorso dei cammelli per il gran deserto dell'Atmur e per le pianure del Cordofan.
3297
Spero che la S. Infanzia verrà in mio aiuto per la costruzione e per il sostentamento di due grandi orfanatrofi. Bisogna creare tutto in questo Vicariato. E' per questo che ha bisogno di grandi soccorsi. Le privazioni dei miei Missionari, delle mie Suore, dei miei catechisti, delle maestre nere, dei Fratelli coadiutori sono assai grandi; il clima è molto caldo, i viaggi enormi; bisogna calcolare che durante alcuni mesi interi non si vide che la volta del cielo nella notte e durante le giornate cadono sulle nostre spalle gli ardori del sole africano.
Si degni, signor Presidente, accettare la mia umile preghiera e i sentimenti del mio profondo rispetto, con i quali ho l'onore di dirmi nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria,
umilissimo servitore
Daniele Comboni
Pro-vicario Apostolico dell'Africa Centrale
Traduzione dal francese.


N. 514 (484) - A MONS. JOSEPH DE GIRARDIN
AOSIP, Afrique Centrale

J.M.J.
El-Obed, capitale del Cordofan
31 luglio 1873
Monsignore,

3298
Sono sei anni da quando ho avuto l'onore di conoscere l'illustre Direttore della S. Infanzia che non avrà dimenticato, può darsi, di aver visto a Roma e a Parigi un povero missionario che è sopravvisuto tra tante vittime che sono morte nell'Africa Centrale e che ha fatto dei viaggi per fondare l'Opera della Rigenerazione della Nigrizia e stabilire in una maniera duratura la fede cattolica in questa parte del mondo più sfortunata e abbandonata. Questo povero missionario è colui che ha l'onore di scriverle dal centro dell'Africa per implorare dei forti aiuti dall'Opera ammirabile che lei dirige.
3299
Le invio qui unita una petizione per il Presidente del Consiglio della S. Infanzia e la prego insistentemente di esaudirmi e di appoggiare la mia causa che è santa e secondo lo scopo speciale di questa Opera sublime che ha popolato il cielo di piccoli ladri del Paradiso.
Prima di parlarle della condizione deplorabile dell'infanzia di questo Vicariato, mi permetto di dirle due parole sulla mia opera e come Dio stesso l'ha condotta.
3300
Nel 1846 Gregorio XVI, di s. m., ha eretto il Vicariato dell'Africa Centrale e l'ha affidato a Mons. Casolani, Vescovo di Mauricastro e Vicario Apostolico che ha ottenuto due Padri Gesuiti, P. Ryllo e P. Pedemonte, e due allievi del Collegio di Propaganda, che era meglio informata della via più sicura per cominciare questa opera e che era quella dell'Egitto e della Nubia, ha affidato la Missione al P. Ryllo che ha condotto nel 1848 la spedizione fino a Khartum, dove egli è morto. Sotto il governo del suo successore, Mons. Knoblecher, la Missione ha fatto dei progressi perché ha potuto aprire, oltre alla Stazione di Khartum le Missioni dei Kich al 6¼ di Lat. Nord e di Gondokoro al 4¼ presso le Sorgenti del Nilo.
3301
Ma siccome la differenza del clima tra l'Europa e l'Africa Centrale è enorme, su 40 Missionari che sono andati direttamente dall'Europa al Sudan, sono morti 35 e 4 sono ritornati in Europa per non più ritornare in Missione. Uno, e sono io, è ritornato in Europa con lo scopo di ritornare qui e sacrificarvi la vita. Allora la Propaganda ha provato a inviare i Francescani che nel 1861 hanno occupato il Vicariato, ma dopo aver perso 22 soggetti, tutti sono ritornati in Europa, eccetto tre, che abbandonarono tutte le Stazioni, a eccezione di Khartum, che essi sostennero fino all'anno scorso. A causa della soppressione degli Ordini Religiosi in Italia, i poveri Francescani, che ottenevano dai conventi d'Italia la più gran parte dei loro Missionari, sono stati forzati ad abbandonare l'Africa Centrale e anche le altre Missioni. E' allora che la S. Sede ha affidato questo grande Vicariato a un nuovo Istituto che ho fondato con l'aiuto e la protezione di Mons. marchese di Canossa, Vescovo di Verona.
3302
Dal 1857, trovandomi nella Missione dei Kich sul Fiume Bianco, qui nell'Africa Centrale, ho assaggiato tutte le prove di questo difficile apostolato ed essendo stato undici volte in punto di morte a causa del clima e delle enormi fatiche, sono stato obbligato a ritornare in Europa dove, dopo qualche anno, essendomi ristabilito, ho pensato al modo di ritornare su questo campo di battaglia per sacrificarvi la vita per la salvezza dei neri. Fu il 18 settembre 1864 che, uscendo dal Vaticano dove avevo assistito alla Beatificazione di M. Margherita Alacoque, mi è venuto in mente di presentare alla S. Sede l'idea del Piano per riprendere l'apostolato dell'Africa Centrale. E' il S. Cuore di Gesù che mi ha fatto sormontare tutte le enormi dif-ficoltà per realizzare il mio Piano per la Rigenerazione della Nigrizia con la Nigrizia stessa.
3303
Nel 1867 ho aperto a Verona l'Istituto della Missioni per la Nigrizia e alla fine dello stesso anno ho aperto due case per neri al Cairo. Lei che ha un'immensa pratica delle opere di questo genere, non ha bisogno che le spieghi tutta la storia, lo scopo, l'importanza di queste opere preparatorie per impiantare stabilmente l'apostolato nelle Regioni Centrali dell'Africa. Io dovevo provvedere all'Opera un corpo di ecclesiastici per fornire sempre il personale della Missione: dovevo provvedere a far sì che la salute dei Missionari europei potesse conservarsi il più a lungo possibile in questi paesi brucianti dell'Africa Centrale.
3304
A Mons. Joseph De Girardin - 31.7.1873
A questo fine, con la potente protezione di Mons. Canossa (suo padre era fratello della Venerabile Fondatrice delle Figlie della carità di Verona che sono stabilite anche a Hong Kong e a Hu'pè in Cina. Si tratta al presente la causa di Beatificazione di questa Fondatrice. Il Vescovo è anche cognato della Signora Teresa, marchesa Durazzo del S. Cuore a Parigi) ho fondato l'Istituto delle Missioni per la Nigrizia a Verona che è stato canonicamente approvato dal Vescovo e ho fondato al Cairo due Istituzioni preparatorie per le Missioni dell'Africa centrale, che mi hanno formato in cinque anni, 54 buoni soggetti che sono al presente molto utili per il mio Vicariato.
3305
Siccome i Padri Francescani non occupavano che la sola città di Khartum con due Missionari, per lanciare la mia opera nell'Africa Centrale nei paesi che non hanno mai udita la Parola di Dio, nel 1871, vedendomi ben fornito di buoni soggetti indigeni, ho inviato al Cordofan quattro esploratori per vedere se era opportuno fondare in questa capitale di El-Obeid una Missione e occupare utilmente i miei soggetti secondo lo scopo della loro educazione. Gli esploratori, comandati dal P. Carcereri, mio attuale Vicario Generale, in 82 giorni di viaggio sono arrivati al Cordofan e, avendo ben esplorato questo paese, hanno trovato opportuno fissare una Missione a El-Obeid, secondo gli insegnamenti che avevano ricevuto al Cairo.
3306
Fu allora che mi recai a Roma per domandare il Cordofan per il mio Istituto di Verona. Ma la S. Sede, dopo la rinuncia dei venerabili Padri Francescani a Khartum e all'Africa Centrale, ha deciso di affidarci tutto il Vicariato dell'Africa centrale, che è più vasto del-l'Europa tutta intera, e arriva al 12¼ di Lat. Sud.
3307
Ritornato al Cairo, ho fatto i preparativi per la grande spedizione nell'Africa Centrale e il 26 di gennaio di quest'anno sono partito dal Cairo con una carovana di 33 persone tra Missionari, Suore, maestre nere, e Fratelli laici, e dopo un faticoso viaggio di 99 giorni, sono arrivato a Khartum, da dove, dopo un mese di soggiorno, sono partito per il Cordofan, dove mi trovo da 50 giorni. Il solo viaggio della carovana dal Cairo a Khartum e a El-Obeid mi è costato 22.000 franchi e tutto ciò soffrendo molto, non bevendo mai del vino né io, né gli altri e soffrendo una grande povertà. Ma siccome questa Missione è faticosa e difficile e dolorosa, occorre che i Missionari siano disposti a un martirio lento e continuo.
3308
Ora a Khartum e a El-Obeid abbiamo la proprietà delle case dei Missionari, ma per le case delle Suore le ho affittate e pago 1.200 franchi per anno a Khartum e un po' meno a El-Obeid. Qui non abbiamo mai bevuto vino, perché troppo caro. Una bottiglia ordinaria di vino ordinario per la Messa, che al Cairo costa 60 centesimi, qui non la si trova per 5 franchi. Le patate costano 130 centesimi al chilo; tutto ciò che qui è più necessario per la vita, costa enormemente caro. A Khartum abbiamo del pane assai caro, ma qui non ce n'è affatto e noi non mangiamo mai pane, ma fahit, cioè un certo pane di durra selvatica che in Europa mangerebbero appena le galline. Noi siamo molto contenti perché facciamo la volontà di Dio e procuriamo la salvezza delle anime più abbandonate della terra.
3309
Una delle mie prime cure è quella di fondare due grandi orfanatrofi diretti dalle Suore per l'infanzia. Occorre che io le dia un'idea della condizione deplorevole di questi paesi, perché lei possa comprendere tutto. L'abolizione dello schiavismo, deciso dalle potenze europee a Parigi nel 1856 è lettera morta per l'Africa Centrale. I trattati esistono sulle carte, ma qui la tratta è in pieno vigore. Si parte tutti i mesi dell'anno, eccettuato il tempo delle piogge equatoriali, da Khartum e da El-Obeid e ci si reca nelle tribù vicine dei neri; si entra armati di fucili e di pistole e si strappano violentemente dalle tranquille famiglie dei neri i bambini, le bambine e i ragazzi e per riuscirvi contro i genitori che si oppongono, si uccidono molte volte gli stessi genitori e tutti quei bambini con le mamme, se sono giovani, si conducono nel Cordofan e nella Nubia per venderli.
3310
Vi sono dei bambini di due giorni, fino alle ragazze e donne di 24 anni pressapoco; vi sono delle madri molto giovani dai 14 ai 20 anni con due o tre piccoli; vi sono molte madri che non hanno dato ancora alla luce i piccoli e tutte nude le si conduce nella Nubia e al Cordofan e in Egitto. Ogni anno se ne strappano molte centinaia di migliaia e può darsi mezzo milione. Dal Cairo a Khartum noi ne abbiamo incontrati pìù di trenta carovane e barche. Da Khartum al Cordofan più di mille tutti nudi e legati al collo e tirati dai giallaba (mercanti di schiavi). Una volta strappati questi poveri bimbi e bimbe, il padrone ne dispone a suo piacere e soprattutto per gli harem e la prostituzione.
3311
E' innumerevole il numero dei bambini nati che si gettano fuori da El-Obeid o li seppelliscono o li gettano sulla terra fuori della città per essere mangiati dagli avvoltoi e uccelli, con i cammelli morti, gli asini e gli altri animali. Quindici giorni fa, mentre stavo passeggiando fuori dalla città, ho visto delle centinaia di questi piccoli cadaveri o dei pezzi di cadaveri. Ho reclamato presso il Pascià il quale mi ha dato ordine di seppellire tutti i neri morti. Poi una quantità di bambini vengono venduti con la loro madre per 90 o 100 franchi. Noi abbiamo numerose madri con i loro piccoli che abbiamo acquistato e che ci hanno donato e noi li abbiamo messi in piccole capanne che abbiamo costruito e comperato fuori dalla Missione.
3312
A Mons. Joseph De Girardin - 31.7.1873
Ecco la grande necessità di fondare un grande orfanatrofio e affidarlo alle Suore; ho già comperato il terreno proprio vicino alla mia residenza. Ma mi occorre denaro sia per costruire, sia per mantenere ed educare questi bambini. Madri per allattarli ce ne sono in abbondanza, anche di 11 anni, che possiamo acquistare o prendere a noleggio. Un gran orfanatrofio è necessario anche a Khartum.
3313
Premesso tutto ciò lei deve ancora pensare, Monsignore, che qui non è mai stato predicato il Vangelo, per conseguenza lei può immaginare i disordini, la corruzione e gli effetti della corruzione. Bisogna ancora pensare che su 100.000.000 di infedeli di cui è composto il mio Vicariato, ce ne sono di 80.000.000 che vanno nudi completamente, uomini e donne. Ora, per stabilire la fede cattolica, bisogna vestire almeno le donne e un po' gli uomini. Per vestirli è una spesa enorme, perché una pezza di tela ordinaria che comperiamo al Cairo per 10 franchi, arrivata al Cordofan, costa almeno 40 franchi. Una cassa di vestiti e di camicie da donna che mi hanno inviato dalla Francia gratuitamente, trasportata qui al Cordofan, il solo trasporto mi è costato 67 franchi. Pensi ora lei le spese che ci sono necessarie per formare un orfanatrofio per i nostri piccoli neri.
3314
Al momento in cui le scrivo, monsignore, non abbiamo neanche la biancheria per noi, perché abbiamo dovuto fare una camicia a ciascuna bambina e donna del nostro Istituto femminile e farne una anche ai ragazzi. Noi dormiamo vestiti sul nostro angareb che è formato da pezzi informi di legno e legato con delle corde di dattero, o con delle corde di pelle di animale. Ci sono ad El-Obeid dei mercanti arabi (nemmeno un europeo) che hanno della tela, ma per acquistarla occorre del denaro che non abbiamo. Noti ancora una cosa. Le camicie ai neri non durano come in Europa dove ci sono delle belle case, dei letti e delle sedie. Qui i bambini dormono sulla nuda terra o, se le abbiamo, sulle stuoie. Non ci sono sedie; essi dormono e si siedono sempre sulla terra; non hanno scarpe, ma sempre piedi nudi.
3315
Malgrado tutto ciò, il nutrimento e il vestiario di ogni bambino e di ogni bambina anche piccola, ci costa 7 franchi e 74 centesimi per mese, senza contare la casa e le madri che allattano i piccoli. Ma ciò non può durare perchè essi moriranno. Occorrono da 8 a 10 franchi per ciascuno. A Khartum è più caro. Aggiunga le medicine che abbiamo portato dal Cairo. Arrivate al Cordofan costano enormemente. Aggiunga ancora le spese d'acquisto.
Ogni giorno si presentano a noi degli schiavi per essere liberati dalle crudeltà dei loro padroni. Si sono presentati a me delle mamme incinte con piccoli. Se io non le accetto, saranno punite con la morte dai loro sicari. Ho constatato che alcune di loro, anche se incinte, sono state uccise.
3316
Ora che fare davanti a questo disgraziato spettacolo? Levo gli occhi al cielo, confido nella Provvidenza e le accetto. Ora, non avendo al presente il tempo per scriverle altre miserie, m'indirizzo all'Opera della S. Infanzia e la prego insistentemente di venire in mio soccorso con un buon assegno annuale. Se lei vedesse, monsignore, lo stato delle popolazioni dell'Africa Centrale, lei sarebbe convinto che nessuna della missioni della Cina e degli altri paesi del mondo, merita d'essere aiutata come la mia.
In Cina le Missioni sono stabilite da secoli; qui al Cordofan sono solamente 486 giorni che la Fede cattolica è entrata per la prima volta. Dunque, qui bisogna creare tutto. La Cina è un paese civilizzato. L'Africa Centrale no; le popolazioni sono completamente nude, uomini e donne, alla distanza di 10 giorni e anche di 3 giorni da qui. Qui le donne portano, per la strada, un piccolo asciugamano; le ragazze completamente senza il minimo vestito o con un cordoncino di pelle in basso. Non ho parole per esprimerle le miserie di questo paese e molte cose non si possono nemmeno dire per pudore. Dunque, raccomando questa santa causa al suo ammirabile cuore; perori, monsignore, la causa dell'Africa Centrale.
3317
Per quanto riguarda noi Missionari e Missionarie, siamo disposti a morire mille volte per la salvezza di queste anime. Il nostro grido di guerra sarà sempre per tutta la nostra vita. "O Nigrizia o Morte".
Noi saremo, con la grazia di Dio, fedeli al nostro proposito.
3318
Io non voglio tacerle qui che, allorché la S. Sede mi ha affidato questa vasta e laboriosa Missione, la mia coscienza era un po' titubante, perché conoscevo la mia piccolezza di fronte a questo mandato enorme che Dio mi ha affidato tramite il suo augusto Vicario Pio IX. Allora io ho pensato che con le nostre forze non riusciremo mai a fondare il cattolicesimo in queste immense regioni dove la Chiesa, malgrado gli sforzi di tanti secoli, non è giammai riuscita. Allora ho gettato tutta la mia confidenza nel Sacro Cuore di Gesù e ho stabilito di consacrare tutto il Vicariato al Sacro Cuore di Gesù il 14 settembre prossimo. A questo scopo ho inviato una circolare per fare questa grande solennità e ho pregato l'apostolo ammirabile del S. Cuore, il P. Ramière, a redigere l'atto di Consacrazione solenne, ciò che egli ha fatto. Glielo invierò.
3319
Ora, per questa volta, mi fermo e la prego di destinare all'Infanzia del mio Vicariato un buon assegno e d'inviarlo al Cairo al mio rappresentante, Don Bartolomeo Rolleri, Superiore degli Istituti dei neri al Cairo. Egli mi farà pervenire tutto alla mia residenza principale per mezzo del divano del Cairo.
3320
Le autorità turche fino a ora sono buonissime con la Missione; io sono arrivato nel Vicariato con un firmano dell'Imperatore di Costantinopoli nel quale accorda al Vicariato tutti i privilegi accordati ai cristiani dell'impero turco. Così ha contribuito molto a essere ben ricevuto in tutte le principali città del Sudan. Ciò fa che noi siamo completamente liberi. Ma a due giorni da qui, dove non c'è alcun governo, noi non abbiamo che il firmano della Provvidenza divina. Tuttavia la fama della nostra Missione a El-Obeid è penetrata ovunque nel regno del Darfur, nell'impero di Bornù, nei Bogus, nei Nuba e un re di questi ultimi è venuto a invitarci per costruire una chiesa e fare delle scuole nella sua tribù, dove c'è una conoscenza ideale di Dio, ma manca completamente il culto, non si prega e si detesta il Corano e dove hanno ucciso tutti quelli che hanno parlato loro del Corano.
3321
Lettera pastorale - 1.8.1873
Il mio scopo attuale è quello di fortificare Khartum ed El-Obeid, come punto di base di operazione: poi noi ci estenderemo fino al di là delle Sorgenti del Nilo, dove vi è una popolazione idolatra e vergine della malizia e un clima molto buono.
Affido questa petizione all'Immacolata Vergine Maria affinché ispiri la S. Infanzia a venire in aiuto di questa Missione, dalla quale dipende, può darsi, la salvezza di tutti i popoli di questo immenso Vicariato.
Daniele Comboni
Traduzione dal francese.

N. 515 (485) - LETTERA PASTORALE PER LA CONSACRAZIONE
DEL VICARIATO AL S. CUORE
AP SOCG, v. 1003, ff. 736-737

El-Obeid, 1 agosto 1873
DANIELE COMBONI
per la grazia di Dio e della S. Romana Sede
Provicario Apostolico dell'Africa Centrale
Al Venerabile Clero e al dilettissimo popolo Cattolico
del Nostro Vicariato Ap.lico salute nel S. N. G. C.
e pastorale Benedizione

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Incaricati per disposizione superna di Dio e per volontà del Sommo Pontefice Pio IX dell'arduo e laborioso apostolato dell'Afri-ca Centrale, ch'è la più vasta e popolata missione dell'Universo, compresi nel profondo dell'anima nostra della gravità della divina Intrapresa, Noi abbiamo misurato la sproporzionata distanza della nostra debolezza di fronte alla grandezza ed importanza del mandato che ci venia confidato. Perciò sollevammo confidenti gli occhi al cielo, per domandare di lassù quella forza ed aiuto, che bastassero a sostenere e dirigere la nostra infermità al grande intento che ci siamo prefissi. Piacque al Signore in tale circostanza d'inspirarci come mezzo sicuro all'effetto desiderato, di raccogliere noi stessi i nostri fedeli e l'intiero Vicariato Ap.lico sotto l'egida del Sacratissimo ed amabilissimo Cuore di Gesù.
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Questo Cuore adorabile divinizzato per l'ipostatica unione del Verbo coll'umana natura in Gesù Cristo Salvator nostro, scevro mai sempre di colpa e ricco d'ogni grazia, non vi fu istante dalla sua formazione, in cui non palpitasse del più puro e misericordioso amore per gli uomini. Dalla sacra culla di Betlemme s'affretta ad annunziare per la prima volta al mondo la pace: fanciulletto in Egitto, solitario in Nazzaret, evangelizzatore in Palestina divide coi poveri la sua sorte, invita a sé i pargoli e gl'infelici conforta, risana gl'infermi e rende agli estinti la vita; richiama i traviati e ai pentiti perdona; moriente sulla Croce mansuetissimo prega pe' suoi stessi crocifissori; risorto glorioso manda gli Apostoli a predicare la salute al mondo intiero.
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Questo Cuore divino che tollerò d'essere squarciato da una lancia nemica per poter effondere da quella sacra apertura i Sacramenti, onde s'è formata la Chiesa, non ha altrimenti finito di amare gli uomini, ma vive tuttodì sui nostri altari prigioniero di amore e vittima di propiziazione per tutto il mondo. Né contento di questo, egli stesso in una celebre Apparizione alla B. M. Margherita Alacoque si offrì spasimante di affetto a rimedio dei mali che sarebbersi rovesciati sul mondo colpevole e perituro con promesse di special protezione per coloro, che al suo culto ed amore fossersi consacrati.
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Il perché, o figliuoli dilettissimi, Noi siamo compresi dalla più ferma speranza, che nell'antro sacrato di questo adorabilissimo Cuo-re sieno eziandio riserbati i tesori di grazie, che deono decidere del-l'eterna salvezza dell'immense popolazioni incurvate ancora sotto l'impero di Satana che alle nostre cure sono commesse. Laonde dopo enormi fatiche e disastrose peregrinazioni, ritrovandoci finalmente tra voi, abbiamo risoluto di devenire formalmente alla solenne Consacrazione di tutto il nostro dilettissimo Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale al Sacratissimo Cuore di Gesù. Perciò invitiamo voi tutti ad entrare con ogni fiducia in quest'arca di salute, affine di scampare al diluvio dei tanti mali che vomita continuamente l'inferno contro di noi e che minacciano ogni giorno più l'estremo eccidio del mondo.
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Noi confidiamo, che questo fausto avvenimento, mentre produrrà in voi tutti un incremento di fede e di amore, schiuderà nuove vie di salute al gran popolo a Noi dilettissimo della Nigrizia Interiore, che dorme tuttavia nelle tenebre e nelle ombre di morte. Quindi è che Noi desideriamo, che venga celebrato colla maggiore possibile solennità e pompa. Al qual fine abbiamo eletto per tal Festa il giorno 14 p.v. settembre; giorno, in cui tutta la Chiesa celebra la solenne Esalta-zione di S. Croce, simbolo del trionfo che Gesù Cristo ha riportato sull'inferno e sul peccato.
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Sarà cura dei M. R. Superiori e Parroci delle Missioni del Nostro Vicariato, che questo giorno sia preceduto da un triduo di pubbliche preghiere, e che sia data in tale circostanza al popolo la istruzione necessaria sull'argomento, spiegando la natura, l'altezza ed efficacia della sublime devozione al S. Cuor di Gesù, ed invitando tutti i fedeli ad accostarsi ai SS.mi Sacramenti, per guadagnare l'Indulgenza Plenaria che, in seguito alle facoltà accordateci dalla S. Sede Ap.lica ai 12 giugno 1872, Noi abbiamo stabilito di applicare a favore di tutti quelli che contriti, confessati e comunicati inter-verranno alla commovente cerimonia di questa solenne Consa-crazione.
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Lettera pastorale - 1.8.1873
Il suono festoso delle campane per mezz'ora dopo il Maghreb annuncerà in ognuno dei tre giorni suddetti la grande solennità, ed un generale digiuno nella vigilia a cibi di stretto magro concorrerà ad invocare sopra di noi in più larga copia le divine benedizioni. La mattina poi del 14 settembre i nostri Sacerdoti alla S. Messa aggiungeranno la Colletta del S. Cuore della Messa propria "Miserebitur" e la Messa solenne sarà "Ritu Votivo solemni de SS. Corde J. ut in die cum com. Dom. occor. sub unica conclusione". Finita la Messa solenne, si esporrà il SS.mo ed il Superiore o Parroco reciterà ad alta voce in lingua araba la Formula della Consacrazione da Noi stabilita e che Noi stessi pronunceremo nella chiesa dell'attuale Nostra Cordofanese residenza. Finalmente si canterà il "Te Deum" chiudendo la sacra funzione colla Benedizione del SS.mo Sacramento.
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Affinché poi resti a perenne memoria questa solenne Consacra-zione del Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale al S. Cuore di Gesù, ordiniamo, che in tutte le chiese del nostro Vicariato in ogni primo venerdì del mese, dopo il solito pio esercizio della Guardia d'Onore del Sacro Cuor di Gesù venga ripetuto parimenti coram SS.mo in perpetuo questa Formula di Consacrazione, e diasi egualmente la Benedizione al popolo. Sarà poi nostro impegno specialissimo di rivolgere quanto prima alla S. Sede Ap.lica le più calde istanze, affinché si degni concedere, che il venerdì dopo l'Ottava del Corpus Domini consacrato alla Festa del Santissimo Cuore di Gesù sia formalmente dichiarato giorno Festivo obbligatorio per tutto
il Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale e che dal nostro Clero secolare e regolare venga celebrato con Rito doppio di 1. Classe con Ottava, secondo le Regole generali dei Patroni.
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Noi siamo profondamente convinti che il giorno faustissimo di questa solenne Consacrazione segnerà un'era novella di misericordia e di pace pel nostro dilettisimo Vicariato e che dal seno misterioso di questo divin Cuore trafitto sgorgheranno torrenti di grazie e fiumi di celesti benedizioni su questo gran popolo a Noi dilettissimo dell'Africa Centrale, su cui pesa ancora tremendo da tanti secoli l'anatema di Canaam.
Dato in El-Obed dalla nostra Cordofanese residenza, addì 1 agosto 1873.
(LS.) Daniele Comboni Prov.o Ap.lico
P. Giuseppe Franceschini Pro-Segretario


N.516 (486) - A D. FRANCESCO BRICOLO
ACR, A, c. 14/27

J.M.J.
El-Obed, capitale del Cordofan, 2 agosto 1873
Mio carissimo D. Francesco,

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Non so proprio cosa dire del suo eterno silenzio. Ho scritto due volte dall'Egitto a Vicenza. Ora, benché affogato da mille gravi occupazioni, non posso dimenticare un istante il mio caro D. Bricolo, e tento la via di D. Guella per fare ricapitare nelle sue mani le mie lettere. Oh! quanto mi rincresce il non aver rubato due giorni per venire a passarli insieme a Vicenza o a Venezia. Ma aveva tali impicci, che non ho saputo, come doveva, sbarazzarmi. Ora che sono immensamente lontano, m'accorgo dello sbaglio, perché non ho più la speranza di presto fare una gita a Vicenza; ma mi separano immensi viaggi e fatiche. Dio mio!
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Ora la prima cosa che io le voglio dire è che voglio sue notizie, ed una lettera di 6 fogli almeno. Sono digiuno affatto di sue nuove: non so se sia vivo o morto. Ordinai a D. Squaranti (Oh! se alla mia Opera Apostolica, che abbraccia tante parti divenisse membro un D. Fran.co Bricolo) di spedirle sempre i nostri piccoli Annali per farle sapere mie notizie. Anche a Lione si stampa les Missions Catholiques ogni settimana dalla Propagazione della Fede, ed a Milano al Seminario di S. Calocero se ne stampa ogni anno la traduzione. Anche queste danno notizie di me. Ma io non so nulla di D. Francesco. Dunque voglio notizie.
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In secondo luogo io desidero soggetti chierici, o sacerdoti, o santi contadini, o santi marangoni, o santi muratori per l'Africa: quindi vorrei che fornisse l'Africa Centrale di Missionari preti e laici di prima classe mandandoli prima al magro Istituto del Seminario. Anche brave maestre con vocazione religiosa, da spedire a Verona all'Ist.o una volta d'Astori a S. Maria in Organo, ma che ora è mio.
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Ora in un baleno due notizie sul mio conto, perchè non ho tempo. Ho da lavorare come Provicario, ed ho più di 900 lettere da scrivere. Ho tante relazioni d'insigni benefattori, che bisogna che coltivi; ho speso in meno di sei anni dacché ho fatte le piccole fondazioni d'Egitto, ho speso, dico, più di 500,000 (dico cinquecentomila) Franchi in oro per le mie Opere, o meglio per le Opere di Dio (di cui io sono il lavapiatti, e S. Giuseppe n'è l'Economo) sorte a favore della Nigrizia. Dunque ho da fare. Ecco in un baleno le mie notizie.
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A Don Francesco Bricolo - 2.8.1873
Con sedici e più individui fra preti, laici, e suore etc. venni da Verona al Cairo. Condussi meco Perinelli dell'Ist.o Mazza come mio Segretario. Ma, forse sedotto da nemici delle opere buone, abusò del segreto di segretario, e pubblicò ciò che dovea tener segreto perchè caricava 3. persona. Insomma formò partiti, cercò di strappar de' soggetti, ed invece di servire al suo Capo, che l'avea ricolmato di gentilezze e fatto spese dandogli denari a profusione, presentandolo ad alti personaggi a Roma, Napoli, Trani, Bari etc. Egli per sostenere D. Giuseppe Ravignani volea che cacciassi via i due migliori soggetti che ho, tra i quali un distinto Canonico, che fu parroco di 32000 anime. Io no per amor di Giustizia.
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Il fatto è che (forse avea imparato già a fare i partiti nelle comunità) io sono costretto a mandarlo via dalla missione. Così ho fatto col nipote del P. Lodovico da Casoria di Napoli; due soggetti che io presi senza prova. Fiat!
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Dopo superate immense difficoltà ai 26 di gennaio con due grandi barche, 30 persone fra preti, monache, mori, morette partii dal Cairo; e dopo immense fatiche, e mille vicende, da cui fummo salvati per miracolo, dopo 99 (novantanove) giorni di viaggio arrivai a Chartum, ove fui ricevuto dalla Colonia, dai Pascià, dai Consoli e da tutti con un entusiasmo di cui mi confondo. Il gran pascià Ismail a Chartum che comanda fino alle Sorgenti del Nilo, mi offrì piena libertà, ed il suo appoggio per far quel che voglio, disporre degli schiavi come io voglio, e mi offrì i suoi vapori per fare le mie visite pastorali sul Fiume Bianco, Fiume Azzurro e Berber etc.
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Difatti venendo in Cordofan dovetti fare 127 miglia sul Fiume Bianco e entrare nelle selve. Ei mi diede gratis il suo vapore tutto a mia disposizione. A Chartum facemmo risuscitare quella Stazione già moribonda, ed ora è in piena attività la parrocchia. Cresimai tutti quelli che sono rimasti dal 1858: apersi in altro palazzo preso ad affitto l'Istituto femminile, vi misi le suore e istitutrici negre; ed ora questo Istituto fiorisce e fa miracoli di carità. Ho Suore orientali di Gerusalemme, Aleppo, Monte Libano e francesi, e fanno miracoli; ne sono contento; ma spiegherò in altre mie questo fecondo argomento; La mia Superiora, Sr. Giuseppina Tabraui di Gerusalemme, giunta al punto di morte a Scellal, dopo sbocchi di sangue etc., con uno strepitoso prodigio della Venerabile Canossa (alla quale facemmo la novena) guarì in tre giorni, e potè fare
il deserto nella più critica stagione viaggiando 17 ore al giorno sotto 60 e più gradi di Réaumur dalle 12 alle 4 p., e correndo a passi sforzati talmentecché quel deserto fra Corosco ed Abuhhammed, che è il più pericoloso per l'acqua, e il quale noi nel 1857 abbiamo passati in 15 giorni, ora colle Suore lo passammo in soli 6 giorni e mezzo, con 19 donne.
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Io arrivai a Berber più morto che vivo. Siccome io era munito d'un Firmano di Costantinopoli del Gran Sultano ottenuto dal-l'Imperatore d'Austria, tutti i Pascià e Mudir del Sudan mi ricevet-tero festosamente e mi offrirono i loro servigi. A Berber ebbi la barca di quel Pascià. Il mio ingresso in Chartum e nella capitale del Cordofan e quello che si è fatto finora lo saprà dai nostri Annali di Verona. Al mio ingresso in Cordofan il Pascià pubblicò il decreto di abolizione della schiavitù, qui non mai pubblicato, per cui questo mercato pieno ogni giorno di migliaia di schiavi incatenati, ora è vuoto, e guai se io trovo schiavi incatenati per le vie; li conduco tosto alla missione, e non li restituisco più.
3340
Nel viaggio fra il Fiume Bianco ed El-Obed, incontrai migliaia di schiavi d'ogni età e sesso. Alcuni a dieci a dodici legati al collo con una corda e raccomandati col capo della corda ad un Giallaba: altri da otto a dieci, mescolati ragazzi e ragazze, legati col collo ad una trave che doveano tutti sostenere sulle spalle, altri con catene di ferro stretti a piedi, altri legati le braccia di dietro, altri colla sceva, o trave attaccata al collo, tutti nudi, spinti dalla lancia di quei satelliti, e la maggior parte erano ragazze da 10 a 20 anni affatto nude. Compren-da bene la sublimità della mia Missione. Ma basta.
3341
Qui ad El-Obeid è la vera porta della Nigrizia. Saprà la storia di questa magnifica missione sorta ora quasi per incanto, ove è un clima buonissimo. Ora noi non abbiamo 18 gradi, piove bene, e non esistono qui né febbri né nulla. Io spedii nell'Ottobre 1871 i due P. Carcereri e Franceschini per esplorare il Cordofan: riuscì felice, ed ora ho qui una magnifica casa con giardino, e la casa femminile in ordine, e comprate e pagate. E' una missione che promette molto. E' poi la porta della Nigrizia. In cinque giorni si va a Gebel Nuba, patria di Bachit Miniscalchi. Uno di quei capi venne ad invitarmi per fabbricar chiesa e scuola; è terreno e clima magnifico.
3342
In altri due giorni a Nord-Ovest da qui si va al Darfur, ed in 12 alla residenza del Sultano. In un mese di viaggio di qui si va nel vasto impero di Bornù, mentre da Tripoli ci vogliono 114 giorni. Bornù è sotto la mia giurisdizione. Il mio Vicariato è tra l'Egitto ed il 12¼. grado Lat.n Sud, Fra il Mar Rosso e Suakin, l'Abissinia, i Gallas e il Niger. E' il più vasto e popolato dell'universo. Dunque per carità mi trovi candidati e li mandi a Verona.
3343
Mi riverisca Mgr. Vescovo, D. Sartori, e tutti di casa, e D. Quinto e tutti i giovani. Ai 14 sett.e faccio la Solenne Consacrazione di tutto il Vicariato al S. Cuore di Gesù, dal quale m'aspetto la conversione di tutti. All'ottobre continuo la mia visita Pastorale ed andrò col vapore tutto a mia disposizione gratis a Gondocoro. Al gennaio, andrò sul Fiume Azzurro fino ai confini dell'Abissinia e Suakim. Baker reduce dalle sorgenti del Nilo dice che là devo piantare una missione. La pianterò certo, ma mi trovi missionari. Sono suo aff.mo in G. C. usque ad mortem (mi saluti D. Bortolo a Venezia)

Dan. Comboni p. Vic.o Ap.o
dell'Africa C.le


N. 517 (487) - LETTERA CIRCOLARE AL CLERO DEL VICARIATO
AP SOCG, v. 1OO3, ff. 74O-741

El-Obeid, 10 agosto 1873

DANIELE COMBONI
Provicario Apostolico dell'Africa Centrale
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Ai M. R. Parroci e Vicarii Parrocchiali e Confessori del Nostro dilettissimo Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale, salute ed ogni bene da Dio per Gesù Cristo Signor Nostro.

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Lettera circolare al Clero - 10.8.1873
Dacché siamo entrati nella cura spirituale dell'immenso Vicariato affidatoci dalla S. Sede Ap.lica, nostra prima e special cura fu quella di riconoscere lo stato morale dei fedeli a Noi soggetti, affine di prestar loro quei soccorsi che fossero nel nostro potere, e dei quali avessero ad abbisognare. Per tal modo Ci tornò facile scorgere anche fra loro quella alternativa di bene e di male, che trovasi in ogni società umana: e così mentre ci consolò non poco quello slancio di fede, che li porta generalmente a rispettare l'autorità ecclesiastica, fino quasi all'entusiasmo, e quel coraggio, onde taluni si sentirono animati a rimettersi sulle vie dell'eterna salute; altrettanto ci amareggiò quella quasi indifferenza morale, che spinge molti altri a violare con troppa frequenza alcuni dei più gravi precetti della legge divina, naturale, ed ecclesiastica.
3345
Il perché Noi ci sentiamo obbligati di alzare la voce per vostro mezzo contro il lupo che diserta il gregge, e colle parole del-l'Apostolo (ad Tim. II c. 4) diciamo a ciascuno di voi, nostri carissimi e zelantissimi Cooperatori e fratelli nelle gravi nostre cure pastorali: "praedica verbum, insta opportune, importune: argue, obsecra, increpa in omni patientia et doctrina" "ne quis eorum ignoranter pereat". Fate loro comprendere dapprima, che la Fede senza le opere è morta, come dice S. Giacomo, (Ep. Cath. c. 2) e che la vera Fede senza la quale è impossibile di piacere a Dio (ad Hebr. c. 11.) è quella, come dice S. Gregorio Papa (Hom. 29 in Ev.) che non contradice colle opere a ciò che dice colle parole. Poscia dimostrate loro quale e quanto grave peccato sia il concubinato.
3346
Dopo che Gesù Cristo ha richiamato alla sua primitiva unità il Matrimonio, e che lo ha innalzato alla dignità di Sacramento, è un grave delitto qualsiasi unione fuori di questo stato unico; ma molto più deve ciò dirsi del concubinato, che è uno stato ed una unione abitualmente opposta al santo matrimonio. Notate loro eziandio il grave scandalo che danno i concubinari al resto dei fedeli e ai medesimi infedeli, molti dei quali sanno benissimo che ciò è pei cristiani un delitto. Né vale a diminuirne la colpa, il pretesto, che in questi paesi del Sudan si costuma così. Gesù Cristo non ha fatto una eccezione speciale pel Sudan, ma ha fatto una legge generale per tutti i tempi, luoghi e persone; e non si salva se non chi osserva questa legge.
3347
Egli ha condannato direttamente il concubinato nella Samaritana (Ev. S. Jo. c. 4), ed appresso tutti i Padri e Concilii Ecumenici l'hanno sempre considerato come un grave peccato, ed il S. Concilio di Trento specialmente (Sess. 24. c. 8.) decretò contro i concubinarii la pena della scomunica ferendae sententiae post trinam monitionem, e quella di cacciarli dalle città e dalle Diocesi, coll'aiuto dell'autorità secolare. Non vi sarà poi ignoto, come in quasi tutti i Sinodi questo peccato viene riservato come uno dei più enormi e dannosi, e che dalle stesse leggi civili d'Europa è severamente punito (Scavini T. I. tr. 4. Disp. 2. c. 2. art. 1.): ed egualmente non ignorerete che i concubinari pubblici dal Rituale Romano (de Patrinis et de quibus non licet dare eccl. sepolt.) vengono interdetti dall'Ufficio di Padrini e dalla sepoltura ecclesiastica, come peccatori manifesti, nisi dederint signa poenitantiae.
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Dichiarate quindi pubblicamente che Noi siamo risoluti di applicare contro quelli che per loro sventura si ostinassero nel concubinato tutte le dette pene e censure ecclesiastiche; ed anzi fin d'ora v'ingiungiamo di osservare ciò che prescrive il Rituale Romano contro di loro tanto nell'amministrazione dei Sacramenti, come nella sepoltura ecclesiastica, in modo che dopo quest'ordine, nessun pubblico concubinario deve essere accettato come padrino nell'ammini-strazione dei Sacramenti, né ecclesiasticamente sepolto, se muore impenitente. Riserviamo quindi a Noi di procedere con pene mag-giori contro quelli, che pertinacemente si ostinassero a non ascoltare le nostre paterne ammonizioni.
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Un altro deplorabile delitto abbiamo da compiangere in taluno dei nostri fedeli, ed è la cooperazione diretta o indiretta al disumano commercio degli schiavi, ed alla orribile tratta dei neri. Sono tanto là trascorsi alcuni, da considerare i neri, come una specie diversa di esseri dagli uomini, e media tra i puri animali e l'uomo: pretendono quindi, che i neri per loro condizione debbano essere schiavi, e che debbano servire come un articolo di speculazioni industriali. Perciò con massimo nostro dolore abbiamo appreso che v'ha taluno dei cristiani, i quali con danaro o con armi prestano aiuto a coloro che vanno violentemente a strappare dalle loro famiglie e rapire dai loro paesi queste infelicissime vittime della più spietata barbarie, che sono nostri dilettissimi Figli e preziosa nostra eredità, e che non mancano di quelli, che ne fanno acquisto per venderli ad altri, e di quelli che li maltrattano con disumane percosse fino al sangue, e di quelli che illegittimamente li maritano e poi ne vendono la prole, oppure vendono separatamente la moglie dal marito e dai figli.
3350
Non vi ha poi quasi nessuno fra i cristiani del nostro Vicariato, che pensi a fare istruire i loro servi neri nella vera Religione, come impone loro Iddio nel quarto dei suoi comandamenti, meritandosi perciò il rimprovero dell'Apostolo che, "qui suorum et maxime domesticorum curam non habet, fidem negavit, et est infideli deterior" (I. ad Tim. 5). L'animo nostro altamente indegnato contro gli autori di questi delitti, si rivolge a Voi, dilettissimi Cooperatori in quest'ardua e laboriosa Vigna di Cristo, perché facciate conoscere
a tutti i nostri fedeli, che Noi a nome della Religione e dell'umanità detestiamo e vietiamo questo disumano commercio. Gesù Cristo ci ha detto espressamente (S. Mat. XXIII. 8.) che noi siamo
tutti fratelli, senza distinzione tra bianchi e neri, e che, (S. Mat. 7.) non dobbiamo fare agli altri ciò che non vorremmo fatto a Noi
stessi.
3351
Lettera circolare al Clero - 10.8.1873
E l'Apostolo a Filemone scrive di Onesimo (Ad Phil.) non ut servum, sed pro servo charissimum fratrem, maxime mihi, quanto autem magis tibi, ut in carne et in Domino! Si ergo habes me socium, suscipe illum sicut me". Da ciò nel Cristianesimo la schiavitù è un delitto, quanto più il detestabile commercio degli schiavi e l'orribile tratta dei neri? Quindi i Sommi Pontefici Paolo III Urbano VIII Benedetto XIV Pio VII e Gregorio XVI tra gli altri, condannarono questi delitti come ingiuriosi al Cristianesimo. Volendo perciò Noi provvedere per quanto ci è possibile al bene spirituale del nostro dilettissimo Vicariato, vi ordiniamo di annunziar loro, che senza grave peccato non possono né vendere essi stessi i neri, né donarli a chi non può loro procurare l'eterna salvezza, né imprestar denaro o munizioni a quelli che vanno a strapparli violentemente dal loro paese, e molto meno rubarli o farli rubare per conto loro, né in qualsiasi altra maniera cooperare a questo infame traffico, e che sono tenuti di trattare umanamente e di istruire o far istruire quelli che hanno od avranno nella vera Religione, ed incarichiamo Voi di vegliare con ogni sollecitudine e riferirci in proposito, all'effetto, che sia estinto un sì obbrobrioso commercio, riservandoci in caso di bisogno di prendere coll'Autorità locale, contro coloro che ricadessero, i necessarii provvedimenti della legge civile, consentita dalla Sublime Porta e dai trattati colle grandi Potenze Europee.
3352
Allacciati la coscienza dall'uno o dall'altro di questi delitti, od aggravati da altre disordinate abitudini alcuni dei Nostri fedeli hanno lasciato passare il tempo Pasquale, da Noi promulgato anche in via straordinaria, senza presentarsi ai SS.mi Sacramenti. Un tal fatto ci afflisse moltissimo, tanto più che Voi li esortaste più volte con zelo instancabile in pubblico e personalmente in privato. Siamo quindi venuti nella deliberazione di applicare contro i renitenti le speciali disposizioni del Rituale Romano (De Comm. Pasq.) non che una delle pene ecclesiastiche stabilite dal Concilio Lateranense IV celebrato nel 1215 sotto il Pontefice Innocenzo III. Perciò Vi ordiniamo di denunciare ogni anno a Noi tutti coloro, che dopo essere stati più volte ammoniti, ricusassero per colpevole negligenza di soddisfare al Precetto Pasquale; di non permettere loro che vengano assunti padrini dei Sacramenti e di negar loro l'ecclesiastica sepoltura, ove per estrema disgrazia avessero a morire ostinati nella impenitenza.
3353
Finalmente vi raccomandiamo con tutto il fervore dell'anima nostra d'inculcare eziandio ai nostri dilettissimi fedeli l'obbligo della santificazione delle Feste e dell'astinenza prescritta nei venerdì e d'insinuare per quanto è possibile a tutti la frequenza dei SS.mi Sacramenti.
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Ci sorride nell'animo la più dolce speranza, che mercé l'opera del vostro laudabile zelo, i nostri fedeli si persuaderanno che Noi non abbiamo in mira, che il loro vero bene spirituale ed i grandi interessi della loro eterna salute, e perciò nutriamo la più viva fiducia, che vorranno ascoltare la Nostra voce e dar retta ai nostri paterni consigli, con cui sentiamo il dovere di richiamarli sulla via retta dei divini ed ecclesiastici comandamenti. Al quale effetto Noi indirizziamo al cielo le nostre quotidiane preghiere e siamo certi, che voi farete altrettanto per le anime dei fedeli alla vostra cura speciale commessi.
3355
Noi li raccomandiamo di nuovo con tutto il fervore del Nostro spirito al vostro zelo Apostolico, nella persuasione, che voi saprete insinuarvi presso ognuno di loro, affine di salvarli tutti alla grazia redentrice di Gesù Cristo Signor Nostro, nel cui nome con tutto il cuore invochiamo sopra di Voi e sopra ognuno dei Fedeli del nostro Vicariato Apostolico tutte le celestiali benedizioni nel Nome del Padre, e del Figliuolo e dello Spirito Santo. Così sia.
Dato dalla nostra attuale residenza in Cordofan

El-Obeid. 10. Agosto 1873.

(LS) Daniele Comboni Prov. Ap.lico dell'Af. Cen.le
P. Giuseppe Franceschini Pro-Seg.


N. 518 (488) - A PERSONALITA' AUSTRIACA
"Annali B. Pastore" 6 (1874), pp. 21-27

El-Obeid, 18 agosto 1873
Signore,

3356
L'esimia bontà e degnazione di cui mi fu sempre larga la S. V. ed il sentimento più vivo e profondo della mia gratitudine e devozione che serberò incancellabile sino alla morte verso la S. V., non mi permettono di protrarle più a lungo un brevissimo ragguaglio sul movimento, sviluppo e progressi dell'Opera della rigenerazione della Nigrizia, che ebbe l'alto onore d'interessare l'intelligente e savissimo giudizio della mente e la squisita pietà del magnanimo cuore di V. S.
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A Personalità austriaca - 18.8.1873
Avendo gli Istituti del Cairo allevato e formato oltre a cinquanta soggetti indigeni capaci di coadiuvare potentemente l'apostolato della Nigrizia Centrale, ho spedito quattro missionari esploratori nel centro dell'Africa, affine di trovare una posizione propizia ove iniziare con successo una missione nell'interno. I quattro esploratori, capitanati del Rev.mo P. Stanislao Carcereri, mio attuale vicario generale, dopo 82 giorni di viaggio, pervennero a questa capitale popolata da oltre centomila abitanti. Avendo bene constatata l'opportunità di una missione in El-Obeid, ove mai fu portato il Vangelo, e, ritrovando quivi un clima sanissimo ed assai men caldo del Cairo, corsi a Roma per chiedere alla Santa Sede pel mio Istituto la missione del Cordofan, che è una provincia grande come tutta l'Ungheria. La Sacra Congregazione di Propaganda, dopo maturo esame e lunghi studi, non solamente mi affidò il Cordofan, ma tutta l'Africa Centrale, che è la più vasta e laboriosa missione dell'universo, più grande di tutta l'Europa, e popolata da oltre cento milioni d'infedeli.
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Il Santo Padre Pio IX poi nel nominarmi Provicario Apostolico di questo immenso paese, mi diede tutte le facoltà papali necessarie per adempiere il mio ufficio.
Ecco i confini del Vicariato: Al nord l'Egitto, Tripoli e l'Algeria; all'ovest il Niger; al sud la Guinea Meridionale ed il 12¼ grado lat. sud; all'oriente il Mar Rosso, l'Abissinia e le tribù dei Gallas. Coll'appoggio del S. Cuore di Gesù, a cui, ai 14 del venturo settembre consacrerò tutto il Vicariato, spero di riuscire a piantare stabilmente la fede nella Nigrizia Interiore e consolidarvi la missione cattolica.
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Ai 26 del p.p. gennaio, con due grandi barche, dahhabie, partii dal Cairo con 33 individui fra missionarii, suore, istitutrici negre e fratelli artisti coadiutori, e dopo 99 (novantanove) giorni di penosissimo e lento viaggio, montando 65 cammelli nel gran deserto dell'Atmur, giunsi a Chartum, ove, dopo un mese di dimora misi in piedi due importanti Istituti ed una parrocchia; indi montato il vapore messo a mia disposizione gratuitamente dal pascià di Chartum, entrai nel Fiume Bianco, e, viaggiando 127 miglia, scesi a Tura-el-Khadra, ove con 17 cammelli, attraversando le immense boscaglie degli arabi Hassanie, dopo 9 giorni di celere marcia, giunsi a questa capitale, che è la vera porta della Nigrizia Interiore. Qui è già iniziata una cristianità, apersi l'Istituto femminile, e la missione è in piena attività. In soli quattro mesi dacché mi trovo in Sudan, posso assicurarmi di vedere fra breve il Vicariato bene avviato in un modo da farvi delle grandiose conquiste.
3360
Tutti i miei sforzi attuali sono diretti principalmente a consolidare le due capitali missioni di Chartum e del Cordofan.
Chartum è la base di operazione per portare la fede fra le innumerevoli tribù della parte orientale del Vicariato fino al di là delle sorgenti del Nilo. El-Obeid è la base di operazione per piantare a poco a poco la croce nelle tribù, regni ed imperi che costituiscono la parte centrale del Vicariato. A quattro giorni da El-Obeid si entra nel territorio del Regno di Darfur, ed in 15 giorni si arriva alla residenza del Sultano. In 30 giorni si arriva alla capitale dell'Impero di Bornù, ed in 5 giorni si entra nelle idolatriche tribù della grande famiglia dei Nuba.
3361
Ora tanto in Chartum che in El-Obeid vi è parrocchia, scuole pubbliche maschili e femminili, un grande orfanotrofio qui sotto diverse capanne, che ricovererò in una gran casa quando Dio me ne darà i mezzi di fabbricarla con sabbia, come è l'uso di Cordofan. Ogni settimana battezzo e cresimo buon numero di adulti, poiché soprattutto nelle istitutrici negre formate in Cairo riscontro abilissime maestre per catechizzare ed istruire gli indigeni.
3362
Tutte le autorità egiziane mi secondano e danno un vero appoggio al mio apostolato. I pascià di Chartum e del Cordofan mi sono amici e mi ringraziano soprattutto per aver condotto le Suore per l'istruzione della gioventù femminile. E' la prima volta che l'Africa Centrale vede queste eroine della civiltà cristiana.
3363
Rimettendomi ad altra lettera per dare alla S. V. ulteriori ragguagli di questo immenso Vicariato, mi limito ora a darle un brevissimo cenno dell'orribile tratta degli schiavi che in questo Vicariato è nel massimo vigore. Vostra Signoria avrà letto, non ha guari, dei dispacci telegrafici in cui si è spacciato a tutto il mondo che la tratta degli schiavi è completamente soppressa, e che le strade sono aperte da Gondocoro all'Equatore e dall'Equatore a Zanzibar. Tutto è falso; e la missione dell'Africa Centrale è costretta ad essere testimonio dell'orribile strazio che infami mercanti di carne umana fanno degli infelicissimi negri delle tribù finitime a queste due fondamentali stazioni della mia residenza.
3364
Più volte al mese partono da Chartum e da El-Obeid truppe di Giallabi armati di fucili, e vanno nelle tribù finitime ed anche lontane, e strappano violentemente dal seno delle pacifiche famiglie dei negri i ragazzi, le ragazze e le giovani madri, uccidendo quasi sempre i padri e coloro che si difendono.
3365
Dopo fatto un bottino di mille, duemila, cinquemila, ritornano in queste città, donde poi partono per venderne gli schiavi nella Nubia sui porti del mar Rosso e nell'Egitto. Queste infelici creature fanno tutto questo immenso viaggio a piedi, spinte dalle lance dei loro manigoldi. Siccome poi una montagna presso il territorio di Darfur, popolato da circa 1400 neri, tre mesi fa resistette agli assalti dei Giallabi, che erano andati a rapire le fanciulle ed i ragazzi, la scorsa settimana son partiti da El-Obeid duemila armati di fucili per vendicare la sconfitta avuta da questa montagna, e massacrarvi tutti i capi di quegli abitanti.
3366
Nel mio viaggio di nove giorni da Tura-el-Khadra ad El-Obeid incontrai più di mille di questi infelici divisi in diverse carovane; erano maschi e femmine tutti nudi, legati promiscuamente ad otto o dieci al collo con funi raccomandate ad una trave perché non fuggissero; altri erano legati colle braccia dietro e tirati da corde; altri stretti da catene di ferro ai piedi; altri legati alla sceva, cioè una trave che finisce a triangolo, a cui è stretto il collo dello schiavo; le giovani madri di quattordici o quindici anni erano legate a due a due, e solo i fanciulli e le fanciulle dai quattro ai sette anni circa non erano legati. Tutti erano nudi, camminavano a piedi, spinti dalle lance barbaramente. Incontrai poi parecchi cadaveri di schiavi affranti dalle fatiche, e caduti morti per istrada.
3367
A Personalità austriaca - 18.8.1873
L'abolizione della tratta dei negri nell'Africa Centrale è una lettera morta, e credo che sia quasi impossibile realizzarla, poiché gli schiavi costituiscono una delle principali rendite del Governo e dei negozianti del Sudan... Chi abolirà realmente la tratta degli schiavi sarà la predicazione del Vangelo e lo stabilimento della fede cattolica in questi sfortunati paesi; ed ora io sto studiando il modo di mettere la missione cattolica in istato di costringere i Pascià ed il Governo a frenare e diminuire praticamente lo strazio che si fa di questi infelici, e già è nato in molti un timor panico della missione.
3368
Quanti io trovo legati schiavi, o si presentano alla missione, io li conduco o li faccio condurre al Divano, e fo loro rilasciare la carta di libertà.
Ho fatto acquisto di un grande terreno fuori di El-Obeid, magrissimo, per mettervi gli schiavi liberati, e vivere del prodotto del terreno, e ce ne ho già molti.
3369
V. S. conosce come anche solo da questo lato la mia missione è importantissima. Alla vista di tanti orrori e tante miserie i miei missionari sono decisi di sacrificare la loro vita per la salvezza di queste sventurate popolazioni. Noi non sentiamo né il calore equatoriale, né gli stenti della vita apostolica di questa missione, né la fatica dei viaggi, né le disagiate dimore; né la privazione di tutto, poichè biancheria, camicie, tele abbiamo consumato per fare una semplice camicia alle schiave liberate. Tutti siamo decisi di tutto sopportare per migliorare la condizione di questi popoli e chiamarli alla fede. Il nostro grido di guerra sarà fino all'ultimo respiro: O Nigrizia o morte. Il Sacro Cuore di Gesù ci aiuterà.
3370
Siccome poi gran parte dei cristiani sono cooperatori all'infame traffico dei negri qui nell'Africa Centrale, io ho fulminata la scomunica contro i delinquenti, ed ho minacciato tutti gli eretici d'ogni colore che in base alle leggi vigenti dopo il trattato di Parigi del 1856 in cui è abolita (sulla carta) la schiavitù, io li farò tutti incarcerare dalle autorità turche, che ecostringerò, sotto pena di essere denunciati ai lo-ro Governi ed all'obbrobrio di tutto il mondo. E' circa un mese che ho emanata questa circolare, e ora si ha tale paura e dai turchi, e dai cristiani, e dai cattolici, che mi fa sperare che l'azione del capo del cattolicesimo e della missione del Sudan sarà feconda di buoni effetti.
3371
Le chieggo perdono, signore, di essermi un po' troppo dilungato. Desidero di dare a poco a poco alla S. V. una languida idea della mia missione che per importanza, per grandezza, per difficoltà è la prima del mondo, la più santa, la più benefica, la più umanitaria.
Si degni la S. V. di accogliere i sensi della mia profonda venerazione e gratitudine, coi quali ho l'onore di segnarmi nei Sacri Cuori di G. e M.
Della S. V.
Umil.mo dev.mo ubb.mo servo
Daniele Comboni
P. Vicario apostolico dell'Africa Centrale

N. 519 (489) - AL CANONICO CRISTOFORO MILONE
"La Libertà Cattolica" 244 (1873), pp. 981-982

El-Obeid, capitale del Cordofan 19 agosto 1873

Cariss. e Veneratiss. Amico, Dirett. della Libertà Cattolica

3372
Occupatissimo come io fui sino ad ora, e pegli apparecchi fatti in Cairo per la più gran carovana cattolica che abbia giammai veduto l'Africa Centrale, e pell'arduo e lungo viaggio di detta carovana da me guidata a Chartum, impiegando 99 (novantanove) giorni dal Cairo, e pel molto che trovai da fare nel Vicariato, non potei ancora adempiere a quanto abbiamo stabilito di fare circa la nostra epistolare corrispondenza. Ma dopo la solenne consacrazione del Vicariato al S. Cuore di Gesù, che avrà luogo nel prossimo 14 Settembre, spero, restituitomi alla mia principale residenza di Chartum, di intraprendere una grata ed interessante corrispondenza. Questo Vicariato il più grande e laborioso dell'Universo, contiene oltre a 100 milioni di poveri infelici, le cui miserie e sventure commuoverebbero i cuori più duri se si conoscessero; tra le molte la tratta dei negri e gli orrori della più crudele schiavitù, cose che sono nel massimo vigore ed in piena attività, sono miserie che non si possono esprimere a parole.
3373
Ho il sommo contento di possedere nel mio Vicariato due buoni e bravi missionari della illustre Diocesi di Trani. L'uno è D. Salvatore Mauro, di ottimo spirito ed abnegazione che già parla, catechizza, e predica in arabo, ed è devotissimo di S. Giuda Taddeo e di N. S. del S. Cuore di Gesù. L'altro è il Canonico D. Pasquale Fiore attualmente in Chartum dotato di un eroico coraggio e zelo instancabile pei neri, e capace di dirigere bene una missione. Questi due distinti missionari sono convinti che la nostra missione è la più santa, la più umanitaria, la più importante di tutte, poiché qui prima dobbiamo rendere uomini i nostri neri* e poi cristiani. Ma tutto si farà col S. Cuore di Gesù. Vi abbraccio di tutto cuore il
V.o aff.mo amico
Daniele Comboni
P. Vicario Apost. dell'Africa Centrale


N. 520 ( 490) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 738-739

N¼. 8
El-Obed, Cordofan, 20 agosto 1873
E.mo R.mo Principe,

3374
Al card. Alessandro Barnabò - 20.8.1873
Mi prendo la libertà di accluderle la Circolare emanata per la solenne Consacrazione del Vicariato dell'Africa C.le al Sacratissimo Cuore di Gesù che avrà luogo ai 14 del p.v. settembre. Egli è colle più calde istanze che io, a nome altresì de' miei zelantissimi missionari, mi rivolgo umilmente a V. Em.za R.ma perché innalzi al trono Augusto del Sommo Pontefice, l'adorato nostro S. Padre Pio IX, una preghiera affinché si degni concedere benignamente "che il venerdì dopo l'Ottava del Corpus Domini, consacrato alla Festa del Santissimo Cuore di Gesù, sia formalmente dalla S. Sede Ap.lica dichiarato giorno festivo obbligatorio per tutto il Vicariato Ap.co dell'Africa Centrale, e che dal Clero secolare e regolare di questo Vicariato venga celebrato con Rito Doppio di I.a Classe con Ottava secondo le Regole Generali dei Patroni".
3375
Noi tutti siamo profondamente convinti che la grazia del Sacratis-simo Cuore di Gesù ci farà trionfare di tutti gli ostacoli che il mondo e l'inferno ha suscitato sinora contro la rigenerazione di questi popoli infelicissimi; e che fra non molto la S. Chiesa li potrà annoverare definitivamente fra i suoi diletti figli raccolti all'ombra dell'Arca mistica dell'eterno patto, del pacifico ovile di Cristo, ove solo si trova la salute.
3376
Commosse testè l'Europa scientifica un recente dispaccio telegrafico di Alessandria d'Egitto, datato ai 30 p.p. Giugno, così concepito: "Samuele Baker annunzia che il paese fino all'Equatore è annesso all'Egitto. Tutte le ribellioni, gli intrighi e la tratta degli schiavi sono completamente soppressi. Il Governo è perfettamente organizzato, e le strade sono aperte fino a Zanzibar." Questo dispaccio è completamente falso in tutte e singole le sue parti.
3377
L'ardito viaggiatore inglese che ai 30 del p.p. Giugno stava in Chartum, ove visitò la missione e la Casa delle Suore, non arrivò molto lontano in quest'ultima spedizione dalla nostra Stazione Cattolica di Gondocoro (egli annunziò che la nostra Casa e Chiesa, che sono costate 200,000 franchi, son completamente distrutte), vi spese più di 20 milioni, facendo ammazzare molte migliaia di negri, come noi rilevammo dalla fonte la più sicura, e fece un fiasco solenne. E però da lodarsi il suo coraggio. S. E. il Pascià di Chartum (che sempre mi si mostra amico, e che ringraziò il Pascià del Cordofan, fra le altre cose, per avermi fatto una degna accoglienza), il quale è incaricato dal suo signore il Kedive di Egitto, di riferire esattamente sulla realtà dell'esito della spedizione di Baker che gli costò ottocentomila lire Sterline, mi scrisse or fa una settimana, pregandomi di esporgli sinceramente il mio giudizio su questa spedizione, e se i reali risultati di essa sieno all'altezza delle spese fatte. In seguito alla mia risposta S. E. si regolerà circa il Rapporto che spedirà al Kedive. V. E. comprende bene quanta debba essere la mia prudenza, moderazione, ed esattezza nel rispondere alla gentile domanda del Pascià di Chartum.
3378
Quanto all'abolizione della schiavitù, che ora è soltanto vera sulla carta e sui fogli dei giornali, ma falsa di fatto, dall'esperienza fatta in pochi mesi sono in grado di assicurare V. E. che la nostra Missione, giovandosi dell'abolizione della schiavitù testè promossa dall'Inghil-terra, e del grande prestigio che ora esercita (la missione) e sul Divano e sui negozianti di schiavi, riuscirà certo colla sua potenza, autorità, ed energia a spaventare i turchi, e ad ottenere, più che le grandi Potenze d'Europa l'abolizione reale, almeno in gran parte. Siccome a rubare, strappare, vendere e comprare i poveri negri hanno gran parte i nostri cattolici, così ai primi del corrente mese ho emanato una Circolare contro la tratta dei negri, ricordando le severe censure dei Romani Pontefici etc. Fu pubblicata e letta in arabo a Chartum dal pergamo, ed ha spaventato tutti, e cattolici, ed eretici e turchi, poiché l'E. V. dee sapere che la tratta dei negri è qui una delle principali risorse dei negozianti e del governo.
3379
Sono cose orribili quelle di cui noi siamo testimoni che si commettono contro questi poveri negri. Ma stiamo lavorando, nei ritagli di tempo che rubiamo alle occupazioni nostre, una relazione all'E. V. sugli orrori della schiavitù e della tratta dei negri, che è nel massimo vigore. Il Cuore di Gesù ci aiuterà a compiere bene questa parte della missione del Vicariato. Ho comperato e pagato un terreno magrissimo a un'ora da El-Obeid, per mandarvi a lavorare, e vivere del prodotto di esso gli schiavi liberati. Il terreno è grande come dalla Propaganda alla Basilica di S. Pietro al Vaticano. Produce nel tempo delle piogge dal maggio al novembre. Ho pure comprata e pagata una nuova casa a pochi passi dalla Missione, che ho destinata per le Suore, che ora devono essere partite dal Cairo. Spero che in due an-ni la missione del Cordofan non avrà che pochissimo bisogno del-l'Europa per sussistere. Noi ora siam lieti di soffrire per far risparmi per la Missione: non beviamo mai vino, e il nostro regime di vita è parco; ma è più conforme a questo clima, ed a conservarci sani nel-l'anima e nel corpo. Tutto si farà colla protezione del S. Cuore di Gesù.
3380
Al card. Alessandro Barnabò - 20.8.1873
Siccome i due Crociferi che lavorano al mio fianco sono due strenui e valenti missionari per l'Africa Centrale, acclimatizzati perfettamente, e zelanti per la Nigrizia, e siccome questo affare dei Camil-liani è importantissimo per questo Vicariato, e anche per lo stesso Ordine dei Ministri degli Infermi, così, volendo io unicamente l'adempimento della sola e pura volontà di Dio (senza della quale si fabbrica sull'arena), ho deciso di spedire nel prossimo ottobre a Roma l'incomparabile mio Vicario Generale attuale, il P. Stanislao Carcereri Camilliano. Egli s'intenderà pienamente col suo Generale e con V. Em.za R.ma; e poi ne risulterà la volontà di Dio. Con esso spedirò un Rapporto sullo stato attuale del Vicariato, e sul suo considerevole risorgimento. Nella Festa dell'Assunzione ho conferito il Battesimo ad 11 adulti, ed ora abbiamo ancora qui 23 catecumeni già quasi istruiti.
Si degni benedire a tutti i missionari, mentre le bacio la Sacra Porpora, e mi dichiaro con tutto l'ossequio

di V. E. u.mo, indeg.mo figlio
Daniele Comboni
Pro-Vic.o Ap.co
N. 521 (491) - ALL'ABATE PIETRO CASARETTO
ACSR - Corrispondenza Casaretto

El-Obeid, 20 agosto 1873
Necrologia
3381
Col più vivo dolore dell'anima nostra ci affrettiamo di annunziare che il R. D. P. Giuseppe Pio Hadrian, Sacerdote Benedettino della primitiva Congregazione Cassinese e Missionario Apostolico del-l'Africa Centrale, dopo lunga malattia cronica sconosciuta all'arte medica, contratta da parecchi anni in Europa, munito di tutti i conforti della nostra Santissima Religione, con edificante rassegnazione e coraggio cristiano, volò agli eterni riposi ai 17 agosto 1873 alle 8 e mezzo antimeridiane, nell'età di circa 26 anni in El-Obeid del Cordofan nell'Africa Centrale.
3382
Nato in una delle tribù della Penisola del Sennàr presso al Fiume Azzurro, fanciullo appena di 4 anni, fu strappato violentemente e rapito dal seno della sua famiglia dai fieri mercanti di carne umana, e dopo esser stato più volte venduto e rivenduto nella Nubia, condotto al Gran Cairo di Egitto fu riscattato dal Molto R.do D. Nicola Olivieri di santa memoria e condotto in Italia, fu ricevuto dalla bontà dei Monaci Benedettini a Subiaco presso Roma, ove mercé le cure più solerti ed affettuose, informato nei primi rudimenti della nostra Santa Religione ai 24 di giugno 1853 ricevette il Santo Battesimo nel Monastero di S. Scolastica dall'Ill.mo e R.mo P. D. Pietro Casaretto Presidente del sullodato Ordine, ed ora Abate Generale della Primitiva Congregazione Cassinese del Patriarca S. Benedetto. Ai 26 di aprile del 1856 fece con grande divozione, la sua prima Comunione nel sullodato Proto-Cenobio, ove ai 18 di ottobre dello stesso anno ricevette il Sacramento della Confermazione dalle mani di Sua Eminenza il Signor Cardinale De-Andrea, di ricordata memoria. Entrò nel Noviziato dell'inclita surriferita Congregazione Bene-dettina ai 16 febbraio del 1861 e vestì l'abito monastico ai 24 dello stesso mese ed anno, ed ai 19 marzo del 1863 professò i voti semplici.
3383
Corrispondendo fedelmente alla divina grazia il novello religioso africano, fu imbevuto mirabilmente dello spirito del Santo suo Patriarca; ed al tesoro di una distinta pietà e candore, d'intemerati costumi, si accoppiò nella mente di lui una solida istituzione nelle scienze sacre, congiunta alla cognizione della Liturgia, della musica sacra, del disegno ed ornato e di alcune lingue.
3384
Mentre porgeva di sé le più belle speranze di riuscire modello di esimia pietà e bene istruito religioso, lo incolse fino dal 1867 una lenta malattia, la quale sconosciuta ai medici più illuminati, fu ribelle ad ogni rimedio ed a tutte le cure prodigate dall'esimia carità dei suoi Superiori, i quali giudicando, che il patrio clima potesse ridonargli l'antica vigoria e la perfetta sanità, dietro l'assenso dell'immortale Sommo Pontefice Pio IX e della S. Congregazione di Propaganda Fide, nello scorso anno venne affidato al R.mo Provicario Aposto-lico dell'Africa Centrale D. Daniele Comboni, affinché lo conduces-se nelle sue terre natali e ripristinatosi in salute, consacrasse la sua vita nell'apostolato di quella Santa Missione.
3385
Ai 26 di maggio del 1872 ricevette gli Ordini minori al Sacro Speco, ch'è la culla dell'illustre Ordine Benedettino dalle mani di Sua Eccellenza R.ma Monsignor Filippo Manetti Vescovo di Tripoli in par. inf. ed amministratore apostolico dell'Abbazia nullius di Subiaco. Ai 2 di Giugno seguente dal medesimo Prelato fu promosso al Suddiaconato nello stesso Sacro Speco, ai 9 al Diaconato ed ai 16 al Sacerdozio. Ai 12 di agosto giunse in Verona all'Istituto delle Missioni per la Nigrizia; ai 3 di settembre ebbe l'onore di essere ricevuto col suo Provicario Apostolico da Sua Maestà Ap.lica l'Imperatore d'Austria ed Ungheria in Vienna e tre giorni dopo ebbe il conforto di visitare l'illustre vetustissimo Monastero di S. Pietro in Salisburgo, e quello assai celebre delle Monache Benedettine di Nonnberg fondato da S. Erentrude nel 581 e che pel corso di tredici secoli dalla sua esistenza non venne mai soppresso.
3386
AllÕAbate Pietro Casaretto - 20.8.1873
Fu questo uno dei più dolci ricordi della sua vita avendo ammirato lo spirito eminente del suo venerato Patriarca S. Benedetto, in quelle pie ferventi religiose benefattrici dell'Opera della redenzione della sua cara Nigrizia, colla quale strinse un sacro legame di reciproche quotidiane preghiere, ch'ei mantenne fedele sino alla morte. Ai 26 dello stesso mese giunse al Gran Cairo nell'Istituto dei neri, ove sparse mirabilmente il buon odore delle sue belle virtù. Ai 26 di gennaio del corrente anno, lasciò la capitale dell'Egitto, e colla gran carovana Apostolica, guidata dal capo della Missione, si avviò verso l'Africa Centrale e dopo novantanove giorni di penosissimo e disastroso viaggio pel Nilo e pel Deserto, giungeva in Khartum capitale dei possedimenti egiziani nel Sudan ove trattenutosi per lo spazio di un mese, ripartì col Provicario pel Fiume Bianco, ed entrato sui cammelli nel Cordofan giunse ai 19 giugno in questa capitale di El-Obeid.
3387
Dopo circa un mese di dimora in questa novella Missione, ove l'aria è salubre, si ridestò vigorosamente l'antica sua malattia e declinando sensibilmente, aggravato da violenta dissenteria, conseguenza di una cronica affezione all'apparato intestinale, contratta d'alcuni anni, dopo 20 giorni di acuti dolori, sostenuti con cristiana allegrezza ed edificante rassegnazione, pose fine ad una vita immacolata ed eminente religiosa colla morte del Giusto, lasciando nel dolore i
suoi diletti confratelli Missionari, che non potranno giammai dimenticare questo primo fiore del Sacerdozio indigeno dell'Africa Centrale, abbellito dalle fulgide grazie della religiosa virtù della più preclara ed illustre tra le Cenobitiche Famiglie della Chiesa Cattolica.
Dato, in El-Obed, dalla Nostra Residenza del Cordofan 20
agosto 1873
(L.S.)
Daniele Comboni
Provicario Ap.lico dell'Africa Centrale

R.mo Abate Generale,

3388
Nel darle il doloroso annunzio della morte di D. Pio, le prometto di scriverne i dettagli per mezzo della Propaganda. E andato dritto in paradiso. Siccome ai 18 agosto dell'anno scorso io l'avea associato ad una Congregazione a Verona, ho dato al Presidente l'annunzio, perché gli vengano celebrate più di 600 (seicento) messe di diritto.
Non le posso dire quanto sia grande il mio dolore: ma sia fatta la SS.ma volontà di Dio. Mi riverisca il P. Procuratore, e tutti i Padri e benedicami. Tanti ossequi a Monsig.r Manetti Vesc.o a Subiaco

L'u.mo d.mo Suo servitor vero
Daniele Comboni Prov.o Ap.co


N. 522 (492) - A P. GERMANO TOMELLERI
APCV, 1458/317

J.M.J.
El-Obed, Cordofan 31/8 .73
Mio caro e veneratiss.mo P. Germano,

3389
Egli è da tempo che io desiderava scriverle per informarla con piena cognizione di causa dei due suoi cari discepoli, confratelli, e figli, i PP. Stanislao e Beppi; ma la molteplicità delle occupazioni me l'hanno impedito, ed anche un po' di colpevole negligenza. Ma io conosco a fondo il suo cuore fino da quando era ancor secolare e sotto un medesimo tetto mangiavamo la classica e filosofica mazziana polenta, quando, cioè, io era giovinetto e senza giudizio, ed ella giovane ma dotato fin d'allora di senile giudizio senno e prudenza. Dunque son certo che mi perdona.
3390
I due Camilliani sono ora l'ornamento e la colonna dell'immenso mio Vicariato Apostolico, il quale saluta in S. Camillo un valido protettore e aiutatore dell'infelice Nigrizia. Essi hanno i primi, coi pochi mezzi che ho loro fornito, aperto una novella missione in questa capitale popolata assai più che Verona, e vi hanno iniziato una Cristianità. Questa missione essendo la vera porta della Nigrizia offre le più belle speranze, e l'Opera di S. Camillo vi può più fruttificare che in qualsiasi città d'Europa, perché qui essendo tutti infedeli è d'uopo impiantarvi tutte le Opere Cattoliche, fra le quali sono importantissime quelle di S. Camillo. Lo stesso si dica di Chartum, ove il clima è assai migliorato in paragone dei tempi in cui vi stavano i missionari dell'Ist.o Mazza. Ma il clima di El-Obeid è assai migliore, e la estate che io vi passai dal 20 giugno ad oggi è come la primavera a Verona.
3391
A dirla in una sola parola il P. Stanislao è un omenòne, un uomo capace di gran cose, uomo capace di stare alla testa di una Diocesi e più, specialmente se è al mio fianco, perché ed egli ha grande influenza su di me, ed egli mi ha dato prove che io (indegnissimo) ho influenza su di lui. Onde essendo noi due diavoletti, come fu detto in Roma, ed io sono in grado di temperare i suoi slanci, che lo spingerebbero più lontano del dovere, ed egli ha la forza di contener me nei limiti della prudenza e del giusto e da questa provvidenziale concatenazione n'è succeduto tal bene, che in meno di sei mesi abbiamo, coll'aiuto prodigioso di Dio, fatto risuscitare questo immenso Vicariato ch'era moribondo, e portarlo ad un punto di prosperità, a cui non giunse mai nemmeno ai bei tempi dell'illustre mio predecessore Monsig.r Ignazio Knoblecher. Beppi poi, lo dico con orgoglio, perché coi sani ed ottimi principi che possedeva mercé la scuola del Paradiso è divenuto tale sotto la mia bandiera mercé l'esercizio del più attivo apostolato, è un uomo di cinquant'anni per senno, prudenza, criterio, sodezza, e fermezza d'animo.
3392
Sono due valentissimi e veri missionari, sono due buoni e bravi operai della vigna del Signore, e sono due veri e fedelissimi figli di S. Camillo de Lellis, che si lascerebbero massacrare e tagliare a pez-zi, e per conseguenza capaci di rinunciare a qualsiasi vanto e capitale loro desiderio per rimaner fedeli ai loro 4 voti e all'obbedienza dei loro legittimi Superiori Camilliani. Bisogna che sia stata molto solida l'educazione religiosa avuta al Paradiso di Verona. La defezione di Perinelli e di qualche altro Napoletano e Veronese, che furono nei miei Istituti di Cairo, mi fanno apprezzare sempre più questi due apostoli Camilliani, e mi convincono in pratica di quello che io scrissi nelle mie Regole del nascente Ist.o africano di Verona, che per lavorare in una vigna ardua come questa dell'Africa, ci vuole una solida istituzione religiosa ed una scuola di abnegazione straordinaria e secondo lo spirito di G. C. Crocifisso, perché la rinuncia di se stesso, e di tutto se stesso per gettarsi in braccio dell'obbedienza e di Dio, non si ottiene senza l'aiuto straordinario della grazia. E ciò è necessario per l'Africa Centrale.
3393
Al P. Germano Tomelleri - 31.8.1873
Questi due soggetti poi si sono talmente familiarizzati colla vita araba piena di privazioni in questi paesi, che non ho mai veduto nessun missionario dell'Africa Centrale così: essi viaggiano a cammello, dormono su una pelle vestiti in viaggio, mangiano il locma cogli arabi, e godono di una salute di ferro, e affaticano come uno del paese, e sotto il sole ed in ogni luogo. Io devo avere i miei riguardi, ai quali forse devo l'ottimo stato di salute, di cui godo.
3394
Ma essi, ad onta dei miei ordini severissimi, non pensano a sé: ma là dove il ministero li richiede corrono senza riguardi. Insomma è difficile che io possa avere due missionari così formati per la Nigrizia come questi: perciò si può immaginare quanto mi sieno cari, e quanto conto io debba fare della loro opera. Il dì dell'Assunzione battezzai undici adulti infedeli, uno dei quali maomettano. Ai 14 p. sett.e ne battezzerò 12, ed abbiamo ancora parecchi altri catecumeni. Non finirei più se le dovessi descrivere la prospettiva che vi è in questa missione da loro fondata.
3395
Ora è d'uopo venire ad una definitiva risoluzione sull'avvenire di questi Camilliani, i quali son qui per grazia di Dio, di Pio IX, e del P. Guardi. Il P. Stanislao, come mio Vicario Generale è a Chartum mia principale residenza. Beppi è qui. Ma nessuno di loro sa che io ora scrivo a Lei. Ma ieri giunse a Beppi una lettera di Guido, in cui fra le altre cose, gli dice di rammentarsi che è Camilliano, e che alla voce dell'obbedienza egli è tenuto a ritornare al suo nido etc. Deve sapere, mio caro P. Germano, che io fui, e forse sono ancora un gran menchione. Ma Dio, per gli imperscrutabili e sempre adorabili suoi giudizi, ha permesso che io faccia tanti spropositi, e mi ha fatto passare per tante trappole, che ora non rade volte veggo da lungi.
3396
Ho trattato col mondo e colla più alta e multiforme diplomazia bastarda, e coi santoni e con birboni, e coi grandi e coi piccoli, che, per disposizione di Dio, ora credo di non esser quel menchione che era a S. Carlo, ove non si potea conoscere né il mondo profano, né il sacro, né il framassonico, né il papista, né nulla. Si attendeva agli studi e basta. Il P. Guido scrisse da vero Figlio di S. Camillo e lo stimo. Ma m'accorgo che parmi travedere che nelle venerate ragioni superiori, con laudabile e giusto disegno, si penserebbe forse di richiamare questi due Padri in Europa. I venerati Superiori Camilliani non farebbero che quello che loro inspira il Signore; ed io conosco sì profondamente Beppi e P. Stanislao che sono sì fermi nei loro sacri doveri, che lascerebbero un paradiso per obbedire ai loro Superiori.
3397
Egli è per questo che nel nome di Dio, dovendo io come stabilito qui dalla S. Sede per tutelare gl'interessi dei cento e più milioni d'infedeli che la Xsa m'ha affidati per convertire alla fede, mi rivolgo a Lei, perché mi sia patrono e protettore presso il P. Guardi, perché si eseguiscano i progetti fatti sin da sei anni fa, di fondare nell'Africa Centrale una Casa Camilliana, la quale debba essere come il centro ed il semenzaio per assumere una o più missioni nell'Interno della Nigrizia.
3398
Scaduto il famoso quinquennale Rescritto Pontificio, io ebbi l'onore di comunicare col R.mo P. Guardi, il quale animato dalla più viva carità, di cui è pieno fino dacché è Camilliano, permise ai due suoi cari figli di restare in Africa indefinitivamente, assicurandomi che qualora si potesse fare una Casa Camilliana in luogo sicuro nel Vicariato colle condizioni volute dalla Santa Regola Lelliana, egli in vista del reale desiderio di questi due figli acconsentirebbe alla cosa, previo il consenso della Propaganda. Siccome io vedo delle nuvole per aria, che a Verona si è aperto il Noviziato, che in Francia e in Inghilterra vi sono domande di Camilliani; perciò, è questo il tempo di trattare l'importantissimo affare Camilliano a favore dell'Africa Centrale, ove vi sono più anime, più infelici, e più necessitose che in Francia e in Inghilterra, le quali anime africane si possono salvare con più facilità e in maggior numero che in Europa, e le quali son pur redente dal sangue di G. C.
3399
Perciò avendo a mia disposizione i mezzi necessari per soddisfare alle giuste dimande del R.mo Vicario Generale Guardi ed a tutte le condizioni volute da Lui e dalla Regola Camilliana, e avendo questi incomparabili due soggetti fatti apposta per l'Africa Centrale che desiderano di sacrificare la vita per quest'opera santissima, credo arrivato il tempo voluto dalla Provvidenza per determinare su basi durature e perpetue la fondazione di un'Opera Camilliana nella Nigrizia Centrale. Pensi che questi due soggetti se in Europa farebbero due gradi di bene, qui ne fanno trenta, perché salvano tante anime, cosa che richiama sull'Ordine Camilliano le più elette benedizioni.
3400
Al P. Germano Tomelleri - 31.8.1873
Mi opporrà il P. Germano che oggi non vi sono che due soggetti, e che l'Ordine è tanto sciattato in Europa che non può darne altri. Io le rispondo che oggi sono due; ma da qui a dieci anni saranno venti i missionari Camilliani in Africa, e quaranta di più in Francia associati all'inclito Ordine per causa dell'Africa. Io conosco i francesi e la loro testa a fondo assai più che non la possa conoscere lei e qualsiasi altro. In Francia l'Ordine Camilliano, finché si limiterà ad ospedali ed al suo scopo, non attecchirà molto, come molto non attecchì quello dei Fatebene Fratelli, perché i francesi non vogliono uomini nei loro ospedali, ma donne; e quasi tutti gli ospedali francesi sono in mano di donne. Per attecchire un Ordine ospitaliere in Francia, bisogna che abbia un'opera qualsiasi di carità (i francesi le chiamano oeuvres de zèle) e di apostolato in essa, oppure la predicazione e le missioni diocesane. Io ho visitato quasi tutti gli Stabilimenti di tutta la Francia, ove vi sono più di trecento Congregazioni religiose tra maschili e femminili.
3401
I soli Fratelli delle Scuole Cristiane hanno 750 Case. Ma né Trinitari, né Agostiniani, né Fatebene Fratelli hanno avuto un esito felice al paragone degli altri di missioni. Se all'Ordine di S.Camillo si annetterà un'Opera qualsiasi d'Apostolato, ad es. l'Africa Centrale, la assicuro che verranno a turbe i postulanti ad associarsi a San Camillo, e ve ne saranno per la Francia per l'Inghilterra e per l'Africa. Ella non potrà credere questo, non avendo l'esperienza che Dio m'ha dato, senza saperlo su tali cose. Ma conservi questa mia lettera per alcuni anni, e constaterà la verità della mia asserzione.
3402
Basta che, finite le trattative col Generale e colla Propaganda su questi due, io pubblichi sulla Propagazione della Fede, sulle Mis-sions Catholiques di Lione, sull'Univers, sul Monde, e su qualche Semaines Réligieuse di Francia un elogio su questi due Camilliani, eccitando i francesi ad entrare nell'Ist.o Camilliano ora esistente nella Diocesi di Autun, dicendo che fatti camilliani possono essere missionari dell'Africa Centrale, e vedrà parecchi accorrere all'ombra di S. Camillo sotto il bravo Tezza (è molto bene che il Maestro dei Novizi sia un italiano come il Tezza).
3403
Questo io spero nell'aiuto di Dio e nel Sacro Cuore di Gesù, a cui ai 14 p.v. consacro tutto il Vicariato. Perciò, siccome questi affari così delicati ed importanti non si possono trattare per lettera, e siccome i Superiori hanno il diritto di pesar bene, scandagliare, e conoscere tutto il terreno per iscoprire la pura verità e la volontà di Dio (la quale è la sola che desidero e voglio, perché altrimenti si lavora sull'arena), ho stabilito di mandare subito in Europa il P. Stanislao, il quale tratterrà bene questo affare, ed anche qualche altra piccola cosa mia in Germania e Francia. Avea deciso di farlo partire in gennaio; ma ben ponderata ogni cosa, egli partirà ai primi di ottobre od almeno entro ottobre.
3404
Egli andrà a Roma e Verona; vi intenderete bene, ed io intanto, sapendo che il Cuor di Gesù e Maria è più forte e potente del P. Guardi e Germano, pregherò e farò fare tante novene e nei miei Istituti d'Africa, e alla Salette, e a Lourdes, e a N. D. des Victoires etc. affinché si compia la santissima volontà di Dio in base alla mia santissima volontà. Se ella ha deciso di richiamare i due, metta per ora in moia il progetto, e preghi S. Camillo e Maria Santissima che si compia solo il divino volere ad onore e vantaggio dell'Ordine. Mi saluti Regazzini e tutti i buoni padri. Vedrà che cosa è diventato in sei anni il P. Stanislao: ne sarà contento certo. Preghi pel Suo aff.mo amico

Dan. Comboni
Prov.o Ap.co dell'A. C.
3405
La prego di tenere segrete queste cose per ora. Trattiamole prima di tutto davanti a Dio, e poi speriamo tutto il bene. Ella, la prego in visceribus Christi, parli e agisca in favore dell'Africa Centrale, perché così agirà in favore dell'inclito suo Ordine, il quale dallo spirito Apostolico per la Nigrizia acquisterà quella vita che ora non ha in mezzo ai framassoni d'Europa. Qui noi siamo in Paradiso per le autorità politiche. I Pascià sono nostri umili servitori e fanno tutto quel che noi vogliamo. Or son nove giorni il P. Stanislao ha fatto tremare il Pascià di Chartum, il quale dovette metter sotto dei mezzatini per far pace. Lode a Dio.
Faccia un Memento ogni giorno per me. Mi saluti tanto Bonzanini, che ho sempre a memoria; gli dica che preghi ogni giorno per la Nigrizia e pel Suo
Daniele Comboni
Pro Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale


N. 523 (493) - AL COMITATO DELLA MARIENVEREIN
"Bericht des Marienverein" (1873)

El-Obeid il 2 settembre 1873
Spettabile Comitato!

3406
Al Comitato della Marienverein - 2.9.1873
Dopo che ho assunta la Stazione Missionaria di Chartum e con ciò anche la scuola femminile e che il numero di quelle che la frequentano è ora diventato considerevole e che l'ho provvista di maestri e maestre, il mio compito più urgente era quello di fondare una nuova stazione missionaria in El-Obeid, la capitale del distretto di Cordo-fan. Anche questa è già in piena attività ed è fornita del numero necessario di sacerdoti e di maestre. Ora sono in procinto di erigere un'altra filiale della Stazione di Cordofan a Gebel Nuba, e così di propagare il cristianesimo sempre più fra le tribù nere eseguendo così a tutto potere il compito spettante alla Missione. Ma a ciò sono necessarie non solo forze umane (personale), ma particolarmente mezzi pecuniari.
3407
Voglia lo spettabile Comitato prendere in considerazione, che il vitto in Chartum e Cordofan costa il doppio di quello che costa in Europa, che ad eccezione della carne, del caffè e del sale i viveri costano quattro volte di più che in Europa, che il viaggiare oggigiorno in Africa costa il doppio di quanto costava al tempo del Provicario Apostolico Knoblecher, mentre l'affitto di una barca che prima costava 100 piastre ora costa 180; inoltre ora a Chartum vi sono due stabilimenti uno maschile ed uno femminile, e due pure nel Cordo-fan, e tutti debbono essere forniti, sebbene scarsamente, di viveri, vestiario, abitazioni, mobilio, di istrumenti ed attrezzi d'arti e mestieri e d'agricoltura ed anche di medicine. Considerando tutto questo, codesto lodevole Comitato comprenderà che coi scarsi mezzi pecuniari che ho a mia disposizione, ci vollero tutte le precauzioni economiche per poter fare tanto lavoro.
3408
Merita quindi tutta la considerazione che in tempo sì breve e con mezzi tanto limitati si sia riusciti a dare nuova vita a sì vasto Vicariato già agli estremi di sussistenza, a ingrandirne l'impianto preesistente, a fondare un'altra stazione a El-Obeid ed a fare venire e stabilirvi suore zelanti ed abili, che prima non vi erano, e che ora fanno scuola pubblica. Ero in necessità di allevare ed educare neri e nere acciocchè fossero in grado di fare da maestri e maestre delle loro tribù.
3409
Sono riuscito a formare competenti maestri e catechisti neri, più calzolai, muratori, falegnami ecc. e di fornirne le Stazioni di Char-tum e Cordofan. Indigeni così formati sono indispensabili per l'esistenza di una Missione; poiché fu appunto la mancanza di tale personale che dopo la morte di Knoblecher ridusse la Missione al punto di perire, benché fosse sì ben fornita di mezzi. Considerato tutto il suesposto io credo di avere fatto con molta fatica e difficoltà tutto il possibile per la prosperità della Missione e con ciò di avere pure acquistato il riconoscimento di cotesto Alto Comitato, dei Reverendissimi Ordinariati e di tutti i Benefattori della Missione.
3410
Fra un anno, spero pure di poter dichiarare che, grazie all'opero-sità zelante dei miei Confratelli, e se ottengo il desiderato sussidio dall'Europa, il Vicariato africano sarà uno dei più fiorenti del mondo.
Daniele Comboni


N. 524 (N. 494) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 742-743

El-Obed, 15 settembre 1873
E.mo e R.mo Principe,

3411
Ieri fu sommo il giubilo che si è provato da tutti i membri di questa santa missione, per aver noi fatto la solenne Consacrazione di tutto il Vicariato al S. Cuore di Gesù. La festa dell'Esaltazione di S. Croce del 1873 segna un'epoca novella di misericordia e di risurrezione per l'Africa Centrale incurvata da tanti secoli sotto l'impero di Satanasso; e noi aprimmo il cuore, non già ad una dolce speranza, ma all'infallibile certezza che il Cuore di Gesù, che versa a torrenti le sue grazie in questi tempi di universale calamità per la Chiesa e pel mondo, nell'infinita sua pietà si è degnata di esaudire i nostri ed i voti di parecchie centinaia di migliaia di pii associati all'Apostolato della Preghiera ed al Messager du S. Coeur, i quali ieri in tutte le cinque parti del mondo hanno accompagnato con speciali pubblicazioni l'Atto di Consacrazione da me solennemente pronunciato in El-Obeid: quindi noi siamo profondamente convinti che ora incomincia il gran fatto della reale rigenerazione della Nigrizia, pel quale sotto gli auspici della Vergine Imm.ta, di S. Giuseppe, degli Apostoli, e dei Santi e Martiri Africani si inizia il termine delle secolari sventure, sotto cui gemono i cento e più milioni d'infedeli, onde consta questo Vicariato.
3412
Noi, benché pella nostra infermità non siamo indifferenti alla serie di croci (che sono sempre il sigillo delle Opere di Dio), onde siamo circondati, siamo sempre disposti ai più duri patimenti, alle più ardue fatiche, ed alla stessa morte, per raggiungere il grande scopo di ben consolidare queste Missioni dell'Africa Centrale, e chiamare questi popoli alla Fede. Sotto il glorioso vessillo del S. Cuore di Gesù, che palpitò sulla Croce anche per queste povere anime, il nostro grido di guerra fino all'ultimo respiro sarà questo: O Nigrizia, o Morte.
3413
Ieri la solenne funzione celebrata secondo le norme della mia Circolare 1 agosto p.p. è stata preceduta dal solenne battesimo di 12 adulti, e susseguita dalla Cresima di 25 neofiti di questa nascente Missione di El-Obeid.
3414
A porgere un breve ragguaglio della situazione religiosa dei mercanti cattolici del Vicariato, mando all'E. V. una copia della mia Circolare 10 agosto p.p. (che ha prodotto ottimi effetti), nella quale sono brevemente accennati i principali disordini, che attualmente dominano fra i nostri cristiani. Ve n'ha un altro, su cui non credo per ora di prescrivere alcuna norma, dopo le decisioni della S. Penitenzieria, ma che mi riservo a ciò più tardi. E' l'usura. Qui da tutti i cristiani si dà e si piglia denaro al 5, al 10, al 15 per cento al mese, ed anche a più; cioè, al 60, al 120, al 180, ed anche al 200 per cento. Noi abbiamo in alcune occasioni, non senza frutto, cercato di impedire questa usura straordinariamente ebraica, la quale si vuol giustificare soprattutto col frequente pericolo di perdere tutto il capitale, e coll'eccesso del guadagno di chi piglia a mutuo, che raggiunge talvolta la somma netta del cento, duecento, ed anche trecento per cento all'anno. Io non ho presa su questo alcuna misura definitiva.
3415
Al Card. Alessandro Barnabò - 15.9.1873
La misura importantissima che ho preso, è specialmente sui cristiani cooperatori alla tratta dei negri, ed al commercio degli schiavi, al qual delitto somministrano fucili, polveri, danari, e vi prestano aiuto in mille guise. Quantunque sia assolutamente impossibile per ora di distruggere questa enorme piaga nell'Africa Centrale, tuttavia l'influenza reale della Missione cattolica, e le prudenti e ben ponderate misure che io sto pigliando col governo locale, e colla autorità consolare austro-ungarica contribuiranno potentemente ad asciugare molte lagrime ed a ferire l'infame traffico degli schiavi, in pro dell'umanità e della Chiesa cattolica.
3416
La schiavitù e la tratta dei negri sono in queste parti in pieno vigore in onta ai trattati della pretesa abolizione, ed ai finti ordini di S. A. il Kedive ai governatori del Sudan. Più volte al mese partono da Chartum e da El-Obeid più centinaia di giallabi (negozianti di schiavi), che non più armati di lancia come negli anni scorsi, ma di luccicanti fucili d'invenzione moderna ad ago ed a Chassepot, s'internano nelle tribù dei negri, e danno la caccia ai pacifici negri nei loro villaggi; e dopo avere ammazzato tutti quelli che loro resistono, raccolgono i ragazzi, le fanciulle, le incinte e le giovani madri coi loro bimbi, e le famiglie intiere a cento a cento, e tutti nudi a piedi per aspri e lunghi viaggi li menano in El-Obeid ed in Chartum, oppure attraverso a selve e deserti li introducono nella Nubia, nel-l'Egitto, e nel mar Rosso per essere venduti o prostituiti.
3417
Io ho nella Missione dei ragazzi e ragazze rubati da meno di un mese, a' quali fu trucidato il padre, o la madre, o lo zio nel momento in cui furono rapiti sotto dei loro occhi. Or fa un mese sono partiti da El-Obeid più di duemila giallabi, con superbi fucili, i quali andavano a massacrare gli abitanti di una montagna chiamata Dàgio, popolata da ben 14.000 negri. Dalle notizie recenti che ho avuto pare che abbiansi trucidati i capi, e che siensi fatti schiavi i superstiti. Fino all'epoca del mio arrivo in Cordofan, il Governo locale riceveva una tassa per ciascuna testa di schiavo. Il Pascià di Chartum antecessore al presente venne due anni fa in Cordofan, e con più di mille soldati armati di fucili e due cannoncini andò fra i Nuba a cacciare i negri; ne prese 9400, e ne uccise moltissimi. Ma al Governo di Cairo non ne denunziò che 1800, ed il ricavato degli altri 7600 fu diviso fra lui, i suoi ufficiali, il medico Giorgi che studiò a Pisa, e gli altri scrivani.
3418
Sovente vengono ordini dal Divano di Cairo ai Governatori del Sudan, di provvedere e spedire in Egitto tante centinaia di belle Abissinesi, tante centinaia di ben tarchiate Dinkesi etc. tanti migliaia di ben grassi neri per farli eunuchi etc., e ciò per soddisfare alle richieste e desideri di alti funzionari del Cairo, di Alessandria etc. o per regali da farsi. Per oggi mi limito solo a questo, poiché spedirò a V. E. il lavoro sulla schiavitù attuale eseguito per mio ordine dal P. Carcereri, dopo che sarà da noi tutti ben riveduto e constatata la verità su tutti i punti. Come viaggiano, e come vengono trattati questi poveri schiavi?
3419
Non risponderò che con quello che hanno veduto i miei occhi nel mio tragitto da Chartum ad El-Obeid, nel quale ho incontrato più di mille schiave affatto nude dai 2 ai 20 anni, e più di 500 maschi nudi mescolati assieme alle femmine. Tutti e tutte camminavano a piedi spinti dalle lance di quei manigoldi, pochissimi fanciulli stavano a cavallo. Le giovani madri che portavano il bimbo ed i fanciulli e fanciulle al di sotto dei sei o sette anni camminavano a piedi senz'essere legati. Ma i giovani e le giovani dai sette o otto anni fino ai venti, erano a quattro a sei a dieci legati insieme maschi e femmine, perché non fuggissero. Alcuni ed alcune erano legati al collo con una fune la quale metteva capo ad un'altra gran fune lunga, che era assicurata in mano ad un manigoldo. Altri ed altre erano legati separatamente con una fune ciascuno/a ad una lunga trave che poggiava gravitante sulle loro spalle, il cui peso era sostenuto e portato dai medesimi schiavi.
3420
Altri aveano legate le mani addietro con corde: altri erano stretti a piedi con catene di ferro, altri erano attaccati alla sceva, che è una trave lunga tre o quattro metri, che termina con due capi di legno legati con cavicchi o di legno o di ferro, dopo avervi racchiuso il collo dello schiavo, il quale camminando si trascina dietro colla forza del collo la sceva; e così questi schiavi e schiave affatto nudi viaggiavano tutta la notte e parte del giorno. La vista poi di freschi cadaveri che io ho trovato sulla strada, indicava che alcuni non reggendo a tanta fatica avean dovuto soccombere.
3421
Questo quadro non è che una languida idea della realtà degli orrori della schiavitù e della tratta dei negri che ha luogo attualmente nel Vicariato. Per ora non aggiungo altro, se non che confido che la protezione del S. Cuore di Gesù consoliderà l'opera santa, umanitaria, importantissima di questo Ap.lico Vicariato, e porterà un colpo terribile a poco a poco, se non mortale, alla tratta dei Negri ed all'Islamismo in Sudan. Lo spero dal S. Cuore.
A Mgr. Jean Franヘois Des Garets - 24.9.1873
Le bacia la Sacra porpora

L'u.mo e d.mo suo figlio
Daniele Comboni Pro-Vic.o Ap.co


N. 525 (495) - A MGR. JEAN FRANOIS DES GARETS
APFL, Afrique Centrale, 11

J.M.J.
El-Obed, capitale del Cordofan
24 settembre 1873
Signor Presidente,

3422
E' col cuore colmo d'emozione e di riconoscenza che ho appena ricevuto la sua gentile lettera del 12 luglio, con la quale apprendo che questa Opera divina della Propagazione della Fede ha concesso al mio Vicariato l'assegno di 49.991 franchi. Se la mia penna non può esprimere tutto ciò che io e i miei cari Missionari sentiamo per lei, signor Presidente e per tutti i membri dei Consigli Centrali, che hanno votato per un aiuto così considerevole in favore di questa immensa Missione, posso assicurarla che il nostro cuore si sfoga incessantemente da queste brucianti regioni davanti a Dio, per implorare, senza tregua, le benedizioni celesti sui due venerabili Presiden-ti, sui membri del Consiglio e su tutti gli Associati della Propaga-zione della Fede del mondo intero.
3423
Lei può comprendere l'immenso frutto che la loro grande carità ha già prodotto da ciò che il Vicariato più vasto dell'universo è risuscitato e che ora lavora, funziona e fiorisce la Missione più popolata, la più laboriosa, la più difficile e la più temibile del mondo intero.
3424
Mi affretto a prepararle il rapporto annuale di questo Vicariato: ma è impossbile che le arrivi per il 1¼ dicembre, per quanto la ferrovia dell'Egitto arrivi ora vicino a Siut nell'Alto Egitto. Non le potrò dare un Rapporto completo perché non ho finita la visita pastorale. Devo visitare la parte orientale della Nubia fino a Suakin sul Mar Rosso, che è sotto la mia giurisdizione ed è lontana dalla mia residenza principale di Khartum più di un mese. I Bari che abitano il 4¼ grado di Lat. Nord presso le Sorgenti del Nilo e sono alla distanza di più di un mese da Khartum. Tuttavia sono sicuro che dallo stesso piccolo Rapporto che riceverà, potrà ben comprendere l'immenso frutto che l'Opera ammirabile che lei degnamente presiede, ha prodotto consolidando e perpetuando la Missione dell'Africa Centrale che costituisce la decima parte del genere umano tutto intero.
3425
Al presente tutti i miei sforzi sono consacrati a ben stabilire e consolidare le due Missioni principali del Vicariato, cioè quella di Khartum che è la base dell'operazione per portare lo stendardo della Croce sulla parte orientale del Vicariato che si estende dal Tropico del Cancro a Scellal fino al 12¼ di Lat. Sud e confina col Mar Rosso, l'Abissinia, il Vicariato dei Gallas e la Prefettura di Zanguebar. La Missione di El-Obeid che è la vera porta della Nigrizia interiore, è la base dell'operazione per estendere la Fede cattolica nella parte centrale del Vicariato. In effetto, da questa capitale, in 4 giorni si arriva nel regno di Darfur e in 14 giorni si arriva alla residenza del sultano. Da qui in 3 giorni si entra nelle vaste tribù dei Nuba che sono tutti pagani. In un mese poi di viaggio si arriva da qui nel vasto impero del Bornù che contiene il grande lago di Tzad, etc.
3426
Sono convinto che Dio stesso ci ispiri di stabilire una Missione nel Cordofan. L'anno scorso quando i miei esploratori sono arrivati a El-Obeid, non c'era né Croce, né alcun segno di cristianesimo. Nel Cordofan mai è penetrato l'Evangelo dopo Gesù Crisito. Mai si era celebrata la S. Messa. Oggi c'è una fiorentissima missione nascente e in più questa città di El-Obeid, che ha più di 100.000 abitanti, è il centro e la base di operazione di tutte le Missioni che Dio ci concederà di fondare nell'Africa interna. Ecco ciò che la Propagazione della Fede ha prodotto.
3427
Il 14 settembre ho fatto la Consacrazione solenne del Vicariato al Sacro Cuore di Gesù, con la più grande soddisfazione del nostro Papa Pio IX che ci ha concesso per scritto, un'indulgenza papale.
3428
Quando ritornerò a Khartum nel prossimo novembre, le scriverò sull'orribile tratta dei neri e sul commercio degli schiavi. I giornali hanno molto parlato della soppressione dello schiavismo operata da Sir Samuele Baker etc, sulla conquista dell'armata del Kedive di tutti i paesi del Fiume Bianco fino all'Equatore e sulle vie libere delle Sorgenti del Nilo fino a Zanzibar. E' completamente falso. Non c'è verità su tutto ciò. Ciò che potrà sopprimere la tratta dei neri sarà la predicazione del Vangelo e la fondazione delle Missioni cattoliche.
3429
Mi permetta, signor presidente, di ringraziarla di nuovo per l'immensa carità che lei ha avuta per questo Vicariato e per me a Lione, l'ultima volta in cui ho avuto l'onore di rivederla. I nostri lavori, le nostre fatiche, le nostre sofferenze, il terribile clima, le nostre privazioni, tutto ciò è molto dolce per noi quando sappiamo che la Propagazione della Fede con le sue indennità è nella condizione di renderle efficaci e fruttifere per l'apostolato dell'Africa Centrale.
Si degni presentare i miei omaggi a tutti i membri del Consiglio, alla sua pia famiglia, mentre io ho l'onore di dirmi nei Sacri Cuori di Gesù e di Maria

vostro dev.mo servitore
Daniele Comboni
Pro-vicario ap.lico dell'A. C.
Traduzione dal francese.


N. 526 (496) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 752-754

J.M.J.
El-Obeid, capitale del Cordofan
12 ottobre 1873
E.mo e R.mo Principe,

3430
Mi giunse l'ossequiato suo foglio 29 luglio, che mi apportò somma consolazione, perché in esso rilevo chiara la volontà, i sentimenti e i desideri di V. Em.za R.ma su alcune cose riguardanti lo scabrosissimo mio ufficio, i quali saranno sempre coll'aiuto del Signore la base del mio operare. La ringrazio poi infinitamente delle paterne sue raccomandazioni, che ricevo con tutto il cuore come fossero da Dio stesso, di camminare, cioè, con molta cautela e prudenza, di non far debiti etc.
3431
Al Card. Alessandro Barnabò - 12.10.1873
La prudenza nell'ardua e spinosa mia posizione è necessaria più di ogni altra cosa perché ho da fare coi più fini volponi e colle più matricolate canaglie del mondo. Se Dio mi assiste, come ora, a tenere il piede sul collo di questi Pascià, Governatori e negozianti per trarne profitto per la fede; se posso continuare a tenere la missione al dignitoso suo posto in cui ora si trova, forse la Chiesa cattolica riuscirà a poco a poco ad ottenere l'abolizione reale dell'infame tratta dei negri, ed a fare quello che le grandi potenze d'Europa non hanno potuto effettuare coi loro trattati e col loro denaro.
3432
Per questo, e per molti altri lati del difficile mio ministero, è necessaria grande cautela. Io farò di tutto per non incorrere in isbagli madornali, e coll'assistenza dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria, e della prodigiosa saviezza della S. C. di Propaganda spero di riuscirvi, poiché non intraprenderò mai cosa di rilievo senza consultare la S. C., le cui viste, prudenza, ed esperienza senza pari, oltre al soffio dello Spirito Santo, avanzano di gran lunga i languidi lumi di qualsiasi Capo di missione. Circa poi ai debiti, ne ho concepito da alcuni anni tale paura e ribrezzo, che spero di non farne; poiché fu per me una grande lezione il fatto dei due venerati personaggi D. Nicola Mazza mio antico Superiore, e Monsig.r Brunoni ora Patriar-ca di Antiochia i.p.i., il primo dei quali lasciò imbarrazzati i suoi superstiti del debito di duecentomila lire, ed il secondo lasciò al Vicariato di Costantinopoli la poco gradita eredità di oltre un milione di debiti.
3433
Grazie al Signore ed al mio caro economo S. Giuseppe, in sei anni dacché ho cominciato l'Opera della Redenzione della Nigrizia, in mezzo a gravi difficoltà di ogni genere, ed a condizioni finanziarie del mondo eccezionalmente critiche, la Provvidenza mi diè nelle mani oltre a centomila scudi Romani, e mi trovo in ottimi rapporti con tutte le società cattoliche e con alti e principeschi benefattori di polso che mi continuano la loro efficace benevolenza, sicché, mentre ho lasciato l'Opera di Verona, senza un soldo di debito, fornita anzi di un fondo pei bisogni eventualmente straordinari, ho liberato il mio Vicariato dell'Africa Centrale da tutti i debiti che vi ho trovati, e lo vo dotando di utili acquisti di case e terreni; e senza avervi nemmeno un soldo di debito, mi trovo ora in possesso di un buon fondo di cassa da poter tirare innanzi e far delle opere secondo il fine santissimo dell'apostolato affidatomi dalla S. Sede, come V. E. scorgerà dal Rapporto della Missione, che non tarderò molto a spedirle dalla mia residenza principale di Chartum.
3434
Quantunque però vi sieno queste benedizioni di S. Giuseppe (il quale è stato, è, e sarà sempre il re dei galantuomini, ed un maestro di casa ed un Economo di molto giudizio, ed anche di buon cuore), deh! non cessi l'E. V. di risvegliare di tanto in tanto la mia attenzione, e di confortarmi ed illuminarmi con ogni genere di ammonizioni, avvertimenti ed esortazioni, che sono sempre savissime e salutari, non risparmiando mai i rimproveri; e l'argue e l'increpa dell'Apostolo, essendo questo un gran mezzo per fare meno spropositi, e camminare rettamente conforme allo spirito di Dio.
3435
Ora che l'E. V. R.ma colla sua lettera sovraccitata mi autorizza a giovare in molte maniere al mandato di S. E. Ill.ma Sir Bartle Frère Ambasciatore d'Inghilterra, il farò subito, ed anche per l'avvenire. Tuttavia siccome l'orizzonte attuale dell'Europa è meno fosco del passato, mi sembra utile di non tralasciare di tastare alquanto i polsi e mettermi in rapporto immediato con alcuni alti funzionari di sentimenti cattolici che io conosco nei Gabinetti di Francia e di Vienna, per vedere se posso trar partito dalle due potenze cattoliche, e specialmente dalla Francia in favore della reale abolizione della tratta degli schiavi, amando io di evitare per ora il tramite dei Consoli Generali d'Egitto, che sono tutti comprati dal Kedive. Tutto questo io farò, dopo aver tutto sottomesso al sapientissimo giudizio della S. Cong.ne; e ciò per mezzo di lettere che Le consegnerà nel prossimo marzo venturo in Roma il mio Vicario G.le Carcereri, il quale, oltre ai suoi affari privati col R.mo suo Generale, verrà da me incaricato d'importanti negozi presso V. E. R.ma, riguardanti la schiavitù, e la pratica utilità dell'ardua e spinosa missione dell'immenso mio Vicariato.
3436
Colla mia lettera 25 luglio passato N¼. 7 io Le aveva accennato come uno dei gran capi dei popoli Nuba, che abitano il sud-ovest del Cordofan era venuto in El-Obeid, e s'era presentato col suo numeroso seguito a me alla mattina del mercoledì 16 luglio sacro alla Madonna del Monte Carmelo appena noi eravamo usciti dall'Ora di adorazione del SS.mo Sacramento, che io ho stabilito ogni mercoledì pro conversione Nigritiae in tutte le mie case dell'Egitto e dell'Africa Centrale. Questo capo era venuto per invitarmi a stabilire una Chie-sa, cioè, una missione fra la sua gente in parte tributaria del Governo egiziano, ed in parte affatto indipendente. Io per camminare coi cal-zari di piombo, dopo averlo trattato assai bene in uno coi suoi, l'ho invitato a ritornare in settembre ad El-Obeid, intendendo in questo frattempo di assumere esatte informazioni, di por mano alla lingua dei Nuba, e di subodorare il pensare, i raggiri, e l'appoggio del Governo del Cordofan, il quale (come praticano i Pascià di Chartum, e del Fazogl) già da tempo spedì fra i Teggala e nelle montagne dei Nuba dei Mufti e sacerdoti musulmani a predicarvi l'Alcorano.
3437
Al Card. Alessandro Barnabò - 12.10.1873
Ebbene, il capo dei Nuba nel settembre non potè venire egli stesso in El-Obeid; ma vi spedì in sua vece il Cogiùr dei Nuba, cioè, il gran mago, detto in lingua nuba Oecc che è ad un tempo sacerdote-medico-mago, il quale ha più autorità che gli stessi capi. Costui accompagnato da dodici o quindici nubani, entrò nella Missione di mercoledì mattina quando noi uscivamo di chiesa dopo il solito esercizio dell'ora di adorazione dell SS.mo Sacramento pro Conversione Nigritiae ai 24 di settembre consacrato alla B. Vergine della Merce-de. Dopo tre ore di colloquio con me; e dopo che egli ha veduto la nostra chiesa, la bottega delle arti, gli strumenti da falegname, calzolaio, fabbro-ferraio, agricoltore, le fotografie, dopo che ha sentito il suono della fisarmonica ed armonium da me suonati in chiesa, il canto e l'istruzione degli allievi, alcuni dei quali sono Nuba recentemente strappati e rubati dai loro paesi, il gran mago col suo seguito rimase sbalordito e pieno di ammirazione.
3438
Lo colpirono soprattutto la bella statua della Madonna, la fotografia, e l'atteggiamento dei nostri allievi Nubani; onde mi pregò a calde istanze di stabilire una Missione ai suoi paesi, e di non tardare a condurmi fra loro dicendomi, che saremmo ricevuti come i loro padri e fratelli. Rimase in El-Obeid cinque giorni, nei quali passò ogni giorno più ore da noi; e l'ultimo giorno mi fece ingenuamente questo discorso: "Quantunque il capo e il suo seguito al loro ritorno da El-Obeid due mesi fa mi abbiano raccontato mirabilia di te e del tuo serràia (stabilimento), io non vi ho creduto; e confesso che io venni da te con poco buone disposizioni.
3439
Ma ora che questi occhi hanno veduto, che queste orecchie hanno sentito, credo tutto e perciò son'io il primo a pregarti di venire
fra noi per insegnare a noi e ai nostri figliuoli a pregare, perché
noi sappiamo che vi è Dio, che è Dio, ma non sappiamo pregarlo perché nessuno ci ha insegnato." Non voglio prolungare questo mio scritto già troppo lungo colle interessantissime cose che ebbero luogo nei lunghi e svariati colloqui tra me e lui nei cinque giorni che venne fra noi questo ottimo Cogiùr dei Nuba, il quale lasciò in El-Obeid alcuni dei suoi ad aspettare per accompagnare i missionari ai suoi paesi.
3440
Solo le aggiungo che da molti dati mi sembra che sia volontà di Dio che prendiamo in seria considerazione l'apostolato dei Nuba, dopo tanti secoli di tenebre e di morte. Il perché affidando l'affare al dolcissimo Cuore di Gesù, già padrone assoluto in modo speciale del Vicariato, ho deciso di intraprendere una minuta esplorazione dei paesi più vicini dei Nuba, e poi sottomettere un esatto ragguaglio di queste nuove tribù alla S. C., perché decida il nostro primo passo fuori dell'orbita dei possedimenti musulmani, fra regioni libere e indipendenti, come sono la maggior parte dei paesi dei Nuba. Laonde, dopo aver tutto esaminato, ho deciso di chiamare subito da Chartum il valoroso mio Vicario Generale, il quale si trova già fra noi in El-Obeid; e stiamo facendo gli apparecchi per questa nuova esplorazione alla cui testa partirà fra pochi giorni il suddetto Vic.o G.le P. Carcereri, accompagnato da un altro missionario, e da sette od otto altri individui. Mi sembra giunto il tempo della Redenzione della Nigrizia.
3441
Son pieno di croci; ma il farmaco è nascosto nel S. Cuore di Gesù, che oltre ad voler salvo il Papa e la Chiesa, salverà certo l'infelice Nigrizia.
Si degni l'Em.za Vostra benedire a colui, che le bacia pieno di ossequio la Sacra Porpora, ed ha l'onore di segnarsi con tutto il rispetto di V. Em.za R.ma

U.mo, osseq.o ubb.mo figlio
Daniele Comboni
Prov.o Ap.co dell'Africa C.le
N. 527 (497) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 756-759

N¼. 11 J.M.J.
El-Obeid, capitale del Cordofan
20 ottobre 1873
E.mo e R.mo Principe,

3442
Alle 3 pomerid.ne del 16 corr.te partì da El-Obeid la carovana di esplorazione pei Nuba, gran popolo nero, che abita il sud-Ovest di Cordofan, in gran parte idolatra, ove v'ha un clima assai salubre, a quanto intesi dal gran capo e dal Cogiur, o Gran Mago; ove si trovano centinaia di monti, alcuni dei quali son tributari del Cordofan e quindi dell'Egitto, ma quasi tutti sono indipendenti e liberi. Una immensa pianura che divide il Cordofan dall'Impero del Darfur, e che si prolunga a sud-est, divide il Cordofan dai Nuba, ed è abitata dai nomadi Baggàra Omur tributari dell'Egitto, i quali sono assassini e ladri di primo calibro, professano un freddo maomettismo, e esercitano (forse anche a conto del Governo) l'ufficio di Giallabi, cioè, carnefici di carne umana e negozianti di schiavi.
3443
Siccome il gran capo di questi Baggàra, or son 20 giorni, fu qui in El-Obeid per conferire col Pascià, io sono riuscito a mettermi in comunicazione con lui, ed a stringere amicizia. Ed avendolo interrogato sui Nuba, ed espostogli che io intendeva forse di fare un viaggio per vedere quei paesi, o forse spedire colà alcuni miei missionari, mi offerse di farmivi accompagnare con 200 uomini armati e di condurmi egli stesso, assicurandomi che la sua testa e la sua barba risponderebbe della nostra vita. Gli regalai una farda, un martello, e delle medicine; e gli dissi che a tempo opportuno avrei profittato della sua bontà. Presi esatte informazioni sul gran capo dei Baggàra e sui Nuba da moltissimi; ma specialmente dal Sultano Hussein, che è il discendente dei Sultani del Cordofan che imperavano prima che questo Regno fosse occupato dal Governo egiziano, ed il quale gode in perpetuo una pensione dal Governo usurpatore, e porta ufficialmente il titolo di Sultano.
3444
Al Card. Alessandro Barnabò - 20.10.1873
Costui è nostro amico, pare un vero galantuomo, e ci donò un bel terreno qui poco lungi da noi, che ho destinato per Cimitero Cattolico; egli è il personaggio che è il più bene informato delle tribù dei negri, che sono attorno al Cordofan fino alla distanza di un mese e più. Finalmente il gran Pascià mi fu cortesissimo, e mi offerse tutto ciò che io avrei voluto, soldati, armi, munizioni, cavalli, cammelli etc. Ma l'apostolo di Cristo deve camminare in altra guisa, secondo i santi dettati del Vangelo; deve prendere tutte le misure della prudenza, e che una saggia cautela prescrive. Ma in genere la divina Provvidenza deve essere sua guida.
3445
Quando gli annunciai che ben 200 uomini potevano essere a sua disposizione, il valoroso mio Vic.o G.le P. Carcereri, cui destinava a capitanare la spedizione esploratoria ideata, rifiutò decisamente: egli voleva andare fra i Nuba sine sacco et sine pera, fidando tutto in Dio: ma l'obbligai con sua piena finale soddisfazione, a partire munito: 1¼. di una speciale commendatizia del Pascià al gran capo dei Baggàra, in cui Sua Eccl.za gli ordinava di trattare i missionari come tratterebbe lui stesso. 2¼. di una Commendatizia del Pascià e del Sultano suddetto a tutti i Capi dei paesi, per dove la nostra carovana dovea passare, ordinando loro di somministrare alloggio, cibo, e provvigioni etc. 3¼. di una guida del Governo, che è pratica e nativa di quei paesi. 4¼. di uno dei scrivani del Pascià, nostro amico, copto scismatico, vecchio, e conosciuto fino alla montagna Nuba di Delen, del qual paese ebbe due mogli: questi mi disse che per la religione cristiana si lascerebbe ammazzare.
3446
Rifiutai soldati, cammelli, ed altre cose offertemi dal Pascià, e così la carovana è partita dopo un triduo al S. Cuore di Gesù, Padre della missione, ed un altro a S. Giuda Taddeo: essa è capitanata dal P. Carcereri, un altro padre, un bravo laico tedesco, che nel 1858 stava meco al Fiume Bianco, due servi, ed altre cinque, sei persone. L'esplorazione durerà 15 giorni; e dopo il ritorno, il P. Carcereri partirà per Roma come le scrissi. Io poi, avuto esatta relazione dell'esplorazione, e ben ponderata ogni cosa, redigerò un breve e succoso rapporto sull'impianto di una nuova Missione fra i Nuba, lo sottometterò all'E. V. R.ma, ed eseguirò quanto la S. C. m'ingiungerà di fare in proposito, fermo nel principio di non mai intraprendere un'impresa di rilievo, senza prima consultare e riceverne gli ordini venerandi della S. C. deputata da Dio a reggere e condurre tutte le missioni del mondo.
3447
Il mio principale impegno attuale è sempre di ben consolidare e perpetuare le due capitali missioni di Chartum e di El-Obeid. Chartum è la base di operazione per distendere a poco a poco il nostro apostolato sulla parte Orientale del Vicariato fino al di là dell'Equatore e delle sorgenti del Nilo; nel qual tratto sonvi centinaia di tribù e molti milioni d'idolatri. El-Obeid è la base di operazione per diffondere mano mano il Vangelo nella parte Centrale del Vicariato, che contiene immense tribù, regni, ed imperi, e certo più di cinquanta milioni d'infedeli.
3448
Fino ad ora, grazie ai SS. Cuori di G. e di M. la Missione è al suo posto; ed io godo esteriormente la piena influenza su tutti i Governatori del Sudan, i quali sinora mi hanno accordato tutto quello che ho domandato, Posta gratuita (in El-Obeid non vi è nessun Console, ma io voglio scrivere all'Imperatore d'Austria per lo stabilimento di un Consolato in Cordofan, essendo ciò utilissimo nel caso che in avvenire gli Osanna del Governo si mutassero in Crucifige; al che si deve sempre essere apparecchiati, perché questa è opera evidentemente di Dio), terreni, protezioni etc.
3449
Fino ad ora tutti gli schiavi, di cui io ho domandata la liberazione, tutti, nessuno eccettuato, furono messi in libertà; tutti quelli che fuggirono alla missione, e dei quali ho chiesto la carta di libertà e la facoltà di rimanere alla missione, tutti mi furono accordati; anzi in certe cose del suo Governo, questo Pascià domanda il parer mio. Ma siccome può succedere che domani giungano nuovi governatori, che operino altrimenti, perciò io prendo sin d'ora le mie precauzioni, cerco di acquistare dai presenti Pascià grandi favori e concessioni, da poter farli valere come diritti presso i governanti futuri; e nel medesimo tempo tengo il mio animo preparato a qualsiasi turbine e persecuzione, che sarà inevitabile, specialmente nel dare che farà la missione il colpo mortale all'orribile tratta dei negri: quindi noi tutto speriamo dall'onnipotenza del S. Cuore di Gesù.
3450
Benché le attuali mie cure sieno dirette a preparare i materiali e gli elementi, apprestare le armi e gli approcci per assalire a suo tempo la fortezza formidabile della Nigrizia, e quindi sia intento a bene stabilire le Parrocchie, le case, le scuole, gli Istituti, e mettere in pratica savi ed opportuni regolamenti etc. per affilar bene le armi, e fare sì che ogni casa, ed ogni individuo della missione divenga fornito di tutte quelle cognizioni, qualità e virtù atte a costituire e divenire ottimo strumento, soldato, ed operaio di Cristo; tuttavia non tralascio di studiar bene il popolo, le anime, la natura e l'indole delle genti del mio Vicariato, per scegliere poi i mezzi opportuni per tirarle alla Fede.
3451
Al Card. Alessandro Barnabò - 20.10.1873
Qui le accennerò appena una parola sui copti scismatici che trovansi nel mio Vicariato, i quali sto studiando con diligenza per completare i miei studi fatti già da tempo in Egitto sulla Chiesa Copto-eretica, che secondo il mio parere, è una parte interessantissima per l'apostolato d'Oriente, a favore del quale mi sembrano assai limitati e deboli gli attuali provvedimenti certo con saggia prudenza adottati dalla S. Sede. I copti eretici, come è ben noto a V. E. R.ma, variano in Egitto dai duecento e cinquanta ai trecento mila. Nell'Abissinia superano uno o due milioni. Nel mio Vicariato ve ne sono alcune migliaia con sede Vescovile a Chartum, e alcune parrocchie a Chartum, Dongola, El-Obeid e piccole cappelle a Berber, Taca, Suaken etc. Ora la Chiesa Copta eretica, od Eutichiana, è limitata alle seguenti Sedi, aventi alla testa i seguenti individui come Pastori:
3452
1¼.ÊSede Patriarcale di Alessandria colla Residenza in Cairo. Il Patriarca vacat.
2¼.ÊSede Vescovile di Alessandria: il Vescovo è un certo Morgos, o Marco.
3¼. ÊSede Vescovile e di Gerusalemme. Il Vescovo Basilius, che risiede al Cairo, fa parte della Curia Patriarcale Eutichiana, ed ogni anno alla Pasqua accompagna i pellegrini copti scismatici a Gerusalemme.
4¼.ÊSede Vescovile di Cairo. Il Vescovo Botros, o Petro, che fa parte altresì della Curia Patriarcale in Cairo.
5¼.ÊSede Vescovile di Monutieh vicino a Tantah fra Cairo ed Alessandria. Il Vescovo è Joannes.
6¼.ÊSede Vescovile di Faium, l'antica Arsinoe o Crocodilopolis. Il Vescovo è Isaac.
7¼.ÊSede Vescovile di Minieh, l'antica Cynopolis. Il Vescovo è Thomas.
3453
8¼.ÊSede Vescovile di Monfallut vicino ad un grande e numerosissimo Monastero. Il Vescovo è Jussab, o Giuseppe.
9¼.ÊSede Vescovile di Snaboh fra Melaui e Siut. Il Vescovo è Teofilos.
10¼.ÊSede Vescovile di Siut, o l'antica Lycopolis capitale dell'Alto Egitto. Il Vescovo è Macarius
11¼.ÊSede Vescovile di Abutig, la antica Abutis dei Romani. Il Vescovo è Atanasius.
12¼.ÊSede Vescovile di Akmim, la antica Panopolis, fabbricata, dicesi, da Cam figlio di Noè, o secondo quasi tutti gli eruditi fondata od accresciuta da Misraim, o Egitto, figliuolo di Cam. Il Vescovo è Jussab, o Giuseppe, che è ben provveduto di preti. Ad un'ora di distanza è il villaggio Hamas, patria dell'ottimo Monsig.r Bsciai, Vesc.o Copto attuale.
13¼.ÊSede Vescovile di Guss o Coptos, l'antica Justinianopolis non lungi dall'antica Tebe. Il Vescovo è Abramo.
14¼.ÊSede Vescovile di Negadeh, o l'antica Maximianopolis. Il Vescovo da molt'anni non è nominato, ed in tanto vi ha giurisdizione quello di Guss.
15¼.ÊSede Vescovile di Gondar in Abissinia. Il Vescovo è Atanasius, che ha l'ordinaria sua residenza in Adua, ove risiede il Negùs, o re.
16¼.ÊSede Vescovile di Esneh, l'antica Latopolis. Il Vescovo è Mattha, o Matteo, che da qualche mese ha fissata la sua residenza a Luxor, che è l'antica Tebe.
17¼.ÊSede Vescovile di Chartum nell'Africa Centrale fondata nel 1840. Il nuovo Vescovo non è ancor nominato, perché oggi non v'è Patriarca come dicono i cofti, spettando al solo Patriarca il nominare e consacrare i Vescovi. Ma questa ragione non vale, perché Matteo, Vescovo di Esneh fu nominato e consacrato nel corrente 1873.
3454
Dopo che avrò bene studiato il modo pratico per tentare la conversione dei copti scismatici del mio Vicariato, il che riuscirà a noi difficile, attesa l'immensa corruzione in che vivono in sì lontani ed infuocati paesi (cosa di cui certo m'occuperò quando avrò tempo, nella speranza di trarvene almeno qualcuno), le scriverò ex professo in proposito. Intanto non giudico inopportuno di segnalarle, ciò che certo saprà, cioè, che da quasi quattro anni la Sede Patriarcale Eutichiana è vacante, e forse rimarrà vacante per molti anni, cioè, durante la vita dell'attuale Kedive di Egitto, il quale ha proibito in modo assoluto che si elegga un nuovo Patriarca.
3455
La ragione si è, perché un alto funzionario del gran Divano di Cairo, che è copto scismatico, dicono, per privata inimicizia verso un vescovo che presumevasi aspirante alla Sede Patriarcale, suggerì alla superstiziosissima madre del Kedive, che S. A. suo figlio sarebbe morto sotto il governo del nuovo Patriarca Eutichiano. Laon-de la madre avendo scongiurato il figlio ad impedire a tutta possa la novella elezione del Patriarca, il Kedive molto devoto della madre, e superstizioso, eseguì ciò alla lettera; al qual decreto gli Eutichiani, a cui manca la grazia e l'inspirazione dello Spirito Santo, perché fuori della verità, umilmente si sottomisero.
3456
Ora la S. Sede nella straordinaria sua sapienza ed acume, non potrebbe profittare di sì lunga vacanza della Sedia patriarcale Eutichiana per tentare la conversione di non pochi di questi eretici, che a pochi errori dogmatici, ma certo a molti vizi riguardanti in peculiar modo concupiscentiam oculorum et carnis, accoppiano una fede non ordinaria, e molte segnalate virtù?........ Da ben 15 anni i protestanti sia Inglesi, sia Americani hanno fatto stragi dei copti scismatici, e molte migliaia ne condussero alla loro sequela (s'intende esteriormente e non per convinzione): oggi moltissimi di essi, che io ho veduti, parlano inglese, e frequentano le scuole americane ed anglicane a Cairo in Alessandria, a Tantah, a Faium ed a Siut, ove guadagnarono i più danarosi e potenti; ed al Faium, ove da 23 anni è stabilito un ospizio cattolico, contemplai con orrore la scuola protestante frequentata da cento e più giovani fra copti scismatici e cattolici.
3457
Al Card. Alessandro Barnabò - 20.10.1873
E' d'uopo notare che i nostri missionari sono poveri, ed i protestanti ricchissimi. Ma secondo il mio parere è sempre vero, che nei copti scismatici vi sono dei buoni numeri, e nella conoscenza che ho fatto con quasi tutti i loro Vescovi, con molti preti e moltissimi loro fedeli, mi son convinto di questo. La grazia è in mano di Dio; e forse alla S. Sede non mancheranno provvedimenti per iniziare una conquista, che sarebbe feconda di meravigliosi risultati nel mio Vicariato, ma più specialmente nell'Abissinia, ove un solo Vescovo di nessun valore ha giurisdizione su uno e forse due milioni.
3458
Ardisco rinnovarle l'umile mia preghiera, che Le ho fatta colla mia lettera 15 settembre p.p. circa la Festa del S. Cuore di Gesù, che desidererei che il S. Padre dichiarasse di precetto con Rito Doppio di Prima Classe con ottava in tutto il mio Vicariato, perché dal Cuore di Gesù spero la conversione dei cento e più milioni d'infedeli che esso contiene. Il mio antecessore Ignazio Knoblecher, che aveva fatto profondi studi sul Vicariato, gli dava novanta milioni, come diceva a noi, ed è registrato nella sua vita stampata dal dottissimo Mitter-rutzner: ma in allora i geografi calcolavano le pretese Montagne della Luna, confine meridionale del Vicariato, al 3¼. grado Latitudine Nord. Ma oggi, che i Geografi calcolano le dette pretese Montagne a 15 gradi più al Sud, ove, secondo Speke e Grant vi sono popolatissime tribù, non si è lontano dal vero, se si danno al Vicariato cento milioni d'infedeli.
3459
Il S. Cuore di Gesù, che spande in oggi più che addietro i tesori delle sue grazie, essendoglisi il culto meravigliosamente accresciuto, li convertirà tutti.
Colgo quest'occasione per offerirle gli omaggi della mia profonda venerazione, e dichiararmi nei SS. Cuori di G. e M.
di V. Em.za R.ma
u.mo, ubb.mo, indeg.mo figlio
Daniele Comboni Prov.o Ap.co


N. 528 (498) - AL P. STANISLAO CARCERERI
ACR, A, c. 19/31
El-Obeid 29 ottobre 1873
Attestazione in suo favore.


N. 529 (499) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 760-761
J.M.J. N. 12
El-Obeid, capitale del Cordofan
4 novembre 1873
E.mo e R.mo Principe,

3460
Sembra veramente che l'ora della redenzione della Nigrizia sia suonata, e che Dio stesso nell'infinita sua misericordia guidi per le amabili sue vie l'Opera sua. Gli esploratori da me inviati nei paesi dei Nuba sotto la guida del P. Carcereri, furono accolti col massimo entusiasmo dal gran capo e gran mago, e dagli abitanti, i quali hanno offerto loro tutto ciò che desiderassero, terreni, case, e perfino la residenza del capo, e li supplicarono a rimanere con loro per sempre. Questa popolazione è affatto idolatra, dedita bensì a molte superstizioni, ma non volle mai inchinarsi all'Alcorano. E' molto intelligente, docile, e capace di apprezzare i vantaggi del Cattolicesimo. Il gran capo, che ben conobbi qui in El-Obeid, è uomo di giudizio, e di buon cuore, e tale fu riconosciuto dai nostri esploratori.
3461
Il P. Carcereri, dopo aver bene studiato questi primi paesi Nubani, fissò il luogo ove sarebbe opportuno di piantarvi la prima missione, che è Uaco, detta dai Baggara Delen, villaggio situato in amena e sanissima postura, a soli 4 giorni da El-Obeid. E' questo il primo punto completamente idolatra, dal quale ci distenderemo a poco a poco su tutti i paesi della Nigrizia Centrale. Vi sono molte superstizioni, come dissi; e il demonio vi riscuote degli omaggi: ma la Croce lo metterà in fuga, e il Leone di Giuda vincerà: questi popoli sembrano dispostissimi ad abbracciare la fede. Il P. Carcereri promise al gran capo che fra poco vi avremmo piantata una Missione cattolica a Delen, o Uàco, e ritornò sano e salvo con tutti gli altri ad El-Obeid; e domani io partirò con lui per Chartum, ove spero di giungere in 15 giorni di viaggio a cammello. Di là spedirò all'E. V. una esatta relazione su questa novella impresa dei Nuba, la quale, secondo noi, apre la via certa e sicura per diffondere il Vangelo sulle contrade che costituiscono la parte Centrale del Vicariato.
3462
La Missione dei Nuba presenta vantaggi di gran lunga superiori a qualsiasi altro tentativo già fatto dalla Chiesa nell'Africa Centrale dall'epoca dell'erezione del Vicariato fino ad oggi. Infatti le antiche Stazioni di Gondocoro al 4¼. grado, e di S. Croce al 7¼. gr. L. N. erette dall'illustre mio antecessore Knoblecher sul Fiume Bianco, erano bensì situate in paesi affatto pagani ed immersi nell'idolatria; ma erano da molt'anni infestati da continuate orde di musulmani e di pessimi negozianti europei ed orientali, colà attratti per la comoda via del Fiume Bianco dal commercio di avorio e di schiavi etc., e questi col mal costume e colle più nefande violenze e sevizie v'aveano infiltrato la peste di tutti i vizi. Ma fra i Nuba non penetrò mai nessun europeo, non vi potè mai attecchire l'islamismo, e nessuna casa di commercio vi fu mai stabilita: quindi queste popolazioni son, per così dire, ancor vergini, e presentano tutti i vantaggi, che il Vicariato non ha giammai potuto ottenere fino ad oggi.
3463
Al Card. Alessandro Barnabò - 4.11.1873
E' questa una novella prova che fu veramente il Signore, che ha guidato la S. Sede ad approvare la nuova via da noi trascelta del Cordofan, ed a fissare El-Obeid come vera Porta della Nigrizia Interna, e come base di operazione per guadagnare alla Chiesa Cattolica il Centro della Nigrizia. In tal guisa è fuor d'ogni dubbio che la stabilità e perpetuità della Missione dell'Africa Centrale è assicurata, sia riguardo al clima, che in queste parti è sopportabile, e direi quasi sanissimo; sia riguardo al carattere di queste popolazioni pagane, che sembra da molti dati inclinato alla fede.
3464
Sia gloria al Sacratissimo Cuore di Gesù, che pare voglia assolutamente la salvezza di quest'anime.
Si degni l'E. V. accogliere i sensi della mia filiale venerazione ed ossequio, coi quali ho l'onore di segnarmi nei SS. Cuori di Gesù e Maria
di V. Em.za R.ma
u.mo, d.mo, indeg.mo figlio
Daniele Comboni
Prov.o Ap.co dell'Africa Centrale
N. 530 (500) - Al P. STANISLAO CARCERERI
APCV, 1458/319
El Obeid, 4 Novembre 1873
Attestazione in suo favore.


N. 531 (501) - AL CARD. ALESSANDRO BARNABO'
AP SOCG, v. 1003, ff. 762-763
N¼. 13 J.M.J.
Chartum, 20 dicembre 1873
E.mo e R.mo Principe,

3465
Due sole righe perché ho la mano sinistra legata al collo da oltre 25 giorni. Reduce dal Cordofan a quattro giorni di distanza da Chartum, il cammello improvvisamente spaventato, mentre correva più di un cavallo mi balzò a terra, e rimasi quasi morto con un braccio fratturato, che per fortuna è il sinistro. Non posso esprimere quanto ho sofferto. Dopo esser rimasto due giorni sotto la mia tenda, con estremo dolore camminai ancora 5 giorni sul cammello col braccio al collo, che ad ogni passo era un colpo di spasimo. Giunto al Fiume Bianco ad Ondurman, il Pascià Governatore Generale del Sudan mi spedì il suo vapore, che mi trasportò alla missione. La grazia di Dio non vien meno là dove mancano gli umani soccorsi. In tutto il Sudan non v'ha un medico, che sappia i primi elementi della medicina o chirurgia. Degli scorticagatti e dei beccai ve ne sono. Lo scannagatti del Pascià prese cura di aggiustarmi il braccio; e grazie a Dio ora trovo un po' di miglioramento; e mi si fa sperare che per l'Epifania sarò in grado di dir messa.
3466
Ma il rapporto che le promisi colla mia lettera 4 novembre p.p. sulla fondazione di una bella missione a Nuba, e quello sull'intero Vicariato, non potrò redigerli che a guarigione completa.
Intanto il gran capo dei Nuba continua a spedire messi ad El-Obeid per vedere quando noi ci stabiliremo colà, e ultimamente è venuto il capo Nemur a sollecitare la nostra andata, e dai Nuba si dice "Noi vogliamo essere cristiani. Alcuni musulmani di El-Obeid ci hanno detto che i Cristiani son Khanazir e Kelàb (maiali e cani); ma noi abbiamo veduto coi nostri occhi (è il capo che parla) che i cristiani sono i più buoni del mondo". Insomma noi preghiamo il S. Cuore a conservare i Nuba in questi sentimenti fino a che Dio vorrà che noi piantiamo colà una missione.
3467
Il giorno 11 corr.te partì il P. Stanislao Carcereri per Cairo e Roma: ebbi notizia che egli è già entrato nel deserto. Il medesimo giorno giunse in Chartum la seconda carovana con un missionario, un fratello laico, 4 Suore di S. Giuseppe (mi paiono di ottimo spirito come quelle che ho in Chartum), e tre ragazzi con uno che studia il latino della tribù dei Denca. Una di queste Suore avendo timore del cammello, venne sull'asino fino ad un terzo di deserto, ove la iena di notte avendo mangiato la gamba di dietro dell'asino, la povera Suora fece il resto del viaggio di 12 giorni a piedi sotto un sole cocente sulla sabbia. Grazie a Dio, benché abbia viaggiato 12 ore a piedi al giorno per ben 12 giorni, essa è giunta sanissima a Chartum.
3468
Tanto ad El-Obeid, come qui a Chartum, la missione cammina. La mia posizione coll'autorità locale non può essere migliore. Ma gli orrori della schiavitù e della tratta dei negri, a cui è rivolta una parte dei miei pensieri, reclamano dalla Chiesa il suo braccio morale: siccome è cosa di grave momento, e di somma difficoltà pratica, mi è d'uopo usare gran prudenza, e tutto sottomettere all'alta saviezza della S. C. pria di muovere un passo d'importanza. Io confido, che agendo io esattamente a norma delle istruzioni che all'E. V. piacerà darmi, a poco a poco daremo un colpo mortale a questa piaga dell'umanità, con gran profitto della fede. Appena guarito, la ragguaglierò dei mezzi, che mi paiono all'uopo opportuni. Augurandole felici feste e buon capodanno le bacio la sacra porpora e mi dichiaro

D.mo u.mo figlio
Daniele Comboni Prov.o Ap.lico

Documenti vari - 12.1873 e a Mgr. M. Dauphin - 1873

N. 532 (502) - A DON ROLLERI E A DON SQUARANTI
ACR, A, c. 19/10 n. 3

Khartum, fine 1873
Nota su un registro.


N. 533 (503) - ALL'OPERA DI PARIGI
APFP, Bote G 84, n. 113

Khartum, fine 1873
Statistiche delle Missioni e Note amministrative.


N. 534 (504) - A MGR. M. DAUPHIN
"Oeuvre des Ecoles d'Orient" - 79 (1873), pp. 219-221

El-Obeid, 1873
Signor Direttore,

3469
Mons. Soubiranne che ha conosciuto e apprezzato dalle origini l'Opera della Rigenerazione della Nigrizia, volle ben perorare la causa dei due Istituti per i neri che ho fondato al Cairo ed egli mi ottenne per loro dall'Opera ammirabile delle Scuole d'Oriente, un modesto aiuto nel 1868 e nel 1870.
Mi fece pure sperare degli aiuti più considerevoli allorché sarei andato, mi diceva, ad attaccare l'Africa centrale dalla parte del-l'Oriente, mentre Mons. l'Arcivescovo di Algeri l'avrebbe attaccata dall'Occidente, dal deserto del Sahara.
3470
Ora ecco precisamente che la S. Sede mi ha da poco affidato il Vicariato Apostolico dell'Africa Centrale, carico immenso poiché è, credo bene, la Missione più vasta e laboriosa dell'universo intero, perché il suo territorio contiene poco meno di cento milioni d'infedeli. Con la grazia di Dio, ho cominciato energicamente questa guerra apostolica.
3471
A Khartum, la capitale del Sudan orientale (15¼ di Lat. Nord) ho già fondato due istituzioni considerevoli. Ne ho da poco aperti due altri d'una estrema importanza a El-Obeid, da dove le scrivo. Questa città d'una popolazione di 100.000 anime, è la vera base di operazione per entrare nel centro dell'Africa che si inoltra a distanze enormi. La mia giurisdizione spirituale si estende, in effetto, dalle frontiere dell'Egitto e della Tripolitania fino al 12¼ di Lat. Sud.
Lei comprende, signor Presidente, quanto importi, prima di attaccare questa grande massa di idolatria e di barbarie, che io fortifichi il più possibile le mie due Missioni fondamentali di Khartum e di El-Obeid.
3472
Ecco dunque le opere diverse che sollecitano già i soccorsi dell'Opera ammirabile che lei dirige:
1¼ Al Cairo l'Istituto dei neri che è diretto dai nostri Missionari di Verona, fondato per le Missioni della Nigrizia. Questa casa è attualmente poco numerosa perché ne ho spostati un certo numero di soggetti già formati per condurli qui nell'Africa Centrale.
2¼ A Khartum, l'Istituto dei neri con la scuola della parrocchia e della Missione. Questi due Istituti che contengono un gran numero di bambini, sono ugualmente diretti dai nostri Missionari di Verona.
3¼ A El-Obeid, l'Istituto dei neri molto numeroso e sotto la stessa direzione.
4¼ Al Cairo, la scuola delle nere dirette dalle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione.
5¼ A Khartum la scuola parrocchiale e l'Istituto delle nere diretti dalle stesse Religiose; queste due opere sono molto numerose.
6¼ A El-Obeid, infine, una scuola e un Istituto di nere che resteranno sotto la direzione delle maestre nere che abbiamo educate al Cairo, fino all'arrivo delle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione che sono in viaggio e che aspetto.
3473
Permetta che a questa arida nomenclatura aggiunga qualche osservazione che le farà meglio comprendere il mio pesante fardello e i pressanti bisogni che ho del suo soccorso.
Salvo le scuole esterne di Khartum e di El-Obeid che ci forniscono qualche retribuzione, tutte le altre opere sono interamente a carico della Missione. E quale carico, signor Direttore! Non si tratta solamente di dare l'istruzione ai nostri poveri neri; bisogna quasi sempre comperarli in denaro contante, poiché è ben misero il numero di quelli che ci vengono ceduti gratuitamente. Prima di alloggiarli, di nutrirli, di curare le loro malattie, siamo obbligati a vestirli, dal momento che tutti, sia ragazzi che ragazze, ci arrivano completamente nudi.
3474
Ora qui in Sudan la maggior parte degli oggetti di abbigliamento e di alimentazione, venendo dall'Egitto, non si ottengono che a un alto prezzo. E' così che, per esempio, un pezzo di tela qui al Cairo si paga 10 franchi, trasportato a Khartum costa 50. E' così che anche il vino per il Santo Sacrificio ci costa cinque franchi la bottiglia qui, mentre al Cairo si paga 60 centesimi.
Io m'indirizzo, dunque, alla carità generosa dei suo pii Associati e la prego, in nome del Divin Redentore, di provare compassione delle opere della mia grande e povera Missione. Tutto qui è immenso e intralciato da ostacoli; ma Nostro Signore se ne occupa: il Suo Vicario ha parlato e io sono pieno di confidenza.
3475
A Mgr. Dauphin - 1873
Il Vicariato dell'Africa centrale fondato nel 1846 dal Papa Gregorio XVI, ha dapprima divorato, nello spazio di 15 anni, la vita di 35 Missionari. Su 40 che ne avevano affrontato i disagi, 5 soltanto sono sopravvissuti. Dio ha voluto che io fossi in questo numero, dopo essermi visto undici volte in punto di morte.
Questa spedizione apostolica fu seguita da un nuovo invio di 60 Padri francescani. 22 sono morti, 2 sono restati a Khartum, il resto è ritornato in Egitto o in Terra Santa.
E' in seguito a queste prime e dolorose prove che il Santo Padre attuale ha affidato il Vicariato dell'Africa Centrale all'Istituto dei Missionari della Nigrizia che noi abbiamo (il Vescovo di Verona e io) fondato con l'aiuto di N. Signore e sul quale richiamo oggi il suo benevolo interesse.
3476
Dal 1871 avevo inviato, sotto la guida del P. Carcereri, mio vicario generale, quattro esploratori ben sicuri che procedettero fino al Cordofan ove incominciarono a predicare il Vangelo.
L'anno seguente mi sono messo io stesso alla testa di una grande carovana di 30 persone, Religiosi e Suore. Abbiamo risalito il Nilo, attraversato il deserto e, con la protezione visibile di Dio, dopo 99 giorni di un viaggio pericoloso e penoso, siamo arrivati a Khartum senza incidenti e senza perdite.
Voglia gradire, etc. etc.
Daiele Comboni
Pro-vicario Ap.lico dell'A. C.
Traduzione dal francese.
N. 535 (505) - NOTA SU UNA LETTERA
ACR, A, c. 26/20
1873


N. 536 (506) - AL P. HENRI RAMIERE
"Le Messager du Coeur de Jésus" XXIV (1873), pp. 185-187

1873
Mio carissimo e venerato Padre,

3477
Esprimerle il bene che la sua cara lettera ha prodotto nel mio cuore e nello spirito di tutti i miei cari confratellil, è una cosa impossibile. Basta dirle che la sua amabile lettera, che mi annotava le preghiere che lei ha sollecitato dagli Associati dell'Apostolato della Preghiera nel Messaggero del Cuore di Gesù, come l'intenzione generale del mese di dicembre in favore dell'Africa Centrale, ci ha talmente consolati e incoraggiati, che al presente noi saremmo troppo felici di donare tutto il nostro sangue e la nostra vita in mezzo ai più atroci martirii, per la gloria del Sacro Cuore. Lei, Padre mio, ha fortificato la nostra fede, il nostro coraggio, la nostra speranza e durante il mio viaggio con la mia carovana di 30 persone tra il Cairo e Khartum, nel quale abbiamo impiegato 99 giorni soprattutto passando sul cammello il deserto sotto 60¼ Réaumur, io, i miei Missionari e le mie Suore abbiamo sovente parlato di Lei, Padre mio, e degli Associati dell'Apostolato e abbiamo detto: "Noi soffriamo qui, noi lavoriamo, ma abbiamo delle anime elette, le anime più fervorose e più pie della terra, gli Associati dell'Apostolato, i membri della Lega del Cuore di Gesù che pensano a noi e che pregano per noi.
3478
In mezzo a questi brucianti deserti, siamo ben felici di vivere nel Sacro Cuore di Gesù e nello spirito dei Suoi più fedeli amici. Queste anime scelte pregano per noi e per la nostra laboriosa e difficile Missione. Gesù ha detto: "Domandate e riceverete, picchiate e vi sarà aperto". La parola di Gesù è infallibile. Se io, se lei (ci diciamo reciprocamente) fossimo soli a pregare per l'Africa centrale, Dio non ci esaudirebbe, perchè non preghiamo bene con tutte le condizioni necessarie, ma per noi pregano i membri dell'Apostolato della Preghiera, i più fervorosi servitori del Cuore di Gesù, i pii lettori del suo Messaggero; è impossibile che la loro preghiera non sia esaudita e queste anime pregano per la conversione degli infedeli del nostro Vicariato, per i 100 milioni di sfortunati. Dunque, l'Africa Centrale sarà convertita dal Sacro Cuore di Gesù e dalle preghiere dei suoi più fervorosi servitori.
3479
Queste parole noi le abbiamo ripetute più volte, mio caro Padre, nel passaggio del deserto, in aprile e lo ripetiamo al presente. Lei non può comprendere quanto ci consoli il pensiero che lei e i membri dell'Apostolato della Preghiera pregate per noi. Grazie, grazie, mio caro Padre, ringrazi tutti gli Associati delle loro potenti preghiere e li assicuri della nostra riconoscenza.
Siccome lei ha avuto la bontà di dirmi che sarbbe utile farle sapere il giorno in cui consacrerò l'Africa centrale al Sacro Cuore con la formula che lo Spirito Santo le ha dettato (quale magnifica consacrazione! Grazie infinite di questa così bella formula, che ho tradotto in diverse lingue del mio Vicariato) le annuncio che farò questa Consacrazione solenne il 14 settembre festa dell'Esaltazione della S. Croce, cioè la terza domenica di settembre e la quindicesima dopo la Pentecoste alle 9 del mattino. In quel giorno farò io stesso la Consacrazione solenne a El-Obeid, capitale del Cordofan, mentre il mio Vicario farà lo stesso atto di Consacrazione a Khartum alle 9 del mattino.
3480
Finisco perché il tempo mi manca, ma la prego di fare molto pregare per questo immenso Vicariato affinché possiamo vedere questi popoli convertiti all'amore di Gesù. Mi permetterò di inviarle delle notizie sulla mia Missione, per il Messaggero del Cuore di Gesù.
Sono etc.
Daniele Comboni
Pro-vicario dell'A. C.
Traduzione dal francese.


Convenzione con Mgr. Ciurcia 1873
N. 537 (507) - CONVENZIONE CON MGR. CIURCIA
ACR, A, c. 18/36

1873
Convenzione
3481
fra S. E. R.ma Monsignor Luigi Ciurcia Arciv. d'Irenopoli, Vicario Ap.lico dell'Egitto pe' Latini, e Delegato Ap.lico pegli Orientali dell'Egitto, dell'Arabia, della Siria ecc. ecc. e D. Daniele Comboni Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale, pegl'Istituti de' Negri in Cairo.

3482
Sotto il nome di Istituti de' Neri, fino dal Dicembre del 1867 il Sac. D. Daniele Comboni Missionario Ap.lico dell'Africa Centrale, di espresso consenso di S. E. R.ma Mons.r Luigi Ciurcia Arciv.o d'Irenopoli e Vic.o Ap.lico di Egitto pe' Latini, e dopo fattane partecipazione alla S. C. di Prop.da Fide, ha fondato in Cairo due piccoli stabilimenti; uno maschile per l'educazione de' neri, diretto da' Sacerdoti dell'Istituto delle Missioni per la Nigrizia in Verona; l'altro femminile per l'educazione delle nere, diretto dalle Suore di S. Giuseppe dell'Apparizione.
3483
Questi Istituti rimasero omninamente sotto la immediata giurisdizione di S. E. R.ma Mons.r Luigi Ciurcia come Vicario Ap.lico dell'Egitto, il quale ebbe per loro un interessamento paterno; e così poterono produrre qualche frutto a vantaggio de' poveri neri più abbandonati. Siccome però lo scopo di tale fondazione, avea per obietto principale una qualsiasi Missione nella Nigrizia Interiore, avendo ora la S. Sede affidato il Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale all'Istituto delle Missioni per la Nigrizia in Verona, ed essendone stato incaricato della direzione il Sac. D. Daniele Comboni, col titolo di Pro-Vicario Ap.lico, S. E. R.ma Mons.r Luigi Ciurcia, come Vicario Ap.lico dell'Egitto, ha desiderato che si devenisse ad una reciproca convenzione, per evitare ogni collisione di giurisdizione anche per l'avvenire sull'esistenza de' medesimi Istituti de' Neri in Egitto. Perciò il sullodato Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale sottomette umilmente a S. E. R.ma la seguente Convenzione.
Convenzione
3484
1¼ Gli Istituti de' neri in Cairo sono canonicamente riconosciuti nel Vicariato Ap.lico dell'Egitto, al doppio scopo di acclimatare i missionari, i fratelli coadiutori, e le Suore provenienti dall'Europa, e diretti alla Missione dell'Africa Centrale, e di educare i neri d'ambo i sessi nella Fede e nella civiltà cristiana.
3485
2¼ Questi Istituti preparatori per le Missioni della Nigrizia, sono mantenuti in ogni cosa dal Vicariato Ap.lico dell'Africa Centrale. E' però loro libero di ricevere una pensione per l'educazione de' loro allievi, e per servizi che prestassero pubblici, o individuali, o per rimunerazioni generali che venissero fatte a tutti gli Istituti di Egitto in genere, o ad essi in specie.
3486
3¼ S. E. R.ma il Vic.o Ap.lico di Egitto ha la giurisdizione sopra di essi, che viene al suo ufficio accordata dal ius comune ed ecclesiastico; quindi ha il diritto della visita Pastorale, della sorveglianza sui Sacerdoti e sulle Suore, di regolare l'amministrazione de' Sacra-menti, ordinare pubbliche preghiere, e punire i pubblici delinquenti.
3487
4¼ Quanto spetta all'ordinamento dell'interno degl'Istituti, al personale della direzione e Superiorità de' medesimi, alla direzione spirituale delle Suore, ed a disporre de' Missionari e delle Suore, secondo i bisogni delle Missioni dell'Africa Interna, è riconosciuto di competenza del Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale, atteso specialmente il fine medesimo degl'Istituti; e così gli si riconosce egualmente il diritto di dare Dimissorie, Remissorie, e Patenti ai suoi Missionari esistenti negl'Istituti de' Neri, come loro Superiore Ordinario, quando non siano in lesione de' diritti del Vicariato Ap.lico dell'Egitto.
3488
5¼ Atteso la enorme distanza di quest'Istituti de' neri colla residenza del Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale, egli prega S. E. R.ma il Vic. Ap.lico dell'Egitto a volere intervenire in suo nome anche nell'ordinamento interno ne' seguenti casi: a) di una aperta ribellione scandalosa de' sudditi contro il Superiore; b) di una palese incapacità del Superiore a fungere il suo ufficio, sia per grave infermità, sia per infamia proveniente da colpe pubbliche; c) di una morte repentina del medesimo. In questi casi egli potrà procedere coi sudditi, e col Superiore, anche col sostituirlo, sino alle nuove disposizioni del Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale.
3489
6¼ S. E. R.ma Mons.r Vicario Ap.lico di Egitto in accordo col Superiore degl'Istituti de' neri potrà disporre pel servizio spirituale del suo Vicariato quando lo volesse, di quei Sacerdoti Missionari che vivono pro tempore negli Istituti de' Neri, e di cui il Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale, non avesse altrimenti disposto.
3490
7¼ Finalmente il Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale si obbliga verso S. E. R.ma Mons.r Vicario Ap.lico dell'Egitto a partecipargli ufficialmente la scelta da sé fatta del Superiore e Direttore degl'Istituti ogni volta che avvenga di nuovo; e viceversa la R.ma Curia del Vicariato Ap.lico dell'Egitto, comunicherà al Pro-Vicario Ap.lico dell'Africa Centrale, o sua Curia, le disposizioni straordinarie prese pro e contro gl'individui degl'Istituti in casi urgenti, ed i motivi che le hanno causate.
3491
Documenti vari 1873
Siccome lo scopo del sublime Apostolato de' capi delle Missioni, altro non è, che la pura gloria di Dio e la salute delle anime, così non v'ha dubbio che la generosa cooperazione degl'illustri Vicari Ap.lici dell'Egitto al consolidamento e sviluppo delle Missioni dell'Africa Centrale glorificherà grandemente il Signore, e sarà sorgente di benedizione all'infelice Nigrizia.

N. 538 (508) - NOTE SULLA RELAZIONE
DI P. STANISLAO CARCERERI
ACR, A, c. 19/6 n. 2
1873

N. 539 (509) - DAL LIBRO DEI BATTESIMI DI KHARTUM
ACR, A, c. 10/9
Khartum 1873

N. 540 (1161) - A P. STANISLAO CARCERERI
"Annali Buon Pastore" 5 (1873) p. 13
El Obeid, 1873
Brevi notizie.

N. 541 (510) - ELENCO DEI CRESIMATI A KHARTUM
ACR, A, c. 10/1 ii
Khartum, 1873

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